Questo articolo nasce dall’esigenza di fornire una risposta a quanti di voi ci chiedono come si possa diventare “nomadi digitali” per superare i problemi legati alla tassazione. L’idea che si è diffusa è quella che assumere lo status di nomade digitale consenta di superare la tassazione italiana.

In linea generale e teorica questo è vero, ma affinché questa fattispecie possa concretamente realizzarsi c’è bisogno di passare dalla teoria alla pratica applicando una serie di regole che vedrai in questo articolo.

Ogni settimana riceviamo moltissime richieste da parte di soggetti che credono che passare qualche mese all’estero lavorando online lo renda al di fuori di ogni giurisdizione fiscale. Come sempre, online, ci sono sempre molte informazioni incomplete o inesatte. Per questo ti invito sempre a verificare quello che trovi, specie se non scritto da un esperto del settore.

Proviamo, quindi, a capire non tanto come diventare nomade digitale, ma piuttosto capire perché chi vuole intraprendere questo tipo di vita deve prestare molta attenzione alle implicazioni fiscali. In particolare, faccio riferimento agli aspetti legati alla residenza fiscale ed alla tassazione dei redditi percepiti all’estero.

Nomade Digitale

Se anche tu sei già un nomade digitale o vuoi diventarlo non puoi perderti questo articolo dedicato ai risvolti fiscali dei nomadi digitali. Vedremo i rischi che potresti correre se non operi correttamente e le sanzioni che potrebbero esserti applicate. Infine potrai trovare come contattarci se hai bisogno di aiuto.

Chi è il nomade digitale?

Hai mai provato a pensare, davvero, a chi è un nomade digitale? So che può sembrarti banale ma proprio dalla definizione che possiamo trarre iniziano gli aspetti da tenere in considerazione in ambito fiscale.

Il punto di partenza di questa analisi, infatti, è capire proprio chi è il nomade digitale. Prendiamo a riferimento la definizione presente su Wikipedia:

“I nomadi digitali sono quelle persone che usano la tecnologia delle telecomunicazioni per guadagnarsi da vivere e, più in generale, per condurre una vita nomade. Queste persone hanno la possibilità di lavorare da remoto, da qualsiasi parte del mondo e i loro uffici sono i coworking, le caffetterie, le biblioteche pubbliche e gli spazi di collaborazione”

Chi sono i nomadi digitali? fonte: wikipedia

Da questa definizione possiamo ricavare alcune caratteristiche che identificano i nomadi digitali:

  • Utilizzo delle tecnologie dell’informatica per lo svolgimento dell’attività lavorativa;
  • Lavoro da remoto, senza postazioni di lavoro fisse;
  • Vita nomade, non stanziale. Il nomade digitale spesso non passa più di qualche mese nello stesso Stato.

Questo tipo di attività, quindi, non può essere esercitata da tutti, ma richiede che vi sia la possibilità di operare online. Classici esempi di imprenditori che possono operare con queste caratteristiche sono: youtuber, dropshipper o comunque gestori di Ecommerce, oppure imprenditori che effettuano vendita di infoprodotti. Naturalmente, le possibilità sono ampie, anche un consulente informatico, un consulente aziendale o un professionista che opera su portali come Upwork potrebbe operare con un nomade digitale.

Quando uno di questi imprenditori decide di lasciare l’Italia per girovagare nel mondo, ecco che, ufficialmente, rientra nella definizione di nomade digitale.

Lo stile di vita del nomade digitale

Laptop lifestyle” così viene chiamato lo stile di vita del nomade digitale: viaggiare, vivere e lavorare in gruppo, ognuno con il suo laptop. Video a bordo piscina, macchine di lusso, aerei privati e vita al di sopra di ogni regola.

Questa è la vita che traspare se guardiamo dall’esterno i nomadi digitali. Non se sempre così, anzi, l’apparenza in questi casi è quella che occorre per rendere “magico” ed attraente questo stile di vita.

I limiti scompaiono. Puoi avere il tuo business e usare i migliori professionisti che sanno fare ciò che ti serve, e parlano le lingue che servono a te.

Quello dei nomadi digitali è uno stile di vita glamour che ha ispirato molti, giovani e meno giovani, a vivere viaggiando, conoscendo il mondo, un posto alla volta, qualche mese alla volta.

Mentre ti sposti da nomade, lavori online. Fai il freelancer, o sviluppi il tuo business.

Lavoro, ricchezza, avventura, esperienze di vita, socialità, si mescolano con luoghi, culture, stimoli e attrazioni diverse. Tutto insieme e tutto nello stesso tempo.

È il fascino magnetico di una vita in libertà, avventurosa, che puoi finanziare con il tuo lavoro o il tuo business, e che puoi fare dovunque ci sia internet. Un trend fortissimo che ha fatto nascere prodotti, infoprodotti, seminari e corsi. Lavori o crei il tuo business online.

Nomade digitale e problematiche fiscali

Fino a questo momento ho cercato di descriverti l’attività del nomade digitale. Una vita piena di viaggio, avventura e opportunità. Tuttavia, prima o poi durante questa vita ci si deve confrontare con la disciplina fiscale.

Voglio farti capire di cosa sto parlando raccontandoti la storia di Marco. Mi ha contattato dicendomi che aveva bisogno di aiuto per chiarire la sua posizione fiscale. Ti racconto la sua storia.

Marco è uno youtuber, mostra nel suo canale le recensioni degli alberghi e dei resort che visita ogni anno. Racconta la storia dei suoi viaggi e moltissi follower lo seguono ogni mese. In più ha un contratto con una catena di hotel e resort per effettuare “controllo qualità”. Marco ha sempre vissuto in Italia ed ha iniziato ad operare come freelance aprendo partita Iva. Tuttavia, con il passare del tempo Marco ha deciso di non tornare in Italia, ha lasciato la sua partita Iva aperta ed ha totalmente smesso di fatturare.

Tutto questo per circa due anni e mezzo, in cui Marco ha girato completamente per il mondo, senza fatturare e senza dichiarare i suoi redditi in Italia. L’evento che ha cambiato la vita di Marco è stata la notifica di un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Che cosa è successo a Marco? Dove ha sbagliato?

Proviamo a capirlo insieme guardando le regole che seguono e che voglio mostrarti.

La tassazione dei redditi dei nomadi digitali

E’ inutile negarlo, una delle motivazioni che porta i nomadi digitali a fare una vita in giro per il mondo è sicuramente la variabile fiscale. I vantaggi fiscali che si possono ottenere rappresentano uno dei principali fattori che spingono i nomadi digitali a spostarsi continuamente da Paese a Paese.

La tassazione dei redditi delle persone fisiche è materia trattata in modo differente da ogni Stato e come saprai il livello medio di tassazione può cambiare notevolmente da un Stato all’altro. Per questo motivo i nomadi digitali possono scegliere dove svolgere la propria attività e dove tassare i relativi proventi, nella maniera più vantaggiosa possibile.

Dubai, Hong Kong, Nuova Zelanda, Malta, Cipro, sono mete che ogni aspirante Nomade Digitale sogna per il proprio futuro.

Gli obblighi fiscali nello Stato di provenienza

Per quanto i nomadi digitali possano spostarsi all’estero con l’intenzione di ridurre la “pressione fiscale” della propria attività, questi non possono sottovalutare il permanere di obblighi fiscali nei confronti dello Stato di provenienza.

Vivere all’estero non significa automaticamente aver cessato ogni obbligo nei confronti dello Stato di nostra provenienza.

Devi sapere che ogni Stato ha il potere di definire le regole impositive valide all’interno del proprio territorio. Tuttavia vi sono dei criteri riconosciuti a livello internazionale secondo cui tale potere può essere esercitato anche oltre i confini territoriali, sempre che sussistano dei criteri di collegamento tra lo Stato e l’elemento da tassare.

Nell’ambito della fiscalità internazionale, infatti, la tassazione dei redditi segue criteri di collegamento di natura:

  • Personale. Mi riferisco, ad esempio ai concetti di residenza, domicilio, dimora, sede legale, sede amministrativa e luogo dell’oggetto sociale; 
  • Reale. Classico esempio è la tassazione nello Stato della fonte del reddito.

Questi presupposti sono quelli utili a creare una sovrapposizione del potere impositivo di Stati diversi rispetto ai redditi prodotti a livello internazionale.

Il principio di tassazione dei redditi nello Stato di residenza fiscale

La maggior parte dei Paesi applica criteri di tassazione basati sul principio della worldwide taxation. In base a questo principio ogni Stato ha il potere di tassare tutti i redditi, ovunque prodotti, delle persone fisiche e delle società che hanno residenza fiscale nel proprio territorio. In Italia questo principio è sancito dall’articolo 3 del TUIR.

Considerato che il concetto di residenza fiscale viene definito dagli ordinamenti interni dei singoli Stati, può accadere che esso abbia portata diversa nei diversi Stati in cui un soggetto si trova ad operare.

Questo disallineamento degli ordinamenti nel definire il concetto di residenza fiscale può portare, talvolta, ad attribuire ad un medesimo soggetto la residenza fiscale di due Stati oppure anche di nessuno degli Stati coinvolti. Si tratta, più in dettaglio, di situazioni di “dual residence“.

Tali incertezze sulla localizzazione della residenza fiscale nella maggior parte dei casi vengono risolte attraverso l’applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate tra gli Stati coinvolti.

Nomadi digitali ed i criteri che determinano la residenza fiscale italiana

Assodato che la residenza fiscale costituisce il criterio in base al quale lo Stato tassa i redditi dei contribuenti a prescindere da dove provengano, vediamo adesso quali sono i requisiti per perdere la residenza fiscale Italiana.

Si tratta di criteri che non sono alternativi, ma piuttosto devono essere rispettati congiuntamente per ottenere il trasferimento della propria residenza fiscale all’estero.

Vediamo, di seguito, con maggiore dettaglio questi requisiti.

1. Iscrizione all’ AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero)

Il primo requisito per perdere la residenza fiscale italiana, di natura formale, è costituito dalla cancellazione dal registro della popolazione residente e conseguente iscrizione all’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero).

Tuttavia l’iscrizione all’A.I.R.E. non determina una presunzione di effettivo trasferimento all’estero della propria residenza. Si tratta soltanto di un requisito di natura formale, ma fondamentale perché in caso di sua assenza tutta la procedura di trasferimento non permette di “perdere” la residenza fiscale italiana.

Oltre a questo requisito il soggetto che vuole trasferirsi all’estero deve verificare anche gli altri due requisiti seguenti. In mancanza di essi, infatti, il contribuente continua ad essere considerato soggetto fiscalmente residente in Italia ex art. 2 del TUIR.

2. Domicilio all’estero

Il secondo requisito per individuare la residenza fiscale delle persone fisiche è costituito dal domicilio civilistico. Il domicilio, ex art. 43 del Codice Civile deve essere inteso come il luogo dove una persona vuole stabilire la sede principale dei propri affari e interessi. Questo, a prescindere dalla effettiva presenza in quel luogo.

Per effettuare un corretto trasferimento di residenza all’estero è necessario che il soggetto voglia effettivamente trasferire all’estero il centro degli affari e degli interessi personali. Si tratta di trasferire all’estero il proprio “centro degli interessi vitali“. Con questo termine di origine convenzionale si intende sia i rapporti di natura patrimoniale che economica di un soggetto. Sono ricompresi nella definizione anche quelli familiari sociali e morali.

3. Residenza all’estero

L’ultimo requisito per individuare la residenza fiscale di una persona fisica è quello della residenza civilistica. La residenza, ex articolo 43 del Codice Civile si individua nel luogo dove essa dimora abitualmente.

Per perdere la residenza fiscale italiana e poter acquisire quella estera è, quindi, anche necessario permanere effettivamente all’estero con l’intenzione di volervi rimanere stabilmente.

Come vedremo più avanti è questa la problematica principale del nomade digitale. Ovvero il fatto di identificare una residenza stabile in altro Paese, utile a dimostrare il fatto di avere una intenzione consolidata di stabilirsi in quel Paese. Quella che può sembrare una cosa banale e non necessaria, ai fini fiscali, invece, è fondamentale.

L’importanza del fattore tempo nella residenza fiscale del nomade digitale

Affinché il rispetto dei tre requisiti possa consentire effettivamente di perdere la residenza fiscale italiana è necessario che essi vengano rispettati dal nomade digitale per “la maggior parte del periodo d’imposta”.

Questo significa che il nomade digitale perde la residenza fiscale italiana solo se verifica i tre requisiti sopra indicati per un periodo almeno di 183 giorni all’anno (o 184 giorni per l’anno bisestile).

Senza la verifica della condizione temporale il nomade digitale non riesce a trasferire all’estero la propria residenza fiscale, e con essa rimangono in Italia gli obblighi di tassazione dei propri redditi di fonte estera. Questo, secondo il principio della tassazione su base mondiale dell’articolo 3 del TUIR.

Nomadi digitali e mancata identificazione dello Stato estero di residenza

Come avrai capito essere un nomade digitale non significa perdere automaticamente l’obbligo di dichiarare i redditi nel Paese di provenienza. Molti nomadi digitali, spesso male informati, pensando che lasciando l’Italia ci si lasci dietro anche la fiscalità. Tuttavia, come hai visto questo è possibile solo rispettando le tre condizioni viste in precedenza.

Se non si è in grado di rispettare quelle condizioni si deve continuare a tassare i propri redditi anche in Italia. Se il nomade digitale non è in grado di identificare una residenza all’estero stabile, la sua residenza fiscale effettiva rimarrà in Italia, anche con presenza di iscrizione AIRE.

I requisiti da verificare più difficili, infatti, per un nomade digitale sono quelli del domicilio e della residenza in un altro Paese estero. Se non si è in grado di dimostrare che domicilio e residenza non sono più in Italia ma in un altro Stato estero, sarà tutto vano e ci sarà l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi in Italia.

Tornando all’esempio di Marco il suo problema è stato proprio quello che ti sto indicando adesso. Marco, infatti, non è riuscito a stabilire il proprio domicilio e la propria residenza in nessun altro Stato. Viaggiando continuamente Marco non è riuscito a stabilirsi in altro Paese e per questo ha continuato a mantenere in Italia il centro dei suoi interessi (non avendo individuato fattualmente un altro Stato).

Nell’accertamento fiscale ricevuto dall’Agenzia delle Entrate è stata contestata la mancata dichiarazione dei redditi percepiti in Italia, con le relative sanzioni, ma mancata fatturazione delle operazioni attive e la mancata dichiarazione dei proventi finanziari di fonte estera ai fini del monitoraggio fiscale (attraverso il quadro RW).

Questa contestazione è costata cara a Marco, che non è stato in grado di difendersi proprio in virtù del comportamento errato tenuto in partenza.

In quali altri casi posso essere contestato come nomade digitale?

La tassazione in Italia dei redditi per i nomadi digitali può trovare applicazione anche in molti altri casi. Ad esempio nel caso di imprenditori che dall’estero realizzino in italia una stabile organizzazione, attraverso la presenza fisica o materiale di attività di vendita. Oppure, in alcuni casi, anche attraverso una stabile organizzazioneimmateriale” (ex art. 162, comma 2, lettera f-bis) del TUIR). Questo tipo di stabile organizzazione si realizza, ad esempio, attraverso un portale web dedicato alla vendita prevalente nei confronti di soggetti residenti in Italia.

Per approfondire: “Stabile organizzazione in Italia: la guida

Gli accertamenti fiscali sui nomadi digitali

Ogni anno l’Agenzia delle Entrate effettua dei controlli fiscali legati ad individuare la residenza fiscale dei contribuenti espatriati. Questo tipo di controlli viene effettuato da parte di personale specializzato nell’analisi dei trasferimenti di residenza all’estero.

Si tratta di controlli che vengono volti attraverso indagini dirette effettuate nel territorio italiano, sia attraverso indagini internazionali basate sullo scambio di informazioni fiscali. In questo caso è possibile che l’Agenzia delle Entrate faccia affidamento sulle informazioni provenienti dallo scambio automatico di informazioni (CRS), che sullo scambio di informazioni su richiesta.

Controlli contro l’esterovestizione delle persone fisiche

Ai fini del contrasto all’esterovestizione delle persone fisiche il Comune di ultima residenza in Italia del nomade digitale collabora con l’Amministrazione Finanziaria. Il Comune, infatti, entro 6 mesi dalla richiesta di iscrizione all’A.I.R.E., è chiamato verificare che il contribuente abbia effettivamente cessato di essere residente nel relativo territorio e darne notizia all’Agenzia delle Entrate.

Nei tre anni successivi alla richiesta di iscrizione all’A.I.R.E. sia il comune sia l’Agenzia delle Entrate compiono le opportune attività di indagine. Questa attività viene portata avanti per verificare che i nomadi digitali abbiano effettivamente cessato di essere residenti nel territorio nazionale.

L’Agenzia delle Entrate effettua i suoi controlli costituendo delle liste selettive di contribuenti nei cui confronti procedere con controlli fiscali. Questa lista viene creata attraverso degli “alert” pervenuti attraverso gli incroci con i dati forniti da tutte le banche dati a disposizione.

Per approfondire: “Liste selettive di controllo sugli espatriati“.

Le sanzioni applicate dall’Agenzia delle Entrate

All’esito di tali controlli l’Agenzia delle Entrate recupera le imposte evase e applica le sanzioni previste a carico delle persone fisiche esterovestite che non hanno dichiarato i redditi prodotti ed, eventualmente, non hanno rispettato gli obblighi di monitoraggio fiscale (quadro RW) degli investimenti e delle attività finanziarie detenute all’estero.

Tanto per farti un quadro della situazione le sanzioni che potrebbero essere applicate al nomade digitale che non ha correttamente trasferito all’estero la propria residenza sono:

  • Sanzioni per dichiarazione dei redditi omessa. La sanzione amministrativa va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta e non versata in Italia;
  • Sanzioni per il monitoraggio fiscale delle attività patrimoniali e finanziarie estere. La sanzione amministrativa va dal 3% al 15% del valore delle attività estere non dichiarate. Se poi tali attività sono detenute in Paesi Black List le sanzioni vanno dal 6% al 30% del valore delle attività non dichiarate.

Tieni presente che queste sanzioni vengono applicate per ogni annualità ritenute irregolare. I termini di accertamento, in questi casi, sono di 8 anni. Per approfondire: “Termini di accertamento delle imposte sui redditi“.

Nomadi digitali e trasferimento in Paesi Black List

In tutta questa analisi c’è un’ulteriore aspetto che devi considerare. Mi riferisco al trasferimento in un Paese considerato “paradiso fiscale” (cd. Paesi Black List). In questi casi spetta ai nomadi digitali dimostrare l’effettivo trasferimento all’estero della residenza fiscale.

In questi casi l’art. 3 del TUIR prevede una presunzione legale relativa che ribalta sul contribuente l’onere di dover dimostrare di essersi effettivamente trasferito all’estero. Inoltre, in caso di attività finanziarie provenienti da Paesi Black un’ulteriore presunzione legale relativa determina che tali attività sono state prodotte con redditi non dichiarati.

Come puoi vedere in questi casi la situazione si complica di molto.

Quali sono i Paesi Black List?

Molto spesso si sente parlare di “paradisi fiscali“, facendo riferimento soltanto a sperdute isolette nell’oceano. Tuttavia, le cose non stanno proprio in questo modo. Ci sono ancora molti Stati considerati “paradisi fiscali” per le persone fisiche. Lo status, di paradiso fiscale è dato dal livello di tassazione personale molto inferiore rispetto a quello italiano. Di seguito l’elenco dei Paesi Black List per il trasferimento di residenza delle persone fisiche.

Elenco paesi black list per la residenza fiscale delle persone fisiche

AlderneyAndorraAntigua e BarbudaAntille Olandesi
ArubaBahamaBahreinBarbados
BelizeBermudaBruneiCosta Rica
DominicaEmirati Arabi UnitiEcuadorFilippine
GibilterraGibutiGrenadaGuernsey
Hong KongIsola di ManIsole CaymanIsola Cook
Isole MarshallIsole Vergini BritannicheJerseyLibano
LiberiaLiechtensteinMacaoMalaysia
MaldiveMauritiusMonserratNauru
NiueOmanPanamaPolinesia Francese
Principato di MonacoSarkSeicelleSingapore
Saint Kitts e NevisSaint LuciaSaint Vincent e GrenadineSvizzera
TaiwanTongaTurks e CaicosTuvalu
UruguayVanuatuSamoa

Nomade digitale e mancata acquisizione della residenza fiscale in altro Paese

Particolari sono, inoltre, le posizioni fiscali dei nomadi digitali che, pur avendo adempiuto agli obblighi per la perdita della residenza fiscale italiana, non hanno tuttavia acquisito la residenza fiscale di un altro Paese, proprio per il fatto di essere in continuo movimento da uno Stato all’altro.

In questi casi risulta difficoltoso dimostrare all’Agenzia delle Entrate che il proprio centro degli interessi vitali è stato trasferito in un preciso Paese estero.

D’altra parte, i nomadi digitali sono tenuti ad individuare un Paese in cui fissare la propria residenza se intendono detenere dei conti bancari.

Infatti, per effetto dell’implementazione dei nuovi standard di scambio di informazioni fiscali a livello internazionale (Common Reporting StandardFATCA e Direttive UE sulla cooperazione amministrativa), gli intermediari finanziari della maggior parte dei Paesi al mondo sono tenuti a identificare la residenza fiscale dei propri clienti al fine di trasmettere i relativi dati finanziari ai Paese della rispettiva residenza fiscale.

Sulla base di questi dati, quindi, i Paesi della residenza fiscale dei nomadi digitali, inclusa l’Italia, procedono a verificare la regolarità della posizione fiscale di questi ultimi.

Quando i nomadi digitali vengono effettivamente ritenuti fiscalmente residenti all’estero, d’altra parte, l’Agenzia delle Entrate si occupa di verificare se gli stessi possano essere tassati in Italia. Questo, in ragione, ad esempio, della presenza di una stabile organizzazione oppure per il rapporto di lavoro dipendente che li lega al territorio italiano.

Nomadi digitali e trasferimento della residenza fiscale: conclusioni

Ho deciso di dedicare questo articolo ad approfondire le problematiche legate al trasferimento di residenza all’estero dei nomadi digitali. Sono tantissime le richieste di aiuto che ci arrivano ogni giorno legate a soggetti che intendono vivere girando il mondo. Tuttavia, per poterlo fare occorre rispettare la normativa fiscale italiana legata al trasferimento di residenza all’estero.

Se si decide di emigrare all’estero da nomade digitale senza rispettare questi criteri, come abbiamo visto, si può essere soggetti ad accertamenti fiscali, anche dopo qualche anno, ed essere soggetti a sanzioni molto pesanti.

Queste ipotesi, per la loro specificità, necessitano di attente valutazioni per individuare il corretto inquadramento fiscale dei nomadi digitali e per pianificare le modalità di svolgimento delle relative attività al fine di escludere contestazioni per violazioni fiscali.

Se necessiti dell’analisi della tua situazione personale, ti invito a contattarci attraverso il form di cui al link seguente. Riceverai il preventivo per una consulenza personalizzata in grado di risolvere i tuoi dubbi sull’argomento.


Considerata l’elevata quantità di commenti che ci arrivano ogni giorno è opportuno effettuare alcune precisazioni. Saranno pubblicati soltanto commenti che arricchiscono il testo dell’articolo con particolari situazioni, utili anche per altri lettori. Per l’analisi di situazioni personali, l’unico modo per ottenere risposta è attraverso il servizio di consulenza fiscale.

2 COMMENTI

  1. Articolo interessante. Con riferimento a quanto da voi sopra pubblicato avrei una domanda da porre. Il prossimo anno arriverò all’agognata pensione, vorrei stabilire la mia residenza fiscale in un paese con una tassazione più favorevole. Vorrei però anche passare alcuni anni viaggiando con un camper per tutta l’Europa. Mi sembra però di capire che le due cose siano incompatibili e corretto?

  2. Si può fare, ma bisogna sempre tenere presenti le regole sulla residenza fiscale perché comunque uno Stato di residenza fiscale continuerà ad esserci. Il consiglio è quello di affidarsi ad un consulente fiscale preparato su questi argomenti per pianificare al meglio la sua situazione per il futuro. Se vuole ci scriva in privato per una consulenza.

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