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Temporary Store: guida all’apertura e adempimenti

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale
7 min di lettura
Aprire temporary store per pubblicizzare e vendere prodotti sta avendo successo anche in Italia. Costi ridotti, adempimenti burocratici snelli, assieme al giusto mix tra location, clientela ed innovazione garantiscono il successo dell’attività. Di seguito la guida e i nostri consigli utili per avviare i temporary shop. 

Un temporary store è, fondamentalmente, un’idea di marketing: si tratta di negozi temporanei (“pop-up shop“), aperti solo per qualche settimana all’anno, per promuovere un brand o lanciare un nuovo prodotto sul mercato.

I negozi di vicinato temporanei sono una recente evoluzione del settore della distribuzione al dettaglio. Si tratta di negozi che compaiono all’improvviso cosi come velocemente si dissolvono, arricchiti di eventi e formule di comunicazione innovative, efficaci per testare in modo concreto la vendita dei prodotti, sondare nuovi mercati, misurare il gradimento del consumatore, lanciare un nuovo articolo,etc.

L’idea di avviare un’attività di tipo temporaneo per la vendita di prodotti, è un’idea che può essere allettante, non sono per le grandi marche di abbigliamento, ma anche per settori diversi, come ad esempio quello della moda, della tecnologia o anche quello dei servizi, in occasione di particolari eventi, puntando tutto sulla brevità dell’offerta.

L’apertura di uno di questi negozi temporanei, tuttavia, richiede sempre l’apertura di una partita Iva (come vedremo meglio in seguito), in quanto per l’Amministrazione finanziaria italiana, si tratta comunque di esercizio di attività commerciale, anche se la stessa viene protratta solo per poche settimane. Deve essere evidenziato, comunque, che la nascita di questo tipo di attività temporanee ha portato alla nascita di attività imprenditoriali che riescono a cambiare velocemente settore ed ambito di vendita per i propri clienti (vendita di abbigliamento, successivamente accessori, articoli di regalo, etc) durante l’arco di tutto l’anno.

Perché avviare un temporary store?

Avviare un’attività di organizzazione di temporary shop è sicuramente un’idea innovativa, di grande impatto e con interessanti prospettive di crescita per il prossimo futuro. Nati alcuni anni fa in Gran Bretagna, dal 2005 hanno iniziato progressivamente a diffondersi anche in Italia, soprattutto in alcune grandi città come Milano, Roma, Torino, Firenze e Napoli.

Gli esperti di marketing hanno definito i temporary shop come delle campagne promozionali che si autofinanziano attraverso la vendita dei prodotti stessi. Questo tipo di realtà di vendita temporanea rappresentano la risposta concreta ad un mercato sempre più precario, provvisorio e mutevole. Si tratta di una strategia di vendita nata con l’obiettivo di testare la reazione dei consumatori nei confronti di nuovi prodotti, per saggiarne potenzialità e mercato e che ormai sta prendendo sempre più piede.

Come detto, infatti, questo tipo di attività di vendita temporanee rispondono all’esigenza di marketing, soprattutto per grandi brand, di introdurre nuovi prodotti sul mercato da testare attraverso la vendita al pubblico. Tuttavia, negli ultimi anni, la nascita di attività di vendita temporanee è divenuta sempre più popolare portando nuovi imprenditori ad intraprendere iniziative di vendita, anche in ambiti e settori di vendita, ogni 30 giorni. Si tratta, in questo caso, di attività che richiedono complessità di gestione, in quanto cambiare attività di vendita ogni mese non è semplice, e soprattutto richiede aspetti logistici ed organizzativi importanti e collaudati.

Quali sono i vantaggi di un temporary store?

Se guardiamo ai vantaggi di un temporary store troviamo, innanzitutto, la promozione e diffusione del proprio marchio, attorno al quale è possibile creare interesse e scatenare tendenze da parte degli utenti. È possibile anche rimodulare la percezione del proprio marchio, ad esempio con la vendita di collezioni estemporanee, anche molto diverse dallo stile generalmente associato al brand. E poi, dal punto di vista dei prodotti, uno shop temporaneo è uno degli strumenti più efficaci per il lancio e la vendita di un nuovo prodotto/servizio o di articoli in edizione limitata o appartenenti a collezioni speciali. Tutto ciò è ovviamente finalizzato all’obiettivo primario di incrementare le vendite e vivacizzare l’affluenza di utenti sul proprio store, stimolando la creazione del proprio database contatti (“lead generation“).

In base alla nostra esperienza i principali vantaggi che si possono trarre dalla vendita temporanea riguardano:

  • La possibilità di mettere in vendita articoli a prezzi promozionali per testare il mercato su un nuovo prodotto;
  • La possibilità di suscitare nella clientela maggiore curiosità nel visitare lo shop temporaneo;
  • La possibilità di esporre prodotti, magari in anteprima, rispetto a quelli disponibili nel negozio “ordinario“.

Sicuramente, questo tipo di attività, non è consigliabile per chi vuole iniziare ad approcciarsi alla vendita al dettaglio, in quanto, come vedremo, vi sono adempimenti amministrativi e fiscali da intraprendere che sono costosi ed in alcuni casi anche lunghi da intraprendere.

Le chiavi del successo

Come ogni attività imprenditoriale, anche il settore dei shop temporanei ha bisogno di coltivare i suoli elementi chiave, determinanti per il successo nel tempo del proprio business. Il settore è ormai diffuso da anni anche nel nostro Paese, e con una certa sicurezza possiamo affermare che le chiavi del successo in questo tipo di attività, sono legate fondamentalmente al raggiungimento di tre aspetti:

  • Location – L’apertura di un negozio temporaneo e il suo successo non può che essere inevitabilmente legato alla location nella quale lo stesso è situato. È importante, infatti, scegliere bene la zona, che deve essere centrale e ben frequentata, avendo sempre un’occhio di riguardo verso le zone centrali delle principali città italiane: Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bologna, dove questo tipo di negozi hanno già incominciato a diventare una realtà commerciale importante. Ultimamente gli store temporanei, accompagnano i principali eventi che ogni anno si tengono nelle città, come una manifestazione sportiva, un raduno nazionale, una fiera, una ricorrenza storica o religiosa oppure ancora una “notte bianca“, anche  in settori anche molto diversi da quello dello store che si vuole aprire (classico esempio di uno store di moda maschile che apre in occasione di una convention di imprenditori o professionisti);
  • Clientela – La clientela che si affida a questi negozi, è sicuramente una clientela di medio/alta fascia. Per questo motivo prodotti che non sono studiati per questo tipo di clientela, rischiano di non trovare acquirenti. Senza marchi conosciuti, o prodotti in forte lancio promozionale questo tipo di negozio rischia di non trovare il successo sperato. Non dimentichiamoci che per i passanti, il fatto che lo store sia temporaneo crea sempre qualche perplessità sulla bontà di ciò che si sta promuovendo o vendendo, per questo prodotti di bassa gamma o di brand poco forti sul mercato rischiano di dare il successo sperato;
  • Innovazione – Per portare visitatori, e trasformarli in potenziali clienti è importante che la struttura dello store sia innovativa. L’obiettivo è quello di riuscire ad attirare la curiosità dei passanti, con forme e colori trasgressivi e innovativi, piuttosto che testimonial famosi, cercando di non fidelizzarli al luogo fisico ma al marchio che si vuole diffondere.

Altro aspetto da non dimenticare nell’apertura di un negozio temporaneo è l’attrattività dell’offerta. D’altronde il punto di forza di questo nuovo modo di vendere è proprio la scadenza dell’offerta che gioca molto sull’aspetto psicologico del cliente: sia all’interno che all’esterno del punto vendita viene mostrato un countdown che indica i giorni rimanenti alla fine dell’offerta e questo stimola una sorta di caccia all’acquisto. Inoltre, non si deve dimenticare che l’apertura di questi store è preceduta da un adeguato forcing pubblicitario che crei curiosità e attesa nei potenziali clienti e se il contesto, prima ancora della merce, è accattivante e seducente. Poiché si tratta di due nodi cruciali per la riuscita dell’attività, la cosa migliore è rivolgersi a professionisti del settore capaci di curare nel modo adeguato entrambi gli aspetti.

Per un temporary shop di successo è necessario puntare più sulla quantità di prodotti, che sulla qualità del negozio in se ma è fondamentale pianificare e spendere per una buona campagna di comunicazione. 

Quali sono i costi legati all’apertura di un negozio temporaneo?

I costi per aprire un temporary store sono ovviamente quelli tipici di una negozio (affitto, personale, utenze…) ma con due differenze fondamentali, che non devono essere sottovalutate:

  • La spesa per la promozione e pubblicità sarà la più importante – la campagna pubblicitaria deve precedere l’aperture dello store e deve essere mirata al fare percepire il prodotto, il tempo di apertura dello store e lo sconto ottenibile;
  • La spesa per l’allestimento di interni e vetrine marginale – il fatto che lo store si presenti come un negozio vero e proprio non ha molta importanza, quello che conta è il messaggio che si vuole lanciare, per questo l’innovazione è fondamentale per il successo, non tanto, invece, l’allestimento delle vetrine.

Il contratto di locazione

Particolare attenzione deve essere dedicata al contratto di locazione da stipulare per la messa a disposizione dei locali ove avviare l’attività di vendita temporanea. Per la stipula di questo tipo di contratto di locazione è possibile sfruttare i contratti di locazione di tipo transitorio. Questi contratti, derogano alla regola generale di durata dei contratti  di locazione ad uso diverso dall’abitativo, sancendo al comma 5 dell’articolo 27 della Legge n. 392/1978 la possibilità per le parti di stipulare un contratto di locazione per un periodo più breve rispetto alla durata legale (6 anni) “qualora l’attività esercitata o da esercitare nell’immobile abbia, per sua natura, carattere transitorio”. Questo tipo di contratti, quindi, pare applicarsi correttamente al caso dei temporary shop, a condizione che si sia in presenza di un’attività commerciale destinata di per sé a completarsi in un breve lasso di tempo. Il contratto di locazione ad uso transitorio adatto a questo tipo di attività, deve necessariamente contenere i seguenti elementi:

  • La formula legata all’utilizzo per lo svolgimento di attività commerciale temporanea deve essere espressamente richiamata all’interno del contratto ed il locatore deve acconsentire al suo utilizzo a questi fini;
  • La misura del canone è rimessa alla libera e autonoma volontà delle parti e può anche essere determinata forfettariamente per l’intera durata contrattuale;
  • Esclusione dell’obbligo di corrispondere l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale ad opera dell’articolo 35 della Legge n. 392/1978;
  • Esclusione del diritto di prelazione e il correlato diritto di riscatto e diritto di prelazione in caso di nuova locazione, ai sensi del combinato disposto dagli articoli 41 e 35 Legge n. 392/1978;
  • Esclusione del rinnovo ad opera dell’art. 28 Legge n. 392/1978;
  • Valgono, come per ogni altro tipo di locazione e attività di commercio al dettaglio, gli obblighi contrattuali delle parti previsti dal codice civile, le imposizioni tributarie disposte dalla normativa fiscale in generale e gli obblighi dettati al negoziante/conduttore dal D.Lgs. n. 114/98.

Se ha bisogno di una bozza di contratto di locazione ad uso transitorio da utilizzare, la puoi trovare scaricabile all’interno di questo articolo: “Il contratto di locazione ad uso transitorio“.

Gli adempimenti amministrativi e fiscali per l’apertura di un temporary store

La legislazione italiana non contempla ancora questo tipo di esercizio commerciale. In attesa di una legge che regoli l’esercizio di questa attività temporanea, come da indicazioni fornite dalle Camere di Commercio italiane, il temporary shop è considerato come un normale esercizio di vicinato con durata dell’attività temporanea. Ad oggi, quindi, non vi sono differenze negli adempimenti legati all’avvio di un normale esercizio di vicinato, se non per la durata temporanea dell’esercizio dell’attività di vendita. In ogni caso, quindi, deve quindi rispettare la superficie di vendita degli esercizi di vicinato. Come tutte le attività l’abitualità dell’esercizio della stessa ha delle conseguenze diverse da un punto di vista fiscale, che possono essere così riassunte, in relazione per periodo di apertura dell’attività:

  • Apertura per massimo 30 giorni nell’anno;
  • Apertura per oltre 30 giorni nell’anno.

Vediamo, insieme, le differenze, sotto il profilo fiscale di queste due casistiche.

Apertura per massimo 30 giorni nell’anno

Se l’attività di apertura di un negozio temporaneo è effettuata per meno di 30 giorni annui l’attività è considerata di tipo occasionale. Tuttavia, è necessario comunque aprire la partita Iva ed effettuare la comunicazione di inizio attività nel Comune ove intendete avviare questo tipo di attività (solitamente il Comune ha un apposito modulo dedicato a questo tipo di attività). In questo caso, solitamente, la Camera di Commercio non richiede alcuna iscrizione (anche se è consigliabile, comunque, contattare la Camera di Commercio interessata per avere certezza su eventuali obblighi richiesti). Qualora l’attività di vendita è inferiore ai 30 giorni ma non viene svolta in forma occasionale (l’imprenditore apre/chiude in luoghi diversi nel tempo),l’attività deve essere iscritta presso il Registro delle Imprese.

Particolare attenzione deve essere prestata ai giorni di effettiva apertura dell’attività. I 30 giorni riguardano l’aperture dello store. Pertanto, se io apro uno store per 20 giorni sono in regola, ma se apro nello stesso anno due temporary store, entrambi aperti per 20 giorni, in questo caso non rispetto più l’attività occasionale (ho superato i 30 giorni di apertura annui) e quindi devo sottostare alle regole del punto sottostante.

Questo tipo di attività di solito viene sfruttata dai c.d. “hobbisti“, ovvero tutti quei soggetti che realizzano piccoli prodotti con le proprie mani e che provano a venderli sfruttando alcune particolari occasioni, come i mercatini di hobbistica. In questo caso, tuttavia, l’hobbista, si “trasforma” in commerciante, in quanto, comunque, si tratta di attività di vendita tramite negozio di vicinato.

Apertura per oltre 30 giorni nell’anno (esercizio di vicinato)

Se il negozio temporaneo che intendi aprire resterà aperto, complessivamente, per oltre 30 giorni nell’anno, allora significa che stai svolgendo una attività economica di tipo abituale. In linea generale i negozi temporanei possono restare aperti soltanto da un giorno ad un massimo di 6 mesi. Questi esercizi di vicinato temporanei vengono aperti da commercianti che hanno già una loro attività, ed in questo caso, l’unico adempimento da mettere in atto, oltre a quelli di cui già siete in possesso è la presentazione della Comunicazione certificata di inizio attività (c.d. “SCIA“), da presentare allo sportello SUAP del comune di competenza, come previsto dall’articolo 7 del D.Lgs. n. 114/98 e dall’articolo 19 della Legge n. 241/90, e dalla comunicazione in Camera di Commercio (riguardante l’apertura della nuova unità locale).

In caso contrario, se non disponi di un’autorizzazione (e una partita Iva) legata all’esercizio di un’attività commerciale devi provvedere ad aprirne una, iscrivendoti presso la Camera di Commercio di competenza. Inoltre, è dovuta anche l’iscrizione alla gestione commercianti dell’INPS. Una volta effettuati tutti questi adempimenti anche per voi non resterà che presentare la “SCIA” al Comune ove volete aprire il l’esercizio e la comunicazione in Camera di Commercio (riguardante l’apertura della nuova unità locale). Naturalmente la SCIA andrà presentata anche al momento della chiusura del negozio temporaneo, e andrà ripresentata per ogni eventuale apertura successiva.

La Scia in Comune

Per quanto riguarda la presentazione della “SCIA” al Comune ove si intende aprire l’attività, è opportuna qualche precisazione. La stessa, infatti, deve essere presentata precedentemente all’inizio dell’attività di vicinato. Per poterla correttamente presentare occorre porre attenzione ad alcuni requisiti che tutti i Comuni richiedono per l’esercizio di questo tipo di attività:

  • Requisiti soggettivi – Per esercitare l’attività di vendita al dettaglio di prodotti non alimentari è necessario soddisfare solo i requisiti morali di cui all’articolo 71, comma 1, D.Lgs. n. 59/2010, mentre, per esercitare l’attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari, oltre ai requisiti morali, è necessario soddisfare anche i requisiti professionali che richiedono il possesso dell’attestato riguardante il corso per l’HACCP;
  • Requisiti oggettivi – I locali dove si svolge l’attività devono avere una destinazione d’uso compatibile con quella prevista dal piano urbanistico comunale. Devono essere rispettate le norme e le prescrizioni specifiche dell’attività, per esempio quelle in materia di urbanistica, igiene pubblica, igiene edilizia, tutela ambientale, tutela della salute nei luoghi di lavoro, sicurezza alimentare, regolamenti locali di polizia urbana annonaria. Per esercitare l’attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari è inoltre necessario rispettare i requisiti dettati dalla normativa vigente in merito all’igiene dei prodotti stoccati e venduti.

Naturalmente, la stessa “SCIA“, deve essere necessariamente presentata al Comune nel momento in cui l’attività cessa. Tutta la procedura è da avviare nuovamente con queste modalità qualora si decida di aprire un nuovo negozio temporaneo. Si ricorda, infine, che chiunque eserciti un’attività di vicinato senza aver presentato la “SCIA” è soggetto a sanzioni amministrative pecuniarie previste da ciascuna Legge Regionale, a seconda del Comune interessato. Sono inoltre previste le sanzioni penali di cui all’articolo 76 del D.Lgs. n. 445/2000 per le dichiarazioni false o mendaci.

Conclusioni e consulenza fiscale online

Come detto, ad oggi, non vi è una normativa specifica per l’apertura di un negozio di vicinato temporaneo. Tuttavia, occorre comunque rispettare le disposizioni legate all’apertura della partita Iva ed alla SCIA da presentare in Comune. Inoltre, indipendentemente dalla durata dell’attività è sempre consigliabile consultare la Camera di Commercio di competenza per verificare eventuali obblighi di iscrizione.

Sia che tu appartieni alla categoria di vuole saperne di più su questo tipo di attività, il consiglio che posso darti è quello di rivolgerti sempre ad un dottore commercialista esperto di tua fiducia, che possa accompagnarti nell’apertura e nella gestione amministrativa e fiscale dell’attività. Segui il link sottostante per metterti in contatto con me e ricevere una consulenza fiscale personalizzata se hai dubbi o domande su questo tipo di attività commerciale.

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale

Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Firenze, Tax Advisor e Revisore Legale. Specializzato in Fiscalità Internazionale, aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale strategica. La gestione delle convenzioni internazionali e i processi di internazionalizzazione d’impresa sono il cuore della mia attività quotidiana. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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