Lavoratori impatraiti qualificati con estensione agevolazione
Lavoratori impatraiti qualificati con estensione agevolazione

La legge di bilancio 2021 torna a modificare la disciplina legata ai lavoratori impatriati in Italia, di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 e ss.mm. In particolare, la nuova legge di bilancio, all’art. 1,. co. 50 in approvazione dal Senato in queste ore (già approvata alla Camera lo scorso 27 dicembre) prevede una potenziale estensione della platea dei beneficiari dell’agevolazione, anche per gli impatriati rientrati in Italia con la precedente formulazione della normativa, precedente all’entrata in vigore del D.L. n. 34/19.

In buona sostanza la disposizione in commento consente l’estensione temporale dell’agevolazione per ulteriori cinque anni (portando il periodo agevolato a dieci anni complessivi) già prevista per gli attuali lavoratori impatriati, anche per i soggetti già iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), che hanno trasferito la propria residenza fiscale in Italia prima del 1° gennaio 2020 e che, al 31 dicembre 2019, risultano beneficiari del regime di favore ordinario.

Questo intervento legislativo trova la sua ratio nel permettere anche ai lavoratori impatriati in Italia in periodi precedenti al 2020 di poter ottenere l’estensione dell’agevolazione per ulteriori cinque anni (rispetto ai primi cinque di base), al rispetto di alcune condizioni. Fattispecie fino ad oggi non prevista dalle disposizioni legislative in vigore. Questa situazione di disuguaglianza, infatti, poteva comportare la perdita di questo “capitale umano” che, teoricamente, avrebbe potuto espatriare nuovamente all’estero alla ricerca di condizioni fiscali migliori. Per questo motivo il Governo ha deciso di intervenire inserendo questa disposizione di favore per i lavoratori impatriati rientrati in Italia nei primi anni di applicazione dell’agevolazione, prima dell’entrata in vigore del Decreto Crescita a maggio 2019.

Vediamo, in dettaglio che cosa prevede l’estensione dell’agevolazione prevista nella legge di bilancio per il 2021.

Per approfondire l’agevolazione impatriati: “Lavoratori impatriati in Italia: guida completa“.

Lavoratori impatraiti qualificati con estensione agevolazione
Lavoratori impatraiti qualificati con estensione agevolazione

Lavoratori impatriati in Italia: evoluzione schematica della normativa

Il regime fiscale agevolato per i lavoratori impatriati in Italia, è stato introdotto nel nostro ordinamento tributario dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15. La normativa, ha subito poi un’importante modica a seguito dell’emanazione dell’art. 5 del D.L. n. 34/19, c.d. “Decreto Crescita“. Attualmente, tale normativa prevede che:

1. I redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato (…), concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30 per cento del loro ammontare al ricorrere delle seguenti condizioni:

a) i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni;

b) l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano.”

art. 16 d.lgs. n. 147/15

Tale disposizione ha il dichiarato obiettivo di incentivare il rientro in Italia o l’impatrio di soggetti espatriati all’estero per favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico, culturale sociale del Paese. Prima di questa disposizione la norma richiedeva un periodo di residenza fiscale più elevato (cinque anni invece dei due attuali) e particolari qualificazioni e specializzazioni dei lavoratori impatriati (oggi non più previste). Inoltre, ad oggi, questa agevolazione prevede, al verificarsi di alcune condizioni, l’estensione dell’agevolazione per ulteriori cinque anni (rispetto ai primi cinque agevolati di base). L’estensione dell’agevolazione è ottenibile per i lavoratori che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal 2020 (il periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto stesso) a condizione che:

  • I lavoratori abbiamo almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo; oppure
  • I lavoratori diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento.

In entrambi i casi, stabilisce la norma, i redditi negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50 per cento del loro ammontare. Al contrario, per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, i redditi negli ulteriori cinque periodi di imposta, concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10 per cento del loro ammontare.

È proprio questa estensione ulteriore dell’agevolazione che, secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 50 della Legge di bilancio 2021, riguarderà anche i lavoratori qualificati che hanno trasferito la residenza in Italia prima dell’anno 2020 e che, risultano beneficiari del regime di favore ordinario dei lavoratori impatriati alla data del 31 dicembre 2019.

Estensione dell’agevolazione impatriati per i lavoratori altamente qualificati rientrati in Italia prima del 2020

In buona sostanza il Governo ha deciso, nuovamente, di modificare una delle agevolazioni fiscali più importanti in vigore nel nostro sistema tributario. Mi riferisco all’agevolazione fiscale ai fini IRPEF prevista per i lavoratori impatriati in Italia, disciplinata dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 su cui in questo sito mi sono già occupato ampiamente nel disciplinarne gli aspetti principali.

Adesso, l’art. 1, co. 50 della Legge di Bilancio 2021 prevede un’estensione di cinque anni, dell’agevolazione anche per i lavoratori impatriati che al 31 dicembre 2019 fruivano già di questa agevolazione. La norma fa riferimento ai lavoratori impatriati dotati di elevata qualificazione e specializzazione (requisiti richiesti dall’agevolazione prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 34/19, c.d. “Decreto Crescita“, che ha radicalmente modificato questa agevolazione). Tuttavia, l’estensione temporale dell’agevolazione richiede il rispetto di alcuni requisiti. In particolare, si tratta dei seguenti:

  • Il lavoratore deve essere proprietario, o deve esserlo diventato, di almeno un’unità abitativa immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al rientro o nei dodici mesi precedenti, ovvero ne deve essere divenuto proprietario entro 18 mesi dalla data di esercizio dell’opzione.

Tuttavia, deve essere evidenziato che l’esercizio dell’opzione non è gratuito, infatti, l’esercizio dell’opzione per l’estensione dell’agevolazione è consentito esclusivamente previo versamento di:

  • Un importo pari al 10 per cento dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se il soggetto al momento dell’esercizio dell’opzione ha almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione di cui al presente comma, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà;
  • Un importo pari al 5 per cento dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione di cui all’articolo art. 16 del D.Lgs. n. 147/15, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se il soggetto al momento dell’esercizio dell’opzione ha almeno tre figli minorenni, anche in affido preadottivo, e diventa o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di eser- cizio dell’opzione di cui al presente comma, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito senza l’applicazione di sanzioni. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate

Come spesso accade in questi casi, la determinazione delle modalità di esercizio di questa opzione sono demandate ad un provvedimento specifico che deve essere emesso da parte dell’Agenzia delle Entrate, da emanarsi entro il termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione, ovvero della legge di bilancio 2021.

Naturalmente, vi terremo informati sugli aggiornamenti e le novità che usciranno nei prossimi giorni. Quello che possiamo dire sin da adesso è che la non gratuità di questa opzione sicuramente limiterà di molto la portata della stessa. Comunque, vedremo se ci saranno cambiamenti dell’ultimo minuto e cosa indicherà il provvedimento attuativo delle Entrate.

Lavoratori impatriati in Italia: consulenza fiscale

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