Impatriati smart working
Impatriati smart working

L’applicazione dell’agevolazione per i lavoratori impatriati in Italia è possibile anche mantenendo il contratto di lavoro estero, operando in smart working dall’Italia. Questo è quanto afferma la risposta ad interpello n. 596 del 16 settembre 2021 dell’Agenzia delle Entrate. In questo documento di prassi viene chiarito che il cittadino italiano iscritto all’AIRE, dipendente di società non residente (nel caso si trattava di società USA), può usufruire del regime dei lavoratori impatriati se rientra in Italia in continuità di contratto, in modalità smart working. La risposta fornita dall’Agenzia delle Entrate è, sostanzialmente, in linea con i chiarimenti già pubblicati con la Circolare n. 33/E/2020. In quell’occasione l’Agenzia aveva già aperto alla possibilità per un lavoratore residente all’estero di rientrare in Italia in continuità di contratto con il datore di lavoro estero. Detto questo vediamo la situazione analizzata dall’Amministrazione finanziaria.

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Il caso di rientro in smart working oggetto di analisi

L’istante ha lasciato l’Italia nel 2013, dal 2019 è iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE). Dal 2017 è divenuto anche padre di una figlia. La società estera per cui lavora gli ha concesso di lavorare a distanza per un periodo di almeno due anni e lui ha intenzione di trasferirsi, da quest’anno, in Italia, con tutta la famiglia. Il contribuente chiede se potrà beneficiare dal 2021 del regime fiscale di favore introdotto per attrarre dall’estero lavoratori dipendenti a autonomi, e usufruire del suo prolungamento per altri cinque anni, oltre ai cinque ordinari, come previsto in caso di figli minorenni.

Agevolazione impatriati anche per il rientro in smart working

L’agevolazione per i lavoratori impatriati è disciplinata dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 come modificato dall’articolo 5 del decreto “Crescita”, in vigore dal 1° maggio 2019, modificato a suo volta dal collegato alla legge di bilancio 2020. Questa normativa prevede che i redditi prodotti in Italia dai lavoratori che spostano dall’estero la loro residenza nello Stato concorrano soltanto nella misura del 30% (o 10% in caso di trasferimento di residenza in una delle regioni del “Sud” o “Isole“) alla formazione dell’imponibile IRPEF complessivo. Senza entrare nel dettaglio dell’agevolazione, nel caso vi sono molti articoli dedicati sul sito, è opportuno ricordare che possono usufruire del regime gli iscritti all’AIRE, i cittadini dell’Unione europea o di uno Stato extra Ue con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale.

Questa agevolazione può essere fruita per cinque anni a decorrere dall’anno d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza fiscale in Italia. È inoltre rinnovabile, a determinate condizione, per un ulteriore quinquennio in cui la detassazione passa al 50% del reddito imponibile.

Come anticipato, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 33/E/2020, ha fornito già chiarimenti su fattispecie di rientro in smart working in Italia del lavoratore estero (che mantiene continuità contrattuale). Infatti, l’articolo 16 modificato, non richiede che l’attività del lavoratore sia svolta per un’impresa operante in Italia, di conseguenza, possono beneficiare del taglio dell’imponibile prodotto nello Stato anche i dipendenti di aziende o enti esteri o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano stranieri (non residenti).

L’Agenzia ritiene, pertanto, che l’istante possa applicare l’agevolazione dall’anno in cui rientra in Italia, ossia dal 2021, e per i successivi quattro periodi di imposta. Avendo un figlio minorenne potrà, inoltre, come prevede il comma 3-bis della disposizione, continuare a beneficiare dello sconto fiscale per altri cinque anni con tassazione del reddito agevolato nella misura ridotta (al 50% del reddito).

Attenzione alla presenza di stabile organizzazione occulta per il datore di lavoro non residente

Un aspetto importante, spesso sottovalutato, è il monito che la stessa Agenzia delle Entrate ha fornito nella citata Circolare n. 33, per quanto riguarda i datori di lavoro non residenti. L’Amministrazione finanziaria, infatti, se da un lato ammette la possibilità per il lavoratore di usufruire dell’agevolazione impatriati rientrando in Italia in smart working (rispettando i requisiti previsti dalla norma), mette un monito ai datori di lavoro non residenti. Infatti, l’Agenzia delle Entrate, prevede che ordinariamente l’agevolazione spetti nel caso in cui l’attività lavorativa venga presentata attraverso un contratto di lavoro italiano. In questo modo il datore di lavoro italiano, come sostituto di imposta, ha la possibilità di applicare direttamente le ritenute fiscali ridotte in virtù dell’applicazione dell’agevolazione da parte del lavoratore. In caso di datore di lavoro estero, tali adempimenti non possono essere effettuati. Quindi, in questo caso l’agevolazione viene sfruttata direttamente dal lavoratore nella propria dichiarazione dei redditi.

Questo avviene in caso di continuità di contratto di lavoro estero. In questo caso, afferma l’Agenzia delle Entrate, verranno effettuati degli accertamenti per stabilire se la posizione del lavoratore dipendente in Italia può verificare un’ipotesi di stabile organizzazione occulta. Si tratta di una conseguenza non di poco conto per l’azienda (datore di lavoro) non residente, la quale, ove venisse riscontrata questa fattispecie sarebbe chiamata a dover dichiarare redditi in Italia e pagare le relative imposte. Per questo motivo è importante pianificare bene il rientro in Italia del lavoratore anche per quanto riguarda la posizione dell’azienda estera, che potrebbe essere chiamata a verificare l’ipotesi della stabile organizzazione in Italia.

Per ovviare a questo tipo di problematica l’azienda estera potrebbe verificare una delle ipotesi che, a seconda dei casi, possono consentire alla stessa di operare offrendo un contratto di lavoro italiano al lavoratore impatriato. Mi riferisco, in particolare, ad una delle seguenti ipotesi:

  • Nomina di un ufficio di rappresentanza;
  • Stabile organizzazione o subsidiary.

Ne ho parlato in maniera approfondita in questo articolo dedicato: “Assunzione di dipendenti in italia per azienda estera: le scelte“. Come detto, in caso di rientro in Italia in smart working potrebbe essere utile valutare anche opzioni contrattuali alternative in relazione alla posizione che assume l’azienda datore di lavoro estera in relazione ad una possibile fattispecie di stabile organizzazione occulta.

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