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Aprire partita Iva: professionista o ditta individuale?

Professionista o ditta individuale: come fare la scelta giusta quando si apre partita Iva.

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Aprire partita Iva come professionista o come ditta individuale dipende dall’attività che si intende svolgere? Appartenere ad una categoria o all’altra comporta un diverso trattamento sia fiscale che previdenziale. In questo articolo le indicazioni per fare la scelta giusta.

L’apertura della partita Iva è un momento fondamentale per tutti quei soggetti che svolgono un’attività di tipo professionale o commerciale in maniera abituale (ovvero non occasionalmente).

La partita Iva permette di avere un inquadramento sia da un punto di vista fiscale che previdenziale. Devi sapere che, operare con partita Iva, non è una facoltà, ma piuttosto un obbligo imposto a tutti i soggetti che svolgono attività non etero-determinate (senza direzione altrui), professionali ed abituali. Questo è molto importante, in quanto è opinione diffusa che si debba aprire partita Iva solo al superamento di determinate soglie reddituali. In realtà per l’Amministrazione finanziaria ogni attività economica abituale deve essere svolta con partita Iva a prescindere dal fatturato che si riesce ad ottenere.

Mi sono già occupato di tutte le casistiche possibili legate all’apertura di una partita Iva, per questo ti invito a leggere questo articolo dedicato: “Aprire partita Iva: guida alle principali casistiche“. In questo articolo, invece, voglio dedicarmi ad approfondire un aspetto collegato e molto importante, ovvero la scelta tra operare con partita Iva come “professionista” o come imprenditore individuale. Vedremo insieme le differenze e tutti i principali aspetti da considerare quando si vuole aprire una posizione di lavoro autonomo.

Aprire partita Iva: lavoratore autonomo o ditta individuale

Aprire partita Iva, è un passo importante, e deve essere valutato attentamente, con l’aiuto di un esperto in materia fiscale (dottore commercialista), che sappia accompagnarti ed indirizzarti lungo tutto l’arco di vita della tua attività.

Sicuramente il primo aspetto da prendere in considerazione per i soggetti che si accingono ad aprire partita Iva riguarda l’appartenenza alla categoria dei professionisti o a quella delle imprese individuali.

E’ opportuno affermare subito che non si tratta di una scelta libera tra queste due opzioni. L’appartenenza ad una piuttosto che ad un altra categoria comporta comporta un diverso inquadramento sia fiscale che previdenziale. So che può sembrarti un aspetto banale ma vengono commessi molti errori su questi aspetti, e non devi sottovalutare la questione.

Per questo vediamo di capire meglio cosa differenzia un professionista da una ditta individuale, per permetterti di capire se a quale di queste due categorie appartiene l’attività che ti stai apprestando ad intraprendere.

Aprire partita Iva: le differenze tra professionista e ditta individuale

Come abbiamo visto il soggetto che intende aprire partita Iva per l’esercizio di una attività, può appartenere alla categoria dei professionisti o degli imprenditori individuali. Di solito è il Commercialista ad effettuare questa distinzione e ad effettuare tutte le pratiche necessarie per farti partire immediatamente con la tua attività, anche perché molto spesso le differenze tra un professionista e un impresa possono essere molto labili e soggettive, ed effettuare una scelta sbagliata potrebbe comportare scelte contributive e fiscali non coerenti con l’attività effettivamente svolta.

Chi sono gli imprenditori individuali?

In generale possiamo dire che appartengono alla categoria degli imprenditori individuali gli artigiani e i commercianti. Si tratta delle due categorie di partite Iva  che sono obbligate all’iscrizione all’interno del Registro delle Imprese, istituito all’interno della Camera di Commercio provinciale.

In particolare sono artigiani i soggetti che svolgono un’attività manuale o professionale in modo artigianale (per fare qualche esempio, gli imbianchini, gli idraulici, i meccanici, pasticceri, gelatai, fabbri, estetisti, parrucchieri, ecc). Mentre, i commercianti sono tutti quei soggetti che svolgono un’attività di acquisto di merci (o materie prime) con l’intenzione di rivenderle.

All’interno della categoria dei commercianti possiamo trovare i dettaglianti (come ad esempio i negozi di vicinato, il commercio ambulante, venditori porta a porta ecc), oppure i grossisti, che acquistano grandi quantità di merce ed hanno come principali clienti i vari venditori al dettaglio.

Rientrano nella categoria dei commercianti anche tutti quei soggetti che effettuano vendite di prodotti sul web, sempre che gli stessi siano stati a loro volta acquistati (classico caso dei negozi online che vendono prodotti di marchi esterni, mentre se vendete oggetti sul web realizzati da voi allora appartenete alla categoria degli artigiani, e più in generale degli imprenditori individuali.

Chi sono i professionisti o lavoratori autonomi?

Rientrano, invece, nella categoria dei lavoratori autonomi tutti quei soggetti che svolgono un’attività per la quale il lavoro intellettuale prevale sul resto dell’attività. Pertanto sono lavoratori autonomi tutti i professionisti iscritti in un Albo od ordine professionale, come ad esempio i commercialisti, gli avvocati, i notai, i consulenti del lavoro, i medici, i giornalisti, gli architetti, geometri, psicologi, ingegneri, dentisti, agronomi, ecc.

Allo stesso modo sono sempre lavoratori autonomi anche i c.d. professionisti “senza ordine“, ovvero tutti quelli che non tenuti ad iscriversi ad Albi professionali per esercitare la loro attività, come ad esempio i consulenti informatici, gli amministratori di condominio, i critici d’arte, i consulenti aziendali, i web master, ecc.

In sostanza questi soggetti, che appartengono alla categoria dei lavoratori autonomi, svolgono un’attività per la quale non ci si deve iscrivere al Registro delle Imprese.

Aprire partita Iva: come distinguere un imprenditore individuale da un professionista?

E’ opportuno precisare che ai fini dell’appartenenza alla categoria degli imprenditori individuali o dei lavoratori autonomi il discrimine è soltanto la tipologia dell’attività: non conta niente la detenzione di beni strumentali o di lavoratori dipendenti o collaboratori, o il luogo dove svolgete l’attività.

Ad esempio, un medico con partita Iva che ha al suo servizio lavoratori dipendenti, resta sempre un lavoratore autonomo, allo stesso modo un idraulico che non utilizza beni strumentali, resta sempre un’impresa individuale.

Come detto, chi intende aprire partita Iva deve prestare attenzione alla propria categoria di appartenenza, in quanto le differenze da un punto di vista fiscale e previdenziale sono importanti. In ogni caso, a prescindere dalla categoria (professionista o imprenditore) si rientra sempre nella più grande categoria dei lavoratori che operano con partita Iva, in forma individuale.

Aprire partita Iva: le differenze previdenziali tra professionista e ditta individuale

A livello previdenziale, aprire partita Iva come professionista o imprenditore individuali comporta delle rilevanti differenze.

Aspetti previdenziali degli imprenditori individuali

Gli imprenditori individuali, siano essi artigiani o commercianti, sono obbligati ad iscriversi all’Inps, nella gestione IVS artigiani o commercianti.

Si tratta di una gestione previdenziale che prevede il versamento di contributi previdenziali fissi, a prescindere dal fatturato, da pagare per ogni trimestre dell’anno. Oltre a questi contributi è necessario poi effettuare un conguaglio per chi supera determinate sogli di reddito derivante dall’attività imprenditoriale. Per avere maggiori informazioni, o capire meglio come vengono calcolati i contributi in questa gestione contributiva vi rimando a questo contributo: “Contributi Inps artigiani e commercianti“.

Aspetti previdenziali dei professionisti

I lavoratori autonomi, invece, da un punto di vista contributivo si differenziano tra quelli obbligati ad iscriversi ad una cassa professionale di riferimento e quelli cosiddetti “senza cassa“.

I primi sono tutti quei professionisti che abbiamo visto prima sono obbligati ad iscriversi ad un Ordine o Albo professionale per esercitare la propria attività: così, un avvocato per esercitare è tenuto anche ad iscriversi alla Cassa forense, stessa cosa per un architetto, con l’Inarcassa, un giornalista all’Inpgi e così via. In questo caso ogni cassa professionale applica proprie regole di determinazione dei contributi, ma in generale tutti hanno come riferimento il volume del fatturato annuo, e il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette (Irpef).

Per chi volesse maggiori informazioni può consultare i vari siti internet delle varie casse di previdenza professionali, oppure leggere questo nostro contributo: “Contributi previdenziali dei professionisti“.

I professionisti non tenuti ad iscriversi ad un ordine, debbono obbligatoriamente iscriversi alla gestione separata dell’Inps. Si tratta di una gestione previdenziale che basa i contributi esclusivamente sul reddito imponibile del professionista. I versamenti avvengono con le stesse date previste per i versamenti degli acconti delle imposte sui redditi, ovvero a giugno e novembre. Anche in questo caso per chi volesse maggiori informazioni, può trovarle a questo contributo: “Gestione separata Inps: soggetti obbligati e contributi“.

La differenza tra gestione commercianti e artigiani e la gestione separata Inps

Un aspetto che spesso ci viene chiesto è quello legato alle differenze tra:

  • La gestione artigiani e commercianti Inps;
  • La gestione separata Inps.

Da un punto di vista previdenziale la gestione artigiani e commercianti è un fondo previdenziale obbligatorio che prevede il versamento di contributi previdenziali fissi. Si tratta di contributi per circa 4.000 euro annue che coprono fino al raggiungimento di circa 15 mila euro di reddito annuo. Al superamento di questa soglia l’imprenditore è tenuto al versamento di ulteriori contributi, sulla quota eccedente il “reddito minimale” con aliquota del 24%.

La gestione separata Inps, invece, dedicata ai professionisti senza cassa di previdenza autonoma, si caratterizza per una gestione più diretta dei contributi dovuti. Il professionista iscritto, infatti, è chiamato a versare i propri contributi, calcolati direttamente sul reddito generato dall’attività professionale, senza minimi obbligatori.

Questa è la principale differenza tra queste due gestioni previdenziali obbligatorie dell’Inps con cui un soggetto che intende aprire partita Iva deve confrontarsi.

Aprire partita Iva: le differenze previdenziali tra professionista e ditta individuale

Aprire partita Iva come lavoratore autonomo o come imprenditore individuale ha dei riflessi non di poco conto ai fini fiscali. L’Amministrazione finanziaria prevede, infatti, l’applicazione di regimi fiscali differenziati, con diverse modalità di determinazione del reddito imponibile soggetto a tassazione ai fini Irpef.

Fiscalità dei lavoratori autonomi

Dal punto di vista delle imposte dirette, i lavoratori autonomi vengono tassati soltanto in base ai compensi e ai costi effettivamente percepiti nel periodo d’imposta, c.d. “principio di cassa“. In generale il reddito dei lavoratori autonomi si tassa sulla base del reddito imponibile che deriva dalla differenza tra i compensi incassati e i costi deducibili. Nel modello Redditi P.F. il lavoratore autonomo deve compilare:

Naturalmente la scelta del regime fiscale da adottare è fondamentale, e per questo motivo la scelta è bene che sia preventivamente concordata con il vostro consulente fiscale di fiducia.

Fiscalità per gli imprenditori individuali

Gli imprenditori individuali, a loro volta, sono tassati ai fini Irpef, sul proprio reddito imponibile annuale, determinato il reddito sempre con un principio di cassa, anche se alcune voci seguono il criterio di competenza economica.

L’imprenditore individuale nel modello Redditi P.F. è chiamato a compilare:

  • Il quadro RF se utilizza la contabilità ordinaria (registrazione di fatture attive/passive, incassi e pagamenti), oppure
  • Il quadro RG se è in contabilità semplificata (registra solo fatture attive/passive),
  • Infine, il quadro LM se adottano il regime dei contribuenti minimi di cui all’articolo 27 del D.L. n. 98/2011. Dal 2015 è possibile aderire anche al regime forfettario di cui alla Legge n. 190/2014.

Naturalmente l’appartenenza al regime di contabilità ordinaria o semplificata non dipende da una libera scelta ma è vincolato dal volume dei ricavi annui.

Consulenza fiscale legata all’apertura della partita Iva per imprenditori e professionisti

Se stai pensando di avviare una nuova attività hai sicuramente bisogno di un Commercialista che possa affiancarti ed aiutarti a prendere le decisioni migliori.

Mi occupo da anni di aspetti fiscali legati a professionisti e PMI. In particolare ho specializzato la mia attenzione sugli aspetti di Fiscalità Internazionale che questi soggetti riscontrano ogni giorno nella loro attività.

Se la tua attività ha riflessi in ambito internazionale ti consiglio di rivolgerti a qualcuno che conosca concretamente questi aspetti e come devono essere gestiti.

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Fisseremo delle call periodiche oppure degli appuntamenti in Studio per seguirti passo passo e fornirti di tutta l’assistenza di cui necessiti.

Commenti:
Considerata l’elevata quantità di commenti che ci arrivano ogni giorno è opportuno effettuare alcune precisazioni. Saranno pubblicati soltanto commenti che arricchiscono il testo dell’articolo con particolari situazioni, utili anche per altri lettori. Per l’analisi di situazioni personali, l’unico modo per ottenere risposta è attraverso il servizio di consulenza fiscale.

9 COMMENTI

  1. Salve, ho appena aperto p.iva presentando un il modello aa9/12 in Agenzie delle Entrate. Il codice attività è 74.10.21 quindi secondo il fisco sono Libero Professionista. Il problema è che nel certificato di attribuzione di partita iva che mi è stato rilasciato, nella voce “Tipo Soggetto” figuro come “Ditta individuale”, lo stesso nell’area riservata fiscoline, nella sezione relativa ai dettagli della partita iva. E’ normale oppure c’è stato un errore?

  2. E’ normale, ma credo che lei abbia bisogno dell’ausilio di un commercialista. Questo è il problema minore rispetto ad altre incertezze che la aspettano. Se vuole mi contatti in privato.

  3. @stefano Confermo che la dicitura “Ditta individuale” è giusta. Ho riscontrato lo stesso dubbio e ho chiamato sia il commercialista che l’agenzia dell’entrate per capire se fosse un errore di inquadramento invece è la prassi.
    Saluti

  4. buonasera, sono nella stessa situazione di Stefano, ho il codice 662204 e nella voce “Tipo Soggetto” figuro come “Ditta individuale”.

    Sono quindi obbligato a iscrivermi alla camera di commercio e al registro delle imprese ??

    Grazie Stefano

  5. Per prima cosa sia a lei che a Stefano serve la consulenza di un commercialsita. Anche lei deve regolarizzare la sua posizione, non solo verso la camera di commercio. Se vuole ne parliamo in privato.

  6. Buonasera, sono un freelance nel settore web, da qualche hanno ho svolto lavori di piccolo conto senza superare mai il tetto dei 5000€ con ritenuta d’acconto, questo anno 2020 promette bene ed ho due clienti che mi fanno ben sperare che il mio incasso supererà abbondantemente questa soglia. Dovendo per forza aprire la P.iva, potrei avere dei suggerimenti per sapere come muovermi il prima possibile? E soprattutto senza fare errori…Grazie

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