Infedele dichiarazione dei redditi Iva e Irap

0
1713

Infedele dichiarazione dei redditi. Quando ci troviamo di fronte ad una infedele dichiarazione? Quando è possibile utilizzare il ravvedimento operoso nella dichiarazione infedele? Guida rapida per sanare la dichiarazione infedele.

Nelle imposte sui redditi, nell’Iva e nell’Irap, la dichiarazione rappre­senta un momento fondamen­tale del procedimento impositivo. In un siste­ma, come quello italiano, fondato principalmente sul­l’autotassazione.

Difatti, la correttezza e la veridicità dei dati dichiarati sono soggetti ad un con­­trollo da esercitarsi entro termini decadenziali: ove emergano irregola­ri­tà, oltre al recupero dell’imposta l’Agenzia delle Entrate è legittimata ad ir­ro­gare le sanzioni da dichiarazione infedele, disciplinate dagli artt. 1 e 5 del DLgs. 471/97.

In dettalgio, considerata la vasta gamma di situazioni che, pur nel rispetto del prin­ci­pio di tassatività, possono rientrare nell’ambito della infedele dichiarazione, si tratta di una sanzione largamente applicata dagli uffici, in relazione alla quale opera, salvo alcune deroghe, il ravvedimento operoso.

Il regime sanzionatorio della dichiarazione infedele, sia ai fini delle imposte dirette che ai fini Iva, è stato modificato dal DLgs n 158/15, in vigore dal­l’1.1.2016 ma applicabile retroattivamente in ragione dell’articolo 3 del DLgs n 472/97.

A livello generale, è stata diminuita la pena base contem­plata per la vio­lazione in oggetto, prevedendo, nel contempo, aumenti derivanti da con­dotte frau­dolente. E diminuzioni quando l’evasione è contenuta in deter­mi­nati limiti oppure non causa danni all’Erario.

Vediamo, quindi, come affrontare la disciplina sulla infedele dichiarazione.

Infedele dichiarazione

Infedele dichiarazione: la condotta sanzionabile

La disciplina relativa alla infedele dichiarazione è contenuta:

  • Nell’art. 1 del DLgs. n. 471/97, per la dichiarazione dei redditi e per la dichiarazione Irap;
  • Nell’art. 5 del DLgs. n. 471/97, per la dichiarazione Iva.

A seguito del D.Lgs. n. 158/15, la sanzione base per la dichiarazione infedele, va dal 90% al 180% della maggiore im­posta dovuta o della differenza del credito.

Da questo si può dedurre che non può essere sanzionato, ai sensi delle norme richiamate, il contribuente che indica in dichiarazione un credito non spettante. Senza utilizzarlo in compensazione, “orizzontale” o “verticale”.

Detta sanzione è aumentata della metàquando la violazione è realizzata me­diante l’utilizzo di documentazione falsa o per ope­ra­zioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o frau­do­lente”.

Fuori dalle ipotesi appena menzionate, la sanzione da dichiarazione in­fe­dele è ridotta di un terzo. Questo quando la maggiore imposta o il minor cre­­dito sono complessivamente inferiori al 3% dell’imposta e del cre­dito dichiarati. E co­munque complessivamente inferiori a € 30.000,00.

Permane l’aumento del terzo per omessa indicazione dei redditi esteri. Con riferimento alle imposte o alle maggiori imposte relative a tali redditi.

Fattispecie sanzionabili per imposte dirette

Infatti sono così suscettibili di integrare la violazione in esame, oltre alle casisti­che che verranno esami­nate in prosieguo:

  • Tutti i recuperi a tassazione relativi alle categorie reddituali contem­plate dal TUIR, come, ad esempio:
    • Il disconoscimento di costi indeducibili;
    • Il rinvenimento di ricavi non dichiarati;
    • La rettifica delle rimanenze;
    • La ripresa a tassazione delle quote di ammortamento;
    • Gli errori commessi nell’applicazione della legislazione in materia di red­­­di­­to d’impresa, come quelli sulla deduzione degli accantona­men­ti;
    • La mancata o infedele dichiarazione di redditi diversi;
    • Il disconoscimento di particolari regimi tributari, si pensi al conso­li­dato fiscale ex 117 ss. del TUIR;
  • Gli accertamenti con cui il reddito viene determinato in base a metodi presuntivi o induttivi, come nel caso degli studi di settore, delle percentuali di ricarico e del c.d. “reddito­metro”;
  • Le rettifiche di riqualificazione dei redditi dichiarati.

Relativamente al computo della sanzione, per maggiore imposta si intende la dif­fe­renza tra l’am­montare del tributo liquidato in base all’accertamento e quello li­qui­dabile ai sensi degli artt. 36-bis e 36-ter del DPR n. 600/73 e dell’art. 54-bis del DPR n. 633/72. Il Ministero delle Fi­nanze, inoltre, ha specificato che nella base di calcolo si tiene conto pure del minor credito o del minor rimborso spettanti a seguito della rettifica.

Fattispecie sanzionabili ai fini Iva

Ai fini Iva, l’art. 5 co. 4 del DLgs. n. 471/97 stabilisce che se nella dichiara­zio­ne risulta un’im­posta infe­riore a quella dovuta, o un’eccedenza detraibile o rimborsabile superiore alla spettante, si applica la sanzione dal 90% al 180% dell’imposta dovuta o della differenza di credito utilizzato.

Tale viola­zione può scaturire da:

  • Operazioni imponibili non dichiarate e in precedenza non registrate e/o non documentate;
  • Operazioni erroneamente ritenute esenti o non imponibili;
  • Applicazione di aliquote inferiori a quelle previste;
  • Indebite detrazioni d’imposta;
  • Erronea applicazione di regimi speciali, o di favore;
  • Accertamenti con cui il maggior imponibile viene determinato in base a metodi presuntivi o induttivi, come nel caso degli studi di settore e delle percentuali di ricarico.

Violazioni prodromiche e su obblighi comunicativi

Per l’Amministrazione finanziaria, la infedele dichiarazione non assorbe le vio­lazioni relative alla fatturazione e alla registrazione, quindi, nel­la men­zionata ipotesi così come nella presentazione, per più anni, di di­chiarazioni infedeli, opera l’art. 12 del DLgs. 472/97 sul cumulo giuridico.

Di contro, la prassi, per la dichiarazione dei redditi e Irap, va nel senso di escludere, in caso di infe­deltà dichiarativa, le sanzioni per omesso versamento delle imposte che avrebbero dovuto essere versate, qualora la dichiarazione fosse stata presentata correttamente.

La violazione di dichiarazione infedele è indipendente rispetto alle violazioni relative a obblighi comunicativi che vanno assolti all’interno della dichiarazione stessa. Si pensi alla mancata indicazio­ne separata delle plusvalenze e dei dividendi ex art. 8 co. 3-ter del D.Lgs. n. 471/97, o alla mancata comunicazione delle minusvalenze ex art. 11 co. 4-bis del DLgs. 471/97.

Aumento della metà della sanzione

La sanzione da dichiarazione infedele, sia ai fini Iva che delle imposte dirette, è aumentata della metàquando la violazione è realizzata mediante l’utilizzo di do­cu­mentazione falsa o per ope­ra­zioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simu­latorie o frau­do­lente”.

Trattasi di un aumento che opera sulla sanzione così come irrogata dall’ente impositore. Quindi, se viene contestata nella misura massima, l’aumento della metà opera sul 180% dell’imposta.

In virtù di quanto esposto, la sanzione, in presenza delle condotte indicate, può essere dal 135% al 270% dell’imposta. Spetta all’ente impositore fornire la prova che giustifica l’aumento.

Detto aumento è stato introdotto dal D.Lgs. n. 158/15, in vigore dall’1.1.2016.

Riduzione di un terzo della sanzione

Fuori dal caso delle condotte fraudolente (in cui opera l’aumento della metà della pena), “la san­zione da dichiarazione in­fedele è ridotta di un terzo quando la mag­giore imposta o il minore credito accertati sono complessivamente inferiori al tre per cento dell’imposta e del credito dichiarati e comunque complessivamente inferiori a euro 30.000”.

Dunque, la sanzione dal 90% al 180% dell’imposta diventa dal 60% al 120%.

Per poter applicare la riduzione ad 1/3 è necessario, fare riferimento al minore dei due limiti indicati dalla norma.

Relativamente al limite del 3%, esso va computato raffrontando la mag­gio­­re imposta accertata e quella dichiarata.

È opportuno ribadire che la riduzione non trova applicazione in presenza di condotte fraudolente, eventualità in cui permane l’ordinaria sanzione dal 90% al 180% dell’imposta aumentata della metà.

Violazioni che non comportano evasione

Le inosservanze che non danno luogo ad un’infedeltà dichiarativa ai sensi degli artt. 1 e 5 del D.Lgs. n. 471/97 possono, salvo il caso delle violazioni mera­mente formali ex art. 6 co. 5-bis del D.Lgs. n. 472/97, integrare la dichiarazione inesatta prevista dall’art. 8 del D.Lgs. n. 471/97, contemplante una sanzione da € 250,00 a € 2.000,00.

Si tratta di errori dichiarativi che non comportano l’emersione di una mag­giore imposta o di un minor credito, come la dichiarazione:

  • Non redatta in conformità al modello approvato;
  • Con indicazioni errate/omesse per l’individuazione del contribuente;
  • Con indicazioni errate e/o omesse per la determinazione del tributo;
  • Infine, con indicazioni errate/omesse su elementi rilevanti per i controlli.

Per fare alcuni esempi, si pensi alla dichiarazione che espone un credito inferiore a quello spet­tante e non utilizzato in compensazione, alla mancata indicazione dell’opzio­ne/revoca dei regimi contabili e di de­ter­mi­na­zione dell’Iva di cui all’art. 1 del DPR n. 442/97 o all’accertamento di una minor perdita.

Detta sanzione è unica, per cui non ha rilievo il numero di errate indicazioni con­tenute nella singola dichiarazione.

Sono state ritenute violazioni formali non sanzionabili ex art. 6 co. 5-bis del D.Lgs. n. 472/97 gli errori sull’indi­cazione del co­dice fiscale, l’errata com­pilazione del prospetto sul ricalcolo degli acconti e la mancata indi­ca­zione, nella dichiarazione Iva, del credito compensato nel modello F24.

Illecito penale e principio di specialità

L’infedele dichiarazione è anche un illecito penale disciplinato all’art. 4 del DLgs n 74/2000.

Tale norma, dopo le modifiche del DLgs n 158/2015, stabilisce che, fuori dei casi previsti dagli arti­co­li 2 e 3, è punito con la reclusione da 1 a 3 anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui red­diti o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiun­tamente:

  • L’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a € 150.000,00;
  • L’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indi­cazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore € 3.000.000,00.

Ai fini dell’illecito penale, per effetto del comma 1-bis dell’articolo 4 del DLgs n 74/2000, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali.

Qualora la condotta del contribuente sia suscettibile di violare, nel contempo, una norma penale e una fiscale, le sanzioni amministrative potrebbero essere non dovute in applicazione del principio di specialità ex articolo 19 del DLgs n 74/2000.

Infedele dichiarazione: sanzioni in sintesi

Di seguito si riepilogano, in forma tabellare, le sanzioni da dichiarazione infedele di­­sciplinate dagli articoli 1 e 5 del DLgs n 471/97, alla luce delle modifiche del DLgs n 158/15.

Fattispecie Sanzione post
DLgs. 158/2015
Sanzione base Dal 90% al 180% dell’imposta
Irregolare compilazione del modello relativo agli studi di settore Nessuna previsione
Omessa compilazione del modello relativo agli studi di settore Nessuna previsione
Omessa compilazione del modello relativo agli studi di settore € 2.000,00
Condotte fraudolente Dal 135% al 270% dell’imposta
Evasione massima di 30.000,00 euro Dal 60% al 120% dell’imposta
Redditi prodotti all’estero Dal 120% al 240% dell’imposta
Locazioni immobiliari non dichiarate Dal 240% al 480% dell’imposta
Locazioni immobiliari dichiarate infedelmente Dal 180% al 360% dell’imposta
Errori sull’imputazione a periodo Dal 60% al 120% dell’imposta
Errori sull’imputazione a periodo senza danno erariale € 250,00

Liquidazione automatica e con­trol­lo formale

Non possono essere punite con la pena con­templata per la dichiarazione infedele le deduzioni e le detrazioni d’imposta utilizzate in misura superiore a quella prevista dalla legge.

E, più in generale, tutte le violazioni che rientrano nella casistica elencata ne­gli artt. 36-bis e 36-ter del DPR n 600/73, nonché nell’articolo 54-bis del DPR n 633/72, che, per espressa previsione dell’articolo 13 del DLgs n 471/97, so­­no sanzionate nella mi­­su­ra del 30% o del 15% dell’imposta non versata

Dichiarazione relativa a più tributi

Può succedere che la presentazione della dichiarazione dei redditi abbia rilievo per più tributi, e questo è lampante in caso di invio della c.d. “di­chia­razione unifi­ca­ta”, o che in essa siano indicate e liquidate anche determinate imposte sostitu­ti­ve, come la c.d. “cedolare secca”.

Sui risvolti sanzionatori di ciò non constano interventi della giuri­spru­den­za, né norme specifiche.

Con maggiore dettaglio, l’Amministrazione finanziaria, con la C.M. 25.1.99 n. 23/E (cap. I, § 1), aveva specificato che, se la presentazione della dichiara­zio­ne infedele rileva ai fini di più tributi, si devono applicare, ove ammesso dall’art. 12 del DLgs n 472/97, gli istituti del cumulo giuridico e della conti­nua­zione.

Contributi previdenziali

Le violazioni connesse ai contributi previdenziali e assistenziali de­ter­mi­nati nell’ambito della dichiara­zione dei redditi non sono sanzionate ai sensi dell’articolo 1 del DLgs n 471/97, norma valevole solo per i tributi.

Del pari, non è possibile il ravvedimento operoso ai sensi dell’art. 13 del DLgs 472/97.

Quindi, da un punto di vista sanzionatorio, l’omessa compilazione, nel model­lo Redditi, del qua­dro RR, non configura una dichiarazione infedele, ma potrebbe rientrare, al massimo, nell’ambito dell’art. 8 co. 1 del DLgs n 471/97, che prevede una sanzione da € 250,00 a € 2.000,00 per dichiarazione “inesatta”.

Si evidenzia che, ai sensi dell’art. 116 co. 8 lett. b) primo periodo della Legge n. 388/2000, in caso di eva­sione contributiva connessa a registra­zio­ni o denunce ob­­bligatorie omesse o non conformi al vero, è prevista una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30% dei contributi non versati.

In buona sostanza, l’INPS, con il messag­gio 15.1.2014 n. 821, ha chiarito che tale sanzione va applicata, in caso di man­cato pagamento del dovuto, al professionista titolare del reddito fiscale che abbia omesso l’iscrizione e/o la deter­minazione nel modello Redditi del­la contribuzione, mediante il quadro RR.

Altre violazioni dichiarative

Oltre alle ipotesi elencate in precedenza, il sistema contempla fattispecie di infedeltà dichiarativa, oggetto di una disciplina specifica.

L’importanza circa la conoscenza delle normative peculiari che si stanno per esporre deriva dal fatto che esse, talvolta, devono essere applicate in sede di ravvedimento operoso.

Transfer pricing

In dettaglio, i componenti di reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l’im­presa, ne sono con­trollate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa, sono valutati in base alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili.

In base all’articolo 1, comma 6, del DLgs n 471/97, la sanzione per infedele dichiara­zione, ordinariamente applicabile nel caso di rettifica dei prezzi praticati, non è irrogata quando, “nel corso dell’accesso, ispezione o verifica o di altra atti­vità istrut­toria”, l’impresa consegni ai verificatori la documentazione idonea a spiegare la conformità dei suddetti corrispettivi.

Con dettaglio, la consegna, in sede di verifica, della documentazione non è di per sé suffi­ciente ad escludere le sanzioni, essendo previsto un controllo ex ante della sua sus­­sistenza. L’impresa che ha predisposto la documentazione deve, infatti, darne notizia all’Agenzia delle Entrate nel modello Redditi.

Tale comunicazione “pre­ven­tiva” è particolarmente importante, in quanto in sua assenza tor­nano applica­bili le sanzioni per infedele dichiarazione, come peraltro stabilisce l’articolo 1, comma 6, ultimo periodo del DLgs n 471/97.

L’Agenzia delle Entrate ha raccomandato di inasprire le sanzioni ove, in presenza della comunica­zione che attesta il possesso dei documenti, essi non sia­no stati redatti, o in ogni caso di utilizzo strumentale della normativa.

Inoltre, la disapplicazione delle sanzioni non opera per le contestazioni fondate sul difetto di ine­renza del costo ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del DPR n 917/86, quand’anche l’impresa abbia aderito al regime degli oneri documentali.

Omessa/infedele dichiarazione di canoni di locazione

In particolare, le conseguenze sanzionatorie, sul versante delle imposte sui redditi, re­lative all’omessa/infedele dichiarazione dei canoni di locazione ad uso abi­tativo sono state modificate dal DLgs n 158/15, in vigore.

Ai sensi dell’articolo 1, comma 7 del DLgs n 471/97, se, nei casi dell’articolo 3 del DLgs 23/2011 (quindi in presenza di opzione per la “cedolare secca”), il ca­no­ne di locazione immobiliare ad uso abitativo non è dichiarato o è di­chiarato in misura inferiore, le sanzioni dei commi 1 e 2 sono raddoppiate.

In dettaglio, il dato normativo induce ad affermare che il rad­dop­pio delle sanzioni, a differenza di ciò che preve­deva l’articolo 3 comma 5 del DLgs 23/2011, sia circo­scritto all’opzione per la “cedolare secca”.

Somme detenute all’estero quadro Rw

In particolare, l’articolo 12 del DL n 78/2009 stabilisce che gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenuti negli Stati o territori a fiscalità privilegiata in vio­la­zione della normativa in materia di monitoraggio fiscale si presumono costi­tuiti, salvo prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione.

In questo caso, infatti, le sanzioni ex articolo 1 del DLgs 471/97 sono raddoppiate, e la pena potrà essere dal 180% al 360% dell’imposta.

Infedele dichiarazione: conclusioni

Le ipotesi che possono configuarare la sanzione per infedele dichiarazione possono essere le più varie, come descritto in questo contributo. Infatti, le possibilità offerte dalla normativa variano nei diversi quadri dichiarativi.

Se state leggendo questo articolo molto probilmente vi starete chiedendo se anche nel vostro caso sia possibile applicare le sanzioni per dichiarazione infedele. Per questo motivo se avete un dubbio contattateci in privato per una consulenza personalizzata.

Ricordando, comunque, in dettaglio che la violazione per infedele dichiarazione può essere ridotta con l’applicazione del ravvedimento operoso.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here