Come devono essere tassati i redditi di lavoratori dipendenti di organizzazioni internazionali? Scopriamo in questo articolo le modalità di tassazione dei dipendenti di organizzazioni internazionali come ONU, NATO, FAO, Unione Europea e OCSE. Inoltre, vediamo gli obblighi legati alla disciplina sul Monitoraggio Fiscale di attività estere. Tutte le info per la tassazione in Italia dei dipendenti di organizzazioni estere.

Questo articolo si colloca all’interno della più grande categoria dei redditi da lavoro dipendente percepiti da datore di lavoro estero. In pratica si tratta del caso di lavoratori dipendenti impiegati a livello internazionale.

L’argomento generale è già stato da me affrontato in questo articolo dedicato: “Lavoro dipendente estero: tassazione in Italia“. Sul punto particolari regole di esenzione sono previste per i dipendenti di organizzazioni internazionali.

In particolare, per organizzazioni internazionali si intendono:

  • ONU;
  • FAO;
  • OCSE;
  • Unione Europea;
  • NATO;
  • Etc.

Per i lavoratori di queste organizzazioni fiscalmente residenti in Italia sono previste particolari esenzioni che voglio analizzare in questo articolo.

Si tratta di esenzioni volte ad eliminare la tassazione diretta del reddito.

Allo stesso tempo, per questi lavoratori vi sono esenzioni anche per quanto riguarda la disciplina sul Monitoraggio Fiscale di attività patrimoniali e finanziarie estere.

Dipendenti di organizzazioni internazionali

L’aspetto che voglio sottolineare da subito, è di operare con cautela. L’applicazione di queste esenzioni, infatti, richiede il rispetto di alcune condizioni che spesso non possono essere verificate. In concreto, quindi, l’applicazione di questa normativa non è di semplice applicazione.

Tuttavia, analizziamo insieme la disciplina fiscale legata alla tassazione dei dipendenti di organizzazioni internazionali. In particolare quella riferita all’ONU ed estesa alle organizzazioni internazionali ad essa collegate.


Esenzione da tassazione per i dipendenti di organizzazioni internazionali

I lavoratori dipendenti di organizzazioni internazionali possono beneficiare di particolari meccanismi di esenzione fiscale. Si tratta dell’esenzione da tassazione dei redditi da lavoro dipendente percepiti in esecuzione delle proprie funzioni.

Quindi, in generale, salari, emolumenti indennità e pensioni percepiti da dipendenti di enti internazionali non sono soggetti a tassazione.

La ratio di questo regime fiscale è dato dal fatto che gli Stati aderenti a queste organizzazioni versano ogni anno contributi per il funzionamento delle stesse. Attraverso la tassazione del reddito dei dipendenti i vari Stati potrebbero riappropriarsi di parte dei contributi versati.

Per questo motivo esiste un sistema di accordi territoriali che portano all’esenzione da tassazione di questi redditi.

Questa disciplina, è da intendersi come un dettaglio, rispetto anche a quanto previsto dalla Convenzioni contro le doppie imposizioni eventualmente presenti. Vediamo in dettaglio come si applica l’esenzione in base agli accordi territoriali.

Gli accordi di sede delle organizzazioni internazionali

Per quanto riguarda i salari, gli stipendi e le pensioni erogate da organizzazioni internazionali si deve fare riferimento agli “Accordi di Sede“. Si tratta di accordi tra l’organizzazione internazionale e lo Stato che la ospita. Si tratta, quindi, di particolari accordi territoriali.

Tali accordi sono volti a disciplinare, sul piano giuridico, i rapporti tra uno Stato (ospitante) e una Organizzazione la cui sede è ubicata nel territorio del primo. Molto semplicemente questi accordi limitano la sovranità nazionale dello Stato ospitante.

Il punto di riferimento di questi accordi è dato dall’articolo 41 del DPR n 601/73. Secondo tale norma:

“Continuano ad applicarsi le esenzioni e agevolazioni previste dagli accordi internazionali resi esecutivi in Italia e dalle leggi relative ad enti e organismi internazionali”

Nel caso in cui l’accordo di sede non preveda una esenzione, deve essere applicata la tassazione dello Stato ospitante.

L’accordo di sede tra ONU e l’Italia

Il più classico esempio di Accordo di Sede è quello stipulato tra ONU e Stato Italiano. Si tratta della Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite. La convenzione è stata approvata dall’Assemblea generale ONU del 13 febbraio 1946. Tale norma è stata successivamente resa esecutiva in Italia con la Legge n. 1318/57.

Questa norma è molto importante, in quanto sulla base di quanto inserito in questo accordo sono stati poi sottoscritti accordi di sede di altre organizzazioni internazionali. Mi riferisco, in particolare, a tutte le organizzazioni internazionali a carattere non finanziario (come OCSE, FAO, etc).

Al contrario, le organizzazioni internazionali a carattere finanziario (Banca Mondiale, WTO, etc) prevedono un diverso tipo di accordo.

In particolare, la Carta delle Nazioni Unite (Legge n. 848/57), all’articolo 105 prevede:

L’organizzazione gode, in ciascuno degli Stati membri, di privilegi ed immunità necessari per il conseguimento dei suoi fini

I rappresentanti dei membri della Nazioni Unite ed i funzionari dell’organizzazione godono di particolari privilegi ed immunità necessari per l’esercizio indipendente delle loro funzioni

L’Assemblea generale può fare raccomandazioni allo scopo di determinare i dettagli dell’applicazione dei paragrafi 1 e 2 e a proporre ai membri ONU delle convenzioni a tal fine

Redditi da lavoro dipendente erogati dall’ONU

Questo Accordo di Sede prevede che i funzionari ONU compresi nelle categorie individuate dal segretario generale godano dei privilegi e delle immunità ivi elencati. Tra questi privilegi vi è l’esenzione da ogni imposizione sui trattamenti ed emolumenti a essi corrisposti dalla stessa ONU.

Tale disposizione è riscontrabile nella Risoluzione n 11/E/00 del Ministero delle Finanze – Dipartimento delle Entrate, Direzione centrale per gli Affari Giuridici e per il Contenzioso Tributario.

Attenzione però!

Questo non significa che tali redditi non subiscono alcuna tassazione. L’ONU, infatti, applica su di essi una tassazione che è definitiva, ossia non necessita di una tassazione nel singolo Stato ospitante.

Inoltre, occorre sempre verificare, nel singolo caso concreto, la presenza delle condizioni affinché possa trovare applicazione l’esenzione fiscale.

Infatti, spesso è previsto che l’esenzione fiscale dei redditi derivanti dalle organizzazioni internazionali non si applica ai soggetti che abbiano la cittadinanza italiana, oppure che risultino residenti in maniera permanente in Italia. Si tratta, della stessa norma valida per i dipendenti di ambasciate e consolati esteri in Italia.

In questi casi i redditi devono essere tassati integralmente in Italia. L’Accordo di Sede non può trovare applicazione.

Redditi da pensione erogati dall’ONU

Cosa è previsto per i redditi da pensione erogati dall’ONU?

Per i redditi da pensione l’Accordo di Sede con l’ONU prevede l’esenzione da imposta solamente agli emolumenti corrisposti ai funzionari dipendenti.

Tale esenzione, tuttavia, opera fintantoché i funzionari restano in servizio.

Ne consegue che, a seguito della cessazione dal rapporto di lavoro con l’Organizzazione, le pensioni da essa erogate a soggetti residenti in Italia sono ordinariamente assoggettate alla tassazione IRPEF.

Questo significa che la pensione erogata dall’ONU è soggetta a tassazione italiana dal momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Tale reddito risulta, quindi, essere tassato secondo le disposizioni ordinarie, con applicazione della tassazione sulla base degli scaglioni di reddito IRPEF. Questo è quanto prevede la Risoluzione n 11/E/2000.


Dipendenti di organizzazioni internazionali: il monitoraggio fiscale

L’obbligo di Monitoraggio Fiscale per le persone fisiche residenti in ordine alle attività detenute all’estero è sancito dall’articolo 4 del DL n 167/90.

Questi soggetti sono tenuti a compilare il quadro RW del modello Redditi Persone Fisiche per indicare tutte le attività estere in grado di generare redditi in Italia.

In particolare, si tratta di attività patrimoniali o di attività finanziarie.

Ad esempio, un lavoratore dipendente italiano che presta l’attività all’estero è tenuto a dichiarare il conto corrente estero quando questi supera i € 5.000 di consistenza media annua.

Per i dipendenti di organizzazioni internazionali vi sono anche semplificazioni per quanto riguarda il Monitoraggio Fiscale.

Esonero dal monitoraggio fiscale

Per i dipendenti di organizzazioni internazionali è previsto una specifica esclusione dal campo di applicazione del Monitoraggio Fiscale.

Questo è quanto prevede l’articolo l’articolo 38, comma 13, del D.L. n. 78/10, confermato dalla Circolare n 45/E/2010 delle Entrate.

In particolare sono esonerati dagli obblighi di Monitoraggio Fiscale di attività patrimoniali e finanziarie estere:

  • Le persone fisiche prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale. Si tratta di dipendenti di ambasciate e consolati;
  • Le persone fisiche che lavorano all’estero presso Organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia.

In entrambi i casi deve trattarsi di persone fisiche la cui residenza fiscale (in Italia) è determinata, alternativamente:

  • Ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86;
  • In virtù di accordi internazionali ratificati.

L’esonero previsto per questa categoria di soggetti deve essere riconosciuto soltanto qualora l’attività lavorativa all’estero sia svolta:

  • In via continuativa per la maggior parte del periodo d’imposta e
  • Mantenendo la residenza fiscale in Italia.

Possiamo pertanto individuare due fattispecie nelle quali il lavoratore non verifica l’esonero dagli obblighi di Monitoraggio:

  • Quando non rientra nelle specifiche condizioni previste dagli accordi internazionali ratificati dall’Italia con l’Organizzazione internazionale, e
  • Al raggiungimento dell’età pensionabile. Infatti, al momento del pensionamento decadono tutti i privilegi previsti dagli accordi internazionali ratificati.

Ratio dell’esonero da tassazione

Ad esempio, in virtù di questa disposizione è esonerato dall’obbligo di compilazione del quadro RW il dipendente di organizzazione internazionale per:

  • Il conto corrente di appoggio estero dello stipendio;
  • Altre attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero.

Sostanzialmente, questo esonero dal Monitoraggio Fiscale è giustificato da esigenze si semplificazione degli adempimenti tributari.

L’agevolazione trova riscontro fino a quando questi soggetti prestano la propria attività all’estero, mantenendo la propria residenza fiscale estera.

Esonero anche per il coniuge per il dipendente UE

In alcuni accordi di sede è previsto anche l’esonero dal Monitoraggio Fiscale per il coniuge del lavoratore.

Ad esempio, questo è quanto prevede l’articolo 14, primo paragrafo, del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, tale esonero si applica anche al coniuge.

L’estensione dell’esonero anche al coniuge non è assoluta, ma condizionata. Infatti, affinché l’esonero trovi riscontro il coniuge non deve esercitare una propria attività lavorativa.

Inoltre, l’esonero dagli obblighi di Monitoraggio Fiscale si estende anche ai figli ed ai minori a carico dei lavoratori.

Quando verificare la condizione di esonero

Le condizioni richieste dalla norma per l’esenzione devono essere verificate ogni 31 dicembre del periodo di imposta di riferimento.

Entro tale data, infatti, il contribuente è tenuto a verificare i presupposti di compilazione del quadro RW.

Questo è quanto prevede la Circolare n 38/E/2013, che richiama la precedente Risoluzione n 128/E/2010.

In pratica l’esonero dagli obblighi di Monitoraggio Fiscale per i dipendenti di organizzazioni internazionali è legato al mantenimento dell’attività lavorativa in un Paese estero per organizzazioni internazionali.

Caso del dipendente di organizzazioni internazionali residente in Italia che lavora all’estero

Una delle casistiche più frequenti che mi capita di analizzare nelle consulenze che svolgo riguarda dipendenti di organizzazioni internazionali che lavorano all’estero mantenendo residenza fiscale in Italia. Pensa al caso di un soggetto che viene inviato in missione all’estero da una organizzazione internazionale, ma che mantiene residenza fiscale in Italia perché quì continuano a vivere la moglie ed i figli.

In questo caso l’analisi della situazione si rende ancora più complessa. In pratica sono coinvolti tre stati: lo stato di residenza dell’organizzazione internazionale che ha stipulato con il lavoratore il contratto , lo stato (estero) dove viene esercitata l’attività lavorativa e lo stato di residenza fiscale dello stesso lavoratore.

In questo caso bisogna tenere presente, preliminarmente, se vi sono accordi di sede tra l’organizzazione internazionale e lo stato dove viene svolta l’attività. In secondo luogo bisogna verificare se vi sono convenzioni internazionali che regolano la tassazione dei redditi da lavoro dipendente corrisposti da ente estero verso un lavoratore residente in Italia. In questi casi, solitamente, nelle convenzioni si rende applicabile l’art. 15 del modello OCSE che prevede la tassazione del reddito in modo concorrente tra i due stati coinvolti. La situazione di doppia imposizione giuridica del reddito viene poi eliminata in Italia con l’applicazione del credito per imposte estere ex art. 165 del TUIR.

Precisiamo che, in questi casi, non si rende possibile l’applicazione delle retribuzioni convenzionali ex art. 51, comma 8-bis del TUIR, in quanto non si ricade nei settori lavorativi previsti dalle tabelle relative alla retribuzione convenzionale.


Dipendenti di organizzazioni internazionali: sanzioni

In questo articolo ho voluto fornirti le principali indicazioni per la tassazione dei dipendenti di organizzazioni internazionali.

Su questo aspetto, come anticipato, occorre prestare la dovuta attenzione. Molto spesso, infatti, non si analizza in dettaglio l’accordo di sede di riferimento. Questo determina l’applicazione dell’esenzione da tassazione, anche in ipotesi in cui questa non è prevista. Il tutto con conseguenze rilevanti.

Infatti, in caso di errore la mancata tassazione in Italia del reddito da lavoro dipendente può comportare sanzioni molto pesanti.

Si va dal 90% al 120% della maggiore imposta dovuta, in caso di dichiarazione infedele. Oppure dal 120% al 240% della maggiore imposta dovuta in caso di dichiarazione dei redditi omessa. In entrambi i casi le sanzioni sono aumentate di 1/3 per la presenza di redditi esteri.

Stessa cosa, vale anche per la disciplina di esonero dagli obblighi di Monitoraggio Fiscale. E’ opportuno prestare la dovuta attenzione anche a questo aspetto. Infatti, tale normativa non è detto che vada di pari passo con l’esenzione da tassazione dei redditi in Italia.

In caso mancata esenzione, e di violazione della normativa, le sanzioni sono molto pesanti. Si va dal 3% al 15% del valore delle attività estere non dichiarate. Si arriva al raddoppio di queste sanzioni quando le attività estere sono detenute in Paesi Black List.

A tutto questo deve essere aggiunto che negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i suoi controlli. Questo anche grazie allo scambio automatico di informazioni in essere con tantissimi Paesi del mondo.

Per questo motivo ti invito a prestare la dovuta attenzione se devi applicare questa disciplina.


Dipendenti di organizzazioni internazionali: consulenza

Non è sempre agevole applicare una normativa fiscale derogatoria come quella prevista per i dipendenti di organizzazioni internazionali.

Il consiglio che posso darti in base alla mia esperienza sul campo è di leggere con attenzione l’Accordo di Sede in essere con l’Italia. Questo è sicuramente il primo passo per capire la tassazione dei lavoratori.

Stessa cosa per quanto riguarda la disciplina sul Monitoraggio Fiscale.

Se tutto questo non ti è stato sufficiente per sciogliere i tuoi dubbi sulla tua situazione personale, non aspettare!

Contattami, per chiedere una consulenza personalizzata sulla tua situazione.

Insieme analizzeremo l’Accordo di Sede con l’Italia per verificare le possibilità di applicazione dell’esenzione da tassazione in Italia.

Se non hai esperienza, non rischiare di commettere errori. Affidati sempre ad un consulente preparato.

Di seguito il link per metterti in contatto con me!

Se, invece, desideri una lettura di approfondimento sul tema, questo è un testo che può esserti utile.

Commenti:
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8 COMMENTI

  1. Salve Federico,
    Grazie per l’articolo chiaro ed esaustivo. Potrebbe confermare che in base alle circolari dell‘agenzia dell‘entrate, l’esonero dal monitoraggio fiscale per i dipendenti di organizzazioni internazionali è riferito a tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero e non limitatamente alle attività di natura finanziaria e patrimoniale detenute nel Paese in cui viene svolta l’attività lavorativa? Cosi mi sembra di capire dal testo della circolare 38/E del 2013. Grazie!

  2. Buon giorno Federico,

    grazie mille per l’articolo. Una domanda, che forse potra’ essere utile anche ad altri.

    Visto che lo stipendio di un dipendente di un’organizzazione internazionale e’ esente da tasse nazionali e non considerabile parte del reddito, ovvero non contribuisce alla determinazione (in alcun modo) del reddito tassabile, entrate da altre sorgenti (e.g. interessi bancari, etc.), se un tale dipendente riceve 200 euro di interessi su un conto bancario estero o da altre entrare, e’ corretto considerare tale entrata al di sotto della soglia dei 3000 euro, per la quale non e’ obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi?

    E’ corretto? O comunque l’interesse deve essere tassato? In tal caso sembra ci sia una contraddizione tra il considerare il reddito da agenzia internazionale/UE come facente parte del reddito totale del dipendente.

    Grazie in anticipo!

  3. Gli interessi bancari non hanno niente a che vedere con il reddito di un dipendente di organizzazione internazionale. Le regole fiscali da seguire sono diverse, bisogna fare attenzione!

  4. Salve Federico, grazie per l’articolo. Cosa succede se invece non si è dipendenti ma “consulenti esterni” di un’organizzazione internazionale? C’è un limite di reddito percepito in un anno che esonera dalla dichiarazione dei redditi in Italia? Ti ringrazio.

  5. La disciplina è completamente diversa in caso di attività autonoma, sul sito trova qualche articolo dedicato ad essa, altrimenti se vuole approfondire il suo caso in dettaglio mi scriva in privato per una consulenza.

  6. Buongiorno Federico
    Vorrei sapere perché le pensioni ONU sono tassate in Italia come reddito da lavoro e non come reddito da pensione (che normalmente è tassato solo per 2/3 del totale , essendo considerato il contribuito de lavoratore come un investimento).

    Grazie

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