ritenuta d'acconto

La ritenuta d’acconto è un metodo di riscossione dei tributi e consiste in una trattenuta effettuata da alcuni soggetti, i sostituti d’imposta, al momento del pagamento del corrispettivo di altri contribuenti, ovvero i sostituiti d’imposta. La ritenuta d’acconto è una trattenuta IRPEF, per i redditi delle persone giuridiche o IRES, in caso di persone giuridiche, effettuata sulle somme di denaro percepite dai datori di lavoro o dai clienti, dalle banche o dagli istituti finanziari.

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Il riferimento normativo della ritenuta d’acconto sono gli articoli 23 e 25 del DPR n. 600/1973.

Attraverso il meccanismo della ritenuta di acconto una parte delle imposte dovute da parte del soggetto percettore di alcune categorie reddituali viene trattenuta e versata all’Erario da parte del soggetto che eroga il reddito. Come puoi immaginare l’obbligo di ritenuta di acconto è stato introdotto per ridurre il rischio di frode soprattutto nel mondo dei lavoratori autonomi.

Per i redditi di lavoro autonomo corrisposti a soggetti residenti, la ritenuta, effettuata a titolo d’acconto, è pari al 20%. Se, invece, i compensi sono corrisposti a soggetti non residenti, si applica una ritenuta a titolo di imposta in misura del 30% dell’ammontare corrisposto. L’aliquota del 30% a titolo d’imposta si applica sui compensi e le somme corrisposti a non residenti per l’utilizzazione economica di opere dell’ingegno, brevetti, invenzioni industriali e simili. Se i compensi, per prestazioni di lavoro autonomo e assimilati, sono corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, si applica la ritenuta a titolo di acconto in misura del 20%.

Vediamo, a questo punto, con maggiore dettaglio che cos’è la ritenuta di acconto.


Che cos’è la ritenuta d’acconto?

Mediante il meccanismo della ritenuta d’acconto, il sostituto d’imposta è cioè tenuto al pagamento di imposte in relazione a manifestazioni di capacità contributiva riferibili ad un altro soggetto, il sostituito.

Il legislatore ha previsto due ipotesi di sostituzione:

  • Sostituzione a titolo d’imposta, che trova applicazione quando il sostituto assolve totalmente l’obbligo fiscale gravante su un determinato provento, in modo da estinguere l’obbligazione tributaria del sostituito, estromettendolo dall’attuazione del prelievo;
  • Sostituzione a titolo d’acconto che trova applicazione quando il sostituto trattiene dai proventi che eroga al sostituito un mero acconto sulla complessiva imposta da questi dovuta, non esaurendo, in tal modo, il prelievo e non estromettendo il percettore delle somme dalla definitiva attuazione dell’obbligazione tributaria.

Il sostituto d’imposta è definito dall’art. 64 del D.P.R. 600/1973 come “chi in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili e anche a titolo di acconto deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso”

Chi è tenuto ad effettuare la ritenuta d’acconto?

Sono tenuti ad effettuare la ritenuta d’acconto, in quanto sostituti d’imposta:

  • Gli enti e le società indicati all’art. 73 DPR n. 917/1986:
    • a) società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
    • b) enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché trust, residenti nel territorio dello Stato, aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
    • c) enti pubblici e privati diversi dalle società, trust non aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, nonché organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato;
    • d) società ed enti di ogni tipo, compresi i trust con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato;
  • Società e associazioni indicate nell’art. 5 DPR 917/1986:
    • Società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato;
  • Le persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole;
  • Persone fisiche che esercitano arti o professioni;
  • Curatore fallimentare e il commissario liquidatore;
  • Condominio.

Coloro che, non rientrano in nessuna delle categorie di cui sopra, non rivestono il ruolo di sostituti d’imposta.

Il privato cittadino che eroghi un compenso per una prestazione di lavoro autonomo eseguita in suo favore da un professionista non sarà tenuto ad effettuare alcuna ritenuta su quanto corrisposto.

Quando trova applicazione la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto trova applicazione per i compensi di lavoro corrisposti, rientranti:

  • Redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati;
  • Compensi per prestazioni di lavoro autonomo;
  • Provvigioni per prestazioni, anche occasionali, inerenti a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari;
  • Corrispettivi dovuti dal condominio nei confronti dell’appaltatore per prestazioni relative a contratti d’appalto di opere o di servizi;
  • Interessi e altri proventi spettanti ai possessori di obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie;
  • Compensi per perdita dell’avviamento commerciale in conseguenza della cessazione di rapporti di locazione di immobili adibiti all’esercizio di un’attività commerciale o artigiana diretta agli utenti o ai consumatori finali, nonché contributi alle imprese corrisposti da enti pubblici;
  • Premi e vincite di vario genere corrisposti dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche o private e dagli altri soggetti indicati dall’art. 23 D.P.R. 600/1973;
  • Compensi erogati in favore di sportivi non professionisti da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche.

Quando non trova applicazione la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto non trova applicazione per tutti i compensi inferiori a 25,82 euro, purché non si tratti di acconti relativi a prestazioni lavorative il cui corrispettivo e superiore a tale limite.

Restano esclusi anche i compensi corrisposti da enti pubblici ed enti privati, che non hanno come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

La base imponibile della ritenuta d’acconto

Nella base imponibile, per il calcolo della ritenuta d’acconto, rientrano:

  • I compensi professionali;
  • I rimborsi a piè di lista (effettivamente sostenute) per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • Le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente;

Non concorrono alla base imponibile:

  • I contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • I compensi ricevuti a titolo di rimborso spese anticipate, in nome e per conto del cliente, a patto che non rappresentino spese inerenti alla produzione del reddito di lavoro autonomo e che siano analiticamente documentate.

Calcolo ritenuta di acconto: tabella di riferimento

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Chi paga la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto viene applicata su tutti i compensi relativi a prestazioni di lavoro autonomo oltre che sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti dipendenti.

Qualora il versamento viene effettuato dal sostituto d’imposta, è il professionista o il lavoratore dipendente ad operare la ritenuta d’acconto.

Versamento della ritenuta d’acconto

Il versamento della ritenuta d’acconto viene eseguito dal sostituto d’imposta entro il 16 del mese successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento.

Nel caso in cui il 16 sia sabato oppure un giorno festivo, il versamento è posticipato al primo giorno successivo utile.

Il versamento è effettuato mediante modello F24 utilizzando il codice tributo 1040 nella sezione erario.

Entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui ha corrisposto i redditi, deve provvedere a consegnare la Certificazione Unica al prestatore di lavoro, con la quale sono attestate le ritenute operate, a prescindere dal loro effettivo versamento.

Omesso versamento della ritenuta d’acconto

L’omesso versamento delle ritenute è un reato disciplinato dall’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000 il quale così dispone:

“E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta”.

Per quanto riguarda le conseguenze di carattere fiscale, sono disciplinate dagli articoli 13 e 14 del decreto legislativo numero 471/1997.

Chi non esegue, in tutto o in parte, le ritenute alla fonte è soggetto alla sanzione amministrativa pari al 20% dell’ammontare non trattenuto, mentre chi, pur avendo eseguito la ritenuta, non procede ai versamenti è soggetto alla sanzione amministrativa del 30% di ogni importo non versato.

Versamento in ritardo della ritenuta d’acconto

Le sanzioni derivanti dall’omesso versamento possono essere contenute se il sostituto provvede al ravvedimento operoso.

Il meccanismo in parola determina una diminuzione delle sanzioni da 1/10 sino a un 1/5 del minimo a seconda del termine entro il quale si provvede alla regolarizzazione.

La sanzione ordinaria per i versamenti eseguiti con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza è poi ridotta alla metà.

Nel caso in cui i versamenti siano effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione è ulteriormente ridotta.

La ritenuta d’acconto sui redditi da lavoro dipendente

Le società, gli enti e le persone fisiche di cui agli art. 23 e 24 D.P.R. 600/1973 che corrispondono redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati devono operare, in veste di sostituti di imposta, una ritenuta a titolo d’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai dipendenti, con obbligo di rivalsa. Sono soggetti a ritenute tutti i valori percepiti dal dipendente nel periodo di paga dal datore di lavoro, inoltre rientrano anche le somme percepite entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono.

Non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente i contributi previdenziali ed assistenziali versati dal datore di lavoro.

I datori di lavoro che hanno provveduto ad eseguire le ritenute di acconto sulle somme versate a titolo di stipendio devono, entro il 28 febbraio dell’anno successivo o alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se precedente, effettuare il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti al netto delle detrazioni spettanti al lavoratore.

La ritenuta d’acconto sui redditi da lavoro autonomo

Le società, gli enti e le persone fisiche indicate dall’art. 25 D.P.R. 600/1973 che corrispondono a soggetti residenti compensi anche sotto forma di partecipazione agli utili, per prestazioni di lavoro autonomo devono operare una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, con obbligo di rivalsa.

Per quanto riguarda i compensi erogati a soggetti non residenti nel territorio dello Stato italiano la ritenuta è effettuata a titolo d’imposta, attraverso cioè un prelievo definitivo in misura pari al 30%.

Sono soggetti a ritenuta i compensi corrisposti per:

  • prestazioni di lavoro autonomo;
  • assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;
  • proventi derivanti da partecipazione agli utili;
  • utili spettanti a promotori e soci fondatori di società di capitali;
  • redditi derivanti dall’utilizzazione economica, da parte dell’autore, di opere dell’ingegno, brevetti industriali e altre privative industriali.

Rientrano nel calcolo della base imponibile:

  • i compensi professionali;
  • i rimborsi spese inerenti alla produzione del reddito, salvo che non si tratti di spese analiticamente documentate, anticipate in nome e per conto del cliente;
  • contributo previdenziale addebitato al committente nella misura del 4% da parte dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata I.N.P.S. .

Non rientrano nel calcolo della base imponibile:

  • i contributi previdenziali e assistenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • l’eventuale addebito in via di rivalsa del contributo integrativo per la cassa nazionale dell’ordine professionale di appartenenza:
  • le spese relative all’esecuzione dell’incarico conferito, sostenute direttamente dal committente.

La ritenuta d’acconto sulle prestazioni occasionali

La ritenuta d’acconto si applica anche alle prestazioni di lavoro autonomo aventi carattere occasionale, le quali devono caratterizzarsi sia per la mancanza di continuità e abitualità sul piano temporale, sia per l’assenza di coordinamento della prestazione con l’attività aziendale o il ciclo produttivo del committente.

Il committente, sostituto d’imposta effettuerà la ritenuta d’acconto secondo le stesse modalità previste previste per le prestazioni di lavoro autonomo.

Il prestatore di lavoro occasionale emette una ricevuta e non una fattura con indicate le generalità proprie e del committente, la data di emissione della ricevuta stessa, la descrizione della prestazione lavorativa, l’importo lordo corrisposto e quello netto, derivante dalla sottrazione della ritenuta.

Ritenuta d’acconto e Regime forfettario

Il regime forfettario permette l’esonero dall’applicazione della ritenuta d’acconto sui compensi percepiti e su quelli corrisposti.

i ricavi e i compensi relativi al reddito oggetto del regime forfettario non sono assoggettati a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta. A tale fine, i contribuenti rilasciano un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che il reddito cui le somme afferiscono è soggetto ad imposta sostitutiva”.

i contribuenti [in regime forfettario] non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte di cui al titolo III del citato D.P.R. 600/1973, e successive modificazioni; tuttavia, nella dichiarazione dei redditi, i medesimi contribuenti indicano il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi”.

Pertanto, i committenti non dovranno quindi operare alcuna ritenuta.

La ritenuta d’acconto sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari

Le società, gli enti e le persone fisiche indicate dall’art. 25-bis D.P.R. 600/1973, che corrispondono provvigioni comunque denominate per prestazioni anche occasionali inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari, devono operare una ritenuta a titolo d’acconto, con obbligo di rivalsa, con aliquota del 23%.

La base imponibile è ridotta al 50% dell’ammontare delle provvigioni percepite ed è ulteriormente ridotta al 20% nel caso in cui i percipienti dichiarino ai loro committenti, preponenti o mandanti di avvalersi in via continuativa nell’esercizio della propria attività dell’opera di dipendenti o di terzi.

La ritenuta d’acconto su interessi e redditi di capitale

I soggetti di cui all’art. 23 D.P.R. 600/1973 che hanno emesso obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie devono operare una ritenuta del 20%, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai possessori di tali titoli. Gli istituti bancari e postali sono tenuti ad effettuare una ritenuta del 26%, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai titolari di conti correnti e depositi.

Le ritenute di cui sopra sono effettuate a titolo d’acconto quando i relativi redditi di capitale sono erogati in favore di:

  • imprenditori individuali, se i titoli, i depositi e i conti correnti ineriscono all’attività di impresa;
  • società in nome collettivo, società in accomandita semplice ed equiparate;
  • società di capitali ed enti commerciali, nonché stabili organizzazioni nel territorio italiano di società ed enti di qualsiasi genere, non residenti.

In tutti gli altri casi le suddette ritenute sono effettuate a titolo d’imposta.

Come si paga la ritenuta d’acconto?

Il sostituto d’imposta deve versare le somme oggetto di ritenuta entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stato corrisposto il compenso sul quale egli ha effettuato il prelievo.

Nel caso in cui il termine coincida con il sabato o con un giorno festivo, il versamento si considera comunque tempestivo se effettuato il primo giorno lavorativo successivo. 

Le ritenute di acconto devono essere versate mediante modello F24, indicando nella sezione ERARIO:

  • il codice tributo, solitamente il codice tributo è 1040, codici diversi sono utilizzati per il versamento di alcune particolari tipologie di ritenute, come ad esempio quelle effettuate dal condominio nei confronti di soggetto appaltatore);
  • il mese in cui è avvenuto il pagamento soggetto a ritenuta (in formato numerico: es. 01, 02, 03…);
  • l’anno in cui è avvenuto il pagamento soggetto a ritenuta;
  • l’importo a debito versato.

I sostituti d’imposta che non siano titolari di partita Iva potranno procedere al pagamento in via telematica oppure presentando il modello F24 in forma cartacea presso gli sportelli degli agenti della riscossione o presso banche ed uffici postali.

I sostituti titolari di partita Iva hanno l’obbligo di inviare il modello F24 esclusivamente con modalità telematiche, utilizzando i servizi online messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate o i servizi di internet banking predisposti da agenti della riscossione, istituti bancari, Poste italiane, oppure avvalendosi di un intermediario abilitato

Dichiarazione e certificazione delle ritenute d’acconto

I sostituti d’imposta sono tenuti a presentare annualmente una dichiarazione unica relativa a tutti i soggetti in favore dei quali hanno erogato compensi nell’anno precedente.  La dichiarazione è da effettuare mediante la presentazione delmodello 770 entro il 31 ottobre dell’anno successivo a quello di effettuazione delle ritenute.

I sostituti d’imposta devono anche rilasciare ai soggetti sostituiti un’apposita certificazione unica, attestante l’ammontare complessivo delle somme erogate e delle ritenute su di esse operate, nonché le eventuali detrazioni effettuate ed i contributi previdenziali e assistenziali versati.

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