Lavoro dipendente e partita Iva si possono svolgere contemporaneamente? Lavoro dipendente e partita IVA sono conciliabili?

In questo articolo vedremo insieme se i come i lavoratori dipendenti possono avere anche un’attività di lavoro autonomo. Ogni giorno sul sito sono tantissime le domande che mi arrivano su questo argomento, ovvero la possibilità di esercitare contemporaneamente attività di lavoro autonomo e dipendente.

“Posso svolgere contemporaneamente attività di Lavoratore Dipendente e avere una Partita Iva?”

Se sei un lavoratore dipendente (del settore privato o pubblico) ed hai il sogno di avviare un’attività in proprio, ti consiglio di leggere questo articolo. Ti fornirò tutte le informazioni necessarie per valutare se e come potrai affiancare all’attività di lavoro dipendente un’attività:

  • Professionale, o
  • Imprenditoriale.

Al termine della lettura di questo articolo avrai a disposizione tutti gli strumenti per valutare una strategia fiscale utile a consentirti di valutare l’opportunità di avere una seconda attività in proprio. Ti consiglio, comunque, di prestare molta attenzione. La disciplina fiscale non è sempre, e riuscire a trovare informazioni attendibili online su questi argomenti lo è ancora di più. Per questo avere un punto di riferimento con informazioni attendibili è fondamentale. Al termine di questo articolo troverai le istruzioni per metterti in contatto con me e proseguire con una consulenza personalizzata.

Soltanto attraverso l’ausilio di un Dottore Commercialista esperto potrai iniziare ad operare in tranquillità nel tuo nuovo business online. Ogni anno aiuto tantissimi imprenditori del web nella loro pianificazione fiscale. Per questo motivo avere a disposizione un consulente che conosca bene l’ambito in cui stai lavorando è di fondamentale importanza per il tuo business. Andiamo ad analizzare, quindi, come rispondere alla domanda sulla compatibilità tra lavoro dipendente e partita IVA.

Posso esercitare contemporaneamente un’attività di lavoro dipendente e autonomo?

La risposta a questa domanda non è mai univoca. Bisogna partire dal presupposto che ogni situazione personale può essere diversa dall’altra. Per questo la risposta esatta è: dipende. Ci sono tre variabili che devi prendere in considerazione. Mi riferisco alle seguenti:

  • La concreta possibilità di avviare una attività economica con partita IVA;
  • Eventuali obblighi contrattuali di comunicazione verso il tuo datore di lavoro;
  • Il fatto che tu operi:
    • Nel settore privato piuttosto che
    • Nel settore pubblico.

Proviamo, a questo punto, ad analizzare queste variabili con maggiore dettaglio.

Che cosa significa avviare un’attività professionale o imprenditoriale con partita IVA?

Il primo aspetto che devi verificare è se la tua attività che vuoi svolgere in proprio richiede necessariamente di operare con partita IVA. Dico questo in quanto in alcuni casi la partita IVA non è necessaria. Si tratta di poche casistiche, ma devono essere richiamate.

Il primo caso è quello delle prestazioni professionali non abituali. Si tratta di tutte quelle attività in cui l’aspetto intellettuale prevale sull’organizzazione del lavoro e sui mezzi. Ad esempio, se effettui una consulenza ad un amico per aiutarlo ad utilizzare un software allora puoi utilizzare le prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Per poterle utilizzare la prestazione effettuata deve essere di tipo intellettuale e deve essere non continuativa nel tempo.

Altra situazione è quella che riguarda il percepimento di royalties per lo sfruttamento economico del diritto di autore. Mi riferisco, ad esempio, al caso dei giornalisti per gli articoli scritti per i giornali con cui collaborano, o i diritti per lo sfruttamento economico di marchi, brevetti opere dell’ingegno ed artistiche. Anche in questo caso la partita IVA non è obbligatoria per l’esercizio di questa attività.

In tutti gli altri casi, come le attività imprenditoriali o artigianali la partita IVA è sempre obbligatoria. Ad esempio, se vuoi avviare un business nelle affiliazioni commerciali, nel network marketing, oppure se vuoi avviare un E-commerce, la partita IVA è sempre obbligatoria. Infatti, devi sapere che l’esercizio di un’attività di impresa non può mai essere considerata occasionale.

Un lavoratore dipendente del settore privato può aprire la partita IVA per avviare un’attività da freelance. Ad esempio, se sei sei segretaria di uno studio legale e vuoi aprire la partita IVA come web designer. Puoi farlo mantenendo il proprio lavoro dipendente a patto che non vi sia concorrenza tra il lavoro svolto come dipendente e quello a partita IVA e sempre che il contratto non lo vieti espressamente. Altrimenti potrebbero esserci fattispecie di licenziamento per giusta causa.

Se vuoi approfondire questo argomento ti lascio a questo articolo dedicato.

Obblighi di comunicazione verso il datore di lavoro e patto di non concorrenza

Per i lavoratori dipendenti del settore privato non vi è alcuna limitazione di legge all’apertura di una partita IVA per esercitare una seconda attività lavorativa. Lavoro dipendente e partita IVA, quindi, generalmente possono coesistere contemporaneamente.

Attenzione al rispetto del patto di non concorrenza

L’unico aspetto che ti invito a prendere in considerazione è una eventuale attenzione al patto di fedeltà all’azienda. Si tratta di un patto di non concorrenza. Infatti, è fatto divieto al lavoratore dipendente di svolgere attività in concorrenza al datore di lavoro, in proprio o per conto di terzi. Tale obbligo sussiste, generalmente, fino a quando il lavoratore è dipendente dell’azienda. Tuttavia, tale patto può prevedere anche un divieto anche successivo alla cessazione del rapporto lavorativo, anche in caso di licenziamento.

ATTENZIONE!
Solitamente il patto di non concorrenza è inserito all’interno del contratto di lavoro dipendente. Nelle aziende con meno di 15 dipendenti vige una libertà di licenziamento. L’azienda può licenziare sostenendo il costo di un’indennità, il prestatore di lavoro ha l’obbligo di non concorrenza durante, e fino a tre anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro. In presenza di patti di non concorrenza in aziende di queste dimensioni, detto obbligo di fedeltà sussiste in modo prevalente o esclusivo a carico del prestatore di lavoro.

Attenzione all’obbligo di riservatezza delle informazioni aziendali

Accanto a questo aspetto devi tenere in considerazione un obbligo di riservatezza delle informazioni.

Che cosa vuol dire?

Il lavoratore dipendente, anche dopo la sua fuoriuscita dall’azienda ha l’obbligo di non divulgare a terzi le informazioni ricevute durante il suo lavoro. Questo aspetto inserito in tutti i contratti di lavoro, serve per tutelare l’azienda, da possibili scambi di informazioni con concorrenti.

ATTENZIONE!
L’articolo 2105 del codice civile prevede l’obbligo di fedeltà del lavoratore di non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio. Il mancato rispetto comporta sanzioni amministrative per il lavoratore.

Ciò che non devi dimenticare è che l’obbligo di riservatezza rimane in capo al lavoratore anche successivamente al termine del suo rapporto di lavoro dipendente.

Cosa rischio se non rispetto il patto di fedeltà?

Il lavoratore dipendente che non rispetta il patto di fedeltà al datore di lavoro può andare incontro a:

  • Licenziamento per giusta causa;
  • Richiesta di risarcimento per l’eventuale danno subito dal datore di lavoro.

Devo comunicare al datore di lavoro la presenza della mia partita IVA?

Questa domanda è collegata al punto precedente. Tantissime persone mi chiedono se dopo aver aperto partita IVA sono tenuti a comunicarlo al proprio datore di lavoro. Per i dipendenti del settore privato non vi è alcun obbligo di comunicazione al datore di lavoro in merito all’apertura di partita IVA. Questo sia per attività di lavoro autonomo di tipo professionale che imprenditoriale. Allo stesso modo, anche se si svolgono attività di lavoro autonomo occasionale o il percepimento di royalties.

Il consiglio che comunque mi sento di darti è quello di informare comunque il tuo datore di lavoro in merito all’attività che vuoi avviare. L’obiettivo è quello di andare a tutelarti al massimo, per evitare una possibile causa per danni o da un licenziamento. Infatti, i lavoratori dipendenti infedeli al patto di non concorrenza possono andare incontro al licenziamento per giusta causa, e al rimborso del danno al datore di lavoro.

Lavoratori dipendenti del pubblico impiego e apertura della partita IVA

Quella che ti ho spiegato sino ad ora è la disciplina che riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato. Le cose cambiano se il lavoratore dipendente è nel settore pubblico. Nel pubblico impiego lavoro dipendente e partita IVA possono coesistere molto più difficilmente. Tutti i lavoratori della Pubblica Amministrazione sono vincolati dall’obbligo di esclusività. Si tratta di un vincolo ulteriore rispetto a quelli che ti ho indicato per il settore privato (patto di fedeltà e di riservatezza). Il dipendente pubblico, infatti, è chiamato a svolgere il proprio lavoro in maniera esclusiva per la Amministrazione a cui appartiene. Questo obbligo, non consente, quindi, al lavoratore dipendente che opera nel pubblico impiego di operare anche in forma autonoma. In linea generare, quindi, per i lavoratori del pubblico impiego lavoro dipendente e partita IVA non possono coesistere.

Obbligo di esclusività nelle aziende a partecipazione pubblica

Esistono, tuttavia, alcune eccezioni all’obbligo di esclusività. Mi riferisco, ad esempio, ai docenti e agli insegnanti pubblici. Questi lavoratori, infatti, possono esercitare senza problemi anche la libera professione. La stessa possibilità è concessa anche al personale assunto con contratto part-time con prestazione lavorativa non superiore al 50%.

L’obbligo di esclusività è riservato ai soli dipendenti della pubblica amministrazione. I lavoratori assunti in aziende a partecipazioni pubbliche, invece, non sono soggetti a questa disposizione. Per questi lavoratori si applicano le stesse disposizioni previste per i lavoratori del settore privato. Questo, in virtù del fatto che le aziende a partecipazione pubblica rappresentano a tutti gli effetti delle normali aziende private nelle quali però uno dei soci è lo Stato.

Come verificare se sei un dipendente pubblico?

Se hai il dubbio sul considerarti o meno un dipendente pubblico verifica dal tuo contratto di lavoro se c’è un riferimento al D.Lgs. n. 165/2001. Nel caso negli allegati A, B e C al D.Lgs. n. 165/2001 è presente la lista completa di tutti gli Enti Pubblici. Se appartieni ad uno di questi enti devi sottostare al patto di esclusività. Solo in alcuni casi il dipendente pubblico, può svolgere un incarico di tipo diverso e percepire quindi redditi da lavoro autonomo. Questo solo se autorizzato dalla propria Amministrazione a patto che:

  • Sia un incarico temporaneo e occasionale e non interferisca con l’impiego presso la pubblica amministrazione;
  • Non vi sia un conflitto di interessi con gli interessi della Pubblica amministrazione;
  • L’attività sia svolta al di fuori dell’orario di servizio.

Ad esempio, in base a questi criteri sono da considerarsi inderogabilmente come attività incompatibili:

  • L’esercizio di qualsiasi attività commerciale, industriale o di tipo professionale che non prevedono uno specifico albo (ad esempio istruttore di scuola guida);
  • L’impiego alle dipendenze sia di privati che di enti pubblici;
  • L’incarico in società costituite a fini di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato.

Le eccezioni al patto di esclusività nel pubblico impiego

In alcuni casi lavoro dipendente e partita IVa nel settore pubblico possono coesistere. Si tratta delle esclusioni al patto di esclusività. La prima eccezione riguarda l’orario di lavoro che svolgi presso la Pubblica Amministrazione. Il dipendente pubblico part-time con al massimo 18 ore di servizio (e cioè il 50% di ore stabilite per legge come orario pieno) può sempre aprire una propria partita IVA. Questo proprio perché la parzialità dell’orario di lavoro genera la non applicabilità del divieto totale. Ovviamente tale situazione viene a cessare quando il Lavoratore a tempo parziale diventa a tempo pieno, con contestuale obbligo di cessazione dell’attività e chiusura della partita IVA.

La seconda eccezione riguarda gli insegnati. Un insegnante con contratto a tempo pieno infatti può aprire una partita IVA ma solo per svolgere una libera professione regolamentata (avvocato, commercialista, medico, etc.) e solo se in armonia con le materie insegnate a scuola. Ad esempio se sei un insegnante di economia potrai svolgere l’attività di Commercialista mentre se sei un insegnante di matematica non potrai svolgere l’attività di ingegnere, anche se abilitato.

Le regole da seguire per il dipendente pubblico che svolge attività di lavoro dipendente e partita IVA

Il dipendente pubblico con partita IVA deve sempre rispettare tre regole fondamentali:

  1. L’attività svolta non deve essere in conflitto d’interessi con la funzione pubblica esercitata come dipendente dello Stato;
  2. L’attività svolta non deve recare pregiudizio (creare problemi) allo svolgimento del lavoro svolto come dipendente dello Stato;
  3. Infine, l’attività deve essere svolta al di fuori dall’orario di servizio e compatibilmente con lo stesso.

I lavoratori del pubblico impiego sono obbligati a comunicare al proprio ente la volontà di intraprendere una determinata attività economica. Essi, infatti, devono obbligatoriamente ricevere anche un’apposita autorizzazione allo svolgimento della attività economica, anche se si tratta di prestazioni occasionali. Insomma se sei un dipendente pubblico quasi sicuramente avrai molta difficoltà ad aprire partita IVA . Per chiarire al meglio la tua situazione dovresti parlarne con il tuo dirigente di competenza, anche solo per fare delle prestazioni occasionali che non sono vietate ma vanno comunque autorizzate.

Lavoro dipendente e partita IVA: disciplina fiscale e previdenziale

Una volta verificato che la tua attività di imprenditore o lavoratore autonomo non sia incompatibile e non crei concorrenza con la tua attività di lavoro dipendente, non resta che aprire partita IVA. Non spaventarti da quello che senti dire in giro, aprire partita IVA comporta dei costi certo, ma ci sono anche molti vantaggi. Svolgendo contemporaneamente un lavoro dipendente e un’attività economica con partita IVA percepirai due redditi distinti e separati. Questi redditi devono essere indicati in maniera autonoma nella tua dichiarazione dei redditi e che si comporteranno diversamente in base al regime fiscale della tua partita IVA. Se vuoi aprire una partita IVA individuale, per la tua attività puoi scegliere tra due regimi diversi:

Vediamo questi due regimi fiscali per la partita IVA con maggiore dettaglio.

Il regime forfettario per la partita IVA con lavoro dipendente

I soggetti che desiderano svolgere attività di lavoro dipendente e partita IVA, possono applicare il regime forfettario. Tuttavia, a partire dal 2020 è stata reintrodotta la limitazione riguardante il lavoro dipendente. I soggetti che intendono utilizzare il regime forfettario, infatti, non devono aver percepito nell’anno precedente redditi da lavoro dipendente con RAL annua superiore a 30.000 euro. La verifica deve essere sempre effettuata sull’anno precedente a quello in cui si intende aprire partita IVA.

I soggetti che intendono utilizzare il regime forfettario, infatti, non devono aver percepito nell’anno precedente redditi da lavoro dipendente con RAL annua superiore a 30.000 euro. La verifica deve essere sempre effettuata sull’anno precedente a quello in cui si intende aprire partita IVA.

ESEMPIO:
Immagina un soggetto che nell’anno “n” ha percepito redditi da lavoro dipendente per 35.000 euro. Nell’anno “n+1” tale soggetto, se intende aprire partita Iva non potrà utilizzare il Regime Forfettario. Tale soggetto potrà rientrare nel regime forfettario nell’anno “n+2” se rispetta tutti gli altri requisiti previsti dalla norma.

Per poter utilizzare il regime forfettario, oltre al limite dettato dal reddito da lavoro dipendente devi verificare anche gli ulteriori requisiti:

  • Volume massimo di fatturato di 65.000 euro annui rapportati ad anno;
  • Nessuna partecipazione in società di persone, capitali o studi professionali.

I vantaggi del regime forfettario

Il regime forfettario è il regime fiscale naturale per i soggetti che presentano tutti i requisiti indicati. I vantaggi di questo regime fiscale è quello di:

  • Avere una tassazione con aliquota 5% per i primi cinque anni (rispettando i requisiti di attività “nuova“). Successivamente si applica l’aliquota ordinaria del 15%;
  • Durata del regime potenzialmente illimitata rispettandone i requisiti;
  • Il fatto di essere esonerati dall’applicazione dell’IVA, delle ritenute di acconto, dagli Isa e dall’IRAP.
  • La possibilità di essere esonerati dalla fatturazione elettronica. Tuttavia, chi decide di aderirvi ha diritto ad un anno in meno dei termini di accertamento.

L’unico svantaggio di questo regime e la non possibilità di dedurre i costi dell’attività in modo analitico. I costi dell’attività, infatti, sono determinati in modo “forfettario“, per legge, a seconda dell’attività esercitata. Un aspetto importante, come vedremo meglio in seguito riguarda il fatto che il reddito derivante dal Regime Forfettario rimane sempre separato dal tuo reddito da lavoro dipendente. Questi due redditi, quindi, non si cumuleranno mai e resteranno sempre separati fiscalmente. Nel caso in cui non trovino verifica i requisiti previsti per il Regime Forfettario si deve applicare il regime ordinario (“contabilità semplificata“). In ogni caso per avere maggiori informazioni sul Regime Forfettario puoi consultare questo contributo:

Il regime ordinario per la partita IVA con attività di lavoro dipendente

Nel caso, infine, si opti per l’apertura di una partita IVA con regime ordinario non sussistono i limiti di cui sopra. La contabilità semplificata rappresenta, infatti, il regime fiscale naturale per i professionisti ed imprenditori che fatturano annualmente oltre la soglia di 65.000 euro annue. Tale regime a differenza del regime forfettario, permette la determinazione del reddito attraverso la differenza tra ricavi imponibili e costi deducibili, prevede l’applicazione dell’IVA e delle ritenute di acconto. Si tratta di un regime più complesso che prevede la tenuta dei registri IVA, e quindi, costi di gestione più elevati. In ogni casi, se percepisci sia redditi da lavoro dipendente che redditi da lavoro autonomo sei obbligato a presentare il modello “Redditi” e non più il modello 730.

Per avere maggiori informazioni sul regime ordinario: “Regime contabile: come scegliere il migliore“.

Contabilità semplificata e redditi imponibili IRPEF cumulati

Abbiamo parlato prima di come il reddito derivante dalla partita IVA in regime forfettario non si cumuli mai con il reddito da lavoro dipendente. Se, invece, si opera con la partita IVA in contabilità semplificata, trattandosi di regime imponibile IRPEF vi è una conseguenza importante da tenere presente. Mi riferisco al cumulo tra reddito da lavoro autonomo e dipendente per la tassazione IRPEF. Proviamo a fare un esempio.

Ipotizziamo che tu abbia percepito un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro lordi, ed un fatturato con la tua partita IVA individuale il di 15.000 euro, con costi per 4.000 euro. Il reddito da lavoro dipendente ha già subito ritenute fiscali ai fini IRPEF, trattenute dal datore di lavoro e certificate nel modello CU. Ipotizziamo ritenute per 8.480 euro. Ebbene, se non ci fosse il reddito da lavoro autonomo questo soggetto avrebbe già subito la sua tassazione, senza obbligo di versamenti in dichiarazione dei redditi. Vediamo adesso cosa succede se si aggiunge il reddito da lavoro autonomo.

Il reddito generato dalla partita IVA è di 11.000 euro (15.000 euro – 4.000 euro). Tale reddito essendo sempre imponibile IRPEF deve essere sommato, in dichiarazione dei redditi, con il reddito da lavoro dipendente. Il reddito imponibile complessivo ai fini IRPEF è di 43.000 euro (32.000 euro + 11.000 euro). Le imposte da pagare sono pari a 12.660 euro (3.450 euro del I° scaglione + 3.510 euro del II° scaglione + 5.700 euro per il III° scaglione.

Il reddito da lavoro autonomo sconta l’aliquota marginale

Questo significa che l’importo trattenuto dal datore di lavoro, nell’esempio pari a 8.480 euro non è più sufficiente a coprire tutte le imposte dovute. La differenza, per 4.180 euro deve essere versata con modello F24 dal contribuente. Sostanzialmente il reddito generato dalla partita IVA ha subito una tassazione marginale del 38%, perché si è andato a cumulare con il reddito da lavoro dipendente. Infatti, se fai la riprova ed applichi il 38% agli 11.000 euro di reddito da lavoro dipendente trovi i 4.180 euro da versare in dichiarazione dei redditi.

Tabella: scaglioni IRPEF

Per aiutarti ad effettuare qualche calcolo ho deciso di indicarti, nella tabella sottostante, le aliquote IRPEF in vigore.

REDDITOALIQUOTA IRPEF
€ 0 – 15.00023%
€ 15.001 – 28.00027%
€ 28.001 – 55.00038%
€ 55.001 – 75.00041%
€ 75.001 – 43%

I contributi previdenziali INPS nel lavoro dipendente e partita IVA

Aspetto di particolare interesse è quello che riguarda il rapporto con i contributi INPS. Ogni soggetto con partita IVA individuale deve obbligatoriamente versare i contributi previdenziali. Contributi dovuti iscrivendosi alla gestione INPS di competenza.

La gestione dei Contributi per la pensione è infatti gestita, ad eccezione che per i professionisti iscritti ad un Ordine professionale, dall’INPS tramite tre canali distinti:

La gestione separata INPS

La gestione separata si rivolge a tutti i Professionisti “senza Albo”. quei soggetti che svolgono una Professione per la quale non esiste un Albo stabilito dalla legge. Per verificare se appartieni a questa categoria puoi consultare una tabella fornita dall’INPS dove sono segnalati tutti i codici ATECO che possono iscriversi alla gestione separata. Puoi trovare questa tabella sul sito INPS.

Il metodo di calcolo dei contributi per la gestione separata è molto semplice. È necessario moltiplicare il reddito imponibile del Professionista per l’aliquota di contribuzione fissata per legge. Chi svolge contemporaneamente un lavoro dipendente e partita IVA deve necessariamente iscriversi e pagare con l’aliquota del 24% sul reddito imponibile.

La gestione artigiani e commercianti INPS

La gestione commercianti e la gestione artigiani si rivolgono ai soggetti che decidono di intraprendere un’attività imprenditoriale o un’attività artigiana. Gli iscritti alla gestione commercianti e alla gestione artigiani sono obbligati, nonostante abbiano anche loro una percentuale di contribuzione stabilita per legge, a versare una somma fissa a prescindere dal reddito percepito: il cosiddetto minimale IVS.

I lavoratori dipendenti che contemporaneamente hanno una partita IVA possono essere esonerati dall’iscrizione alla gestione commercianti. In questo modo possono non pagare nessun ulteriore contributo, se si verificano contemporaneamente due presupposti:

  1. Il reddito da lavoro dipendente è prevalente su quello da impresa/artigiano. Tale prevalenza va valutata sia in termini economici (guadagni di più) che che temporali (occupa una maggior parte del tuo tempo lavorativo);
  2. Il contratto di lavoro è a tempo indeterminato e full time. In realtà l’INPS potrebbe sancire l’esonero anche per casi di contratto di part-time ma è un caso molto complesso da gestire e dipende fondamentalmente da quanto stabilito dalla Direzione Provinciale INPS. Purtroppo per quanto riguarda gli artigiani questa possibilità non è prevista in nessun caso, in quanto l’attività artigiana è sempre considerata prevalente.

Lavoro dipendente e partita IVA: conclusioni e consulenza fiscale

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Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

96 COMMENTI

  1. Quello che è riportato nell’articolo è aggiornato con la normativa attualmente in vigore. Questo vale per tutti gli articoli del sito, che aggiorniamo costantemente per restare al passo con le novità.

  2. Salve..mi piacerebbe sapere se quanto scritto riguarda anche gli imprenditori agricoli. Vi spiego: mio marito è imprenditorè agricolo e dovrebbero contemporaneamente assumerlo come vigilante notturno, è una cosa fattibile? Grazie anticipatamente

  3. Salve, ho la partita iva in regime forfettario (ho un negozio e-commerce) e sono stato assunto in un’azienda. Come devo comportarmi con il versamento dei contributi inps?
    Grazie!

  4. Buongiorno,
    sono un agronomo libero professionista al quale è stata offerto un lavoro dipedente presso un caa (centro assistenza agricola) con CCNA commercio. Alla domanda se posso continuare l’esercizio della p. iva con aziende le quali non fanno riferimento al caa presso il quale verrei assunto mi è stato detto assolutamente no. Volevo avere conferma sul fatto che si tratti di effettiva concorrenza anche se tali aziende fanno capo ad altri sindacati.
    Grazie mille e buona giornata

  5. Non esiste una norma che riguardi la concorrenza. Dipende da cosa sarà scritto sul contratto di lavoro che andrà a firmare. Deve prestare attenzione alle clausole di divieto di concorrenza che vi saranno scritte.

  6. Buongiorno, sono dipendente FT per una azienda di elettronica e possedendo dei terreni (incolti al momento) vorrei avviare una piccola attività agricola senza abbandonare il lavoro attuale. E’ possibile aprire partita IVA Agricola senza dover versare i contributi INPS visto che sono già versati dal mio datore di lavoro? grazie mille. Domenico

  7. Buongiorno,
    nel caso di un artigiano edile ( impresa individuale), può essere assunto come autista di camion e mantenere la partita Iva almeno fino a quando non sia sicuro e stabile il nuovo lavoro?

  8. Buongiorno,
    ho un contratto a tempo indeterminato parziale di 35 ore settimanali e contemporaneamente ho la partita IVA. Nel contratto è espresso “il divieto di prestare attività retribuite in favore di terzi se non espressamente autorizzate”; la mia domanda è: posso esercitare comunque la mia attività in proprio negli orari scoperti? con quale diritto la società deve “essere a conoscenza” di eventuali attività extra, visto che il mio contratto è parziale? Grazie

  9. Buon giorno io ho partita iva e attualmente ho attività di parrucchiere ho intenzione di chiudere negozio
    Mi e possibile mantenere la mia partita iva e lavorare eventualmente per altri saloni o fare altri lavori da dipendente ??

  10. Certamente può chiudere il negozio mantenendo la partita Iva aperta per svolgere altre attività. Le servirà un commercialista che la segua per fare questi passaggi e consentirle di avviare la nuova attività.

  11. Buongiorno….io sono dipendente in una fabbrica e vorrei sapere se posso aprire una partita iva per fare delle lavorazioni in ferro per conto mio….se si cosa devo fare?
    E poi dovrei avere un officina a norma?
    O basterebbe un qualsiasi posto o garage dove posso lavorare?

  12. Lei può benissimo avere una posizione da artigiano individuale ma a patto di non essere in conflitto di interessi con la sua attività da dipendente. Detto questo è impossibile elencarle qui tutti gli adempimenti da fare. In ogni caso la sede dell’attività dovrà essere tra quelle idonee previste per questo tipo di attività e dovrà essere autorizzata attraverso presentazione di SCIA. Ha bisogno di un commercialista che la aiuti nel pianificare al meglio l’avvio della sua attività. Se vuole siamo a disposizione per aiutarla.

  13. Buongiorno
    Ho trovato un posto di lavoro come autista camion con una cooperativa di transporto,ma mi hanno proposto di aprire una patrita iva per avere il posto.. e posibile colaborare in questo modo?? o devo avere altri requisiti?
    grazie

  14. Se lavora alle dipendenze di questa società in modo continuativo, non dovrebbe operare con partita IVA, ma con un contratto di lavoro dipendente. Rischia sia lei che l’azienda per cui lavora in questo modo.

  15. Vorrei sapere cosa bisogna fare per essere esonerati dal pagare i contributi previdenziali, se si intende aprire la partita iva, essendo già dipendente ma part-time?
    Grazie e buona serata

  16. Caso particolare: lavoratore dipendente presso azienda A apre in concomitanza la partita IVA per fatturare consulenza verso azienda B (attività non prevalente). Entrambe le aziende sono di proprietà dello stesso soggetto che è amministratore di azienda A ma non di azienda B. Il lavoratore può applicare regime forfettario?

  17. Salve vorrei chiedere un informazione:
    Sono un operaio in un’azienda chimica con contratto indeterminato full-time.Mi piacerebbeprendere la partita IVA per aprire un e-commerce e/o porta a porta per la vendita di caffè in cialde e capsule.
    Anche leggendo l’articolo non ho capito se potrei essere esonerato nel pagamento dei contributi Inps.Sicuramente sarebbe un’ attività secondaria sia per tempo impiegato che per reddito.Ringraziandovi anticipatamente spero che qualcuno possa aiutarmi.

  18. Buongiorno,
    ho un lavoro dipendente come HR specialist per cui mi occupo di ricerca e selezione del personale. Ho una p.iva (che da quest’anno è rientrata in regime agevolato dopo qualche anno di regime ordinario causa reddito da lavoro dipendente) per attività di coaching e formazione.
    Posso prestare servizio di coaching e tenere corsi di formazione nell’azienda dove sono dipendente fatturando loro ad esempio le ore di formazione per un corso che ho tenuto?
    In questo caso non lavorerei in libera professione per la stessa mansione per cui ho il lavoro dipendente.
    Grazie,
    Saluti

  19. Buongiorno io lavoro ful time e tempo pieno nel 2013 ho aperto p. i con regime agevolato come ditta individuale volevo sapere se l Inps mi può richiedere i contributi.

  20. Ciao ottime le tue considerazioni, quello che vorrei capire se tutto questo vale anche nel caso in cui io abbia già jna p. Iva come commerciante o artigiano d voglio essere assunto da un azienda come part-time e/o full time e se posso avere la sospensionr dei contributi inps come autonomo se il redditto prevalente diventerebbe quello da dipendente e se si può fare la stessa cosa al contrario ovvero far soapendere al mio datore di lavoro la contribuzione inps sul mio contratto se la mia attività autonoma è prevalente e se quindi verso io l inps come autonomo? Grazie.

  21. Ciao Federico grazie per la spiegazione, quando scrivi “Chi svolge contemporaneamente un Lavoro Dipendente e Partita IVA deve necessariamente iscriversi e pagare con l’aliquota del 24% sul reddito imponibile.” si intende sul reddito imponibile dato solo dal fatturato tramite la partita iva?

  22. Salve attualmente lavoro contratto Part time nel settore abbigliamento e mi hanno offerto un altro lavoro da aggiungere come consulente assicurativo {un fisso + partita Iva agevolata}. La mia paura è pagare più tasse del guadagno che avrò.

  23. Buonasera Luca, grazie per le informazioni, anche io svolgo un’attività di dipendente ed anche quella di intermediario assicurativo con P.IV ae regime forfettario, quando si parla di sospensione contributiva per attività prevalente si deve fare riferimento al reddito del lavoro dipendente rispetto quello autonomo qualora il editto derivante dalla P.IVA sia inferiore? Oppure a seconda se l’attività di dipendente sia fulltime o part time?
    Grazie
    Max

  24. Salve sono un dipendente full time con ditta individuale esonerato all’iscrizione INPS Commercianti (quindi iscritto soltanto all’INPS gestione separata). In questo difficile e delicato periodo, nel caso l’azienda per la quale sono dipendente decidesse di avviare la cassa integrazione, ne avrei diritto o meno? Grazie e buon lavoro

  25. Salve, mi trovo in una situazione particolare: sono sempre stato lavoratore dipendente full-time e dal 2020 ho deciso di fare part-time aprendo partita iva come ditta individuale per dedicarmi anche ad altro. Sono stato obbligato ad aderire al regime ordinario non potendo accedere al regime forfettario per via del fatto che l’anno scorso ho superato la soglia dei redditi da lavoro dipendente.

    La mia situazione contributiva per il 2020 sarebbe: come dipendente part-time iscritto INPS in previdenza ordinaria, come p.iva iscritto alla gestione separata.

    Secondo lei il mio caso rientra tra quelli che possono richiedere l’indennità covid-19 per il sostegno al reddito (600€ una tantum) visto che come partita iva sono iscritto esclusivamente alla gestione separata (attivata quest’anno prima del 23 febbraio e, sempre come p.iva, non iscritto ad altre forme di previdenza ovvero casse professionisti, ecc.) oppure il fatto che sia anche lavoratore dipendente part-time mi esclude (perché per quella posizione sono iscritto alla previdenza ordinaria)? Non avendo storico non posso affermare con certezza che il mio lavoro autonomo abbia risentito della situazione ma chiaramente alcune commesse di febbraio/marzo sono saltate. Se la ratio del provvedimento è quella di aiutare questa categoria probabilmente dovrei farne parte, mi sbaglio?

  26. Salve, sono un lavoratore dipendente a tempo pieno, ma sono anche possessore di partita iva, con la quale non fatturo da più di un anno. Qualora l’azienda per cui lavoro mi mettesse in cassa integrazione, il fatto che io abbia partita iva è compatibile con la cassa integrazione?
    Ho letto che se si apre P iva dopo essere stati messi in cassa, allora è sufficiente comunicare l’apertura all’inps e solo i guadagni con P.iva verranno detratti dalle spettanze della cassa integrazione, ma cosa accade se la P iva è già attiva come nel mio caso?
    Spero di aver chiarito la mia situazione e la ringrazio.
    Francesco

  27. Buongiorno, svolgo attività di lavoro dipendente nel settore pubblico.
    Voglio lavorare nei weekend come guida Cicloturistica e noleggio E-bike . Ce un bando a fondo perso per queste avvio di queste attività ma e necessario avere partita iva , essere una microimpresa e essere inscritto al registro agricolo . In quale regime fiscale devo iscrivermi? All avvio prevedo una fatturazione davvero bassa per un paio di anni (motivo per il quale tengo ancora il lavoro dipendente ) . Mi conviene comunque aprire partita IVA ? Grazie

  28. Boris la partita IVA non si apre per convenienza, ma quando sono verificati i requisiti richiesti, e da quanto scrive l’attività sarebbe continuativa, quindi deve pensare necessariamente alla partita IVA. Naturalmente non posso spiegarle tutto in un commento. Se vuole mi scriva in privato per una consulenza e vedremo insieme il suo inquadramento, sceglieremo il regime fiscale e faremo una simulazione numerica.

  29. Buongiorno, un medico che svolga solo attività privata o a partita Iva convenzionata con SSN, può svolgere attività di network marketing, sotto o sopra i 5000 euro? Grazie

  30. Grazie Federico, il suo intervento è molto interessante e ben articolato. Le chiedo però una precisazione relativa i contributi previdenziali INPS..
    Riprendo il suo esempio: reddito da lavoro dipendente di € 32.000 lordi, fatturato con partita Iva individuale il di € 15.000, costi per € 4.000. Reddito imponibile 43.000 €. In questo caso mi pare di capire che i contributi INPS ammontino al 24% del redditto imponibile (quindi 10.320 €). Questo significa che devo versare ulteriori 10.320 € (oltre a quelli già versati dal datore di lavoro), oppure che devo versare la differenza tra 10.320 e quanto già versato dal datore di lavoro?
    Grazie e buon lavoro,
    Carlo

  31. Carlo la gestione previdenziale da dipendente e da partita Iva sono separate, per ogni reddito si versa la propria quota di contributi separatamente. Ci sarà, quindi, un contributo dovuto sul reddito da lavoro dipendente e un contributo per il lavoro autonomo, determinati in modo diverso con regole diverse.

  32. Gentile Dott. Migliorini, avrei un quesito da sottoporre alla sua cortese attenzione: può un insegnante della scuola d’infanzia (dipendente pubblico full time) una volta avuta l’autorizzazione all’esercizio della libera professione, aprire una partita iva? Esiste, in caso affermativo, un tetto massimo di guadagno? Per me sarebbe importante avere un riferimento normativo che tratti la materia in questione.
    La ringrazio in anticipo per quello che potrà fare.
    Cordiali saluti,
    Maria

  33. Maria una volta ottenuta l’autorizzazione può operare con partita IVA normalmente come qualsiasi altro soggetto, non ci sono limitazioni. Se desidera un commercialista che la affianchi nella sua attività saremo felici di aiutarla. Nel caso mi scriva in privato.

  34. Buongiorno, io sono un lavoratore dipendente part time al 68%. Però vorrei anche aprire la partita iva per qualche lavoro che faccio da casa online.
    I contributi Inps rimangono a carico del lavoro dipendente?
    Grazie

  35. Buonasera Dottor.Migliorini sono un dipendente full-time presso un ristorante,pertanto volevo sapere se fosse possibile investire nell’apertura di un negozio ( non alimentare) mantenendo il mio lavoro
    Grazie mille

  36. Salve, sono un dipendente full time a tempo indeterminato e vorrei aprire partita iva per e-commerce in regime forfettario. E’ possibile?
    Inoltre ho letto che sarei esente dai contributi INPS in quanto già versati dall’azienda da cui dipendo, giusto?
    Sopra ho letto “Chi svolge contemporaneamente un Lavoro Dipendente e Partita IVA deve necessariamente iscriversi e pagare con l’aliquota del 24% sul reddito imponibile.” quindi pagherei il 24% sul reddito escluso il coefficiente del forfettario o solo il 5%?
    Spero di essermi spiegato.
    Grazie mille e buon lavoro

  37. Gentile Dott. Migliorini,
    le vorrei fare cortesemente delle domande riguardo alla mia situazione. Sono dipendente presso un’azienda privata da molti anni. Ora vorrei intraprendere una seconda attività, di vendita on-line di modelli 3D realizzati tramite software di computer grafica. Ho notato che esistono diversi siti di vendita nel web. In alcuni siti però mi vengono pagati i diritti di autore (le royalty) e quindi, non sono io direttamente che vendo, ma è il sito stesso che se ne occupa, pagando a me i diriti d’autore. In questo caso, mi sembra di aver capito, che è sufficente dichiarare l’importo di vendita, che percepisco tramite il versamento che mi fanno su paypal (in questo caso è sempre necessario aprire la partita iva?).
    Altri siti invece, sono semplicemente dei portali di vendita, che mettono a disposizione lo spazio per vendere i modelli 3D, ma il venditore è l’utente che ha inserito i modelli, che deve quindi sobbarcarsi di emettere fatura e tutto il resto. In questo caso mi sembra ovvio che sia necessario aprire partita iva o mi sbaglio?
    Grazie mille,
    Cordiali saluti
    Mauro

  38. E’ corretto Mauro, deve prestare molta attenzione ai contratti ed alle modalità di vendita dei diversi portali. In relazione a questi aspetti deve verificare, da solo, o con un Commercialista, gli aspetti fiscali. Se desidera assistenza mi scriva in privato.

  39. Buongiorno,
    Se volessi registrare un mio marchio per un gruppo di artigiani che collaborano per cercare clienti e dovessi pubblicizzare tramite social/siti questo marchio e utilizzare i siti per inviare offerte di preventivi (come pronto pro) che codice ateco sarebbe? Io sono informatica quindi creerei anche siti e software per lo scopo. L’idea sarebbe quella di fatturare agli artigiani un compenso per aver trovato i clienti però non ho idea se posso farlo come libero professionista o come società (sempre regime forfettario) perché assumerei tra un anno se le cose vanno bene.
    Grazie Federico

  40. Buon pomeriggio,
    Sono dipendente full time con contratto a tempo determinato in UK e residenza fiscale in Italia. Vorrei aprire a breve la partita iva per il mio e-commerce. Sarei esentata dai contributi INPS?
    Grazie
    Giulia

  41. Buonasera,
    Lavoro come dipendente nel settore privato e con la mia compagna, anche lei dipendente settore privato, volevamo iniziare un’attivita di vendita on-line di tshirt che realizziamo.
    Calcolando il tetto massimo dei 30.000,00 € di entrate per il regime forfettario, ci vediamo costretti ad entrare in quello ordinario che però ci spaventa un po’, e per la gestione e per i costi.
    La mia domanda è se ci possa essere un modo più semplice per avviare una piccola attività prima di aprire una p.iva a regime ordinario.

    Grazie,

  42. Salve dottore, volevo capire cosa cambierebbe nella busta paga di dipendente pubblico con l apertura di una partita IVA a livello di detrazioni per familiari a carico? Non li percepirei più?

  43. Buongiorno,
    dopo mesi di letture , ho finalmente trovato un articolo completo e chiaro sulla possibilità di aprire
    una partita Iva da lavoratore dipendente , in regime forfettario. L’unico mio dubbio riguarda il 5% di tasse da pagare .
    Mi chiedevo come viene calcolato , e quando pagarlo.
    Grazie mille

  44. Salve sono un lavoratore dipendente con la mansione di Elettricista specializzato, mi piacerebbe aprire una partita Iva come artigiano per svolgere sempre la stessa mansione.. Si può fare?

  45. Buongiorno volevo sapere delle informazioni siccome lavoro in un azienda privata e volevo mettermi in proprio aprendo un supermercato e aprire la partita Iva lo posso fare

  46. Buongiornio,
    io sono un dipendente privato full time a tempo indeterminato ed è da un pò di tempo che voglio aprire una p.iva per gestire un ecommerce. Il mio commercialista ha detto che probabilmente essendo già dipendente potrei non dover pagare i contributi inps, ossia quelle 3600 euro all’anno. Me lo confermate?
    Grazie mille
    Antonio

  47. Salve, ricordavo che alcune attività, come quella artigianale e nello specifico quella di “web designer” che sapevo essere assimilata ad attività artigianale erano incompatibili con il lavoro dipendente anche nel settore privato. Esempio l’attività con ATECO 74.10.21 Attività dei disegnatori grafici di pagine web mi risulta sia equiparata a impresa artigiana quindi non compatibile con attività di lavoro dipendente anche nel settore privato. Sbaglio? Grazie, saluti.

  48. Buongiorno, per quanto riguarda le Royalties, per le quali mi sembra di aver capito che non sia necessaria la partita iva, esse sono compatibili con il lavoro alle dipendenze pubbliche?

  49. buongiorno vorrei chiedere un informazione: ho letto nel ‘articolo che i redditi da lavoro dipendente non fanno cumulo con quelli della partita iva, ma mi hanno detto che recentemente è cambiata la norma e che adesso invece fanno cumulo. e corretto? e in questo caso come vengono calcolate le tassazioni?? grazie

  50. Salve,
    Sono una lavoratrice con contratto stagionale del settore agricolo. Mi è possibile aprire una partita iva per svolgere un’attività diversa? Nello specifico si tratterebbe di consulente di bellezza.
    Grazie

  51. Buonasera ho partita iva come consulente assicurativa, mi offrono un contratto di dipendenza part time presso un agenzia di assicurazione e essendo vedova percepisco la reversibilità di mio marito. Fiscalmente possono coesistere le tre cose? avere un contratto di dipendenza cosa comporta ai fini inps ? merita accettare la dipendenza o vado incontro a pagamenti esagerati di tasse? ringrazio anticipatamente

  52. Gent.mo Dott. Migliorini,
    la sua disamina su quanto il dipendente con partita iva deve versare all’Erario ed all’INPS e’ chiara e ben spiegata. Volevo sottoporre 2 quesiti integrativi:
    1) puo’ chiedere il regime forfettario IRPEF un detentore di Partita IVA che sia pensionato pubblico (ex docente) con reddito superiore a 30.000 oppure il pensionato e’ assimilato per tutto al lavoratore dipendente pubblico e pertanto deve optare per il regime ordinario?
    2) L’IRAP e’ dovuta in aggiunta all’IRPEF per chi fa consulenze informatiche con la partita IVA ?
    Grazie della risposta e rinnovo i complimenti per la chiarezza e competenze.

  53. Buona sera dott. Migliorini
    Sono dipendente di una ditta edile e voglio aprire una partita iva nel settore elettrico
    A regine forfettario devo pagare inpis
    Sia da dipendente che da partita iva
    Non vorrei fare confusione come aggire
    Grazie

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