L’Italia è diventata un paradiso fiscale per la tassazione degli sportivi che impatriano dall’estero e che ivi rimangono per almeno due anni. Di seguito i requisiti, la durata e le modalità operative per l’applicazione dell’agevolazione per gli sportivi impatriati in Italia.

Dal 2020 l’Italia diventa il paradiso fiscale più conveniente del mondo per gli sportivi impatriati.

L’agevolazione “impatriati” di cui all’art. 16 del Dlgs n 147/15, come modificata dal “Decretto Crescita“, DL n 34/19 rappresenta uno dei regimi fiscali più attraenti al mondo per gli sportivi.

L’agevolazione per gli sportivi è suddivisa in due rami, a seconda che l’attività sportiva sia considerata “professionistica” o “dilettantistica“.

Sportivi impatriati in Italia con tassazione privilegiata
Sportivi impatriati in Italia con tassazione privilegiata

L’agevolazione per gli sportivi impatriati prevede una detassazione del reddito imponibile del 50%, valida per cinque anni, in favore degli sportivi professionisti che decidono di trasferirsi in Italia dopo aver trascorso almeno due anni all’estero (e che abbiano in mente di mantenere la residenza fiscale in Italia per almeno due anni). L’importo dell’agevolazione sale al 70% per gli sportivi non professionisti, ovvero dilettanti. In questo caso l’agevolazione può arrivare fino al 90% nel caso in cui lo sportivo decida di prendere residenza in una delle Regioni del Mezzogiorno.

Inoltre, tutti gli sportivi impatriati possono, per i redditi prodotti all’estero, decidere di pagare un’imposta forfettaria di 100 mila euro.

Questa particolare agevolazione fiscale riguarda tutti gli sportivi che acquisiranno residenza fiscale italiana a partire dal 2020. Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio l’agevolazione fiscale per gli sportivi impatriati in Italia.

L’agevolazione fiscale per gli sportivi impatriati in Italia

A partire dall’anno 2016 l’Italia può contare su un particolare regime fiscale volto ad incentivare il rientro in Italia di cittadini italiani emigrati all’estero, oppure l’impatrio di cittadini stranieri.

Faccio riferimento al regime fiscale introdotto dai commi 1 e 2 dell’art. 16 del DLgs. n. 147/15 e successive modificazioni. Questo regime riguarda, indistintamente, tutti i soggetti, indipendentemente dalla professione effettuata (per docenti e ricercatori vedasi l’agevolazione sul “rientro dei cervelli“). A partire da questo schema di agevolazione il “Decreto crescita“, DL n 34/19 è intervenuto andando a creare una particolare sezione di questa agevolazione dedicata agli sportivi.

Si tratta di una disposizione che è in grado di aumentare in modo consistente la capacità di attrarre sportivi di talento in Italia, permettendo alle società sportive di ottenere un “costo fiscale” inferiore per lo stipendio dello sportivo impatriato nel nostro Paese.

Sostanzialmente, in modo diverso nel professionistico rispetto a quello dilettantistico, una società sportiva ha la possibilità di sfruttare questa agevolazione per far impatriare in Italia sportivi di talento facendo gravare un “costo fiscale” inferiore sul pagamento dello stipendio.

Qualcuno potrebbe dire che si tratta di un’agevolazione che porta uno squilibrio sul mercato, in quanto lo stipendio di uno sportivo residente diventa più oneroso dello stesso stipendio di uno sportivo appena impatriato dall’estero in Italia. Questo è palese, infatti, la ratio della disposizione è quella di rendere maggiormente attraente il nostro Paese a sportivi di sicuro talento.

Tanto per fare un esempio eclatante l’arrivo in Italia di Cristiano Ronaldo è dovuto proprio all’utilizzo dell’agevolazione in commento (prima ancora dell’introduzione delle modifiche del Decreto crescita). Con l’introduzione poi, delle modifiche di maggior favore, del DL n 34/19, che andremo a vedere, questa agevolazione pone l’Italia tra i Paesi a fiscalità privilegiata per i compensi agli sportivi (assieme a Spagna e Regno Unito).

Sportivi impatriati e calcio professionistico

L’agevolazione in commento appare particolarmente interessante per tutto il mondo dello sport professionistico. In particolare, per il mondo del calcio, in quanto potrà permettere a clubs italiani di attrarre calciatori ed allenatori con un notevole beneficio. Tutti soggetti che fino ad adesso non potevano fruire di questa agevolazione.

Indirettamente, con questa agevolazione, è in grado di attrarre tecnici ed atleti attualmente militanti in campionati esteri. Indirettamente l’appeal dei clubs professionisti italiani potrebbe crescere valutando ingaggi altrimenti difficilmente sostenibili. Il tutto potendo migliorare la propria competitività internazionale.

Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio l’agevolazione impatriati per gli sportivi.

I requisiti per l’agevolazione legata agli sportivi impatriati in Italia

Possono godere dell’agevolazione di cui all’art. 16 del DLgs n 147/15 i cittadini italiani o stranieri che rispettano i seguenti requisiti:

  • Gli sportivi non devono essere stati residenti fiscalmente (ex art. 2 del TUIR) in Italia nei 2 periodi di imposta precedenti il trasferimento;
  • Gli sportivi devono impegnarsi a risiedere in Italia per almeno 2 anni;
  • L’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Agevolazione per gli sportivi Italiani espatriati non iscritti AIRE

Possono accedere al regime fiscale degli sportivi impatriati anche i cittadini italiani espatriati all’estero non iscritti AIRE. Questo, a condizione che abbiano avuto residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.

La residenza estera convenzionale deve essere mantenuta per il periodo minimo di due anni previsto dalla norma.

Questa disposizione è stata introdotta al fine di evitare che possano essere esclusi dall’agevolazione i soggetti a cui manca un requisito formale per il loro trasferimento.

La misura dell’agevolazione fiscale per gli sportivi impatriati

Gli sportivi di nazionalità italiana o estera che trasferiscono la residenza in Italia, ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86 possono beneficiare:

  • Di un concorso alla formazione del reddito di lavoro autonomo o dipendente nella misura del:
    • 50% del reddito imponibile ai fini IRPEF per gli sportivi “professionisti”. Tuttavia è previsto un contributo di solidarietà dello 0,5% del reddito percepito. Le federazioni sportive professionistiche in Italia sono quattro: calcio, basket, ciclismo e golf;
    • 70% del reddito imponibile ai fini IRPEF per gli sportivi “dilettanti”. Nel caso in cui la residenza venga spostata in una delle Regioni del Mezzogiorno il concorso alla formazione del reddito è solo del 10%;
  • Della possibilità di applicare un’imposta forfettaria fissa di 100 mila euro annui per tutti i redditi di fonte estera percepiti. Inoltre, nessuna imposta di successione prevista e nessun obbligo di adempiere agli obblighi legati al monitoraggio fiscale di attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero.

Durata dell’agevolazione fiscale per gli sportivi impatriati

L’agevolazione, la cui misura è stata indicata sopra, prevede due diverse durate. In particolare:

  • Un periodo di agevolazione della durata di cinque periodi di imposta, a partire da quello di acquisto della residenza fiscale italiana, per la detassazione ai fini IRPEF. Vi è poi la possibilità di estendere l’agevolazione per ulteriori cinque anni se nel periodo agevolato:
    • Si acquista un bene immobile residenziale in Italia, oppure se lo si acquista nei 12 mesi precedenti il trasferimento in Italia;
    • La presenza di uno o più figli minorenni o a carico (anche in affido pre-adottivo).
  • Un periodo di 15 anni legato all’applicazione dell’imposta forfettaria sul percepimento di redditi esteri (es. sponsorizzazioni), per l’esonero dalle imposte di successione e per l’esonero dagli obblighi di monitoraggio fiscale.

Tabella: le agevolazioni per gli sportivi in Italia

TipologiaDescrizione
Redditi EsteriImposta forfettaria di 100 mila euro annui per tutti i redditi di fonte estera. Niente imposta di successione ed esonero dall’obbligo di monitoraggio fiscale. Validità per 15 anni.
Sportivi professionistiBase imponibile calcolata sul 50% dei redditi prodotti. Contributo di solidarietà dello 0,5%. Validità per 5 anni (fino a 10 per chi ha figli minorenni o proprietari di un immobile di tipo residenziale).
Sportivi non professionistiBase imponibile calcolata sul 30% dei redditi prodotti. Se la residenza viene trasferita al Sud si arriva al 10% dei redditi. Validità per 5 anni (fino a 10 per chi ha figli minorenni o proprietari di un immobile di tipo residenziale).

Ambito oggettivo dell’agevolazione: il reddito degli sportivi impatriati

L’ambito ordinario dell’agevolazione riguarda il reddito da lavoro dipendente o autonomo percepito dagli sportivi impatriati.

Per quanto riguarda il lavoro, se la prestazione è svolta sotto la direzione di una società sportiva (vedi il caso del calcio, del volley, della pallacanestro, del nuoto, etc) il rapporto di lavoro è assimilabile al reddito da lavoro dipendente di cui all’articolo 49 del TUIR.

Tale reddito è regolato per la sua determinazione dall’articolo 51, comma 1 del TUIR, secondo il quale il reddito da lavoro dipendente è composto da:

“tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel
periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”

Tuttavia, è necessario fare riferimento al requisito di cui alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 16 del DLgs n 147/15. La norma richiede che l’attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Questo requisito deve essere verificato in relaziona a ciascun periodo di imposta e risulta soddisfatto se l’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni annui.

Su questo aspetto deve essere tenuto in considerazione che l’attività di trasferta, in quanto resa nell’interesse e a beneficio esclusivo del datore di lavoro comporta che i redditi agevolabili possono comprendere anche le somme corrisposte per l’attività prestata all’estero.

Agevolazione anche per i fringe benefit

Di frequente gli sportivi godono di vantaggi ulteriori rispetto al compenso monetario, oppure, possono godere di beni e prestazioni ricollegabili al rapporto di lavoro.

Per questi benefit si pone il dubbio se possano o meno essere ricondotti nell’alveo dei fringe benefit di cui all’articolo 51 del TUIR.

E’ il caso, ad esempio, delle spese di vitto e alloggio a titolo di prima sistemazione per gli sportivi non ancora in possesso di una propria abitazione. Oppure ancora i biglietti omaggio per i familiari, i beni come capi di abbigliamento, veicoli, orologi, etc, assegnati in virtù di contratti dagli sponsor.

Ebbene, laddove, tali benefici rappresentino un fringe benefit per lo sportivo, questi ultimi sono imponibili nella misura ridotta prevista dalla norma.

Compensi per lo sfruttamento economico del diritto di autore

Altro aspetto di particolare interesse è quello che riguarda i compensi che gli sportivi percepiscono come sfruttamento economico della loro immagine.

Questi diritti sono oggetto di varie forme, configurabili, ad esempio:

  • nelle sponsorizzazioni;
  • nel merchandising o
  • nell’endorsement.

In caso di cessione diretta dello sfruttamento economico al proprio club di appartenenza il reddito da diritto di autore percepito dall’atleta deve essere ricondotto al rapporto di lavoro instaurato con il club medesimo. Quindi, tali compensi risultano agevolabili in relazione al regime degli impatriati.

Tuttavia, nel momento in cui i compensi legati a questi proventi, alle sponsorizzazioni e alla loro immagine derivi da contratti con enti non residenti, è possibile sfruttare la tassazione forfettaria sui redditi esteri, che consente la tassazione forfettaria di 100 mila euro. Il tutto, indipendentemente dal volume dei redditi esteri percepiti.

Agevolazione come sportivo lavoratore autonomo

Accanto alla possibilità di rientrare come sportivo sotto contratto di lavoro dipendente è agevolabile dalla normativa anche il rientro come sportivo lavoratore autonomo. E’ il caso, ad esempio, dei tennisti, che operano prevalentemente in proprio partecipando a vari tornei.

Per questi sportivi l’unica modalità di incasso dei relativi compensi è legata ad una attività di lavoro autonomo professionale con partita IVA. Ebbene, anche in questo caso è possibile beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa, allo stesso modo dei redditi da lavoro dipendente.

In questo caso i redditi sono attratti nell’alveo dei redditi da lavoro autonomo, di cui all’articolo 53, comma 1, del TUIR. In questo caso l’agevolazione impatriati trova applicazione soltanto al ricorrere delle altre condizioni previste dalla norma. Mi riferisco alla necessità che l’attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Esempio pratico di applicazione dell’agevolazione per gli sportivi impatriati

Proviamo a questo punto a fare un esempio. Ad esempio, un giocatore di pallavolo (la Fipav la federazione di riferimento non è professionistica) vedrà applicata l’aliquota IRPEF solo sul 30% dei redditi prodotti. La percentuale scende al 10% in caso di trasferimento della residenza in una delle regioni del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda l’imposta forfettaria sui redditi prodotti all’estero, particolarmente importante per gli sportivi, considerate le ingenti sponsorizzazioni che ricevono è previsto il versamento di 100 mila euro all’anno con la possibilità di fruire dell’incentivo per 15 anni (norma introdotta con la Legge di Bilancio 2017).

Le società sportive italiane, quindi, dal 2020 possono beneficiare di un sostanziale sconto nel caso in cui decidano di fruire delle prestazioni di un atleta che opera in un campionato estero.

Agevolazione impatriati anche per dirigenti sportivi, procuratori e direttori sportivi

Il regime dei lavoratori impatriati, nella sua forma ordinaria (non legata all’attività sportiva) può essere fruito da una platea molto ampia di soggetti. In questo senso il regime è fruibile anche da tutti quei soggetti che non sono sportivi ma che ruotano intorno al mondo dello sport.

Si tratta, quindi, di sfruttare l’agevolazione di cui all’art. 16 del DLgs. n. 147/15 che consente a cittadini italiani o stranieri, che trasferiscono la residenza fiscale in Italia (impegnandosi a mantenerla per 2 anni e a svolgere sul territorio nazionale la propria attività lavorativa), di godere di una esenzione fiscale IRPEF pari al:

  • 70% dei redditi di lavoro autonomo, di impresa o di lavoro dipendente;
  • 90% dei redditi di lavoro autonomo, di impresa o di lavoro dipendente per chi trasferisce la propria residenza in una delle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia).

L’agevolazione è fruibile per cinque periodi di imposta consecutivi, estendibili per ulteriori cinque anni a condizione di:

  • Acquisire un immobile residenziale in Italia (anche nei 12 mesi antecedenti al rientro) o
  • Avere figli minorenni a carico. In questo caso l’esenzione, nei secondi 5 anni è sempre al 50% del reddito.

Per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido pre-adottivo, i redditi negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% del loro ammontare.

Questa formula di agevolazione, ovvero quella ordinaria, è quella che si applica anche agli sportivi non professionisti, e che trova applicazione anche per dirigenti, direttori sportivi e procuratori sportivi.

Agevolazione impatriati nel mondo dello sport: la richiesta

Ai fini dell’applicazione del regime dei lavoratori impatriati lo sportivo deve effettuare una domanda di applicazione dell’agevolazione al club di appartenenza.

Infatti, ai fini dell’applicazione del regime agevolativo, i clubs, nella loro veste di sostituti d’imposta devono ricevere una specifica richiesta scritta da parte dell’atleta. Si tratta della dichiarazione resa ai sensi del DPR 28 dicembre 2000, n. 445.

La domanda deve contenere l’attestazione della sussistenza di tutte le condizioni per beneficiare della disposizione in esame e l’impegno a mantenere la residenza fiscale in Italia per almeno due anni.

Nel caso in cui, invece, lo sportivo operi con partita IVA, quindi, con redditi da lavoro autonomo l’agevolazione viene fruita direttamente con la presentazione della dichiarazione dei redditi annuale. In questa sede lo sportivo dichiara di essere in possesso dei requisiti richiesti per l’ottenimento dell’agevolazione.

Sanzioni in caso di decadenza dell’agevolazione impatriati

In ultima analisi è importante verificare quali sono le conseguenze a cui lo sportivo può andare incontro nel caso in cui vengano meno i requisiti richiesti per l’applicazione dell’agevolazione.

In particolare, la decadenza dell’agevolazione può essere contestata quando:

  • Non vi è documentazione sufficiente a dimostrare i due anni precedenti all’impatrio in Italia di residenza fiscale estera;
  • Non vi sia il mantenimento della residenza fiscale italiana per almeno due anni dall’impatrio.

In questo caso, quando vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ottenimento dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha facoltà di procedere per il recupero dei benefici già fruiti, con l’applicazione delle relative sanzioni ed interessi.

Per fare questo l’Amministrazione finanziaria emette un documento (avviso di accertamento) in cui, per ogni annualità fruita si recupera l’imposta non versata e si applicano le relative sanzioni amministrative.

Si tratta, ordinariamente delle sanzioni amministrative dovute per infedele dichiarazione. La sanzione va dal 90% al 180% delle maggiori imposte dovute e non versate.

Attenzione però, perché in alcuni casi è possibile arrivare anche all’applicazione di sanzioni penali, sempre per infedele dichiarazione. Si tratta del reato tributario disciplinato dall’articolo 4 del DLgs. n. 74/00.

La fattispecie di reato penale si realizza al superamento congiunto di due soglie di punibilità:

  • Evasione d’imposta di 100.000,00 euro per ogni singola imposta, quindi ad esempio IRES/IRPEF o IVA;
  • Elementi attivi sottratti all’imposizione (ricavi o costi) di almeno 3.000.000 euro. Tuttavia, se gli elementi fittizi indicati in dichiarazione (ricavi omessi o costi falsi) supera il 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione il reato è consumato anche se gli elementi sottratti ad imposizione sono inferiori a 3.000.000,00 euro.

Il reato è punito con la reclusione da 2 a 4 anni e mezzo.


Agevolazione impatriati: consulenza fiscale

In questo articolo ho cercato di riepilogarti le principali informazioni che possono esserti utili per applicare l’agevolazione impatriati se sei uno sportivo.

Questa agevolazione è di particolare interesse in quanto non prevede particolari requisiti da rispettare. L’applicazione allo sport professionistico ed in particolare al mondo del calcio è una conseguenza inevitabile.

Moltissimi clubs della massima serie italiana con questa agevolazione hanno la possibilità di ingaggiare calciatori, allenatori e tecnici con ingaggi impossibili da sostenere senza l’agevolazione.

In pratica con un lordo più alto lo sportivo ottiene un netto più elevato, con buona pace del clubs che risparmia sull’ingaggio.

Tuttavia, anche il mondo dello sport dilettantistico può fruire di questa agevolazione, permettendo anche alle società sportive di più piccole dimensioni di sfruttare alcuni vantaggi.

Per questo motivo se hai dei dubbi o vuoi approfondire la tua situazione sono a disposizione per una consulenza sull’argomento.

Che tu sia un club professionistico o uno sportivo che desidera rientrare in Italia, contattami per verificare i tuoi requisiti e le modalità di richiesta dell’agevolazione. Il tutto con una simulazione reddituale del beneficio che puoi ottenere.

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Agevolazione legata agli sportivi impatriati: FAQ

Di seguito le principali domande che mi arrivano sull’agevolazione impatriati per gli sportivi

  1. A quanto si riduce il reddito imponibile con l’agevolazione?

    Il reddito imponibile IRPEF, legato a lavoro dipendente, autonomo o di impresa, è ridotto al 30% per gli sportivi non professionisti (il reddito imponibile si riduce al 10% se ci si trasferisce in una delle Regioni del Sud d’Italia), o al 50% per gli sportivi professionisti. Vi è poi la tassazione forfettaria dei redditi di fonte estera di 100 mila euro, l’esenzione da imposte di successione e dal monitoraggio fiscale.

  2. Quanti anni dura l’agevolazione dei lavoratori impatriati per gli sportivi?

    L’agevolazione impatriati ha una durata di 5 anni a partire dall’annualità di acquisizione della residenza fiscale italiana. L’agevolazione si estende per ulteriori 5 anni se si acquista un immobile in Italia o se avviene la nascita di un figlio. La tassazione forfettaria dei redditi esteri, l’esenzione da imposta di successione e dal monitoraggio fiscale hanno durata di 15 anni.

  3. Quali sono i requisiti per ottenere l’agevolazione impatriati per gli sportivi?

    – Lo sportivo non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il rimpatrio;
    – Lo sportivo si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno due anni;
    – L’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.

  4. Se non sono iscritto AIRE posso godere dell’agevolazione?

    L’agevolazione impatriati per gli sportivi è fruibile anche senza iscrizione AIRE per i rimpatrii che avvengono dal 2020. I soggetti rientrati in Italia in precedenza devono continuare ad applicare l’agevolazione di cui al Dlgs n 147/15 (ante le modifiche del DL n 34/19).

  5. Posso applicare l’agevolazione degli sportivi impatriati se in Italia apro partita IVA in regime forfettario?

    L’agevolazione impatriati si applica solo ai redditi imponibili IRPEF. Il regime forfettario essendo imposta sostitutiva non rende applicabile l’agevolazione impatriati. Devi, quindi, effettuare una valutazione di convenienza tra i due regimi.

  6. Che cosa succede se rimano in Italia per meno di 24 mesi dall’impatrio?

    In questo caso si perde l’agevolazione. Oltre alla restituzione delle maggiori imposte non pagate, anche sanzioni per infedele dichiarazione dei redditi. Le sanzioni vanno dal 90% al 180% dell’imposta dovuta e non versata. Questo per ogni annualità di agevolazione goduta.

  7. Durante il periodo di impatrio in Italia posso godere dell’agevolazione anche se cambio datore di lavoro?

    Si, l’agevolazione è fruibile anche in caso di cambiamento del datore di lavoro.

  8. L’agevolazione è fruibile anche se sono un dirigente, un direttore sportivo o un procuratore sportivo?

    Si, l’agevolazione è applicabile anche a direttori sportivi, procuratori o dirigenti nel mondo dello sport.


2 COMMENTI

  1. Buongiorno,
    volevo avere delucidazioni circa la documentazione necessaria per avere l’agevolazione fiscale per i lavoratori impatriati. Dopo 5 anni passati in UK a fine mese rientriamo in Italia. Iscritto all’AIRE dal 2015 e in possesso di laurea. Saro’ un lavoratore dipendente. Ora , leggendo il decreto sembra che basti una autocertificazione da consegnare al datore di lavoro. Mentre l’ambasciata in UK chiede diversa documentazione per accedere alle agevolazioni. Inoltre volevo sapere se possibile , cosa succede se una persona non resiste piu’ di 24 mesi in Italia. Deve restituire tutto cio’ che ha avuto come agevolazione?
    Grazie
    Saluti

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