Prestazione occasionale
Prestazione occasionale

Limiti funzionamento e tassazione della prestazione occasionale per il 2022. Quali soggetti possono usufruire delle prestazioni occasionali? Quali sono i limiti da rispettare? Come funziona la tassazione? La ricevuta è necessaria? E’ necessaria la presentazione della dichiarazione dei redditi? In che modo si concilia la prestazione occasionale con il lavoro accessorio di cui al Libretto famiglia e ai buoni PrestO’? Tutte le risposte nella nostra guida. 

La Prestazione Occasionale è uno strumento che deve essere utilizzato dai soggetti che vogliono intraprendere attività professionali in modo saltuario e sporadico. Si tratta di situazioni in cui vi sono soggetti sono esonerati dall’apertura di una partita IVA  in quanto svolgono l’attività professionale in modo non abituale e continuativo.

Sto facendo riferimento ad attività professionali minimali e residuali. Attività con le quali un soggetto può raggiungere piccoli guadagni, senza avviare una vera e propria attività (professionale). Sul web se cerchi la parola “Prestazione occasionale” troverai una moltitudine di articoli. Si tratta di testi scritti molto spesso da persone che con il mondo fiscale non hanno niente a che vedere, ma che con il tempo hanno contribuito a creare molta confusione su ambito e limiti di applicazione delle prestazioni occasionali.

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Il risultato è che oggi molti pensano che la prestazione occasionale sia l’alternativa alla partita IVA. Ovvero la soluzione per fare attività professionali o commerciali, senza dover pensare agli adempimenti fiscali. Niente di più sbagliato. Inoltre, l’articolo 54-bis del D.L. n. 50/2017 ha introdotto la disciplina sul lavoro occasionale accessorio (da non confondere con il lavoro autonomo occasionale).

L’articolo che leggerai di seguito ho voluto suddividerlo in due parti:

  • La prima è dedicata all’attività di lavoro autonomo occasionale, normata dal contratto d’opera. Si tratta di tutte quelle attività autonome svolte occasionalmente;
  • La seconda dedicata al lavoro occasionale accessorio, legato alle attività occasionali, ma non di lavoro autonomo, ma eterodiretto dal committente.

Indice degli Argomenti

Lavorare senza partita IVA è possibile?

La domanda sull’argomento lavoro occasionale che maggiormente mi viene posta è se sia possibile lavorare senza partita IVA. La risposta non può che essere affermativa, lavorare senza partita IVA è possibile ma solo a determinate condizioni:

  • L’attività non deve essere svolta in modo professionale;
  • L’attività deve essere occasionale, quindi del tutto episodica;
  • Non deve esserci coordinazione del lavoro ed impiego di mezzi (non deve trattarsi di attività di impresa).

Rispettando queste condizioni è possibile operare senza partita IVA. Tuttavia, come avrai capito il lavoro senza partita IVA non può che essere qualcosa di temporaneo, utilizzabile fino a quando l’attività non assume il carattere di abitualità e professionalità. In tutto questo non devi considerare il volume dei compensi che percepisci. Come ti spiegherò meglio in seguito, la famosa soglia dei 5.000 euro di attività senza partita IVA non esiste. Non c’è, infatti, nessun riferimento fiscale relativo a questa soglia. Questo significa che quanti vogliono emettere “fattura senza partita IVA” fino a 5.000 euro, devono fare attenzione ad operare con i requisiti visti in precedenza, altrimenti si incorre in sanzione.

Lavoro occasionale e lavoro accessorio: quali differenze?

Il primo chiarimento da effettuare è che oggi vi sono due diverse normative che riguardano le attività non continuative e non abituali.

  • Lavoro autonomo occasionale;
  • Lavoro occasionale accessorio.

La disciplina del lavoro autonomo occasionale riguarda i soggetti che svolgono esclusivamente attività professionali di carattere intellettuale. Si tratta di soggetti che non hanno obbligo di iscrizione ad albi o elenchi professionali che svolgono occasionalmente l’attività. Classico caso è quello dell’amministratore di condominio che esercita l’attività soltanto nel proprio stabile. Oppure ancora l’attività del procacciatore d’affari occasionale. Tale attività può essere regolata attraverso la disciplina del lavoro occasionale.

Accanto a questa normativa vi è quella che riguarda il cd lavoro occasionale accessorio. E’ una normativa, questa, che riguarda esclusivamente le attività non abituali legate ad attività di tipo subordinato, quindi con un committente stabilito. Quindi in questo caso l’attività di lavoro non è autonoma, come nel caso precedente, ma alle dipendente di un committente. Anche in questo caso ti faccio un esempio per farti comprendere meglio. Pensa ad una studentessa che si finanzia gli studi facendo la baby sitter, oppure facendo la commessa in un negozio nei fine settimana. Attività che possono essere gestite con la disciplina del lavoro accessorio (attraverso i voucher INPS o buoni lavoro). Come ti spiegherò meglio in seguito esistono due forme di lavoro accessorio.

  • Il Libretto Famiglia, che possono utilizzare le famiglie
  • Il PrestO’, strumento totalmente dedicato alle imprese.

Esempio di attività da svolgere tramite buoni lavoro occasionale

Provo a riepilogare facendo un esempio pratico. Se devi svolgere un’attività autonoma occasionale come una consulenza informatica per il vicino di casa, devi utilizzare le prestazioni occasionali, attraverso il rilascio di una ricevuta. Mentre, se occasionalmente ti offri per fare la giornata come cameriere, bagnino, colf, baby sitter, o ogni altra attività assimilabile al lavoro dipendente potrai utilizzare il Libretto Famiglia o il PrestO’. Per fare chiarezza su questi argomenti ho pensato di realizzare questo contributo, aggiornando limiti condizioni e funzionamento della prestazione occasionale al 2022.


Disciplina della Prestazione di lavoro autonomo occasionale 2022

Andiamo ad analizzare, di seguito, tutta la disciplina che riguarda lo svolgimento di attività professionali senza partita IVA.

I vantaggi della Prestazione Occasionale per attività non abituali

Le attività di lavoro autonomo eseguite in maniera del tutto sporadica e non abituale sono svolte quotidianamente da tantissime persone. Molto spesso accanto alla propria attività lavorativa principale (lavoro dipendente o lavoro autonomo con partita IVA o di impresa) esercitano un’attività professionale saltuaria.

La disciplina del lavoro autonomo occasionale è particolarmente semplice e non prevede particolari obblighi fiscali. Il tutto, a patto di rispettare i limiti che vedremo di seguito. Pensa, ad esempio, al caso di un lavoratore dipendente che per pura passione si trova a riparare il PC del vicino di casa. In questo caso, trattasi di attività professionale del tutto occasionale. L’occasionalità dell’attività è il requisito che consente l’utilizzo della prestazione occasionale (e non della partita IVA). Un’altra situazione, su cui spesso mi viene richiesto un parere è il caso di un soggetto che vende oggetti su Ebay. In questo caso, non si parla di attività professionale, ma di un’attività di tipo commerciale. Quindi, le prestazioni occasionali non si rendono applicabili. Nel caso potrà essere emessa una ricevuta non fiscale di vendita. Questo, a patto, anche in questo caso, che l’attività di vendita non sia continuativa nel tempo.

La definizione di Prestazione Occasionale

Si può definire come prestazione di Lavoro Autonomo Occasionale o semplicemente “Prestazione Occasionale“):

qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione

La disciplina riguardante le prestazioni occasionali è stata introdotta dalla Legge n. 30/2003 (“legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro“). Tale normativa è poi sfociata nella cd “Legge Biagi” (DLgs n 276/2003, così come modificato dall’articolo 24 del D.L. n. 201/2011 c.d. “Legge Fornero“). Questa normativa aveva introdotto le Prestazioni Occasionali, che si caratterizzavano essenzialmente per due requisiti:

  • Durata non superiore a 30 giorni con lo stesso committente in un anno;
  • Compenso non superiore a 5.000 euro da ogni committente.

Abrogazione dal 2015 della Legge Biagi sulle Prestazioni Occasionali

La Legge Biagi è stata abrogata a partire dal 25 giugno 2015, giorno di entrata in vigore del D.Lgs. 81/2015. Tale norma è il quarto dei decreti applicativi che fanno parte del cosiddetto “Jobs Act“, la legge delega per la riforma del lavoro. Tale disposizione ha, sostanzialmente, abrogato la Prestazione Occasionale, con le caratteristiche sopra indicate (durata e soglia di compensi). Quindi, ad oggi, l’unica disciplina giuridica che definisce le Prestazioni Occasionali è l’articolo 2222 del codice civile. Tale disposizione riguarda il contratto di prestazione d’opera. Sulla base di questa disposizione si può definire lavoratore che effettua una prestazione occasionale:

chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”

Definizione di Prestazione Occasionale ai sensi del Codice Civile

Le caratteristiche della Prestazione di Lavoro Autonomo Occasionale

Come accennato all’inizio di questa analisi affinché un soggetto possa svolgere un’attività di lavoro autonomo senza partita IVA, rientrando nelle disciplina delle Prestazioni Occasionali è necessario rispettare i seguenti requisiti:

  • Mancanza di continuità e abitualità della prestazione di lavoro autonomo. La definizione di abitualità, non essendo stata chiaramente definita dal Ministero, può essere identificata come un’attività duratura nel tempo, che possa fare presumere non ad una attività sporadica, ma prolungata nel tempo. In ogni caso, occorre fare una valutazione ad hoc caso per caso;
  • Mancanza di coordinamento della prestazione. Affinché vi sia coordinamento occorre che l’attività sia svolta all’interno dell’azienda o nell’ambito del ciclo produttivo del committente.

Nell’ipotesi in cui la Prestazione Occasionale perda i suoi requisiti, troveranno applicazione le discipline riguardanti:

  • Il lavoro dipendente, se è riscontrabile l’elemento della coordinazione, ed eterodirezione del lavoro oppure
  • Il lavoro autonomo (con partita IVA), per più prestazioni autonome abituali.

Nel caso del lavoro autonomo ti consiglio di verificare e valutare se possiedi i requisiti per beneficiare dei vantaggi offerti dal c.d. “regime forfettario“. Si tratta di un regime di vantaggio che presenta una semplificazione degli adempimenti e una riduzione delle imposte dovute, ma soltanto rispettando i requisiti di accesso e di permanenza.

Per maggiori informazioni su questo regime puoi leggere: “Regime forfettario per i contribuenti minori“.

Il contratto di lavoro occasionale

Quando ci sia accorda per l’effettuazione di una prestazione occasionale molto spesso ci si accorda verbalmente. Per la mia esperienza si tratta di una cosa assolutamente da evitare. Quando un committente incarica un soggetto che esercita in modo “non professionale” sa benissimo di contrattare con una posizione di forza. In molti casi, vengono raggiunti accordi verbali proprio per evitare di avere documentazione che possa provare il lavoro del prestatore, e quindi, potersi porre nella condizione di non pagarlo. E’ una situazione molto più frequente di quanto possa sembrare. Ci sono aziende che si approfittano del lavoro di studenti e disoccupati, in questo modo. Se puoi, evita accordi di questo tipo. Ma soprattutto chiedi sempre un contratto scritto che abbia ad oggetto lo svolgimento di lavoro occasionale. Nella redazione del contratto di collaborazione occasionale dovrai fare attenzione a tre aspetti.

  • Il primo riguarda la descrizione dell’attività che andrai a svolgere indicandone tempi e modalità. Devi essere quanto più preciso possibile.
  • Il secondo aspetto riguarda il compenso, determinandone l’ammontare e soprattutto le tempistiche di pagamento. Non accettare tempistiche indefinite o che non ti soddisfano. Essere chiari è a tuo vantaggio.
  • Il terzo requisito è quello che riguarda la possibilità di recedere anticipatamente dal contratto. Devi rendere chiaro in quali casi puoi risolvere anticipatamente il contratto, e con quali modalità.

So che questi punti possono sembrarti aspetti banali, ma ti assicuro che nella pratica quotidiana non lo sono affatto.

Scarica il contratto di lavoro occasionale

Sottoscrivere un contratto di lavoro occasionale redatto nel modo corretto è davvero raro. Ti consiglio di fare attenzione e nel caso di farti assistere da un legale o da un commercialista per quanto meno verificare che il tuo contratto davvero ti stia tutelando. Per cercare di aiutarti ho realizzato una bozza di contratto di lavoro occasionale che puoi scaricare al link seguente. Puoi utilizzarlo per la tua attività con poche semplici modifiche.

Stipula e firma del contratto di collaborazione occasionale

L’ultima fase, una volta predisposto il tuo contratto di collaborazione occasionale, è quella di ottenere la firma da parte del tuo committente. Se il tuo committente è un privato, molto probabilmente non riscontrerai particolari problemi nel far firmare il tuo contratto. Per te sarà sicuramente un sollievo perché con il contratto di lavoro occasionale firmato puoi essere al sicuro anche in caso di mancato pagamento. Al contrario, invece, se il tuo committente è un’impresa o un professionista dotato di partita IVA le cose si complicano. In questi casi, infatti, il committente non vorrà vincolarsi al contratto e restare nella sua posizione “di forza“. Il mio consiglio è quello di non accettare di iniziare il lavoro senza un contratto firmato. Solo in questo modo puoi essere sicuro di tutelare al massimo i tuoi interessi (soprattutto in caso di mancato pagamento).

L’emissione della ricevuta per Lavoro autonomo Occasionale

Il soggetto che effettua la prestazione occasionale di lavoro autonomo è tenuto a rilasciare al soggetto committente della prestazione, una ricevuta “non fiscale. La ricevuta per Prestazione Occasionale ha carattere di “quietanza di pagamento“, quindi la sua emissione certifica l’avvenuto pagamento della prestazione. Per questo è importante emettere la ricevuta non prima dell’avvenuto pagamento del compenso da parte del committente. Puoi redigere la ricevuta per lavoro autonomo occasionale anche su un normale foglio di carta, a condizione che tu riporti questi elementi obbligatori:

  • I tuoi dati anagrafici;
  • I dati anagrafici del tuo committente;
  • La data di emissione e il numero progressivo d’ordine della ricevuta;
  • Il corrispettivo lordo concordato della tua prestazione lavorativa;
  • L’eventuale ritenuta d’acconto (pari al 20% dei compenso lordo). Questo solo se il committente è un “sostituto d’imposta“;
  • L’importo netto che ti è stato corrisposto dal committente.

Voglio precisare che la ritenuta d’acconto del 20% deve essere applicata a riduzione del compenso lordo dovuto per la prestazione. In pratica, si tratta di un acconto sulle imposte che il committente è tenuto a trattenere e versare all’Amministrazione finanziaria per conto del soggetto che presta la propria attività professionale.

Attenzione però.

La ritenuta d’acconto deve essere applicata soltanto nel caso in cui la prestazione occasionale è svolta nei confronti di sostituti di imposta. Per approfondire: “Chi è il sostituto di imposta?“.

Chi sono i soggetti per cui devo applicare la ritenuta di acconto nella Prestazione Occasionale?

Se stai compilando la ricevuta per lavoro occasionale sono sicuro che ti stai chiedendo se nel tuo caso devi applicare la ritenuta di acconto o meno. Come detto, la ritenuta di acconto si applica solo se il tuo committente rientra tra quelli indicati nell’articolo 23 del DPR n. 600/73. Tale disposizione identifica i sostituti di imposta, che possono essere così sintetizzati:

  • Imprese e professionisti (che non applicano il regime forfettario);
  • Società di persone e di capitali;
  • Associazioni ed enti di ogni tipo;
  • Condomini.

Se il tuo committente rientra tra questi devi inserire la ritenuta di acconto nella tua ricevuta per la Prestazione Occasionale. Facciamo un esempio:

Compenso lordo della prestazione occasionale € 1.000
Ritenuta di acconto del 20%€ 200
Compenso netto da corrispondere € 800

La data e l’applicazione della marca da bollo sulla ricevuta per lavoro occasionale

Per compilazione della ricevuta per prestazione occasionale è necessario prestare attenzione alla data da attribuire alla ricevuta. Data che deve essere obbligatoriamente quella in cui il prestatore ha ricevuto il compenso da parte del committente. La ricevuta, infatti, ha la funzione di certificare al committente l’avvenuto pagamento della prestazione richiesta. Ed allo stesso tempo rappresenta strumento utile al contribuente per rendicontare i propri compensi percepiti, per la predisposizione della propria dichiarazione dei redditi. Altro elemento indispensabile per la corretta compilazione della ricevuta è l’apposizione della marca da bollo.

Trattandosi di una ricevuta “non fiscale“, il legislatore ha previsto l’apposizione sulla ricevuta di una marca da bollo da 2,00 euro. Questo nel caso in cui l’importo della prestazione superi la soglia di 77,47 euro. La marca da bollo deve riportare una data anteriore rispetto a quella di emissione della ricevuta. Altrimenti si incorrerà in sanzione. Ricordo che l’importo della marca da bollo può essere chiesto a rimborso al committente della prestazione. Infine, se la ricevuta è nei confronti di committente estero, è comunque opportuno apporla.

Scarica il nostro modello di ricevuta per prestazione occasionale.

La disciplina fiscale legata alle Prestazioni Occasionali

Ai fini fiscali, il reddito derivante da prestazioni occasionali rientra nella categoria dei “redditi diversi“, secondo quanto disposto dall’articolo 67, comma 1, lettera l), del DPR n. 917/86. I redditi da lavoro autonomo (anche quelli derivanti da attività occasionali), si determinano, secondo quanto disciplinato dall’articolo 71, comma 2, del DPR n. 917/86. In pratica, il calcolo è dato dalla differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione. Da un punto di vista dichiarativo, i redditi derivanti dalle Prestazioni Occasionali devono essere indicati:

  • Nel quadro D del modello 730 oppure,
  • Nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche.

Sia che si presenti il 730 piuttosto che il modello Redditi, quindi, è opportuno indicare nell’apposito quadro l’importo del reddito lordo percepito e dell’eventuale ritenuta d’acconto subita. In questo modo il reddito percepito sconterà la tassazione IRPEF, facendo cumulo con gli altri redditi imponibili percepiti (lavoro dipendente, lavoro autonomo, etc).

Lavoro occasionale ed esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi

Aspetto importante riguarda la possibilità di essere esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Questa possibilità riguarda unicamente i soggetti che hanno percepito soltanto redditi da Prestazione Occasionale sotto i 4.800 euro lordi annui. Sotto questa soglia il reddito percepito può non essere inserito in dichiarazione. Fino a tale valore vi è, infatti, una specifica detrazione IRPEF che abbatte (ed azzera) l’imposta (IRPEF) dovuta. Se ti trovi in questa fattispecie ti consiglio di prestare attenzione perché potresti sfruttare un vantaggio. Se hai svolto prestazioni occasionali verso un sostituto di imposta che ti ha applicato la ritenuta di acconto presentare la dichiarazione per te è vantaggioso.

Con un reddito inferiore ai 4.800 euro di prestazione occasionale e con ritenute di acconto subite presentare la dichiarazione dei redditi ti consente il recupero delle ritenute d’acconto subite. Queste, infatti, in dichiarazione si trasformano in crediti di imposta che possano essere sfruttati, alternativamente:

  • Utilizzato in compensazione: puoi sfruttare il credito per il pagamento di eventuali altre imposte erariali o contributive dovute;
  • Chiesto a rimborso: in questo caso puoi chiedere in dichiarazione il rimborso del credito spettante.

Se ti stai chiedendo quale sia la scelta migliore, dipende dalla tua situazione fiscale personale (contattami se vuoi per un consiglio).

Obblighi contributivi alla gestione separata nella Prestazione occasionale

Nel caso in cui il prestatore di lavoro occasionale raggiunga nell’anno la soglia di 5.000 euro lorde di prestazione occasionale c’è l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Questo è quanto disposto dall’articolo 44 del D.L. n. 269/2003, convertito dalla Legge n. 326/2003. Questa norma prevede, quindi, l’obbligo della contribuzione previdenziale in capo ai prestatori che superano la soglia annua di 5.000 euro lorde di prestazioni occasionali.

La soglia di 5.000 euro lorde annue deve essere così conteggiata:

Prendendo a riferimento solo le prestazioni occasionali svolte
Sommando tutti gli importi lordi incassati nell’anno fino a quel momento
Considerando gli importi percepiti da tutti i committenti
Escludendo tutti i redditi di altre categorie (es. lavoro dipendente o autonomo)

Soglia di esenzione contributiva di 5.000 euro

I contributi devono essere versati solamente sulla quota di reddito eccedente la soglia dei 5.000 euro. In pratica tale soglia funge da franchigia per i contributi previdenziali.

Attenzione, questa soglia non ha niente a che vedere con quanto detto ai fini fiscali!

L’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata è a carico del datore di lavoro e nasce nell’anno in cui il lavoratore supera il predetto limite di compensi. Pertanto, i lavoratori autonomi occasionali con compensi fino a 5.000 euro nell’anno solare non sono obbligati né all’iscrizione alla Gestione Separata. Nemmeno, al versamento di contributi previdenziali.

Comunicazione al committente del superamento della soglia di compensi annui con prestazione occasionale

Per i soggetti che superano la soglia di esenzione, l’imponibile previdenziale è costituito dal compenso lordo erogato al lavoratore, che supera la soglia annua di 5.000 euro. Compenso dal quale devono essere dedotte eventuali spese poste a carico del committente e risultanti da fattura o ricevuta. I lavoratori interessati devono comunicare tempestivamente ai propri committenti il superamento della soglia di esenzione e, solo per la prima volta, iscriversi alla Gestione. Questo a meno che non si tratti di collaboratori o soggetti assimilati già iscritti. Di seguito puoi trovare il link per scaricare la dichiarazione dei compensi da comunicare al soggetto committente la prestazione (al superamento dei 5.000 euro). Nella ricevuta il lavoratore si vedrà applicare la ritenuta previdenziale pari ad 1/3 del contributo dovuto. Questo in quanto i restanti 2/3 di contributo sono direttamente a carico del datore di lavoro.

Cosa succede al superamento della soglia di € 5.000 con la prestazione occasionale?

Una delle domande che maggiormente mi arrivano sull’argomento riguarda il superamento della soglia di 5.000 euro annui con le prestazioni occasionali. Come ho già avuto modo di dire, questa soglia ha effetti soltanto previdenziali ed obbliga per gli importi superiori alla limite il versamento dei contributi previdenziali. Come ti ho indicato si tratta di contributi dovuti alla Gestione separata INPS, e che sono suddivisi:

  • Per 1/3 a carico del lavoratore e
  • Per 2/3 a carico del datore di lavoro.

Al fine di permettere al datore di lavoro di effettuare correttamente le trattenute previdenziali è necessario che il lavoratore comunichi allo stesso che a breve supererà la soglia  annua di 5.000 euro per tutti i committenti. In questo modo il datore di lavoro sarà a conoscenza di dover effettuare i versamenti contributivi per la quota a lui spettante. Se la comunicazione da parte del lavoratore non avviene non vi è alcuna responsabilità da parte dell’azienda committente sul versamento contributo dovuto.

Superamento della soglia di 5.000 euro e apertura della Partita IVA

Altro aspetto da chiarire riguarda la voce che vede che soglia di 5.000 euro e Partita IVA siano collegati.

E’ bene ribadirlo ancora una volta, non è così!

L’obbligo di apertura della partita IVA è indipendente dal volume di compensi raggiunto. La partita IVA si apre quando una attività professionale diventa abituale e continuativa nel tempo. Se ad esempio realizzi testi per testate giornalistiche e lo fai esclusivamente nel tempo libero o nel fine settimana, due volte al mese, anche se superi i 5.000 euro non avrai obbligo di Partita IVA. L’attività esercitata non è abituale, ed in questo non influisce il volume dei tuoi compensi. Al massimo se superi di 5.000 euro dovrai iscriverti alla Gestione separata INPS e versare i contributi. Se, invece, l’attività di scrittura viene svolta tutti i fine settimana dell’anno, o anche durante la settimana, ecco che c’è una continuità dell’attività nell’anno. A questo punto, sempre indipendentemente dal compenso percepito vi è obbligo di operare con Partita IVA.

Chiedi aiuto ad un esperto in caso di incertezza sulla Prestazione Occasionale

Quello che posso consigliarti è di valutare sempre la tua posizione personale con un dottore Commercialista. Non esiste infatti un metodo di giudizio unico per determinare se vi è obbligo o comunque convenienza ad operare con la partita IVA. Per questo motivo il consulto con un esperto può essere importante per evitarti di commettere errori, che in caso di accertamenti si pagano cari. Ricorda sempre che l’eventuale mancata apertura della Partita IVA è sempre una tua responsabilità. L’Agenzia delle Entrate se riscontra violazioni potrebbe contestarti e richiederti il versamento dell’IVA. Quindi attenzione!

Prestazione Occasionale compatibile con Quota 100 e NASPI

L’accesso al trattamento di pensione anticipata, Quota 100, è consentito in presenza di:

  • Un’età anagrafica pari almeno a 62 anni e
  • Un’anzianità contributiva minima di 38 anni (di qui la denominazione “quota 100”),

a coloro che sono iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS. Nonché alla Gestione Separata ex Legge n. 335/95.

Ai fini del conseguimento della Quota 100 è possibile cumulare i periodi assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate dall’INPS seguendo le regole del cumulo gratuito dei contributi. Tuttavia, uno degli aspetti forse più interessanti è costituito dall’incumulabilità dell’assegno pensionistico con altri redditi da lavoro. Quota 100 non è cumulabile, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Fatta eccezione per quelli derivanti da lavoro autonomo occasione, nel limite di complessivi 5.000 lordi annui. Questo a far data dal primo giorno di decorrenza del trattamento pensionistico e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (ossia 67 anni).

Approfondimenti sulla Prestazione Occasionale

La disciplina sulla prestazione occasionale prevede anche ulteriori aspetti che per motivi di brevità non ho trattato in questo articolo. Tuttavia, ho realizzato altri articoli che ti lascio di seguito con cui puoi approfondire altri argomenti legati al lavoro occasionale. Per quanto riguarda la disciplina dei rimborsi spese del lavoratore autonomo occasionale vi rimando a questo articolo:

Inoltre, ho deciso di raccogliere in un contributo tutte le domande (con le mie risposte) relative al lavoro autonomo occasionale. Ecco il link all’articolo:


La disciplina del Lavoro Occasionale Accessorio dal 2022

Dal 24 giugno 2017 è entrata in vigore la nuova disciplina del Lavoro Occasionale Accessorio. Si tratta della disciplina che è andata a sostituire gli abrogati buoni-lavoro c.d. “Voucher Inps” e che come abbiamo visto riguarda le attività non abituali alle dipendenze di un committente. Alle prestazioni legate al Lavoro Occasionale Accessorio possono fare ricorso:

  • Le persone fisiche, non nell’esercizio dell’attività professionale o d’impresa, attraverso il Libretto Famiglia;
  • Imprese, professionisti e PA per l’acquisizione di prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale (PrestO’).

In particolare, il Legislatore ha introdotto il “libretto di famiglia” per le prestazioni occasionali rese ai privati e il “contratto di Prestazione Occasionale (PrestO)” per le imprese ed i professionisti. Questo con il dichiarato intento di consentirne l’utilizzo per prestazioni occasionali o saltuarie e, nel contempo, garantire un minimo di tutele previdenziali, normative e assistenziali a favore dei prestatori.

Chi può utilizzare i voucher per il Lavoro Occasionale Accessorio?

Privati e famiglie possono utilizzare il Lavoro Occasionale per svolgere:

  • Piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;
  • Assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
  • Insegnamento privato supplementare.

Imprese e professionisti possono sfruttare il Lavoro Occasionale per effettuare attività occasionali nella generalità dei settori produttivi. Infine, gli enti della Pubblica Amministrazione possono utilizzare questo regime nell’ambito dell’attività istituzionale, solo ed esclusivamente per:

  • Progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o che fruiscono di ammortizzatori sociali;
  • Lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;
  • Attività di solidarietà. In collaborazione con altri enti pubblici o associazioni di volontariato;
  • Organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritative.

I divieti di utilizzo dei voucher legati al Lavoro Occasionale Accessorio

E’ fatto divieto di utilizzare la disciplina del Lavoro Occasionale Accessorio nelle seguenti fattispecie. Per imprese e professionisti:

  • Con soggetti che abbiano cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione col medesimo utilizzatore;
  • Da parte degli utilizzatori che occupano più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
  • Da parte delle imprese del settore agricolo con i braccianti agricoli;
  • Imprese dell’edilizia o esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
  • Nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Per gli enti della Pubblica Amministrazione è fatto divieto di utilizzo di questa disciplina:

  • Oltre i vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale;
  • Oltre il limite di 280 ore nell’arco dello stesso anno civile.

I limiti economici da rispettare nel Lavoro Occasionale Accessorio

Per tutte le categorie di utilizzatori valgono regole comuni.

La possibilità di attuare attività di Lavoro Occasionale Accessorio è ammessa per ciascun anno civile, entro il limite di:

€ 5.000, per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori
€ 5.000, per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori
Infine, € 2.500, per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore.

Con riferimento alla soglia di utilizzo relativa alla totalità dei prestatori, sono conteggiati al 75% del loro importo i compensi per prestazioni di lavoro occasionale rese dai seguenti soggetti:

  • Titolari di pensione di vecchiaia o d’invalidità;
  • Giovani con meno di venticinque anni di età. Se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un Istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado. Ovvero, a un ciclo di studi presso l’Università;
  • Disoccupati che abbiano reso la DID;
  • Percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

In ogni caso non può essere superato il limite massimo di 280 ore lavorative nell’arco dell’anno.

Prestazioni limitate al 75% con rispetto di alcuni requisiti

Il comma 8 dell’art. 54-bis del D.L. n. 50/17 prevede un’imputazione nella misura del 75% del loro importo, i compensi per prestazioni di lavoro accessorio rese dai seguenti soggetti, purché i prestatori stessi, all’atto della propria registrazione nella piattaforma informatica di registrazione, autocertifichino la relativa condizione:

  • Titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • Giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
  • Persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
  • Percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito. In tal caso l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno del reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni occasionali di cui al presente articolo.

Acquisto ed attivazione dei buoni (voucher) e tracciabilità della prestazione

L’acquisto dei buoni deve essere effettuato sulla piattaforma Inps dedicata, con pagamento anticipato.

Il link per accedere al servizio è il seguente:

Il valore dei buoni acquistabili è di €. 12,00 lorde a cui corrisponde un entrata netta per il lavoratore di €. 9,00.

Attivazione dei voucher sul lavoro occasionale accessorio

Il buono deve essere attivato almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa.

Per l’accesso alle prestazioni di cui al presente articolo, gli utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi e a svolgere i relativi adempimenti. Questo anche tramite un intermediario autorizzato ad intrattenere i rapporti con l’Inps. Come ad esempio un consulente del lavoro.

La comunicazione avviene all’interno di un’apposita piattaforma informatica, gestita dall’Inps, che effettua anche le operazioni di erogazione e di accreditamento dei compensi. Piattaforma che si occupa anche di valorizzazione della posizione contributiva dei prestatori attraverso un sistema di pagamento elettronico. I pagamenti possono essere effettuati anche utilizzando il modello di versamento F24. Tuttavia, è esclusa la possibilità di compensazione con eventuali crediti. Le regole di registrazione sono diverse a seconda che si tratti di utilizzatore privato o professionale.

Le sanzioni legate al Lavoro Occasionale Accessorio

Comune ad entrambe le tipologie, PrestO’ e Libretto Famiglia, è anche il regime sanzionatorio. Tale regime prevede che, in caso di superamento, da parte di un utilizzatore diverso da una pubblica amministrazione, dei limiti di cui sopra, la trasformazione del rapporto da occasionale a rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

In caso di violazione dell’obbligo di comunicazione ,e quindi di attivazione del buono, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria.

Sanzione che prevede il pagamento di una somma da €. 500 a €. 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione. Senza possibilità di diffida ad adempiere.

Libretto famiglia per il Lavoro Occasionale Accessorio

Le famiglie hanno a disposizione un libretto nominativo prepagato. Nello stesso sono titoli dal valore unitario di €. 10,00 da consegnare al prestatore d’opera per ogni ora di lavoro.

Il libretto nominativo, c.d. libretto Famiglia, è acquistabile presso la piattaforma telematica dell’Inps. Oppure presso gli uffici postali.

Il libretto famiglia è utilizzabile per il pagamento delle prestazioni occasionali.

Prestazioni che possono consistere in:

  • Piccoli lavori domestici. Inclusi lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;
  • Assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
  • Insegnamento privato supplementare (ripetizioni private a studenti, ad esempio).

Come si è detto, il libretto Famiglia contiene titoli di pagamento dal valore nominale di €. 10,00. Ciascuno utilizzabile per compensare una prestazione di durata non superiore ad un’ora.

Per ogni titolo di pagamento sono a carico dell’utilizzatore gli oneri contributivi pari a:

  • €. 1,65 di contribuzione IVS, da versare alla Gestione Separata Inps;
  • €. 0,25 per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Adempimenti per la famiglia sull’attivazione dei voucher

L’utilizzo dei buoni famiglia prevede alcuni adempimenti a carico della famiglia committente.

Entro il terzo giorno del mese successivo alla prestazione, il committente è chiamato a comunicare alcuni dati all’Inps. Si tratta dei:

  • Dati identificativi del prestatore d’opera;
  • Il compenso pattuito;
  • Il luogo di svolgimento;
  • La durata della prestazione.

Nonché ogni altra informazione necessaria ai fini della gestione del rapporto. Il prestatore riceve contestuale notifica attraverso comunicazione di short message service (SMS) o di posta elettronica.

La comunicazione dei dati avviene attraverso la piattaforma informatica Inps ovvero avvalendosi dei servizi di contact center messi a disposizione dall’Inps.


Voucher PRESTO’ per il Lavoro Occasionale Accessorio per imprese e professionisti

Gli operatori professionali (imprese e professionisti) potranno retribuire prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di limitata entità utilizzando il contratto di prestazione occasionale “PrestO“.

Naturalmente osservando una serie di regole intese a garantire il monitoraggio del nuovo istituto dei buoni lavoro.

Sul punto ricordiamo che il ricorso al contratto occasionale tramite PrestO’ è vietato nei seguenti casi:

  • Soggetti che abbiano in corso o abbiano cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa col medesimo utilizzatore;
  • Utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
  • Imprese del settore agricolo. Salvo che per le attività lavorative rese dai soggetti non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
  • In edilizia e settori affini:  
    • Imprese esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo;
     
    • Imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
     
    • Nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Importo minimo della prestazione dei voucher PrestO’

Ogni ora di lavoro deve essere retribuita con un importo minimo di €. 9,00. A questo devono aggiungersi:

  • La contribuzione alla gestione separata Inps, nella misura del 33% del compenso;
  • Il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Nella misura del 3,5% del compenso.
  • Infine, l’1% degli importi versati è destinato al finanziamento degli oneri gestionali.

I compensi sono corrisposti al prestatore direttamente dall’Inps e sono:

  • Esenti da imposizione fiscale;
  • Non incidono sul suo stato di disoccupato;
  • Sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Procedura di attivazione dei buoni lavoro PrestO’

L’utilizzatore del buono lavoro PrestO’ è tenuto a trasmettere, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, con le medesime modalità, una dichiarazione.

Dichiarazione che deve contenente:

  • I dati anagrafici e identificativi del prestatore;
  • Il luogo di svolgimento della prestazione;
  • L’oggetto della prestazione;
  • La data e l’ora di inizio ed il termine della prestazione. Ovvero, se imprenditore agricolo:
    • La durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni;
    • Il compenso pattuito per la prestazione, in misura non inferiore a €. 36, per prestazioni di durata non superiore a quattro ore continuative nell’arco della giornata.

Se la prestazione non è stata resa, è possibile trasmettere la comunicazione di revoca.

Comunicazione da trasmettere attraverso la piattaforma informatica Inps o avvalendosi dei servizi di contaci center messi a disposizione dall’Inps. Questo entro i tre giorni successivi al giorno programmato di svolgimento della prestazione.

Lavoro Occasionale Accessorio | PrestO’ | per imprese agricole

Come regola generale le imprese del settore agricolo non possono utilizzare il contratto di lavoro occasionale.

Salvo che per le attività lavorative rese dai seguenti soggetti purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Quindi si tratta dei seguenti soggetti:

  • Titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • Giovani con meno di venticinque anni di età. Se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado. Ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
  • Persone in stato di disoccupazione;
  • Percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Il valore del compenso orario non è predeterminato. Bensì è pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo di lavoro.

Contratto che è stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Inoltre, nel settore agricolo il limite di durata non è fissato in 280 ore. Bensì è ricavabile dividendo l’importo massimo consentito con la retribuzione oraria come sopra individuata.

Lavoro Occasionale Accessorio | PrestO’ | per le amministrazioni pubbliche

Gli enti e le istituzioni pubbliche possono utilizzare le prestazioni di lavoro occasionale indipendentemente dal numero di dipendenti in forza.

Tuttavia sono previste occasioni specificatamente individuate per l’utilizzo dei buoni PresO’:

  • Nell’ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di:
    • Povertà;
    • Disabilità;
    • Detenzione;
    • Tossicodipendenza;
    • Soggetti che fruiscono di ammortizzatori sociali;
  • Per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;
  • Nell’attività di solidarietà. In collaborazione con altri enti pubblici o associazioni di volontariato;
  • Per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritative.

Fermo restando che è comunque richiesto il rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale. Il mancato rispetto dei vincoli economici non comporta la trasformazione del rapporto in contratto di lavoro subordinato.

Anche se non sarà esente da eventuali azioni di responsabilità.

Voucher per Lavoro Accessorio per gli steward da stadio

E’ disponibile sulla piattaforma informatica dell’INPS la procedura che consente alle società sportive di utilizzare i voucher per retribuire le prestazioni occasionali rese dagli steward sui campi da gioco.

In caso di scelta del lavoro occasionale, la disciplina applicabile è quella del Libretto di famiglia. A ciascun prestatore potranno essere erogati compensi fino a € 5.000 annui.

E’ in tal senso elevato da € 2.500 a € 5.000 il limite dei compensi che possono essere percepiti da ogni singolo prestatore di lavoro occasionale per prestazioni rese in favore del medesimo utilizzatore, quando la prestazione è svolta a favore delle società
sportive per l’attività degli steward negli stadi.

Questa possibilità si applica solo per le prestazioni degli steward e non di altre figure che potrebbero essere impiegate dalle società sportive.

Inoltre, qualora venga superato il limite economico o, comunque, il limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile, la prestazione lavorativa si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato dal momento
del superamento di uno di detti limiti.

Anche il prestatore non può superare la soglia di € 5.000 ma con riferimento alla totalità degli utilizzatori.

Prestazioni occasionali degli assistenti di stadio

Possono utilizzare i buoni-lavoro le società che gestiscono complessi e impianti sportivi con capienza superiore a 7.500 posti nei quali si svolgono partite ufficiali delle squadre di calcio professionistiche (decreto del Ministro dell’Interno 8 agosto 2007).

A questi soggetti non si applica il limite occupazionale dei 5 dipendenti a tempo indeterminato.

La legge prevede che agli steward possa essere affidato il controllo dei titoli di accesso, l’instradamento degli spettatori, la verifica del rispetto del regolamento d’uso dell’impianto, sotto la direzione ed il controllo da parte del responsabile per la sicurezza dell’impianto. Oltre che alle prestazioni di lavoro occasionale gli utilizzatori, così come le agenzie di somministrazione e gli istituti di sicurezza privati a cui la società potrebbe affidare il servizio, possono inquadrare gli assistenti di stadio (steward) con qualsivoglia contratto di lavoro subordinato, cCompreso il lavoro intermittente (legge n. 91/1981; decreto del Ministro dell’Interno 8 agosto 2007).


Lavoro Accessorio nel settore del Turismo

L’Inps con la Circolare 103 del 17 ottobre 2018 ha fornito chiarimento sull’applicabilità dei voucher al settore del turismo.

Le aziende interessate sono quelle che, complessivamente, non occupano più di otto dipendenti a tempo indeterminato e che operano nel settore del turismo secondo quanto risulta dal Registro imprese.

Si tratta delle attività principali o prevalenti classificate con i seguenti codici ATECO:

  • Alberghi (codice Ateco2007 55.10.00);
  • Villaggi turistici (55.20.10);
  • Ostelli della gioventù (55.20.20);
  • Rifugi di montagna (55.20.30);
  • Colonie marine e montane (55.20.40);
  • Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence (55.20.51);
  • Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte (55.30.00).

Le imprese prive di iscrizione al Registro dovranno dichiarare – all’interno della procedura informatica dedicata alla gestione delle prestazioni occasionali – di svolgere attività nel settore del turismo e fornire tutti gli elementi utili all’Istituto per verificarne la corretta classificazione.

Quanto ai parametri economici, ai fin i del superamento della soglia massima di € 5.000 annui da parte dell’utilizzatore, i compensi erogati ai prestatori di lavoro occasionale nel turismo sono computabili al 75% del loro importo.

In sostanza, per l’utilizzatore il tetto massimo annuo di compensi erogabili passa da€ 5.000 a € 6.666 netti.

Attivazione del voucher sul lavoro Accessorio con modalità semplificata

Dal punto di vista amministrativo l’utilizzatore non è esonerato dall’obbligo di comunicazione preventiva. Questa però viene effettuata con modalità semplificata attraverso la piattaforma INPS o il contact centre.

Nella comunicazione, da trasmettere almeno un ora prima, l’utilizzatore deve indicare i dati identificativi del prestatore, il compenso, il luogo e l’oggetto della prestazione. Infine deve essere indicato anche il monte orario complessivo nell’arco temporale di 10 giorni.

Il pagamento dei compensi può avvenire tramite accredito su conto corrente o bonifico bancario. Rimangono a carico dell’utilizzatore i contributi previdenziali ed i costi di gestione.

Ad esempio, un piccolo alberto stipula un contratto di prestazione occasionale con un disoccupato per una prestazione resa in 3 giorni per 4 ore giornaliere. Il compenso netto è di € 12,00 l’ora. L’importo netto al prestatore per tre giorni sarà di € 144,00. Rimango a carico dell’utilizzatore: Il contributo IVS alla gestione separata (33%) € 47,52. Premio INAIL (3,5%) € 5,04. Costi di gestione (1%) € 1,44. Per l’azienda il totale da versare è di € 198,00.

Lavoro autonomo occasionale ed accessorio e prestazioni a sostegno del reddito

L’Inps ha precisato i regimi di compatibilità e cumulabilità della prestazione occasionale e del lavoro accessorio con le seguenti prestazioni sociali:

  • Indennità di mobilità;
  • Naspi;
  • Disoccupazione agricola;
  • Cassa Integrazione Guadagni

Le prestazioni di lavoro occasionale ed accessorio non possono, in ogni caso, determinare un doppio accredito contributivo relativo al medesimo periodo. Pertanto in caso di concomitanza con l’erogazione di prestazioni integrative e/o di sostegno al reddito non può essere riconosciuta la relativa contribuzione figurativa.

Indennità di mobilità e lavoro occasionale

I soggetti beneficiari di indennità di mobilità possono contare sulla piena compatibilità con i redditi derivanti da prestazioni di lavoro occasionale ed accessorio. L’indennità di mobilità, risulta quindi cumulabile:

  • Al 100% con prestazioni di lavoro occasionale accessorio contenute nel tetto annuale di €. 3.000,00 (annualmente rivalutabile)
  • Entro i limiti della retribuzione percepita dal lavoratore al momento della risoluzione del rapporto di lavoro che ha determinato la collocazione nelle liste di mobilità (rivalutata ai sensi dell’articolo 9, comma 9, della Legge n. 223/1991), per compensi percepiti oltre il tetto di €. 3.000,00 (e comunque entro il limite massimo previsto di €. 7.000,00).

Il beneficiario della prestazione a sostegno del reddito (indennità di mobilità) è tenuto obbligatoriamente a comunicare all’Inps il reddito che presume di percepire nell’anno in relazione all’attività di lavoro occasionale ed accessorio. La comunicazione deve avvenire entro cinque giorni dall’inizio dell’attività lavorativa, oppure, all’atto della presentazione della domanda di accesso alla prestazione sociale nei casi di attività lavorativa preesistente.

Indennità di disoccupazione involontaria (naspi) e lavoro occasionale e accessorio

Anche con riferimento all’indennità prevista per la disoccupazione involontaria (Naspi) è sancita la totale compatibilità con i compensi derivanti da attività di lavoro occasionale e di tipo accessorio. Con riferimento alla cumulabilità con tali redditi, la Naspi risulta:

  • Interamente cumulabile con attività accessorie contenute nel limite annuale di €. 3.000,00;
  • Ridotta nella misura dell’80% del compenso percepito oltre il tetto di €. 3.000,00 (ed entro il limite di €. 7.000,00).

In virtù della limitata cumulabilità, il beneficiario dell’indennità Naspi è obbligatoriamente tenuto a comunicare all’Inps il presunto reddito derivante da attività di lavoro occasionale di tipo accessorio. La comunicazione deve avvenire entro un mese dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio, oppure, entro la data di presentazione della domanda di Naspi, in caso di attività preesistente.

Disoccupazione agricola lavoro occasionale ed accessorio

L’Inps conferma la compatibilità della prestazione occasionale e del lavoro occasionale di tipo accessorio anche con il percepimento di indennità di disoccupazione agricola. Tuttavia, la cumulabilità è limitata al limite di €. 3.000,00.

In considerazione delle tempistiche previste per l’ottenimento della disoccupazione agricola (che viene riconosciuta nell’anno successivo a quello in cui si è verificato lo stato di disoccupazione), si deve aver cura di prendere come riferimento, ai fini della verifica del cumulo reddituale, gli emolumenti derivanti da attività di lavoro occasionale ed accessorio percepiti nell’anno di competenza della prestazione di disoccupazione.

Ad esempio, un lavoratore agricolo che ha lavorato solo in parte nell’anno “n”, decide di chiedere lo stato di disoccupazione agricola nell’anno “n+1”. Se nell’anno “n” ha percepito redditi da lavoro occasionale accessorio sotto i €. 3.000 l’importo della sua disoccupazione agricola non subirà alcuna decurtazione (come detto si prendere a riferimento l’anno di competenza della disoccupazione, e non l’anno di erogazione della prestazione).

Cassa integrazione guadagni (cig) e lavoro occasionale

Le integrazioni salariali restano interamente cumulabili entro il limite, già più volte citato, di €. 3.000,00 annuali (rivalutati annualmente).

Il conseguimento di redditi di lavoro occasionale ed accessorio eccedenti tale limite, e fino a €. 7.000,00 per anno civile, fanno scattare il regime di cumulabilità parziale ordinariamente previsto per i casi di svolgimento di attività di lavoro autonomo o subordinato, con diniego del diritto al trattamento di integrazione salariale per le giornate di lavoro effettuate (vedi Circolare Inps n. 130/2010).

Ne consegue l’obbligo (vigente esclusivamente nel caso il percettore superi il limite di €. 3.000,00) di comunicazione preventiva all’Inps dello svolgimento di attività lavorative, pena la decadenza dalle integrazioni salariali (a tal riguardo restano in vigore i chiarimenti forniti con le Circolari n. 75/2007 e 57/2014 dell’Inps).


Prestazioni Occasionali: consigli pratici e consulenza

Stai per effettuare un’attività di lavoro autonomo? Vuoi applicare alla tua situazione la prestazione occasionale?

Oppure se vuoi sapere se sei tenuto o meno all’applicazione delle prestazioni occasionali, piuttosto che all’apertura della partita Iva? Contattaci compila il form di contatto seguente dedicato alla consulenza sulla prestazione occasionale.

Altrimenti se vuoi condividere con noi la tua esperienza con le prestazioni occasionali, lasciaci un commento.

Considerata la mole di commenti pervenuti, nell’articolo saranno pubblicati soltanto commenti che espongono problematiche non trattate in precedenza. In tutti gli altri casi, se volete contattarmi sono a vostra disposizione, attraverso il servizio di consulenza online.

Prestazioni occasionali: FAQ

Chi può svolgere prestazioni occasionali?

La prestazione occasionale può essere svolta da qualsiasi soggetto, privato o titolare di reddito da lavoro autonomo con partita IVA. Non possono utilizzare la prestazione occasionale i professionisti iscritti ad albi professionali per l’esercizio dell’attività rientrante nel proprio ordine professionale (tranne eccezioni, come quella dei giornalisti) ed i soggetti che percepiscono erogazioni a sostegno del reddito (es. NASPI, sino ad una soglia massima di 4.800 euro). Nel caso l’importo della prestazione occasionale deve essere comunicato all’INPS.

Cos’è una prestazione occasionale?

La prestazione occasionale è una prestazione di lavoro autonomo (non sotto la direzione altrui) effettuata non professionalmente e non abitualmente. Questo significa che si tratta di prestazioni lavorative autonome, sporadiche ed esercitate in modo non professionale. Ad esempio, una prestazione di giardinaggio, la riparazione di un PC, l’effettuazione di ripetizioni scolastiche, etc. Non vi sono più obblighi di legge su numero di giorni lavorativi e compenso percepito (con l’abrogazione del job’s act del 2015). Oggi la prestazione occasionale è normata solo dall’art. 2222 del c.c., dalle circolari INPS, e dal DPR n. 633/72 per quanto riguarda gli obblighi di apertura della partita IVA per le prestazioni di lavoro autonomo abituali e professionali.

Come funziona la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto?

Come indicato nell’articolo non si deve confondere tra lavoro accessorio occasionale legato ai voucher INPS e prestazione occasionale. Nel primo caso si tratta di attività di lavoro dipendente che possono essere svolte con determinati limiti per il committente e per il lavoratore. Nella prestazione occasionale l’attività è di lavoro autonomo ed è non professionale e non abituale. In questo caso il prestatore è tenuto a rilasciare una ricevuta al proprio committente al momento del pagamento del corrispettivo. Si tratta della ricevuta per lavoro autonomo occasionale. Se il committente è un sostituto di imposta deve essere applicata la ritenuta di acconto del 20%. Inoltre, se il prestatore ha superato la soglia di 5.000 euro di compensi annui allora è necessaria anche la ritenuta previdenziale sui compensi che superano la franchigia.

Quanto tempo si può operare con prestazione occasionale?

Non esistono limiti temporali (abrogazione Job’s act del 2015). Oggi la prestazione occasionale riguarda attività autonome non professionali e non abituali nel tempo. La verifica dell’abituale è annuale. Quindi, l’esercizio di più attività di lavoro autonomo nell’anno, determinano l’abitualità della prestazione e quindi l’obbligo di operare con partita IVA (indipendentemente dal volume di compensi percepiti).

Cosa si intende per occasionale?

Non esiste una vera e propria definizione di attività occasionale da parte del Fisco. L’occasionalità viene valutata in modo soggettivo in relazione all’attività esercitata ed al numero di prestazioni che vengono effettuate nel corso dell’anno. Per questo motivo, oggi la portata della prestazione di lavoro autonomo occasionale è limitata. Questo, in quanto i rischi di una contestazione per la mancata apertura della partita Iva solo elevati, proprio per una mancata oggettività sulla definizione di “occasionale”.

Come avviene il pagamento della prestazione occasionale?

La prestazione occasionale viene pagata dal committente secondo i termini stabiliti contrattualmente. Il committente che funge da sostituto di imposta è chiamato ad applicare la ritenuta di acconto del 20% sul compenso erogato. Nel caso deve essere rilasciata la Certificazione Unica per permettere al prestatore la compilazione della propria dichiarazione dei redditi. La ricevuta da parte del prestatore deve essere obbligatoriamente rilasciata in caso di pagamento in contanti (dal 2022 limite di 999 euro) oppure in caso di richiesta da parte del committente. Per i pagamenti effettuati con mezzi tracciabili non c’è obbligo di rilasciare la ricevuta (se non su richiesta).

Quando si applica la ritenuta di acconto nella prestazione occasionale?

La ritenuta di acconto si applica quando il pagamento della prestazione occasionale viene effettuata da un soggetto che ha la qualifica di sostituto di imposta. In questo caso il sostituto è tenuto ad applicare, sul compenso lordo (non sui rimborsi spesa) la ritenuta del 20% che deve essere trattenuta e versata (con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo) all’Erario. La ritenuta rappresenta una quota della tassazione dovuta dal prestatore che viene versata per lui dal committente. Qualora il prestatore alla fine dell’anno non verifichi requisiti per dover presentare la dichiarazione dei redditi, le ritenute di acconto diventano credito di imposta, attivabile attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi (quindi in questi casi presentare la dichiarazione anche se non si è obbligati è opzione favorevole a far emergere crediti di imposta da utilizzare in compensazione o chiedere a rimborso).

Quando si applica la ritenuta previdenziale INPS alla prestazione occasionale?

Quando il prestatore supera la franchigia di 5.000 euro di prestazioni occasionali effettuate nell’anno, sui compensi successivi erogati da sostituti di imposta, è necessario che, oltre alla ritenuta fiscale, venga applicata anche la ritenuta previdenziale. Si tratta di una ritenuta con aliquota della gestione separata spettante suddivisa in:
– 1/3 a carico del prestatore, sotto forma di ritenuta dal compenso;
– 2/3 a carico del committente, come onere a suo carico ulteriore al compenso del prestatore.
La ritenuta previdenziale ha come presupposto l’iscrizione del lavoratore alla gestione separata INPS come collaboratore. Tale adempimenti è a carico del committente, che è chiamato ad effettuare le comunicazioni previdenziali previste per le ritenute dei collaboratori.

Cosa cambia nelle prestazioni occasionali con committente estero?

Nel caso in cui il prestatore nazionale effettui delle prestazioni verso committenti esteri (non residenti in Italia e privi di stabile organizzazione) il compenso del prestatore viene erogato al lordo. Non sono previste, in questo caso, le ritenute fiscali e previdenziali, in quanto l’ente non residente non ha le caratteristiche per essere sostituto di imposta in Italia. In questo caso il prestatore è chiamato a valutare se vi sono per lui gli obblighi connessi alla presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia (per tassare il reddito percepito con la prestazione occasionale).

E’ opportuno redigere un contratto di prestazione occasionale?

Il contratto di prestazione occasionale è sempre opportuno che venga redatto per scritto e firmato dalle parti. Tale contratto, infatti, è importante per entrambe le parti in quanto deve contenere indicazioni importanti, come:
– La durata della prestazione lavorativa (che ricordo deve essere non professionale e non abituale);
– Il compenso percepito (e l’eventuale applicazione di ritenute fiscali e previdenziali, anche in relazione alle certificazioni rilasciate dal prestatore);
– Le modalità di pagamento del compenso ed il rilascio della ricevuta;
– Termini e condizioni di esecuzione dell’attività di lavoro autonomo.
Il contratto può essere un elemento importante per la dimostrazione della non abitualità dell’attività.

Cosa succede se l’attività non è autonoma ma sotto la direzione di un’azienda?

La prestazione occasionale riguarda prestazioni lavorative autonome, quindi senza eterodirezione altrui. Tuttavia, capita sovente nella pratica che molte aziende sotto il cappello della prestazione occasionale arruolino lavoratori temporanei. Ebbene, questa pratica è sicuramente scorretta, in quanto l’azienda ha a disposizione altri strumenti validi per questi obiettivi (vedi i voucher INPS del lavoro accessorio occasionale). Quando si verificano queste situazioni i rischi principali, in caso di controlli fiscali, sono a carico dell’azienda datore di lavoro. Tuttavia, eventuali responsabilità potrebbero ricadere anche sul lavoratore, in quanto avrebbe dovuto non accettare un contratto di lavoro non in regola.

Che succede se continuo a svolgere lavoro autonomo occasionale verso uno stesso committente?

Quando l’attività di lavoro autonomo occasionale viene svolta sempre verso uno stesso committente è possibile che si verifichi una di queste due fattispecie:
– L’attività non è autonoma, ma sotto la direzione dell’azienda committente;
– L’attività è in mono-committenza, quindi non c’è vero e proprio lavoro autonomo.
In questi casi le responsabilità cadono nei confronti dell’azienda committente che potrebbe essere chiamata anche alla trasformazione del rapporto in contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Potrebbero contestare di non aver aperto tempestivamente la partita IVA?

Il rischio principale di chi svolge attività di lavoro autonomo occasionale è che gli venga contestata l’abitualità dell’attività e quindi la ritardata apertura della partita IVA. Questo tipo di contestazione comporta soprattutto sanzioni legate alla mancata applicazione dell’IVA sui compensi percepiti. Per questo motivo è sempre consigliabile farsi assistere da un dottore Commercialista per valutare l’apertura della partita IVA.

Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

1555 COMMENTI

  1. Per il lavoro autonomo occasionale, quali sono gli adempimenti a carico del committente? Il rapporto viene in qualche modo registrato formalmente (e tracciato all’INPS e/o all’agenzia delle entrate, anche se inferiore ai 5000 euro?) o rimane tra le parti? Il committente, se una impresa, deve tracciare i rapporti con gli Emens?

  2. Buongiorno, io ho già un lavoro da dipendente che non mi permette di aprire una partita iva per scelte aziendali.
    La mia passione è creare bracciali con pietre dure, la domanda è: posso rientrare nella prestazione occasionale offrendo e promuovendo un servizio di creazione di bracciali personalizzato, quindi solo su richiesta/ordinazione?
    Ho letto l’ articolo e credo che creare un sito internet dove farei vedere i vari modelli non sia consentito! Grazie

  3. Buongiorno, vorrei chiedere se ho capito bene… ho gia’ lavoro come dipendente ma vorrei arrotondare lo stipendio con prestazioni occasionali svolti di sera nel tempo libero a casa mia (ricostruzione unghie, massaggi etc). Penso che non superero’ 1000 euro l’anno, quindi mi basterebbe indicare questi redditi nella sezione “altro” della 730? facendo cosi’, mi saranno detratte delle tasse da quel importo che indichero’? (saranno quei 20% di ritenuta?) grazie mille

  4. Da questo mese -gennaio 2021 -sono titolare di pensione INPS. Alcuni enti privati mi hanno richiesto di fare attività di formazione a favore di loro associati. Il rapporto di lavoro sarebbe esclusivamente con gli enti. L’attività sarebbe saltuaria e al momento difficilmente quantificabile.
    Nel caso i compensi lordi dovessero superare 5.000 euro, quali obblighi dovrei rispettare (oltre al versamento del 24% gestione separata ) ?
    Potrei operare in regime di partita IVA solo quando mi rendessi conto che l’attività prende consistenza (iniziare senza P.I. e acquisire P.I in secondo tempo in corso d’anno)? Posso far riferimento a regime forfettario (primo anno post pensionamento) o devo adottare regime “normale”? grazie

  5. Buongiorno, complimenti per il sito e per il fatto che rispondete prontamente ai commenti!

    Volevo chiedere una precisazione sul fatto che una persona è in cassa integrazione possa svolgere una prestazione di lavoro meramente occasionale (emettendo quindi una ricevuta di prestazione occasionale sul quale poi l’azienda andrà a versare il 20% di ritenuta).

    Da quel che ho capito dal vostro articolo questo è fattibile senza perdere nessun giorno di cassa integrazione se sotto i € 3000, ma volevo chiedervi una conferma definitiva sul fatto che se il compenso è entro i 3000 euro NON è necessario avvisare l’INPS.

    Chiedo questa precisazione in quanto in altri articoli di altri siti non viene specificata questo dettaglio a e sembrerebbe (dagli altri blog) che in ogni caso bisogna dare comunicazione al’INPS (anche se sotto i € 3000).
    In più vorrei sapere se la prestazione può essere pagata in contanti con l’emissione della ritenuta d’acconto o attraverso i canali INPS
    con comunicazione prima dell’inizio dell’attività

    Grazie per l’attenzione.

  6. Buonasera,
    Innanzitutto complimenti per l’articolo, pienamente esaustivo!
    Mi rimangono un paio di dubbi però… spero di essere chiaro nella spiegazione…

    Avevo una domanda: qualora l’azienda a cui ho rilasciato la ricevuta mi abbia pagato a me ma non abbia versato correttamente il restane 20% entro la data prevista dalla legge, cosa devo fare?
    Rischio che arrivino delle multe o delle sanzioni?
    Inoltre volevo chiedere se devo ricevere qualche carta che attesta l’avvenuto versamento delle tasse.

    Infine, volevo chiedere delucidazioni su cosa devo richidere alle aziende con cui ho lavorato l’anno successivo per poter compilare correttamente la dichiarazione dei redditi.

    Ringrazio in anticipo per la risposta e auguro un buon proseguimento.

  7. La cosa importante è ricevere sempre a marzo dell’anno successivo a quello della prestazione la Certificazione Unica da parte dell’azienda committente. Con questo documento il prestatore può effettuare la sua dichiarazione dei redditi. Se poi il committente non effettua correttamente i versamenti delle ritenute rimane un problema del committente e non del prestatore.

  8. Buongiorno, intanto complimenti, le informazioni sono molto chiare. L’unica cosa che vorrei chiedere è nel caso in cui il datore di lavoro committente versa un acconto e a lavoro ultimato salda, come si procederà con la ricevuta per prestazione occasionale? La data apposta dovrá essere quella dell’acconto o saldo? Grazie in anticipo.

  9. Salve Federico e complimenti. Svolgo un lavoro dipendente nel privato full time nel ramo turismo e sono un personal chef. Ad oggi non ho mai operato come personal chef ma vorrei iniziare. C’è modo di iniziare senza PIVA, lasciando ricevuta fino a 5000e per poi aprirla al superamento della soglia?
    A quel punto chiederei un cambio contratto all’azienda in part time e opererei anche come personal chef con P IVA .
    Grazie

  10. Salve e complimenti per le spiegazioni e la prontezza nel rispondere ,avrei un quesito : se sono titolare di reddito di cittadinanza posso usufruire di questo contratto di lavoro occasionale per svolgere lavoretti temporanei nel settore edile ?

  11. Gentile Federico,
    mi accodo ai complimenti che ha gia’ ricevuto per l’articolo e per la sua disponibilita’ nel rispondere alle varie domande che le sono state forumulate. Spero abbia tempo per rispondere anche alla mia domanda che riguarda invece come attribuire la competenza fiscale di una prestazione occasionale. Nel mio caso specifico ho emesso la ricevuta il 29/12/2020 ma il bonifico di pagamento e’ stato disposto dal committente il 4 Gennaio 2021 e l’ho ricevuto sul mio c/c il 5 Gennaio. Leggo dal suo articolo che la ricevuta deve essere contestuale al pagamento ma in questo caso non lo e’ stato. Tralasciando l’evidente errore mio e di chi mi consiglia… la competenza di tale reddito sara’ del 2020 o del 2021? in altre parole fara’ fede la data di emissione della ricevuta o la data del pagamento disposto dal committente?

  12. Buongiorno,
    Mi capita di collaborare qualche giorno al mese con un architetto per realizzazione rilievi e compilazione documenti.
    In questo caso è possibile considerarla una prestazione occasionale?
    Se vengo pagato in contanti (con regolare ricevuta di avvenuta prestazione occasionale), è un problema?
    Grazie.

  13. Salve, molto utile l’articolo è soprattutto molto chiaro. Io purtroppo però ho ancora alcuni dubbi sulla mia situazione e non mi convince quello che mi ha detto il commercialista. Sono una docente con contratto a t.i. e ho un canale You Tube dove pubblico le mie lezioni. L’anno scorso ho attivato la monetizzazione e sto guadagnando circa 250 euro al mese. Tuttavia, avendo dubbi su come dichiararlo, non ho mai inserito l’Iban e li ho lasciati ‘congelati’ in attesa di chiarimenti. Secondo lei, o secondo la normativa (se esiste), questo tipo di prestazione può configurarsi come occasionale? I video sono sempre disponibili, a tutte le ore.
    Grazie mille per la sua attenzione

  14. Buongiorno Federico,
    abbiamo un sito di opinione, ossia commentiamo eventi già avvenuti in maniera discreta e senza inveire nei riguardi di alcuno. Da liberi cittadini esprimiamo un parere. Desideravo chiedere: Se una Ditta desidera apporre il proprio logo su una delle pagine del sito ed intende contribuire come donazione per il mantenimento del sito stesso, possiamo rilasciare una quietanza di avvenuto pagamento specificando il tutto facendo riferimento alla “Prestazione Occasionale”?
    Esempio: per una settimana compare il logo della Ditta e riceviamo la somma di 20 euro per tale collaborazione. E’ legale?
    Ringraziamo anticipatamente e grazie per l’ottimo servizio che rendete.

  15. Buona sera Federico,
    avrei due domande:

    Pensi che la seguente attività lavorativa sia categorizzabile effettivamente come autonoma occasionale? Sono in regola?
    Riparo computer per soli privati tramite passaparola quando ho tempo libero, il che capita sporadicamente, si parla di 4-5 volte al mese. Non ho partita IVA ma emetto regolare ricevuta (non fiscale) con gli estremi miei e dell’interessato, con lordo e netto della prestazione uguali in quanto esenti da ritenuta d’acconto. Si parla di poche centinaia di euro mensili al più.

    Inoltre, argomento non trattato nel tuo articolo ma che sono sicuro essere cruciale per molti altri come me. La clausola di comprovate esigenze lavorative nell’autocertificazione protegge anche i lavoratori nella mia stessa condizione che vorrebbero spostarsi nelle zone limitrofe? In caso affermativo, sapresti suggerire come dimostrarlo?

    Grazie infinite per un’eventuale risposta.

  16. Lavorare con quattro/cinque incarichi al mese non può essere considerata attività occasionale. L’attività occasionale non è attività professionale, quindi non possono esserci comprovate esigenze lavorative, che per i lavoratori autonomi comprendere chi opera professionalmente con partita Iva.

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