Se hai movimentato capitali finanziari all’estero e non li hai dichiarati all’Agenzia delle Entrate, hai un problema. Sono partite le lettere di compliance volte a comunicare ai contribuenti interessati la non compliance rispetto alla normativa sul monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere. 

Tutti i contribuenti residenti fiscalmente in Italia sono tenuti ad effettuare il monitoraggio fiscale delle attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero. Si tratta dell’obbligo di dichiarare attività finanziarie detenute all’estero a scopo di investimento. Attività finanziarie, quindi, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.

Come preannunciato dalla stessa Agenzia delle Entrate molti contribuenti italiani hanno già ricevuto le c.d. lettere di compliance (già a partire dai mesi di novembre/dicembre scorsi). Si tratta di lettere con le quali l’Agenzia, forte delle informazioni ottenute dallo scambio di informazioni con le Autorità fiscali estere invita a sanare le eventuali irregolarità dichiarative. Cosa che può essere effettuata mediante il ricorso allo strumento del ravvedimento operoso.

Se negli ultimi anni hai movimentato attività finanziarie all’estero e non le hai comunicate all’Agenzia delle Entrate attraverso la dichiarazione dei redditi, questo articolo può esserti di aiuto, perché puoi trovare molte informazioni relative alle lettere di compliance connesse al mancato rispetto normativa sul monitoraggio fiscale, e su eventuali redditi di fonte estera non dichiarati. Potrai capire quali sono le possibilità a tua disposizione anche attraverso il ravvedimento operoso.


Lettere di compliance frutto dello scambio automatico di informazioni fiscali in ambito internazionale

La progressiva entrata in funzione delle diverse forme di scambio di informazioni di matrice Europea e Convenzionale, ha portato l’Amministrazione finanziaria ad avere a disposizione una mole di dati importante. Si tratta di informazioni potenzialmente utili all’identificazione delle fattispecie di carattere evasivo ed elusivo a livello transfrontaliero.

Lo scambio automatico di informazioni relativo ai rapporti di natura finanziaria detenuti all’estero permette all’Amministrazione finanziaria di poter disporre di moltissime informazioni, che fino a qualche anno fa non erano disponibili. Proprio sulla base di questi dati l’Agenzia delle Entrata ha elaborate e trasmesso ai contribuenti le c.d. “lettere di compliance“. Si tratta, in buona sostanza, di comunicazioni con le quali i contribuenti vengono resi edotti su sulla presenza di anomalie relative alla compilazione del quadro RW del modello Redditi P.F. e di eventuali quadri dichiarativi collegati (solitamente, i quadri RL, RT ed RM). Detto questo, appare opportuno, prima di analizzare la portata e le problematiche legate alla ricezione di lettere di compliance andare ad analizzare, schematicamente, gli obblighi di monitoraggio fiscale.


Monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere

Il monitoraggio fiscale è un adempimento obbligatorio a cui sono chiamati tutti i contribuenti fiscalmente residenti in Italia. La disciplina sul monitoraggio delle attività patrimoniali e finanziarie estere è stata introdotta nel nostro ordinamento dal D.L. n. 167/90, convertito poi dalla Legge n. 227/90.

L’obiettivo del monitoraggio fiscale è quello di porre un limite alle movimentazioni finanziarie tra Stati diversi dettate esclusivamente da motivazioni a carattere fiscale. Negli anni gli accordi sulla cooperazione informativa tra gli Stati si sono notevolmente intensificati. Dagli accordi che riguardano i soli Stati UE, si è passati ad accordi internazionali come il CRS (“Common Reporting Standard“), oppure il FATCA, di matrice USA.

Oggi il monitoraggio fiscale rappresenta sicuramente uno degli adempimenti più odiati dai contribuenti. Infatti, i contribuenti interessati dal possesso (o dall’essere titolari effettivi) di attività finanziarie e patrimoniali detenuti all’estero sono obbligati a dover dichiarare queste attività in dichiarazione dei redditi. Inoltre, al sussistere di alcune condizioni, obbliga i soggetti obbligati al pagamento delle imposte patrimoniali, che sono:

  • Ivie – per gli immobili detenuti all’estero;
  • Ivafe – per le attività finanziarie.

L’obbligo di adempiere al monitoraggio fiscale rappresenta la risposta all’esigenza dell’Amministrazione finanziaria di acquisire il maggior numero possibile di informazioni per poter svolgere la propria attività di accertamento relativamente ai patrimoni detenuti all’estero.

Dalla mia esperienza posso dire che il numero delle lettere di compliance inviate ai contribuenti sta crescendo di anno in anno. Questo fatto deriva dalla sempre maggiore adesione di paesi esteri nei confronti di accordi sullo scambio automatico di informazioni. Questo aspetto ha portato alla segnalazione di sempre più situazioni anomale. Situazioni che l’Agenzia monitora attraverso la segnalazione al contribuente.

Vediamo adesso quali attività patrimoniali e finanziarie sono oggetto di segnalazione.

Detenzione e disponibilità di attività finanziarie estere

Un aspetto importante della disciplina sul monitoraggio fiscale riguarda la detenzione delle attività finanziarie estere. L’obbligo di monitoraggio, infatti, sussiste indipendentemente dalla modalità con cui il contribuente residente ha assunto la detenzione dell’attività finanziaria estera:

  • titolo gratuito (ad esempio, per donazione o successione) o
  • titolo oneroso.

L’obbligo di monitoraggio nel modello Redditi degli investimenti esteri sorge quando, congiuntamente, il soggetto abbia il potere di disporre del bene e abbia il possesso del reddito che ritrae dallo stesso. Nel caso in cui sullo stesso bene vi siano più diritti reali (nuda proprietà e usufrutto) suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia, ogni singolo titolare del diritto è chiamato a monitorare il patrimonio estero nei limiti del valore della quota di propria competenza (rinvenibile nell’atto costitutivo del diritto).

Nel caso in cui, invece, l’attività finanziaria all’estero sia in comunione o cointestata a più soggetti, ognuno di questi ha l’obbligo di presentazione del quadro RW. Ogni titolare ha l’obbligo di indicazione con riferimento all’intero valore del bene e con l’indicazione della percentuale di possesso.

Un ulteriore precisazione in merito ai soggetti obbligati al monitoraggio è arrivata dalla Circolare n. 38/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate. In tale documento l’Amministrazione finanziaria afferma che sono tenuti al monitoraggio fiscale anche i soggetti che hanno la semplice disponibilità o la possibilità di movimentazione dell’attività finanziaria estera (es. il caso dei soggetti con delega al prelievo su un conto corrente estero). Non devono, invece, compilare il quadro RW i soggetti che hanno il solo potere di firma sul conto corrente estero,. Questo a patto che si tratti di delega ad operare per esclusivo conto dell’intestatario (la società) e non nell’interesse proprio (vedasi il caso dell’amministratore che ha la delega al prelievo sul conto corrente estero della società).

Valore delle attività finanziarie estere

Per le attività finanziarie estere il valore fiscalmente rilevante è costituito dal costo di acquisto o dal valore di mercato. Le attività estere di natura finanziaria sono costituite dalle attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera. Ad esempio:

  • Partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti;
  • Finanziamenti;
  • Polizze di assicurazione sulla vita stipulate con compagnie di assicurazione estere;
  • Metalli preziosi allo stato grezzo o monetato detenuti all’estero;
  • Attività finanziarie italiane detenute all’estero;
  • Attività di natura finanziaria italiane detenute in Italia per il tramite di fiduciarie estere o di soggetti esteri interposti).

Così come per gli investimenti, inoltre, devono essere monitorate anche le attività finanziarie intestate a società localizzate in Paesi non collaborativi (c.d. “black list“), detenute dal soggetto residente in qualità di titolare effettivo.

Le attività finanziarie devono essere indicate ai fini del monitoraggio in ogni caso. Questo salvo il caso di depositi e conti correnti, relativamente ai quali l’obbligo sorge solo nel caso in cui il valore massimo complessivo nel singolo periodo d’imposto ecceda la soglia giornaliera di 15.000 euro.

Il valore delle attività finanziarie estere da indicare nel quadro RW è pari al valore di mercato rilevato al termine del singolo periodo d’imposta. Ovvero, nel caso di attività finanziarie non quotate in mercati regolamentati (o di attività che, seppur quotate, sono state escluse dalla negoziazione), il valore nominale o il valore di rimborso o, in mancanza, il costo di acquisto.

Per approfondire: “Stock Option estere nel quadro RW“.


Lettere di compliance: soggetti interessati

Arrivato a questo punto della lettura dovresti aver già capito se sei tra i soggetti che detiene attività finanziarie estere. Ti ho indicato le attività oggetto di monitoraggio e il valore finanziario che le identifica. Se sei tra questi soggetti devi verificare di aver correttamente presentato la dichiarazione dei redditi compilando il quadro RW del modello Redditi.

Nel caso in cui il quadro non risulti compilato, oppure risulti incompleto o inesatto, potresti essere tra i destinatari di una lettera di compliance dell’Agenzia delle Entrate. Rientrano tra i soggetti destinatari di “particolari attenzioni” da parte dell’Agenzia:

  • Tutti i cittadini italiani, anche se iscritti all’AIRE. In quanto, la loro residenza fiscale potrebbe essere comunque attratta nel territorio dello Stato;
  • Cittadini esteri iscritti nell’Anagrafe della popolazione residente in Italia. Oppure soggetti esteri per i quali la residenza fiscale, sulla base di analoghe considerazioni circa elementi di fatto, viene comunque attratta in Italia.

Da precisare è che, oltre alle lettere di compliance (meno pericolose per i contribuenti), è partito anche l’invio di inviti o questionari ex articolo 32 DPR n. 600/1973. Inviti e questionari che, a differenza della richiesta generica tipica delle sopracitate lettere di compliance, rappresenta l’inizio di una vera e propria attività istruttoria.


Lettere di compliance: contenuto della comunicazione

Se pensi di ricevere anche tu una lettera di compliance ti sarà di fondamentale importanza capire qual’è il contenuto della comunicazione. In particolare, le lettere di compliance vengono inviate al contribuente quando vengono riscontrate anomalie nel confronto tra:

  • I dati ricevuti dalle autorità fiscali estere, e
  • I dati dichiarati dal contribuente in dichiarazione dei redditi.

La comunicazione, in se, non fornisce dati rilevanti, in quanto ha l’obiettivo di indicare al contribuente la non compliance rispetto ai dati dell’Agenzia.

Non viene fornita alcuna indicazione ne sul Paese ne sull’entità dell’attività finanziaria non dichiarata detenuta all’estero.

L’obiettivo della comunicazione è quello di stimolare il corretto assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale. Questo in relazione alle attività finanziarie detenute all’estero. La lettera di compliance, infatti, mira a favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili derivanti da redditi percepiti da attività finanziarie estere.

La scelta dei contribuenti da sottoporre a compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate è effettuata in modo quasi automatico. La banca dati dell’Agenzia invia la comunicazione a specifici contribuenti, quelli ritenuti a maggior rischio evasione. La scelta dei contribuenti da sottoporre a controllo, tuttavia, deriva essenzialmente dalle informazioni ricevute dal Common Reporting Standard (CRS). In ogni caso le lettere di compliance contengono le seguenti informazioni:

  • Codice fiscale, cognome e nome del contribuente;
  • Numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;
  • Codice atto;
  • Modalità per regolarizzare la propria posizione, avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso;
  • Modalità per richiedere informazioni o per eventuali precisazioni utili a chiarire l’anomalia segnalata, rivolgendosi alla Direzione Provinciale competente.

Cosa succede quando si riceve una lettera di compliance?

Se sei entrato nella lista di contribuenti che ha ricevuto una lettera di compliance, ti consiglio di rivolgerti subito ad un dottore Commercialista esperto. Devi individuare un soggetto che come il sottoscritto abbia maturato esperienza in ambito di fiscalità internazionale. Solo in questo modo potrai avere a tua disposizione l’esperienza di un professionista che ha già aiutato altri contribuenti in questa situazione. Fatto questo, assieme a lui, avrai a tua disposizione due scelte.

Vediamo quali sono.

Presentazione della dichiarazione dei redditi integrativa

La prima è quella di aderire alla lettera di compliance e presentare una dichiarazione integrativa. In pratica si tratta di andare a modificare la dichiarazione precedentemente presentata. In questo modo andrai a:

  • Sanare la tua situazione dichiarando attività finanziarie estere;
  • Dichiarare i redditi derivanti da queste attività.

Il vantaggio di questa soluzione è indubbiamente quello di poter usufruire dei vantaggi del ravvedimento operoso. Per approfondire ti lascio da consultare questo apposito articolo dedicato: “Ravvedimento operoso del quadro RW“. Versando la maggiore imposta dovuta con sanzioni ridotte ed interessi potrai sanare interamente la tua situazione. Questo senza rischiare ulteriori ingerenze da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Portare avanti questa possibilità significa intervenire nell’immediato, prima che l’Agenzia delle Entrate prosegua con la sua attività di accertamento. Per questo motivo è di fondamentale importanza avere, da subito, tutte le informazioni e la documentazione utile a poter predisporre la dichiarazione dei redditi integrativa. Inoltre, devi tenere presente che con questa scelta devi versare tutta l’imposta dovuta ed anche le sanzioni in modo da perfezionare la dichiarazione integrativa. Tale scelta, infine, è opportuno che sia valutata per tutte le annualità irregolari, anche se non ancora oggetto di lettera di compliance.

Non aderire alla lettera di compliance

La seconda possibilità a disposizione è quella di non aderire alla lettera di compliance. Per quella che è la mia esperienza, si tratta di una soluzione che generalmente non mi sento di consigliare. In buona sostanza, questa possibilità comporta il fatto di non effettuare alcuna dichiarazione integrativa.

La situazione rimane immutata, ma in questo caso l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di procedere con i passi successivi. Mi riferisco alla possibilità di emettere un avviso di accertamento. Avviso, che una volta notificato impedisce al contribuente la possibilità di usufruire del ravvedimento operoso. Questo comporta, inevitabilmente, l’applicazione di sanzioni piene da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Per questo mi sento di non consigliare questa soluzione. A meno che non sia palese il fatto che l’Agenzia delle Entrate abbia commesso un errore nell’invio della lettera. Magari perché non hai mai detenuto attività finanziarie estere. In questo caso, però, consiglio comunque di rispondere alla lettera con un’istanza in autotutela in cui si comunica lo sbaglio commesso dall’Agenzia.

L’unico aspetto da considerare nell’attendere l’accertamento da parte delle Entrate sta nel fatto che attraverso la notifica dell’avviso di accertamento è possibile poi procedere alla richiesta di rateazione degli importi richiesti, beneficiando dei vantaggi dell’acquiescenza, ovvero la riduzione ad 1/3 delle sanzioni applicate dall’Agenzia nell’accertamento (non delle sanzioni minime previste, come nel ravvedimento, attenzione!).


Monitoraggio fiscale di attività finanziarie estere: il regime sanzionatorio 

Arrivato a questo punto sono sicuro che sei curioso di conoscere il regime sanzionatorio legato al monitoraggio fiscale. La misura delle sanzioni relative alle violazioni del monitoraggio fiscale è contenuta nell’articolo 5 del D.L. n. 167/90. Così come rinnovato dall’articolo 9 della Legge n. 97/2013. Per le violazioni relative all’omessa o infedele presentazione del quadro RW è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria.

Sanzione nella misura compresa tra il 3% e il 15% calcolata sull’ammontare di ogni singolo importo non dichiarato. Non è più applicabile, invece, la confisca dei beni non dichiarati. Le sanzioni sono raddoppiate, nella misura dal 6% al 30% degli importi non monitorati, qualora le violazioni dovessero riguardare beni, attività o investimenti detenuti in Paesi a regime fiscale agevolato.

La sanzione è, invece, applicata nella misura fissa di 250 euro in caso di presentazione del quadro RW con un ritardo non superiore a 90 giorni. Il termine si misura dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Queste naturalmente sono le sanzioni piene applicate dall’Agenzia in caso di mancata risposta alla compliance con una dichiarazione integrativa.


Lettere di compliance: riflessioni

Le indicazioni fornite dall’Amministrazione finanziaria evidenziano la potenziale disponibilità delle informazioni rinvenienti dal CRS. Tuttavia, è altrettanto vero che vi è l’impossibilità di selezionare le informazioni CRS “utili” incrociandole con gli altri dati presenti all’interno dell’Anagrafe Tributaria. Questo comporta che gran parte degli indizi di evasione riguardino soggetti perfettamente in regola. Pertanto, l’Agenzia ha deciso di porsi in modo positivo nei confronti dei contribuenti non in regola. Questa comunicazione li avverte dell’esistenza di una possibile anomalia senza precludere l’accesso all’istituto del ravvedimento operoso. Questo nel caso in cui il contribuente abbia effettivamente violato la norma.

Lettera di compliance configura una sorta di ulteriore ultimatum nei confronti dei contribuenti che:

  • Non hanno aderito a nessuna delle due edizioni della voluntary disclosure ma
  • Sono risultati quali reportable person ai fini dello scambio automatico.

Tali richieste potrebbero dunque essere recapitate non solo a soggetti che hanno effettivamente omesso di dichiarare redditi di fonte estera o di compilare il quadro RW. Ma anche a soggetti non tenuti ad indicare tali attività o redditi in dichiarazione.

Ad esempio, a cittadini italiani fiscalmente residenti all’estero e correttamente iscritti all’AIRE. Oppure a coloro che non sono chiamati a compilare il quadro RW in quanto lavoratori in zone di frontiera e detentori – nello Stato estero in cui lavorano – di conti correnti. Soggetti fiscalmente residenti in Italia titolari di disponibilità all’estero per il tramite di un intermediario italiano. Soggetto che, al verificarsi dei presupposti, prelevi eventuali ritenute ed imposte sostitutive dovute sui redditi di fonte estera. Ti segnalo in particolar modo casi riguardanti: polizze vita, quote di fondi comuni d’investimento e azioni o quote di società estere.


Lettere di compliance: come modificare la tua posizione

Come detto, se sei un contribuente che ha ricevuto una lettera di compliance, non restare fermo. Non fare niente è sicuramente la scelta peggiore che hai a disposizione. Tieni sempre a mente che il tempo è fondamentale in ogni decisione, in quanto la tempestività di intervento è importante per evitare che l’Amministrazione finanziaria proceda prima che tu abbia completato la procedura di ravvedimento e presentazione della dichiarazione integrativa.

Se hai bisogno di un consulente a cui affidarti per analizzare la situazione ed individuare la soluzione migliore per te sono a disposizione. Compilando il form che troverai al link seguente potrai richiedere direttamente la mia consulenza. Riceverai un preventivo personalizzato e se lo accetterai analizzerò la situazione e ne discuteremo insieme in consulenza.

Commenti:
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2 COMMENTI

  1. Buongiorno, se mi accorgo di non aver fatto il quadro RW, ma la lettera di compliance non arriva, è sicuro che l’Agenzia delle Entrate non potrà più verificare e potrebbe succedere che la cosa passi inosservata? Oppure mi conviene sempre procedere con il ravvedimento operoso? Grazie mille per l’aiuto.
    Elena

  2. Salve Elena, ci sono sei anni di tempo prima che l’annualità passi in prescrizione, sempre che le attività estere non siano detenute in Paesi Black List. In questo lasso di tempo potrebbe sempre essere soggetta ad accertamenti sulle attività detenute all’estero.

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