Tassazione iscritto AIRE smart working italia
Tassazione iscritto AIRE smart working italia

L’Agenzia delle Entrate torna a parlare dei criteri di collegamento dell’attività di lavoro dipendente svolta con modalità “smart working“. In particolare, con la risposta ad interpello n. 626/E/2021 viene confermato il principio generale, conforme alla disciplina convenzionale, secondo il quale il reddito da lavoro dipendente deve essere tassato nel Paese si svolgimento dell’attività lavorativa. Naturalmente, deve essere considerata l’eventuale tassazione concorrente dello Stato che ha erogato il reddito. Nulla di nuovo rispetto ai precedenti chiarimenti su questo argomento, tuttavia, degna di nota è la definizione di “luogo di svolgimento della prestazione lavorativa“, importante per determinare la potestà impositiva degli Stati coinvolti.

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Il caso analizzato dall’Amministrazione finanziaria è quello di una cittadina italiana iscritta AIRE, dipendente di una società lussemburghese. Questa dichiara di svolgere la propria attività lavorativa in Italia, lavorando in smart working. Il suo obiettivo è quello di capire se abbia obblighi fiscali in Italia per la tassazione del reddito da lavoro dipendente percepito (non avendo residenza fiscale in Italia).

Criteri di collegamento per la tassazione del lavoro dipendente in smart working

Il punto di partenza per individuare il criterio di collegamento dei redditi da lavoro dipendente è l’art. 23, co. 1. lett. c) del TUIR, il quale prevede che si considerano prodotti in Italiai redditi di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato“. Questa disposizione non trova applicazione nel caso in cui l’Italia abbia in vigore con lo Stato di residenza fiscale del lavoratore una convenzione per eliminare le doppie imposizioni che riconosca a quest’ultimo Stato la potestà impositiva esclusiva sul reddito di lavoro dipendente prestato in Italia. Nel caso esaminato il riferimento è alla Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Italia e Lussemburgo, ratificata con Legge n. 747/82.

L’art. 15 della Convenzione, al paragrafo 1, prevede che: “i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività venga svolga nell’altro Stato contraente. Se tale attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato“.

Il luogo della prestazione lavorativa

Nel determinare il criterio di collegamento del reddito assume un ruolo dirimente precisare che cosa si intenda per “luogo di prestazionedell’attività lavorativa. Questo, nella particolare ipotesi di svolgimento della prestazione medesima nella modalità del telelavoro.

Al riguardo, un utile riferimento interpretativo è fornito dal commentario all’articolo 15, paragrafo 1, del modello OCSE di convenzione per eliminare le doppie imposizioni, secondo il quale per individuare lo Stato contraente in cui si considera effettivamente svolta la prestazione lavorativa bisogna avere riguardo al luogo dove il lavoratore dipendente è fisicamente presente quando esercita le attività per cui è remunerato. Si aggiunge che il reddito percepito dal lavoratore dipendente non può essere assoggettato a imposizione nell’altro Stato contraente, anche se i risultati della prestazione lavorativa sono utilizzati in detto Stato.

Pertanto, in base al combinato disposto dell’articolo 15 della citata Convenzione e dell’articolo 23 del TUIR, l’Agenzia delle Entrate ritiene che il reddito percepito dal contribuente residente in Lussemburgo, per l’attività di lavoro dipendente svolta in Italia rilevi fiscalmente anche nel nostro Paese, ai sensi degli articoli 49 e 51, commi da 1 a 8, del TUIR.

Eliminazione della doppia imposizione internazionale

Nel caso prospettato, quindi, il lavoratore è tenuto a dichiarare il reddito da lavoro dipendente in Italia ed in Lussemburgo. La conseguente doppia imposizione sarà risolta, ai sensi dell’articolo 24,paragrafo 1, della Convenzione, attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta da parte del Lussemburgo, Stato di residenza del lavoratore dipendente.

Tassazione del lavoro dipendente in smart working: conclusioni

L’Agenzia delle Entrate è tornata ad approfondire i criteri di tassazione dei redditi da lavoro dipendente percepiti in modalità smart working. L’aspetto interessante è la conferma dell’impostazione secondo cui il luogo di esercizio dell’attività è quello in cui materialmente si trova il lavoratore. Quando siamo di fronte ad una convenzione contro le doppie imposizioni come quelle base sul modello OCSE, siamo di fronte ad una tassazione concorrente del reddito. L’unica possibilità esimente, in questi casi, è data dalla verifica dei requisiti del paragrafo 2 dell’art. 15, i quali dispongono la tassazione esclusiva nel Paese di residenza fiscale del lavoratore. Tuttavia, devono ricorrere, congiuntamente, le seguenti condizioni: “a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni nel corso di un qualsiasi anno fiscale; e b) le remunerazioni sono pagate da o a nome di un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato; e c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato“.

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