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Ritenuta d’acconto: cos’è e come si calcola?

Cos'è la ritenuta d'acconto per i redditi da lavoro dipendente, lavoro autonomo e di capitale?

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La ritenuta d’acconto è un metodo di riscossione dei tributi e consiste in una trattenuta effettuata da alcuni soggetti, i sostituti d’imposta, al momento del pagamento del corrispettivo di altri contribuenti, ovvero i sostituiti d’imposta.

La ritenuta d’acconto è una trattenuta IRPEF, per i redditi delle persone giuridiche o IRES, in caso di persone giuridiche, effettuata sulle somme di denaro percepite dai datori di lavoro o dai clienti, dalle banche o dagli istituti finanziari.

Sono soggetti a ritenuta d’acconto, i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dipendente, i redditi da capitale e gli altri redditi espressamente previsti dalla Legge. Il riferimento normativo della ritenuta d’acconto sono gli articoli 23 e 25 del DPR n. 600/1973.

Attraverso il meccanismo della ritenuta di acconto una parte delle imposte dovute da parte del soggetto percettore di alcune categorie reddituali viene trattenuta e versata all’Erario da parte del soggetto che eroga il reddito. Come puoi immaginare l’obbligo di ritenuta di acconto è stato introdotto per ridurre il rischio di frode soprattutto nel mondo dei lavoratori autonomi.

Vediamo, a questo punto, con maggiore dettaglio che cos’è la ritenuta di acconto per le imposte dirette.

Che cos’è la ritenuta d’acconto?

Mediante il meccanismo della ritenuta d’acconto, il sostituto d’imposta è cioè tenuto al pagamento di imposte in relazione a manifestazioni di capacità contributiva riferibili ad un altro soggetto, il sostituito.

Il legislatore ha previsto due ipotesi di sostituzione:

  • Sostituzione a titolo d’imposta, che trova applicazione quando il sostituto assolve totalmente l’obbligo fiscale gravante su un determinato provento, in modo da estinguere l’obbligazione tributaria del sostituito, estromettendolo dall’attuazione del prelievo;
  • Sostituzione a titolo d’acconto che trova applicazione quando il sostituto trattiene dai proventi che eroga al sostituito un mero acconto sulla complessiva imposta da questi dovuta, non esaurendo, in tal modo, il prelievo e non estromettendo il percettore delle somme dalla definitiva attuazione dell’obbligazione tributaria.

Chi è tenuto ad effettuare la ritenuta d’acconto?

Sono tenuti ad effettuare la ritenuta d’acconto, in quanto sostituti d’imposta:

  • Gli enti e le società indicati all’art. 73 DPR n. 917/1986:
    • a) società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
    • b) enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché trust, residenti nel territorio dello Stato, aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
    • c) enti pubblici e privati diversi dalle società, trust non aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, nonché organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato;
    • d) società ed enti di ogni tipo, compresi i trust con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato;
  • Società e associazioni indicate nell’art. 5 DPR 917/1986:
    • Società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato;
  • Le persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole;
  • Persone fisiche che esercitano arti o professioni;
  • Curatore fallimentare e il commissario liquidatore;
  • Condominio.

Coloro che, non rientrano in nessuna delle categorie di cui sopra, non rivestono il ruolo di sostituti d’imposta.

Il privato cittadino che eroghi un compenso per una prestazione di lavoro autonomo eseguita in suo favore da un professionista non sarà tenuto ad effettuare alcuna ritenuta su quanto corrisposto.

Quando trova applicazione la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto trova applicazione per i compensi di lavoro corrisposti, rientranti:

  • Redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati;
  • Compensi per prestazioni di lavoro autonomo;
  • Provvigioni per prestazioni, anche occasionali, inerenti a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari;
  • Corrispettivi dovuti dal condominio nei confronti dell’appaltatore per prestazioni relative a contratti d’appalto di opere o di servizi;
  • Interessi e altri proventi spettanti ai possessori di obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie;
  • Compensi per perdita dell’avviamento commerciale in conseguenza della cessazione di rapporti di locazione di immobili adibiti all’esercizio di un’attività commerciale o artigiana diretta agli utenti o ai consumatori finali, nonché contributi alle imprese corrisposti da enti pubblici;
  • Premi e vincite di vario genere corrisposti dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche o private e dagli altri soggetti indicati dall’art. 23 D.P.R. 600/1973;
  • Compensi erogati in favore di sportivi non professionisti da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche.

Quando non trova applicazione la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto non trova applicazione per tutti i compensi inferiori a 25,82 euro, purché non si tratti di acconti relativi a prestazioni lavorative il cui corrispettivo e superiore a tale limite.

Restano esclusi anche i compensi corrisposti da enti pubblici ed enti privati, che non hanno come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

La base imponibile della ritenuta d’acconto

Nella base imponibile, per il calcolo della ritenuta d’acconto, rientrano:

  • I compensi professionali;
  • I rimborsi a piè di lista (effettivamente sostenute) per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • Le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente;

Non concorrono alla base imponibile:

  • I contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • I compensi ricevuti a titolo di rimborso spese anticipate, in nome e per conto del cliente, a patto che non rappresentino spese inerenti alla produzione del reddito di lavoro autonomo e che siano analiticamente documentate.

Chi paga la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto viene applicata su tutti i compensi relativi a prestazioni di lavoro autonomo oltre che sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti dipendenti.

Qualora il versamento viene effettuato dal sostituto d’imposta, è il professionista o il lavoratore dipendente ad operare la ritenuta d’acconto.

Versamento della ritenuta d’acconto

Il versamento della ritenuta d’acconto viene eseguito dal sostituto d’imposta entro il 16 del mese successivo a quello in cui è avvenuto il pagamento.

Nel caso in cui il 16 sia sabato oppure un giorno festivo, il versamento è posticipato al primo giorno successivo utile.

Il versamento è effettuato mediante modello F24.

Entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui ha corrisposto i redditi, deve provvedere a consegnare la Certificazione Unica al prestatore di lavoro, con la quale sono attestate le ritenute operate, a prescindere dal loro effettivo versamento.

Omesso versamento della ritenuta d’acconto

L’omesso versamento delle ritenute è un reato disciplinato dall’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000 il quale così dispone:

“E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta”.

Per quanto riguarda le conseguenze di carattere fiscale, sono disciplinate dagli articoli 13 e 14 del decreto legislativo numero 471/1997.

Chi non esegue, in tutto o in parte, le ritenute alla fonte è soggetto alla sanzione amministrativa pari al 20% dell’ammontare non trattenuto, mentre chi, pur avendo eseguito la ritenuta, non procede ai versamenti è soggetto alla sanzione amministrativa del 30% di ogni importo non versato.

Versamento in ritardo della ritenuta d’acconto

Le sanzioni derivanti dall’omesso versamento possono essere contenute se il sostituto provvede al ravvedimento operoso.

Il meccanismo in parola determina una diminuzione delle sanzioni da 1/10 sino a un 1/5 del minimo a seconda del termine entro il quale si provvede alla regolarizzazione.

La sanzione ordinaria per i versamenti eseguiti con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza è poi ridotta alla metà.

Nel caso in cui i versamenti siano effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione è ulteriormente ridotta.

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