La detenzione di investimenti finanziari esteri ha delle conseguenze fiscali importanti per il contribuente. Molto spesso, infatti, al fine di tutelare al meglio il proprio patrimonio o per sfruttare possibili opportunità di guadagno si effettuano investimenti finanziari in paesi esteri.

Sul mercato esistono svariate opzioni di investimento all’estero che consentono di diversificare il portafoglio finanziario. Tuttavia, prima di effettuare un investimento finanziario all’estero è necessario essere a conoscenza delle eventuali ricadute fiscali a cui l’investitore va incontro.

Prima di tutto occorre andare a verificare il soggetto italiano che decide di acquistare titoli o conferire una gestione patrimoniale può sfruttare la presenza di un intermediario finanziario residente, in grado di effettuare le operazioni di conguaglio di eventuali proventi finanziari esteri. In questo caso, infatti, sarà l’intermediario italiano a doversi occupare di tutti gli adempimenti fiscali previsti (classico caso è quello di un istituto bancario che ha sedi anche all’estero). In caso contrario, in mancanza di intermediario finanziario residente che interviene nelle operazioni di investimento all’estero, tutti gli adempimenti rimangono a carico del contribuente che ha investito il proprio patrimonio fuori dai confini nazionali. Sostanzialmente, gli adempimenti di cui parliamo sono quelli legati alla dichiarazione dei redditi comprensiva del monitoraggio fiscale. Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio questi adempimenti.

Investimenti finanziari esteri
Investimenti finanziari esteri

Adempimenti fiscali per gli investimenti finanziari esteri

Un contribuente, fiscalmente residente in Italia, che porre in essere investimenti finanziari esteri senza l’intervento di un intermediario finanziario residente è tenuto ad adempiere ad alcuni obblighi richiesti dalla normativa fiscale nazionale. Mi riferisco:

  • All’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, per la dichiarazione del capital gain maturato all’estero. Questo ai sensi dell’art. 3 del DPR n. 917/86 (TUIR);
  • Agli obblighi legati al monitoraggio fiscale delle attività finanziarie detenute all’estero nel corso del periodo di imposta. Obbligo legato all’art. 4 del D.L. 167/90.

Detto questo vediamo tali adempimenti con maggiore dettaglio.

La tassazione del capital gain estero in Italia

La regola generale da ricordare in caso di percepimento di redditi finanziari di fonte estera è l’art. 3 del TUIR. Sulla base di questa disposizione un soggetto fiscalmente residente in Italia è tenuto a dichiarare in Italia anche i redditi percepiti fuori dai confini nazionali. Infatti, i soggetti fiscalmente residenti in Italia vengono tassati in Italia per i redditi ovunque prodotti (appunto, il cd. “worldwide taxation principle”). La normativa nazionale prevede una tassazione sostitutiva, attraverso una ritenuta a titolo di imposta dei 26% sui proventi derivanti da investimenti finanziari (dividendi, interessi e plusvalenze).

Accanto a questa disciplina si deve tenere in considerazione anche quanto disposto dalle convenzioni contro le doppie imposizioni siglate con l’Italia. Tali convenzioni (ove esistenti) si rifanno al modello di convenzione OCSE. Per quanto riguarda dividendi, interessi e plusvalenze, le convenzioni prevedono una generale imposizione degli stessi proventi nello Stato di residenza fiscale del soggetto percettore. Questo significa, ad esempio, che se hai percepito un provento finanziario derivante dalla vendita di azioni detenute all’estero, sei tenuto a dichiarare questo provento in Italia, e quindi, ad assoggettarlo al imposta sostitutiva del 26%.

La struttura delle disposizioni contenute nella Convenzione OCSE, che si occupano della tassazione di dividendiinteressi e royalties è molto similare. Si tratta di disposizioni che, inevitabilmente, assieme a quelle legate all’identificazione della stabile organizzazione e della tassazione dei redditi di impresa costituiscono la parte più importante di ogni trattato internazionale ai fini dell’attenuazione della doppia imposizione dei redditi.

Per approfondire: “Tassazione di interessi dividendi e royalties nel modello ocse“.

Compilazione dei quadri dichiarativi

Il regime della dichiarazione si caratterizza per la tassazione in sede di dichiarazione dei redditi diversi di natura finanziaria. Questo è il regime a cui devono sottostare, obbligatoriamente, i contribuenti fiscalmente residenti in Italia che detengono investimenti finanziari all’estero senza l’intervento di un intermediario finanziario residente. Senza di esso, infatti, rimane preclusa l’applicazione del regime del risparmio gestito o amministrato, per i quali è indispensabile la presenza di un intermediario residente.

La disciplina vigente, per la tassazione delle plusvalenze e delle minusvalenze finanziarie, degli interessi attivi e dei dividendi, l’applicazione di una imposta sostitutiva (del 26%). Tale imposta deve essere applicata direttamente in dichiarazione dei redditi con riferimento ai proventi finanziari percepiti nel periodo dichiarativo.

Il criterio generale di tassazione dei proventi finanziari, infatti, è il principio di cassa. Questo significa che sono imponibili i proventi finanziari incassati per ogni anno, indipendentemente dall’utilizzo (es. disinvestimento, messa a risparmio, o ulteriore investimento) effettuato. Ad esempio, se nel corso dell’anno ho incassato un dividendo ed ho utilizzato quel provento per investire in altri titoli, il provento in questione è stato incassato, quindi deve essere tassato anche se poi con quel provento ho investito di nuovo.

I principali quadri dichiarativi, legati alla dichiarazione dei proventi finanziari esteri, che il contribuente fiscalmente residente può essere chiamato a compilare sono:

  • Il quadro RM, del modello Redditi P.F., legato alla tassazione degli interessi attivi e dei dividendi;
  • Il quadro RT, del modello Redditi P.F., legato alla tassazione delle plusvalenze finanziarie da cessione di titoli o partecipazioni.

Il consiglio è quello di prestare particolare attenzione alla compilazione di questi quadri dichiarativi, la cui modalità di compilazione non è sempre agevole. Questo anche in virtù del fatto che, spesso, gli intermediari finanziari esteri non mettono sempre a disposizione informazioni dettagliate ed utili per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

L’importanza di utilizzare ad intermediari finanziari esteri affidabili

Ai fini della corretta compilazione della propria dichiarazione dei redditi l’investitore residente deve farsi rilasciare la certificazione annuale delle operazioni finanziarie effettuate con l’ausilio dell’intermediario finanziario non residente. Senza questo documento, infatti, diventa molto difficile, se non impossibile andare ad effettuare i calcoli per determinare i valori di plusvalenze/minusvalenze, dividendi o interessi generati nell’anno.

Per questo motivo, occorre sempre andare a sollecitare l’invio del documento riepilogativo in tempo per la presentazione della dichiarazione, in modo da poter avere anche un documento utile per i calcoli da effettuare in sede dichiarativa. E’ opportuno ricordare, infatti, che questo documento e tutti i calcoli effettuati devono essere esibiti dal contribuente in caso di accertamento legato alla dichiarazione dei redditi. Per questo motivo, quindi, è di fondamentale importanza affidarsi ad un intermediario non residente affidabile.

Gli obblighi legati al monitoraggio fiscale in caso di investimenti finanziari esteri

Accanto agli obblighi dichiarativi l’investitore italiano è tenuto ad adempiere anche agli obblighi legati al monitoraggio fiscale di attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero. Per adempiere a questo monitoraggio il contribuente è chiamato annualmente a compilare uno specifico quadro dichiarativo. Si tratta, appunto, del quadro RW del modello Redditi P.F., con cui l’Amministrazione finanziaria monitora le attività finanziarie e/o patrimoniali detenute all’estero dai contribuenti residenti fiscalmente in Italia.

Il monitoraggio fiscale è strumentale al controllo del corretto assolvimento degli obblighi fiscali (dichiarazione dei redditi prodotti dagli investimenti esteri e pagamento delle relative  imposte). Non adempiere al monitoraggio fiscale comporta delle sanzioni molto importanti (si va di base dal 3% al 15% del valore dell’attività finanziaria non dichiarata, ed i valori raddoppiano se si tratta di investimenti detenuti in paesi non collaborativi). Inoltre, il fatto di non dichiarare attività finanziarie detenute in paesi non collaborativi comporta ulteriori conseguenze per il contribuente, ovvero:

  • Il raddoppio dei termini di accertamento ai fini del monitoraggio fiscale;
  • La presunzione legale relativa di redditi non dichiarati in relazione alle attività finanziarie che non sono state correttamente dichiarate, se detenute in paesi non collaborativi.

Le possibilità di venire accertati in questi termini aumentano di anno in anno in quanto il numero di stati del mondo che applicano il Common Reporting Standard (CRS), ovvero l’accordo sullo scambio automatico di informazioni finanziarie ai fini fiscali, aumenta di anno in anno. Questo significa che le autorità fiscali dei vari paesi aderenti all’accordo dialogano tra loro attraverso lo scambio di informazioni sulle attività finanziarie detenute in uno Stato da parte di soggetti residenti in un altro Stato. I dati così raccolti sono poi utilizzati dalle varie autorità fiscali ai fini accertativi.

Come si assolve l’obbligo del monitoraggio fiscale?

Come anticipato gli obblighi legati al monitoraggio fiscale si adempiono compilando il quadro RW nella propria dichiarazione dei redditi. Questo obbligo riguarda solo le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia (art. 4 del D.L. n. 167/90)  che, appunto, detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria, come proprietari o titolari di altro diritto reale. In particolare, sono soggetti agli obblighi di monitoraggio fiscale:

  • Le persone fisiche residenti in Italia (ex art. 2, c. 2 e 2-bis TUIR);
  • Gli enti non commerciali, inclusi i trust;
  • Le società semplici e gli enti alle stesse equiparati (art. 5 del TUIR).

Quando si applica il raddoppio dei termini di accertamento?

È applicabile, il raddoppio dei termini di accertamento, per le seguenti fattispecie:

  • Per le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato. Questo se le attività sono detenute in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. Nel caso le stesse si presumono costituite, salva la prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione (art. 12 del D.L. n. 78/2009);
  • Per l’irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale (art. 4 del D.L. n. 167/90) per le attività detenute nei paradisi fiscali.

Quindi, per la rettifica dei redditi derivanti dagli investimenti in Paradisi fiscali, l’Agenzia può procedere entro il 31.12 del decimo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero entro il 31.12 del quattordicesimo in caso di omessa presentazione.

La gestione delle minusvalenze

Se emerge una minusvalenza netta dalla gestione finanziaria (ovvero dalla somma algebrica di plusvalenze e minusvalenze esce un valore negativo), questa può essere portata a deduzione delle plusvalenze realizzate nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quarto. La gestione della minusvalenza avviene attraverso la compilazione del quadro RT del modello Redditi. Nel caso in cui il contribuente non dichiari la minusvalenza nell’anno di realizzo perde la possibilità del riporto a nuovo della stessa.

Elenco paesi non collaborativi (paradisi fiscali)

AlderneyAndorraAntigua e BarbudaAntille Olandesi
ArubaBahamaBahreinBarbados
BelizeBermudaBruneiCosta Rica
DominicaEmirati Arabi UnitiEcuadorFilippine
GibilterraGibutiGrenadaGuernsey
Hong KongIsola di ManIsole CaymanIsola Cook
Isole MarshallIsole Vergini BritannicheJerseyLibano
LiberiaLiechtensteinMacaoMalaysia
MaldiveMauritiusMonserratNauru
NiueOmanPanamaPolinesia Francese
Principato di MonacoSarkSeicelleSingapore
Saint Kitts e NevisSaint LuciaSaint Vincent e GrenadineSvizzera
TaiwanTongaTurks e CaicosTuvalu
UruguayVanuatuSamoa

Il quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale

All’interno del quadro RW devono essere indicate le consistenze esistenti nel periodo d’imposta, ovvero nel periodo di detenzione, di:

  • Attività estere di natura finanziaria che possono generare redditi di fonte estera imponibili in Italia;
  • Degli investimenti patrimoniali esteri che possono generare redditi di fonte estera imponibili in Italia.

Ricordo che gli investimenti all’estero detenuti da un contribuente fiscalmente residente in Italia e obbligato al monitoraggio fiscale (art. 6 del D.L. n. 167/90) si presumono fruttiferi. In particolare, le attività finanziarie estere si presumono fruttifere in misura pari al tasso ufficiale di riferimento vigente in Italia nel relativo periodo d’imposta.

Le attività estere di natura finanziaria devono essere esposte nel quadro RW solo se i redditi da queste prodotti sono corrisposti da soggetti non residenti. In particolare, si tratta di:

  • Partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti;
  • Depositi e conti correnti bancari aperti all’estero.

La prassi dall’Agenzia delle Entrate considera attività di natura patrimoniale gli immobili (terreni e fabbricati, anche se non locati).

Sul punto occorre chiarire che non esiste alcun limite minimo per la compilazione del quadro RW (ad eccezione dei conti correnti di valore massimo annuo inferiore ad Euro 15.000, o con consistenza media inferiore a Euro 5.000). Questo significa che anche da detenzione di un investimento di importo minimo e per un numero limitato di giorni deve comunque essere tracciato all’interno del quadro RW.

La gestione patrimoniale estera

Caso classico di detenzione di attività finanziarie estere riguarda la gestione patrimoniale di un portafoglio di investimenti data in gestione ad un intermediario finanziario non residente. In questo caso, per semplificare la compilazione del quadro RW non è necessario compilare un rigo per ogni investimento finanziario detenuto. Le istruzioni al modello dichiarativo del quadro RW indicano che in questi casi è sufficiente compilare un rigo unico, indicando come attività detenuta la “gestione patrimoniale“. Sarà poi compito del contribuente avere a disposizione tutta la documentazione di dettaglio delle varie attività detenute e movimentate dalla stessa gestione nell’anno dichiarativo.

Imposte patrimoniali sugli investimenti esteri

Gli investimenti esteri posseduti da persone fisiche fiscalmente residenti in Italia sono soggetti ad imposte patrimoniali. Mi riferisco, in particolare, alle seguenti:

  • IVIE (Imposta sul valore degli immobili all’estero), pari allo 0,76%;
  • IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie possedute all’estero) pari allo 0,2%.

IVIE

E’ l’imposta patrimoniale sulle attività patrimoniali di fonte estera. L’imposta è pari allo 0,76% con una franchigia di Euro 200. Sono soggetti passivi: il proprietario dell’immobile, il titolare di altro diritto reale, il concessionario aree demaniali, il locatario dei beni detenuti in leasing.

Per approfondire: “Ivie l’imposta sugli immobili all’estero“.

IVAFE

E’ un’imposta patrimoniale che si applica sui prodotti finanziari (“gli strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria“, come previsto dal D.Lgs. n. 58/98), sui conti correnti ed i libretti di risparmio detenuti all’estero. L’imposta è calcolata proporzionalmente ai giorni di detenzione e alla percentuale di possesso (se i prodotti finanziari sono cointestati). Per i conti correnti l’IVAFE è pari ad Euro 34,20 (misura fissa). Per tutti gli altri prodotti finanziari, invece, l’IVAFE è del 2 per mille.

Per approfondire: “Ivafe – imposta sulle attività finanziarie estere: informazioni generali“.

Consulenza fiscale per investimenti finanziari esteri

Come avrai capito dalla lettura di questo articolo, prima di effettuare investimenti finanziari esteri, devi verificare la tua residenza fiscale, che tipo di investimento estero stai effettuando (conto corrente, prodotto finanziario, immobile, gestione patrimoniale etc.), valutare gli adempimenti fiscali richiesti (monitoraggio fiscale, compilazione quadro specifico della dichiarazione dei redditi) e che la documentazione di supporto (contratti di acquisto, contabili bancarie, e/c ecc.) sia completa.

Se ti hanno proposto di effettuare un investimento finanziario in un Paese estero ti consiglio di prestare la massima attenzione. In caso di paese black list, qualora vi fosse una violazione degli obblighi di legge sul monitoraggio fiscale, potresti incorrere in gravi problemi fiscali. Non tutti i consulenti finanziari sono in grado di metterti in guardia su questi aspetti, anche perché si tratta di una normativa che neppure sono tenuti a conoscere.

Per questo motivo se hai intenzione di investire o tutelare il tuo patrimonio devi farlo nel modo corretto. Per questo ti serve un professionista (dottore Commercialista) che conosca bene il mondo della Pianificazione Fiscale.

Ricorda sempre che effettuare una corretta Pianificazione Finanziaria ti farà risparmiare, rispetto a dover intervenire sulle conseguenze di una negligenza.

Se vuoi approfondire la tua situazione da un punto di vista fiscale contattami attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online. Questo anche nel caso in cui tu ti trovi nella situazione di dover rimpatriare capitali dall’estero. Sarai ricontattato nel più breve tempo e potrai contare sull’assistenza di un professionista preparato.

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