Redditi da diritto di autore: disciplina fiscale

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I redditi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno tutelate dal diritto di autore devono essere soggetti a tassazione ai fini IRPEF e riportati nel quadro RL del modello Redditi PF. Tutte le informazioni utili per chi percepisce compensi legati allo sfruttamento del diritto di autore su opere letterarie, artistiche o visuali.

Il titolare di un brevetto o di una proprietà intellettuale, può decidere di concedere a terzi lo sfruttamento economico della sua opera. Questa concessione ha come contropartita il versamento di una somma di denaro (cd royalties).

Attraverso lo sfruttamento economico dell’opera, l’autore ne rimane proprietario, ma concede a terzi lo sfruttamento economico della stessa. In cambio di questa concessione di utilizzo l’autore riceve dei proventi, solitamente in percentuale rispetto al fine commerciale dell’opera.

Lo sfruttamento attraverso la cessione o l’utilizzo del diritto di autore è disciplinato dalla Legge n 633/1941.

Questa normativa stabilisce che l’autore di un’opera dell’ingegno ha il diritto esclusivo di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo. Questo è quanto stabilito dall’articolo 12 della norma.

Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera come particolare espressione del lavoro intellettuale.

Tale diritto si scinde in tre parti:

  • Diritto di pubblicizzare l’opera;
  • Diritto di utilizzare economicamente l’opera;
  • Infine, il diritto di rivendicare la paternità dell’opera.

Il diritto di pubblicizzare l’opera e il diritto di utilizzarla economicamente sono diritti patrimoniali, e come tali possono essere oggetto di cessione. Mentre il diritto di paternità dell’opera ha carattere personale è non può mai essere oggetto di cessione.


SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO DI AUTORE: ASPETTI FISCALI AI FINI DELLE IMPOSTE SUI REDDITI

Un soggetto titolare di un opera sulla quale può vantarne la paternità, può sfruttare economicamente questa opera. Il tutto ottenendo vantaggi fiscali importanti.

La disciplina fiscale legata allo sfruttamento economico del diritto di autore, infatti, presenta dei vantaggi non indifferenti. Sono previste, infatti, agevolazioni, sotto forma di deduzioni dal reddito che rendono questa tassazione molto conveniente.

Naturalmente, per poter accedere a questi benefici è necessario che sono il profilo civilistico si stia effettuando una cessione del diritto di sfruttamento economico dell’opera.

Di fondamentale importanza è, quindi, il contratto che deve essere sottoscritto tra le parti. Sullo stesso deve essere specificata l’opera e la cessione del diritto al suo sfruttamento dietro un corrispettivo.

Detto questo, vediamo qual’è la disciplina fiscale legata alla tassazione dei redditi da cessione del diritto di autore.

I compensi percepiti dall’autore dell’opera (sia essa legata alle scienze, alla letteratura, alla musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia, ecc), a titolo di corrispettivo per la cessione o la concessione in uso di un’opera dell’ingegno tutelata dalle norme sul diritto d’autore, se non sono conseguiti nell’esercizio d’impresa commerciale, ai fini delle imposte sui redditi, sono classificati come redditi di lavoro autonomo. 

Articolo 53, comma 2, lettera b) del DPR n 917/86.

Questo è quanto prevede l’articolo 53, comma 2, lettera b) del DPR n 917/86.

Diritto di autore e redditi da lavoro autonomo

Il trattamento fiscale di questi compensi, ha un carattere del tutto peculiare rispetto alle regole generali che disciplinano i redditi di lavoro autonomo.

Ai fini delle imposte dirette, infatti, tali compensi sono tassati “per cassa“, ovvero nell’anno in cui vengono percepiti. L’articolo 54, comma 8, del DPR n 917/86 prevede una tassazione al netto di alcune deduzioni forfettarie.

Nel caso in cui, invece, i compensi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno percepiti da persone fisiche diversi dagli autori sono sono considerati, invece, redditi diversi. Questo ai sensi dell’articolo 67, lettera g) del DPR n 917/86.

Il legislatore fiscale, per questa particolare categoria di redditi ha previsto che il soggetto percettore possa rilasciare una semplice Ricevuta, al posto della Fattura.

Non vi è alcun obbligo per chi percepisce redditi da diritto di autore di aprire Partita IVA. Questo a condizione che, non si percepiscano anche compensi legati ad attività di lavoro autonomo esercitata professionalmente.

Pensa al classico caso del giornalista che percepisce redditi da diritto di autore, ma anche compensi legati all’attività professionale. In questo caso il giornalista è tenuto ad aprire Partita IVA per gestire la sua attività professionale. Il giornalista emette fattura per i compensi legati alla sua attività professionale, ed emette fatture anche per i compensi legati al diritto di autore.

Questo perché tali compensi sono comunque percepiti nello stesso ambito della sua attività professionale.

Se, invece, l’attività di lavoro autonomo esercitata con partita IVA fosse totalmente slegata ai compensi percepiti con diritto di autore, il soggetto percettore potrebbe continuare ad emettere:

  • Ricevute (per il diritto di autore), e
  • Fatture per l’attività di lavoro autonomo.

Fatture per diritto di autore e Regime Forfettario

Un aspetto su cui spesso si commettono errori riguarda la fatturazione del compensi legati al diritto di autore in Regime Forfettario.

Il Regime Forfettario è un regime fiscale semplificato che non prevede l’applicazione di IVA e ritenute di acconto. Questo regime prevede l’imputazione di compensi forfettari, e una flat tax al 5% per i primi cinque anni di attività. Successivamente si passa al 15%.

Se vuoi approfondire i requisiti di accesso ti lascio a questo contributo dedicato: “Guida al Regime Forfettario“.

Spesso ci si chiede se un soggetto in Regime Forfettario che riceva compensi (royalty) legate al diritto di autore le debba fatturare.

Ebbene, la risposta dipende dal tipo di attività esercitata.

Pensa al caso del giornalista, sopra affrontato. Se questi riceve royalty e compensi da lavoro autonomo, le royalty devono essere fatturate. Questo anche se si adotta il regime forfettario. La fatturazione è legata al fatto che le royalty sono attinenti alla sua attività professionale.

In questo caso il giornalista emette fattura, ma attenzione all’interno non si seguirà la normativa sul regime forfettario, ma piuttosto, quella sul diritto di autore, quindi:

  • Applicazione delle deduzioni forfettarie in base all’età;
  • Applicazione della ritenute di acconto del 20% da parte del soggetto committente.

Disciplina fiscale del diritto di autore: Imposta sul valore aggiunto (IVA)

Oltre alla disciplina fiscale legata alle imposte sui redditi deve essere tenuta in considerazione anche la disciplina legata all’Imposta sul Valore Aggiunto.

Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, le cessioni effettuate dagli autori o dai loro eredi o legatari sono considerate fuori dal campo di applicazione dell’IVA.

Ai sensi del articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n 63/1972, in base al quale:

non sono considerate prestazioni di servizi le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti di autore effettuate dagli autori”

Nella ricevuta per diritto di autore, dovrà quindi essere riportata l’indicazione:

Operazione fuori campo IVA ai sensi del articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 63/1972


SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO DI AUTORE: LA RITENUTA DI ACCONTO

Sul reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore, il committente è è tenuto a trattenere una ritenuta di acconto IRPEF del 20%.

Affinché possa esserci l’applicazione della ritenuta deve trattarsi di operazione effettuata da parte di soggetti residenti (sia committente che prestatore).

L’applicazione della ritenuta di acconto viene fatta sulla parte imponibile delle royalty. Quindi, sull’importo al netto della deduzione forfettaria spettante.

Oppure, nel caso di reddito assimilato, con la ritenuta di acconto avrà aliquota IRPEF variabile secondo lo scaglione di reddito.

Vediamo adesso chi sono i soggetti tenuti ad operare la ritenuta d’acconto sulle royalty.

Mi riferisco alle società e agli enti residenti indicati nell’articolo 73, comma 1, del DPR n 917/86. Ovvero, i seguenti:

  • Le società e le associazioni indicate nell’articolo 5 del DPR n 917/86;
  • Le persone fisiche che esercitano imprese agricole o imprese commerciali ai sensi dell’articolo 55 del DPR n 917/86;
  • Infine, le persone fisiche che esercitano arti e professioni e il condominio quale sostituto d’imposta.

Sfruttamento economico del diritto di autore con soggetti esteri

Quanto l’attività legata allo sfruttamento del diritto di autore viene svolta per conto di un soggetto committente residente in un Paese estero il prestatore italiano non deve essere assoggettato a ritenuta. Questo in quanto il committente non può qualificarsi come “sostituto di imposta” italiano.

Il prestatore è tenuto a rilasciare ricevuta, senza l’applicazione della ritenuta d’acconto.

Nel caso in cui i compensi siano corrisposti a soggetti non residenti (ad esempio committente italiano e prestatore estero) deve essere effettuata una ritenuta a titolo d’imposta pari al 30%.

Questo anche per le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese (la ritenuta verrà applicata al 100% dei compensi) ad eccezione dei compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.

Sul punto è importante sottolineare che è necessario, se ti trovi in questa fattispecie, consultare un dottore commercialista esperto in fiscalità internazionale. In questo modo potrai verificare se vi sono convenzioni internazionali esistenti tra l’Italia e il Paese estero in questione.

Convenzioni ove è possibile che possano esserci accordi diversi, con l’applicazione di una ritenuta ridotta. Oppure al contrario la ritenuta potrebbe non essere proprio prevista.

Affinché però, la convenzione possa trovare applicazione concreta è necessario analizzare la situazione in dettaglio e chiederne l’applicazione.


DIRITTO DI AUTORE: COME COMPILARE LA RICEVUTA

I compensi legati allo sfruttamento del diritto di autore, da un punto di vista fiscale sono trattati alla stregua di compensi percepiti per attività di lavoro autonomo.

Il legislatore fiscale, per questa particolare categoria di redditi ha previsto che il soggetto percettore possa rilasciare una semplice ricevuta, al posto della fattura.

Questo è possibile quando non vi è attività abituale di lavoro autonomo, e quindi non vi è obbligo di operare con Partita IVA.

Il fatto che per percepire royalties derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore non sia necessaria l’apertura di una Partita IVA semplifica le cose.

Tuttavia, è necessario prestare la dovuta attenzione alle modalità di compilazione di questa ricevuta.

Se hai bisogno di maggiori info, ho realizzato per te questo articolo dedicato: “Compilazione della ricevuta per royalties derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore“.


SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO DI AUTORE E INDICAZIONE DEI COMPENSI IN DICHIARAZIONE DEI REDDITI

L’autore che abbia percepito, nel corso del periodo d’imposta, dei compensi per la cessione o concessione in uso di un’opera dell’ingegno tutelata dalle norme sul diritto d’autore è tenuto a dichiarare tali compensi.

In particolare, l’indicazione deve essere effettuata nella sezione III del Quadro RL del modello Redditi P.F., al rigo RL25.

Su tali proventi spettano deduzioni forfettarie nella seguente misura:

  • Del 25% dei proventi stessi se il beneficiario ha un’età pari o superiore ai 35 anni, alla data di percezione dei redditi dichiarati;
  • Del 40% dei proventi stessi se il beneficiario ha un’età inferiore ai 35 anni.

L’importo della deduzione spettante deve essere indicato al rigo RL29.

Le persone fisiche diverse dagli autori, compresi i soggetti che abbiano acquistato i diritti d’autore per successione o donazione, indicheranno i compensi percepiti al rigo RL13, della sezione II A del Quadro RL. In questo caso il compenso deve essere riportato già al netto della deduzione forfettaria (sopra indicata) spettante.

E’ bene ricordare che nessuna deduzione spetta per gli acquirenti a titolo gratuito.

Dichiarazione dei redditi per i soggetti dotati di Partita IVA

I soggetti che percepiscono royalty derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore con Partita IVA, sono tenuti allo stesso comportamento visto sopra.

In questo caso il contribuente è tenuto a separare il reddito derivante dalla propria attività di lavoro autonomo, da quello derivante dal diritto di autore.

Il reddito da lavoro autonomo deve essere tassato secondo il regime fiscale applicabile a tale reddito. Allo stesso modo, le royalty devono essere gestite separatamente ed indicate nel quadro RL della dichiarazione.

In questo modo tali redditi vengono ricondotti al loro “normale” tassazione. Questo indipendentemente dall’emissione della fattura al posto della ricevuta.


SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO DI AUTORE: LE SANZIONI

Quando si parla di sfruttamento economico del diritto di autore è necessario prestare attenzione anche al sistema sanzionatorio.

L’aspetto su cui riflettere è il seguente. E’ prevista una sanzione per dichiarazione infedele, che varia dal 100% al 200% della maggiore imposta dovuta e/o de minor credito spettante, quando vi è:

  • Una omessa indicazione del reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore;
  • Quando vi è una minore od errata indicazione del reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore

Nel caso in cui si ometta la presentazione della dichiarazione dei redditi o si presenti la dichiarazione con un ritardo superiore a 90 giorni è prevista una sanzione per dichiarazione omessa.

Sanzione amministrativa che varia dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute e non versate. Con un minimo di € 250,00.

In assenza di debito d’imposta ovvero nei casi in cui il contribuente presenti la dichiarazione con ritardo non superiore a 90 giorni la sanzione amministrativa varia da € 250,00 a € 1.000,00. E’ comunque possibile utilizzare il ravvedimento operoso.


SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO DI AUTORE: I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

I soggetti che effettuano attività legate allo sfruttamento del diritto di autore, in generale, non sono soggetti a contribuzione legata alla Gestione separata dell’INPS.

Lo stesso ente, con il messaggio 19435 del 28 novembre 2013 ha chiarito che non è dovuta contribuzione alla Gestione separata per tutti quei soggetti che effettuano sfruttamento del diritto di autore.

L’obbligo di Iscrizione alla Gestione separata INPS, oltre a chi produce redditi di lavoro autonomo, infatti sussiste (articolo 50, comma 1, lett. c)-bis del DPR n. 917/86) in capo a chi ha redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.

Si tratta di contratti con retribuzione definita su base periodica, non in base alla cessione del diritto di autore.

Lo sfruttamento economico del diritto di autore (regolato dalla lettera b) dell’articolo 53, comma 2 del DPR n. 917/86), al contrario, non ricade sotto le tipologie di redditi che definiscono gli autori come lavoratori autonomi obbligati a iscriversi alla Gestione Separata (ex articolo 2, comma 26, della Legge n. 335/1995).

Gli unici soggetti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata dell’INPS sono tutti quei lavoratori iscritti al Fondo Pensioni dei Lavoratori dello Spettacolo (Fpls), oggi confluito nella Gestione Separata INPS.

All’importo del compenso annuo percepito deve essere applicata la franchigia del 40% (per prestazione lavorativa + redditi con diritto di autore). Questo per determinare il contributo annuo da versare alla Gestione separata, entro i massimali previdenziali.

Esempio

L’autore di un articolo giornalistico ha percepito nel corso dell’anno € 10.000 per la cessione di diritti di autore.

L’autore ha 32 anni, quindi può sfruttare la deduzione forfettaria del 40%. Questo soggetto, quindi, è tenuto alla compilazione della sezione III del Quadro RL del modello Redditi PF nel modo seguente:

  • Rigo RL25 compenso lordo per l’importo di € 10.000. Importo loro pattuito nel contratto.
  • Rigo RL29 deduzione di € 4.000. La deduzione è rapportata all’età;
  • Rigo RL30 compenso netto per l’importo di € 6.000;
  • Rigo RL31 ritenuta d’acconto (20%) su € 6.000, pari a € 1.200.

SFRUTTAMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO DI AUTORE: CONSULENZA

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Applicare correttamente la disciplina sullo sfruttamento economico del diritto di autore non è semplice. Evita di commettere errori ed affidati sempre a professionisti esperti.

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DIRITTO DI AUTORE: CONSIGLIO DI LETTURA

Nel caso in cui la mia guida fiscale non ti sia stata sufficiente a sciogliere i tuoi dubbi e vuoi ancora leggere qualcosa ti consiglio questo libro.

Il nuovo diritto d’autore. La tutela della proprietà intellettuale nella società dell’informazione

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Questo, infatti, è il primo passo utile per poter correttamente applicare la disciplina fiscale sul diritto di autore.

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304 COMMENTS

  1. Salve, scrivo questo post dopo essermi un po’ documentato ma ancora rimangono zone d’ombra che non mi sono chiare. Ho letto per i fotografi di microstock questo regime agevolato non è applicabile (Risoluzione Ministeriale (la 94/E del 30 aprile 1997)), perché le foto sono vendute anche per scopi pubblicitari, ma se limitassi la licenza ad uso editoriale potrei rientrare in questo regime? Nel caso ricevessi le royalties invece da un sito che si occupa di vendita di stampe d’arredo? Non capisco esattamente cosa si intenda per uso commerciale e quindi cosa mi è consentito o no. Grazie

  2. Salve Luca, il primo passo per applicare questa disciplina è avere una tutela legale e capire cosa può o non può fare. Le serve una licenza sicuramente non commerciale ma solo editoriale delle foto.

  3. Salve, si la tutela legale credo sia indispensabile, ma prima vorrei capire se la cosa è fattibile o pure no. Essendo io l’autore delle foto ne detengo tutti i diritti di pubblicazione e commerciale. Vorrei capire se limitando la vendita al solo utilizzo editoriale rientro in questo regime agevolato della cessazione del diritto d’autore o come da direttiva ministeriale da me precedentemente citata si è classificati come commercianti. Naturalmente essendo un sito di microstock io percepirei solo una commissione sul venduto, la vendita la farebbe la struttura di microstock.

    Grazie

  4. Salve Luca, se legalmente può fare questo può dirlo solo un legale. Solo dopo che ha avuto certezza di questo aspetto si può passare ad una analisi fiscale. Spero di essere stato più chiaro.

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