Vesting period nelle Stock Option: le Stock Option sono una forma di incentivazione delle risorse strategiche aziendali, solitamente il top management. A questa particolare categoria di lavoratori le imprese offrono delle particolari forme di incentivazione, sotto forma di bonus.

Tramite l’adozione delle Stock Option viene attribuito ad un dipendente o ad un collaboratore, il diritto di acquistare, al termine di un dato periodo, azioni della società o di un’altra società del gruppo, ad un prezzo solitamente rappresentato dal valore che i titoli avevano alla data di attribuzione delle opzioni.

In un piano di Stock Option, possiamo distinguere alcuni momenti fondamentali:

  • La data di attribuzione delle opzioni (grant date);
  • Il periodo di maturazione delle opzioni, durante il quale le stesse non possono essere esercitate (vesting period);
  • Il periodo in cui il lavoratore o collaboratore può procedere all’esercizio delle opzioni (exercise period);
  • La data di esercizio delle opzioni (exercise date);
  • La data in cui le opzioni decadono (expiration date);
  • Le date in cui le azioni assegnate a seguito dell’esercizio delle opzioni vengono alienate (sale date).

In questo articolo voglio parlarti di come considerare la tassazione del fringe benefit relativo all’esercizio delle Stock Option quando il vesting period è stato maturato in parte in Italia ed in parte all’Estero. Per fare questo prenderò a riferimento i chiarimenti prassi derivanti da caso analizzato dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17 del 23 maggio 2017.

Vesting period

Invece, se vuoi conoscere la disciplina fiscale e dichiarativa delle Stock Option estere puoi cliccare nel link sottostante:

Vesting period: il periodo di maturazione delle stock option

Come abbiamo detto precedentemente, in un piano di Stock Option, possiamo individuare tre fasi principali:

  • Granting. E’ la fase in cui l’impresa concede ai propri collaboratori il diritto ad acquistare un certo numero di azioni in un arco temporale futuro prestabilito e ad un prezzo predeterminato;
  • Vesting. E’ il periodo che intercorre dall’offerta della stock option all’inizio del periodo per l’esercizio del diritto di opzione;
  • L’exercising. Si tratta della fase finale in cui viene esercitato il diritto di opzione e si acquistano le azioni.

Quindi, il vesting period è il periodo di tempo prima che le azioni di un piano di Stock Option di un dipendente, siano possedute incondizionatamente da un dipendente.

Il termine vesting è un termine legale che significa dare o guadagnare un diritto a un pagamento, attività o beneficio presenti o futuri. 

Con le opzioni su azioni, non si ottengono azioni reali su azioni. Il dipendente non può vendere o trasferire le opzioni su azioni durante il periodo di maturazione.

Avrai, invece, il diritto di acquistare un determinato numero di azioni ad un prezzo fisso in seguito. 

Di solito devi guadagnare le tue opzioni nel tempo, un processo chiamato vesting

Esistono tre tipi di maturazione: basati sul tempo, basati sui traguardi ed infine un ibrido basato sul tempo e basati sui traguardi.

La maturazione è, quindi il processo mediante il quale un dipendente con un piano di Stock Option ha diritto a beneficiare della proprietà. 

Il periodo di maturazione è solo per i dipendenti che hanno la possibilità di acquistare azioni fornite dal datore di lavoro.

Nel piano di opzioni di Stock dei dipendenti, le opzioni concesse in base al piano conferiscono un diritto ma non un obbligo al dipendente. 

Momento rilevante per la tassazione

Ai fini impositivi, qualora il diritto di opzione non sia già cedibile a terzi, il momento rilevante ai fini della tassazione in capo al dipendente è costituito dal momento d’esercizio del diritto di opzione (ossia l’exercising).

Fino a quel momento non si configura ancora alcun momento impositivo ai fini delle imposte dirette.

La norma, disciplina esclusivamente l’ipotesi in cui il dipendente mantenga il diritto di  opzione  fino  alla  data  di esercizio dello stesso.

L’assegnazione di  un  diritto  di opzione  cedibile, deve essere assoggettato a  tassazione  come  reddito  di lavoro dipendente fin dal momento  della  medesima  assegnazione. 

Se un diritto non cedibile perde successivamente tale requisito, il relativo valore sarà assoggettato a tassazione soltanto nel periodo di imposta in cui è diventato trasferibile.

Si ritiene, inoltre, che il limite di 2.065,83 euro di non imponibilità si riferisca esclusivamente all’esercizio in cui avviene l’assegnazione delle azioni.

Ciò avviene indipendentemente dal fatto che tale esercizio sia veicolato da diverse opzioni attribuite in differenti momenti.

Tuttavia, l’art. 51, co. 2, del TUIR  prevede l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente di azioni assegnate a ciascun dipendente.

E’ previsto un limite di valore, ovvero che non superi euro  2.065,83  per  ogni periodo di imposta.

Il valore delle azioni attribuite, al netto di quanto corrisposto dai dipendenti, è assoggettato a tassazione quale reddito di lavoro dipendente, per la parte che eccede il limite stesso.

Tale limite è da riferire all’intero periodo di imposta e non alle singole attribuzioni.

Maturazione vesting period all’estero: la Circolare Agenzia delle Entrate

Il caso, di cui voglio trattare è affrontato dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/E/2017 .

La Circolare riguarda il caso di un manager dipendente di una consociata estera, assunto da una società italiana del gruppo, il 1° marzo 2017.

Al lavoratore dipendente, in costanza di rapporto con la società estera, sono state assegnate delle Restricted Stock Units (RSU).

Le RSU danno diritto al possessore di ricevere, al termine di un periodo prefissato, un numero di azioni, senza il pagamento di alcun corrispettivo.

L’assegnazione delle RSU significa che ti stanno dando il diritto di acquisire gratuitamente delle azioni, in un periodo futuro. Potrebbe essere necessario rimanere nella società per un certo periodo di tempo, e talvolta tu o la società dovete raggiungere un traguardo stabilito affinché queste azioni possano maturare. A differenza delle opzioni su azioni, non è necessario acquistarle, è sufficiente attendere che maturino.

Le Stock Option sono attribuite con l’obiettivo di incentivare il raggiungimento dei risultati, nonché fidelizzare le risorse chiave della compagine sociale.

Esse infatti, sono attribuite a condizione che il beneficiario delle stesse, mantenga il rapporto di lavoro durante tutto il periodo.

Tornando al nostro caso, il manager, durante l’attribuzione delle azioni, è residente in Italia e, pertanto, è tenuto a dichiarare l’intero valore delle azioni ricevute.

Tuttavia, quest’ultimo ha optato per il Regime Forfettario, nell’anno in cui ha trasferito la residenza fiscale in Italia. In questo caso, ovvero, quando il vesting period è maturato in parte all’estero ed in parte in Italia occorre prestare particolare attenzione.

Criterio di collegamento per il fringe benefit dall’esercizio di stock option in parte maturate all’estero

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 17/E/2017 afferma che deve essere assoggettato a tassazione italiana soltanto la quota di fringe benefit maturata (“vestita“) in Italia. La quota di vesting period maturata all’estero non assume la veste di reddito imponibile italiano.

A questi scopi occorre individuare la corretta modalità per identificare la quota di vesting period maturata all’estero. Vediamo come fare.

Reddito prodotto all’estero

Quindi, al fine di individuare il reddito che si considera prodotto all’estero occorre fare riferimento al rapporto tra il numero di giorni durante il quale la prestazione lavorativa è stata esercitata nel Paese estero e il numero totale dei giorni necessari ad acquisire il diritto a ricevere le azioni. Il numero dei giorni indicati al numeratore e al denominatore del rapporto deve essere individuato con criteri omogenei.

I termini del rapporto hanno criteri omogenei qualora il reddito derivante dai piani di RSU, da ricomprendere nell’ambito applicativo dell’imposta forfettaria, sia dato dal rapporto tra il periodo di lavoro prestato all’estero, calcolato considerando tutti i giorni in cui il contratto prevede che la prestazione lavorativa non sia svolta nel nostro Paese, al lordo dei giorni di ferie, malattie e festività, e il restricted period, calcolato assumendo 365 giorni per ogni anno.

Ad es. se il periodo di lavoro prestato in Italia va dal 1° marzo al 31 maggio 2017 (92 giorni) e il restricted period ha durata tre anni, il reddito derivante dai piani di RSU da assoggettare ad imposta sostitutiva risulterà dal rapporto [(365×3) -92] /(365×3). Può ritenersi, altresì, che i termini del rapporto siano omogenei qualora i giorni del restricted period siano assunti al netto delle festività, week end e ferie e il periodo di lavoro prestato nel paese estero sia calcolato anche esso al netto di festività, week end e ferie.

Vesting period delle stock option maturato in parte all’estero: conclusioni

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, nel documento di prassi in commento, un aspetto molto importante sulla tassazione a livello internazionale del fringe benefit legato all’esercizio di stock option.

Il criterio da seguire per la tassazione in capo al manager che acquisisce residenza fiscale italiana è quello legato al periodo di maturazione delle stock in cui il manager ha avuto residenza fiscale italiana.

Soltanto la quota di fringe benefit a lui imputabile proporzionale al periodo di sua residenza in Italia risulta essere tassabile in Italia. La quota, invece, maturata all’estero non è soggetta a scontare tassazione italiana.

Si precisa che, lo stesso criterio, può essere reso applicabile anche nel caso opposto, ovvero la situazione in cui il manager abbia esercitato il diritto sulle stock dopo il suo trasferimento all’estero. In questo caso, la quota di fringe benefit imponibile in Italia è soltanto quella proporzionale al tempo che ha ivi trascorso (con residenza fiscale).

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