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Lavoratori Impatriati in Italia: guida all’agevolazione 2022

Agevolazione fiscale legata ai lavoratori impatriati in Italia dopo un periodo di almeno due anni di lavoro o studio all'estero. Le agevolazioni dopo l'entrata in vigore del Decreto Crescita.

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Indice degli Argomenti

I redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti da lavoratori che hanno trasferito la residenza in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 30% (o 10%). Articolo 16, commi 1 e 2 del D.Lgs. n 147/15. Tutte le informazioni in questa guida aggiornate al 2022.

Una delle misure volte ad incentivare l’ingresso in Italia di lavoratori sicuramente più apprezzate e che ha registrato un ampio utilizzo è il regime dei Lavoratori Impatriati. Si tratta di una norma introdotta per la prima volta dall’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/15 modificata (per l’ultima volta) dal Decreto Crescita, D.L. n. 34/19. In particolare, come vedremo il Decreto Crescita ha apportato ingenti modifiche alla disciplina dei Lavoratori Impatriati in Italia.

La ratio della misura è intuitiva, garantire una esenzione fiscale ai contribuenti che decidono di trasferire la residenza fiscale nel nostro Paese. Per questi lavoratori è riservata una particolare agevolazione fiscale. Mi riferisco alla possibilità di tassare al 30% (o 10%) i redditi da lavoro dipendente, lavoro autonomo o di impresa (esercitati in forma individuale) per 5 periodi di imposta (di base) estendibili, al verificarsi di ulteriori condizioni, per ulteriori cinque anni.

La norma risulta particolarmente interessante ed applicabile sia ai cittadini italiani espatriati all’estero, sia a soggetti con cittadinanza estera che impatriano in Italia per lavoro. La norma è, quindi, volta ad incentivare il rientro in patria di lavoratori che negli ultimi anni vivono stabilmente all’estero. Tuttavia, allo stesso tempo si cerca di invogliare cittadini stranieri a trasferirsi in Italia per lavoro.

L’incentivo, come sempre in questi casi, è costituito da una agevolazione fiscale, legata alla riduzione della base imponibile IRPEF del lavoratore.

Attenzione, però!

La norma prevede una serie di requisiti da rispettare per poter beneficiare di questa agevolazione. Inoltre, la normativa richiede che sia il lavoratore a dover autocertificare la presenza di questi requisiti, senza poter beneficiare della possibilità di usufruire dell’interpello probatorio (ovvero la possibilità di chiedere direttamente all’Agenzia delle Entrate il rispetto o meno dei requisiti richiesti). Ho approfondito questa tematica in questo articolo: “Mancanza di interpello probatorio nell’agevolazione impatriati“.

Sono tantissime le domande che mi arrivano su questo argomento. Per questo motivo ho deciso di realizzare questo contributo per cercare di sciogliere i principali dubbi sull’argomento. Al termine di questo articolo potrai trovare i riferimenti per metterti in contatto come se vuoi farmi analizzare la tua situazione in relazione all’agevolazione fiscale per i lavoratori impatriati.

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Regime dei lavoratori impatriati in Italia: la norma

Lavoratori impatriati

Il regime dei lavoratori impatriati in Italia è disciplinato dall’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015 c.d. “Decreto internazionalizzazione” (Gazzetta Ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016). Si tratta di una norma avente carattere strutturale, che dispone quanto segue:

I redditi di lavoro dipendente e assimilati, i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del DPR n 917/86 concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30% del suo ammontare (…)

Articolo 16, comma 1, DLgs n 147/15

L’agevolazione in commento prevede un duplice ambito di applicazione. Si tratta dei requisiti richiesti dal comma 1 e dal comma 2 dell’articolo 16 D.Lgs. n. 147/15. Ogni soggetto interessato all’agevolazione ha facoltà di verificare in quale dei due ambiti verificare i propri requisiti. In entrambi i casi l’agevolazione a cui si ha beneficio rimane identica. Tale regime è stato ridefinito dal D.L. n. 34/19, c.d. “Decreto Crescita“. Tra le novità principali l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione AIRE e l’estensione dell’agevolazione per un ulteriore quinquennio (al verificarsi di alcune condizioni espressamente previste).

Andiamo ad analizzare, quindi, di seguito i due ambiti dell’agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia, tenendo in considerazione anche quanto chiarito con la Circolare n. 33/E/2020 dell’Agenzia delle Entrate e con la precedente Circolare n. 17/E/2017 (Parte II, paragrafo 3).

Requisiti soggettivi dell’agevolazione impatriati

L’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 definisce i requisiti soggettivi ed oggettivi necessari per accedere al regime speciale dei lavoratori impatraiti. Come anticipato i requisiti del comma 1 e del comma 2 dell’articolo in commento sono da verificare alternativamente al fine di poter fruire dell’agevolazione.

Articolo 16, comma 1 del DLGS 147/15: requisiti

Il comma 1 dell’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/15, prevede il rispetto di alcuni requisiti per l’ottenimento dell’agevolazione. In particolare, la tassazione ridotta del reddito avviene rispettando le seguenti condizioni:

  • Il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il rimpatrio;
  • Il lavoratore si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno due anni;
  • L’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Articolo 16, comma 2 del DLGS 147/15: requisiti

Il successivo comma 2 dell’articolo 16, estende i medesimi benefici fiscali ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, della Legge n. 238/10. Si tratta dei cittadini dell’Unione Europea, che abbiano risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia e che, sebbene residenti nel proprio Paese di origine:

  • Siano in possesso di un titolo di laurea, abbiano svolto continuativamente un’attività di lavoro, dipendente o autonomo, o un’attività di impresa fuori dal proprio Paese di origine e dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
  • Abbiano svolto continuativamente un’attività di studio fuori del proprio Paese di origine e dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Relativamente ai rapporti tra i due menzionati commi, la Circolare n. 17/E/2017 ha chiarito che:

l’art. 16, comma 2, però, nonostante richiami espressamente i soggetti della Legge n. 238/10, secondo quanto si evince dal Decreto attuativo, richiede solo alcuni dei requisiti soggettivi” ivi previsti. In particolare, non si richiede, ad esempio:

né che il lavoratore sia stato precedentemente residente in Italia per almeno ventiquattro mesi e che resti in Italia per almeno cinque anni, né che abbia trasferito la residenza in Italia entro tre mesi dall’inizio dell’attività

Tuttavia, come riportato dalla Circolare n. 33/E/2020 nonostante il comma 2 non indichi espressamente un periodo minimo di residenza estera come chiarito con la Risoluzione n. 51/E/2018, considerato che il medesimo comma 2 prevede un periodo minimo di lavoro all’estero di due anni, si ritiene che anche per detti soggetti “la residenza all’estero per almeno due periodi di imposta costituisca periodo minimo sufficiente ad integrare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato e a consentire l’accesso al regime agevolato“.

Le categorie di reddito agevolabili

Rispettando questi requisiti risultano agevolabili, per il lavoratore impatriato, le seguenti categorie di reddito:

  • Il reddito da Lavoro dipendente e assimilato o
  • Il reddito da Lavoro autonomo che derivano dall’esercizio di arti e professioni di cui all’art. 53 del TUIR, svolte sia informa individuale che associata (ad esempio, nella forma di associazione professionale);
  • Oppure, il reddito di impresa. Sul punto la citata Circolare 33 del 2020 afferma che sono agevolati i soli redditi di impresa prodotti dal soggetto impatriato, non ritenendo agevolabili i redditi prodotti dalle società di persone commerciali e imputati per trasparenza direttamente a ciascun socio, in proporzione alla propria quota di possesso ai sensi dell’art. 5 del TUIR. E’ escluso dal regime il reddito di impresa prodotto dalle SRL a “ristretta base proprietaria” i cui soci sono esclusivamente persone fisiche, ex art. 116 del TUIR.

In presenza del collegamento tra il trasferimento della residenza in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa (per la quale è prevista una tassazione agevolata dei redditi prodotti in Italia), possono essere oggetto di agevolazione anche gli ulteriori redditi derivanti da attività lavorative intraprese in periodi di imposta successivi al rientro (ma comunque entro il quinquennio agevolabile).

Esempio:
Un soggetto che trasferisca la residenza in Italia nell’anno “n” e che inizia a produrre redditi di lavoro autonomo e che nell’anno “n+3” inizia a produrre anche redditi di impresa può fruire del regime agevolato, in presenza di tutti i requisiti previsti dalla norma, fino al periodo “n+4” (compreso), usufruendo della detassazione dei redditi complessivamente percepiti.

Come precisato nella Circolare n 17/E/2017 dal reddito complessivo, ridotto per effetto del beneficio fiscale, sono scomputati:

  • Gli oneri deducibili di cui all’articolo 10 del TUIR e
  • Le detrazioni per familiari a carico, di cui all’articolo 12 del TUIR e quelle per tipologia di reddito (articolo 13 del TUIR).

Detto questo è necessario effettuare alcune considerazione sui punti salienti di questa normativa.

Esclusa la possibilità di un’interpello preventivo

L’accesso al regime agevolato dei lavoratori impatriati non è subordinato alla presentazione, da parte del contribuente, di una preventiva istanza di interpello, si sensi della Legge n. 212/2000. E’ alteresì esclusa la possibilità di presentare interpello laddove le questioni poste riguardino la sussistenza dei presupposti per stabilire l’effettiva residenza fiscale, nonché la verifica dei requisiti necessari ai fini dell’accesso al regime speciale in esame, posto che tali verifiche implicano valutazioni non esprimibili in sede di interpello (Circolare n. 33/E/2020).

Come ho avuto modo di approfondire in questo articolo “Mancanza di interpello probatorio nell’agevolazione impatriati” l’impossibilità di poter presentare istanza di interpello probatorio lascia sul contribuente la necessità di verificare la propria situazione in attesa dei successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Decorrenza dell’agevolazione impatriati

L’art. 5, comma 2, del D.L. n. 34/2019, prevede che le citate disposizioni si applicano ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’art. 2 del TUIR “a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto“. Il D.L. n 34/19 è entrato in vigore dal 1° maggio 2019 e quindi le nuove disposizioni, ai sensi del comma 2 del medesimo art. 5, sono rivolte ai soggetti che acquisiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d’imposta 2020 (si veda anche Risposta a interpello 25 novembre 2019, n. 492). Il D.L. n. 124/2019 ha sostituito il citato comma 2 dell’art. 5 del D.L. n. 34/2019 con la seguente formulazione:

“Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a), b), c) e d), si applicano, a partire dal periodo d’imposta in corso, ai soggetti che a decorrere dal 30 aprile 2019 trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2” del TUIR” e risultano beneficiari del regime previsto dall’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147”

Dunque, il D.L. n 124/19 estende l’applicazione di questa agevolazione:

  • Anche ai lavoratori rientrati in Italia a partire dal 30 aprile 2019 (in luogo del 2020) e
  • Già per il periodo d’imposta 2019, purché risultino beneficiari del regime per i lavoratori impatriati.

La medesima disposizione prevedrebbe, inoltre, l’istituzione del cd. “Fondo controesodo”, con dotazione di 3 milioni di euro a decorrere dal 2020, in favore dei lavoratori rientrati in Italia dal 30 aprile 2019 e destinatari dell’estensione. In particolare, con decreto saranno stabiliti i criteri per la richiesta di accesso alle prestazioni di tale fondo.

Potenziamento dell’agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia – ulteriore quinquennio

Lavoratori impatriati

L’agevolazione fiscale legata ai lavoratori impatriati può essere ampliata ed estesa anche dopo i cinque anni. Questo è quanto prevede l’articolo 3-bis del D.Lgs. n. 147/15. Tale norma prevede che:

Le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori 5 periodi di imposta ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo. Le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori 5 periodi di imposta anche nel caso in cui i lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti il trasferimento. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore, oppure da coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà. In entrambi i casi il reddito negli ulteriori 5 anni concorre alla formazione del reddito per il 50% del proprio ammontare

Per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, i redditi di cui al comma 1, negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% del loro ammontare. Per ottenere l’ampliamento della durata dell’agevolazione è necessario rispettare queste condizioni:

  • Lavoratori con almeno 1 figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo;
  • Nel caso in cui i lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore, dal coniuge, dal convivente, dai figli. L’acquisto può essere anche in comproprietà.

Le condizioni sopra indicate sono alternative tra loro. In entrambi i casi i redditi in esame, negli ulteriori 5 periodi d’imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del relativo ammontare.

Esempio:
Ad esempio se l’impatriato ha un figlio minorenne o a carico (anche in affido preadottivo) il beneficiario della detassazione del reddito è prolungato per ulteriori cinque periodo di imposta. Se, inoltre, l’impatriato acquista un immobile in Italia il beneficio dell’agevolazione rimane prolungato per i soli cinque anni.

Chiarimenti sui figli a carico

L’estensione del beneficio temporale in presenza di almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo, è riconosciuta sia qualora il figlio minorenne e/o a carico sia nato prima del trasferimento in Italia, sia successivamente. Questo a condizione che tale presupposto sussista entro la scadenza del primo quinquennio di fruizione dell’agevolazione. La circostanza che, successivamente al rientro, i figli diventino maggiorenni (ovvero fiscalmente non a carico), non determina la perdita dei benefici fiscali, relativamente all’ulteriore quinquennio.

Esempio:
Per un soggetto rientrato in Italia con residenza fiscale nell’anno “n”, il primo figlio ai fini dell’estensione dell’agevolazione deve essere nato entro il 31 dicembre “n+4”.

Acquisto dell’unità immobiliare in Italia

Per l’acquisto dell’unità immobiliare in Italia si fa riferimento ai dodici mesi dell’anno solare precedenti al rientro in Italia oppure successivamente al rientro. In questo caso l’acquisto dell’unità immobiliare di tipo residenziale deve essere effettuato entro i primi cinque periodi di imposta. Sul punto la circostanza di essere già proprietario di un altro immobile di tipo residenziale in Italia non impedisce l’accesso all’estensione dell’agevolazione non essendovi esclusioni in tal senso nella norma.

Il requisito non è perfezionato se l’acquisto riguarda la sola nuda proprietà o il solo diritto di usufrutto. Inoltre, la Circolare n. 33/E/2020 indica che deve esserci un comportamento attivo del contribuente che deve acquisire l’immobile nella misura del 100% sin dalla stipula dell’atto. Nell’ipotesi in cui l’unità immobiliare sia acquistata dal coniuge, dal convivente o dai figli dell’impatriato, il requisito dell’acquisto può essere attuato anche in comproprietà con l’impatriato.

Sul punto occorre segnalare anche quanto disposto dalla risposta ad interpello n. 907-1504/2020 non pubblicata della Direzione Regionale del Veneto. L’Agenzia ha escluso la possibilità di di beneficiare dell’estensione dell’agevolazione nel caso in cui l’immobile venga acquistato a titolo gratuito.

Lavoratori impatriati nelle regioni del Sud ed Isole: reddito tassato al 10%

Vi è una ulteriore riduzione che porta a tassazione solo il 10% del reddito prodotto in Italia per gli impatriati che si trasferiscono in Regioni del Sud. In questo caso, le regioni interessate sono quelle esposte nella tabella seguente. Vedasi l’art. 16, comma 5-bis del D.Lgs. n. 147/15, come modificato dall’art. 5 co. 1 lett. d) del D.L. n. 34/19.

Tabella: Regioni del Sud con agevolazione impatriati maggiorata

AbruzzoPugliaSardegna
MoliseBasilicataSicilia
CampaniaCalabria
Tabella regioni del Sud con agevolazione impatriati maggiorata

Naturalmente, anche in questo caso valgono le condizioni viste precedentemente. Si tratta del periodo estero di 2 anni, con l’impegno a restare in Italia per i successivi 2 anni svolgendo attività lavorativa. Al riguardo si ritiene che la disposizione faccia riferimento alla nozione civilistica di residenza, ovvero al luogo in cui la persona ha la dimora abituale, che coincide con il luogo dove il soggetto normalmente abita.

L’abitualità della dimora permane anche se il soggetto lavora al di fuori del Comune di residenza, purché conservi in esso l’abitazione, vi ritorni quando è possibile e dimostri l’intenzione di mantenervi il centro delle proprie relazioni familiari e sociali. Quindi, nel caso in cui l’impatriato fissi la residenza in una delle Regioni del Sud, avrà diritto alla detassazione maggiorata anche qualora svolta l’attività lavorativa in un Comune diverso da quello residenza. Resta inteso che la suddetta condizione deve verificarsi a partire dal periodo di imposta in cui il contribuente trasferisce la residenza all’estero in una delle suddette Regioni e vi permane per tutto il periodo di fruizione dell’agevolazione (Circolare n. 33/E/2020).

Chiarimenti di prassi relativi all’agevolazione impatriati in Italia

Andiamo ad analizzare adesso alcuni dei principali chiarimenti relativi all’applicazione dell’agevolazione impatriati in commento.

La residenza fiscale degli impatriati

Il primo aspetto che merita attenzione è quello legato alla residenza fiscale dei contribuenti. Per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve aver riportato in Italia la propria residenza fiscale ai sensi dell’articolo 2 del TUIR. Tuttavia, la norma, così come modificata dall’articolo 5 del DL n 34/19, ammette la fruizione dell’agevolazione anche a soggetti impatriati non iscritti AIRE. Tuttavia questo a partire dal 1° gennaio 2020.

La preclusione dell’iscrizione AIRE è ammessa esclusivamente se l’impatrio in Italia avviene da un Paese con cui l’Italia ha in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni. In pratica, i due anni di residenza fiscale estera devono essere maturati con il requisito dell’iscrizione AIRE. Questo, a meno che, l’impatrio non arrivi da un Paese con convenzione in essere on l’Italia.

L’iscrizione AIRE, assieme alla maturazione di 2 anni di residenza fiscale estera, con “centro degli interessi vitali” all’estero è elemento fondamentale per l’agevolazione. E’ possibile, invece, fare riferimento alle Convenzioni solo se l’impatrio avviene da un Paese convenzionato con l’Italia. In tal caso è possibile superare la mancata iscrizione AIRE. Sulla base di queste considerazioni, quindi, è necessario prestare adeguata attenzione alla propria situazione. L’obiettivo primario deve essere quello di verificare l’effettività del proprio trasferimento di residenza all’estero.

Con riferimento all’ipotesi del cittadino straniero che, dopo aver vissuto in Italia trasferendovi la residenza fiscale, si trasferisce nuovamente all’estero senza provvedere alla cancellazione dall’anagrafe nazionale della popolazione residente, si ritiene che lo stesso non possa acquisire la residenza, atteso che questi non si è mai cancellato dall’anagrafe italiana. La disposizione dell’AIRE è rivolta esclusivamente ai “cittadini italiani” (Circolare n. 33/E/2020).

Superamento dell’iscrizione AIRE per gli impatriati

Sino all’entrata in vigore del D.L. n. 34/19 l’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) durante il periodo precedente l’ingresso in Italia era fondamentale. L’Agenzia delle Entrate, aveva difatti specificato, nella che: “tenuto conto della rilevanza del solo dato dell’iscrizione nell’Anagrafe della popolazione residente, il soggetto che non si è mai cancellato da tale registro non può essere ammesso alle agevolazioni in esame“.

Si prescindeva, dunque, dall’analisi della situazione soggettiva della persona e dalle eventuali interferenze tra normativa domestica e internazionale. Il tutto, attribuendo rilevanza esclusivamente al mero dato formale dell’iscrizione anagrafica. Questa disposizione, particolarmente rigida, è stata superata dall’intervento del D.L. n. 34/19. Tale norma ha inserito l’articolo 5-ter dell’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/15. La norma dispone che:

i cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali di cui al presente articolo. Purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al comma 1, lettera a)

Agevolazione impatriati anche per i soggetti non iscritti AIRE negli anni precedenti

Prosegue, poi, la disposizione:

con riferimento ai periodi d’imposta per i quali siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado del giudizio. Nonché per i periodi d’imposta per i quali non sono decorsi i termini di cui all’articolo 43 del DPR n 600/73, ai cittadini italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia
entro il 31 dicembre 2019 spettano i benefici fiscali di cui al presente articolo nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi

Su quest’ultimo aspetto si attendono chiarimenti dell’Amministrazione in merito alle modalità con cui i lavoratori possono procedere a godere del beneficio anche per gli anni passati. Non è chiaro, difatti, se la norma rappresenti una sorta di “sanatoria” per i contribuenti che si sono avvantaggiati dell’agevolazione pur non essendo iscritti AIRE. Ovvero se possono godere della nuova disposizione anche i lavoratori che prudenzialmente non hanno operato la detassazione.

Per ragioni di coerenza sistematica si dovrebbe ritenere che possano accedere all’agevolazione tutti i contribuenti che potevano, in mancanza di iscrizione AIRE, considerarsi residenti per norma convenzionale. Rimane comunque determinante comprendere le modalità con cui fornire tale prova.

Per approfondire: “Prova della residenza estera per gli impatriati“.

Leva fiscale per l’impatrio di lavoratori esteri

Il legislatore, quindi, punta sulla leva fiscale, nella speranza di rilanciare la competitività del nostro Paese a livello internazionale. Si tratta di una prospettiva piuttosto ambiziosa volta ad attrarre dall’estero individui di talento.

La ratio, dunque, sembra essere quella di incentivare l’ingresso/il rientro in Italia di persone fisiche. Questo a prescindere dal “contributo” (in termini di capacità, specializzazioni ecc.) che le stesse potrebbero dare al “sistema Paese”. Risulta, infatti, sufficiente che l’interessato non abbia risieduto in Italia nei due precedenti periodi d’imposta, che l’attività sia prestata prevalentemente in territorio italiano e che il contribuente risieda nel nostro Paese per almeno due anni.

L’uso della leva fiscale non è una novità in Europa. Molti Paesi infatti hanno già da tempo introdotto analoghe agevolazioni (come ad esempio in Belgio, Olanda e Francia). Anche in Italia, in passato, è già stata utilizzata un’agevolazione di questo tipo. Basti segnalare l’iniziativa legata al rientro di docenti e ricercatori universitari (D.L. n. 185/208). Nonché dei lavoratori dipendenti ed autonomi (il c.d. rientro dei cervelli normato dalla Legge n 238/2010). Tutte norme che, hanno riscontrato effetti si positivi, ma non certo quelli previsti dal legislatore. L’agevolazione destinata ai lavoratori impatriati, invece, ha avuto dal 2016 ad oggi un ben più positivo riscontro.

Attività lavorativa prestata prevalentemente in Italia

Per quanto riguarda la condizione secondo cui l’attività deve essere prevalentemente (vale a dire almeno 183 giorni) prestata in Italia, è necessario fare delle precisazioni. Si ritiene che possano essere mutuate le argomentazioni sviluppate dall’Amministrazione nella Circolare n. 17/E/2017 sulle conseguenze delle trasferte svolte all’estero.

Computo dei giorni di trasferta

Un primo dubbio riguarda il capire se i giorni trascorsi all’estero in trasferta debbano essere esclusi al fine del calcolo del requisito temporale di residenza fiscale in Italia. L’Amministrazione ha adottato una soluzione di complessiva apertura. Essa, infatti, afferma che:

non possono essere, invece, computati i giorni di trasferta di durata superiore a 183 giorni, o il distacco all’estero, essendo l’attività lavorativa prestata fuori dal territorio dello Stato

Pertanto, nel caso di “sporadiche” trasferte all’estero, le stesse devono essere considerate alla stregua di giorni lavorati in Italia. Il lavoratore qualora non rispetti il predetto requisito temporale, pur essendo fiscalmente residente in Italia, non può fruire del beneficio sul reddito prodotto in Italia per tale periodo di imposta. Tale periodo viene ordinariamente assoggettato a tassazione sull’intera base imponibile. Se il requisito sussiste solo per alcuni dei periodi di imposta compresi nel quinquennio per il quale è possibile fruire del beneficio, il lavoratore può fruirne solo per gli anni in cui il requisito è soddisfatto. Il tutto, fermo restando che gli altri anni concorreranno comunque al computo del quinquennio.

Ad esempio, un lavoratore fiscalmente residente in Italia dall’anno “n“, fruitore del beneficio dal medesimo anno, se nell’anno “n+1” non può fruire dell’agevolazione, potrà fruirne per i successivi anni “n+2“, “n+3“, “n+4” sussistendo tutti i requisiti richiesti dalla norma.

Redditi da lavoro prodotti in Italia

Altro aspetto da chiarire è se l’agevolazione spetti anche per redditi prodotti nel corso del lavoro in terra straniera in regime di trasferta. Ricordo, difatti, che l’articolo 16, comma 1, riserva la parziale esenzione solo ai redditi prodotti in Italia. Sul punto è necessario chiarire quanto segue:

qualora l’attività lavorativa risulti prevalentemente prestata in Italia i redditi agevolabili possono comprendere anche le somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata in trasferta all’estero. Naturalmente se di durata inferiore a 183 giorni nel periodo di imposta

L’attività di trasferta, in quanto resa nell’interesse e a beneficio esclusivo del datore di lavoro non può essere scissa da quella prestata nel territorio dello Stato.

Percepimento di redditi prodotti all’estero

I redditi derivanti da attività di lavoro prestata fuori dai confini dello Stato – nell’ipotesi in cui un soggetto abbia prodotto nei primi mesi dell’anno redditi al di fuori del territorio dello Stato e, rientrato in corso d’anno, risulti fiscalmente residente in Italia – concorrono alla formazione del reddito complessivo in via ordinaria. Questo, salva l’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni.

Lavoratori che rimpatriano in Italia dopo un periodo di distacco estero

Altro aspetto che merita chiarimento è la possibilità di ottenere il Regime dei lavoratori impatriati per quei soggetti che vivono all’estero in distacco da parte di datore italiano. Ipotizziamo un cittadino italiano inviato all’estero per distacco presso altra azienda del gruppo. In questo caso l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 76/e/2018 ha chiarito il fatto che l’agevolazione in commento spetta soltanto al verificarsi congiuntamente dei seguenti requisiti, che non indicano il rientro in Italia al termine di un periodo di distacco. L’agevolazione è fruibile nelle ipotesi in cui:

  • Il distacco all’estero si sia protratto nel tempo. Ad esempio, il lavoratore deve aver protratto all’estero la propria permanenza al termine di un periodo di distacco;
  • Il lavoratore deve rientrare in Italia con un contratto di lavoro che prevede un ruolo diverso nell’azienda. L’esempio fatto dall’Agenzia delle Entrate è quello di un lavoratore che era inquadrato in distacco con il ruolo di quadro, ed ha ricevuto un contratto da dirigente al rientro in Italia.

Soltanto al verificarsi congiunto di questi requisiti l’agevolazione legata ai lavoratori impatriati si rende applicabile al soggetto che rientra in Italia a seguito di distacco all’estero. Quindi, non spetta il beneficio in esame nell’ipotesi di distacco all’estero con successivo rientro, in presenza del medesimo contratto e presso il medesimo datore di lavoro.

L’agevolazione non è applicabile nelle ipotesi in cui il soggetto, pur in presenza di un nuovo contratto per l’assunzione di nuovo ruolo aziendale al momento dell’impatrio, rientri in una situazione di continuità con la precedente posizione lavorativa svolta nel territorio dello Stato prima dell’impatrio. Ciò accade, ad esempio, quando i termini e le condizioni contrattuali, indipendentemente dal nuovo ruolo aziendale e dalla relativa retribuzione rimangono di fatto immutati al rientro presso il datore di lavoro in virtù di intese di varia natura, quali la sottoscrizione di clausole inserite nelle lettere di distacco ovvero negli accordi con cui viene conferito un nuovo incarico aziendale, dalle quali si evince che, sotto il profilo sostanziale, continuano ad applicarsi le originarie condizioni contrattuali precedenti all’espatrio. Ad esempio costituiscono indice di una situazione di continuità aziendale secondo la Circolare n. 33/E/2020:

  • Il riconoscimento di ferie maturate prima del nuovo accordo contrattuale;
  • Il riconoscimento dell’anzianità dalla data di prima assunzione;
  • L’assenza del periodo di prova;
  • Clausole volte a non liquidare i ratei di tredicesima (e quattordicesiama) maturati nonché il TFR;
  • Clausole che prevedono che al termine del distacco, il distaccato sarà reinserito all’interno dell’organizzazione.

Svolgimento di attività all’estero con la stesso datore di lavoro dell’impatrio

La risposta ad interpello n. 32/E/2022 ha chiarito che non preclude l’agevolazione il fatto che il lavoratore, nel corso del periodo di residenza fiscale estera, abbia intrattenuto rapporti lavorativi con il datore di lavoro residente con cui ha instaurato rapporto di lavoro dipendente al momento dell’impatrio in Italia. Tale documento, quindi, conferma che non vi sono preclusioni all’agevolazione in commento nel caso in cui vi siano stati rapporti lavorativi pregressi mentre il lavoratore aveva residenza fiscale estera.

Collegamento tra trasferimento in Italia ed inizio dell’attività lavorativa

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 17/E/2017 ha precisato che: “possono aderire al beneficio coloro che trasferiscono la residenza in Italia prima ancora di iniziare lo svolgimento dell’attività lavorativa, a condizione che sia ravvisabile un collegamento tra i due eventi“. Sul punto l’Agenzia è tornata a chiarire con la risposta ad interpello n. 919-114/2018 della DRE Calabria, il caso di un lavoratore dipendente che aveva trasferito la residenza in Italia prima di trovare lavoro.

L’istante, in vista della scadenza del contratto in essere con il datore di lavoro dell’epoca (società estera di un gruppo multinazionale), avviava con quest’ultimo una negoziazione per essere trasferito presso la relativa filiale italiana. In attesa che il relativo iter aziendale si concludesse, il contribuente rientrava in Italia nel 2016 e si iscriveva nuovamente all’Anagrafe della popolazione residente il 22 dicembre 2016, anche al fine di vagliare nel frattempo eventuali alternative opportunità lavorative nel Paese. Il 30 ottobre 2017 veniva formalizzato il contratto di lavoro con la filiale italiana del gruppo estero.

L’Agenzia ha escluso l’esistenza di un nesso tra il rientro in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa (ossia la data da cui decorrono l’obbligo della prestazione lavorativa e l’obbligo della remunerazione), ritenendo che:

  • Il rientro in Italia fosse motivato dalla naturale scadenza del contratto sottoscritto con la società estera e non, invece, da accordi con la filiale italiana “puntualmente finalizzati alla sottoscrizione di un nuovo contratto di lavoro”;
  • La ricerca di impieghi lavorativi alternativi a quello inizialmente preventivato (e poi effettivamente concretizzatosi) sarebbe indicativa dell’assenza di un collegamento tra i due eventi.

Possiamo dire che, secondo l’Agenzia al fine di beneficiare di questo regime il dipendente che rientra in Italia e vi trasferisce la propria residenza fiscale deve provare l’esistenza di un accordo con il futuro datore di lavoro finalizzato alla sottoscrizione di un nuovo contratto.

Importante:
Appare precluso, l’accesso al regime fiscale in commento per i lavoratori che si trasferiscono in Italia (ponendovi residenza fiscale) per cercare attivamente un impiego lavorativo.

Datore di lavoro non residente

Possono accedere all’agevolazione i soggetti che vengono a svolgere in Italia attività di lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro con sede all’estero, o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano stranieri (non residenti). Attenzione, tuttavia, al fatto che il lavoratore impatriato in questo caso potrebbe configurare una stabile organizzazione nel territorio dello Stato del datore di lavoro non residente, ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa dall’Italia, ove esistente, o dall’art. 162 del TUIR. In tal caso il datore di lavoro estero sarà assoggettato a tassazione ordinaria in Italia. Questo è quanto chiarito dalla Circolare n. 33/E/2020, aspetto su cui prestare molta attenzione.

Analogamente, nell’ipotesi in cui gli impatriati, precedentemente assunti presso sedi secondarie ubicate in diversi Paesi in cui opera il datore di lavoro estero non residente, vengano a svolgere la loro attività lavorativa presso la sede secondaria italiana del medesimo datore di lavoro, possono accedere al regime dei lavoratori impatriati, non essendoci preclusioni normative in tal senso.


Lavoratori del mondo dello sport ed agevolazione impatriati

Le modifiche apportate al D.Lgs. n. 147/15 dal D.L. n. 34/19 rendono appetibile l’agevolazione impatriati anche ai lavoratori del mondo dello sport professionistico. Infatti, il venir meno di requisiti come la laurea, l’alta qualificazione, o il ruolo direttivo rendono più semplice l’esercizio di questa agevolazione. Stessa cosa per la riduzione a 2 anni del periodo di permanenza all’estero. In questo modo, tantissimi sportivi professionisti potranno beneficiare concretamente di questa agevolazione.

Pensiamo su tutti, allo sport professionistico, ed in particolare modo al mondo del calcio. Per tutti gli sportivi esteri, lavorare per datore di lavoro italiano sarà più conveniente. Sarà sufficiente aver maturato 2 anni di residenza fiscale estera ed impegnarsi a rimanere in Italia per almeno 24 mesi.

Aspetto importante è che non deve trattarsi necessariamente di soggetti “cittadini italiani“. Questo significa che l’agevolazione è aperta anche a soggetti con cittadinanza non italiana che vengono in Italia per lavoro. In sostanza, questa agevolazione legata ai lavoratori impatriati rappresenta una leva cruciale per molte società sportive italiane per la negoziazione di contratti con sportivi provenienti dall’estero.

L’agevolazione, infatti, è in grado di garantire agli sportivi, a parità di costo, una retribuzione netta più alta. Oppure, la medesima retribuzione annua netta con riduzione del loro costo. Per gli sportivi professionisti l’agevolazione impatriati prevede esclusivamente l’abbattimento del reddito al 50% per cinque periodi di imposta. Tutte le altre agevolazioni, sopra indicate, ed ordinariamente previste per il regime impatriati sono escluse.

Per approfondire: “Sportivi impatriati con tassazione agevolata“.


Lavoratori impatriati: richiesta dell’agevolazione

I lavoratori dipendenti per applicare l’agevolazione devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro resa mediante autocertificazione ex DPR n. 445/2000 che contiene:

  • Generalità (nome, cognome, data di nascita);
  • Codice fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia e della prima assunzione in Italia (in caso di assunzioni successive o più rapporti di lavoro);
  • Dichiarazione di possedere i requisiti previsti;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare di altri incentivi (art. 44, DL 78/10, L 238/10, art. 24-bis, TUIR).

A seguito del ricevimento della richiesta il datore di lavoro applicherà le ritenute fiscali sul 30% (10% o 50%, a seconda dei casi) delle somme e dei valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta da parte del dipendente. L’avvio dell’agevolazione si ha a partire dal primo periodo di imposta di residenza fiscale italiana del lavoratore.

La richiesta deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione (rispetto a quella per cui il lavoratore è rientrato). Nel caso in cui il datore di lavoro non possa riconoscere l’agevolazione, il contribuente può fruirne (in presenza dei requisiti) direttamente in dichiarazione dei redditi. In questo caso il reddito da lavoro dipendente deve essere indicato in misura ridotta (Circolare n. 17/E/2017).

Richiesta in dichiarazione dei redditi

Nell’ipotesi in cui l’impatriato non abbia formulato alcuna richiesta al proprio datore di lavoro nel periodo di imposta in cui è avvenuto l’impatrio, né ne abbia dato evidenza nelle relative dichiarazioni dei redditi, i cui termini di presentazione risultano scaduti, per detti periodi di imposta, l’accesso la regime è da considerarsi precluso. Sono valide le dichiarazioni presentate nei 90 giorni dal termine ordinario di scadenza (c.d. “dichiarazioni tardive“). Trattandosi di regime opzionale è preclusa la possibilità di presentare una dichiarazione dei redditi “integrativa a favore“, oltre il termine di 90 giorni dalla scadenza ordinaria. Inoltre, non vi sono le condizioni per accedere all’istituto della remissione in bonis, che ammette la possibilità di esercitare tardivamente l’opzione per un beneficio fiscale o un regime agevolato quando il contribuente abbia tenuto un comportamento non coerente con il regime opzionale.

Nell’ipotesi in cui i termini di presentazione della dichiarazione siano scaduti, rimane ferma la possibilità per il contribuente di fruire del regime per i restanti periodi di imposta del quinquennio.

Certificazione unica con agevolazione impatriati

Il datore di lavoro deve dare evidenza del beneficio applicato nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU deve essere indicato il 30% del reddito da lavoro dipendente;
  • Al rigo 468 della CU (redditi esenti) deve essere indicato il codice 5;
  • Infine, al rigo 469 della CU l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile.

Certificazione unica in caso di mancata applicazione dell’agevolazione

Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non possa riconoscere l’agevolazione (o in assenza di un datore di lavoro italiano) il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta. Il datore di lavoro dovrà dare evidenza della mancata applicazione del beneficio nella CU del dipendente:

  • Al rigo 1 della CU il reddito in misura piena;
  • Annotazioni del modello CU: il 50% delle somme percepite dai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia che non hanno fruito dell’abbattimento della base imponibile. Per usufruire dell’agevolazione il contribuente deve presentare la dichiarazione dei redditi.

Agevolazione impatriati per i lavoratori autonomi

Possono accedere al regime fiscale di favore direttamente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi. Nel caso occorre barrare l’apposita casella nel quadro RE del modello Redditi PF. Inoltre, i lavoratori autonomi possono fruire dell’agevolazione anche in sede di applicazione della ritenuta d’acconto operata dal committente. Mi riferisco alle ritenute di acconto, applicate ai sensi dell’articolo 25 del DPR n. 600/73, sui compensi percepiti. In tal caso, analogamente a quanto previsto per i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi devono presentare una richiesta scritta ai propri committenti inclusiva di:

  • Generalità;
  • Codice Fiscale;
  • Indicazione della data di rientro in Italia;
  • Dichiarazione di possedere i requisiti richiesti per l’applicazione del regime agevolato;
  • Indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • Dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 D.L. n. 78/00, Legge n 238/10 e dall’articolo 24-bis del DPR n. 917/86.

Successivamente, il committente all’atto del pagamento del corrispettivo opera la ritenuta del 20% prevista dall’articolo 25 del DPR n 917/86 sull’imponibile ridotto del 50%. Se desideri ricevere la modulistica da presentare al committente o al datore di lavoro contattami per una consulenza personalizzata.


Lavoratori Impatriati: ultimi chiarimenti sull’agevolazione

Sono tantissime le domande che arrivano ogni giorno su questa agevolazione. Di seguito ho deciso di riportare una serie di chiarimenti sui principali aspetti di dubbio di questa agevolazione.

Lavoratori impatriati e residenza in Italia

Sono esclusi da questa agevolazione i soggetti che non hanno mai effettuato un corretto trasferimento di residenza all’estero. In particolare, gli espatriati che non hanno mai effettuato iscrizione AIRE non sono in regola con l’articolo 2 del TUIR. Quindi, essi non hanno titolo ad usufruire di questa agevolazione. Questi soggetti, infatti, sono rimasti residenti ai fini fiscali in Italia anche nel periodo trascorso all’estero. Questo per la mancata iscrizione AIRE.

La norma agevolativa sui Lavoratori Impatriati si applica ai soggetti che acquisiscono la Residenza Fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR. In questo senso, e come vedremo in seguito, sino al 31/12/2019 non conta la residenza fiscale ai fini convenzionali, ma soltanto la normativa fiscale interna. Meritano attenta valutazione anche quei casi di soggetti operanti in Italia da diversi anni, ma che abbiano mantenuto all’estero il loro centro vitale degli interessi ad esempio personali (famiglia) ed economici, che intendano trasferire la residenza fiscale in Italia. Dalla lettura della norma tali soggetti rientrerebbero quindi nel regime agevolato, ma solo dal 2020. E’ opportuno quindi effettuare una attenta analisi delle singola posizione del lavoratore per determinare l’applicabilità del regime agevolato.

Periodo di lavoro all’estero

Per quanto riguarda il requisito dello svolgimento di un’attività continuativa di lavoro o studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi, occorre fare una puntualizzazione. Questo requisito non sussiste nel caso in cui, ad esempio, un contribuente rientri nel 2019 ed abbia frequentato dal 5 gennaio al 21 dicembre 2017 un corso universitario in Francia ed abbia iniziato a lavorare nel Regno Unito dal 16 aprile 2018. In tal caso, secondo l’Agenzia delle Entrate, la permanenza per motivi di lavoro sarebbe inferiore ai 24 mesi. Diversamente, il requisito potrebbe considerarsi integrato nel caso in cui il rientro avvenisse successivamente al 16 aprile 2020 e l’attività lavorativa fosse prestata all’estero sino a tale data.

Periodo oggetto di agevolazione

Altro elemento che deve essere chiarito è il periodo di applicazione del beneficio. Pensa al caso di un contribuente residente all’estero dal 15 maggio 2001 al 19 luglio 2021. Il soggetto è rimpatriato in Italia con iscrizione AIRE del 20 luglio 2021. Questi è stato assunto con contratto a tempo determinato per cinque anni, con decorrenza 1° settembre 2021. Secondo l’Agenzia delle Entrate il lavoratore può accedere al regime dei lavoratori impatriati a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale in Italia. Ovvero, dal 2022 e per i quattro anni successivi. Il rimpatrio successivo al 3 luglio 2018 non permette l’applicazione dell’agevolazione ai redditi di lavoro dipendente conseguiti nel corso di tale anno di imposta.

Estensione dei benefici fiscali

Inoltre, e sempre con la finalità di estendere l’ambito soggettivo del nuovo regime, il Decreto Internazionalizzazione richiama, al comma 2 dell’articolo 16, i soggetti di cui al comma 1, articolo 2, della Legge n. 238/2010, prevedendo l’estensione dei benefici fiscali anche ai seguenti soggetti:

  • I cittadini dell’Unione Europea, in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;
  • I cittadini dell’Unione Europea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia. Soggetti che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Lavoratori impatriati solo con lavoro certo

Al fine di beneficiare del Regime degli Impatriati il dipendente che rientra in Italia deve provare l’esistenza di un accordo con il futuro datore di lavoro. Accordo finalizzato alla sottoscrizione di un nuovo contratto. Questo dovendo sussistere un nesso tra il rientro in Italia e l’inizio dell’attività lavorativa. È questo il principio affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 919-114/2018 resa dalla Direzione regionale della Calabria. Risoluzione relativa al caso di un lavoratore dipendente che ha trasferito la residenza in Italia prima di trovare lavoro. In particolare, secondo l’Agenzia la scadenza di un contratto di lavoro all’estero e il rientro in Italia per un nuovo lavoro non creano nesso necessario. Se il rientro in Italia è dovuto alla scadenza del contratto di lavoro estero e non da precisi accordi con l’azienda italiana il requisito del nesso non è verificato.


Lavoratori impatriati in caso di distacco di lavoro dipendente all’estero

Uno dei profili di interesse per l’applicazione del regime è l’eventualità che il contribuente svolga la propria attività in regime di distacco o trasferta. Infatti, la normativa si rivolge a soggetti che si trasferiscono in Italia. Tuttavia, può accadere che ciò avvenga in un contesto di mobilità internazionale all’interno di un gruppo internazionale. Le riflessioni dell’Amministrazione finanziaria prendono le mosse dal valorizzare la finalità che ha mosso il legislatore. Individuandola nella volontà di attrarre in Italia soggetti che grazie all’esperienza maturata all’estero possano contribuire allo sviluppo del Paese.

Dipendenti di società estere in distacco in Italia

In questo modo, viene riconosciuta la possibilità di applicare il regime degli impatriati ai c.d. lavoratori “inbound”. Ovvero a quei dipendenti che, in virtù di un distacco in Italia, si trasferiscono nel nostro Paese e rispettano le condizioni dettate dall’articolo 16 del D.Lgs. n 147/2015.

Dipendenti di società italiane in distacco all’estero che rientrano in Italia

Di diverso avviso è, invece, il parere dell’Amministrazione con riferimento al caso opposto. Ovvero quello di lavoratori italiani che, una volta trascorso un periodo di distacco all’estero, fanno rientro in Italia. Tali soggetti, non residenti ai fini fiscali in Italia ai sensi dell’art. 2 del DPRn. 917/86 durante il periodo di permanenza all’estero, si troverebbero nella medesima posizione soggettiva di chi si trasferisce per la prima volta nel Paese. Ugualmente, rientrando in Italia e trasferendo la residenza fiscale nel Paese, infatti, potrebbero integrare tutte le diverse condizioni previste per l’applicazione del regime degli impatriati. In tale ipotesi, l’Agenzia non ammette l’applicazione del regime dei lavoratori impatriati ai dipendenti in distacco all’estero che fanno rientro in Italia. Così, si ritiene che il rientro avvenga in esecuzione delle clausole già presenti nel contratto di lavoro. Non essendo quindi integrata la finalità di attrarre soggetti in Italia. Soggetti che sarebbero rientrati in ogni caso alla luce della temporaneità della loro permanenza all’estero.


Regime dei lavoratori impatriati in caso di trasferte internazionali dei lavoratori dipendenti

In tema di applicazione del regime degli impatriati, una delle questioni più significative riguarda le prestazioni  rese in regime di trasferta internazionale. Sul punto l’agevolazione fiscale è estesa anche “alle somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata all’estero” se di durata inferiore a 183 giorni nel periodo d’imposta. Ciò trova giustificazione nel fatto che l’attività di lavoro nel corso della trasferta, a differenza del distacco, è resa nell’interesse ed a beneficio del datore di lavoro e questa “non può essere scissa da quella prestata in Italia”. Quanto al rapporto tra trasferte estere e regime fiscale agevolato, è possibile individuare una disomogeneità di trattamento. Questo tra soggetti che beneficiano del regime dei lavoratori impatriati ai sensi del comma 1 dell’art. 16 e quelli disciplinati dal comma 2.

Prevalenza della prestazione lavorativa in Italia

Infatti, le argomentazioni dell’Amministrazione muovono dal concetto di prevalenza della prestazione lavorativa in Italia. Questo come espressamente riconosciuto dall’articolo 16 D.Lgs. n. 147/2015 con riferimento al comma 1. L’agevolazione fiscale ai sensi del comma 1 è subordinata alla verifica della prevalenza delle prestazioni lavorative effettuate nel territorio dello Stato. Questo rispetto all’attività lavorativa prestata nel corso dell’anno.

Durata della trasferta

Alla luce ditale elemento, infatti, assume rilevanza il fatto che la trasferta estera abbia avuto una durata superiore o inferiore ai 183 giorni. Questo avuto riguardo al periodo d’imposta oggetto di analisi. Così, quando il requisito della prevalenza della produzione del reddito in Italia sia rispettata, laddove la trasferta all’estero si sia protratta per meno di 183 giorni, anche le somme corrisposte per l’attività di lavoro prestata al di fuori del territorio italiano sono comprese nel novero dei redditi agevolabili.

Al contrario, quando la trasferta all’estero abbia avuto durata superiore ai 183 giorni, il contribuente non integra una delle condizioni previste dalla norma per l’applicazione del regime di favore. In tale ipotesi, la conseguenza prospettata dall’Amministrazione è quella di escludere dalla tassazione di favore tutti i redditi di lavoro dipendente prodotti nel corso dell’anno d’imposta in questione. Inclusi quelli prodotti in Italia. Ciò però non farebbe decadere dal regime speciale per gli altri periodi d’imposta, nel limite di cinque anni. Anni nel corso dei quali il contribuente integra tutte le condizioni previste dal legislatore.

Venendo invece alle previsioni dettate in tema di comma 2, giova segnalare che, tra le condizioni previste per la fruizione della norma, il legislatore non haprevisto la prevalenza della produzione di redditi di fonte italiana. Conseguentemente, la decadenza dalla fruizione del beneficio prevista in applicazione del comma 1, non si verifica allorché il contribuente fruisca del regime agevolato ai sensi del comma 2. In tal caso, nell’ipotesi di trasferta all’estero eccedente i 183 giorni, resta ferma la preclusione alla fruizione del regime di favore con riferimento ai redditi prodotti all’estero in occasione della trasferta. Tuttavia, la tassazione agevolata sarebbe applicabile ai redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia nel corso del medesimo periodo d’imposta.


Le sanzioni in caso di decadenza dall’agevolazione impatriati

Sanzioni impatriati

Che cosa accade a chi applica questa agevolazione pur non avendone diritto?

Questa agevolazione si richiede con una autocertificazione, quindi, è responsabilità esclusiva del lavoratore la sua applicazione. In particolare, la decadenza dell’agevolazione può essere contestata quando:

  • Non vi è documentazione sufficiente a dimostrare i due anni precedenti all’impatrio in Italia di residenza fiscale estera;
  • Non vi sia il mantenimento della residenza fiscale italiana per almeno due anni dall’impatrio.

Nel caso in cui si riscontri che non sono stati rispettati i requisiti per l’applicazione di questa agevolazione si applicano delle sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda le sanzioni applicabili in caso di decadenza dall’agevolazione sono quelle di dichiarazione infedele. In questo caso, quando vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ottenimento dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha facoltà di procedere per il recupero dei benefici già fruiti, con l’applicazione delle relative sanzioni ed interessi. Per fare questo l’Amministrazione finanziaria emette un documento (avviso di accertamento) in cui, per ogni annualità fruita si recupera l’imposta non versata e si applicano le relative sanzioni amministrative. Si tratta, ordinariamente delle sanzioni amministrative dovute per infedele dichiarazione. La sanzione va dal 90% al 180% delle maggiori imposte dovute e non versate.

Attenzione però, perché in alcuni casi è possibile arrivare anche all’applicazione di sanzioni penali, sempre per infedele dichiarazione. Si tratta del reato tributario disciplinato dall’articolo 4 del DLgs. n. 74/00. La fattispecie di reato penale si realizza al superamento congiunto di due soglie di punibilità:

  • Evasione d’imposta di 100.000,00 euro per ogni singola imposta, quindi ad esempio IRES/IRPEF o IVA;
  • Elementi attivi sottratti all’imposizione (ricavi o costi) di almeno 3.000.000 euro. Tuttavia, se gli elementi fittizi indicati in dichiarazione (ricavi omessi o costi falsi) supera il 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione il reato è consumato anche se gli elementi sottratti ad imposizione sono inferiori a 3.000.000,00 euro.

Consiglio, quindi, di prestare la massima attenzione e rivolgervi sempre ad un esperto.

Regime degli impatriati e presentazione dell’istanza di interpello

Nel caso in cui i soggetti che intendano beneficiare di questo regime e riscontrino condizioni di obiettiva incertezza interpretativa sulla verifica dei requisiti richiesti, è possibile presentare istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 11, comma 1, lett. a, della L. 27 luglio 2000, n. 212 (cd. “interpello ordinario”).

L’Agenzia risponde alle istanze ordinariamente nel termine di novanta giorni. Quando non è possibile fornire risposta sulla base della documentazione allegata all’istanza, l’Agenzia può richiedere al contribuente di fornire ulteriore documentazione. In tale ipotesi, per effetto della richiesta i termini della risposta sono sospesi. Tuttavia, la risposta deve essere resa dall’Agenzia entro sessanta giorni dalla ricezione della documentazione integrativa.

La risposta, scritta e motivata, vincola ogni organo dell’Amministrazione finanziaria con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza e limitatamente al contribuente istante. Quando la risposta non è comunicata al contribuente entro il termine previsto, il silenzio equivale a condivisione, da parte dell’Agenzia, della soluzione prospettata dal contribuente.


Agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia: conclusioni

L’agevolazione fiscale legata ai Lavoratori Impatriati, così come modificata dal D.L. n. 34/19 rappresenta un forte incentivo all’impatrio in Italia. Questo non solo per i cittadini italiani emigrati all’estero, ma anche per soggetti esteri che possono puntare a venire a lavorare nel nostro Paese. Non vi è alcun riferimento alla nazionalità del soggetto che può usufruire dell’agevolazione. Tutti i requisiti “tecnici” di questa agevolazione sono venuti meno. Sostanzialmente qualunque impresa può pensare di assumere personale estero, abbattendo del 70% i costi, a parità di salario del lavoratore. Oppure, al contrario, il lavoratore, a parità di costi per l’azienda, può ottenere un salario più elevato.

Pensa a quali ripercussioni può avere questa norma nel mondo dello sport professionistico, dei manager di alto livello, oppure dei professionisti. Non solo, dal 2020 l’agevolazione riguarda anche i soggetti che avviano attività di impresa in Italia. L’agevolazione prevedeva già l’impatrio per l’esercizio di attività in forma autonoma, ma solo di tipo professionale.

Adesso gli imprenditori che verranno in Italia potranno godere dell’agevolazione anche per quanto riguarda il reddito di impresa costituita in Italia. Insomma, questa agevolazione, per come è concepita attualmente può davvero rappresentare una leva importante per attrarre in Italia ogni tipo di lavoratore qualificato. La cosa importante è applicare correttamente l’agevolazione e verificare con esattezza la presenza dei requisiti richiesti.

Per questo ti occorre sicuramente un esperto.


Agevolazione legata ai lavoratori impatriati: FAQ

Di seguito le principali domande che mi arrivano sull’agevolazione impatriati.

  1. A quanto si riduce il reddito imponibile con l’agevolazione?

    Il reddito imponibile IRPEF, legato a lavoro dipendente, autonomo o di impresa, è ridotto al 30%. Il reddito imponibile si riduce al 10% se ci si trasferisce in una delle Regioni del Sud d’Italia.

  2. Quanti anni dura l’agevolazione dei lavoratori impatriati?

    L’agevolazione impatriati ha una durata di 5 anni a partire dall’annualità di acquisizione della residenza fiscale italiana. L’agevolazione si estende per ulteriori 5 anni se si acquista un immobile in Italia o se avviene la nascita di un figlio.

  3. Quali sono i requisiti per ottenere l’agevolazione impatriati?

    – Il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il rimpatrio;
    – Il lavoratore si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno due anni;
    – L’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.

  4. Se non sono iscritto AIRE posso godere dell’agevolazione?

    L’agevolazione impatriati è fruibile anche senza iscrizione AIRE per i rimpatrii che avvengono dal 2020. I soggetti rientrati in Italia in precedenza devono continuare ad applicare l’agevolazione di cui al Dlgs n 147/15 (ante le modifiche del DL n 34/19).

  5. Posso applicare l’agevolazione se in Italia apro partita IVA in regime forfettario?

    L’agevolazione impatriati si applica solo ai redditi imponibili IRPEF. Il regime forfettario essendo imposta sostitutiva non rende applicabile l’agevolazione impatriati. Devi, quindi, effettuare una valutazione di convenienza tra i due regimi.

  6. Che cosa succede se rimano in Italia per meno di 24 mesi dall’impatrio?

    In questo caso si perde l’agevolazione. Oltre alla restituzione delle maggiori imposte non pagate, anche sanzioni per infedele dichiarazione dei redditi. Le sanzioni vanno dal 90% al 180% dell’imposta dovuta e non versata. Questo per ogni annualità di agevolazione goduta.

  7. Durante il periodo di impatrio in Italia posso godere dell’agevolazione anche se cambio datore di lavoro?

    Si, l’agevolazione è fruibile anche in caso di cambiamento del datore di lavoro.


Lavoratori impatriati: consulenza fiscale online per lavoratori impatriati in Italia

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Se leggendo questo articolo ti sei reso conto che potresti rientrare nella disciplina dei lavoratori impatriati allora non perdere questa occasione. Se lo desideri posso esserti di aiuto per approfondire i chiarimenti di prassi esistenti e la normativa in vigore. Tieni presente che la consulenza non può verificare la presenza dei requisiti richiesti per l’agevolazione. Quello che posso fare è esclusivamente aiutarti a comprendere rischi e problematiche insite in questa agevolazione in modo che tu possa prendere poi, in totale autonomia, le decisioni che riterrai maggiormente opportune.

Non esitare, contattami! Compila il seguente modulo di contatto per ricevere una consulenza sulla disciplina dei lavoratori impatriati, in grado di approfondire i seguenti punti:

  • Normativa;
  • Problematiche e aspetti ancora non chiari;
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  • Aspetti legati alla residenza fiscale nell’anno di rientro in Italia;
  • Aspetti legati alla tassazione di redditi di fonte estera;
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  • Aspetti connessi all’agevolazione (previdenza, immobili, etc).

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La valutazione della situazione personale in ordine alla presenza o meno dei requisiti previsti. Su questo aspetto non possiamo intervenire, ogni scelta o valutazione è personale.

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    447 COMMENTI

    1. Salve, io sono un manager che ha lavorato 7 anni in Thailandia, con solo due anni di iscrizioni ad Aire (ultimi due) dovrei rientrare fisso in Italia per cambio lavoro, e vorrei sapere se rientro in questa agevolazione.

    2. Servono almeno 5 periodi di imposta con residenza fiscale estera per poter beneficiare di questa agevolazione. Lei da quanto mi scrive non li ha maturati, quindi non può aderire, putroppo, a questo regime così favorevole.

    3. Ho lavorato come senior manager da 8 anni all’estero per una multinazionale ed iscritto regolarmente all’AIRE. Pur non ricevendo un contratto da dirigente in italia, ma sempre come senior manager/department head, posso usufruire dei vantaggi previsti dalla normativa sul rietro dei cervelli? ho anche conseguito un Master of arts in Olanda qualche anno addietro.
      Grazie

    4. Salve,
      sono rientrato il Maggio 2016 dopo essere stato iscritto all’aire per 5 anni ed ho richiesto ,erroneamente credo, l’applicazione della Legge n. 238/2010.
      Capisco che avevo diritto all’art 16 della 147, come faccio per sanare la situazione? Faccio un conguaglio dichiarazione dei redditi 2018 e richiedo lìapplicazione della 147 sul periodo d’imposta dell’anno scorso o devo prima fare un interpello esplicito all’agenzia delle entrate per avere la 147 fino a Dicembre 2020?
      Cordiali saluti;

    5. Buongiorno,

      Sono cittadino francese laureato e residente in italia dal 06/2014. Lavoro in italia anche dal 06/2014. Prima lavoravo all’estero.

      Anche se ho già lavorato 4 anni in italia, sto attualmente cambiando di datore di lavoro, potrei quindi usufruire delle agevolazione 147/2015?

      Cordialmente

    6. sono lavoratore (laureato) non iscritto all’ AIRE ma con residenza fiscale a Londra (la mia residenza è ancora in Italia). Posso comunque avere tale agevolazione o devo essere iscritto all’ AIRE? avete un riferimento normativo? graize mille

    7. Ciao. La residenza non è solo Aire, se vivi più di 180 gg nel paese estero, se hai un conto corrente li, affitto, e non hai moglie in italia puoi accedere al credito di imposta…. Sto seguendo mio fratello con il tuo stessi quesito….

    8. Attenzione non è proprio così, per l’ottenimento di questa agevolazione è fatto riferimento ai requisiti di cui all’articolo 2 del Tuir, quindi l’AIRE è requisito necessario. Poi che l’agevolazione si possa chiedere anche senza i requisiti è altro discorso.

    9. Buongiorno, mi chiedevo nel caso di richiesta di agevolazione per “impatriati laureati”, se il requisito dei 24 mesi di attività lavorativa continuativa all’estero debba coincidere pari pari con la residenza fiscale. Nel mio caso ho aperto p.IVA austriaca il 14.7.16 e mi sono iscritto all’AIRE l’8.8.16. Ora, se rientrassi in Italia e trovassi lavoro a partire da settembre 2018, posso fare domanda di agevolazione dal 2019 (essendo il 2018 da considerarsi sotto la fiscalità del Paese che mi ospita) o salta il discorso (nel senso che è meglio se rimando trasferimento e ricerca di lavoro a gennaio)?! Grazie per il supporto.

    10. Deve fare attenzione al fatto che rientro in Italia e inizio dell’attività lavorativa devono essere coincidenti. Quindi, conviene rientrare in Italia quando si sa di poter iniziare qui una nuova attività lavorativa da lavoratore autonomo o di lavoro dipendente.

    11. Grazie per la risposta. Quindi nel caso rientrassi in Italia con un nuovo lavoro a settembre (= residenza fiscale ancora austriaca per il 2018) potrei fare regolare domanda? O debbo aspettare l’anno nuovo per una questione di spostamento della residenza fiscale? Perché se il riferimento è quello dello spostamento della residenza fiscale, quello che ne deriva per via logica (per quello che ne capisco) è che è possibile trasferirsi e fare domanda solo nei primi 182 giorni dell’anno… O è possibile trasferirsi e trovare lavoro anche nel secondo semestre e poi spostare la residenza fiscale in un secondo momento, con lo scoccare del nuovo anno? Grazie mille.

    12. Buongiorno,
      ho lavorato all’estero per 8 anni e rientrero’ in Italia con lavoro dirigenziale da meta’ luglio di quest anno.
      Cio’ significa che non potro’ usufruire degli incentivi fiscali nel 2018, in quanto saro’ considerata residente in UK.
      Vorrei sapere se gli incentivi fiscali potranno essere applicati dal 2019 in poi (o se ne perdo i diritti) e se i 5 anni inizieranno a partire da Gennaio 2019 o da quest anno.
      Grazie

      Paola

    13. Mi scusi, non credo di aver capito: se io rientro da meta’ luglio in Italia, la residenza torna in italia perche’ mi rimuovo dall’AIRE, ma devo comunque pagare le tasse nel mio paese di residenza fiscale fino a luglio (che e’ il Belgio, nel mio caso).

      Dal 1 Gennaio 2019 ho a disposizione 5 anni (2019-20-21-22-23) di detassazione, o 4?

    14. Non è come dice, lei non ha molto chiaro come funziona la residenza fiscale. Lei acquisterà residenza fiscale italiana solo dal 2019. Da li avrà diritto a cinque anni di agevolazione.

    15. Buongiorno, se un soggetto straniero ha posto la propria residenza fiscale in Italia a fine 2014 (quindi di fatto nel 2015) può rientrare nel regime degli impatriati? e se si, come deve dichiarare il priprio reddito nella dichiarazione se il suo datore di lavoro non ha mai fatto niente?
      Grazie molte

    16. Buongiorno Fiscomania, per quanto riguarda la domanda di Filipo B. penso che possa chiedere le agevolazioni con il Decreto legislativo 14 settembre 2015 n 147 Art. 16 e la legge 11 dicembre 2016 n 232 (150+151).

    17. Buongiorno, forse è una domanda un po’ banale, ma mi chiedevo quale fosse la “tolleranza” sui tempi per rientrare nei requisiti; porto il mio esempio: cancellazione prevista AIRE l’8.8, registrazione anagrafe italiana il 13.8 e inizio lavoro da dipendente (in Italia) il 20.8. Nel mio caso viene mantenuto il requisito di coincidenza tra rientro e lavoro, oppure devo agire diversamente? Ringrazio molto per la disponibilità, un cordiale saluto, Paolo

    18. Grazie per la cortese risposta. Un ultimo dubbio: cosa succede se rientrassi in Italia per svolgere un lavoro stagionale non qualificato (1-2 mesi), per poi passare subito dopo a fare un lavoro – diciamo – stabile (contratto a tempo determinato di un anno)? Non cambia niente per richiedere l’agevolazione fiscale o bisogna prendere qualche particolare precauzione? Grazie mille per la gentilezza, saluti, Paolo

    19. Buongiorno, mi permetto di porre un ultimissimo quesito: una volta rientrato in Italia, ho presentato domanda al datore di lavoro per l’applicazione del contributo di riduzione dell’IRPEF a partire dal 2019 (per quest’anno sono ancora residente fiscalmente all’estero). Il problema che ora si pone è: per questi mesi di lavoro (fino a dicembre) è giusto che io sia soggetto a IRPEF in busta paga o devo richiedere al datore di lavoro di non applicarla in quanto le tasse le andrò a pagare comunque in Austria? Come funziona in questi casi? Ringrazio molto per la disponibilità, un cordiale saluto, Paolo

    20. Salve,
      Sono rientrato in Italia 2 anni fa e sono in procinto di cambiare azienda sempre con residenza fiscale in Italia. Posso contiunuare ad usufruire del regime agevolato per i residui 3 anni fiscali?
      Cordialmente,
      MF

    21. Buonasera,
      vorrei capire se rientro o meno nel regime fiscale agevolato di cui sopra.

      Ho lavorato all’estero dal 10 Maggio 2016 al 31 Marzo 2018. Sono stato iscritto all’AIRE dal 4 Maggio 2016 al 26 Aprile 2018, data dopo la quale ho spostato la mia residenza in Italia.

      Secondo voi ci sono dei margini per riuscire a rientrare nel regime fiscale agevolato ?

      Grazie anticipatamente

    22. Salve, la tassazione agevolata si applica anche in caso di:
      – cambio azienda nel corso dei primi due anni di agevolazione?
      – azienda con ragione sociale estera nonostante la mia sede di lavoro permanente e residenza fiscale sia in Italia?

      grazie

    23. Salve, le scrivo per avere un suo input sul mio caso.
      Attualmente lavoro in Germania come direttore di una multinazionale svedese, impiego iniziato il 01/01/2017.
      Sono iscritto AIRE dal 21/03/2018.
      Vorrei ritrasferire la mia residenza in Italia dallo 05/07/2019.
      Rientrerei nel regime cervelli in questo caso?

    24. Salve,
      Grazie mille per la celere risposta. Potrebbe per favore darmi qualche altro input? Cosa mi manca per rientrare tra i requisiti di permanenza estera? Essendo iscritto AIRE da marzo 2018 e ritrasferendomi a luglio 2019 copro 2 periodi d’imposta (più di 183 giorni x anno) …o mi sbaglio?

    25. Salve,
      Vorrei avere un parere sulla mia situazione: lavoro in germania dal 1/02/2013 e sono residente AIRE dal 27/06/2013 per cui piu di 5 anni.
      Mi viene proposto un trasferimento fisso in italia presso la sede italiana della mia ditta con conseguente Nuovo contratto. svolgo un lavoro molto specializzato ma non ricopro un ruolo dirigenziale.
      non essendo laureato potro usufruire di questo incentivo? devo richiedere specifica indicazioni sul contratto in modo da soddisfare l’ultimo requisito il quale richiede un ruolo dirigenziale o specializzato?

      grazie

      cordiali saluti

    26. Buonasera Federico
      Le illustro il mio caso: sono rientrato in italia a marzo 2016 e pur avendo i requisiti per richiedere le agevolazioni previste dal comma 2 art. 16 d.lgs. 147/2015… non l’ho fatto perchè non ne ero a conoscenza; posso fare domanda al datore di lavoro oggi, per gli anni 2019 e 2020?
      La ringrazio per l’aiuto

    27. Dr Federico buongiorno. Sto ritornando in Italia dopo 19 anni all estero. Prima in America, poi Francia, poi America. Sempre iscritto all Aire.
      Ho letto che ci sono 2 strade per l impatrio

      1. Una Laurea Americana conta come Laurea per i requisiti di Impatrio?
      2. Verro assunto come dirigente (Direttore Vendite Globale) di base in Italia ma con frequenti trasferte. in ogni caso cerchero di stare i 183 giorni richiesti…vede problemi? Grazie Luca Marinelli

    28. Salve Federico, grazie mille per la sua guida e prima di tutto mi scuso per il mio italiano (non è la mia madrelingua).
      Il mio caso è così: ho vissuto in Germania per gli ultimi 4 anni (però senza iscrizione Aire) dove ho lavorato come ricercatore presso un’università. Da maggio 2019 incomincerò ha lavorare presso un’istituto di ricerca in Italia.
      Come ho capito io, se tornassi in Italia dopo il 1.gennaio 2020, avrò tutti requisiti per l’agevolazione. Ma se tornassi prima?

      Quello che non capisco io e questa frase:
      “Relativamente, invece, ai lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE e già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019, sono applicabili le disposizioni di cui all’articolo 16 del DLgs n 147/2015 nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero che siano oggetto di controversie pendenti nonché con riferimento ai periodi d’imposta ancora accertabili.Il tutto purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo sopra citato.”

      Mille grazie in anticipio

    29. Buonasera dott. Migliorini,

      Le chiederei un parere sulla mia situazione:
      Sono un cittadino italiano con residenza in Austria ed iscrizione al AIRE dal 2008.
      Lavoro come transfrontaliero (mi reco a casa in Austria ogni giorno e pago le tasse solamente in Austria)
      con una ditta italiana in Alto Adige dal 01/03/2013 con contratto indeterminato,
      dal 01/08/2016 inquadrato Quadro Q1 (funzioni direttive).
      Se tornassi a vivere in Italia con spostamento della residenza a gennaio 2020 avrei, secondo Lei,
      diritto al agevolazione come lavoratore impatriato?

      Grazie e cordiali saluti!

    30. Mi ricollego al precedente messaggio. L’interpretazione suggerita che chi rientra in Italia prima del 2020 non può avere diritto all’agevolazione sembra corretta. Se però uno rientrando in Italia nel 2019 facesse richiesta per accedere all’agevolazione e poi gli venisse contestata la non inscrizione all’AIRE non dovrebbe fare fede quanto segue?

      “Relativamente, invece, ai lavoratori impatriati non iscritti all’AIRE e già rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019, sono applicabili le disposizioni di cui all’articolo 16 del DLgs n 147/2015 nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo con riferimento ai periodi d’imposta in cui siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero che siano oggetto di controversie pendenti nonché con riferimento ai periodi d’imposta ancora accertabili.Il tutto purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo sopra citato”

      Mi sbaglio?

      Grazie,
      Stefano

    31. In caso di contestazione a seguito di richiesta prima del 2020 senza iscrizione AIRE, la nuova norma prevede che la semplificazione (ovvero che non sia più necessario essere stati iscritti all’Aire nei periodi trascorsi all’estero, ma risulti sufficiente aver avuto la residenza fiscale in un altro Stato ai sensi degli accordi convenzionali per l’eliminazione delle doppie imposizioni) viene esplicitamente riferita anche ai soggetti che siano rientrati in Italia alla data del 31/12/2019 e che abbiano ricevuto contestazioni in merito a tale requisito, ai quali si applica il regime speciale nella formulazione attuale. Quindi la mia interpretazione è che se venisse contestata la non iscrizione AIRE, quest’ultima non può essere accolta.

    32. Salve Dott. Migliorini

      Grazie per le utilissime informazioni e per la disponibilita´ mostrata.
      Avrei due domande:
      1. Rientrando in Italia prima del 3 Luglio 2019, disponendo di tutti i requisiti del comma 1 (iscrizione AIRE da piu’ di 5 anni), ed andando a risiedere in una delle regioni indicate del sud Italia, diverrebbe possibile accedere alle nuove estensioni delle agevolazioni a partire dal 2020 (ulteriori 5 anni e possibilita´di un ulteriore 10% per residenza nel sud Italia)?
      2. Sarebbe possibile avvalersi della sua consulenza a partire da subito per predisporre tutti i passi necessari in anticipo ed avere conferma dell’elegibilita’ prima dell’inizio di un contratto di lavoro italiano a Luglio 2019?

      Grazie in anticipo, nel caso gradirei contatto privato

      Cordiali Saluti
      Stefano

    33. La bozza del Decreto Crescita ha aggiunto rispettivamente, al comma 6 dell’ art. 16 del D.Lgs.n.147/2015 e al comma 4 dell’ art.44 del D.L. n.78/2010, per rendere più agevole l’accesso a entrambi i benefici fiscali, la disposizione che prevede sia per i lavoratori rimpatriati, che per i docenti e ricercatori universitari, che non sia più necessario essere stati iscritti all’AIRE nei periodi trascorsi all’estero, purché i predetti soggetti abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.

      Tale semplificazione, inoltre, interessa anche i soggetti (lavoratori impatriati, docenti e ricercatori universitari) rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 e che abbiano ricevuto contestazioni riguardo al requisito di iscrizione all’AIRE(Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), ai quali si applica il regime speciale nella formulazione attuale; tale precisazione è stata necessaria a seguito dei dubbi interpretativi creati dalla legge vigente in merito all’obbligo o meno d’iscrizione all’AIRE come presupposto per l’applicazione di predette agevolazioni fiscali.

    34. Gentile Dott. Migliorini

      Grazie per le precisazioni.

      Avevo pensato fosse discriminatorio nei confronti di chi fosse rientrato solo sei mesi prima non avere diritto alle stesse estensioni applicabili a partire dal 2020 per la stessa categoria di lavoratori.

      Mi viene un altro dubbio allora.
      Se si rientrasse durante la seconda meta’ del 2019 (dopo il 3 Luglio, diciamo da Agosto ad esempio), non essendo fiscalmente residenti in Italia nel 2019 ma solo a partire dal 2020, quale normativa verrebbe applicata in questo caso, quella del 2020 o quella del 2019?

      Grazie per la disponibilita’

      Cordiali Saluti
      Stefano

    35. Salve Federico, in merito al suo ultimo commento, mi rifaccio alla guida per gli Incentivi fiscali per l’attrazione del capitale umano pubblicata dall’agenzia delle entrate. Al capitolo 1, sezione “Il concetto di residenza fiscale” si spiega esattamente quanto descritto dall’utente Stefano, ovvero che l’agevolazione per il periodo fiscale puo’ valere solo a partire dall’anno successivo, se il trasferimento e’ avvenuto nel secondo semestre dell’anno.
      Quindi, un trasferimento avvenuto ad Agosto, non permetterebbe di fatto la partenza delle agevolazioni dal periodo fiscale 2020? E queste non sarebbero quindi regolate dal decreto crescita 2019?

    36. Il decreto crescita prevede che l’agevolazione possa essere goduta anche per chi rientra nella seconda parte del 2019 ed è in possesso dei requisiti di residenza fiscale estera in virtù di convenzione contro le doppie imposizioni con il Paese estero.

    37. Buonasera Federico – vorrei avere una chiarificazione definitiva su questo punto. Il testo del decreto crescita e’ abbastanza chiaro, e specifica che “Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), ed e) si applicano ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi […] a partire dall’anno 2020.”

      Ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, chi si trasferisce in Italia dopo il 3 luglio 2019 e’ considerato residente in Italia dall’anno 2020, rientrando percio’ nella nuova norma. Nella parte restante del 2019 il soggetto sara’ tassato senza alcun beneficio, e comincera’ a beneficiare del decreto crescita dal primo periodo di paga del 2020. La norma e’ gia’ entrata in vigore con approvazione del decreto legge (che dovra’ essere convertito dal parlamento entro 60 giorni).

      Perche’ non e’ corretta questa interpretazione?

      Grazie in anticipo

    38. Buongiorno Dott. Migliorini,

      grazie della guida! Ho ancora un dubbio però.

      Cito la norma: “ai cittadini italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 spettano i benefici fiscali di cui al presente articolo nel testo vigente al 31 dicembre 2018 purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al, comma 1, lettera a). Non si fa luogo, in ogni caso, al rimborso delle imposte versate in adempimento spontaneo.”

      Quindi sembra che anche coloro che rientrano in Italia nel 2019 hanno diritto al bonus anche senza iscrizione all’AIRE. Non capisco però quale convenzione si applichi, quella appena approvata o quella in vigore precedentemente. Mi potrebbe chiarire questo dubbio?

      La ringrazio

    39. Buonasera Federico,

      Nel caso di,

      DIPENDENTI DI SOCIETA’ ESTERE (Svizzera, Francia , Slovenia e Austria) IN DISTACCO IN ITALIA
      In questo modo, viene riconosciuta la possibilità di applicare il regime degli impatriati ai c.d. lavoratori “inbound”.

      Questa agevolazione e’ comulabile alla deduzione di 7500 euro spettante ai
      transfrontalieri, residenti in Italia ma ad oltre 20 km dal confine dei paesi sopra citati ?

      Grazie

    40. Salve Andrea, per i lavoratori in distacco estero l’agevolazione è applicabile rispettandone i requisiti. Per i lavoratori frontalieri, invece, conservando residenza fiscale italiana non hanno possibilità di applicare l’agevolazione impatriati in quanto (per definizione) non hanno mai acquistato residenza fiscale estera.

    41. Salve Stefano, è corretto è agevolato dal 2020 il soggetto che rientra nella seconda parte del 2019, la cosa importante è che vi sia una convenzione contro le doppie imposizioni in essere per cui la sua residenza fiscale sia stata estera per il requisito richiesto dalla norma.

    42. Salve, lavoro a Londra da Agosto 2017, data in cui ho richiesto l’iscrizione all’AIRE. Tuttavia, la conferma dell’iscrizione all’AIRE é avvenuta solo ad Aprile 2018. Se volessi riportare la residenza fiscale in Italia ad Agosto 2019, ovvero dopo 2 anni, ho diritto alle agevolazioni anche se non sono trascorsi 2 anni dall’iscrizione AIRE?
      Grazie mille

    43. Salve dottor Migliorini,

      Ho una laurea quinquennale e lavoro in Francia da settembre 2017, sono ufficialmente iscritto all’aire da ottobre 2018 e da fine settembre 2019 ho la possibilità di rientrare in Italia in un’azienda. Leggendo la bozza del decreto crescita, noto che é cambiato il requisito dei 24 mesi all’estero con quello di due periodi di imposta in un paese con cui l’Italia possiede una convenzione contro le doppie imposizioni. Visto che posso rientrare a fine settembre 2019 e rispetto il requisito dei due periodi di imposta all’estero (2018 e anche il 2019 in quanto rientrando a settembre per quest’anno avrò trascorso più di 183 giorni all’estero) volevo sapere se posso usufruire del regime agevolato previsto dal decreto crescita? E se si, ne posso usufruire dal 2020? Grazie in anticipo

    44. Buongiorno
      ho in programma di rientrare in Italia a settembre 2019.
      Nel caso in cui per esempio facessi un contratto a tempo determinato con un’azienda Italiana fino al 31/12 (lavorando in Italia ma mantenendo la residenza fiscale in Francia) e il contratto definitivo a partire dal 1/1/2020, sarebbe questo un giusto escamotage per rientrare nel decreto crescita 2020 piuttosto che in quello 2019?

    45. Buongiorno, sono un cittadino italiano residente in costa rica ed iscritto all aire da oltre 20 anni, sono prossimo a cessare la mia attivitá lavorativa che sará continuata dai mie figli, ho intenzione di rientrare in italia e riportare la mia residenza..riceveró un entrata fissa mensile da parte dei miei figli…cosa comporta a titolo fiscale… dovró pagare tasse in italia pur non lavorando piú . Grazie

    46. Buonasera

      Scrivo per avere un chiarimento rispetto alla normativa sui lavoratori impatriati in Italia

      In particolare, risiedo negli Stati Uniti (iscrizione all’aire Avvenuta il 5 dicembre 2017) dove lavoro con un contratto americano
      A fine anno rientrerò in Italia in quanto ho ricevuto un’offerta Di lavoro con inizio del contratto a partire dal 2 gennaio 2020

      Con la famiglia si pensava di rientrare intorno al 20 dicembre 2019 per passare le feste in Italia

      Sapete dirmi se ho i requisiti per poter ricevere le agevolazioni? Sarei tassato sul 30% dell’imponibile?

      Quali pratiche nel caso dovrei gestire per richiedere l’agevolazione?

      Grazie

    47. Salve Federico,
      Scrivo per un chiarimento in riferimento all’ampliamento della durata dell’agevolazione comma 3-bis dell’articolo 16 del DLgs n 147/15.
      1) La condizione legata al “figlio minorenne” quando deve essere soddisfatta? Assumendo il trasferimento della residenza fiscale in Italia avvenga nel gennaio 2020, il figlio minore deve essere prensente nel nucleo famigliare al momento del trasferimento oppure al momento dell’estensione (2025)?
      2) tale ampliamneto del beneficio, e’ applicabile anche a trasferimenti delle residenza fiscale altecedente in 2020 (in quanto contenuta in un articolo del 2015)?

      grazie

    48. Buongiorno Sig. Migliorini,

      Molte grazie per quest’articolo.

      Sono rientrata in Italia il 29/12/2017 dopo 6 anni di studio e lavoro in Francia. Non mi sono iscritta all’AIRE perché ignoravo l’esistenza di questo registro.
      Mi sembra di capire che non posso dunque far valere l’abbattimento del reddito imponibile nella mio 730/2019, è cosi’?

      Quando invece potro’ sottoporre al datore di lavoro la mia autodichiarazione, per ottenere un vantaggio fiscale nel 730/2020?
      Rientrero’ ancora nel regime dei lavoratori impatriati nel 730/2020?

      Molte grazie,
      Stefania

    49. Buongiorno,

      Avrei bisogno di un’ informazione sul decreto crescita del 2020.

      Io sono residente AIRE in Germania dal 2013.

      Ho la possibilita di rientrare in italia con contratto italiano a partire dal 1 agosto 2019, potro usufruire di questo decreto avendo la residenza fiscal dal 2020?

      O e meglio cercare di posicipare il trasferimento a gennaio 2020 ( non con poche difficolta ma forse possibile)

      Grazie
      Cordiali saluti

    50. Egregio Dottore,

      sono Austriaco e in possesso dei requisiti per l’agevolazione. Ho trafsferito la mia residenza fiscale con 06/2018 in Italia e contemporaneamente iniziato il lavoro dipendente in italia. Ma fin ora non ho fatto richiesta al mio datore di lavoro per fruire dall agevolazione.

      Mia domana è adesso: posso fruire dall’ agevolazione direttamente nella dichiarazione dei redditi, anche se nella mia CU non è annotato niente della mancata applicazione del beneficio? Come riesco a sanare questa situazione per non perdere l’ agevolazione?

      Grazie mille
      Cordiali Saluti
      Thomas

    51. Salve Thomas, l’agevolazione può essere applicata in dichiarazione solo qualora il datore di lavoro non abbia potuto applicarla in busta paga. Consiglio di chiedere l’agevolazione al datore di lavoro se vi sono i requisiti, ed eventualmente fare il conguaglio delle mensilità agevolate in dichiarazione.

    52. Gentile Dott. Migliorini,

      sono un italiano residente in Olanda regolarmente iscritto all’Aire da più’ di 2 anni.
      la mia domanda e’ : se rientrassi in Italia il 1 Luglio 2019 con un contratto di lavoro dipendente con data di inizio 1 Settembre 2019, potrei beneficiare della agevolazione fiscale del 50% o del 30% (a partire dal 1 Gennaio 2020)?

      Grazie
      Cordiali Saluti
      Filippo

    53. Buonasera dott. Migliorini,
      innanzitutto grazie per questa guida. In tutto questo ho un dubbio per quanto riguarda il “requisito dello svolgimento dell’attività di lavoro o studio all’estero in modo continuativo negli ultimi 24 mesi”. Sulla guida (Feb 2018) riporta:
      “non deve necessariamente far riferimento all’attività svolta nei 2 anni immediatamente precedenti il rientro. È sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali attività all’estero per un periodo minimo e ininterrotto di almeno 24 mesi. Per quanto riguarda l’attività di studio, questo requisito è soddisfatto a condizione che il soggetto consegua la laurea o altro titolo accademico post lauream aventi la durata di almeno 2 anni accademici.”
      Sarebbe quindi valido il mio dottorato conseguito nel marzo 2016, che ha avuto una durata nettamente superiore ai 2 anni accademici? Sono stata residente in UK in modo continuativo dal marzo 2010 a settembre 2018 (regolarmente registrata all’AIRE) ma negli ultimi 24 mesi ho avuto un contratto di 18 mesi, più un altro precedente di un altro paio di mesi, quindi non raggiungo il criterio dei 24 mesi lavorativi in questo modo…

    54. Gentile dott Migliorini,
      Per completezza al suo articolo, penso sia anche previsto un potenziamento dei benefici nel caso in cui l’impatriato abbia 3 figli. Non chiaro se questa fattispecie debba sussistere al momento del rimpatrio o valga anche nel caso si verifichi solo in momento successivo (esempio lavoratrice incinta del terzo figlio non ancora NATO nel momento del rimpatrio). Forse lei ha maggiori dettagli.

      A presto,

    55. Salve Anna, l’articolo riporta anche questa condizione nel paragrafo dedicato al potenziamento dell’agevolazione. Al momento non ci sono chiarimenti ufficiali, ma sembrerebbe che questo potenziamento sia possibile se al termine del primo quinquennio ci si trova con almeno 3 figli minorenni o a carico.

    56. Buonasera Sig. Federico,
      sono laureato, lavoro come dipendente in Italia da novembre 2017, avendo trasferito la residenza in Italia dopo 4 anni di ininterrotto lavoro dipendente nel Regno Unito con regolare iscrizione all’AIRE dal 2013.
      Avendo scoperto questa agevolazione da poco, ho fatto richiesta scritta dell’agevolazione al datore di lavoro a Giugno 2019.
      Il datore effettuerà le detrazioni direttamente in busta paga anche per l’anno d’imposta 2018 (anno dal quale parte l’agevolazione) oppure solo dal 2019 (anno della richiesta scritta)?
      Se le detrazioni non si applicheranno al 2018, l’unico modo che ho di usufruirne è in dichiarazione dei redditi, giusto?
      In tal caso, è responsabilità del datore di lavoro modificare la Certificazione Unica del 2018 (emessa a Marzo 2019) per rispecchiare la richiesta di agevolazione per il 2018 aggiungendo alle Annotazioni il codice “BD” il 50% del reddito imponibile, come da istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per la compilazione della CU?
      Grazie in anticipo
      Nicola

    57. Salve Nicola, per l’analisi di situazioni personali mi scriva in privato, tenendo presente che l’agevolazione è fruibile dal primo anno di residenza fiscale italiana e che il datore di lavoro applicherà l’agevolazione a partire dalla data di presentazione dell’autocertificazione. Lui non può intervenire sul passato.

    58. Buonasera,
      Il DL 34 30 aprile 2019 – art.5 è già in pieno vigore o è ancora in iter di approvazione?

      Sono residente all’estero dal 22/luglio/2014 e mi è stata otorgata la radicazione nel Paese estero ad agosto/2014, iniziando la mia attività come lavoratore dipendente da 1/settembre/2014.
      Per l’inscrizione all’AIRE, dopo vari tentativi (3) nel trascorso del 2018, ho ricevuto conferma dal Consolato a ottobre/2018.
      Posso beneficiare della agevolazione fiscale del DL 34 30 aprile 2019 – art.5?

      Grazie.
      Luca

    59. Egregio Dottor Migliorini
      Intanto grazie per la pubblicazione della esaustiva guida da Lei qui pubblicata.

      Con questa per chiedere Suo consiglio in merito alla mia situazione personale e lavorativa, nel dettaglio:
      -Sono iscritto all’AIRE dal 2011 e risiedo in Spagna per motivi personali.
      -Lavoro però in Italia come lavoratore dipendente di azienda Italiana e la mia è una situazione del tutto atipica in quanto lavoro su una piattaforma gasiera al largo delle coste italiane (ma all’interno delle acque nazionali, quindi come se di fatto fossi su suolo Italiano).
      Le mie rotazioni lavorative sono di 15 gg lavorativi continuativi (in piattaforma) e 20 gg di riposo (nei quali torno alla mia residenza in Spagna).
      Tengo a precisare che al computo delle giornate lavorative, in busta paga esse figurano come 21 gg lavorativi di 8 ore, mentre a tutti gli effetti si lavora per 12 ore al giorno per tutti i 15 giorni di permanenza in piattaforma (ci tenevo a precisare ciò anche in merito al computo dei 183 gg lavorativi annui da effettuarsi sul suolo patrio, dunque vi è anche il dubbio del computo ore/gg, non so se mi sono debitamente spiegato).

      Secondo Lei, se rimpatriassi cancellandomi dunque dalle liste AIRE e riprendendo residenza in Italia, sarebbe possibile usufruire di dette agevolazioni fiscali?

      Nel ringraziarla anticipatamente per l’attenzione che riterrà opportuno dedicarmi mi è gradita l’occasione per porgerLe i migliori saluti.

      Diego

    60. Salve Federico,
      il mio caso purtroppo è il seguente: ho lavorato in Svizzera (con permesso di lavoro B) dal lunedi 9/1/17 al venerdi 4/1/19 (data di uscita dal Cantone) per iniziare il nuovo lavoro per cui sono rientrato in Italia il lunedi seguente 7/1/19. Da un punto di vista temporale quindi non sussisterebbe il requisito dei 24 mesi calcolati secondo il calendario comune. Le chiedo se c’è modo di giustificare il minor periodo di lavoro sulla base della residenza fiscale o di qualche altra pronuncia in merito.
      La ringrazio in anticipo,
      Matteo

    61. Buonasera Federico,
      sono rientrato in Italia nel Marzo del 2018 e usufruisco del regime agevolato per impatriati secondo l’art 16 del DLgs 147/2015 ante modifiche.

      A mio giudizio, le modifiche introdotte dal DLgs 34/2019 a tale articolo fanno sì che io possa beneficiare delle potenziate agevolazioni a partire dal 1° Gennaio 2020 e per i rimanenti periodi di imposta (3 anni).

      Concorda con questa mia interpretazione?

      Cordiali saluti,
      Giambattista

    62. Salve, non riesco a trovare spiegazioni riguardo il comma 1bis.
      “redditi d’impresa prodotti dai soggetti che avviano un’attivita’ d’impresa in Italia dal 2020”.
      Mettiamo che il soggetto apra una srl il 1 gennaio 2020. L’srl puo’ beneficiare di IRES + IRAP ridotte? Oppure semplicemente l’incasso dei dividendi sarebbe scontato?
      Sas/snc sono tassate per trasparenza, ma per l’srl non riesco a capire come funzionerebbe il meccanismo.
      Grazie in anticipo

    63. Gentile dott. Migliorini,

      sono all’estero dal oltre 10 annii (regolarmente iscritto all’AIRE) e rientro in Italia a settembre di quest’anno. Volevo sapere se gia’ posso applicare le agevolazioni previste dal decreto crescita 2019 per il rientro dei lavoratori espatriati che entra in vigore il 1 gennaio 2020 non essendo fiscalmente residente in Italia nel 2019 (ho passato piu’ di 184 giorni all’estero).

      Grazie
      Cordiali Saluti

    64. Salve Federico, sono tornato in Italia nel 2018 e ho goduto del 50% di dieta. Da gennaio 2020, potrei beneficiare di quello del 70%? Ho l’impressione che ciò si applichi solo ai nuovi residenti che ritornano nel 2020.

    65. Gentile Dott. Migliorini, c’e’ una cosa che non e’ chiara nella norma (almeno a me). Se si rientra in Italia come lavoratore dipendente nella seconda parte del 2019 (ad esempio oggi 24 luglio) si puo’ beneficiare della norma a partire dal 1 gennaio 2020? E se si, il periodo 24 luglio-31 dicembre 2019 come viene trattato fiscalmente?

      Grazie e cordiali Saluti
      Roberto

    66. Buongiorno,

      ho una domanda sul rientro come lavoratore autonomo. quali sono le tempistiche tra il cambio residenza e la fondazione dell’attività e il fatto che, per esempio, per il primo anno l’attività potrebbe non generare guadagno.
      Inoltre, cosa succederebbe alla agevolazione se eventualmente questa attività non decollasse e iniziassi un lavoro dipende.
      La rigrazio.
      Saluti
      Matteo

    67. Buongiorno,
      potrebbe gentilmente aiutarmi a capire se anch’io potrei avere diritto alle suddette agevolazioni fiscali?
      Nell’ottobre del 2014 ho iniziato a lavorare come ricercatrice all’Università in Francia per 1 anno e dieci mesi. Dal 1 febbraio 2017 al 30 giugno 2019 ho invece lavorato come dipendente in un azienda francese. Da luglio mi sono trasferita in italia e iniziato un nuovo lavoro in un azienda diversa. Ho paura che per pochi mesi, non rientro nei casi aventi diritto ad agevolazioni. Ho ragione?
      La ringrazio in anticipo per la sua risposta.

    68. Salve Federico,

      le scrivo perché credo di avere tutti i requisiti per fare richiesta delle agevolazioni. Tuttavia ho un dubbio riguardo i 24 mesi di lavoro continuativo e ininterrotto.
      – ho vissuto e lavorato in UK per 5 anni
      – in questi 5 anni ho cambiato più di un lavoro
      – ho ricoperto l’ultima posizione lavorativa all’estero per 23 mesi prima del mio rientro in Italia.
      – Tra l’ultima e la penultima attività lavorativa sono passati 5 giorni in cui non ho lavorato.
      La mia domanda è la seguente: questo mi escluderebbe dall’avere accesso all’agevolazione? L’attività di lavoro continuativa deve essere svolta per lo stesso datore di lavoro? È un problema se tra un la fine di un lavoro e l’inizio dell’altro sono passati 5 giorni in cui non ho lavorato?
      Non è chiaro cosa significhi “24 mesi di lavoro continuativo e ininterrotto”
      La ringrazio in anticipo.

    69. Per lavoro continuativo ed ininterrotto l’Agenzia ha chiarito che si intende un’attività lavorativa che è proseguita costantemente. In caso in cui si sia cambiato lavoro l’Agenzia ammette qualche giorno di “salto”, legato proprio a questo aspetto.

    70. Gentile Dott. Migliorini,

      vorrei chiederle se i contributi previdenziali obbligatori (lavoratori autonomi, senza cassa) vanno calcolati sul 30% del reddito per i primi cinque anni – oppure sul reddito complessivo ante applicazione regime impatriati – grazie

    71. Buongiorno,
      Le vorrei chiedere se rientrano in questa legge anche i cittadini non italiani (americani) che decidono di trasferire la propria residenza fiscale in Italia.

    72. Salve Federico,
      mi puó dire quanto tempo avró tra trasferimento in italia ed inizio del nuovo lavoro?
      (vorrei finire il mio lavoro all’estero il 30.9.19, quindi vorrei trasferire in italia in ottobre, poi peró ho bisogno di qualche settimana per il trasloco nel appartamento nuovo, così che vorrei iniziare il nuovo lavoro con il 1.11.19).
      Sará possibile una pausa di lavoro di un mese per motivi di trasloco?
      Grazie!

    73. Salve

      Sono rientrato nel 2015 e usufruisco della riduzione del 50% fino a tutto il 2020.
      Nell’ultima legge hanno messo la possibilità di estensione per ulteriori 5 anni per chi acquista casa.
      Io ho acquistato nel 2016 un anno dopo essere rientrato.
      Secondo lei posso usufruire dell’estensione?

    74. Gentile Dott. Migliorini,

      Questa normativa copre anche chi ha studiato e conseguito un titolo all’estero? E dopo aver conseguito il titolo (qualche mese dopo) é tornato in Italia firmando il contratto prima di rispostare la residenza in Italia, giusto?

      La ringrazio in anticipo
      Davide

    75. Salve Federico,
      Se mi trasferisco ad Ottobre 2019 (dopo aver vissuto 5 anni all’estero con iscrizione all’AIRE), potrò beneficiare di un abbattimento del 50% o 70%?
      Se poi nel corso del 2020 acquisto una casa in Italia dove andrò a risiedere, l’abbattimento si estende per 5 anni?
      O per entrambe le cose devo trasferirmi a partire dal 2020?
      Grazie in anticipo

    76. Salve Federico
      La risposta qui sotto (17 Luglio) è ancora valida?

      Io la leggo in questo modo: se un persona si trasferisce nella seconda metà del 2019 avrà diritto all’agevolazione del 50% fino al 31 Dicembre 2019 e a partire dal 2020 l’agevolazione diventerà del 70%.
      Grazie mille

      Federico Migliorini
      Luglio 17, 2019 at 7:58
      Salve Riccardo, chi rientra in Italia nella seconda parte del 2019 vede applicarsi la nuova agevolazione dal 2020 se ne ha i requisiti.

    77. Salve Matteo, le risposte ai commenti non possono essere considerate in alcun modo consulenza, in quanto, come in questo caso la normativa ed i chiarimenti di prassi si sono susseguiti e non rendono valido quanto indicato nel commento citato. L’articolo sul sito è aggiornato, ma i commenti non possono essere sostituiti. Per questo se ha bisogno di una consulenza la invito a scriverci in privato.

    78. Gentile Dott. Migliorini, grazie per le risposte.
      L’estensione dell’agevolazione in caso di acquisto di un’abitazione si può applicare anche se l’impatriato era già proprietario di abitazione in Italia durante il periodo all’estero (ad esempio 5 anni prima del rientro) e ne acquista una seconda successivamente al rientro? Oppure se vende quella di cui è già in possesso e ne acquista una nuova?

      E riguardo l’altra possibilità di estensione, quando viene valutata la presenza di figli minorenni? Al rientro? Dopo i primi cinque anni?

      Grazie, saluti

    79. Grazie per le risposte. Quindi essere già in possesso di un’abitazione ed acquistarne una seconda nei tempi previsti (tra 12 mesi prima e 5 anni dopo il rientro) dà diritto all’estensione?

      Grazie, saluti

    80. Gent. Dott. Migliorini,
      Mi riferisco alla sua risposta per cui “figli minorenni devono esserci al momento dell’acquisizione della residenza fiscale in Italia”. Non mi sembra che la legge specifichi questo punto, e ho letto di interpretazioni secondo le quali l’estensione dei benefici (o il potenziamento, nel caso di 3 figli) é prevista se al termine del primo quinquennio sussiste la condizioni di presenza di figli minorenni.
      Può darmi maggiori dettaglio sulla sua interpretazioni per favore?

    81. Buonasera Federico,

      Una persona che risiede all’estero da almeno 2 anni( anche regolarmente iscritta all’AIRE) viene assunta in Italia ad ottobre 2019 (quindi per 3 mesi nel 2019). Da quanto mi risulta secondo la legge si risiede fiscalemente in un paese se vi si passano almeno 183 giorni. Quindi questa persona sarebbe residente in Italia dal 2020 e beneficierebbe degli incentivi previsti, giusto?
      Inoltre in questo caso si sarebbe in presenza del nesso trasferimento/lavoro per il 2020?
      Molte grazie
      Francesca

    82. Gentile dot. Migliorini,
      Vivo e lavoro in Irlanda da 3 anni ma ho cambiato lavoro e tra un lavoro e l’altro ho avuto una settimana off (senza lavoro).

      Posso usufruire dell’agevolazione? Oppure non è considerato lavoro continuativo?

      Grazie!
      E

    83. Salve Eddie, per quesiti di carattere personale legati all’agevolazione le chiederei di contattarmi in privato per una consulenza. E’ impossibile offrirle una risposta con solo queste informazioni. E’ necessaria una analisi più dettagliata della situazione.

    84. Buongiorno Federico,
      Grazie per l’articolo molto utile. Dovessi rientrare la contatterò sicuramente per consulenza privata. Mi resta un solo dubbio relativo alla parte “IMPATRIO DI LAVORATORI ESTERI”. È corretta la mia interpretazione per cui se un cittadino e.g. olandese che lavora in Olanda vuole venire in Italia non può usufruire dell’agevolazione a meno che non abbia lavorato continuativamente fuori dall’Olanda negli ultimi 24 mesi precedenti all’arrivo in Italia?
      Cordiali saluti,
      Nicolò

    85. Salve,

      la risposta alla domanda 4 delle FAQ non è completa, penso per un errore di battitura, e mi interesserebbe molto capire la continuazione.

      Grazie in anticipo.

      “Se non sono iscritto AIRE posso godere dell’agevolazione?
      L’agevolazione impatriati è fruibile anche senza iscrizione AIRE per i rimpatrii che avvengono dal 2020. I soggetti rientrati in Italia in precedenza”

    86. Salve Federico
      dove si trova un Modulo per la domanda o un Modulo per l’autocertificazione sempre per ricevere l’agevolazione del rientro dei cervelli?
      Grazie mille e saluti, Karin

    87. Buongiorno io sono rientrato da UK come impatriato in Italia nel marzo 2019 ed usufruisco della riduzione reddito imponibile Irpef del 50%. Potrò ora usufruire della maggiore incentivazione con la riduzione al 30%? Grazie

    88. Gentile Dott Migliorini, le volevo chiedere un chiarimento se possibile.
      Il Decreto crescita 2019 prevede agevolazioni anche sul reddito d’impresa a soggetti rientrati a partire 2020 che avviano un’attivita’ d’impresa in italia. Questo significa che se rientro in Italia e creo una Srl o SpA i redditi dell’azienda sono tassati solo al 30%.
      Grazie e Cordiali Saluti
      Francesco

    89. Grazie per la risposta dott. Migliorini. Quindi se una persona rientra dall’estero per avviare una SRL o SpA non ha possibilita’ di usufruire dell’agevolazione? Neanche se viene “assunto” dalla sua stessa Spa o SRL che sia?

      Grazie e Cordiali Saluti
      Francesco

    90. Gentile dott. Migliorini,
      A Dicembre rientrero’ in Italia dopo 4 anni trascorsi tra Germania e Svizzera. Nell’ estate 2018 causa dilazione nel rinnovo del mio contratto non ho lavorato per 3 mesi. Potrebbero esserci a suo parere dei problemi nel soddisfare il requisito di continuita’?
      Un saluto cordiale,
      GA

    91. Un professionista da anni residente all’estero e iscritto all’aire, che ha comunque mantenuto anche la partita iva in italia e fa la dichiarazione anche qui per l’attività prestata in italia, può accede alla agevolazione?

    92. Salve dottore. Migliorini, sono rientrata in Italia nel febbraio del 2017 e godo dell’agevolazione al 50%.
      Al rientro avevo una figlia minorenne e nel frattempo ho avuta un’altra e ho comprato casa in Italia.
      Posso accedere all’estensione della mia attuale agevolazione (quindi 50%) per ulteriori 5 anni?
      Grazie in anticipo
      Marianna

    93. Salve Dottore,

      Per quanto riguarda il periodo minimo di 2 anni. Cosa significa ? Se sono residente in Italia da settembre 2018 e che ho iniziato a godere dell’agevolazione da Agosto 2019. Quando al più presto posso tornare nel mio paese ?
      Grazie in anticipo
      Fabrice

    94. Buongiorno,
      Essando italiano e con Laurea, dopo 12 anni di lavoro in Europa e gli ultimi 3 anni di lavoro in Francia, ho passato un anno in disoccupazione (sempre in Francia). Adesso ho un opportunita di lavoro in Italia. Sarei eligibile per lo sgravo fiscal (avendo lavorato degli ultimi 2 anni + lavorato oltre 2 anni al estero ma non avendo lavorato continuamente dei ultimi 24 mesi specificamente …)
      grazie del suo chiarimento,
      Paolo

    95. Salve Federico, molto utile il suo articolo.
      La mia domanda é questa:
      Sono italo-argentino (ho la doppia cittadinanza e il doppio passaporto), ho studiato in Argentina dove sono laureato e lavorato, a breve mi trasferisco a Cosenza per lavoro con un contratto a tempo indeterminato. Ho bisogno di qualche documentazione particolare da portare di Argentina? Questo non mi é chiaro .

      Senz’altro grazie mille in anticipo per la sua risposta.
      Patricio

    96. Salve Patricio, la documentazione è quella che le serve per documentare la sua residenza fiscale estera negli anni precedenti il trasferimento. Se desidera approfondire sono a disposizione per una consulenza personalizzata sulla sua situazione in relazione all’agevolazione.

    97. Gentile dott. Migliorini,
      mia figlia lavora a Londra da circa 4 anni, però inscritta all’ AIRE solo da circa un anno. A gennaio 2020 si trasferirà in Sicilia assunta con contratto a tempo indeterminato. Cortesemente mi può confermare se lei avrà diritto alle agevolazioni fiscali anche se iscritta all’ AIRE solo da 1 anno?
      Grazie e cordiali saluti.
      Carmelo

    98. Salve Carmelo, l’iscrizione AIRE per i Paesi in convenzione con l’Italia non è più requisito dirimente per l’agevolazione. Se sua figlia rispetta anche tutti gli altri requisiti previsti dalla norma potrà applicare l’agevolazione. Se desidera approfondire sono a disposizione per una consulenza.

    99. Gentile dott. Migliorini,
      Vorrei un chiarimento a riguardo autocertificazine da produrre. Mia figlia è stata assunta in Italia a tempo indeterminato e iniziera a lavorare dal 7 Gennaio 2020. Lei dovrebbe tornera in Italia prima di natale in modo di fare il trasloco ma inizierà a lavorare il 7 Gennaio 2020.
      L’autocertificazione richiede di indicare la data di rientro in Italia. Vorrei sapere se indicando che lei è rientra in Italia prima del 31 Dicembre 2019, questo possa pregiudicare che vengano applicate le agevolazioni che partiranno dal 2020.
      La ringrazio per il suo chiarimento.
      Cordiali saluti
      Anna Maria

    100. Buongiorno, ho lavorato a Londra (in cui vivo, iscritta AIRE) per 2 anni e mezzo, per poi lasciare l’azienda a settembre 2018 e fare la mamma. Secondo lei ho diritto all’agevolazione 2020 nel caso in cui trovassi lavoro in Italia e rientrassi fisicamente? Grazie mille, Valentina

    101. Salve Anna Maria, l’autocertificazione serve per individuare il primo anno di residenza fiscale di sua figlia per capire quando far iniziare l’agevolazione. Anche indicando dicembre per sua figlia il primo anno di residenza fiscale inizierà dal prossimo gennaio, quindi non cambia niente.

    102. Grazie. Forse non mi sono spiegata bene. A settembre 2018 mi sono dimessa dopo 2 anni e mezzo di lavoro per accudire mia figlia ma continuo a vivere in UK. Se trovassi lavoro in Italia, peserebbe il fatto di non avere attualmente un contratto? Grazie ancora.

    103. Buongiorno Federico, ho un dubbio sull’aliquota applicabile e mi scuso se ha gia’ risposto ad una domanda simile. Ipotizzando una RAL di EUR 80k e imponibile del 30% pari a EUR 24k, all’imponibile si applicano gli scaglioni del 23 e 27% oppure l’aliquota media che vigerebbe senza beneficio oppure ancora il 43%? Grazie.

    104. Salve Federico,
      Può dirmi per favore se ai fini delle agevolazioni fiscali conta la data della registrazione della residenza in Comune in Italia oppure la data della residenza fiscale (che conciderebbe con l’inizio del lavoro in Italia)? grazie in anticipo.

    105. Salve Federico, complimenti per le informazioni. In merito alle ultime modifiche di questa legge, che entreranno in vigore dal 2020, non mi è chiaro il requisito soggettivo per rientrare nell’agevolazione fiscale: mia moglie non è laureata, ma ha avuto regolare residenza all’estero insieme a me (regolarmente iscritta AIRE da Maggio 2015). In questa situazione anche mia moglie rientrerà nell’agevolazione fiscale se dovesse prendere la residenza in Italia nel 2020? Sinceramente il discorso della laurea come requisito non è molto chiaro con le ultime modifiche alla legge. Ho letto diversi articoli/blog/forum, ma sembra ci siano pareri discordanti sul requisito “laurea”. Grazie.

    106. Salve Francesco, ci sono due “rami” dell’agevolazione ed entrambi permettono di ottenerla rispettando i relativi requisiti. Uno di questi due rami non prevede come requisito la laurea. Se vuole approfondire sono a disposizione per una consulenza.

    107. Hi Fredrico
      My husband is presently contemplating a job offer based in Venice.which would commence in 2020. It is with the International company with whom he is currently employed as an expat for last 20 years in Australia and China where we have been tax residents-although we both hold EU (Ireland) and Australian passports. To be honest-whether one can qualify for this favorable tax treatment is the difference between accepting the job offer or not. It makes a HUGE difference when transitioning from an expat package where the salaries are paid net to being an EU taxpayer where salaries are paid gross haha
      Does the paperwork etc for this tax treatment need to be prepared by someone (like yourself) who is knowledgeable about this legislation because I am not confident that the HR/Finance department of many companies is up to speed with this?

    108. Hi Anne, Unfortunately, many companies still do not know the legislation on workers who come to Italy to work which allows them to tax at 70% or 90% of their income if they come to live in Italy after a foreign period of at least two years. For anything that may be useful, contact me.

    109. Salve Federico,

      grazie per le preziose info riguardo l’argomento.

      Continuo ad avere un po’ di confusione nel capire i requisiti minimi per accedere all’agevolazione in merito alla questione “laurea”.
      Mi spiego meglio: vivo, lavoro e pago regolarmente tasse in Germania da maggio 2015 (4 anni e mezzo ad oggi circa) e sono iscritto regolarmente all’AIRE da dicembre 2016 (3 anni ad oggi circa).

      Dovrei rientrare in Italia entro giugno 2020 con regolare contratto a tempo indeterminato e stabilirmi in Lombardia in maniera permanente (quindi oltre i 2 anni minimi specificati nell’emendamento) e vorrei, appunto, accedere all’agevolazione fiscale. Inoltre, credo di svolgere un lavoro altamente qualificato / specializzato (anche se non so chi é a stabilirlo) essendo uno sviluppatore software in ambito web.

      Il punto e’: dato che NON sono in possesso di una laurea, posso comunque accedervi ed ottenere lo sgravio fiscale? Leggo fra i commenti che ci sono più “rami” per accedere all’agevolazione ed ovviare alla questione “laurea”. Sà darmi più delucidazioni in merito?.

      Grazie mille in anticipo.
      Cordialmente,
      Domenico

    110. Salve Domenico, le chiederei di scrivermi in privato in modo che possa analizzare la sua situazione ed offrirle tutte le risposte che cerca. Quello che le posso dire è che l’agevoazione, rispettando i requisiti del comma 1 è fruibile anche senza laurea.

    111. Salve,

      Grazie per l’articolo. Il mio problema è che pur essendo rimpatriato a luglio 2019 e pur avendo tutti i requisiti necessari, non sono ancora riuscito a sbrigare la burocrazia necessaria per cancellarmi dall’AIRE ed acquisire la residenza. Cosa accade in questo caso? Devo continuare a posticipare la mia richiesta di benefici fino all’ottenimento della residenza?

      La ringrazio anticipatamente

      Cordiali saluti,
      Salvatore

    112. Salve Federico,

      Mia moglie ha la cittadinanza romena ma ha vissuto in Italia per 20 anni e in questo periodo ha ottenuto una laurea triennale (in lingue).
      Nel 2016 e’ tornata in Romania a lavorare e nel 2018 e’ partita per l’Australia.

      Per il momento lei ha più di due anni di lavoro all’estero, ma non consecutivi (e non nello stesso paese). Potrebbe essere un problema?
      La normativa fa differenza tra lavoro part-time e full time?
      Al momento della richiesta dell’agevolazione, vanno presentati i contratti di lavoro esteri? (buste paga, contratti ecc)
      Grazie mille per la sua disponibilità.
      Cordiali saluti,

      Stefan

    113. Salve,

      Grazie per l’articolo.
      Se ho capito bene, per beneficiare dei regimi agevolati descritti, i lavoratori “impatriati” devono presentare una richiesta scritta al datore di lavoro. Esiste in questo caso un template o modulo generico/pre-compilato che si puo usare?

      La ringrazio anticipatamente

      Cordiali saluti,
      Red

    114. Salve Dott. Migliorini, complimenti per l’articolo. Le volevo chiedere se la mia ragazza di nazionalita’ spagnola che si sta trasferendo in Italia puio’ anche accedere al regime speciale per i lavoratori rimpatriati (premesso che tutti gli altri requisiti sono presenti) o se e’ riservato solamente ai cittadini italiani? Grazie e Cordiali Saluti

    115. Grazie per la risposta Dott. Migliorini. L’articolo parla di cittadini dell’Unione Europea, che abbiano risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia”. Significa che l’agevolazione si applica solo dopo 24 mesi di residenza in Italia? Grazie, Riccardo

    116. Salve, siamo una famiglia con 4 bambini dai 14 ai 7 anni, viviamo da oltre 13 anni all’estero e ora stiamo considerando di tornare quindi vorremmo avere delucidazioni su vari punti:
      Tassazione per income da stipendio/bonus/stock-options or RSUS.
      Tassazione per impresa (mia moglie ha un’impresa che potrebbe chiudere e riaprire in Italia)

      Cerchiamo consulenza specifica.

    117. Buonasera Federico,
      Complimenti per la chiarezza dell’articolo. Molto utile.
      Nel caso io usufruisca già dei benefici fiscali per il rientro dei cervelli in vigore prima del 2020 (ho iniziato a usufruirne nel 2019), posso, da quest’anno, usufruire delle nuove, più vantaggiose, condizioni? Ad esempio, riduzione del 70% e non del 50%, estensibilità oltre i 5 anni avendo figli, etc.?
      Grazie

    118. Buonasera
      Sono un lavoratore residente all estero ed iscritto all AIRE da oltre 7 anni. Ho visto e` possibile beneficiare delle agevolazioni per acquisto prima casa in Italia pur restando residente all`estero e anche qualora dessi in affitto l immobile. Qualora decidessi poi di tornare in Italia nei prossimi anni, andrei a perdere il beneficio di prolungamento delle agevolazioni fiscali per ritorno dei cervelli qualora comprassi una seconda unita residenziale?
      Ringrazio
      Cordiali Saluti
      RF

    119. Salve Dott. Migliorini

      mi permetto di esporre la mia situazione

      – Ho svolto attività di ricercatore/docente all’estero per 5 anni
      – Ho un dottorato di ricerca
      – Ho una figlia minore a carico
      – Rientrerò in Italia l’estate prossima
      – Inizierò a lavorare con un contratto di assegnista di ricerca

      Potrei quindi avvalermi dei benefici fiscali per docenti e ricercatori, ma non serve, in quanto l’assegno di ricerca è esente dalla tassazione IRPEF.

      Il mio dubbio è che se non presento comunque l’istanza immediatamente dopo il rientro e se nei prossimi anni dovessi cambiare lavoro (ottenendo un contratto di lavoro che prevede il pagamento dell’IRPEF), io non possa più avvalermi dei benefici fiscali (dato che a quel punto sarei residente in Italia).
      Mi potrebbe dare informazioni su questo caso specifico?

      Grazie e Cordiali Saluti
      Florian

    120. Salve Florian, per l’analisi di situazioni personali come nel suo caso le devo chiedere di scrivere in privato e riceverà una consulenza in grado di risolvere tutti i suoi dubbi. Quello che le posso dire è che se cambia lavoro, non più ricercatore o docente, perderà questa agevolazione, legata a questo tipo di attività lavorativa.

    121. Buongiorno Federico,
      Innanzitutto grazie per questo articolo, davvero molto utile.
      Un solo chiarimento riguardo alla norma:
      – Per godere dell’agevolazione il lavoratore deve tornare in Italia (ri-trasferendo la residenza) essendo giá in possesso di un contratto di lavoro con datore di lavoro italiano? O é possibile trasferire la residenza in Italia e successivamente cercare lavoro?
      – In caso applichi il secondo caso, la decorrenza dei 5 anni inizia dalla data di ri-trasferimento in Italia o dall’inizio del contratto di lavoro?

      Grazie in anticipo,
      Davide

    122. Salve dott. Migliorini,
      ho letto con attenzione il suo articolo.
      Lavoro all’estero da molti anni e sono iscritto all’AIRE
      Ora devo iniziare le pratiche ma leggendo il suo articolo mi e’ venuto un dubbio.
      Io non sono laureato ma ricopro posizioni che sono considerate direttive.
      Domanda: al momento e’ ancora possibile ricevere l’agevolazione se si vanno a ricoprire posizioni da quadro direttivo anche se non in possesso di laurea?
      grazie molte
      David

    123. Buongiorno Dott. Migliorini
      Grazie per le utilissime informazioni pubblicate su questo sito. Ho tuttavia due piccoli dubbi a cui non riesco a trovare risposte.
      Sono residente all’estero iscritto all’Aire da 5 anni e sto valutando un rientro in Italia con opportunità lavorativa in Italia. Sono al momento padre di due figli minorenni di 15 e 17 anni. Il mio trasferimento fiscale è di residenza e pianificato intorno a maggio 2020. Sto valutando l’acquisto di una prima casa di proprietà intorno a marzo 2020. I miei dubbi sono :
      1. Posso beneficiare dell’estensione a 10 anni del beneficio fiscale anche se l’acquisto della prima casa avviene pochi mesi prima del mio trasferimento fiscale sebbene nello stesso anno fiscale?

      2. Posso beneficiare dell’estensione a 10 anni avendo al momento del mio trasferimento fiscale due figli minorenni? O l’età dei figli minorenni fa riferimento alla scadenza dei primi 5 anni?

      3. Nel caso iniziassi a lavorare come autonomo con partita IVA alcuni mesi dopo il mio trasferimento intorno a luglio 2020 e non contestualmente potrei sempre beneficiare del beneficio fiscale?

      La ringrazio molto in anticipo
      Cordiali saluti
      Andrea

    124. Andrea, se vuole analizzare la sua situazione mi scriva in privato per una consulenza personalizzata. Ci sono dei precisi limiti per ognuno di quei punti che in parte ritrova nell’articolo. Come detto, per approfondimenti su situazioni personali mi contatti.

    125. Buonasera dottore avevo bisogno di un chiarimento per quanto riguarda la possibilità di ottenere il diritto all’agevolazione nella misura del 90% se rientro in Abruzzo e accetto un lavoro in Italia ma al nord per un datore di lavoro estero che comunque ha una sede in italia .Posso stare tranquilla se inizio a lavorare dopo un mese dal rientro anche se il contratto lo firmo prima di rientrare ?
      La ringrazio anticipatamente .

    126. Le posso dire che la cosa importante è che vi sia un collegamento tra rientro in Italia ed inizio dell’attività lavorativa, per questo la firma del contratto dall’estero è sicuramente rilevante per l’agevolazione, anche se il contratto non inizia immediatamente.

    127. Buongiorno,

      prima di tutto volevo fare i complimenti per la chiarezza delle informazioni riportate.

      L’unica informazione che non ho trovato (probabilmente non vista da me) riguarda la questione della “cumulabilitá” con altri incentivi. Quello che mi chiedevo era se, usufruendo dell’agevolazione rimpatri, ed acquistando una casa da ristrutture/comprare, potevo usufruire in parallelo del bonus ristrutturazione casa. Mi sembra di aver letto che nell’autcertificazione da presentare al datore di lavoro per richiedere l’agevolazione per i rimpatriati, vada espressamente indicato di non beneficiare di altri incentivi (art. 44, DL 78/10, L 238/10, art. 24-bis, TUIR). Ora capisco che il mio IRPEF verrá decurtato, quindi per i primi 5/10 anni non avró molto da recuperare per altre spese (come la ristrutturazione), ma mi domandavo se potevo comunque accedere ad altri incentivi fiscali.
      Sempre in merito alla cumulabilitá degli incentivi, mi domandavo se potevo accedere alla detrazione fiscale del 19% sugli interessi passivi del mutuo su prima casa e alla detrazione sulle spese mediche.

      Grazie mille

      Roberta

    128. Grazie mille per la risposta. Mi chiedevo allora perché nell’autocertificazione deve essere indicato di “non beneficiare di altri incentivi (art. 44, DL 78/10, L 238/10, art. 24-bis, TUIR)”. Se non erro ha indicato questo nella sezione “Lavoratori impatriati: richiesta dell’agevolazione”” di questo articolo. Forse c’e’ qualcosa che mi sfugge? Grazie

    129. Buongiorno Dott. Migliorini
      guida eccellente e chiarissima. Grazie.
      Un solo chiarimento :
      L’estensione dell’agevolazione a ulteriori 5 periodi d.i. al 10% è valida per chi ha almeno 3 figli a carico. La condizione deve essere verificata all’inizio del periodo di estensione ovvero entro i primi 5 anni di residenza in Italia oppure al rientro dall’estero ? Detto in altri termini se il terzo figlio arriva durante i primi 5 anni di residenza in Italia ?
      Chiedo scusa per il chiarimento molto specifico
      Grazie e distinti Saluti
      Daniele

    130. Dott. Migliorini,
      stavo rileggendo con attenzione il paragrafo “Lavoratori impatriati: richiesta dell’agevolazione” che spiega come presentare l’autocertificazione al datore di lavoro. Non mi è chiaro se ci sia un errore nella seguente frase: “A seguito del ricevimento della richiesta il datore di lavoro applicherà le ritenute fiscali sul 50% delle somme e dei valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta da parte del dipendente”. Non dovrebbe essere “..ritenute fiscali sul 30% delle somme e dei valori imponibili..”? Se ho ben compreso il nuovo articolo 5 del DL n 34/19 prevede un 30% per i primi 5 anni, mentre il 50% si applicherebbe nei successivi 5 anni se ci fossero le condizioni (figli minorenni, acquisto casa residenziale, ecc.). E’ così?
      Grazie mille
      Francesco

    131. Salve Dott. Migliorini,
      Sono residente all’estero iscritto all’Aire da 4 anni e sto valutando un rientro in Italia con opportunità lavorativa in Italia/Milano, per un azienda Americana che non ha sede in Italia. Sono al momento padre di 3 figli minorenni. Il mio trasferimento fiscale è di residenza e pianificato intorno a settembre 2020. Sto valutando l’acquisto di una prima casa di proprietà intorno a Novembre 2020. I miei dubbi sono :
      1. Posso beneficiare dell’estensione a 10 anni del beneficio fiscale ? 30%?
      2. Posso beneficiare dell’estensione a 10 anni avendo al momento del mio trasferimento fiscale figli minorenni?
      3. Nel caso iniziassi a lavorare come autonomo/consulente con partita IVA alcuni mesi dopo il mio trasferimento intorno a Novembre 2020 e non contestualmente potrei sempre beneficiare del beneficio fiscale?
      Grazie

      Cordiali saluti

    132. Buongiorno Federico
      Ottimo articolo, con chiare spiegazioni. Ho solo un dubbio: io lavoro per la sede spagnola ( con sede legale in Spagna; sono residente fiscale in Spagna) di un’ azienda americana.
      Se mi trasferissi in Italia assunto dalla sede italiana ( con sede legale in Italia) della stessa azienda potrei beneficiare dell’ agevolazione?
      Ho tutti gli altri requisiti ( 24 mesi, AIRE, laurea,etc).
      Grazie e saluti
      Alessandro

    133. salve dott.migliorini. ottimo articolo. Non sembra chiaro dall’analisi però se soggetti non iscritti aire che hanno continuato a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia (ad esempio perche proprietari di immobili e utenze non locati) pur avendo solamente redditi da lavoro estero e vivendo in pianta stabile fuori dall’italia possano accedere al beneficio impatriati. Grazie, Serena

    134. Buongiorno Dottor Migliorini,

      Inizio facendole i complimenti per questo articolo.

      Vorrei sapere gentilmente, in riferimento al lavoro autonomo o di impresa, quali sono le modalita’ possibili con le quali e’ possibile dimostrare il nesso tra il rientro in Italia e l’inizio dell’ attivita’ lavorativa.

      La ringrazio anticipatamente.

      Cordialmente,
      AC

    135. Federico, la ringrazio per questo articolo.
      Forse un errore (o piu’ probabile una mia errata interpretazione): in merito all’eleggibilità per i cittadini dell’Unione Europea, scrive che i soggetti devono essere “residenti nel loro Paese d’origine” e aver svolto un’attività di lavoro dipendente fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più. Come fanno ad essere residenti nel paese di origine ed aver lavorato negli ultimi 24 mesi (min) in un altro paese? Dovrebbero avere la residenza fiscale nell’altro paese dove hanno lavorato. Sbaglio?

      Crede che la questa agevolazione verra’ anche riproposta nel 2021?

      Grazie in anticipo!

    136. Salve,
      In questo sito trovo che:

      “Il comma 1 dell’articolo 16 del Dlgs n 147/15, prevede il rispetto di alcuni requisiti per l’ottenimento dell’agevolazione.

      La tassazione del 30% del reddito avviene rispettando le seguenti condizioni:

      Il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il rimpatrio;
      Il lavoratore si impegna a risiedere fiscalmente in Italia per almeno due anni;
      L’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.”

      Tuttavia, l’articolo 16 del Dlgs n 147/15 dice che il lavoratore non deve essere residente fiscalmente in Italia nei CINQUE (e non due) periodi di imposta precedenti. Lei saprebbe dire se l’articolo è stato cambiato?
      Nel caso, sono stato all’estero per 2 anni e tornato in Italia nel 2018. Leggendo l’articolo, penso che io non abbia il diritto. Però leggendo il sito, ce l’avrei…

    137. Salve dottor Migliorini
      L’Albania rientra tra i paesi non UE per cui queste forme di agevolazioni fiscali sono applicabili (al netto che tutti gli altri requisiti siano rispettati ovviamente)?
      Grazie

    138. Buongiorno Dottor Migliorini,
      Sono cittadina Italiana pero’ sono nata in Francia ho sempre vissuto all’ estero – dove ho lavorato e mi sono laureata.
      Mi sono trasferita in Italia da poco per lavoro. Posso usufruire di questa agevolazione?
      Grazie, Ale

    139. Buongiorno Federico — leggevo tra i commenti: perche’ dice che il nuovo regime non prevede piu’ nesso tra rientro in Italia e inizio di un nuovo lavoro (“sei hai un contratto firmato e’ meglio ma anche senza potrebbe andare bene lo stesso”)? Cosa e’ cambiato rispetto a prima, in cui l’Agenzia ha espressamente dichiarato che l’esistenza di un accordo con il datore di lavoro precedente al rimpatrio fosse condizione necessaria? Chiedo perche’ ho sentito pareri discordanti in merito. Grazie

    140. Buongiorno Dott. Migliorini,
      quello che non è chiaro per me è come impattino le nuove norme su chi era già rientrato in Italia e sta quindi godendo ad esempio dell’esenzione del 50%. Nel caso si acquisti un immobile o si abbia un figlio l’estensione a 10 anni è valida anche per questi soggetti?
      Grazie,
      Giuseppe

    141. Chi sta già usufruendo dell’agevolazione con la precedente normativa, continua con essa fino a conclusione, le nuove modifiche non impattano su chi già fruisce dell’agevolazione prima dell’entrata in vigore delle novità. Se vuole approfondire siamo a disposizione per una consulenza.

    142. Buongiorno dott. Migliorini,
      io ho spostato la residenza in Italia a maggio 2019, ed ho usufruito da subito della legge che era in vigore, quindi sconto imponibile del 50%.
      L’ultima legge(dicembre 2019) afferma che chi ha spostato la residenza in Italia dal 30 aprile 2019, quindi il mio caso, può usufruire della nuova legge con sconto del 70/90% dell’imponibile. La mia domanda è per usufruirne basta una nuova richiesta al mio datore di lavoro? Inoltre come bisogna fare per recuperare la differenza nei mesi in cui ho usufruito della vecchia legge?
      Grazie
      Marco

    143. Buongiorno Federico, complimenti per il suo articolo. Argomento utilissimo e forse poco conosciuto.
      Sono un frontaliere italiano (con permesso G) residente nella fascia di confine dei 20km dalla Svizzera esentata dalla doppia tassazione. Ho quindi la residenza in Italia ma vengo tassato unicamente in Svizzera.
      Volevo capire se il vantaggio fiscale del decreto potrebbe essere in qualche modo applicabile anche ai lavoratori frontalieri.
      Grazie mille

    144. Buongiorno, da Giugno del 2019 sono residente all’estero. Se capisco bene il decreto dato che ho trasferito la residenza prima del 3 Luglio posso conteggiare il 2019 come primo anno ai fini dell’agevolazione. Per il conteggio del secondo anno mi basterebbe rientrare in Italia dopo Luglio di quest’anno? Quindi per come cadono i mesi tra Giugno e Luglio mi basterebbe trasferito la residenza all’estero per 1 anno e 1 mese effettivi?
      (mi scusi prima ho sbagliato e ho posto la stessa domanda sotto un altro articolo).
      Grazie mille per l’aiuto
      Alberto

    145. Buongiorno dott. Migliorini
      le agevolazioni valgono anche qualora il trasferimento di residenza e l´inizio del rapporto di lavoro in Italia avvenissero nel 2021?
      Grazie!

    146. Buongiorno Dott. Migliorini,
      nel caso scegliessi il regime forfettario (che non prevede le agevolazioni del rientro dall’estero) e l’anno successivo cambiassi regime, potrei poi usufruire delle agevolazioni del rimpatrio?
      La ringrazio.
      Angela Alessio

    147. Se al momento del rientro è in possesso di tutti i requisiti richiesti per l’agevolazione in relazione al lavoro autonomo quello che afferma è possibile, ma il periodo in regime forfettario andrà comunque a ridurre il periodo di agevolazione spettante. Se intende approfondire, ci scriva in privato per una consulenza.

    148. Buongiorno Dott Migliorini,

      Avrei bisogno di un chiarimento in merito all`articolo.
      Io sono un cittadino italiano , iscritto AIRE e che vive e lavora nel Regno Unito da piu di due anni.
      La mia azienda ha anche una sede in Italia e avrei l`opportunita di chiedere un trasferimento, e quindi di tornare a risiedere presso l`abitazione della mia famiglia, con un contratto di lavoro in Italia.

      Posso usufruire di questi benefici non essendo laureato?

      In attesa di una cortese risposta le auguro una buona giornata

    149. Salve Dott. Migliorini e complimenti per l articolo molto ben scritto. Nel caso di rientro in italia (e conseguente rispetto dei requisiti ex comma 1 art 16) e sucessiva (entro tre mesi e con nesso di casualita’ rispettato) stipula di contratto di lavoro con azienda UAE che non ha alcuna stabile organizzazione in italia (di conseguenza lavorando principalmente da casa e da remoto) e’ possibile usufruire di questo regime fiscale?

      grazie,

      giorgio

    150. Gentile Federico,
      Faccio fatica a capire la differenza tra il comma 1 e il comma 2. O, meglio, mi sembra che il comma 1 abbia dei requisiti cosi ampi da includere quelli del comma 2 e renderlo in un certo senso superfluo. Personalmente credo di avere i requisiti di entrambi, ma forse sbaglio?
      Grazie,
      Giulia

    151. Salve, grazie dell’articolo. Un paio di domande:
      1) Se un lavoratore dipendente riesce ad ottenere un contratto europeo non-italiano (eg UK, NL, CH, etc) da un’azienda europea estera (eg UK, NL, CH, etc) ma vive in Italia e soddisfa i 183+ giorni di lavoro in Italia (eg lavoro da remoto per la stragrande maggioranza dell’anno), può sfruttare questa norma?
      2) Il figlio minorenne può essere nato anche all’estero per rendere la norma estendibile a 10 anni o deve essere nato successivamente allo spostamento della residenza in Italia?
      La ringrazio in anticipo!
      Moriz

    152. Buongiorno,
      avevo un dubbio in merito alla residenza fiscale all’estero per rientrare nell’agevolazione con D.L. n. 34/2019.
      Sempre con riferimento al D.L. n. 34/2019, per dimostrare la mia residenza fiscale all’estero nei 2 periodi di imposta precedenti al mio rientro in Italia, è sufficiente essere stato iscritto AIRE nei periodi di imposta precedenti (183 giorni o 184 nel caso di mesi bisestili) e poi aver chiesto l’iscrizione all’ufficio anagrafe del comune Italiano al mio rientro in Italia?
      Grazie mille.
      Francesco

    153. Ok grazie mille. La contatteró sicuramente. Ho solo un dubbio generico e non specifico del mio caso particalore. Provo ad esporlo qui sperando che possa essere d’aiuto ad altre persone.
      Se ho ben capito, il D.L. n. 34/2019, prevede che le agevolazioni si applicano ai soggetti che hanno avuto la residenza fiscale all’estero per gli ultimi 2 anni come definito nell’art. 2 del TUIR (DPR 917/1986) prima di trasferirla fiscalmente in Italia.
      Quindi, come lei chiarisce, devono essere soddisfatti contemporaneamente:
      1. requisito AIRE (cioé il contribuente deve essere stato iscritto regolarmente all’AIRE)
      2. deve aver avuto residenza e domicilio estero ai fini civilistici come descritto nel art.2 del TUIR (il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi, mentre la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale).

      A questo punto ho notato che nel suo articolo non si parla mai del “domicilio fiscale” come definito nell’articolo 58 del d.P.R. 600/1973.

      Quindi ho avuto un dubbio: il fatto di non aver comunicato il “domicilio fiscale” all’Agenzia delle Entrate durante la permanenza all’estero, ma aver comunque effettuato l’iscrizione AIRE (ed ovviamente aver rispettato il requisito di residenza e domicilio all’estero come definiti nel art 2 del TUIR) comporta la decadenza dell’agevolazione impatri?

      Grazie ancora.

      Francesco

    154. Buongiorno, complimenti per il vostro sito. Sto attualmente valutando la possibilità di spostare la mia residenza all’estero. Volevo un chiarimento sul requisito dei 2 anni per ottenere un domani l’agevolazione. Ipotizzando di spostare la residenza entro Giugno del 2021 e rientrare in Italia a Luglio/Agosto del 2022 (Per un totale di 13/14.mesi) rispetterei il requisito dei 2 anni fiscali di residenza all’estero?
      Ritenete che questa agevolazione (in particolare il requisito dei 2 anni e non più di 5 anni come era in passato) possa essere rinnovata anche per i prossimi anni?
      Grazie mille per l’aiuto.
      Davide

    155. Buongiorno e grazie per la chiarissima spiegazione. Ho una sola domanda: i lavoratori impatriati che rientrano nelle regioni del Sud (mi interessa per l’Abruzzo) hanno diritto all’agevolazione dell’imposta al 10% per i primi 5 anni o si estende anche in caso di prolungamento, sussistendone i requisiti?
      Grazie per la risposta

    156. Buongiorno, non mi è chiaro un passaggio ipotizzando che iscritto aire trasferisco la residenza in Italia a giugno 2019, applicando il D.L. n. 34/2019 rientrerei nella casistica per poter beneficiare gia’ con dichiarazione 2020 per l’anno di imposta 2019 come impatriata? Grazie per la risposta Monia

    157. Salve, se possibile vorrei chiedere un consiglio in merito alla mia situazione.
      Ho vissuto e lavorato in UK a partire dal 2013 senza mai effettuare la registrazione all’ AIRE e sono rientrata in Italia a giugno del 2019. Lavoro per la medesima compagnia per la quale lavoravo in UK ma ho spostato la residenza fiscale dall’UK all’ Italia (da giugno 2019 non ho versato le tasse sul reddito in UK). Sono in procinto di sottoscrivere la mia dichiarazione dei redditi per l’anno 2019 e volevo un parere sull’applicazione delle agevolazioni ove previste nel mio caso. Grazie mille

    158. Buongiorno Dottor Migliorini ,ho provato a scrivere ieri ma non è stato pubblicato il messaggio. Ripropongo, sono rientrato nel 2019 e ho tutti i requisiti per accedere all’agevolazione. Lo scorso anno però non ho fatto domanda al mio datore di lavoro, posso recuperare le maggiori imposte versate inserendo l’agevolazione nella mia dichiarazione di questo anno visto che sono ancora nei tempi per l’invio? Cordiali saluti

    159. La mancata fruizione del regime degli impatriati nel periodo di imposta in cui avviene il trasferimento della residenza fiscale in Italia non preclude l’utilizzo dell’agevolazione nei periodi d’imposta successivi. Qualora nel periodo di trasferimento in Italia e nel successivo non sia stata presentata richiesta scritta al datore di lavoro e il beneficio non sia stato fruito direttamente dal contribuente in dichiarazione dei redditi, secondo l’Agenzia l’agevolazione è preclusa per tali periodi, mentre spetta per i restanti periodi d’imposta del quinquennio agevolato (Risposta interpello Agenzia delle Entrate n. 59/E/2020).

    160. Buongiorno Dottor Migliorini,
      ci sono restrizioni per chi ha svolto lavoro all’estero presso una società controllata dall’attuale datore di lavoro?
      Inoltre, a seguito del decreto “Agosto”, sono state effettuate variazioni a tale regime?

      Grazie anticipatamente per il suo tempo

    161. Buongiorno,

      non mi é del tutto chiaro il seguente paragrafo:
      ”Percepimento di redditi prodotti all’estero
      I redditi derivanti da attività di lavoro prestata fuori dai confini dello Stato – nell’ipotesi in cui un soggetto abbia prodotto nei primi mesi dell’anno redditi al di fuori del territorio dello Stato e, rientrato in corso d’anno, risulti fiscalmente residente in Italia – concorrono alla formazione del reddito complessivo in via ordinaria.”
      Cosa si intende per reddito complessivo in via ordinaria? posso applicare la riduzione del 70% su questi redditi prodotti all’estero?
      grazie mille

    162. Buonasera,
      Vi scrivo in merito al requisito del ‘lavoro continuativo ed interrotto per almeno 24 mesi’. Se negli ultimi 4 anni ho lavorato sempre ma con una pausa di pochi giorni dovuta al cambio di lavoro, sono in possesso di tale requisito?
      Grazie
      Marco

    163. Buonasera, avrei un caso abbastanza particolare. Mio marito (cittadino europeo di nascita) è in procinto di avere la cittadinanza italiana come conseguenza del Matrimonio. Entrambi residiamo nel suo Paese di nascita da 8 anni, io sono iscritta all AIRE. Nel caso rientrassimo in italia avrebbe anche lui l agevolazione fiscale?

    164. Buonasera,
      Vivo e lavoro a Londra continuativamente dal 2006. Sono laureato e possiedo tutti i requisiti per usufruire delle agevolazioni fiscali. Avrei due scenari per i quali vorrei sapere se potrei comunque beneficiare del rientro dei cervelli trasferendo la residenza in Italia permanendo oltre i 183 gg all’anno:
      – il mio datore di lavoro decide di aprire una branch office (non subsidiary) in Italia, da cui vengo assunto, chiudendo il rapporto con l’azienda madre inglese (ritengo che in questo caso a logica goderei dei benefici)
      – rimango dipendente dell’azienda inglese, ma residente in Italia, quindi denunciando i redditi esteri. Potrei godere del beneficio?
      Grazie mille.

    165. Gentilissimo Dott. Migliorini,
      La ringrazio prima di tutto per l’esaustiva spiegazione. Ho una breve domanda a riguardo: Se dovessi trasferirmi inizialmente in una delle regioni del Sud Italia (esempio, Puglia con tassazione del 10% dell’ammontare) e successivamente in una regione diversa (esempio, Lombardia), nell’anno successivo al rientro in Italia, verrà applicata automaticamente la tassazione per il 30% dell’ammontare, o si perde l’agevolazione a prescindere? Dunque, una volta trasferitomi, dovrò stare nella prima regione di residenza oppure posso poi cambiare comune e regione e usufruire comunque dell’agevolazione (10% o 30% a seconda dello spostamento)? Si tratta sempre di autocertificazione, dunque comunicazione al datore di lavoro?
      La ringrazio anticipatamente.

    166. La ringrazio per la celere risposta, Dott. Migliorini.
      Anticipo che sicuramente, quando deciderò di rientrare, mi affiderò alla sua consulenza privata. Le chiedo solo un ulteriore chiarimento, qualora avesse un attimo di tempo e voglia – Ai fini della agevolazione ed eventuali complicazioni (come vede sono molto ignorante in questa materia) è possibile effettuare il cambio a metà anno (ad esempio, Maggio/Giugno) oppure conviene sempre iniziare il nuovo contratto (in Italia, col medesimo datore di lavoro estero ma sede italiana) in coincidenza dell’inizio dell’anno (Gennaio)?
      La ringrazio nuovamente, e le porgo cordiali saluti.

    167. Buongiorno Dott. Migliorini,
      sono residente all estero (comunità europea) da oltre 24 mesi,
      Laureato, iscritto Aire e con P.Iva estera, per accedere ai 10 anni (5+5) è necessario acquistare una prima casa o basta acquistare una nuova casa anche essendo proprietario di altre case in Italia? Per ottenere l’agevolazione fiscale del 10% (per spostamento in una regione del Sud) è necessario aprire una P.Iva o va bene anche una srl ? il 10% si intende sul reddito aziendale?
      Cordiali saluti

    168. Buonasera,
      Nell’ultima modifica della legge per le agevolazioni dei rimpatriati, la modifica del comma 1 dell’articolo 16 di fatto rende inutile il comma 2, in quanto chi è eleggibile secondo il comma 2 lo è anche sicuramente per il comma 1.
      Interpreto correttamente il comma 1?
      Grazie
      Marco

    169. Buonasera,
      Ho vissuto all’estero per 5 anni (iscritto aire) sono stato licenziato a gennaio e sono rientrato ad agosto in Italia. Ora ho trovato lavoro. È comunque applicabile lo sgravio fiscale? Grazie.
      In caso di possibilità richiederò consulenza.

    170. Sarebbe interessante sapere se durante il periodo di impatrio in Italia si possa continuare a godere dell’agevolazione (per il periodo previsto) anche se si va in pensione.

    171. Salve Federico, grazie per il suo contributo.
      Una curiosita’ di carattere generale: il 30% che viene tassato rappresenta il “primo” 30% o l'”ultimo”?
      Mi spiego meglio con un esempio: fatto 100 il reddito, in termini di aliquote Irpef (che sono a scaglioni), i 30 tassati rappresentano i primi 30 (0-30) o gli ultimi 30 (70-100).
      Grazie ancora e buona giornata.
      Cesare

    172. Sono rientrato a Gennaio 2020 trasferendo la mia residenza da UK a Milano ed ho richiesto la riduzione IRPEF come previsto. Domanda: se mi trasferisco al sud, devo chiedere all’azienda di applicare agevolazione al 10% ? Non ho capito come funziona, se retroattiva sull’anno oppure a partire dal mese di trasferimento dal nord al sud. Grazie

    173. Gentile Dott. Migliorini, cortesemente le volevo chiedere se l’estensione del beneficio dopo i primi cinque anni, si applica anche a seguito dell’acquisto di una seconda casa? Al momento del rientro in Italia infatti ero gia’ proprietario di una prima casa.

      Grazie e Cordiali Saluti

    174. Caro Federico
      riferendomi alla domanda di Cesare Dattuli, credo che lui volesse sapere che percentuale di tasse si applica al 30% tassabile.
      Esempio=> se il mio salario lordo e’ 100k€ annui, il 30% sono 30k€. La domanda e’ se su 30k€ si applicano gli scaglioni di aliquota IRPEF per cui da 0 a 15k 23%, da 15k a 28k 27% e da 28k a 55k 38% oppure si applica il 43% sui tutti i 30k€ visto che il salario lordo originale eccede 75k?

      Grazie mIlle
      Renato

    175. Salve Dott. Migliorini,
      da febbraio la multinazionale per cui lavoro mi trasferirà dall’ entità polacca a quella italiana , ponendo fine ad un rapporto all’estero e cominciandone uno nuovo con la sede in Italia. Io avrei intenzione di rifarmi la residenza già a gennaio. il mio primo salario a febbraio sarà gia con l’agevolazione in atto?
      Inoltre tenendo in piedi il rapporto di lavoro dipendente avrei intenzione di aprire anche una società e mi chiedevo se l’agevolazione fosse disponibile sia per il lavoro dipendente che per quello autonomo contemporaneamente.
      Cordiali Saluti

    176. Gentile Dott. Migliorini, riprendendo una risposta che ha fornito in precedenza ad un altro lettore per un chiarimento. Se per semplicita’ prendiamo un reddito di 100 mila euro annui, la quota imponibile e’ di 30 mila euro (per l’esempio non consideriamo i contributi INPS). Questo significa che i restanti 70 mila euro (o 5,800 euro al mese) sono tutti esentasse per il lavoratore?

      Grazie

    177. Gentile Dott. Migliorni,

      le posso chiedere se ci sono anche vantaggi fiscali per le aziende che assumo un lavoratore rimpatriato od i vantaggi sono solo per i lavoratori?

      Grazie,
      Emily

    178. Buonasera,
      ho letto nel suo articolo di un “Fondo controesodo” da 3 milioni. Per chi come me è rientrato in Italia da Gennaio 2020 usufruendo del nuovo D.L. 34/2019 – art.5 (quindi non usufruendo del precedentemente art.16 del DL settembre 2015 ), mi domandavo l’implicazione di questo fondo. Voglio dire, chi rientra in Italia dal 2020 deve comunque considerare che le risorse possono terminare? Oppure questo fondo da 3 milioni è rivolto solamente a chi rientra in Italia tra 30/4/2019 e 31/12/2019? Ho provato a leggere l’articolo 13/Ter del DL 124/2019 ma non mi è molto chiaro.
      Grazie mille.
      Roberta

    179. Buongiorno,
      il DL 34 del 2019 é stato convertito con la legge del 28 giugno 2019 n. 58. Rileggendo la legge ho notato che é stato aggiunto il comma 5-quater in cui parla di una modifica al comma 1 del DL 34 dove indica una riduzione del 50% e non piú del 70%, inoltre viene anche indicato che non é possibile estendere l’agevolazione per i successivi 5 anni (come indicato al comma 3bis del DL 34 art.5). Si parla anche di un contributo dello 0,5 della base imponibile. E’ una modifica che coinvolge tutti i lavoratori? Mi sembra di intuire che riguarda solamente gli sportivi.
      La ringrazio molto.
      Carlotta

    180. Buongiorno,
      non mi e’ chiaro se l’estensione di ulteriori 5 anni si applica a chi ha già’ un figlio prima di riportare/acquisire la residenza fiscale in Italia. La norma riporta ” […] Le disposizioni del presente articolo si applicano per ulteriori 5 periodi di imposta ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo.”
      Nella sezione FAQ di questa pagina, alla domanda 2 Lei chiarisce ” L’agevolazione impatriati ha una durata di 5 anni a partire dall’annualità di acquisizione della residenza fiscale italiana. L’agevolazione si estende per ulteriori 5 anni se si acquista un immobile in Italia o se avviene la nascita di un figlio”.
      La ringrazio molto
      Andrea

    181. La nascita di un figlio può anche essere precedente al rientro in Italia (in mancanza di chiarimenti in merito), ma deve essere un figlio che diviene a carico al momento del rientro in Italia. Questo sempre in assenza di chiarimenti ulteriori in merito a questo punto.

    182. Grazie mille sulla risposta inerente il “Fondo Controesodo”. Quindi se ho compreso bene, chi rientra in Italia nel 2020 (ed ha i requisiti per l’agevolazione) non è soggetto a questo fondo, e di conseguenza non rischia di vedersi annullare o ridurre l’agevolazione. E’ corretta la mia interpretazione? Leggendo l’interrogazione parlamentare 5-04375 di luglio 2020, non ho trovato in maniera esaustiva una risposta con la quale si definiscono i soggetti di questo fondo: cioè chi rientrati tra il 30/4/2019 e il 31/12/2019 e chi dopo il 1/1/2020. Grazie ancora. Roberta

    183. Buongiorno e buone feste! Prima di tutto vorrei farLe i miei vivi complimenti per questo articolo eccellente e molto completo.
      Avrei una domanda specifica:
      Per chi usufruisce delle agevolazioni del DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2015, n. 147 o della LEGGE 30 dicembre 2010, n. 238, queste agevolazioni possono essere ampliate ed estese anche dopo i cinque anni come prevede l’articolo 3-bis del DLgs n 147/15?
      O questo articolo 3-bis del DLgs n 147/15 è valido esclusivamente per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia a partire dalla data di entrata in vigore del DECRETO-LEGGE 30 aprile 2019, n. 34?

    184. Buongiorno,
      ho letto che ha recentemente aggiornato la pagina con l’uscita della circolare 33/E del 28/12/2020.
      Per quanto riguarda l’estensione di altri 5 anni con l’acquisto di unità residenziale in Italia, cosa intende con la frase: “deve acquisire l’immobile nella misura del 100%”? Se ad esempio si acquista un immobile in comproprietà con il coniuge (50% il contribuente e 50% il coniuge del contribuente), il requisito di “acquisire l’immobile nella misura del 100%” cosa indica?
      Grazie mille.
      Francesco

    185. La circolare in commento prevede che nel caso in cui l’unità immobiliare sia acquistata dal coniuge, dal convivente o dai figli dell’impatriato, il suddetto acquisto, con le modalità sopra richiamate, può essere effettuato anche in comproprietà con l’impatriato.

    186. Grazie per la risposta sul tema estensione per acquisto abitazione.
      Sul fatto dell’acquisto in comproprietà con il coniuge (o figlio) mi è chiaro, ma sulla circolare trovo scritto quanto segue: “si ritiene che l’ulteriore quinquennio agevolabile può essere riconosciuto a condizione che l’intera proprietà, da intendersi come nuovo immobile acquistato nella misura del 100 per cento sin dalla stipula dell’atto, sia acquisita direttamente dal lavoratore a titolo oneroso”.
      Quello che non mi è chiaro è cosa intende con “….100 per cento sin dalla stipula dell’atto….”. Nel contesto di questa frase, cosa intende per 100%?
      Grazie ancora
      Francesco

    187. Salve,
      in riferimento al decreto legislativo sulle agevolazioni fiscali per rimpatriati,, modificato con articolo 5 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, e alla circolare 33 del 28/12/2020, ho capito che l’agevolazione fiscale si applica su tutti redditi prodotti nell anno fiscale/periodo di imposta in Italia.
      Non mi e’ chiaro invece – per chi dovesse percepire uno stipendio fisso e uno stipendio variabile, versato come bonus una tantum (versato all’ingresso in azienda) o premio di produttivita’ (versato durante l’anno) dal datore di lavoro, l’agevolazione fiscale per rientro dei cervelli verra’ applicata anche su questo tipo di bonus una tantum/premi di produzione oppure solo sullo stipendio fisso? Preciso che non sto parlando di bonus da dirigente che subiscono un’addizionale del 10%, ma solo dei bonus/premi percepiti al di sotto della qualifica di dirigente.
      Grazie mille in anticipo

    188. Grazie della risposta Federico. Come capisco se rientrano nel reddito imponibile IRPEF collegato al reddito da lavoro dipendente? Sarei interessata tratta rispettivamente ai “bonus una tantum” e poi al premio di produttivita’ versato a fine anno. Grazie

    189. Salve,
      sono all’estero da quasi 10 anni regolarmente iscritto all’AIRE.
      Non lavoro da inizio 2020 e mi sto per trasferire in Italia con un nuovo datore di lavoro.
      Riesco ad usufruire dell’agevolazione, nonostante non abbia lavorato per diversi mesi?
      Grazie mille.
      Saluti

    190. Salve, non mi è chiaro l’esempio che ha fatto per spiegare il requisito di attività continuativa. Il contribuente sommando studi in Francia e lavoro in Inghilterra ha 20 mesi di attività continuativa e un periodo di 4 mesi nel mezzo in cui non ha fatto nessuna delle due cose. Il requisito non è integrato per via del buco nel mezzo anche se ha passato 24 mesi all’estero in totale?

      Mi spiego meglio con un esempio. Se il contribuente, al momento del rientro fiscale in Italia, aveva passato 5 anni esatti all’estero e in quel periodo aveva perso il lavoro dopo 3 anni e trovato un altro 2 mesi dopo, egli non integra il requisito in quanto negli ultimi 24 mesi avrebbe lavorato solo 22 di questi?

      O ancora, supponiamo che il contribuente abbia passato 4 anni all’estero, e viene licenziato per esempio il 10 Dicembre 2020. Decide di guardarsi intorno anche per eventuali opportunità in Italia, senza spostarvi però anticipatamente la residenza, per farlo solo a cose fatte in modo che ci sia un collegamento tra i 2 eventi. Trova un lavoro che inizia per esempio il 3 Marzo 2021 e sposta la residenza fiscale nei giorni immediatamente successivi. Non ha comunque accesso alle agevolazioni per via del buco tra il 10 dicembre e il 3 marzo? Buco che fa sì che negli ultimi 24 mesi ha lavorato meno di 24 mesi nonostante la residenza fiscale sia rimasta all’estero fino alla fine.
      Grazie mille in anticipo per l’eventuale chiarimento

    191. La risposta è complessa da fornire perché il requisito che richiama è quello del comma 2 dell’articolo 16 che se non viene verificato non permette di verificare l’agevolazione per quel comma, ma nulla vieta di verificare solo i requisiti del comma 1. In ogni caso non è permessa l’agevolazione al soggetto che rientra in Italia e cerca lavoro. Per approfondimenti ci scriva in privato per una consulenza, la aiuteremo.

    192. Buongiorno Dott. Migliorini,
      credo il mio caso sia abbastanza comune ma non riesco a trovare chiarimenti in merito.
      Sono residente all’estero da piu’ di 10 anni.
      Ho cambiato azienda un paio di volte sempre rimanendo fiscalmente residente all’estero con contratti di distacco, cambiando ruolo e inquadramento retributivo.
      Qualora rientrassi in Italia al termine dell’ultimo periodo di distacco (3 anni prorogati poi a 5), avrei diritto alle agevolazioni o l’Agenzia delle Entrate considera solo l’ultimo contratto di lavoro per determinare se c’e’ o meno discontinuita’?

      Grazie in anticipo per la sua attenzione.

    193. Salve,
      Io sono rientrata in Italia nel 2016 (anno di riferimento per la residenza fiscale), ho fissato residenza anagrafica in Italia nel 2017. Mi è stato approvata l’agevolazione che sarebbe scaduta a dicembre 2020. Però ad agosto 2020 ho acquistato casa in Italia.
      La mia domanda è se rientrerei nei casi che possono richiedere l’estensione dell’agevolazione per un nuovo periodo di 5 anni, visto che sono diventata proprietaria di una unità immobiliare residenziale, anche se avevo fissato residenza in Italia prima del 2020.
      Il mio dattore di lavoro mi dice che non mi applica perché ho fissato residenza anagrafica prima del 30/04/2019. E questo giusto? secondo ho capito, con la Legge di bilancio 2021 dovrei rientrare nella casistica, previamente versando il 10% dei reditti agevolati del anno precedente.
      La ringrazierei se mi può chiarire questo punto.
      Cordiali saluti

    194. Buonasera Federico,
      È agevolabile anche l’apertura di un Srl?
      In caso positivo sarebbe agevolabile solo un srl uninominale oppure anche con più soci?
      Vorrei effettuare compravendite immobiliari e sarebbe molto più conveniente l’apertura di un Srl rispetto che alla normale partita iva.
      Grazie

    195. Buongiorno, vorrei chiedere se un cittadino italiano NON LAUREATO che impatria in Italia dopo 2 anni e mezzo di lavoro all’estero può beneficiare delle agevolazioni. Grazie

    196. Buongiorno Dott. Migliorini,
      innanzitutto complimenti e grazie per tutto il materiale che condivide sul portale.
      Avrei tuttavia un dubbio in merito al concetto di 2 anni di residenza fiscale estera. Nel decreto si fa riferimento alla permanenza fuori dal territorio italiano per 2 periodi di imposta. come va inteso nel caso di paesi con periodi di imposta diversi e sfalsati tipo Italia e UK? Andrebbero considerati 2 anni fiscali italiani o inglesi per poter godere della agevolazione?
      Saluti e grazie mille in anticipo!

    197. Buongiorno ,
      mi chiamo Stella
      iscritta all AIRE
      Con laurea Magistrale
      ho lavorato all’estero dal 2016 al luglio2020(fino dicembre 2019in Irlanda, da gennaio a luglio2020 in Spagna )
      Rientrata ho ripreso la residenza in Italia a settembre 2020
      ho quindi lavorato in Italia con contratto di collaborazione occasionale dal 6/11/2020 al 31/12/2020
      Dal 13/1/2021 lavoro con contratto a termine in sostituzione maternita’
      volevo sapere se come rimpatriata posso accedere alle agevolazioni fornite dal D LGS n.147 del 2015 e successive modifiche
      Grazie

    198. Salve Dott. Migliorini,

      Ho trovato l’articolo molto interessante e vorrei gentilmente chiedere – in caso di rientro dal mese di Febbraio 2021, come ci si deve comportare per i redditi prodotti all’estero nel primo mese dell’anno? Basta aver pagato le tasse all’estero per quel mese e solo per i restanti pagarle in Italia?

      Grazie

    199. Buongiorno Dott.Migliorini,
      al momento lavoro da dipendente presso un societa` in Olanda, in cui sono residente dal 2012 e iscritto all’Aire da Settembre 2019.
      Ho contatti con una societa` francese che mi ha offerto la possibilita` di lavorare come Freelance da remoto da qualsiasi stato dell’UE, ma per questo ho prima bisogno di aprire una partita IVA in Italia o un’equivalente in un altro paese dell’UE.

      La mia intenzione quindi sarebbe quella di aprire una partita IVA in Italia, essere assunto come Freelance dalla societa` francese di cui sopra e svolgere il lavoro da remoto essendo fisicamente in Italia per piu` di 6 mesi all’anno.

      Il problema che mi si pone di fronte e`:
      – dovrei aprire la partita IVA in Italia prima del mio trasferimento di residenza dall’Olanda verso l’Italia, in modo tale da poter fornire tutti i dati finali alla societa` francese per poter avere un accordo a livello contrattuale
      – senza prima un accordo a livello contrattuale con la societa` francese non lascero` il mio attuale lavoro in Olanda e quindi la mia residenza in Olanda
      – l’apertura della partita IVA italiana avrebbe senso per me solo se potessi essere ragionevolmente certo di ottenere il beneficio fiscale per il rimpatrio

      La domanda per lei sono le seguenti:
      – e` possibile aprire una partita IVA in Italia anche essendo residente e domiciliato in Olanda?
      – se l’ordine di eventi 1.apertura partita IVA Italia – 2.firma contratto con societa` francese – 3.transferimento residenza e domicilio da Olanda verso Italia, precluda o no la possibilita` di ottenere il beneficio fiscale per il rimpatrio?
      E in aggiunta, esiste un requisito temporale massimo riguardo al tempo trascorso tra i punti 1. e 2. ed i punti 2. e 3.?

      La ringrazio molto in anticipo per la sua disponibilita`.
      Cordiali saluti
      Angelo Vallozzi

    200. Salve Dot. Migliorini,
      ho letto il suo articolo molto interessante sulla legge “rientro dei cervelli”. Volevo esporre il mio caso per avere una conferma qualora sia possibile per me usufruire di tale agevolazione.

      Sono cittadino italiano che ha conseguito in Danimarca la specialistica e il dottorato di ricerca. Ho lavorato sia per l’ universita di Copenhagen che per un’ azienda farmaceutica danese. Sono all’estero e iscritto all’aire dal 2015. In questi mesi, sto pensando di rientrare in Sicilia e iniziare un lavoro autonomo. Vorrei iniziare un lavoro di consulenza per aziende estere. Il mio lavoro sara svolto per circa 330 giorni l’ anno in Sicilia, ma i miei committenti saranno aziende farmaceutiche danesi e tedesche.

      Vorrei chiederle se in base a questi requisiti avrei la possibilita di usufruire della agevolazione “rientro dei cervelli”?

      La ringrazio in anticipo per la sua risposta,
      Cordiali saluti,
      Antonio Sapuppo

    201. Buongiorno Dott. Migliorini,
      grazie mille per la chiara esposizione del decreto e delle successive modifiche.
      Avrei un dubbio in merito al trasferimento di residenza tra due regioni diverse, soprattutto tra sud e nord.
      In base alla circolare n. 33/E dell’agenzia dell’entrate si fa riferimento (paragrafo 7.10) al momento del trasferimento di residenza in Italia. In particolare si specifica che nel caso di trasferimento dall’estero ad una regione del nord e successivo trasferimento in una regione del sud, resta preclusa la possibilità di ridurre del 90% l’imponibile.
      Il mio dubbio sorge qualora dovesse verificarsi il caso opposto. Ovvero se al momento del rimpatrio la residenza è trasferita in una regione del sud e successivamente in una regione del nord come viene modificata l’agevolazione?
      Inoltre esistono dei periodi minimi di permanenza in una determinata regione prima del trasferimento di residenza in un’altra regione? Questo dubbio nasce anche dal seguente testo pubblicato sul sito dell’agenzia, cito testualmente: “l’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma”. A cosa dovrebbe riferirsi il periodo minimo previsto dalla norma?
      Saluti,
      Dimitri

    202. Buongiorno,

      mi sono trasferito nel Nord Italia nel 2019, mi sto beneficiando dell’agevolazione al 70%. da due mesi l’azienda mi ha trasferito in Puglia ma mi dice che non ho diritto a passare all’agevolazione al 90% perchè conta la prima residenza presa al rimpatrio.
      sa mica dirmi se è effettivamente cosi?
      Grazie
      Cordiali Saluti

    203. Salve Dott. Migliorini,
      L’agevolazione è fruibile anche se non c’è reddito nei periodi di imposti successivi al rientro? In esempio un cittadino su cui sussisti i requisiti ma che nel rientro non cerci lavoro per 2 anni e poi lo trovi potrebbe chiedere al datore di lavoro l’agevolazione?

    204. Buongiorno Dott. Migliorni,
      per l’estensioni di ulteriori 5 anni del regime fiscale agevolato per chi ha concluso il primo periodo di fruizione nel 2020, il versamento del 10 o 5% va calcolato sull’interezza del reddito dell’anno precedente o solo sul 50% che è stato dichiarato ai fini Irpef?

    205. Salve Dott. Migliorini,

      Volevo esporle il mio caso e capire se posso usufruire di questa opportunità fiscale, essendo appena rientrato in Italia e assunto dopo un periodo di due anni all’estero.
      Potrebbe gentilmente darmi un contatto (numero di telefono,.email o altro) da poterle inviare maggiori dettagli?
      Resto in attesa di una sua risposta intanto la ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà dedicarmi.

      Cordialmente.

      Domenico

    206. Al termine dell’articolo trova il link al form di contatto, altrimenti può andare nella pagina “contatti”, trova il link nella barra in alto del sito, sulla destra. Preciso che comunque quello che potremo fare è indicarle gli eventuali chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, ove esistenti, ma non possiamo andare oltre a questo.

    207. Buongiorno, in merito all’estensione di ulteriori 5 anni successivi: le condizioni di immobili residenziale non sembrano prevedere una specifica classificazione del catasto. Quindi l’acquisto di una mansarda, C2 adibita a uso residenziale permetterebbe di formulare la richiesta di estesione.
      Corretto?

    208. Salve Dott. Migliorini,

      Prima di tutto le porgo i miei complimenti per le risposte esaustive che riesce a dare.

      Sarò breve nell’esporle il mio caso:
      ho lavorato in Romania in modo continuativo dal Marzo 2018 a Marzo 2020. Il mio contratto di lavoro è stato presso un’azienda in Romania con sede a Bucarest. Non mi sono cancellato dall’anagrafe della città in cui ho la residenza in Italia per motivi che non sono qui ad elencare.
      Aggiungo che in Romania ho avuto un domicilio con registrazione presso le autorità locali e un contratto di affitto registrato a mio nome. Ad aprile 2020 sono rientrato in Italia per motivi covid legati al termine del contratto di lavoro.

      Potrei dall’anno 2021 essere incluso nelle agevolazioni IRPEF con un contratto registrato in Italia presso un’azienda privata?

      grazie mille
      ing. saverio borrelli

    209. La verifica dei requisiti richiesti per questa agevolazione è cosa molto complessa, anche perché l’Agenzia delle Entrate non prevede interpello probatoria, rendendo per il contribuente istante rischioso chiedere una agevolazione che sarà oggetto di accertamenti successivi. Se vuole approfondire la sua situazione ci contatti in privato per una consulenza.

    210. Salve dottor Migliorini,
      Grazie della panoramica delle condizioni delle agevolazioni.
      Avrei un paio di dubbi:
      Firmando un contratto di lavoro in Italia a partire da Agosto 2021, c’è un termine massimo in cui debba trasferire anche la residenza in Italia? È un problema se la trasferisco ad esempio a Settembre 2021?
      Da quando potrò accedere all’agevolazione? Direttamente dal primo mese di stipendio o da Gennaio 2022?
      La richiesta all’azienda si comunica già dal primo mese di lavoro?

      Grazie in anticipo per togliermi dei dubbi.
      Cordiali saluti,

    211. Salve,
      Come posso avere una consulenza e quanto mi costerebbe? Sto per trasferirmi in Italia con un contratto a tempo indeterminato e vorrei accertarmi di avere i requisiti giusti per accedere all’agevolazione lavoratori inpatriati.
      Grazie
      Antonella

    212. Complimenti per l’articolo dott. Migliorini. Se capisco bene la norma per chi si trasferisce in Italia mantenendo il datore di lavoro estero (non residente) e’ applicabile anche in assenza di un “collegamento” con l’inizio di una nuova attivita’ lavorativa in Italia (visto che sarebbe la continuazione di quella precedente fatta all’estero)? Ossia in parole povere stann