Trasferirsi all’estero in modo sicuro: la guida fiscale

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Trasferirsi all’estero in modo sicuro. Con questa guida imparerai le nozioni fondamentali che ti permetteranno di trasferire all’estero la tua residenza fiscale in modo sicuro. Trasferirsi all’estero è il sogno di molti, ma soltanto in pochi conoscono come fare per evitare che l’Amministrazione finanziaria possa venire a verificare il tuo effettivo trasferimento. Scoprirai tutti gli elementi che possono costituire profili probatori del trasferimento della residenza all’estero.

Chi di voi non ha mai pensato di trasferirsi all’estero? 

Se stai leggendo questa guida sicuramente stai pensando ad un tuo trasferimento di residenza all’estero.

Sono sicuro che hai già iniziato a pensare agli aspetti economici, finanziari e personali di questo radicale mutamento di vita. Per questo ti consiglio di tenere in considerazione anche gli aspetti fiscali legati alla volontà di trasferirsi in un Paese estero.

Il trasferimento della residenza fiscale delle persone fisiche rappresenta oggi una problematica molto importante. Anche perché il livello di pressione fiscale a cui si è giunti nel nostro Paese ha portato molti quantomeno a riflettere su un possibile trasferimento verso l’estero.

Per questo motivo ho deciso di realizzare questa guida e spiegarti la procedura per effettuare Trasferimento Sicuro della tua Residenza Fiscale all’Estero.

Sei pronto?!


Importanza di un Trasferimento all’Estero Sicuro

Trasferirsi all’estero e cambiare vita è sicuramente il sogno di molti.

Tuttavia, realizzarlo in sicurezza è opportuno conoscere la normativa di riferimento ed avvalersi di un dottore Commercialista esperto in questo ambito.

Solo in questo modo potrai evitare di trovarti con spiacevoli sorprese da un punto di vista fiscale.

Mi riferisco alla possibilità di ricevere un Avviso di Accertamento.

I problemi, nello specifico, sorgono nel momento in cui l’Amministrazione finanziaria va a verificare la correttezza del trasferimento all’estero.

L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate è verificare la correttezza della procedura di trasferimento e la volontà di risiedere all’estero in modo stabile e duraturo nel tempo.

Questo è, sostanzialmente, il punto fondamentale della questione. Ovvero l’identificazione dei profili probatori del trasferirsi all’estero.

Infatti, un trasferimento della residenza all’estero effettuato con leggerezza, pur sempre senza dolo, può comportare spiacevoli inconvenienti di natura fiscale.

Spesso si ritiene che lavorando all’estero non si abbia alcun tipo di obbligo fiscale verso il nostro Paese, ma in realtà non è così semplice la questione!

Negli ultimi anni, infatti, sia l’Agenzia delle Entrate che la Guardia di Finanza hanno incrementato la vigilanza sui soggetti che tentano fittiziamente di trasferire la propria residenza all’estero.

Questi soggetti non voglio effettivamente trasferirsi all’estero, ma hanno esclusivamente l’intento di sottrarre materia imponibile alla tassazione italiana.

La pressione fiscale arrivata ormai alle stelle ha convinto molti contribuenti a tentare di trasferirsi all’estero spostando la propria residenza. Questo per beneficiare di una pressione fiscale più bassa rispetto a quella del nostro Paese.

E’ necessario, tuttavia, prestare attenzione, ad alcuni aspetti che troverai in questa guida, per non ritrovarti ad avere spiacevoli accertamenti fiscali.

La Wordwide Taxation in Italia

L’effetto di un non corretto trasferimento di residenza all’estero è l’applicazione del principio della Wordwide Taxation in Italia.

La tassazione di un soggetto fiscalmente residente in Italia (ancorché lavori o viva all’estero) è infatti diversa da un soggetto fiscalmente non residente.

Nel primo caso il contribuente è soggetto alla c.d. “worldwide taxation“.

Secondo questo principio sono tassati in Italia i redditi ovunque prodotti dal contribuente in quell’anno solare.

Il contribuente non residente in Italia, invece, è tenuto a dichiarare in Italia soltanto i redditi ivi prodotti (tassazione nello Stato della fonte).

Come avrai capito c’è una differenza notevole, ecco perché è importante questa guida!


La residenza fiscale dei contribuenti

Per capire qual’è il modo giusto per effettuare un Trasferimento all’Estero Sicuro è necessario affrontare il concetto di Residenza Fiscale.

Il concetto di residenza fiscale è diverso dal concetto di residenza in ambito civilistico.

La norma che identifica il concetto di Residenza Fiscale è l’articolo 2, comma 2, del DPR n 917/86.

Secondo questa norma sono considerate residenti le persone fisiche che:

per la maggior parte del periodo di imposta (183 giorni su 365), anche non continuativamente, vedono verificata una delle seguenti condizioni:

  1. Iscrizione all’anagrafe della popolazione residente. E’ tassato sulla base del reddito mondiale colui che trasferisce la propria residenza all’estero, salvo si ricordi di cancellare la propria precedente residenza anagrafica italiana. Se vivi da anni all’estero, ma ti sei sempre dimenticato di cancellarti dall’anagrafe della popolazione residente in Italia, rimani soggetto residente, quindi tenuto al pagamento delle imposte sui redditi;
  2. Individuazione nel territorio Italiano del proprio domicilio. Il domicilio fiscale rappresenta il centro principali dei propri affari e interessi. Tuttavia l’elemento principale da prendere in considerazione è il centro dei propri affetti personali. Cosicché, nel caso di contrasto tra legami economici e familiari, ai fini della determinazione del Paese di residenza del soggetto passivo, deve conferirsi prevalenza a questi ultimi. Pensa ad esempio, al soggetto che lavora da anni all’estero, ma ha la moglie e i figli residenti nel nostro Paese;
  3. Individuazione nel territorio Italiano della propria residenza. In questo caso la residenza coincide con la dimora abituale del soggetto. Se infatti, risultano intestate al soggetto passivo utenze domestiche in Italia è difficile che questi possa dimostrare di essere un residente all’estero.

L’onere della prova

Adesso che hai capito quali sono gli elementi che non devono trovare applicazione in caso di trasferimento all’estero devi sapere che ordinariamente l’onere della prova è a carico dell’Amministrazione Finanziaria.

Questo significa che se non ti trasferisci in Paese Black List (lista dei Paesi Black List), l’onere della prova non spetta a te. Solo se ti trasferisci in un Paese che non garantisce scambio di informazioni sarai tu a dover sostenere l’onere della prova. Altrimenti, vi è una presunzione che fa restare in Italia la tua residenza.

Per questo motivo è, comunque, di fondamentale importanza costituire un fascicolo probatorio per dimostrare l’effettività del tuo trasferimento.

Questo, per la mia esperienza personale è di fondamentale importanza in ogni confronto con l’Amminstrazione Finanziaria.


Effettività del trasferimento di residenza

Il fenomeno del trasferimento di residenza soprattutto in Paesi a fiscalità privilegiata è cresciuto a dismisura negli ultimi anni.

L’aspetto da segnalare, però, è legato al fatto che questi trasferimenti non sono stati accompagnati da un’effettiva volontà di risiedere all’estero. Ma esclusivamente al solo scopo di acquisire un indebito beneficio legato al più favorevole regime impositivo dello Stato estero.

Tutto questo con lo scopo di sottrarre all’imposizione progressiva Italiana i redditi prodotti. Tipico fenomeno di elusione fiscale.

Questa volontà di trasferirsi in massa ha finito per penalizzare anche tutti quei soggetti che effettivamente vogliono cambiare vita e andare a vivere in un Paese estero, per le più svariate ragioni (anche fiscali).

Il Ministero delle Finanze, con la Circolare n. 304/E/1997, ha provveduto all’indicazione di alcune linee guida per l’attività di controllo e accertamento nei confronti dei cittadini italiani emigrati all’estero.

Linee guida utili ai fini della verifica dei requisiti per la qualificazione di soggetto “fiscalmente residente” in Italia.

Nella circolare sono illustrati i principi generali, in ordine al quadro normativo di riferimento, da tenere in considerazione al fine di verificare la sussistenza di elementi certi e concreti ai fini dell’accertamento dell’effettiva residenza fiscale in Italia, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche.

Essa, quindi, rappresenta un vero e proprio vademecum di riferimento per tutti i soggetti che vogliono pianificare in sicurezza il loro sogno di trasferirsi all’estero.

Vediamo, a questo punto, i punti principali da rispettare quando si vuole trasferirsi all’estero in sicurezza.

Iscrizione all’AIRE

Il primo adempimento che il soggetto che intende trasferirsi deve programmare per avvalorare il trasferimento della residenza fiscale all’estero è:

  • La cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente e
  • La contestuale iscrizione all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE).

Questo adempimento rappresenta una condizione necessaria ed indispensabile per far valere il trasferimento stesso.

Tale condizione, tuttavia, da sola non è comunque sufficiente.

All’iscrizione AIRE, elemento formale deve pur sempre corrispondere alla situazione effettiva.

Voglio dire che, anche se un soggetto si iscrive all’AIRE, ma trascorre la maggior parte dell’anno in Italia, è palese che il suo trasferimento all’estero sia soltanto fittizio.

Il Dovere di iscriversi all’AIRE

L’iscrizione all’AIRE è un diritto/dovere del cittadino.

Questo adempimento costituisce anche il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle rappresentanze consolari all’estero. Nonché per l’esercizio di alcuni diritti (ad esempio, la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum per corrispondenza nel Paese di residenza).

Devono obbligatoriamente iscriversi all’AIRE i soggetti che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi.

Allo stesso obbligo devono soggiacere i soggetti che già vi risiedono, sia perché nati all’estero, sia per un successivo acquisto della cittadinanza italiana (a qualsiasi titolo).

Non devono, invece, iscriversi all’AIRE:

  • Le persone che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore ad un anno (per vacanza, studio o lavoro);
  • I lavoratori stagionali;
  • I dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero. Questo ai sensi delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari rispettivamente del 1961 e del 1963;
  • I militari italiani in servizio presso gli Uffici e le strutture della NATO dislocate all’estero.

Procedura di iscrizione AIRE

L’iscrizione all’AIRE è effettuata a seguito di dichiarazione resa dall’interessato all’Ufficio consolare competente per territorio.

L’iscrizione deve essere effettuata entro 90 giorni dal trasferimento della residenza. Essa comporta la contestuale cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente (APR) del Comune di provenienza.

All’apposito modulo di richiesta deve essere allegata documentazione che provi l’effettiva residenza nella circoscrizione consolare.

Ad esempio:

  • Il certificato di residenza rilasciato dall’autorità estera;
  • Il permesso di soggiorno;
  • La carta di identità straniera,
  • Bollette di utenze residenziali;
  • Copia del contratto di lavoro.

La richiesta deve essere presentata personalmente. In caso contrario deve essere altresì allegata una copia del documento di identità del soggetto richiedente.

L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio.

In questo caso l’iscrizione avviene sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza. Ad esempio, informazioni che derivano dal Comune di residenza del soggetto che ha deciso di trasferirsi all’estero.

Effetti dell’iscrizione AIRE

Da un punto di vista fiscale, l’effetto più importante dell’iscrizione all’AIRE è il soggetto iscritto non è tenuto a dichiarare in Italia i redditi prodotti all’estero.

Questo in quanto il soggetto è residente in modo stabile e duraturo nel Paese estero. Paese nel quale svolge con carattere di durevolezza la propria attività lavorativa.

Come già detto, la sola registrazione all’AIRE non è di per se determinante per escludere la residenza fiscale in Italia.

Ciò che infatti rileva è la circostanza che in Italia vi sia il domicilio, inteso come sede principale degli affari ed interessi economici. Nonché delle proprie relazioni personali.

In sostanza,

la mera cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente e la conseguente iscrizione all’AIRE non costituisce certamente elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello Stato,

ben potendo questi ultimi essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici.

Presunzioni della norma

Si ricorda che non rileva il trasferimento della residenza fiscale all’estero sino a quando non risulti la cancellazione dall’Anagrafe di un Comune italiano.

Infatti il soggetto che ha stabilito la propria dimora abituale all’estero senza aver provveduto, anche per mera dimenticanza, alla cancellazione dall’Anagrafe dei residenti, è considerato per presunzione assoluta residente nel nostro Paese.

Per approfondire: AIRE: guida all’iscrizione


Il fascicolo probatorio del contribuente

Il secondo passo da effettuarsi, per dimostrare l’effettività del trasferimento della residenza, è il Fascicolo Probatorio.

In pratica occorre tutelarsi in ogni caso andando a precostituire l’onere della prova. L’obiettivo è quello di precostituire un fascicolo probatorio atto a dimostrare:

  • L’effettività del trasferimento di residenza all’estero;
  • L’interruzione dei significativi rapporti con lo Stato italiano.

Non sussiste alcun condizionamento in merito agli strumenti con cui attestare l’effettività del trasferimento di residenza.

Ferma restando l’esclusione del giuramento e della prova testimoniale. Quindi, la prova che il soggetto che intende trasferirsi deve raccogliere sarà sostanzialmente quella di natura documentale.

Si deve tenere in considerazione che l’Ufficio accertatore è obbligato ad effettuare una complessiva considerazione della posizione del contribuente alla luce delle prove da questo fornite.

Si tratta, quindi, di una valutazione globale della situazione del soggetto trasferitosi all’estero.

La prova documentale

In ordine alla prova che il soggetto residente all’estero può fornire il legislatore non ha posto quindi alcun limite.

Viene lasciata, quindi, la più ampia possibilità di difesa.

E’ opportuno, quindi, catalogare in maniera ordinata, possibilmente in ordine cronologico, la maggior massa di documentazione possibile atta a fornire la prova.

Infatti, quest’ultima accortezza permetterà il controllo di un requisito fondamentale, quale è quello temporale, per avvalorare la non fittizietà del trasferimento di residenza.

Tra le forme di prova documentale è possibile utilizzare anche l’atto pubblico. Tuttavia, la prova che molto spesso da evidenza dell’effettivo trasferimento è la scrittura privata.

Perciò, nella precostituzione del fascicolo è utile prestare molta attenzione al fatto che i documenti contengano elementi quanto più gravi, precisi e concordanti ai fini della prova.

L’obiettivo che si vuole fornire è quello di rendere la situazione ivi documentata quanto più prossima all’incontrovertibile.

Anche per questo motivo la costituzione del fascicolo, deve essere seguita con un esperto di Fiscalità Internazionale e di trasferimenti all’estero.

Il domicilio estero

Da precisare che la prova della residenza estera deve comprendere:

  • Sia il fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo;
  • Sia l’elemento oggettivo della volontà di rimanervi. La quale, estrinsecandosi in fatti univoci che evidenziano tale intenzione, è normalmente compenetrata nel primo elemento.

Inoltre, affinché sussista il requisito dell’abitualità della dimora, non è necessaria la continuità o la sua definitività.

E’, di fatto, sufficiente che il soggetto presti attività lavorativa o svolga altre attività al di fuori di quello Stato estero ove ha posto il proprio domicilio. Purché conservi in esso l’abitazione, vi ritorni quando possibile e mostri l’intenzione di mantenervi il centro delle proprie relazioni familiari e sociali.

E’ quindi assodato che la residenza non viene meno per assenze più o meno prolungate dovute ad esigenze di vita, studio, lavoro, etc.

Il domicilio consiste principalmente in una situazione giuridica che, prescindendo dalla presenza fisica del soggetto, è caratterizzata dall’elemento soggettivo. Ovvero, dalla volontà di stabilire e conservare in quel luogo la sede dei propri affari ed interessi.

L’inciso “affari ed interessi“, di cui all’articolo 43, comma 1, c.c., deve intendersi nel senso più ampio, e quindi comprensivo, non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche morali, sociali e familiari.

In pratica, la determinazione del domicilio va dunque desunta alla stregua di tutti gli elementi di fatto che, direttamente o indirettamente, denunciano la presenza in un certo luogo di tale complesso di rapporti e il carattere principale che esso ha nella vita della persona.

Interpretazione dell’Agenzia del Domicilio

Questa interpretazione è stata recepita dall’Amministrazione finanziaria.

Questa, riferendosi al caso di un soggetto iscritto all’AIRE ed esercente attività di lavoro autonomo all’estero, ha affermato che la residenza fiscale in Italia si concretizza qualora:

la famiglia dell’interessato abbia mantenuto la dimora in Italia durante l’attività lavorativa all’estero” o, comunque, nel caso in cui “emergano atti o fatti tali da indurre a ritenere che il soggetto ha quivi mantenuto il centro dei suoi affari ed interessi

Devono, in definitiva essere considerati fiscalmente residenti in Italia i soggetti che, pur avendo trasferito la propria residenza all’estero e svolgendo la propria attività fuori dal territorio nazionale, mantengano, il centro dei propri interessi familiari e sociali in Italia.

Tutti e tre i requisiti ex articolo 2, comma 2, del DPR n 917/86 devono risultare combinati con l’elemento temporale che è integrato dal perdurare delle situazioni giuridiche “per la maggior parte del periodo d’imposta” (183 giorni nell’arco di un anno solare, che diventano 184 qualora l’anno fosse bisestile).

L’Amministrazione finanziaria ha precisato che il computo dei giorni ai fini della verifica della permanenza in Italia deve essere effettuato tenendo presente il numero di giorni di presenza fisica, anche non continuativi.

Paesi a fiscalità privilegiata

Come anticipato, rientrano tra i soggetti passivi d’imposta residenti nel territorio dello Stato, e pertanto soggetti a tassazione, non solo le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile, ma anche:

i cittadini italiani cancellati dalla Anagrafe della Popolazione Residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale

La ratio della disposizione si deve rinvenire nella volontà del legislatore di evitare che, attraverso i trasferimenti fittizi della residenza all’estero, vengano sottratti redditi imponibili al sistema fiscale nazionale.

Lo strumento della presunzione consente, quindi, una diversa ripartizione dell’onere probatorio, evitando, in tal modo, che le risultanze di ordine meramente formale prevalgano sugli aspetti di ordine sostanziale.

In particolare, la disposizione si applica nei confronti di quei soggetti per i quali ricorrono, contemporaneamente, le seguenti condizioni:

  • L’essere cittadino italiano;
  • L’essersi cancellato dall’Anagrafe della Popolazione Residente;
  • Ovvero, l’essere emigrato in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.

Strumenti di prova nel trasferirsi all’estero

Il soggetto che vuole trasferirsi all’estero, deve essere consapevole che dal momento della sua effettiva presenza nel Paese estero ove intende spostare la sua residenza, dovrà raccogliere ogni mezzo di prova di natura documentale.

Deve trattarsi di elementi idonei a dimostrare, secondo i criteri dettati dalla stessa Amministrazione finanziaria:

  • La sussistenza della dimora abituale nel Paese estero;
  • La sussistenza della dimora abituale nel Paese estero del coniuge e dei figli;
  • Residenza nel Paese estero del coniuge e dei figli;
  • L’iscrizione e l’effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici di formazione del Paese estero;
  • Lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso Paese estero;
  • L’iscrizione ad associazioni o circoli sportivi o ricreativi nel Paese estero da parte del soggetto trasferito o dei familiari;
  • L’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
  • La stipula di contratti di acquisto o locazione di immobili residenziali, adeguati ai bisogni abitativi nel Paese di immigrazione;
  • L’esistenza di fatture o ricevute di erogazione di acqua, gas, luce, telefono e di altri canoni tariffari, pagati nel Paese estero;
  • La titolarità nel Paese estero di un conto corrente e la movimentazione dello stesso;
  • La titolarità di partecipazioni o strumenti finanziari del Paese estero;
  • La movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie nel Paese estero;
  • L’eventuale iscrizione nelle liste elettorali del Paese di immigrazione;
  • In presenza di immobili sia in Italia che all’estero, la rilevazione dalle utenze di consumi minimi nel nostro Paese e consistenti all’estero;
  • L’assunzione di incarichi in società estere;
  • La titolarità nel Paese estero della proprietà di auto o altri mobili registrati;
  • La titolarità nel Paese estero dell’assicurazione auto e di parcheggi per i residenti;
  • La corresponsione dell’abbonamento TV e di una tassa assimilabile all’IMU nel Paese di immigrazione.

Mezzi idonei alla prova

L’elencazione non è ovviamente esaustiva.

Per fornire la prova della residenza può essere utilizzato qualsiasi mezzo idoneo a provare l’effettivo trasferimento.

Di contro, deve essere provata la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico e sociale, culturale e ricreativo.

Quindi ai fini della compliance e della precostituzione della prova in caso di trasferimento della residenza fiscale è utile la cessazione dei suindicati rapporti con l’Italia. Oppure, qualora continuino a sussistere in maniera attenuata, provvedere a renderli quanto più possibile meno apparenti.

Prova negativa di collegamento con l’Italia

Ove possibile e necessario, si potrà quindi a tal fine raccogliere ogni elemento probatorio di natura dimostrativa-documentale atto a fornire la prova negativa della sussistenza di elementi di collegamento con l’Italia, quindi ad esempio:

  • Della residenza italiana del coniuge o dei figli;
  • Della presenza di unità immobiliari tenute a disposizione nel nostro Paese;
  • Dell’esistenza di atti di donazione effettuati in Italia;
  • Dell’esistenza di movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie in Italia;
  • Della titolarità di conti correnti alimentati con accrediti di ogni genere;
  • Dell’esistenza di atti di compravendita effettuati in Italia a proprio nome o per interposta persona;
  • Dell’assunzione di incarichi in società italiane;
  • Della titolarità in Italia del diritto di proprietà (ma anche possesso) di veicoli o altri mobili registrati;
  • Dell’iscrizione nel nostro Paese a circoli o clubs;
  • Dell’organizzazione della propria attività e dei propri impegni direttamente o attraverso soggetti operanti sul territorio italiano.

In definitiva, ne deriva che deve essere fornita dal contribuente la piena dimostrazione della perdita di ogni significativo collegamento con lo Stato italiano. Con la parallela controprova di una reale e duratura localizzazione nel Paese estero.

Ponderazione degli elementi

La sussistenza degli elementi utili a provare il trasferimento della residenza all’estero di un soggetto e la mancanza di quelli atti a realizzare un collegamento col nostro Paese devono quindi essere valutati e ponderati.

Questo tenendo bene presente che la valutazione di essi svolta dall’Amministrazione finanziaria deve comportare una complessiva considerazione della posizione del contribuente alla luce delle prove fornite.

Ciò significa che un soggetto la cui situazione integri più elementi utili e rilevanti al fine di provare il proprio trasferimento in uno Stato estero, non necessariamente sarà tenuto ad eliminare ogni collegamento con l’Italia.

A maggior ragione se tale collegamento è particolarmente tenue, come potrebbe essere ad esempio la locazione di un immobile per un mese nel periodo estivo, oppure l’iscrizione ad un circolo sportivo in Italia.

La valutazione da farsi, e che in concreto l’Amministrazione finanziaria andrà ad eseguire, è afferente la prevalenza. Nel senso che si dovrà valutare se prevalgono gli elementi di collegamento con lo Stato estero di cui si assume essere effettivamente residenti. Oppure, se prevalgono gli elementi di collegamento con l’Italia.


Consigli per trasferirsi all’estero in modo sicuro

In definitiva quali potrebbero essere le nuove prospettive utilizzabili al fine di dar certezza all’effettività del trasferimento della residenza fiscale?

E’ indubbio che sono sempre più gli italiani che scelgono di fissare all’estero la propria residenza fiscale.

Possono essere spinti da motivi economici, lavorativi o personali, oppure semplicemente per minimizzare il gravoso carico fiscale presente nel nostro Paese.

Purtroppo però tale fattispecie, allorché il trasferimento sia soltanto fittizio, costituisce una delle principali tipologie di evasione fiscale internazionale. Aspetto sottolineato dall’Amministrazione finanziaria nella Circolare n 257/E/2013.

Per questo motivo, quando si vuole trasferirsi all’estero è opportuno aderire quanto più possibile alla compliance normativa sopra delineata, cercando di portare a vostro favore quanti più elementi probatori possibili.

Regole per un trasferimento all’estero sicuro

Nel caso in cui tu stia per effettuare il trasferimento della residenza, per lavoro o anche solo per avventura, all’estero, per periodi più o meno lunghi, è necessario seguire le seguenti regole.

L’obiettivo è di non incorrere in spiacevoli inconvenienti di natura fiscale.

Vediamo, quindi, in dettaglio le regole che per mia esperienza devono essere eseguite.

Affidarsi ad un esperto di Fiscalità Internazionale

Se intendi andartene dall’Italia e cercare fortuna all’estero devi farlo in modo sicuro. Devi evitare di incorrere in accertamenti fiscali.

Per questo motivo è importante non improvvisare.

Devi chiedere, subito l’assistenza di un dottore Commercialista esperto in Fiscalità Internazionale. Un professionista che sappia indirizzarti con la sua esperienza per effettuare un trasferimento sicuro.

Ovvero, un trasferimento in compliance con la normativa fiscale nazionale e convenzionale in vigore.

Ti consiglio di affidarti ad un professionista specialmente se hai una Partita IVA o una società ancora attiva in Italia.

Se non hai un professionista di riferimento, contattami!

Cancellazione dall’Anagrafe Italiana

Come ho cercato di spiegarti fino a quando non avviene l’iscrizione AIRE, non si avrà mai certezza del trasferimento estero.

Questo è quanto prevede la normativa nazionale. E’ vero che esistono norme convenzionali che hanno rango superiore a questa norma, ma fai attenzione, non sempre è facile farle applicare.

L’Agenzia delle Entrate effettua i controlli sulla base della normativa nazionale, non in base a quella convenzionale e pattizia. Far applicare la convenzione con il Paese estero non è sempre semplice.

Te lo posso assicurare per la mia esperienza di assistenza fiscale a molti contribuenti che hanno ricevuto un accertamento fiscale.

Senza iscrizione AIRE per il Fisco italiano continui ad essere considerato un soggetto residente. Con tutti gli obblighi fiscali che ne conseguono.

Quindi, presta attenzione e non sottovalutare questo adempimento.

Dichiarazione dei Redditi

Ricorda sempre che se mantieni in Italia redditi o attività patrimoniali, come immobili devi tassare questi redditi in Italia.

La tassazione dei redditi di fonte italiana è sempre in Italia. Questo anche se hai effettuato correttamente il trasferimento all’estero.

Eventualmente devi verificare se questi redditi devono essere dichiarati anche nel tuo Paese estero di residenza. Naturalmente, nel caso avrai diritto a ricevere un credito di imposta.

Costituzione del Fascicolo Probatorio

In ogni caso, conserva ogni documento nominativo in grado di provare che la tua residenza è all’estero.

Impara a conservare annualmente ogni documento utile a dimostrare che il tuo “centro degli interessi vitali” non si trova in Italia.

Con la locuzione centro degli interessi vitali si intende il luogo ove vi sono i principali interessi familiari ed economici di un soggetto. Questo luogo, in caso di trasferimento di residenza deve necessariamente passare dall’Italia allo stato di emigrazione.

Il Fisco italiano tende a effettuare molti controlli al fine di smascherare soggetti che fingono di effettuare il trasferimento della residenza all’estero, al solo fine di evadere la tassazione fiscale italiana.

Per questo tenere traccia di ogni spostamento o soggiorno in Italia diventa fondamentale per dimostrare al Fisco che risiede effettivamente all’estero per la maggior parte del periodo d’imposta.

Attenzione agli aspetti fiscali

In tutti questi casi, se stai programmando o vuoi effettuare il trasferimento della residenza, per lavorare all’estero in maniera stabile e duratura, non devi commettere l’errore di trascurare l’attenta valutazione degli aspetti fiscali legati a questa vostra scelta di vita.

Anzi, programmare l’aspetto fiscale è per te uno degli aspetti più impegnativi, ma se fatto con i giusti accorgimenti vi permetterà di stare tranquillo in caso di eventuali successivi controlli.


Trasferirsi all’estero: consulenza fiscale

Trasferirsi all’estero ti spaventa?

Vuoi pianificare in modo sicuro il tuo trasferimento di residenza fiscale? 

In questa guida ho cercato di mettere tutta la mia esperienza sul campo. Probabilmente non ti sarà sufficiente per capire se stai operando correttamente sul tuo trasferimento.

Tuttavia, il mio obiettivo è quello di renderti edotto sui rischi che corri in caso di mancato rispetto delle norme.

Se hai bisogno di una consulenza personalizzata sul tuo trasferimento della residenza all’estero chiedimi aiuto utilizzando l’apposito servizio di consulenza online.

Potrai parlare con me ed insieme individueremo la corretta pianificazione del tuo trasferimento in modo sicuro, al riparo da contestazioni fiscali.

2 COMMENTS

  1. Senza dubbio la migliore guida, personalmente incontrata nel web, per chiarire eventuali dubbi, perplessità nonchè raccogliere tutta la documentazione probatoria necessaria per non incappare nelle trappole della burocrazia .

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