Home TAX PLANNING Piani di incentivazione azionaria: obblighi dichiarativi

Piani di incentivazione azionaria: obblighi dichiarativi

0
1502

I lavoratori dipendenti di società multinazionali spesso vengono remunerati anche attraverso alcuni piani di incentivazione azionaria. I lavoratori che mantengono la propria residenza fiscale in Italia possono trovarsi nella situazione di dover adempiere gli obblighi dichiarativi e di monitoraggio fiscale.  Tali obblighi, poiché connessi alla residenza fiscale del contribuente, gravano sia in capo ai lavoratori italiani che prestano attività lavorativa in Italia o all’estero sia in capo ai lavoratori stranieri temporaneamente assegnati presso aziende italiane.

L’implementazione di piani di incentivazione azionaria sono strumenti utilizzati da società multinazionali finalizzati ad incentivare e fidelizzare il personale dipendente.

Si tratta di un fenomeno assai diffuso, inizialmente nei Paesi anglosassoni ma ormai in tutto il mondo. Ne è stata coinvolta anche nella realtà economica italiana, tale forma di remunerazione ha trovato applicazione principalmente nelle aziende di medie-grandi dimensioni oltre che, in maniera indiretta, nelle sedi italiane di società multinazionali. Molto spesso, infatti, tali piani sono definiti a livello globale dalla società capogruppo e poi implementati nei singoli Paesi, coinvolgendo dunque il personale dipendente delle sedi locali.

I piani di incentivazione azionaria sono volti a fidelizzare e premiare dipendenti e manager, mediante l’assegnazione di azioni o di diritti per l’acquisto a un prezzo predefinito (c.d. stock options) di azioni della società con la quale il soggetto intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti della stessa. Il regolamento del piano può prevedere un periodo minimo di possesso delle azioni o dei diritti di opzione (c.d. vesting period), trascorso il quale, il lavoratore può decidere di vendere le azioni o di esercitare il diritto ed acquistare le azioni.

Di seguito tutte le informazioni utili per adempiere agli obblighi derivanti dalla normativa sul monitoraggio fiscale e sull’eventuale pagamento di imposte sul reddito o patrimoniali.

Piani di incentivazione

Piani di incentivazione azionaria: disciplina fiscale

Le problematiche fiscali connesse a tali forme di incentivazione legate a piani di stock option offerte ai dirigenti riguardano da un lato, gli obblighi dichiarativi dei redditi prodotti, dall’altro, gli obblighi di monitoraggio fiscale delle consistenze detenute all’estero e dei flussi di azioni e di denaro transnazionale.

In entrambi i casi, la platea dei soggetti coinvolti, include sia i lavoratori italiani operanti in Italia ed all’estero, sia i lavoratori stranieri operanti temporaneamente in Italia.

Più in particolare, gli obblighi dichiarativi afferiscono:

  • Il reddito da lavoro dipendente scaturente dall’assegnazione di azioni o dall’esercizio di opzioni;
  • I dividendi distribuiti;
  • Le plusvalenze realizzate dalla successiva vendita delle azioni ricevute.

Diversamente, gli obblighi di monitoraggio fiscale riguardano:

  • Le consistenze di attività di natura finanziaria detenute all’estero;
  • I flussi dei trasferimenti dall’estero verso l’Italia, dall’Italia verso l’estero e dall’estero sull’estero, di denaro, certificati in serie o di massa o titoli.

La normativa fiscale applicabile ai redditi scaturenti dalla partecipazione a piani di incentivazione azionaria presenta meno complessità. Le maggiori criticità si riscontrano invece, con riferimento alla corretta applicazione della normativa sul monitoraggio fiscale e più precisamente nell’individuazione del momento in cui sorge l’obbligo di dichiarare le azioni ed i diritti nel quadro RW della dichiarazione dei redditi e nella determinazione del valore da indicare

Piani di incentivazione: obblighi dichiarativi

Da un punto di vista fiscale, dalla partecipazione ad un piano di incentivazione basato su azioni o su opzioni, possono emergere tre differenti categorie reddituali:

  • Redditi da lavoro dipendente;
  • Redditi di capitale;
  • Redditi diversi.

Redditi di lavoro dipendente

Da un punto di vista fiscale, la differenza tra il valore delle azioni al momento dell’esercizio del diritto di opzione e l’ammontare corrisposto dal dipendente concorre a formare interamente reddito da lavoro dipendente e subisce la tassazione ad aliquote progressive.

Ne consegue che tale reddito dovrà essere assoggettato a ritenuta d’acconto, ed a tale fine, il datore di lavoro dovrà cumulare il compenso in natura derivante dall’esercizio delle opzioni con la retribuzione del periodo di paga nel quale è avvenuta l’assegnazione delle azioni e riportarlo prima nel cedolino mensile e nella certificazione dei compensi (Modello CU) in seguito.

In costanza di rapporto di lavoro dipendente, il datore di lavoro ha infatti l’obbligo di effettuare le ritenute anche in relazione agli elementi imponibili non direttamente erogati al lavoratore ma da quest’ultimo percepiti in relazione al rapporto di lavoro.

Per tale reddito, un esclusivo obbligo dichiarativo in capo al lavoratore sorge nell’ipotesi in cui in Italia non sia presente un sostituto d’imposta obbligato ad effettuare le ritenute di cui sopra. In tal caso, infatti, il lavoratore è tenuto a dichiarare il reddito da lavoro dipendente attraverso la dichiarazione dei redditi.

Redditi di capitale

L’assegnazione di azioni al lavoratore fa sorgere il diritto alla partecipazione agli utili della società, attraverso la distribuzione di dividendi. I dividendi erogati da aziende residenti percepiti in seguito al possesso di partecipazioni non qualificate sono tassati integralmente con una ritenuta a titolo di imposta del 26%.

Nel caso in cui i dividendi siano distribuiti da aziende non residenti, è necessario distinguere due ipotesi che si differenziano sia per gli obblighi dichiarativi in capo al percipiente, sia per la base imponibile assoggettata all’imposta:

  • Nella prima ipotesi, i dividendi sono percepiti tramite un intermediario abilitato residente, che provvede ad assoggettarli a ritenuta a titolo d’imposta pari al 26%. In questo caso, poiché la ritenuta è effettuata a titolo definitivo, il lavoratore non dovrà indicare tali redditi nella propria dichiarazione dei redditi. La base imponibile sulla quale il sostituto d’imposta che interviene nella riscossione dovrà applicare la ritenuta è costituita dal c.d. “netto frontiera” ossia l’importo dei dividendi percepiti al netto delle imposte assolte nello Stato estero;
  • La percezione di dividendi esteri può avvenire anche senza l’intervento di un intermediario residente che agisce come sostituto d’imposta; in questo caso il contribuente sarà tenuto a dichiarare tale reddito nel quadro RM – Sezione V – del Modello Redditi PF. La tassazione avverrà nella stessa misura della ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (26%), mentre la base imponibile sarà rappresentata dall’importo effettivamente corrisposto al beneficiario finale nello Stato estero. Il contribuente ha, inoltre, la facoltà di non avvalersi del regime di imposizione sostitutiva, optando per la tassazione ordinaria, in tal caso, compete il credito d’imposta per le imposte assolte nello Stato estero.

A questo proposito occorre rilevare che nelle istruzioni alla compilazione del quadro RM del Modello Redditi PF, si prevede che il contribuente debba indicare i redditi percepiti al lordo delle imposte subite nello Stato estero e non al netto delle ritenute subite nello Stato estero. In questo modo, non sarebbe recepito all’interno delle istruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi il concetto di “netto frontiera” previsto invece nel caso di intervento di un intermediario residente.

Ciò crea un’evidente disparità di trattamento tra dividendi esteri percepiti per il tramite di un sostituto d’imposta residente e dividendi esteri dichiarati autonomamente da parte del contribuente nella dichiarazione.

Redditi diversi

Un ultimo effetto scaturente dalla partecipazione a piani di incentivazione azionaria è la possibilità di realizzare delle plusvalenze dalla cessione delle azioni ricevute. In pratica, una volta ottenuta la piena disponibilità delle azioni il lavoratore può procedere alla vendita ed eventualmente realizzare un capital gain o una minusvalenza che potrà riportare in avanti per 5 anni.

Il regime fiscale applicabile a tale reddito prevede che, per la determinazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, occorra calcolare la differenza tra il corrispettivo percepito e il costo o il valore di acquisto assoggettato a tassazione, aumentato di ogni onere inerente alla sua produzione.

Nell’ipotesi di cessione di titoli sottoscritti in seguito all’adesione a piani di incentivazione aziendali, il valore di carico dell’azione, rilevante ai fini del computo del capital gain da tassare, sarà dato dal prezzo pagato ovvero dal maggior valore normale dell’attività finanziaria sottostante (qualora la differenza rispetto al costo sia stata assoggettata a tassazione quale fringe benefit).

Il lavoratore sarà infine tenuto a riportare l’importo della plusvalenza realizzata, nel quadro RT – Sezione II – del Modello Redditi Persone Fisiche.

Piani di incentivazione: obblighi di monitoraggio fiscale

Gli obblighi di monitoraggio fiscale in relazione alla partecipazione a piani di incentivazione azionaria emergono in quanto tali piani sono generalmente definiti a livello globale dalla società capogruppo che ne affida la gestione ad intermediari e società specializzate, che hanno sede nel Paese di residenza della capogruppo o più frequentemente negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

La gestione del piano prima e la custodia e deposito delle opzioni e delle azioni in seguito, può avvenire dunque, in un Paese diverso dall’Italia e ciò fa sorgere degli obblighi di monitoraggio fiscale delle consistenze all’estero e dei trasferimenti di denaro e azioni dall’estero verso l’Italia.

Poiché il monitoraggio fiscale trova applicazione nei confronti dei soggetti fiscalmente residenti in Italia, la platea di soggetti potenzialmente interessati dai suddetti obblighi include il personale dipendente delle sedi locali, compresi i lavoratori che prestano la propria attività temporaneamente all’estero ma mantengono lo status di residenti fiscali in Italia, oltre che il personale straniero temporaneamente operante presso la sede italiana che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86, assumono lo status di residenti fiscali in Italia.

L’ambito soggettivo di applicazione della norma non presenta dunque particolari criticità; le principali perplessità nella corretta applicazione della normativa sul monitoraggio fiscale riguardano, invece, l’individuazione del momento in cui sorge l’obbligo di dichiarare le azioni ed i diritti nel quadro RW della dichiarazione dei redditi e la determinazione del valore da indicare.

I chiarimenti dell’Amministrazione finanziaria

La diffusione dei piani di incentivazione azionaria nel contesto economico italiano, la loro natura transnazionale e le conseguenti criticità connesse alla concreta applicazione della normativa sul monitoraggio fiscale sono aspetti ben noti all’Amministrazione finanziaria che, con Circolare n. 49/E/2009 prima, ed in ultimo con Circolare n. 45/E/2010, ha fornito alcune importanti indicazioni sugli aspetti operativi ed interpretativi.

In merito all’obbligo di compilazione del quadro RW nell’ipotesi in cui siano state assegnate stock options che hanno per oggetto partecipazioni in società estere, l’Agenzia delle Entrate, con Circolare n. 49/E ha individuato tre princìpi

  • Il diritto di opzione va riportato nel quadro RW solo nell’ipotesi in cui sia decorso il vesting period in quanto fino a quel momento il diritto è soggetto ad una sorta di condizione sospensiva;
  • L’obbligo di monitoraggio sorge esclusivamente nell’ipotesi in cui al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio dell’opzione sia inferiore al valore corrente dell’azione sottostante, in quanto fino a quel momento il lavoratore non dispone di alcun “valore” all’estero;
  • Verificate le due condizioni di cui sopra, il diritto di opzione deve essere monitorato anche se, come normalmente accade per i dipendenti, il diritto non è cedibile.

Successivamente, con Circolare n. 45/E, l’Amministrazione, oltre a confermare i suesposti principi, fornisce alcuni chiarimenti in merito alla valorizzazione dei diritti di opzione, affermando che il criterio del costo, valido anche per le altre attività finanziarie, trova applicazione anche alle stock options. Precisa inoltre che, in mancanza di un costo specifico delle opzioni (ad es. nel caso di opzioni gratuite), l’importo da riportare è il costo riferito alle azioni sottostanti che è pari al c.d. prezzo di esercizio (cioè il prezzo delle azioni stabilito dal piano di assegnazione alla data di offerta).

 

Aspetti controversi

Dal tenore letterario delle circolari citate, emergono alcune perplessità in ordine alla concreta modalità applicativa della norma.

Un primo punto che merita di essere approfondita è la circostanza che, secondo l’interpretazione data dall’Agenzia, l’obbligo di monitoraggio sorge anche nei confronti di quei diritti di opzione non cedibili ed assegnati gratuitamente. Ciò risulta non coerente con le norme in materia di imposte dirette, che invece non qualificano tali diritti come valore imponibile ai fini Irpef.

Dal punto di vista pratico si pone un’ulteriore questione legata alla localizzazione del diritto di opzione; ci si chiede, infatti, se il mero diritto ad acquistare un’azione ad una certa data, sia localizzato nel Paese in cui è residente la società che ha emesso le azioni o se, diversamente, assuma rilevanza il Paese di residenza dell’intermediario che eventualmente gestisce e “custodisce” i diritti di opzione incedibili.

L’applicabilità delle norme sul monitoraggio fiscale anche ai diritti di opzione non cedibili ed assegnate gratuitamente (elementi non soggetti alle imposte sui redditi) è determinato dal cambio di orientamento da parte dell’Amministrazione finanziaria; infatti, a decorrere dall’anno fiscale 2009, l’obbligo di monitoraggio è stato esteso anche alle ipotesi in cui la produzione di redditi imponibili in Italia sia anche solo astratta o potenziale (ad es. l’immobile detenuto all’estero non locato, la collezione di francobolli o di oggetti preziosi, yacht non utilizzati a fini commerciali, ecc.) e non più limitato alle fattispecie di effettiva produzione di redditi imponibili in Italia. Pertanto, la mera potenziale redditività dei suddetti diritti di opzione, secondo l’Amministrazione, li rende oggetto di monitoraggio.

Esonero dagli obblighi di monitoraggio

Le perplessità ed i dubbi interpretativi riguardano anche la portata dell’esonero da obblighi di monitoraggio, posto dall’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 167/1990. La Circolare n. 45/E, al paragrafo 2.3, elenca una serie di fattispecie per le quali la normativa sul monitoraggio fiscale ha espressamente previsto degli esoneri dalla compilazione del quadro RW. Tra questi vi è il caso delle attività finanziarie affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari finanziari residenti. L’esonero trova applicazione a condizione che i redditi di natura finanziaria siano riscossi attraverso l’intervento di un intermediario residente, anche se quest’ultimo non opera alcun prelievo alla fonte.

La medesima circolare chiarisce, inoltre, che tale regime di esonero può applicarsi anche alle azioni assegnate per effetto di piani di stock options a condizione che le azioni siano affidate in custodia, amministrazione o gestione ad un intermediario finanziario residente. Il medesimo esonero può applicarsi anche con riguardo ai diritti di opzione dal momento in cui sono esercitabili, se questi possono formare oggetto dei predetti rapporti con l’intermediario (ad es. nelle ipotesi di diritti cedibili).

Alla luce di tali chiarimenti, si può sostenere che l’esistenza di un incarico a riscuotere i proventi derivanti dalle azioni o dalle opzioni, conferito ad un intermediario residente in Italia, consenta di usufruire dell’esonero previsto dalla suddetta norma, anche in quei periodi d’imposta in cui nessun provento è stato riscosso in quanto lo strumento finanziario non ha prodotto redditi imponibili in Italia. I lavoratori che partecipano a piani di incentivazione azionaria possono dunque conferire ad un intermediario residente il mandato a riscuotere i redditi scaturenti dalle azioni detenute all’estero ed eventualmente i proventi derivanti dalla cessione di opzioni.

Quadro di sintesi degli obblighi dichiarativi

Reddito da lavoro dipendente
– In presenza di sostituto d’imposta: indicazione del reddito a cura del sostituto, nel cedolino mensile del periodo di paga nel quale è avvenuta l’assegnazione delle azioni e nella certificazione unica dei compensi Modello CU.
– In assenza di sostituto d’imposta: indicazione del reddito a cura del lavoratore:
1) Modello Redditi PF quadro RC – Sezione I
2) Modello 730 quadro C – Sezione I
Dividendi
– Percepiti tramite un intermediario abilitato residente: nessuna indicazione nel Modello Redditi a condizione che l’intermediario abbia operato la ritenuta a titolo d’imposta;
– Percepiti direttamente dal lavoratore: indicazione del reddito in dichiarazione dei redditi:
– Modello Redditi quadro RM – Sezione V – nel caso si opti per la tassazione sostitutiva, oppure
– Modello Redditi quadro RL – Sezione I nel caso si opti per la tassazione progressiva.
Plusvalenze
Il lavoratore sarà tenuto a riportare l’importo della plusvalenza realizzata nel quadro RT – Sezione II – Modello Redditi.

Obblighi di monitoraggio fiscale

Attività finanziaria Valore da riportare Indicazione Mod. Redditi
Azioni assegnate dal piano senza restrizioni A partire dal grant prezzo di esercizio fissato dal piano Quadro RW
Azioni non ancora vested A partire dal vesting prezzo di esercizio fissato dal piano Quadro RW
Opzioni per l’acquisto di azioni – non cedibili A partire dal vesting prezzo di esercizio fissato dal piano Quadro RW
Opzioni cedibili per l’acquisto di azioni A partire dal grant prezzo di esercizio fissato dal piano Quadro RW
Trasferimenti di denaro o titoli dall’estero su estero, da e verso l’estero Per ogni operazione compiuta gli importi trasferiti Quadro RW

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here