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Come vendere su Etsy dall’Italia: guida fiscale e operativa

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale
6 min di lettura
In sintesi

Come vendere su Etsy dall’Italia: apertura del negozio, commissioni, partita IVA, vendita occasionale e adempimenti fiscali da valutare.

Vendere su Etsy è semplice dal punto di vista della piattaforma, ma aprire uno shop non risolve gli obblighi fiscali del venditore. La distinzione decisiva riguarda soprattutto natura, continuità e organizzazione dell’attività svolta.


Etsy consente di aprire un negozio online e raggiungere clienti anche fuori dall’Italia senza costruire un proprio sito e-commerce. Per chi vende, però, l’utilizzo della piattaforma è solo il canale attraverso cui avviene la commercializzazione: occorre distinguere le vendite realmente sporadiche da un’attività svolta con continuità e organizzata per la produzione o la commercializzazione dei prodotti. Da questa qualificazione possono derivare obblighi fiscali, previdenziali e amministrativi differenti. Per questo non esiste una soglia di incassi che, da sola, permetta di stabilire se sia possibile vendere su Etsy senza partita IVA: devono essere considerate le caratteristiche concrete dell’attività.

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Come funziona la vendita su Etsy

Etsy consente di aprire uno shop e pubblicare inserzioni rivolte a clienti italiani ed esteri, ma non funziona come un marketplace generalista: i prodotti devono rispettare le categorie e gli standard previsti dalla piattaforma.

Cosa si può vendere su Etsy

Etsy è orientato principalmente a prodotti realizzati, progettati, selezionati o forniti dal venditore. Rientrano, ad esempio, le creazioni artigianali, i prodotti digitali originali e alcune categorie di articoli selezionati secondo le regole della piattaforma.

La semplice rivendita di prodotti realizzati in serie da terzi non è, in linea generale, ammessa, salvo le specifiche eccezioni previste da Etsy.

Questa distinzione è importante anche fiscalmente: utilizzare Etsy non basta, da solo, per qualificare l’attività. Occorre considerare che cosa viene venduto e quale attività svolge concretamente il venditore.

Come aprire un negozio Etsy

Per iniziare è necessario creare un account, configurare lo shop, indicare i dati richiesti dalla piattaforma e collegare un conto bancario per ricevere i pagamenti. Prima dell’apertura deve inoltre essere pubblicata almeno un’inserzione, con prezzo, descrizione, immagini e, quando necessario, condizioni di spedizione.

L’apertura tecnica del negozio non determina però l’inquadramento fiscale dell’attività. Gli obblighi del venditore dipendono dalle caratteristiche concrete con cui l’attività viene svolta in Italia.

Quanto costa vendere su Etsy

Vendere su Etsy comporta più voci di costo. Le principali sono la tariffa per pubblicare l’inserzione, la commissione sulla vendita e il costo per l’elaborazione del pagamento; a queste possono aggiungersi servizi opzionali o altre commissioni.

Costo Quando si applica Importo
Tariffa di inserzione Quando viene pubblicata un’inserzione 0,20 USD
Commissione di transazione Quando viene effettuata una vendita 6,5% dell’importo totale dell’ordine
Elaborazione del pagamento Ordini gestiti tramite Etsy Payments con conto bancario in Italia 4% + 0,30 € per ordine
Commissione operativa regolamentare Venditori con sede in Italia 0,80% dell’importo rilevante per la commissione

La tariffa di inserzione è dovuta anche se il prodotto non viene venduto, mentre la commissione di transazione si applica all’importo complessivo dell’ordine, comprese le eventuali spese di spedizione addebitate al cliente. Per i venditori con conto bancario italiano, Etsy Payments applica inoltre una commissione del 4% più 0,30 euro per ordine.

Possono poi aggiungersi altri costi, ad esempio per Etsy Ads, Offsite Ads, conversione valutaria, etichette di spedizione o, quando prevista, la tariffa una tantum per l’apertura del negozio.

Si può vendere su Etsy senza partita IVA?

Vendere su Etsy senza partita IVA è possibile solo se l’attività commerciale non viene esercitata abitualmente. La normativa IVA non prevede una soglia di ricavi che consenta automaticamente di operare come privato: il criterio decisivo è il modo in cui l’attività viene concretamente svolta. L’art. 4 del D.P.R. n. 633/1972 considera infatti esercizio d’impresa l’attività commerciale svolta per professione abituale, anche se non esclusiva.

Vendite occasionali e attività abituale

La distinzione non dipende quindi soltanto dal numero delle vendite o dall’importo incassato. Devono essere valutati complessivamente elementi come continuità, ripetizione delle operazioni e organizzazione predisposta per produrre o commercializzare i beni.

Il TUIR conferma questa distinzione prevedendo, tra i redditi diversi, quelli derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente.

Per approfondire i criteri generali puoi consultare la guida dedicata alla vendita online senza partita IVA.

Non esiste la soglia dei 5.000 euro per aprire la partita IVA

Il limite di 5.000 euro non rappresenta uno spartiacque per stabilire se la vendita su Etsy richieda o meno la partita IVA. Ai fini IVA conta l’abitualità dell’attività, non il superamento di un determinato ammontare di incassi.

Di conseguenza, anche un’attività con ricavi contenuti può richiedere un corretto inquadramento fiscale quando viene esercitata stabilmente; viceversa, il mero valore economico di singole operazioni non consente, da solo, di qualificare l’attività come abituale.

La tabella sintetizza le principali situazioni da distinguere:

Situazione Elemento da valutare Conseguenza
Cessione sporadica di beni personali Assenza di un’attività organizzata per la vendita Va distinta dall’esercizio abituale di impresa
Creazioni vendute occasionalmente Frequenza e modalità concrete dell’attività Occorre verificare se l’attività resta effettivamente occasionale
Produzione destinata stabilmente allo shop Continuità e organizzazione Può configurarsi un’attività esercitata abitualmente

Quando serve aprire la partita IVA per vendere su Etsy

Quando la vendita tramite Etsy viene svolta come attività abituale, non è sufficiente dichiarare occasionalmente i proventi percepiti. Occorre inquadrare l’attività esercitata e aprire la relativa posizione fiscale, verificando anche gli eventuali adempimenti previdenziali e amministrativi.

Un primo passaggio riguarda l’individuazione del codice ATECO, che deve descrivere l’attività concretamente svolta. Dal 1° gennaio 2025 è in vigore ATECO 2025, adottata operativamente dal 1° aprile 2025. La classificazione non dipende semplicemente dal fatto che la vendita avvenga tramite Internet o Etsy, ma dalla natura dell’attività economica esercitata.

Per questo due venditori Etsy possono avere inquadramenti differenti: chi produce direttamente gli articoli commercializzati non svolge necessariamente la stessa attività di chi acquista beni già realizzati per rivenderli.

Una volta individuata correttamente l’attività devono essere valutati, in relazione al caso concreto:

  • apertura della partita IVA;
  • iscrizione al Registro delle Imprese, quando richiesta;
  • posizione previdenziale applicabile;
  • eventuali adempimenti amministrativi connessi all’attività esercitata.

Non è quindi opportuno individuare un codice ATECO o un inquadramento previdenziale basandosi esclusivamente sulla presenza di un negozio Etsy: ciò che conta è come viene effettivamente organizzata e svolta l’attività.

Vendere prodotti fatti a mano: artigiano o commerciante?

Chi vende su Etsy non è automaticamente un commerciante. L’inquadramento dipende dall’attività effettivamente svolta: produrre direttamente i beni destinati alla vendita è diverso dall’acquistare prodotti già finiti per rivenderli.

La classificazione ATECO 2025 conferma che, quando la fabbricazione o trasformazione dei beni è parte centrale dell’attività, il relativo inquadramento può ricadere nell’ambito manifatturiero, anche se i prodotti vengono poi venduti online.

Ad esempio, chi realizza personalmente gioielli, ceramiche o altri oggetti e li vende tramite Etsy svolge un’attività diversa da chi acquista prodotti già realizzati per rivenderli sul marketplace. Il canale di vendita è lo stesso, ma natura dell’attività, codice ATECO e possibili conseguenze previdenziali possono cambiare.

Per questo l’inquadramento non dovrebbe essere deciso partendo dal fatto che esiste uno shop Etsy, ma dall’attività concretamente esercitata.

Quale regime fiscale per chi vende su Etsy?

Una volta aperta la partita IVA, il regime fiscale non dipende dal fatto che le vendite avvengano tramite Etsy. Il marketplace rappresenta il canale di vendita; la tassazione dipende invece dall’attività esercitata e dal regime applicabile al contribuente.

Per le persone fisiche che rispettano i requisiti previsti dalla legge può trovare applicazione il regime forfettario, disciplinato dall’art. 1, commi 54 e seguenti, della Legge n. 190/2014. Tra i requisiti principali rientra il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi riferito all’anno precedente, oltre alla verifica delle ulteriori condizioni e cause di esclusione previste dalla disciplina.

Quando il regime forfettario non è applicabile, l’attività deve essere gestita secondo le regole fiscali ordinarie previste per la specifica impresa.

La scelta del regime non deve quindi essere confusa con la domanda se sia necessario aprire la partita IVA: prima si qualifica l’attività come occasionale o abituale, poi si individua il regime fiscale applicabile.

Come documentare le vendite effettuate su Etsy

L’apertura della partita IVA comporta anche la corretta registrazione delle operazioni effettuate. Per le vendite online di beni a consumatori finali trovano applicazione specifiche regole sulla fatturazione e sulla certificazione dei corrispettivi: non è quindi corretto presumere che ogni ordine Etsy debba essere documentato nello stesso modo.

Per approfondire questo aspetto puoi consultare la guida sulla certificazione dei corrispettivi nell’e-commerce.

Vendite Etsy all’estero e IVA

Vendere tramite Etsy a clienti esteri può comportare regole IVA diverse rispetto alle vendite effettuate in Italia. La piattaforma non elimina gli obblighi del venditore: occorre distinguere dove si trova il cliente, da dove parte il bene e quale tipo di operazione viene effettuata.

Per le vendite a distanza di beni verso consumatori di altri Paesi UE, la regola generale prevede l’applicazione dell’IVA nello Stato di destinazione. Per gli operatori stabiliti in un solo Stato membro opera però una soglia complessiva di 10.000 euro annui per determinate vendite B2C transfrontaliere, al di sotto della quale possono continuare ad applicarsi le regole dello Stato di partenza, salvo opzione per la tassazione a destinazione.

Quando l’IVA è dovuta nei diversi Stati UE, il regime OSS (One Stop Shop) consente, in presenza dei requisiti, di dichiarare e versare l’imposta attraverso un unico Stato membro evitando, per le operazioni comprese nel regime, registrazioni IVA separate nei singoli Paesi di consumo.

Le vendite verso Paesi extra-UE e le operazioni relative a prodotti digitali seguono invece regole differenti e richiedono una verifica specifica. Per questo, in presenza di vendite internazionali, l’inquadramento IVA deve essere valutato separatamente rispetto alla semplice apertura dello shop Etsy.

Etsy comunica i dati delle vendite al Fisco?

Le piattaforme digitali possono essere tenute a comunicare alle autorità fiscali informazioni sui venditori e sulle operazioni effettuate. Con la direttiva DAC7, in vigore dal 1° gennaio 2023, gli obblighi informativi riguardano anche la vendita di beni tramite piattaforme digitali.

La comunicazione può comprendere dati identificativi del venditore e informazioni finanziarie relative alle attività svolte attraverso la piattaforma, compreso l’ammontare dei corrispettivi pagati o accreditati. Le informazioni vengono poi scambiate tra le amministrazioni fiscali degli Stati interessati.

È però importante non confondere DAC7 e obbligo di partita IVA. La comunicazione dei dati da parte della piattaforma non stabilisce, da sola, se l’attività del venditore sia occasionale o abituale. Allo stesso modo, l’eventuale esclusione di un venditore dagli obblighi di comunicazione previsti dalla DAC7 non significa automaticamente che l’attività possa essere svolta senza partita IVA.

La qualificazione fiscale continua quindi a dipendere dalle caratteristiche concrete dell’attività, secondo i criteri esaminati nei paragrafi precedenti.

Per la vendita di beni, la disciplina DAC7 esclude dalla comunicazione il venditore per il quale la piattaforma abbia facilitato meno di 30 operazioni e corrisposto o accreditato complessivamente non più di 2.000 euro nel periodo di riferimento.

Questi limiti riguardano esclusivamente gli obblighi informativi della piattaforma. Non rappresentano soglie entro le quali è possibile svolgere un’attività abituale senza partita IVA: il relativo obbligo continua a dipendere dalle caratteristiche concrete con cui viene esercitata l’attività.

Domande frequenti

Si può vendere su Etsy senza partita IVA?

Sì, ma solo quando l’attività non viene esercitata abitualmente. Ai fini IVA il criterio decisivo è l’abitualità dell’attività commerciale, non il semplice utilizzo di Etsy né l’ammontare degli incassi. Se l’attività viene svolta stabilmente, deve essere valutata l’apertura della partita IVA.

Quanto si può vendere su Etsy senza partita IVA?

Non esiste una soglia di ricavi che permetta automaticamente di vendere su Etsy senza partita IVA. L’art. 4 del D.P.R. n. 633/1972 fa riferimento all’esercizio abituale dell’attività: continuità, organizzazione e modalità concrete della vendita devono quindi essere valutate nel loro insieme.

Esiste la soglia di 5.000 euro per vendere su Etsy?

No. Il limite di 5.000 euro non costituisce la soglia oltre la quale nasce l’obbligo di partita IVA per chi vende su Etsy. Anche con ricavi inferiori può esistere un’attività abituale; allo stesso modo, il solo importo incassato non basta a qualificare fiscalmente l’attività.

Aprire un negozio Etsy obbliga ad aprire la partita IVA?

Non automaticamente. Etsy consente tecnicamente di aprire uno shop, ma precisa che il venditore deve rispettare la normativa applicabile alla propria attività. Ai fini fiscali occorre verificare se le vendite sono realmente occasionali oppure costituiscono un’attività esercitata abitualmente.

Etsy comunica le vendite all’Agenzia delle Entrate?

La disciplina DAC7 impone alle piattaforme digitali determinati obblighi di raccolta e comunicazione dei dati dei venditori. La presenza o l’assenza di una comunicazione DAC7 non stabilisce però se sia necessaria la partita IVA: la qualificazione dipende dalle caratteristiche dell’attività svolta.

Chi vende prodotti fatti a mano su Etsy è artigiano o commerciante?

Non esiste una risposta unica. Chi produce direttamente i beni svolge un’attività diversa da chi acquista prodotti già realizzati per rivenderli. Occorre quindi partire dal processo effettivamente svolto per individuare correttamente attività, codice ATECO e possibile inquadramento previdenziale.

Fonti e riferimenti

  • D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 4 – esercizio di imprese e requisito dell’abitualità ai fini IVA.
  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 67, comma 1, lett. i) redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente.
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54 e seguenti disciplina del regime forfettario.
  • Istat, ATECO 2025 e aggiornamenti classificazione delle attività economiche in vigore dal 1° gennaio 2025 e adottata operativamente dal 1° aprile 2025.
  • Direttiva (UE) 2021/514 del Consiglio del 22 marzo 2021 (DAC7) cooperazione amministrativa nel settore fiscale e obblighi informativi relativi alle attività intermediate tramite piattaforme digitali.
  • Commissione europea, VAT One Stop Shop disciplina delle vendite a distanza intracomunitarie, soglia UE di 10.000 euro e funzionamento del regime OSS.
  • Etsy, Come aprire un negozio Etsy e Cosa posso vendere su Etsy? requisiti di apertura dello shop, categorie di prodotti e responsabilità del venditore.
  • Etsy, Nozioni di base sulle tariffe e commissioni e commissioni di Etsy Payments tariffa di inserzione, commissione di transazione e costi di elaborazione dei pagamenti applicabili ai venditori con conto bancario italiano.

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale

Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Firenze, Tax Advisor e Revisore Legale. Specializzato in Fiscalità Internazionale, aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale strategica. La gestione delle convenzioni internazionali e i processi di internazionalizzazione d’impresa sono il cuore della mia attività quotidiana. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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