Dipendenti di ambasciate e consolati: tassazione del reddito

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Regole di tassazione per il personale dipendente delle ambasciate. In generale non sussiste esenzione fiscale per le retribuzioni dei dipendenti di ambasciate estere. L’unico caso di esenzione è dato da soggetti con cittadinanza non italiana impiegati nelle rappresentanze diplomatiche aventi sede in Italia. Vediamo in dettaglio nella guida.

Un aspetto particolare legato alle modalità di tassazione delle persone fisiche riguarda i redditi percepiti dai dipendenti di ambasciate.

Questa particolare tipologia di lavoro oltre che affascinare è ambita da molti. Anche in base al fatto che, in alcuni casi, il reddito percepito può essere incassato in totale esenzione da imposta.

Attenzione però!

Nonostante si creda che l’esenzione sia applicabile in tutti i casi, vi sono delle specifiche fattispecie da rispettare.

Come vedremo in questo articolo, infatti, non sussiste alcuna esenzione per le retribuzioni dei dipendenti di ambasciate aventi cittadinanza italiana impiegati delle Rappresentanze diplomatiche nel nostro Paese.

La stessa Agenzia delle Entrate negli ultimi anni è intervenuta sull’argomento. Andando ad effettuare controlli nei confronti di dipendenti di ambasciate e consolati degli Stati esteri presenti in Italia. Questo, in quanto, l’agevolazione data dall’esenzione fiscale non è valida per tutti i dipendenti di ambasciata.

Per fare chiarezza su questo argomento ho deciso di realizzare questa guida.

Guida che è dedicata alle modalità di tassazione dei dipendenti di ambasciate e consolati in Italia.

Siete pronti?! si comincia.

Dipendenti di ambasciate e consolati
Ambasciata Svizzera in costa d’avorio

Tassazione di residenti e non residenti in Italia

Quando si vuole analizzare il regime fiscale di un soggetto è necessario sempre partire dai principi cardine dell’ordinamento tributario.

La normativa fiscale italiana prevede, come principio generale, la tassazione mondiale dei redditi percepiti da parte dei soggetti ivi fiscalmente residenti. Al contrario, i non residenti fiscalmente sono tassati soltanto per i redditi ivi prodotti.

In pratica, l’articolo 2 del DPR n. 917/86 prevede una tassazione “world-wide” per i soggetti fiscalmente residenti in Italia. Al contempo, è prevista una tassazione nel Paese della fonte per i non residenti fiscalmente.

L’assoggettamento ad imposizione fiscale in Italia, è quindi indipendente dalla nazionalità del soggetto. Esso, infatti, dipende esclusivamente dalla residenza fiscale.

Tuttavia, questo principio generale di tassazione trova alcune particolari deroghe all’interno sia della normativa fiscale domestica, che all’interno di particolari convenzioni internazionali.

Una particolare deroga a questo principio è quella che riguarda la tassazione dei dipendenti di ambasciate e consolati. In particolare tutti i soggetti impiegati in Rappresentanze diplomatiche all’estero.

Per approfondire il concetto di residenza fiscale:

Residenza fiscale delle persone fisiche: la guida


Normativa internazionale per i dipendenti di ambasciate e consolati

Tra le normative che si pongono in deroga al principio generale di tassazione dei redditi delle persone fisiche possiamo segnalare:

Convenzione di Vienna: dipendenti di ambasciate

La Convenzione di Vienna rappresenta una fonte normativa speciale che deroga alla disciplina nazionale in tema di tassazione delle persone fisiche.

In particolare, la Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari (del 24.04.1963) è stata ratificata in Italia il 25.06.1969.

I commi 1 e 2 dell’articolo 49 della Convenzione di Vienna prevedono:

I funzionari consolari, gli impiegati consolari e i membri della loro famiglia viventi nella loro comunione domestica sono esenti da ogni imposta e tassa. personali o reali, nazionali regionali e comunali, eccettuati: 

  • Le imposte indirette di natura tale che sono ordinariamente incorporate nei prezzi delle merci o dei servizi;
  • Le imposte e le tasse sui beni immobili privati situati nel territorio dello Stato di residenza;
  • I diritti di successione e di mutazione riscossi dallo Stato di residenza;
  • Le imposte e le tasse sui redditi privati, compresi i guadagni in capitale, che abbiano la fonte nello Stato di residenza, e le imposte sul capitale riscosse sugli investimenti fatti in imprese commerciali o finanziarie situate nello Stato di residenza;
  • Le imposte e le tasse riscosse a rimunerazione di servizi particolari resi;
  • I diritti di registro, di cancelleria, d’ipoteca e di bollo.

I membri del personale di servizio sono esenti dalle imposte e dalle tasse sulle mercedi che ricevono per i loro servizi”.

L’esenzione da imposizione è legata alla cittadinanza estera del funzionario. Anche se lo stesso e la sua famiglia sono residenti fiscalmente in Italia. L’esenzione da tassazione riguarda esclusivamente i redditi percepiti nello svolgimento del proprio incarico di rappresentanza diplomatica.

Di contro, non rientrano nel regime di esenzione i redditi derivanti dalla sfera privata. Come ad esempio gli investimenti immobiliari, derivanti da partecipazioni, investimenti finanziari, etc.

Questi redditi rimangono sottoposti alla tassazione prevista dalla normativa fiscale domestica.

Modello di convenzione OCSE: dipendenti di ambasciate

Nel caso in cui lo Stato estero a cui appartiene la rappresentanza diplomatica in Italia abbia sottoscritto una Convenzione contro le doppie imposizioni, il trattamento dei redditi percepiti dai funzionari deve essere conciliato con queste disposizioni.

In particolare, per gli Stati che hanno adottato il modello di Convenzione OCSE è necessario fare riferimento al paragrafo 19. Tale paragrafo riguarda la potestà impositiva degli Stati contraenti sulle “Funzioni pubbliche“.

Esso, alla lettera a) prevede che:

le remunerazioni pagate da uno Stato ad una persona fisica come corrispettivo per le attività rese nei suoi confronti, possono essere tassate solo in tale Stato

Articolo 19, lettera a) del modello di convenzione OCSE

Al contrario, la lettera b) dello stesso articolo 19 prevede che:

“tuttavia, tali salari, stipendi e altre remunerazioni analoghe sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente se i servizi vengono resi in detto Stato e la persona fisica è un residente in detto Stato”

Articolo 19, lettera b) del modello di convenzione OCSE

Quindi, la norma condiziona la tassazione in Italia dei dipendenti di ambasciate e consolati quando:

  • Il lavoratore dipendente di ambasciata o consolato ha nazionalità italiana; o
  • Non sia divenuto residente nel nostro Paese al solo scopo di rendervi servizi.

Quindi, sostanzialmente il personale italiano che lavora in Italia per ambasciate o consolati esteri, è tenuto a tassare il reddito in Italia.

Solo in questo caso i dipendenti di ambasciate estere in Italia possono essere soggetti alla disciplina fiscale italiana.


Normativa nazionale per i dipendenti di ambasciate o consolati

Quella descritta è la disciplina internazionale che riguarda l’esenzione fiscale per i dipendenti di ambasciate. Accanto a questa disciplina vi è anche la normativa nazionale.

Ai sensi del comma 1, dell’articolo 4, del DPR n. 601/73:

i redditi degli ambasciatori e degli agenti diplomatici degli Stati esteri accreditati in Italia. che ritraggono nell’esercizio delle proprie funzioni è esente dalle imposte sui redditi

Articolo 4, comma 1 DPR n 601/73

Il comma 2, dello stesso articolo estende poi l’esenzione alla condizione di reciprocità. Ovvero, l’esenzione per essere applicata deve essere prevista anche nell’altro Stato. Quindi, anche i funzionari Italiani in quello Stato dovranno essere dotati di tale esenzione.

Anche in questo caso l’esenzione è condizionata dal fatto che tali soggetti non siano cittadini italiani. E che non appartengano alla Repubblica italiana.


Dipendenti di ambasciate e consolati: condizioni per l’esenzione fiscale

Da quanto esposto sinora possiamo riassumere alcuni aspetti fondamentali.

  1. Un cittadino estero, ancorché fiscalmente residente in Italia, non dovrà scontare le imposte sul reddito corrisposto dalla Rappresentanza diplomatica presso cui è impiegato. Non solo in virtù della predetta Convezione di Vienna del 1963. Ma anche ai sensi della normativa interna italiana. Normativa di cui all’articolo 4, comma 2, DPR n 601/1973.
  2. Un cittadino italiano, che lavora come dipendente in Italia per una ambasciata estera sarà soggetto a tassazione Italiana. Tassazione Irpef dei redditi da dipendente;
  3. Un cittadino italiano che lavora per l’ambasciata italiana all’estero dovrà verificare la presenza di convenzioni o normative. Ovvero norme che consentano l’esenzione del suo reddito all’estero.

Dipendenti italiani di ambasciate estere in Italia

Un aspetto particolare è quello legato ai redditi dei dipendenti italiani di ambasciate estere in Italia. Come visto in precedenza tali redditi sono imponibili in Italia. Quindi, devono essere ivi assoggettati a tassazione.

La particolarità sta nel fatto che l’ambasciata estera in Italia non funge da sostituto di imposta italiano. Quindi, i redditi erogati a questi soggetti sono percepiti al lordo da ritenute fiscali.

Questo non significa che tali redditi siano da considerare esenti da tassazione. Infatti, è compito del funzionario italiano presentare autonomamente la dichiarazione dei redditi per il pagamento delle imposte.

Attenzione però. In quanto l’ambasciata è obbligata ad effettuare ritenute previdenziali. Per questo tali redditi sono comunque conosciuti all’Amministrazione finanziaria italiana.

Negli ultimi anno le cronache raccontano di casi di funzionari italiani che hanno provato a non dichiarare i loro redditi. Tuttavia, con scarsi risultati.


Dipendenti di ambasciate ed Agenzia delle Entrate

Periodicamente l’Agenzia delle Entrate effettua controlli nei confronti di dipendenti di ambasciate. Non essendoci sostituti di imposta a trattenere ritenute i dipendenti italiani delle ambasciate devono dichiarare autonomamente il reddito percepito.

Per questo motivo l’Agenzia ogni anno invia lettere di compliance ai funzionari delle varie ambasciate in Italia. I dati dei funzionari da sottoporre a verifica sono scelti in base alle banche dati Inps. Le ambassciate, infatti, sono tenute ad effettuare ritenute previdenziali.

Ritenute che sono oggetto di comunicazione periodica all’Inps. Per questo motivo a fine anno l’Agenzia delle Entrate nella sua banca dati a tutti i dati delle remunerazioni di questi soggetti.

Se vi trovate in uno di questi casi la prima cosa da fare è rivolgervi ad un Commercialista esperto. Insieme a lui potrete analizzare la vostra situazione. In particolare è necessario verificare le vostre funzioni. Solo in base a queste informazioni sarà possibile capire quale normativa applicare.


Tassazione delle rappresentanze presso la Santa Sede (Vaticano)

Nei confronti dei lavoratori che prestano la propria attività a favore delle rappresentanze diplomatiche presso la Santa Sede potrebbe trovare applicazione il regime dei frontalieri.

Un regime speciale volto a ridurre il carico fiscale, compensando il disagio derivante dal quotidiano spostamento del lavoratore tra due Stati diversi.

In estrema sintesi, possono qualificarsi come frontalieri i lavoratori dipendenti residenti in Italia, che quotidianamente si recano all’estero in zone di frontiera (tra le quali è annoverato lo Stato della Città del Vaticano) o in Paesi limitrofi per svolgere la prestazione di lavoro.

Da un punto di vista fiscale il reddito da lavoro dipendente,

prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto in zona di frontiera o in altri Paesi limitrofi al territorio nazionale da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano,

concorra alla formazione del reddito complessivo per l’importo eccedente i € 7.500.

Pertanto, fermo restando il criterio di tassazione mondiale per i lavoratori fiscalmente residenti in Italia, le imposte sono dovute, secondo i normali criteri, per le somme eccedenti la franchigia.

Ad avviso di chi scrive, considerando che, come detto, il legislatore fiscale ha introdotto la franchigia al fine di compensare il disagio del quotidiano spostamento del lavoratore tra due Stati diversi, difficilmente nei casi di specie potrebbe applicarsi una tal disciplina.

Infatti, trovandosi le rappresentanze nel territorio italiano e risultando assente, nella maggior parte dei casi, uno spostamento quotidiano nel territorio dello Stato della Città del Vaticano per prestare l’attività lavorativa.


Le ambasciate come sostituti di imposta

Dunque, le imposte sulle remunerazioni percepite dei soggetti residenti in Italia assunti dalle rappresentanze diplomatiche di Stati esteri devono essere versate in Italia.

La tassazione avviene seguendo i criteri generalmente previsti per i redditi di lavoro dipendente.

A questo punto occorre chiarire quali siano gli adempimenti per le ambasciate.

In qualità di datori di lavoro, tali soggetti:

  • Predispongono il Libro Unico del Lavoro;
  • Provvedono al versamento dei contributi – a carico del datore di lavoro e del lavoratore – nei confronti dell’INPS tramite presentazione del Mod. F24;
  • Predispongono ed inviano gli UniEmens;
  • Presentano la Certificazione Unica nel rispetto degli ordinari termini, consegnandone copia ai lavoratori;
  • Versano i premi all’INAIL per il tramite dell’Autoliquidazione.

Dal punto di vista fiscale, la rappresentanza diplomatica non è qualificabile come sostituto d’imposta.

Tuttavia, non è in contrasto con le ragioni erariali l’effettuazione, su base volontaria, delle ritenute alla fonte sui redditi da lavoro dipendenti corrisposti dalle Rappresentanze medesime.

In questo caso l’ambasciata può operare le ritenute IRPEF e addizionali regionali e comunali ai sensi dell’articolo 23 del DPR n 600/73, nel rispetto dell’articolo 51 del TUIR.


Dipendenti di ambasciate: consulenza fiscale

In questo articolo ho voluto raccogliere le modalità di tassazione dei dipendenti di ambasciate e consolati all’estero.

Il regime di tassazione prevede una esenzione da tassazione italiana soltanto per i cittadini stranieri che operano su suolo italiano. L’esenzione avviene a patto che vi sia reciprocità di regime di tassazione.

Analizzare la propria situazione in questo contesto potrebbe non rivelarsi così semplice.

Se hai bisogno di aiuto nel capire il corretto regime di tassazione nella tua situazione lavorativa contattami.

Insieme analizzeremo il tuo caso e sapremo indirizzarti al meglio verso al soluzione migliore al tuo caso.

8 COMMENTI

  1. Ciao …Sono dipendente della ambasciata di Egitto presso la santa sede. ….La mia residenza e domicilio sono in territorio egiziano….ambasciata appunto……..Sono tenuto a pagare l IRPEF? ……grazie

  2. Salve , sono citadino Messicano impiegato presso l’Ambasciata, ho bisogno di aiuto per capire la mia situazione di tassazione .

  3. Buongiorno Dott. Migliorini, sto valutando un impiego presso un’ambasciata estera in Italia, conosco la paga lorda annuale e vorrei capire a quanto ammonterebbe il mensile, in ambasciata non mi hanno dato una risposta sicura. Inoltre vorrei sapere se una sua risposta via email ha un costo e quale. Grazie.

  4. Salve Federico. Post molto interessante.
    Domandina: Residente in Italia con consorte diplomatica (svizzera). Cittadino dello stato estero della consorte ma anche cittadino italiano. Con reddito prodotto (fisicamente) all’estero (svizzera).
    Come mi considera il Fisco italiano? Come consorte di una diplomatica, che non produce alcun reddito in Italia?
    Come Frontaliere?
    Sono tassabile in Italia? Da Articolo 49 non si capisce…

  5. Salve Matteo, se tu vivi in Italia sei considerato ivi fiscalmente residente (non conta la nazionalità). Quindi avrai tassazione mondiale del reddito ex articolo 3 del TUIR. Per la tua consorte vedi le regole indicate nell’articolo.

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