La vendita di beni in ecommerce è considerata dall’Amministrazione Finanziaria come un’attività commerciale. Questo significa che il suo esercizio abituale richiede necessariamente l’apertura di una partita Iva. Se vuoi avviare un’ecommerce in questo articolo troverai tutte le informazioni utili all’apertura. 

Vorresti aprire un sito internet per vendere in ecommerce? Oppure stai effettuando vendite su E-bay o su Amazon e ti stai chiedendo se sei in regola con il fisco?

Probabilmente se stai leggendo questo articolo stai cercando di dare una risposta a queste domande che attanagliano tutti quei soggetti che si propongono di aprire un sito per vendere on-line.

Intraprendere un’attività commerciale su Internet è un passo importante da compiere. Per questo non bisogna lasciare assolutamente nulla al caso.

Aprire un e-commerce

Accompagno molti imprenditori sia nella fase di start up del loro business sia nella gestione dei loro adempimenti contabili e fiscali. Negli anni ci siamo accorti che molti errori vengono commessi nella fase iniziale del business. Errori che avrebbero potuto essere evitati con maggiore attenzione o con la consulenza di un esperto.

Tuttavia, so benissimo che molti di voi dispongono di un budget limitato e che quindi, necessitano di fare da soli. Per questo motivo in questo articolo troverai molte informazioni frutto di esperienza sul campo e che difficilmente troverai altrove.

A questo punto, cominciamo ad analizzare la situazione.

Come vendere online? Le alternative possibili

Se si vuole vendere online, bisogna individuare la modalità migliore per farlo. Esistono, infatti, tre principali canali per la vendita di oggetti o info-prodotti online.

Sto parlando dell’utilizzo di:

  • Canali di vendita offerti da terzi. Faccio riferimento a negozi online offerti all’interno di siti web. Il più famoso è sicuramente Ebay, oppure lo stesso Amazon, ed infine Etsy, se vendi oggetti realizzati con le tue mani;
  • Canali di vendita diretta. Faccio riferimento all’acquisto di un dominio e di un hosting su cui installare un CMS. Si tratta di un software (content management system) che permette di gestire in maniera completa tutti gli aspetti del proprio negozio online;
  • Canali di affiliazione. In questo caso, rispetto ai precedenti, non si vende direttamente oggetti a nostra disposizione, ma si opera come intermediari, percependo una commissione su ogni vendita effettuata.

A questo punto sono sicuro che ti starai chiedendo quale sia tra questi il migliore canale di vendita.

Ebbene non esiste una risposta certa e valida per tutti. Dipende, infatti, da quali oggetti vuoi vendere e dal mercato che hai a disposizione.

Se sei un hobbista e vuoi provare a fare il salto di qualità vendendo le creazioni che realizzi sicuramente ti consiglio di iniziare con un canale di vendita indiretto come Etsy. Se invece sei un negoziante che vuole portare il proprio negozio online per avere un secondo canale di vendita, ti consiglio di acquistare uno spazio web.

Infine, se non vuoi avere problematiche legate al magazzino puoi provare le affiliazioni, oppure la vendita in dropshipping.

Sito di Ecommerce: adempimenti tecnici

Una volta visti i canali a disposizione concentriamoci sul canale principale di vendita online. Ovvero un portale di ecommerce.

Per prima cosa, prima di affrontare gli aspetti fiscali che vedremo di seguito, è bene avere chiari gli aspetti tecnici.

La scelta di una piattaforma e dei suoi contenuti. La scelta di un catalogo di prodotti vendibile. Infine, utilizzo dei metodi di pagamento e di quelli di consegna. Sono tutti aspetti che devi prendere in considerazione.

Vediamo con dettaglio.

E-commerce: la scelta della piattaforma

Per la realizzazione del tuo ecommerce puoi affidarti a diversi tipi di piattaforme:

  • Sistemi open source. Sono piattaforme con licenza GNU (General Public License). Licenza caratterizzata dal codice sorgente libero e completamente modificabile. Prestashop o Magento sono alcuni dei principali software open source in circolazione.
  • Piattaforme in affitto. Con questo sistema è possibile ottenere un ecommerce pagando un noleggio periodico, di solito mensile. Spesso, il sito viene offerto con un pacchetto di servizi. Quindi sforare con le richieste troppo personalizzate potrebbe essere troppo costoso.
  • Sito web proprietario. Si tratta della soluzione che richiede il maggiore investimento economico. Questo perchè il sito web viene completamente sviluppato da uno o più programmatori che lo costruiscono da zero in base alle esigenze dell’azienda.

In questa fase, se non sei uno sviluppatore, ti consiglIo di affidarti ad un esperto nella creazione di siti web per le vendite online. Fare da solo se non hai esperienza non ti aiuterà, considerati i tantissimi operatori online che hanno siti prestazionali e di forte impatto.

Ricorda sempre che oggi i siti di ecommerce ce ne sono tantissimi sul mercato. Affinché un utente scelga di acquistare un prodotto proprio sul tuo ecommerce è necessario o che tu offra prodotti che non si trovano altrove. Oppure che il tuo ecommerce sia diverso dagli altri sul mercato. Magari per catalogo politiche di vendita o di pagamento/assistenza.

Se non vuoi concorrere sul prezzo, devi concorrere sul brand, sulla qualità e sulla differenziazione nel tuo mercato. Trovare nicchie di mercato scoperte è sempre più difficile. Per questo devi puntare su altri elementi per rendere profittevole la tua attività online.

Il catalogo di vendita e la sua organizzazione

La scelta del catalogo prodotti è uno degli elementi a cui devi prestare molta attenzione.

La gestione dei prodotti da vendere può fare la differenza tra un business che funziona ed uno destinato al fallimento

Qualsiasi sia il tuo settori devi scegliere i prodotti con attenzione, dividendoli sempre per categorie.

Gli utenti del tuo ecommerce per arrivare all’acquisto devono sempre trovare con facilità ciò che cercano.

Quello che posso dirti dalla mia esperienza è che devi inserire nel tuo ecommerce soltanto articoli che puoi realmente gestire. Inutile avere un magazzino ampio, che ti assorbe liquidità se non hai una ampia rotazione di prodotti. Meglio allora avere pochi prodotti ma realmente spendibili sul mercato.

E’ fondamentale lavorare lato SEO per compilare correttamente le sChede prodotto, arricchendole con foto di qualità e descrizioni esaustive.

Senza dimenticare che nei grandi porTali di ecommerce le persone sono spinte all’acquisto grazie anche alle recensioni ricevute. Quindi cerca di invogliare le persone a lasciare il loro giudizio sul portale e sui prodotti acquistati.

Infine ricorda che ogni prodotto deve essere associato ad un codice. Si tratta di un sistema che ti permette di identificarlo univocamente e non sbagliare con le spedizioni.

Ecommerce e metodi di pagamento

Anche la scelta del metodo di pagamento può fare la differnza tra te e i tuoi concorrenti.

Se vuoi avere successo con il tuo negozio online devi essere competitivo e per mettere ai tuoi clienti di acquistare in diversi modi.

Bonifico bancario, carte prepagate, contrassegno alla consegna, ritiro nel punto vendita PayPal e Stripe non potranno mancare.

Gli ecommerce solitamente accettano pagamenti con carte di credito tramite sistema di POS offerto dalle banche oppure con PayPal, un sistema sicuro pensato per le transazioni online.

Non implementare uno di questi sistemi di pagamento significa tagliare fuori una parte di utenti interessati all’acquisto.

Quindi anche se la procedura d’iscrizione ti sembra complessa e lunga, ricorda che non puoi farne a meno e ti tornerà utile con la maggior parte dei tuoi utenti.

Ricorda che devi sempre distinguerti dai tuoi concorrenti. Fai ciò che loro non farebbero mai!

Consegna dell’ordine al cliente

Non penserai veramente che appena effettuata la transazione il tuo lavoro sia finito, vero?

Potrai rilassarti solo quando l’ordine sarà tra le mani del tuo cliente. A meno che quest’ultimo non chieda un rimborso o una sostituzione. Cosa purtroppo frequente in alcune categorie merceologiche, vedi l’abbigliamento.

Molti sottovalutano quest’ultima fase, ma la scelta del corriere è fondamentale per soddisfare i tuoi clienti e farli tornare sul tuo e-commerce.

Si tratta di una scelta talmente importante che devi prendere con calma e ponderazione. Il corriere incide sui costi di trasporto, quindi devi valutare con attenzione il rapporto costi benefici. Quando vale tenere un cliente soddisfatto dei tempi in cui riceve il bene, rispetto ad un trasporto poco costoso ma non affidabile?!

Ogni aspetto del vostro ecommerce deve essere curato e scelto con la massima attenzione. Gli utenti ormai sanno capire subito se un portale è sicuro ed affidabile.

Importanza della Search Engine Optimization (SEO) nell’Ecommerce

Arrivati a questo punto il tuo ecommerce è sicuramente a buon punto, ma non è ancora finita.

Anche se il portale è attivo, devi fare in modo che sia rintracciabile sui motori di ricerca.

E’ importantissima la SEO per gli ecommerce. Hai mai provato a cercare il nome di un prodotto su google?

Quali sono i primi risultati che ottieni? Sicuramente avrai notato che le prime posizioni sono prese dai grandi portali di ecommerce. Se il sito, invece, si posizione in seconda pagina, di sicuro vendite non ne arriveranno.

Per questo motivo senza un SEO specialist a tua disposizione, difficilmente oggi un ecommerce riesce a stare in piedi oltre 18 mesi. Se hai superato questa dead line indenne, allora hai buone speranze di avere successo.

Quello che devi fare è costruire il tuo sito e le tue pagine prodotto secondo le regole di Google. Soltanto in questo modo potrai facilmente scalare i suoi risultati di ricerca e aumentare la visibilità online.

Non sarà facile e dovrai spendere tempo e denaro per farlo. Quindi, come capirai tra poco devi dotarti di un budget per poter avviare un ecommerce di successo.

Creazione di strategie di marketing e campagne pubblicitarie

Il tuo e-commerce ha un solo obiettivo: vendere.

Tutto deve contribuire alla conversione di un utente in cliente, per farlo devi creare un sito usabile, visibile e dedicare parte del tuo budget alle campagne pubblicitarie a pagamento: da AdWords a Bing Ads fino alla pubblicità social di Facebook Ads.

Decidi preventivamente su quali canali intervenire e quante risorse investire per ognuno.  Adesso avrai capito perché ti parlavo di budget da spendere. Senza una adeguata campagna di marketing online nessun ecommerce oggi ha speranze di restare a lungo sul mercato.

Ricorda di aprire una pagina sui social media per promuovere la tua attività o utilizzare i tanti canali messi a disposizione dalla rete: profilo su Youtube, blog, forum di discussione etc.

Hai messo le basi per il tuo e-commerce, ora devi impegnarti a realizzare al meglio ogni punto, da ognuno di questi dipende il tuo successo.

Sito di Ecommerce: adempimenti fiscali e previdenziali obbligatori

Una volta analizzati gli aspetti tecnici legati all’avvio di un’attività di ecommerce, adesso guardiamo gli aspetti fiscali e previdenziali.

Se pensi che costruire un ecommerce sia solo tecnica ti sbagli. Se non operi in regola con gli adempimenti fiscali incorrerai sicuramente in sanzioni, che spesso comportano come conseguenza la chiusura dell’attività.

Quindi attenzione!

Ricorda sempre che non devi essere a conoscenza di tutta la normativa fiscale e previdenziale. Può occuparsi di tutto questo un commercialista. Non ti servirà un consulente qualunque, ma qualcuno di esperto nel business online.

Come avrai capito noi di Fiscomania.com offriamo servizi di assistenza e consulenza fiscale per business online da anni, e sappiamo come farti operare al meglio.

Detto questo, entriamo nel dettaglio degli adempimenti fiscali e contabili per l’avvio di un’attività di ecommerce.

Dropshipping senza partita Iva è possibile?

È possibile fare operare con un Ecommerce (anche in dropshipping) in Italia senza partita IVA? Fare Ecommerce senza partita Iva è legale?

Queste sono le domande più frequenti che mi vengono rivolte da aspiranti imprenditori nel campo dell’ecommerce.

Devi sapere che ogni soggetto che svolge abitualmente un’attività economica e che crea un’organizzazione definita e stabile è obbligato a richiedere all’Agenzia delle Entrate l’apertura di una propria partita Iva. Quindi, per fare Ecommerce (anche in dropshipping) è necessaria la partita Iva.

Un’attività ha le caratteristiche di abitualità ed organizzazione anche solo per la volontà di voler comprare e rivendere prodotti in modo continuativo. Oppure per la volontà di pubblicizzarsi con strategie di marketing o di advertising online. Questi sono tutti segnali che indicano la necessità di operare in ecommerce con partita Iva.

Fare Ecommerce in dropshipping senza partita IVA non è possibile

Ecommerce e prestazioni occasionali fino a 5.000 euro

Un’altra domanda che mi viene spesso posta riguarda la possibilità di fare Ecommerce (anche in dropshipping) utilizzando le prestazioni occasionali. Quello che devi sapere è che la prestazione occasionale riguarda esclusivamente attività:

  • Non abituali o continuative nel tempo;
  • Non organizzate.

Questo significa, come hai visto sopra, che per un ecommerce è impossibile utilizzare la prestazione occasionale (occorre la partita Iva).

Per quanto riguarda il limite di compensi fino a 5.000 euro, devi sapere che fiscalmente questo limite non esiste (non è disciplinato da alcuna norma). Infatti, chi svolge attività occasionali (senza alcun tipo di organizzazione, svolta in maniera saltuaria ed episodica) non ha alcun limite ai compensi che può percepire. Tuttavia vi è soltanto l’obbligo, superati € 5.000,00 di compensi, a versare i contributi previdenziali tramite iscrizione alla Gestione Separata INPS.

Riepilogando, aprire una partita Iva per il tuo ecommerce è adempimento necessario. Tuttavia, investire sulla creazione di una partita Iva per una nuova attività che praticamente non si è mai svolta prima e quindi senza la certezza di un ritorno economico è una sfida che preoccupa molti.

La buona notizia è che esiste un metodo per testare il tuo business senza dover aprire subito una partita IVA, in modo da poter provare a fare dropshipping senza partita IVA: il Temporary Shop.

Temporary shop per max 30 giorni

Fare ecommerce senza partita Iva è possibile, per un periodo di tempo limitato, e solo ad una condizione. Come detto, l’ecommerce è un’attività commerciale, è richiede sempre l’apertura di una posizione Iva.

Tuttavia, per poterlo fare è necessario che il Comune ove intendi avviare l’attività, ovvero il Comune di tua residenza, prevede l’apertura di un temporary shop anche per le attività online. I Comuni, infatti, permettono a negozi fisici di operare senza partita Iva per un massimo di 30 giorni all’anno.

Si tratta di possibilità legate al marketing. Tramite l’apertura di questi negozi temporanei i vari brand, principalmente di moda, possono testare nuovi prodotti, effettuare promozioni mirate a livello locale, lanciare nuove collezioni o smaltire le rimanenze di quelle vecchie sfruttando l’effetto scarsità derivante dal ridotto tempo di apertura del negozio che può essere attivo per un massimo di sei mesi.

Tuttavia, tutto è legato ad un periodo massimo di 30 giorni. Il temporary shop ha necessariamente questa durata massima.

Come operare con un temporary shop per massimo 30 giorni

Vediamo, di seguito, i passaggi per operare con un temporary shop per massimo 30 giorni all’anno.

Autorizzazione del Comune al temporary shop online

Devi assicurarti che il Comune dove intendi avviare questo negozio temporaneo preveda il temporary shop per gli ecommerce. Non tutti i Comuni, infatti, sono preparati a questa evenienza. Per questo si deve concordare con il SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive) per capire se questa possibilità è prevista.

Questo passaggio è fondamentale perché senza autorizzazione del Comune i passaggi successivi sono inutili e si deve necessariamente aprire partita Iva

Presentazione della SCIA per temporary shop

Presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presso il Comune nel quale intendi aprire il tuo ecommerce. Alla fine dei 30 giorni sei tenuto a presentare un’altra SCIA per:

  • Comunicare la cessazione dell’attività;
  • Comunicare l’apertura della partita Iva, se intendi proseguire l’attività.

Quella descritta è sicuramente l’unica modalità utile a testare la tua attività di ecommerce, senza partita Iva. Tuttavia, deve essere una possibilità ammessa dal Comune ove intendi operare.

Ecommerce e apertura della partita Iva

Come abbiamo visto, l’apertura della partita Iva per un ecommerce si rende necessaria:

  • Dal primo giorno di attività, se non è possibile optare per il periodo di temporary shop;
  • Dal 31° giorno dall’apertura del temporary shop.

In entrambi questi casi sei obbligato all’adempimento legato all’apertura della partita Iva. Questa è un codice numerico che identifica in modo univoco un soggetto che opera per conto proprio esercitando un’attività commerciale.

Ad ogni partita IVA è associato un codice attività.

Si tratta di un codice che permette di individuare l’attività economica svolta da ogni soggetto. Per le attività di ecommerce il codice attività ATECO da utilizzare è il seguente:

479110 – commercio al dettaglio di prodotti via internet

Al momento dell’apertura della partita Iva dovrai scegliere, consigliato dal tuo consulente di fiducia, anche il regime fiscale da adottare per l’esercizio della tua attività. Per maggiori dettagli ti rimando ad un precedente articolo “Regime forfettario per le nuove partite Iva“.

Naturalmente, sulla home page del sito deve essere riportata la ragione sociale della vostra ditta individuale, l’indirizzo completo e la partita Iva.

Iscrizione al Registro delle Imprese tenuto presso la Camera di Commercio

Contestualmente all’apertura della partita Iva deve essere effettuata l’iscrizione nella sezione “commercianti” del registro delle imprese della Camera di Commercio di competenza.

Si tratta di un adempimento da effettuare in modo contestuale rispetto all’apertura della partita Iva. L’iscrizione al registro delle imprese ha dei costi legati agli oneri annuali, per circa un centinaio di euro all’anno.

Presentazione della SCIA in Comune

Ultimo adempimento è quello che riguarda la dichiarazione di inizio di attività al Comune.

Il Comune di riferimento è quello in cui avete deciso di istituire la sede della tua attività. Anche se operi online avrai comunque bisogno di una sede fissa per individuare la tua attività.

Anche questo adempimento ha degli oneri, che variano da Comune a Comune. Ma non preoccuparti non si tratta di cifre importanti.

La cosa importante che devi ricordare su questo adempimento è che potrai iniziare ad operare concretamente con il tuo ecommerce soltanto dopo la presentazione della SCIA.

Ecommerce e adempimenti previdenziali obbligatori

Ultimo aspetto è quello previdenziale.

Il gestore di un sito di ecommerce è tenuto all’iscrizione alla gestione commercianti dell’Inps. Si tratta di un regime previdenziale che prevede il versamento di quattro rate annuali di contributi fissi.

Si tratta di contributi da versare obbligatoriamente a prescindere dal reddito raggiunto nell’anno. Questi contributi coprono un reddito fino a circa 15.000 euro. Superata questa soglia sono dovuti ulteriori contributi calcolati in percentuale.

Per avere maggiori info sulla gestione commercianti ti rimando a questo contributo: “Contributi Inps artigiani e commercianti“.

Quanto costa aprire una partita Iva in Ecommerce?

Per quanto riguarda il costo per l’apertura di una partita Iva esso può variare, anche di molto, principalmente in base a due fattori:

  • I diritti da versare alla Camera di Commercio e al Comune (variano da un minimo di € 53,00 a un massimo di € 128,00);
  • La Forma giuridica dell’impresa. 

Ecco un esempio, che riguarda i costi di apertura per le forme più diffuse di attività:

Forma giuridica dell’impresaDitta individuale forfettariaDitta individuale normales.n.c.s.r.l. normale
Notaio per la costituzione€ 700€ 1.300
Commercialista per la costituzione€ 300€ 300€ 300€ 300
Imposta di Registro€ 200€ 200
Diritti di Segreteria€ 18€ 18€ 90€ 90
Imposta di Bollo€ 17,50€ 17,50€ 156€ 156
Diritti Camerali€ 63€ 63€ 200€ 200
Tassa concessione governativa€ 309,87
PEC€ 30€ 30€ 30€ 30

La fatturazione ai fini Iva in Ecommerce

Quando si decide di avviare un’attività di ecommerce è bene sapere anche come trattare le vendite che si effettuano da un punto di vista fiscale.

Per questo motivo è bene conoscere le differenze tra ecommerce diretto e indiretto.

Questo in quanto da un punto di vista fiscale effettuare un tipo di vendita piuttosto dell’altro comporta delle differenze di non poco conto.

Il commercio elettronico consiste nello svolgimento di attività commerciali e di transazioni per via elettronica e comprende la commercializzazione di beni, la prestazione di servizi e la commercializzazione di prodotti digitali.

Sulla base della consegna dei prodotti acquistati l’ecommerce può essere suddiviso in:

  • Ecommerce diretto, quando la transazione e il bene scambiato sono online;
  • Ecommerce indiretto, quando la transazione è online ma il bene è fisico.

Vediamo in dettaglio le differenze.

Ecommerce diretto

In caso di ecommerce diretto, l’intera transazione, ordine consegna e pagamento avvengono interamente per via telematica.

Si tratta della vendita di prodotti virtuali intangibili (software, siti web, immagini, testi, film e musica), che vengono acquisiti attraverso il “download” dell’utente.

Ebbene, da un punto di vista dell’Imposta sul valore aggiunto queste operazioni sono assimilate alle prestazioni di servizi, le quali prevedono le seguenti regole di fatturazione:

  • Prestazioni business to business – Le prestazioni svolte tra due soggetti passivi Iva queste rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 7-ter c.1 lett. a) del DPR n.633/72. Tali prestazioni sono quindi tassate nel luogo di stabilimento del committente a prescindere dalla residenza del prestatore e dal luogo ove la prestazione viene eseguita (vendita tra due aziende italiane di un software – il prestatore emette fattura con Iva). Se uno dei soggetti è comunitario, dal lato attivo del rapporto il soggetto passivo Iva dovrà emettere fattura non soggetta ad Iva. Mentre dal lato passivo il soggetto che la riceve dovrà integrare la fattura con il meccanismo del reverse charge entro il mese di ricevimento;
  • Prestazioni business to consumer – Le prestazioni svolte tra un soggetto passivo Iva e un soggetto privato rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 7-ter c.1 lett. b). Articolo secondo il quale le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello stato quando sono rese da soggetti passivi stabiliti nel territorio a committenti non soggetti passivi. Ad esempio, una società italiana vende ad un privato un film scaricato su internet. L’operatore nazionale emette fattura con Iva.

Ecommerce indiretto

In caso di ecommerce indiretto, la cessione avviene per via telematica ma la consegna dei beni avviene tramite canali tradizionali (consegna del bene tramite vettore o spedizioniere).

Ai fini Iva tali operazioni sono assimilate alle vendite per corrispondenza.

In particolare, si tratta di cessioni di beni non soggette ad obbligo di fatturazione (se non richiesta dal cliente), ne all’obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o ricevuta fiscale.

I corrispettivi delle vendite devono essere comunque annotati nell’apposito registro.

Vediamo adesso le casistiche che possiamo avere:

  • Prestazioni business to business – Le prestazioni svolte tra due soggetti Iva devono essere regolate tramite emissione di fattura, in ogni caso, così come previsto dal DPR n. 633/72.
  • Prestazioni business to consumer – Le operazioni svolte tra un venditore soggetto passivo Iva nel nostro Paese ed un soggetto privato devono essere annotate nel registro dei corrispettivi e sono soggette ad Iva, oppure fatturate ma soltanto su richiesta del cliente. Se invece il soggetto passivo è un soggetto privato residente in un paese comunitario l’Iva deve essere applicata in Italia se l’ammontare delle cessioni effettuate nello stato dell’acquirente, hanno superato nell’anno precedente o nell’anno in corso la soglia di €. 79.534,36. Viceversa sorge l’obbligo per il soggetto Iva italiano di identificarsi fiscalmente nel paese comunitario al fine di applicare l’Iva nel paese di destinazione.

Aprire un sito di Ecommerce: consulenza fiscale

Se vuoi aprire un ecommerce e cerchi un commercialista esperto che possa affiancarti per gli adempimenti contabili e fiscali, contattami!

Gli adempimenti fiscali in un ecommerce sono complessi. Soprattutto per quanto riguarda la fatturazione e la corretta applicazione dell’Iva.

Prima di commettere errori affidati ad un consulente esperto. Risparmierai tempo e denaro.

Di seguito trovi il link al mio servizio coaching one to one su skype.

Se hai un dubbio sulla disciplina fiscale del tuo ecommerce potrai farmi tutte le tue domande. Ti spiegherò come operare al meglio rispettando la normativa fiscale. Inoltre, riceverai uno sconto sulla nostra consulenza fiscale continuativa per la tua attività.

22 COMMENTI

  1. Quanti sono i siti di e-commerce in regola con le disposizioni fiscali?
    Grazie!
    PS. Bellissimo sito!

  2. Salve,
    non le so dire quanti siti di e-commerce sono in regola, come potrà immaginare, ma il fatto che qualcuno non lo sia non ci deve indurre a fare le cose per bene. Questo è il mio pensiero personale.
    La normativa impone ai siti di e-commerce di esporre la partita Iva sul sito. Tuttavia, il fatto che non sia esposta, non significa che effettivamente non ce l’abbia.

  3. certo non intendo dire che le cose non vadano fatte perbene! Era ed è invece proprio una curiosità statistica, in primis.
    Nessuna preoccupazione 🙂 ho crediti fiscali mai arrivati!

    Buona serata

    Lidia Beduschi (già docente Etnoscienza Università Ca’ Foscari, Venezia)

  4. no, ma sto pensando di aprire un blog con i corsi che tenevo dal vivo ed eventualmente proporne una parte a pagamento, altra maggioritaria gratuita. Devo tarare il target, quindi un primo periodo mi servirà per quello.

    Noi etnoantropologi non abbiamo albo professionale, io ho lavorato molto con le Amministrazioni Locali, le ASL, la Regione, ed anche L’OPG di Castiglione delle Stiviere. Mi sono occupata e mi occupo (ho un brevetto italiano non utilizzato e un secondo europeo in preparazione) di accessibilità ai colori e alle immagini per i non vedenti (a partire dal mio insegnamento di Etnoscienza):odorisuonicolori.it. Ma anche di Autobiography as Therapy, che appunto vorrei proporre sul blog.
    Cordiali saluti
    Lidia Beduschi

  5. Secondo me statisticamente il 60% dei siti non è in regola. Ma anche lei quindi ha un suo sito di e-commerce?

  6. Salve Lidia,
    avendo già una partita Iva aperta, non dovrebbe avere particolari problemi ad aprire un nuovo sito dove proporre i suoi corsi (gratuiti o a pagamento).
    Complimenti per la sua preparazione e per i servizi che offre.

  7. Buongiorno,
    ma con il codice ATECO 479110 si può vendere online anche ad altre partite IVA o è necessario attivare un codice specifico per il commercio all’ingrosso?
    Grazie,
    Saluti

  8. Si può vendere anche ad altre Partite IVA con quel codice attività, ma tutto dipende dalla prevalenza dell’attività svolta.

  9. Salve,

    Io vorrei aprire un attivita e-commerce prossimo anno ma vorrei sapere quanto mi costera il tuo servizio per apertura Partita IVA e affiancamento continuo. Ti chiedo di rispondermi privatamente. Grazie.

    Nosakhare

  10. Gentile Fiscomania
    nel checkout dell’ecommerce
    codice fiscale e partita iva sono obbligatorie?
    comeo posso impostarle…
    di default non obbligatorie?
    per l ‘estero non andranno inseriti tali campi?
    grazie
    Michele

  11. Il check out dell’E-commerce non è un documento valido ai fini fiscali. Quello che deve essere presente è la partita IVA visibile su tutte le pagine del sito. Poi si deve capire, a seconda del soggetto che acquista se vi è obbligo di emettere fattura e se la stessa deve essere predisposta con IVA italiana o meno. Per approfondire se vuole le varie casistiche sono a disposizione per una consulenza in privato.

  12. Salve dottore, complimenti per l’articolo.
    Le sottopongo un quesito. Io e mia moglie siamo titolari entrambi di partita iva professionale, vorremmo avviare un e commerce indiretto verso paesi del nord europa con prodotti acquistati solo in Italia.
    Quale tipo di Ditta o Società ci conviene; e se sarà possibile avvalersi del regime forfettario per i primi anni?
    Grazie
    Cesare Calcagni

  13. Salve Cesare, lei e sua moglie potete avviare l’ecommerce con la partita IVA che avete aperto, oppure potete pensare ad avviare una società apposita. E’ impossibile consigliarvi in questa sede, ma se vuole mi contatti in privato per una consulenza.

  14. Buongiorno, sono interessato ad aprire partita iva, il mio dubbio è legato al codice ATECO di riferimento, mi spiego meglio, sono un artigiano e mi occupo di pelletteria, la mia intenzione però è di vendere prevalentemente online (Italia ed estero) utilizzando un mio sito e piattaforme terze di vendita (es. etsy eBay ecc.), in questo caso il codice ATECO che dovrò scegliere è legato all’artigianato (pelletteria) oppure vendita online?

    Grazie

  15. Salve Stefano, la cosa migliore è avere un codice attività principale legato all’artigianato ed un secondo codice che riguarda la vendita online. Se ha bisogno di un commercialista che la segua mi scriva in privato.

  16. Salve, vorrei avere qualche delucidazione ulteriore sui servizi da voi proposti in merito all’apertura di Partita Iva per vendita su Etsy.

  17. Buongiorno. Sono un professionista già possessore di P.Iva (ATECO 855209) iscritto in Gestione Separata INPS. Le scrivo per chiederLe cortesemente un chiarimento riguardante gli aspetti fiscali relativi ad un’apertura di un e-commerce in dropshipping.
    – è possibile inserire un nuovo codice ATECO alla P.Iva esistente?
    – dal punto di vista previdenziale sono obbligato a fare l’iscrizione (e quindi al versamento contributivo fisso) alla Gestione Previdenziale Commercianti pur avendo un’altra attività in essere?
    Vi ringrazio e mi complimento per il Vostro ottimo servizio. Buona giornata

  18. Buongiorno, avrei bisogno di aiuto… sono una sarta, non ho mai avuto la p. Iva ma adesso vorrei creare un sito su cui vendere i miei prodotti. Ho cercato di informarmi ma a quanto ho capito se tengo aperto il sito per più di un mese è considerata attività non più occasionale e, anche se fatturo per dire 50€ al mese, devo aprire la p. Iva.. io non ho intenzione di creare un’attivita enorme.. vorrei solo vendere qualche mia creazione per potermi mantenere. Essendo che dietro a un mio capo ci sono molte ore di lavoro immagino che dovrei lavorare 12 ore al giorno per poter coprire i costi della p. Iva.. quindi c’è una vita di mezzo tra la vendita occasionale e la p. Iva? Come posso fare? Vorrei guadagnare massimo 1000€ al mese (poco meno di metà della cifra va via in materiali e manutenzione delle apparecchiature). Per aprire la partita iva minimo quanto devo guadagnare per poter pagare tutte le tasse? Grazie in anticipo

  19. Da quanto scrive Laura l’attività deve essere svolta con partita Iva, non esistono alternativa che la possono rendere in regola fiscalmente. Se vuole approfondire la sua situazione ci scriva in privato per una consulenza. La aiuteremo a valutare al meglio l’avvio della sua attività.

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