Come funzionano le Criptovalute? Come si forma un Bitcoin? Quando si genera reddito dalla Criptomoneta? Quali sono le regole giuridiche che disciplinano le monete virtuali? In questo articolo scoprirai come indicare nella tua dichiarazione dei redditi i guadagni derivanti dalle valute virtuali.

Le valute virtuali, o meglio le rappresentazioni virtuali di valore, possono essere definite come Criptovalute. Si tratta di valute che possono essere create da chiunque abbia capacità informatiche per costituire la tecnologia e sviluppare il software.

Una volta realizzata la tecnologia, un miner, che governa una blockchain, può generare valuta virtuale eseguendo calcoli matematici complessi. Gli users la ottengono acquistandola dagli exchangers oppure scambiandola o compravendendola con altri soggetti, anche non professionali. Una volta acquisita la Criptovaluta prescelta è possibile decidere se:

  • Detenerla in un digital wallet, con finalità di investimento nel medio/lungo periodo;
  • Cederla su piattaforme di scambio, con intento speculativo a breve termine;
  • Spenderla per i propri acquisti online.

Solitamente chi opera con le Criptovalute prima o poi deve scontarsi con il mondo reale. Mi riferisco a come le normativa civilistica e fiscale trattano questo argomento. Di questo ne ho già parlato in un altro articolo dedicato ai Bitcoin in particolare. In questo contributo, invece, voglio parlarti degli aspetti fiscali legati all’imposizione diretta ed indiretta delle Criptovalute.


Indice degli Argomenti

La definizione di moneta virtuale

Considerati gli svariati settori e le diverse finalità in cui sono impiegate oggi le Criptovalute, sarebbe opportuno poter offrire una definizione completa. Tuttavia, possiamo dire che non esiste una definizione giuridicamente rilevante di valuta virtuale.

L’aspetto più importante è quello di poter andare a definire in futuro una natura univoca del termine Criptovalute, valida per tutte le varie branche del diritto.

Per riuscire in questo intento è opportuno andare a guardare la funzione che, di volta in volta, le monete virtuali svolgono. Precisamente, le valute virtuali hanno una natura mista. A seconda del contesto di riferimento in cui sono utilizzate, potrebbero presentare le caratteristiche proprie:

  • Della moneta;
  • Delle commodities;
  • Dei titoli;
  • Dei diritti di baratto;
  • Del sistema di pagamento;
  • Del bene immateriale e, infine,
  • Della valuta estera.

Come sappiamo le economie moderne si basano sulla moneta fiduciaria, emessa da una banca centrale, accettata in cambio di beni e servizi. Questo perché gli utilizzatori confidano che l’istituto emittente manterrà il valore della moneta costante nel tempo:

  • Valorizzandola come riserva di valore, e
  • Garantendone i diritti correlati.

Al contrario, le monete digitali sono state definite come una valuta non tradizionale, vale a dire diversa dalle monete con valore liberatorio. Conformemente, la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso ha definito le Criptovalute una tipologia di “moneta virtuale”. Si tratta di una “moneta” alternativa a quella tradizionale avente corso legale.

La valuta virtuale è, quindi, fondata sull’accettazione volontaria della stessa da parte degli operatori del mercato, senza quindi, un proprio corso legale. Possiamo dire, quindi, che si tratta di una sistema di valuta alternativo e decentralizzato.

Oltre a ciò si afferma che, ai fini IVA, l’attività di acquisto/vendita, posta in essere da una società, debba essere considerata quale prestazione di servizi esenti. Prestazione, come vedremo meglio in seguito, da considerare esente IVA ai sensi dell’articolo 10, primo comma, n. 3), del DPR n 633/1972.

La possibilità di detenere le criptovalute in banche USA

L’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), l’agenzia che si occupa del controllo e della regolazione degli obblighi contabili delle banche USA, ha autorizzato gli istituti di credito americani a fornire servizi di custodia di criptovalute, inclusa la detenzione di chiavi crittografiche unitche.

Quindi negli USA le valute virtuali entrano nelle banche, anche se come servizio di custodia, come se fosse una cassetta di sicurezza.

Come avviene l’acquisto e la gestione delle Criptovalute con gli exchange?

L’acquisto di criptovalute avviene generalmente mediate l’iscrizione a piattaforme online (cd. “exchange“). Le piattaforme più utilizzate sono estere (si pensi ad es. alla statunitense Coinbase, alla sudcoreana Upbit o alla cinese Binance), ma esistono anche alcune piattaforme residenti nella UE. Queste piattaforme mettono a disposizione dell’utente un portafoglio elettronico (cd. “wallet“) che, una volta collegato ad un conto corrente bancario oppure ad una carta di credito consente lo scambio di valute virtuali tradizionali. Lo scambio avviene sulla base di un tasso di cambio (es. è possibile scambiare bitcoin con euro al tasso BTC/EUR).

Dopo l’acquisto le monete virtuali vengono detenute su tali portafogli elettronici e possono essere riconvertite in euro o utilizzate per effettuare pagamenti a favore di altri soggetti (anch’essi titolari di wallet) che le accettano come mezzo di scambio. In alternativa, le criptovalute possono essere trasferite – per esigenze di maggiore sicurezza – ad un wallet privato, che ha le stesse funzionalità di un portafoglio elettronico gestito da un exchange. Questo, con l’unica limitazione che non permette di riconvertire in euro le monete virtuali.

Quindi, a seconda dell’utilizzo le valute virtuali possono essere utilizzate sia come strumento di investimento che come mezzo di scambio per effettuare pagamenti (se accettate dalla controparte).

La mancanza di una normativa legale sulle Criptovalute

L’utilizzo della Criptovaluta presenta alcune caratteristiche intrinseche negative. Mi riferisco, inevitabilmente, al fatto che ancora la normativa civilistica non ha ancora provveduto ad adeguarsi. Le movimentazioni di denaro virtuale per la legge italiana non sono ancora state oggetto di normativa giurdica specifica.

Come in tutti i settori, spesso, il mondo reale è sempre un passo indietro al mondo virtuale. Inevitabilmente, è così anche per le Criptovalute. Questo aspetto, inevitabilmente, si porta con se delle conseguenze negative per ogni soggetto che tratta criptovalute.

Cosa voglio dire? Vediamolo insieme.

Rischi legati allo scambio di Criptovalute

Avrai notato sicuramente online molto spesso una concreta mancanza di trasparenza, di chiarezza, la dipendenza totale dall’IT (Information Technology) e dalle reti. Avrai notato l’anonimato degli attori coinvolti nel mercato e il rischio di poter nascondere dietro ad una valuta virtuale movimentazioni non lecite.

Inoltre, qualora un hacker si impossessasse della crittografia privata e delle credenziali del proprietario contenute nei digital hot wallets, sarebbero guai. Infatti, nessuna garanzia di rifusione sarebbe garantita per la persona offesa.

Ugualmente, nessun rimborso è previsto in caso di transazioni non autorizzate ovvero inesatte. Questo sia nell’indicazione sia dell’indirizzo digitale del beneficiario sia dell’importo trasferito.

Rischi legati alla volatilità delle Criptovalute

Un altro rischi legato all’utilizzo di moneta virtuale è quello legato ad un alto livello di volatilità. Come abbiamo detto la moneta virtuale non è agganciata ad alcun valore di riferimento, è totalmente dematerializzata e questo determina la volatilità del suo valore nel tempo.

Da notare positivamente, in questo ambito, l’apertura da parte degli istituti bancari USA di dare la possibilità di detenere presso i loro sportelli la valuta virtuale dei propri correntisti. Aspetto che, sicuramente, nel lungo termine attenuerà il rischio di volatilità del valore di queste monete.

Importante:
Per questi motivi mi auspico che nei prossimi anni possa esserci una presa di posizione importante dal parte del legislatore. Appare evidente quanto sia opportuno andare a definire in maniera dettagliata, le norme sulle monete virtuali.


L’inquadramento delle Criptovalute ai fini IVA

Le Criptovalute sono state oggetto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) del 22 ottobre 2015, causa C-264/14 Skattevertket/Hedqvist.

La causa verteva sul corretto trattamento ai fini dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) delle operazioni di cambio di valuta tradizionale contro valuta virtuale (bitcoin). Operazioni effettuate da un operatore specializzato a fronte della riscossione di un margine (differenza tra il prezzo di acquisto e rivendita dei bitcoin).

I giudici europei hanno chiarito che queste operazioni costituiscono “prestazioni di servizi a titolo oneroso” per le seguenti ragioni:

  • La valuta virtuale cambiata contro le valute tradizionali non può essere qualificata come “bene materiale“. La valuta virtuale, infatti, non ha altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento;
  • Per questo le operazioni di cambio non ricadono tra le “cessioni di beni“. In questo contesto tali operazioni costituiscono prestazioni di servizi IVA.

Oltre a questo i giudici hanno ritenuto che le suddette prestazioni debbano rientrare tra le operazioni esenti IVArelative a divise, banconote e monete con valore liberatorio“.

I principi affermati dalla CGUE sono stati ripresi dall’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n 72/E/2016. Si tratta del caso riguardante una società che eseguiva – per conto della propria clientela – operazioni di acquisto/vendita di bitcoin.

Il documento di prassi ha confermato che l’attività svolta dall’attività istante deve essere considerata ai fini IVA quale prestazione di servizi esente art. 10, primo comma, n 3 del DPR n 633/72.

Il trattamento ai fini delle imposte dirette delle plusvalenze derivanti da cessione di Criptovalute

I criteri da adottare, in sede di dichiarazione dei redditi derivanti dagli investimenti speculativi eseguiti con le c.d. rappresentazioni digitali di valore, sono definiti dall’Agenzia delle Entrate. In particolare faccio riferimento alla Risoluzione n. 72/E/2016.

Tale documento di prassi, assimila ai fini fiscali le valute virtuali alle valute tradizionali estere. Per questo motivo è necessario tenere a mente quanto indicato nell’articolo 67 del DPR n 917/86:

  • Costituiscono redditi diversi di natura finanziariale plusvalenze […] realizzate mediante cessione a titolo oneroso […] di valute estere, oggetto di cessione a termine o rinvenienti da depositi o conti correnti“. Per cessione a titolo oneroso si intende anche “il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente“. Comma 1, lett. c-ter);
  • Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rinvenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento sia superiore a € 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui“. Comma 1-ter).

Per le valute estere il criterio prescelto è quello di assoggettare a tassazione solo le plusvalenze derivanti da cessione a titolo onero delle valute di cui sia acquisita o mantenuta la disponibilità ai fini d’investimento. La finalità di investimento è ritenuta sussistente quando le valute sono depositate su depositi o conti correnti ovvero hanno costituito oggetto di cessione a termine. Alla cessione a titolo oneroso della valuta è stata equiparato anche il prelievo dal conto corrente o dal deposito.

Al fine, comunque, di evitare di attrarre a tassazione fattispecie non significative la tassazione delle cessioni di valute rinvenienti da depositi o conti correnti si ha solo nel caso in cui la giacenza massima dei depositi intrattenuti dal contribuente superi i 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi.

Quando la cessione di è fiscalmente rilevante?

Pertanto, ai sensi delle sopra riportate disposizioni:

  • Le cessioni a termine di valute estere sono sempre rilevanti fiscalmente, indipendentemente dalla situazione possessoria (stock “annuale” delle valute estere) del soggetto cedente;
  • Le cessioni di valute rinvenienti da depositi o conti correnti e i prelievi di valute estere da depositi o conti correnti sono fiscalmente rilevanti a condizione che la relativa giacenza sia superiore alla soglia descritta in precedenza.

Inoltre, le cessioni “a pronti” di valute estere sono, dunque, fiscalmente rilevanti se le valute oggetto di cessione sono immesse in un deposito o conto corrente del contribuente e se lo stock di valute estere ha superato, nell’anno, il limite di giacenza previsto dal comma 1-ter dell’art. 67 del TUIR.

Sono oggetto di tassazione anche i prelievi di Criptovaluta dal conto corrente. Infatti, la rilevanza del prelievo di valuta dal deposito o conto corrente ha lo scopo di tassare il maggior valore che la valuta estera ha acquisito da quando il contribuente l’ha acquisita e mantenuta ai fini di investimento. Altrimenti, anziché procedere alla vendita della valuta depositata, il contribuente potrebbe prelevarla ed utilizzarla (eventualmente ridepositandola), senza scontare alcun prelievo sul maggior valore conseguito dalla valuta estera.

I presupposti, il computo e le modalità impositive

Per valutare se la plusvalenza realizzata con la conversione in euro delle criptovalute (cessione a pronti) sia fiscalmente rilevante, occorre verificare che si sia avuto il superamento del limite di giacenza previsto dall’art. 67 comma 1-ter del TUIR (51.645,69 euro). Limite in conseguenza del quale assumono rilevanza tutte le cessioni di valuta effettuate nel periodo d’imposta.

A tal fine si evidenzia che:

  • Il controvalore in euro delle monete virtuali dev’essere calcolato sulla base del cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento, ossia il cambio del 1° gennaio dell’anno nel quale si verifica la cessione;
  • La soglia di giacenza di euro 51.645,69 riguarda i depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente.

L’Agenzia delle Entrate con la Risposta ad interpello n. 956-39/2018 ha affermato che la giacenza va verificata rispetto all’insieme dei wallet detenuti dal contribuente, indipendentemente dalla tipologia di wallet. Nel caso occorre sommare anche il valore in euro delle altre valute estere tradizionali detenute su depositi e conti correnti.

Esempio di calcolo della giacenza

Esempio:
Nel mese di gennaio anno “n” un soggetto ha acquistato per il tramite di Coinbase 10 bitcoin al tasso di cambio BTC/EUR di 900. A dicembre dello stesso anno vengono convertiti in euro i 10 bitcoin al tasso di cambio BTC/EUR di 16.000 realizzando una plusvalenza di 151.000 euro (10*16.000 – 10*900).
Ipotizzando che il contribuente non fosse titolare di altre valute estere la plusvalenza non è fiscalmente rilevante. Questo non essendo stato superato il limite dell’art. 67, comma 1-ter TUIR.
Tuttavia, se nello stesso anno il soggetto avesse avuto anche un deposito di dollari pari a 50.000 euro la soglia sarebbe stata superata.

Determinazione della plusvalenza da cessione

Ai fini del calcolo della plusvalenza è necessario confrontare il controvalore in euro della moneta virtuale ceduta (accredita sul wallet della piattaforma il giorno della cessione) con il costo di acquisto della stessa. L’aspetto da evidenziare è che la plusvalenza si realizza ai fini fiscali per il solo fatto di cedere la valuta virtuale, indipendentemente dal fatto che il controvalore realizzato sia costituito da valuta fiat, oppure da criptovaluta. Pertanto, anche i passaggi da criptovaluta all’altra sono rilevanti ai fini della determinazione della plusvalenza tassabile.

Si precisa che per la determinazione della plusvalenza occorre applicare la disposizione di cui all’art. 67 comma 1-bis TUIR, per effetto della quale si considerano cedute per prime le Criptovalute acquisite in data più recente (Metodo LIFO – Last In First Out).

Esempio di calcolo della plusvalenza – Metodo Lifo:
Un soggetto ha acquistato 5.000 bitcoin al tasso BTC/EUR di 7. Il mese successivo acquista 3.000 bitcoin al tasso di 12. Nel mese di luglio ha convertito in euro 4.000 bitcoin al cambio di 180.
In questo caso la soglia di giacenza risulta superata (8.000 bitcoin al cambio BTC/EUR al cambio del primo giorno dell’anno è di 7,81 = 62.480 > del limite di 51.645,69. La plusvalenza realizzata – fiscalmente rilevante – è Metodo LIFO: plusvalenza = 4.000 * 180 – (3.000 * 12 + 1.000 * 7) = 720.000 – 43.000 = 677.000

L’importanza del valore di carico nella determinazione della plusvalenza tassabile

Come hai visto nell’esempio numerico precedente l’eventuale plusvalenza tassabile (una volta verificato il superamento della soglia di cui all’art. 67 del TUIR), è data dalla differenza tra:

  • Il valore di carico della valuta virtuale;
  • Il valore di realizzo dell’operazione di vendita della valuta virtuale.

Dalla differenza tra questi due valori emerge la plus/minusvalenza da indicare nel quadro RT del modello Redditi P.F. Da questi elementi è possibile partire per fare qualche ragionamento sulla situazione. Infatti, l’analisi dell’imponibilità delle plusvalenze deve partire dalla verifica del superamento della soglia di rilevanza dell’art. 67 del TUIR. Ora, immaginando che un soggetto in un ipotetico anno “n” non superi la soglia, che cosa accade qualora questi decida di vendere tutto il suo portafoglio di valute virtuali per ricomprarlo in giorno successivo? In buona sostanza in ipotesi di prezzi stabili (più o meno) da un giorno all’altro l’operazione potrebbe sembrare quasi illogica. Tuttavia, per come oggi è strutturata la normativa, potrebbe portare un grande vantaggio. Infatti, con questa operazione cambiano i valori di carico delle valute detenute, che non saranno più quelli precedenti (magari più bassi) ma quelli derivanti dall’operazione di riacquisto. Ottenere valori di carico più elevati comporta poi un calcolo dell’eventuale plusvalenza (che magari maturerà l’anno successivo, al superamento della soglia) con un risparmio di imposta. Proviamo a chiarire il ragionamento con un esempio.

Ipotizziamo di avere a disposizione cinque unità di valuta virtuale al valore di carico di 10.000. In un anno dove la soglia di rilevanza per la tassazione (art. 67 del TUIR) non viene superata, il soggetto decide di vendere la sua unità di valuta virtuale che ha nel frattempo raggiunto il valore di 12.000. Nell’operazione si sarebbe realizzata una plusvalenza di 10.000 (60.000 – 50.000). Tuttavia, come detto, per il mancato superamento della soglia non è imponibile fiscalmente. Ora, ipotizziamo che il giorno successivo il soggetto riacquisti una unità di quella stessa valuta virtuale per 12.500. L’anno successivo “n+1” il soggetto supera la soglia ed effettua un’operazione di cessione complessiva del suo portafoglio. Il valore di vendita è di 15.000. In questo caso la plusvalenza tassabile è di 15.000 (75.000 – 60.000). Tale plusvalenza è sicuramente più bassa di quella che avrebbe avuto lo stesso soggetto se avesse venduto senza l’operazione intermedia perché il valore di carico sarebbe stato 50.000, invece che di 60.000.

Importante:
Ora, sicuramente non possiamo affermare che tale possibilità di operare sia perfettamente in linea con la norma, ma sicuramente in questo momento mancano chiarimenti di prassi che possano dirci se comportamenti di questo tipo siano ad oggi permessi o meno. Il consiglio che posso dare è quello della massima attenzione.

La certificazione rilasciata dall’intermediario finanziario non residente

Il possesso della certificazione rilasciata dall’intermediario con cui si effettua trading sulle Criptovalute ha importanza fondamentale. È sulla base di questa documentazione che è possibile predisporre la dichiarazione dei redditi.

Sempre la stessa documentazione dovrà essere conservata in vista si un eventuale riscontro da parte degli organi dell’Amministrazione finanziaria.

Su questo aspetto è importante sottolineare che gli intermediari devono provvedere ad inviare certificazioni quanto più complete e tempestive possibile. Nella pratica professionale posso garantirti che questa cosa non avviene. Le certificazioni che si vedono sono poche, spesso incomplete. Questo aspetto, inevitabilmente, si traduce nell’impossibilità di poter trattare correttamente le valute virtuali in dichiarazione, esponendo il contribuente alla possibilità di incorrere in sanzioni in caso di accertamento fiscale.

Tutto questo tenendo presente che, se non ricevi la certificazione dal tuo intermediario, l’ulteriore rischio che stai correndo è quello di essere incappato in una vera e propria truffa, da denunciare alle autorità competenti.

L’utilizzo del regime del risparmio amministrato per intermediari residenti

Per avere una gestione fiscale più semplice è possibile pensare ad una gestione delle criptovalute con il regime del risparmio amministrato. Si tratta di un regime di tassazione applicato direttamente dall’intermediario, ai sensi dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 461/97.

Tieni presente che il regime del risparmio amministrato può essere utilizzato soltanto in caso di intermediario finanziario residente. Quando, invece, si opera, come nella maggior parte dei casi, con intermediario non residente, il regime del risparmio amministrato trova applicazione solo quando, alternativamente:

E’ opportuno precisare che con il regime del risparmio amministrato non varia la percentuale di tassazione sulle plusvalenze, tuttavia il vantaggio è che la tassazione viene applicata e trattenuta dallo stesso intermediario. L’imposta trattenuta verrà poi girata all’Erario senza interessare il contribuente.

Questo significa che il contribuente è esonerato dall’obbligo di includere i redditi diversi di natura finanziaria nella propria dichiarazione dei redditi derivanti dall’impiego di valute virtuali. Nella pratica sono rari i casi di intermediari che si occupano di criptovalute che abbiano sede in Italia. In pratica, il regime del risparmio amministrato non trova concreta applicazione pratica.

Le plusvalenze da cessione nel Quadro RT del modello Redditi P.F.

Ai sensi dell’art. 5 comma 2 D.Lgs. 461/97 le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere sono soggette a imposta sostitutiva del 26%. L’imposta sostitutiva deve essere liquidata dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi e, precisamente, nel Quadro RT del modello Redditi Persone Fisiche (cd. “Regime Dichiarativo“).

Questa modalità di dichiarazione e tassazione della plusvalenza da parte del contribuente si rende necessaria, al posto del regime del risparmio amministrato, che sovente trova applicazione per i redditi diversi di natura finanziaria, per la mancanza di un intermediario residente.

Per questo motivo è lo stesso contribuente che deve adempiere, autonomamente, ai propri obblighi fiscali direttamente in sede di dichiarazione dei redditi annuale, presentando il modello Redditi Persone Fisiche.

Diversamente, in caso di opzione per il regime del risparmio amministrato le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere concorrono a determinare il risultato di gestione fiscalmente rilevante. Questo, senza necessità per l’investitore di indicare tali redditi in dichiarazione.

La compilazione del quadro RT per le Criptovalute

In particolare, nel quadro RT, in corrispondenza della sezione dedicata alle plusvalenze soggette ad applicazione dell’imposta sostitutiva al 26% si deve indicare:

  • Il valore complessivo delle valute cedute nel corso dell’anno valorizzate al cambio del giorno di cessione;
  • Il valore complessivo delle valute acquistate, utilizzando il metodo “LIFO” (last in, first out), per la determinazione dei valori di acquisto delle valute cedute.

Il costo di acquisto della moneta, se non documentabile, può essere calcolato. Nel caso è necessario dividere l’importo del bonifico effettuato all’exchanger per il numero di Criptovalute acquistate.

Da questa differenza, qualora emerga una plusvalenza deve essere assoggettata a tassazione con imposta sostitutiva del 26%. Il versamento dell’imposta avviene con la scadenza ordinaria di pagamento delle imposte sui redditi (attualmente il 30 giugno). Il codice tributo da utilizzare con modello F24 è il seguente:

Codice tributo 1100 – Imposta sostitutiva sulle plusvalenze di cui all’art. 67, comma 1, lett. da c-bis) a c-quinquies) del TUIR.

L’anno di imposta da indicare è quello oggetto di dichiarazione.

La gestione e compensazione delle minusvalenze

Che cosa succede fiscalmente se nell’anno ho realizzato solo minusvalenze da cessione di valute virtuali?

Devi sapere che se nell’anno, una volta superato il limiti di cui all’art. 67 del TUIR (visto in precedenza), se hai realizzato esclusivamente delle minusvalenze, non hai alcun obbligo di dichiararle ai fini fiscali. Tuttavia, devi sapere che può esserci un vantaggio nel compilare il Quadro RT del modello Redditi PF anche in caso di realizzazione di sole minusvalenze. Infatti, tali minusvalenze possono essere utilizzate nell’esercizio in corso e nei quattro successivi per la compensazione con altre plusvalenze realizzate dal contribuente. Inoltre, le plusvalenze in oggetto possono essere compensate, oltre che con le minusvalenze della stessa specie (derivanti dalla cessione di Criptovalute), anche i minusvalori realizzati ai sensi delle lett. c, c-bis, c-ter, c-quater, del comma 1, dell’art. 67 del TUIR. Tra questi si segnalano quelli derivanti dalla vendita di partecipazioni qualificate e non qualificate, dalla cessione o chiusura di contratti derivati, etc. Infatti, a norma dell’art. 68, comma 5 del TUIR, i redditi di cui alle lettere da c, a c-quinquies del comma 1 dell’art. 67 TUIR costituiscono un’unica massa indistinta all’interno della quale le plusvalenze possono essere compensate con le minusvalenze. Se l’ammontare complessivo delle minusvalenze è superiore a quello delle plusvalenze , l’eccedenza può essere portata in deduzione, fino a concorrenza, dalla plusvalenze dei periodi di imposta successivi, ma non oltre il quarto.

Eventuale tassazione estera delle Criptovalute e doppia imposizione

Che cosa succede se le criptovalute sono già state soggette a tassazione in altro Stato oltre all’Italia?

La regola generale che devi seguire è la seguente. Se alla formazione del reddito di un contribuente concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo sono ammesse in detrazione di quella netta dovuta. Questo ai sensi dell’articolo 165 del DPR n 917/86. Questo fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero e quello complessivo, al netto delle perdite di precedenti periodi ammesse in diminuzione.

L’imposta estera, saldata a titolo definitivo ed eccedente la quota di spettanza dell’Erario domestico, relativa ai medesimi redditi esteri, costituisce un credito. Tale credito è ammesso fino alla concorrenza dell’eccedenza della quota d’imposta nazionale rispetto a quella estera. I crediti d’imposta così vantati dovranno essere indicati nel quadro CE del Modello Redditi PF. L’istituto non è applicabile in presenza di redditi assoggettati a ritenuta a titolo di imposta, ad imposta sostitutiva. Per le Criptovalute, trattandosi di imposizione con imposta sostitutiva, non trova applicazione il credito per imposte estere. In questo caso il contribuente rimane inciso da una doppia tassazione.

L’investimento tramite Etn

Accanto a chi decide di investire direttamente in valute virtuali vi è anche chi decide di investire in strumenti finanziari con sottante denominato in valuta virtuale. Si tratta, degli ETF, ad esempio (ETN in Europa). In questo caso, non rileva il fatto che lo strumento finanziario sottostante sia una valuta virtuale. Pertanto, la normativa fiscale da seguire non è quella sopra indicata per le valute ma, piuttosto, quella prevista per i fondi di investimento. Sugli ETN europei è applicata una ritenuta a titolo di imposta del 26% sul provento realizzato tramite il fondo. In tal senso, nel momento in cui c’è l’acquisto di una quota dell’ETN, al livello di 10 e successivamente la si vende a 15, la base imponibile fiscale è pari a 5 e l’aliquota per l’appunto del 26%. Per questo motivo è importante individuare se l’investimento in valuta virtuale è diretto, oppure avviene attraverso altri strumenti finanziari. La distinzione è fondamentale per individuare il corretto trattamento fiscale da adottare.

Il monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere e Criptovalute

I rapporti detenuti dal contribuente residente nel territorio nazionale con gli intermediari esteri rientrano tra i contratti derivati. Si tratta a tutti gli effetti di rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato. Essi soggiacciono, pertanto, alla disciplina contenuta nell’articolo 4, comma 1, del D.L. n 167/1990. Mi riferisco alla disciplina legata al Monitoraggio Fiscale di attività finanziarie estere. Sono obbligate a rispettare la normativa sul monitoraggio fiscale:

“le persone fisiche che posseggono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia”

Tali soggetti sono obbligati a dichiarare il possesso di investimenti finanziari esteri all’interno del quadro RW della dichiarazione dei redditi. Nello stesso modello dichiarativo devono assoggettare tali attività ad una imposta patrimoniale chiamata IVAFE. Per quanto riguarda l’IVAFE è arrivato un chiarimento importante da parte delle Entrate. Le Criptovalute non sono soggette a tassazione IVAFE in quanto l’imposta si applica esclusivamente ai depositi e conti correnti di natura “bancaria”. Sul punto vedasi l’interpello alla DRE Lombardia n. 956-39/2018.

Tasso di cambio delle monete virtuali

Tutti gli importi esposti nella dichiarazione devono essere espressi in euro. Il controvalore in euro da indicare nel quadro RW degli investimenti e delle attività finanziarie espresse in valuta estera va calcolato con riferimento alla data del costo di acquisto.

Nel qual caso si applica il cambio medio del mese in cui ricade tale giorno. Questo come indicato nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio. Il alternativa al costo medio del mese si deve prendere a riferimento il valore di mercato di queste attività. Valore che si determina in base ai cambi mensili. Tali valori sono resi disponibili tramite appositi provvedimenti emessi dall’Agenzia delle Entrate.

Anche le plusvalenze da indicare del quadro RT devono essere convertite in euro. In questo caso la base imponibile è determinata assumendo il corrispettivo della cessione, ovvero il valore normale della valuta alla data di effettuazione del prelievo.

Come costo di acquisto deve essere preso a riferimento quello determinato sulla base del cambio storico. Se vi fossero acquisti di Criptovaluta in tempi diversi deve essere utilizzato il criterio LIFO. In mancanza della documentazione relativa al costo sostenuto, si assume come tale il valore della valuta al minore dei cambi mensili. Tutti i cambi devono essere accertati, con provvedimento dell’Agenzia delle entrate, nel periodo di imposta in cui la plusvalenza è realizzata. Nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio, però, non sono indicati i valori da attribuire alle valute.

Tassi di cambio delle criptovalute non pubblicati

Tali valori non sono espressi nel portale della Banca d’Italia. La prima criticità sorge, quindi, quando il contribuente è tenuto ad indicare il controvalore in euro. Se nessuna titubanza sorgerebbe quando le plusvalenze si generano con la conversione in valute Fiat, qualche dubbio emergerebbe se sono cambiate con altre valute virtuali. Oppure nel caso in cui tali valute virtuali permangano nel portafoglio dei titolari. In generale, ai fini di detta valorizzazione, per similitudine, si potrebbe fare riferimento alla media delle quotazioni ufficiali rinvenibili sulle piatteforme on-line in cui avvengono le compravendite.

Per approfondire: “Monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere.

Conservazione della documentazione

A questo punto sorge un’ulteriore problematica dettata dalla conservazione della documentazione comprovante la quotazione. Ovvero delle certificazioni rilasciate dai broker esteri, da preservarsi ai fini di un eventuale riscontro richiesto dagli organi dell’Amministrazione finanziaria. Aspetto che potrebbe sembrare semplice qualora si decidesse di operare con degli exchangers qualificati. La cosa si rivela, invece, molto più complicata  quando l’investitore opera con intermediari non qualificati e resi anonimi dalla darknet.

Probabilmente, in questo contesto, i contribuenti non otterrebbero nessuna attestazione ed il cambio potrebbe essere differente da quello esposto nei mercati regolamentati. Con le conseguenze che si possono immaginare in caso di accertamenti. Ai fini di detenzione per la prova, comunque, si potrebbe ipotizzare di eseguire uno screenshot dell’operazione finanziaria visualizzata nel digital wallet. Anche se ciò potrebbe non essere sufficiente per l’Amministrazione Finanziaria.

Su questo è necessario rifarsi a quanto previsto in tema di prova nelle indagini finanziarie. In questo caso possono assumere valida valenza giustificativa solo gli atti ed i documenti che provengono dalla Pubblica amministrazione, da soggetti aventi pubblica fede (notai, pubblici ufficiali, ecc.). Oppure da soggetti terzi in qualità di parte di rapporti contrattuali di diversa natura (sempreché siano identificabili).


Criptovalute nel Quadro RW

Le istruzioni alla compilazione del Quadro RW prevedono indicazioni specifiche per le Criptovalute. Nella tabelle dei codici delle attività finanziarie detenute all’estero il codice 14 riguarda le valute virtuali.

L’utilizzo del codice 14 non prevede l’indicazione dello Stato estero di detenzione. Questo, come riportano le istruzioni, per tener conto della specificità delle Criptovalute. In sostanza, per la prima volta viene esplicitato dalle istruzioni relative al Quadro RW che vanno indicate anche le valute virtuali.

OBBLIGO DI MONITORAGGIO

Occorre partire dal fatto che, in base a quanto dispone l’articolo 4 del D.L n. 167/90, le persone fisiche (oltre agli enti non commerciali e alle società semplici) devono compilare il Quadro RW del modello dichiarativo, relativo al monitoraggio fiscale. Questo in caso di detenzione di “investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia“. Inoltre, l’articolo 4 prevede che con provvedimento del direttore delle Entrate viene stabilito il contenuto della dichiarazione annuale prevista ai fini del monitoraggio fiscale, sempre in relazione agli investimenti all’estero e alle attività estere di natura finanziaria.

La questione che si pone, quindi, è se le valute virtuali si possono considerare “attività estere di natura finanziaria“, non rientrando certamente nel concetto di “investimenti all’estero“. La dimensione extra-territoriale delle Criptovalute non può essere assimilata, nella gran parte dei casi, a quella delle attività estere di natura finanziaria. Con la conseguenza che il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il quale sono stati approvati i modelli dichiarativi, risulterebbe in contrasto con la norma primaria di riferimento (articolo 4 del D.L. n. 167/1990). Senza contare, inoltre, che se soltanto dal periodo di imposta 2018 le istruzioni al quadro RW includono le valute virtuali tra le attività da indicare nello stesso. Ciò significa che in passato l’obbligo non sussisteva?

La domanda è sicuramente interessante, ma sul punto, tuttavia, manca ad oggi una vera e propria posizione da parte dell’Agenzia delle Entrate sull’obbligo (o meno) di indicare tra le attività finanziarie estere le valute virtuali prima dell’annualità 2018.

Il possesso della chiave privata esonera dal quadro RW?

L’obbligo di indicazione delle Criptovalute nel monitoraggio fiscale non si realizza quando la persona fisica residente abbia la disponibilità della chiave privata. Questa considerazione è ricavabile dalla lettura dell’articolo 4 del Model Tax Convention on Income and on Capital, documento OCSE del 21 novembre 2017. Questo documento, sicuramente molto importante, afferma un principio secondo cui la disponibilità della valuta virtuale esclusivamente all’interno della chiave privata del contribuente non porti all’obbligo del monitoraggio fiscale. All’interno sempre del citato art. 4 è contenuto anche la presunzione secondo la quale il luogo di detenzione delle valute virtuali debba essere coincidente con lo Stato ove il contribuente risulta residente ai fini tributari. Questo significa che, un contribuente residente fiscalmente in Italia che detiene valuta virtuale su un wallet privato, non sia soggetto ad obblighi di monitoraggio fiscale. Tali obblighi, si renderebbero operativi solo nel caso in cui il contribuente residente si avvalga di “prestatori di servizi di portafogli digitali” (così definiti dalla V Direttiva antiriciclaggio) non fiscalmente residenti in Italia. Solo con la presenza di intermediari non residenti che detengono valute virtuali per il contribuente si renderebbe operativo l’obbligo di segnalazione nel quadro RW. Tale posizione, inoltre, si rende coerente anche con gli aspetti sanzionatori relativi al monitoraggio fiscali.

La disciplina sanzionatoria relativa al monitoraggio fiscale viene, infatti, diversificata a seconda del luogo in cui le attività finanziarie non dichiarate vengono detenute. Qualora le stesse risultino detenute in Paesi “black list“, le sanzioni risultano sono raddoppiate (dal 6% al 30%, anziché dal 3% al 15% del valore dell’attività finanziaria non dichiarata). Per questo motivo il legame territoriale delle sanzioni ha una sua coerenza soltanto per le valute virtuali detenute attraverso i prestatori di servizi di portafogli digitali.

Questa interpretazione che deriva dall’analisi del citato documento OCSE, è stata per lungo tempo non chiarita dall’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, con la risposta ad interpello n. 788/E/2021, l’Agenzia ha chiarito che le valute virtuali anche se detenute in wallet privati devono comunque essere indicate nel quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale. Questo significa che la mera detenzione di valuta virtuale a titolo personale, senza l’intervento di exchange, è comunque considerata elemento valido per gli adempimenti connessi al monitoraggio fiscale. Naturalmente, la posizione espressa riguarda il parere dell’Agenzia delle Entrate, mancando una disciplina giuridica specifica sull’argomento.

Per approfondire questa casistica: “Valute detenute in digital wallet nel quadro RW“.

Il valore delle Criptovalute

Il Quadro RW richiede l’indicazione del controvalore delle attività finanziarie detenute, sulla base del provvedimento del direttore delle Entrate del 18 dicembre 2013. Documento con il quale viene conferito il potere di stabilire il contenuto della dichiarazione annuale delle attività all’estero nonché, annualmente, il controvalore in euro degli importi in valuta da dichiarare. In tale provvedimento, per la valorizzazione delle attività finanziarie, viene operato un rinvio ai criteri utilizzati per la determinazione della base imponibile dell’IVAFE. Questo anche qualora essa non sia dovuta. Il criterio di valorizzazione dell’IVAFE consiste nel:

“valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui sono detenuti i prodotti finanziari (…) e, in mancanza, secondo il valore nominale o di rimborso”

Le circolari 28/E del 2012 e 38/E del 2013 sottolineano come tale valore debba essere pari (in alternativa):

  • Al valore di mercato, rilevato al termine del periodo d’imposta o al termine del periodo di detenzione nel luogo in cui esse sono detenute;
  • Al valore nominale. Se le attività finanziarie non sono negoziate in mercati regolamentati;
  • Al valore di rimborso. In mancanza del valore nominale;
  • Al costo d’acquisto. In mancanza del valore nominale e del valore di rimborso.

Esempio di detenzione di Criptovalute

Si ponga il caso di uno smartphone posseduto da un contribuente che viaggia in vari Paesi.

Quale sarebbe il luogo da indicare nella dichiarazione? Quello dove la persona ha dichiarato la propria residenza o dove trascorre la maggior parte del tempo?

Una risposta si potrebbe ricercare nelle regole fiscali internazionali relative alla residenza delle persone fisiche. Regole contenute nell’articolo 4 del Model Tax Convention on Income and on Capital del 21 novembre 2017. Secondo tale articolo si dovrebbe presumere che il luogo di detenzione delle valute virtuali coincida con lo Stato in cui il contribuente ha dichiarato il domicilio o la residenza, ovvero nel luogo in cui sono stati accertati secondo dette regole, non potendo utilizzare, per ovvie ragioni, le Convenzioni per evitare le doppie imposizioni. Qualora, invece, il wallet digitale si appoggi sui siti web di prestatori di servizi, a loro volta contenuti su servers di proprietà ovvero di terze parti. Come nel tipo di portafogli on-line, difficilmente il contribuente sarà in grado di conoscere il luogo del loro posizionamento nel globo. E, quindi, lo Stato in cui è detenuta la sua valuta virtuale.

Deep Web

In più si deve accettare che, se si opera nel Deep Web, anche per un contribuente virtuoso, sarà praticamente impossibile ottenere informazioni. Considerato che l’anonimato è la caratteristica principale di quel lato profondo del web. Quest’ultima criticità sembrerebbe insuperabile con l’attuale scienza tecnologica a disposizione. Se, infine, si ritenesse che, come avviene per una carta di pagamento ed il suo deposito presso un istituto di credito, le valute siano detenute nella blockchain. Ovvero in un blocco di essa, considerata la sua struttura informatica, allora, si dovrebbe iniziare a pensare di eliminare dalla dichiarazione qualsiasi riferimento allo Stato estero. Soluzione, però, che sembrerebbe non percorribile stante l’attuale quadro normativo.

Esempio di compilazione quadro RW valute virtuali

Quadro RW modello Redditi Persone Fisiche

Di seguito proponiamo un esempio di compilazione del quadro RW in relazione al possesso di valute virtuali. Ipotizziamo la situazione (semplificata) in cui il soggetto detenga un valore pari a 5.000 euro senza effettuare operazioni nel corso dell’anno.

COLONNA QUADRO RWCOMPILAZIONE PER LE VALUTE VIRTUALI
1 – Codice titolo possessoIndicare valore “1” – Proprietà
2 – Vedere istruzioniIl campo non deve essere valorizzato
3 – Codice indiv. beneCodice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”
4 – Codice stato esteroIl campo non deve essere valorizzato
5 – Quota di possesso100% – Se il soggetto è unico titolare dell’investimento
6 – Criterio di determinazione del valoreIndicare valore “1” – Valore di mercato
7 – Valore inizialeValore di mercato (in euro) alla data di acquisto o al primo giorno dell’anno. Deve essere indicato il valore di tutte le singole valute detenute al primo giorno dell’anno o al momento dell’acquisto.
8 – Valore finaleValore di mercato (in euro) alla data di vendita o all’ultimo giorno dell’anno. Deve essere indicato il valore in euro delle valute ancora detenute dal contribuente al termine dell’anno.
9 – Valore massimo Paesi non collaborativoNon deve essere compilata
10 – Giorni IVAFENon deve essere compilata
Da 10 a 17 e 19Non devono essere compilate non essendo dovuta IVAFE
18 – Vedere istruzioniDeve essere indicato il codice 5 per evidenziare che l’attività estera non ha prodotto nell’anno redditi. Oppure, è necessario indicare 4 nel caso in cui sia rilevata una plusvalenza da inserire nel quadro RT (in caso di superamento della soglia di 51.645,69 euro per 7 giorni lavorativi consecutivi)
20 – Solo monitoraggioDeve essere barrata la casella per indicare che la compilazione è solo ai fini di monitoraggio (non è dovuta IVAFE)
21 – Codice fiscale societàNon deve essere compilata
Da 22 a 24 – Codice fiscale altri cointestatariSe l’attività estera è cointestata o vi sono soggetti delegati a operare, deve essere indicato il codice fiscale degli altri soggetti obbligati al monitoraggio fiscale. La colonna 24 deve essere barrata quando questi soggetti sono più di due.
Esempio di compilazione quadro RW valute

Questo esempio è sicuramente il più semplice che possa essere proposto. Nella pratica possono verificarsi situazioni diverse legate a compravendite durante l’anno. In questo caso diventa ancora più importante avere a disposizione i dati da parte degli intermediari (ove presenti) in modo che l’effettuazione dei calcoli necessari alla compilazione del quadro possano essere semplificati. Questo anche in relazione al fatto che, in caso di accertamento la documentazione dell’intermediario è quella che viene richiesta dagli Uffici.

Esempio di compilazione quadro RT per le plusvalenze da cessione di criptovalute

Quadro RT plusvalenze da criptovalute

Di seguito proponiamo un semplice esempio di compilazione del quadro RT del modello Redditi, connesso alla tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di valute. Prima di tutto, è opportuno ricordare che tale quadro deve essere compilato al superamento della soglia di 51.645,49 euro per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi. Ipotizziamo, in questo caso, che la soglia annua sia stata superata e che il valore totale delle valute vendute sia pari a 10.000 e che il costo di acquisto sia pari a 6.000 euro. La compilazione del quadro è la seguente:

RIGO QUADRO RTCOMPILAZIONE
RT21 – Totale dei corrispettiviIndicare 10.000 (per l’esempio proposto) ovvero il valore totale annuale di tutti i corrispettivi di vendita registrati
RT22 – Totale dei costi o dei valori di acquistoIndicare 6.000 (per l’esempio proposto) ovvero il valore totale annuale di tutti i corrispettivi di acquisto registrati
RT23 – Plusvalenze (RT21 – RT22, col. 3)Nell’esempio il valore è 4.000, ovvero la differenza positiva tra corrispettivi e costi annuali
RT24 – Eccedenza di minusvalenzeNell’esempio il campo non deve essere compilato. Il campo si compila se dall’operazione precedente si ha una eccedenza si minusvalenze
Righi da RT25 a RT28In questo esempio tali righi non devono essere compilati
RT29 – Imposta sostitutiva dovutaNell’esempio il valore è di 1.040 euro ovvero il 26% della plusvalenza.
RT30 – Plusvalenze da cessione di partecipazioni in Paesi a regime fiscale privilegiatoNell’esempio il campo non deve essere compilato.

Eccedenza di minusvalenze

Nel caso in cui, invece, si registri una minusvalenza nel quadro RT24, è opportuno ricordare che deve essere compilata la sezione V del quadro RT dedicata alla minusvalenze che non hanno trovato compensazione direttamente nell’anno e che possono essere portate in avanti nei quattro anni successivi.


La comunicazione trimestrale per i prestatori di servizi di valute virtuali

Il MEF sta per pubblicare il decreto “criptovalute” derivante dal recepimento della V Direttiva europea antiriciclaggio. Questo documento individua modalità e tempistiche con cui i prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale ed i prestatori di servizi di portafoglio digitale sono tenuti a comunicare la propria operatività sul territorio nazionale.

Concretamente, quindi, i prestatori di servizi relativi alle valute sano tenuti a trasmettere all’Oam, con modalità telematica, i dati relativi alle operazioni effettuate in Italia. La trasmissione dei dati dovrà avvenire con cadenza trimestrale, entro il giorno 15 del mese successivo al trimestre di riferimento, secondo le specifiche tecniche che saranno pubblicate dall’Oam. Quest’ultimo organismo dovrà conservare i dati trasmessi per dieci anni. Il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza potrà fruire i dati conservati dall’Oam, a fini di accertamento. L’obbligo di tracciabilità delle informazioni in possesso dei prestatori di servizi ha l’obiettività di fornire maggiore trasparenza in un settore che è in continua crescita negli ultimi anni e che per questo motivo potrebbe essere sfruttato anche per finalità illecite. Per questo motivo, come stanno portando avanti anche altri Paesi, l’Italia sta pensando di aumentare la tracciabilità dei dati dei detentori di valuta virtuale attraverso intermediari che offrono la gestione di portafogli virtuali.

Quali operatori dovranno comunicare i dati delle valute virtuali?

prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale e i prestatori di servizi di portafoglio digitale sono tenuti ad effettuare la comunicazione in oggetto se si rivolgono al territorio italiano. In particolare, tali prestatori che alla data di avvio della sezione speciale del registro che svolgano l’attività, anche online, dovranno effettuare la comunicazione entro 60 giorni dall’avvio della sezione del registro. In questo modo potranno essere aggiunti al registro e potranno iniziare la comunicazione trimestrale dei dati. In caso di mancato rispetto del termine l’obbligo di comunicazione si considera non assolto e l’esercizio dell’attività dei prestatori già attivi sarà considerata abusiva. Questo aspetto è molto importante ed imporrà ai vari operatori del settore l’obbligo di iscrizione al registro se vorranno continuare ad operare nei confronti del mercato italiano.

Dati da comunicare da parte degli operatori di valute virtuali

DATI RELATIVI ALL’IDENTIFICAZIONE DEL CLIENTE:
– Cognome e nome;
– Luogo e data di nascita;
– Residenza;
– Codice fiscale/partita Iva;
– Estremi di un documento di riconoscimento;
DATI RELATIVI ALL’OPERATIVITA’ COMPLESSIVA PER SINGOLO CLIENTE:
– Controvalore in euro, alla data dell’ultimo giorno del trimestre di riferimento, del saldo totale delle valute legali e delle valute di ciascun cliente;
– Numero e controvalore complessivo in euro, alla data dell’ultimo giorno del trimestre di riferimento, delle operazioni di conversione da valuta legale a valuta virtuale e viceversa riferite a ciascun cliente;
– Numero delle operazioni di conversione tra valute riferibili a ciascun cliente;
– Numero delle operazioni di trasferimento di valuta virtuale in uscita e in ingresso da/verso il prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale riferibili a ciascun cliente;
– Numero e controvalore in euro, alla data dell’ultimo giorno del trimestre di riferimento, dell’ammontare delle operazioni di trasferimento di valuta legale in uscita ed in ingresso da/verso il prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, riferibili a ciascun cliente e suddivise per trasferimenti in contante e strumenti tracciabili.

La trasparenza dei dati verso l’amministrazione finanziaria

La sezione speciale del registro tenuta dalla Oam permetterà la condivisione dei dati ivi presenti con il ministero dell’economia e delle finanze, l’Unità di informazione finanziaria per l’Italia, la Direzione investigativa antimafia, la Guardia di Finanza ed il nucleo speciale di polizia valutaria. Questo, al fine di agevolare i rispettivi compiti istituzionali per l’accertamento di operazioni sospette.

Anche se non espressamente indicato, al momento, si ritiene che tali dati presenti nel registro speciale potranno essere consultati anche dall’Agenzia delle Entrate in merito al rispetto degli obblighi di monitoraggio fiscale (Legge n. 227/90). Infatti, i soggetti fiscalmente residenti in Italia che detengono valute virtuali sono soggetti agli obblighi di monitoraggio nel quadro RW del modello Redditi. L’Amministrazione finanziaria, infatti, potrebbe incrociare i dati presenti sul registro speciale Oam con quelli relativi ai dati comunicati dai contribuenti nelle proprie dichiarazioni dei redditi. Si deve considerare, infatti, che ad oggi non vi è alcun riscontro da parte dell’Amministrazione finanziaria sulla veridicità dei dati comunicati dai contribuenti sul monitoraggio delle proprie valute virtuali (attraverso la compilazione del quadro RW). Per superare questo aspetto, proprio come avviene per le comunicazioni di scambio automatico di informazioni legate al Common Reporting Standard (“CRS“). Questa attività di controllo potrebbe portare l’Amministrazione finanziaria all’invio di lettere di compliance a tutti quei contribuenti che non hanno correttamente dichiarato i valori delle valute virtuali detenuti ai fini del monitoraggio fiscale.

Per questo motivo è importante che i contribuenti siano sensibilizzati nei confronti del monitoraggio fiscale delle valute detenute attraverso intermediari che offrono tali servizi.


Criptovalute e dichiarazione dei redditi: consigli e consulenza fiscale

Se hai deciso di leggere fino in fondo questo articolo sicuramente hai effettuato delle operazioni con le monete virtuali. Per questo motivo ti consiglio di fare molta attenzione per quanto riguarda la determinazione delle eventuali plusvalenze da tassare. Allo stesso tempo, devi fare attenzione anche al monitoraggio fiscale, in relazione al periodo di possesso delle valute nell’anno (in una situazione ove non vi è ancora una disciplina chiara in merito).

Per avere maggiori informazioni o per analizzare la tua situazione contattami in privato per una consulenza personalizzata. Ho maturato esperienza su questo ambito su cui mi aggiorno costantemente. Assieme potremo inquadrare la tua situazione, aiutarti a capire i tuoi obblighi fiscali e nel caso farti assistere da un professionista esperto per la presentazione della tua dichiarazione dei redditi con quadro RW. Affidati sempre a chi ha esperienza in questo ambito, non aspettare!

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Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

92 COMMENTI

  1. Poniamo il caso di un dipendente pubblico che faccia 4 bonifici per un valore complessivo di 1000€, nel giro di 1 mese e verso un account Coinbase.

    Esegua quindi alcune operazioni di compravendita totalizzando lievi guadagni per alcuni giorni finendo poi in perdita di alcune decine di €.

    Esegua quindi un trasferimento di metà dei fondi rimanenti sotto forma di bitcoin, verso un wallet Blockfi per beneficiare degli interessi del conto deposito, mentre il resto dei fondi rimasti su Coinbase, lo reinvii tramite bonifico al proprio conto corrente.

    Chiuda l’esperienza di trading scaricando lo storico in pdf di tutte le transazioni effettuate su Coinbase e degli accrediti verso Blockfi.

    Gli sarà sufficiente rivolgersi al CAF di un sindacato per fare la dichiarazione dei redditi?

  2. Salve, grazie per questa guida. Ho un paio di domande relative al monitoraggio.

    1. Alla soglia dei 51k euro contribuiscono anche wallet privati (tipo Ledger) e depositi trading all’estero (es. EToro)?

    2. Riguardo ai wallet privati: leggo qui che il possesso della chiave esonera dal monitoraggio in RW. Tuttavia, dal momento che la situazione è nebulosa, non pensa che sia un rischio inutile non indicare queste somme? Soprattutto se contribuiscono alla “soglia dei 51k euro”, mi sembra più logico mettere anche queste disponibilità “nero su bianco” per giustificare il pagamento (o meno) di eventuali plusvalenze. E oltretutto non si paga nemmeno l’IVAFE.

    Grazie di nuovo. Cordiali saluti.

  3. 1.Non è sbagliato il primo esempio di calcolo di giacenza? Si parla di una plusvalenza di 151.000 euro, e poi si dice che non viene superato il limite secondo l’art 67, quindi dei 51 k.

    2. Supponiamo che un anno fa ho acquistato bitcoin facendo un bonifico di 3000 euro. Oggi li vendo tutti e li converto in euro, e quindi nel conto bancario finiscono 11.000 euro. In questo caso devo dichiarare e pagare il 26% sulla plusvalenza ( in questo caso sugli 8000), oppure non devo fare nulla perché non ho superato la soglia dei 51k?

    Grazie

  4. Si ponga l’esempio che il Sig. Rossi acquisti 1000 di una criptovaluta al valore di 5€ a gennaio 2020 e ricambi in euro ad ottobre 2020 solo 500 monete della precedente criptovaluta al prezzo di 100€ ritrovandosi cosi sul c.c. 50.000€ C’è un effettiva plusvalenza dove applicare il 26% poichè sarebbe su 45.000€ e cioè inferiori ai circa 51.000€ all’art. 67 comma 1-bis TUIR ?

  5. Sono due regole diverse, la prima riguarda la verifica della soglia per l’investimento speculativo. A quel punto, se supero la soglia devo dichiarare la plusvalenza che nel suo esempio c’è sicuramente. Se desidera approfondire siamo a disposizione per una consulenza.

  6. Per come recita la “norma” attuale ovvero :
    Se il valore al 1 gennaio x numero monete detenute risulta inferiore a 51k, qualsiasi plusvalenza generata se incassata nello stesso anno non comporta nessuna tassazione.
    Quindi il sig. Rossi che ha acquistato a 5000 euro 1000 monete al primo di gennaio essendo ben al di sotto dei 51k con la formula citata, che faccia un x20 o un x500 che importa? Sempre irrilevante rimane come nell’esempio dei bitcoin nell’articolo.. o sbaglio??

  7. Da qui mi sorge spontaneo chiedere perché si debba perder tempo a dimostrare prezzo di acquisto e cessione quando si è certi di rientrare nella soglia dei 51k al 1 gennaio.
    Ora pongo un quesito un po più arduo, se volessi acquistare un automobile spostando per esempio 20.000 euro in criptovalute da wallet privato a coinbase card, come dovrei comportarmi dal punto di vista fiscale?

  8. Se si è certi di superare la soglia si deve solo dichiarare le plusvalenze eventualmente percepite. Per la seconda domanda se la valuta virtuale è utilizzata come moneta di scambio non ci sono problematiche fiscali in quanto non siamo di fronte ad attività di trading.

  9. Salve,
    potrebbe confermarci che l’obbligo di compilazione del QUADRO RW non ha un valore di soglia minima che esonera dalla compilazione (che invece c’è sulla tassazione, i 51646€).
    Per cui, se una persona fisica detiene anche solo 0,0001 BTC in un conto estero e non ha le chiavi private, l’RW va sempre compilato. Corretto?
    Grazie

  10. Buongiorno, se volessi prelevare una parte delle mie criptovalute convertendo in euro e facendomi bonifico, diciamo 10.000 euro, sapendo di essere sotto la soglia dei 51.000 e non dovendo pagare tasse, come dovrei comportarmi? Cioè, prelevo, arrivano e poi?? Qualcuno viene a chiedermi qualcosa?? Se chiedono da dove provengono come lo dimostro? Devo sempre e cmq rivolgermi a un commercialista che compila qualche modulo che dimostra la provenienza oppure cosa? Non credo che io possa andare in banca a dire ” ecco qua, questa è la trade, questo il mio indirizzo cripto, tutto legale”. Puo chiarirmi le idee?? Grazie.

  11. Salve, qualora, in un certo giorno dell’anno, si fossero detenuti più di 15.000€ tra exchange estero e conti correnti esteri (ad esempio 12.000€ in criptovaluta presso un exchange estero e 3.500€, in Euro, nei conti correnti) scatterebbe l’obbligo di monitoraggio anche per i conti correnti? Oppure le criptovalute non contribuiscono al raggiungimento della soglia di 15.000€ relativa ai conti esteri? Grazie.

  12. Buongiorno Dr. Migliorini,
    se acquisto BTC tramite Exchange nel mese di dicembre 2020, per un valore inferiore ai 51.000€, questi dovranno essere dichiarati nel quadro RW nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno? Nel caso poi rivenda gli stessi BTC nel corso dell’anno 2021 e questi generano una plusvalenza, la stessa non verrà tassata in quanto il deposito iniziale era sotto il famoso valore dei 51k? Grazie.

  13. Buongiorno Dott. Migliorini.
    1- Se il totale del valore tra criptovalute e titoli USA, questi ultimi su c/c Italia, supera le soglie speculative (7 gg consecutivi, 51k), si applica il capital gain o no?
    2- Se le cripto vengono vendute e gli euro lasciati sull’exchange per più di 7 gg e 51k, il capital gain si applica o no?
    Grazie.

  14. Buonasera,
    volevo chiedere un chiarimento riguardo la presentazione del quadro RW.
    In caso di acquisto e detenzione di cryptovalute presso exchange o wallet italiani,
    nello specifico Young Platform e Conio,
    è necessario o meno dichiarare le cyptovalute nel quadro RW?
    La risposta dovrebbe essere affermativa, ma finora non ho saputo trovare un riscontro chiaro al riguardo, anche da chi fornisce questi servizi.
    Grazie

  15. Una curiosità sui 7 giorni lavorativi da considerare per valutare se le plusvalenze siano fiscalmente rilevanti: supponendo che al 01/01/2021 il valore di BTC sia di 30.000 e che si detengano 2 BTC (quindi per un controvalore superiore ai 51.645,69€) acquistati negli anni precedenti (e detenuti quindi per un lungo periodo), se al 10/01/2021 (5° giorno lavorativo del 2021) si cedono i 2 BTC generando una plusvalenza, quest’ultima è fiscalmente rilevante?

  16. Prima di tutto devo verificare se nel corso dell’anno ho superato la soglia legata all’esercizio speculativo di cui all’art. 67 del TUIR, solo ove è superata devo andare a verificare se sono state realizzate plusvalenze nel corso dell’anno, che nel caso devono essere assoggettate a tassazione.

  17. Buonasera,

    Si è costretti a calcolare la giacenza media in base alla quantità di crypto monete che si ha nei wallet a fine anno o bisogna tenere in considerazione tutte le monete che sono state scambiate nel corso dell’anno?

    Grazie

  18. Ottima guida. Due semplici domande:
    – gli importi presenti su piattaforme di trading estere, in dollari (trading sia in azioni che in crypto), concorrono alla formazione della soglia dei 51.645 €?
    – Gli importi in euro su carte-conto tipo N26 o Revolut, concorrono alla formazione della soglia dei 51.645 €?
    Grazie

  19. Buongiorno,
    faccio riferimento all’esempio 1.
    Il capital gain non si applica, perchè si ipotizza che il controvalore delle cripto non abbia superato per 7 giorni consecutivi i 51000 euro?
    Se no, per quale motivo?
    Grazie

  20. Buonasera,
    ho da poco effettuato un account sulla piattaforma Coinbase.com e vorrei acquistare l’equivalente di 800€ in cryptovalute.
    Dovrei in ogni caso indicare nel modello 730 nel Quadro RW questo importo ai fini del monitoraggio?
    Purtroppo leggo in giro pareri discordanti.
    Grazie in anticipo.

  21. Buongiorno Dr. Migliorini,
    Ho capito che in caso di vendita dei bitcoin è necessario pagare eventuali plusvalenze, ma la vendita è tale solo se si viene pagati in valute a corso legale?
    Ho trovato pareri discordanti in giro per la rete; alcuni sostengono che convertendo bitcoin in altre criptovalute (esempio stablecoins) non si pagherebbero imposte, dato che non si tratta di una vendita ma di una conversione. Secondo altri invece, qualsiasi conversione da una criptovaluta all’altra, sarebbe da considerarsi una vendita, visto che permette un realizzo.
    Saprebbe dirmi quale legge andrebbe presa a riferimento per questa situazione?

  22. Fulvio se non le è sufficiente quanto indicato in questo articolo e desidera approfondire la sua situazione personale ci scriva in privato per una consulenza, la aiuteremo a risolvere i suoi dubbi in relazione alla dichiarazione dei redditi che dovrà predisporre.

  23. Grazie un articolo utilissimo. 2 cose non ho capito:
    1) nel vostro esempio *Esempio di calcolo della giacenza* non capisco perché non si sia superato il limite dei 51k € se ho 160.000€ in cryptovalute dopo 1 anno di investimento.
    2) Anche se non si supera il famoso tetto dei 51k € vanno comunque dichiarate in qualche riquadro del unico/730 le cryptovalute in possesso? Se si va messo il valore di cambiodella cryptovaluta al momento dell’acquisto?

  24. Ci sono obblighi specifici, in ogni caso, come indicato nell’articolo che riguardano plusvalenze (al superamento della soglia) e monitoraggio fiscale (in ogni caso). Per l’analisi di situazioni personali per le quali è richiesto maggiore dettaglio, come nel suo caso, se vuole ci scriva in privato per una consulenza. La aiuteremo a risolvere i suoi dubbi.

  25. Buongiorno, sono un lavoratore frontaliere e ricevo lo stipendio in franchi svizzeri. I proventi del mio stipendio in CHF concorrono alla determinazione della giacenza media in valuta estera? Dato che sono entrate derivante da attività lavorativa e non di speculazione finanziaria volevo sapere come devono essere trattati. Grazie

  26. Buongiorno, se una persona ha circa 60 eth (acquistati negli anni per circa 15.000 euro) e quindi attualmente circa 100.000 euro e decide di vendere 30 eth e quindi di incassare 50.000 euro, mentre gli altri 30 eth li scambierà in euro il prossimo anno, bisognerà poi pagare il 26% o no visto che ogni anno vengono ricevuti meno dei 52.000?
    Se la persona invece vende tutti i 60 eth e poi lo stesso girono preleva 50.000 euro mentre la rimanenza la rinveste subito per comprare nuovamente eth. Cosa succede in questo caso?
    In base a quanto detto in entrami i vasi non dovrebbe superare per 7gg la plusvalenza di 51.645.

  27. Buonasera Dott. Migliorini
    ma per quanto riguarda le crypto generare da AIRDROP ( quindi regalate ) o quelle prese nelle vecchie faucet ( si risolveva un codice captcha dopo aver visto una pubblicità di 30/60 secondi)
    non avendo speso denari per acquistarle come vanno messe nel riquadro rw.

  28. Buonasera,
    Supponiamo una quotazione all’1/1/21 di 30000 euro/critpovaluta x, una quotazione ad oggi di 55000 euro/criptovaluta x e di aver acquistato negli anni scorsi n. 2 unità di criptovaluta x.
    Dovessi vendere oggi n. 1 unità della criptovaluta x, sarei soggetto a capital gain?

  29. una piccola curiosità le crypto generate da airdrop ( tipo i regali fatti risolvendo i quiz o da inviti di amici a registrarsi ai vari exchange) e quelle derivate dai pagamenti evasi dalle faucet ( i siti che pagano per vddere pubblicità) devono essere messe sul RW ? in che forma?

  30. Salve, l’articolo parla di “certificazione rilasciata dall’intermediario con cui si effettua trading sulle Criptovalute” . Di che certificazione parla? I depositi annuali o il saldo totale al 31 dicembre? Può essere più chiaro ,cosa serve per la dichiarazione?

    Grazie

  31. Serve documenti rilasciati dall’intermediario dai quali si possano ricavare le informazioni utili per la dichiarazione, per come indicato nell’articolo. L’Agenzia delle Entrate in caso di controlli parte dalla documentazione che rilascia l’intermediario con cui si opera.

  32. Buongiorno dottor Migliorini,
    non sono sicuro di aver capito bene. Se ho criptovalute e le tengo in un mio wallet privato (quindi fuori dall’ exchange) e sono in possesso delle chiavi privati, il quadro RW devo compilarlo comunque? Grazie per un riscontro.

  33. Salve, Grazie per il vostro articolo! Riguardo al computo della soglia dei sette giorni lavorativi consecutivi ai fini della tassazione delle plusvalenze da cripto, bisogna escludere i weekend ed i giorni festivi secondo l’ordinamento italiano (Capodanno, Epifania etc). Grazie!

  34. In famiglia avevamo 2 wallett ( uno mio e uno di mio fratello) li abbiamo tenuti x poco tempo e poi chiusi ( uno chiuso dopo 20 giorni e l’altro dopo 4 mesi). Le pochissime cripto di uno sono state caricate sulla carta del wallet x acquisti vari (circa 150€). Invece l’altro wallet (circa €250) e stato aperto solo 20 giorni e le cripto sono state convertite in gift card varie.
    Premetto che viviamo ancora in famiglia, e che la dichiarazione dei redditi la fa il papà annualmente al CAF.
    ma questi 2 wallett vanno inseriti lo stesso nelle dichiarazione dei redditi, anche se sono stati aperti poco?
    Premetto che siano dei cittadini privati e non facciamo investimenti in cripto.
    Le cripto sono state comprate con soldi della famiglia, perche io e mio fratello attualmente siamo disoccupati.
    In attesa un caro saluto e grazie.

  35. Buonasera dottor Miglioroni,
    breve domanda in merito al quadro RW. Se quest’anno ho iniziato ad acquistare criptovalute e a febbraio ho acquistato 2 criptovalute nello stesso giorno, una con un controvalore di 200€ e l’altra di 150€. Come valore iniziale nel quadro RW va indicato solo il controvalore della prima criptovaluta acquistata e quindi inserito 200€ oppure anche la seconda inserendo il valore di 350€? Grazie.

  36. Buongiorno Dr. Migliorini,
    nel ringraziarla per l’articolo, che porta un po’ di chiarezza in una materia così poco regolamentata, le vorrei chiedere come comportarsi per i redditi derivanti dall’attività di “mining”. Nello specifico, fatico a comprendere se debbano essere inquadrati come redditi d’impresa (art. 55 del TUIR) o redditi diversi (art. 67 co. 1 lett. i) TUIR), in quanto non sono a conoscenza di soglie, il cui superamento, determinerebbe di fatto l’obbligo a qualificarli come redditi del primo tipo, come è stato invece introdotto per la cessione di elettricità generata dal fotovoltaico, ad esempio.
    La ringrazio per l’attenzione.

  37. buongiorno dott. Miglioli
    mio figlio possiede delle criptovalute dal 2019 che per ignoranza non abbiamo denunciato con il quadro RW. vorremmo farlo questo anno . come va compilato il quadro e per regolarizzare il 2019 come dobbiamo fare. inoltre volevo chiederle ma il 730 va compilato regolarmente indipendentemente dal quadro rw?

  38. Questo tipo di analisi è sicuramente complessa perché richiede la presentazione di una dichiarazione integrativa e di un ravvedimento operoso. Il consiglio se non si è in grado di effettuare il tutto in autonomia è di rivolgersi ad un Commercialista esperto. Nel caso ci può contattare in privato per una consulenza.

  39. Buongiorno, grazie per l’articolo.
    Ipotesi: se Pippo compra le cryptovalute spostando dal proprio cc italiano degli €, risulta poi necessario motivare dove sono andati a finire quegli € tramite quadro RW anche se poi delle crypto si detengono le chiavi private nel wallet offline della propria casa ? Questo probabilmente per la legge dell’antiriciclaggio. La domanda però è sopratutto, se scatta la plusvalenza dal wallet offline, Pippo pagherà il 26% al momento del cambio in valuta FIAT, ovvero quando dal wallet rientra nel CC italiano. Corretto ?
    Grazie ancora
    Max

  40. Nel quadro RW non si devono indicare le movimentazioni ma solo le consistenze. Per quanto riguarda la plusvalenza, il momento impositivo si ha al momento del realizzo. Se vuole approfondire siamo a disposizione per una consulenza in modo da chiarire i suoi dubbi.

  41. Ottimo articolo, vorrei solo segnalare un paio di refusi:
    1. Conio non è una società italiana, anche se ha uffici in Italia. Il primo exchange Italiano è The Rock Trading che, nato nel 2013 ha spsostato nel 2017 la sua “residenza” da Malta all’Italia
    2. Si confonde Deep web (quanto non indicizzato dai motori di ricerca) con Dark web (una fetta del Deep web dove, a volte si trovano attività losche, ma altrettanto siti che combattono la censura); in ogni caso chi acquista/vende criptovalute, difficilmente lo farà nel Dark Web, dove magari le potrà spendere.

  42. La visione che le crypto sul wallet privato non si debbano dichiarare mi pare sia di minoranza.
    In effetti l’agenzia delle entrate consente di indicare attività finanziare di natura diversa senza indicare il codice dello stato, pare proprio per coprire questo caso.

  43. Salve Dott. Migliorini,

    avrei una domanda sulla plusvalenza.
    Tutto chiaro quando si realizza la vendita di criptovaluta per una valuta fiat (per esempio ho comprato bitcoin con euro e vendo bitcoin per euro).
    Ma cosa succede se faccio operazioni tra diverse criptovalute (per esempio compro bitcoin con euro e poi scambio bitcoin per ethereum)?
    Si tratta di transazione tassabile e quale è la plusvalenza in questo caso?

    Grazie in anticipo

  44. Superata la soglia di rilevanza ogni transazione che genera plusvalenza deve essere tassata, seguendo le regole indicate. La plusvalenza deriva dalla differenza positiva tra valore della valuta al momento dell’acquisto e quello al momento della cessione/scambio.

  45. Buongiorno Dott. Migliorini,

    avrei una domanda da porle. Nel corso del 2021 ho realizzato delle plusvalenze, non avendo mai superato la soglia dei 51.645,69 euro di giacenza media non devo compilare il quadro RT perchè non devo alcun imposta sostitutiva al 26%. Queste plusvalenze non vanno dichiarate ugualmente anche se non tassate? Magari in qualche altro quadro della dichiarazione o le posso anche omettere?

  46. Buonasera Dott. Migliorini,
    se le plusvalenze sono inferiori ad Euro 1000 all’anno, vanno comunque riportate?
    Visto che il valore delle monete cambia costantemente ed anche il numero delle monte in mio possesso varia durante l’anno, qual è il valore che dovrei riportare nel quadro RW delle dichiarazione 730? Esempio: valore al 31 Dicembre dell’anno precedente o valore medio detenuto durante l’anno? Grazie per il Suo riscontro.
    Cordiali saluti

  47. Salve, grazie per l’articolo per mettere un po’ di chiarezza sulle cryptovalute

    Le crypto vanno dichiarate a prescindere anche per piccoli importi di 2/300€ in controvalore totale ,
    Oppure vanno dichiarate solo al superamento della soglia minima del calcolo delle plusvalenze oltre i 51000€?

  48. Scusate non sto capendo: Si fa sempre e solo riferimento a crypto acquistate personalmente…
    Cosa deve fare invece uno che le crypto le ha ricevute da qualcun’altro senza fare cashout?? Compila il modulo RW e basta?
    Non è che questi poi se ne escono che vogliono l’IVA e IRPEF sulle crypto ricevute da amici, perchè le considerano pagamenti assimilandomi ad un evasore fiscale???
    Nel 2021 non ho avuto reddito da lavoro(disoccupato), ma mi sono state regalate circa 10K in crypto, che non ho alcuna intenzione di prelevare, visto che spero diventino la mia pensione..!!
    Nessuno parla mai di questa cosa.. ma solo di crypto acquistate con bonifico cosa che io non ho mai fatto!!!

  49. Gli obblighi indicati nell’articolo valgono per ogni tipologia di detenzione di valute virtuali (a seguito di acquisto, donazione, etc). Consiglio di prestare attenzione e valutare la propria situazione con il commercialista, altrimenti siamo a disposizione per una consulenza.

  50. Nel caso si ricevano crypto in maniera gratuita (non onerosa) durante un’airdrop, questa quantità (spesso dal controvalore in euro piuttosto elevato) come vanno dichiarate in RW? Come vanno tassate? Devo provvedere anche al quadro RL?

  51. Sicuramente vi sono obblighi per il monitoraggio fiscale, per il resto consiglio di confrontarsi con il suo commercialista o contattarci per una consulenza. In ogni caso da quanto scrive non vi sono sufficienti informazioni per capire la situazione e quindi offrire una risposta.

  52. Salve e complimenti per l’ articolo anche se mi ci sono perso diverse volte essendo un neofita della situazione, ma mi domandavo: se le agenzie che gestiscono i wallett dei propri clienti devono rilasciare all’ agenzia delle entrate documentazione relativa alla gestione degli sessi, chi invece da un proprio wallett privato trasferisce moneta virtuale al wallet privato di una seconda persona, deve fornire anch’ egli documentazione del passaggio all’ agenzia delle entrate o deve quest’ ultimo dimostrare da dove li ha ricevuti?
    In caso affermativo quale documentazione sarebbe da presentare?

  53. Buongiorno,
    anni fa mi ero registrato su coinbase, senza però mai utilizzarlo. Non ho mai versato un euro, né ho mai fatto transazioni, ecc..
    Vorrei chiudere l’account in quanto non l’ho mai utilizzato, ma per entrare mi chiede una foto ID card, che all’epoca non avevo fornito.
    Se lasciassi tutto così com’è, è rilevante ai fini fiscali?

  54. Salve e complimenti per l’articolo super completo, ma forse non capisco io perché non mi intendo proprio della materia e chiedo quindi una conferma. In particolare non capisco perché nell Esempio di calcolo della giacenza proposto non si supera la soglia dei 51k, cioè se a dicembre vende per 150 mila vuol dire che il valore delle sue crypto è stato >50k oppure bisogna considerare solo il valore al primo gennaio dell’anno di vendita e quindi nell’esempio 900*10=9000? In quest’ultimo caso, vorrei capire meglio con questo esempio :
    Supponendo che a gennaio 2022 il bitcoin costi 60k, ma non ne possiedo. Poi a giugno 2022 il valore di bitcoin è di 30k e ne acquisto uno. A luglio 2022 costa 35k e rivendo il mio bitcoin generando quindi un profitto di 5k. supponendo poi che fino a dicembre 2022 non vengono effettuate altre operazioni e non ho altre crypto. Avrei superato la soglia dei 51k perché a gennaio valeva 60k anche se non ne possedevo? Grazie

  55. Ci sono due calcoli diversi da fare, uno legato al calcolo del superamento della soglia di rilevanza dei 51k euro, l’altro se il risultato del primo è rilevante (sopra soglia) per il calcolo della plusvalenze. Il consiglio è di farsi coadiuvare da società specializzate che si occupano di effettuare questo tipo di calcolo.

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