Imposta estera definitiva: cosa vuol dire?

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L’applicazione del credito per imposte estere ex articolo 165 del TUIR richiede che vi sia un’imposta estera definitiva. L’imposta estera definitiva è quella che non può essere chiesta a rimborso. Vediamo tutti i dettagli in questo articolo.

Uno dei principali errori che riscontro quotidianamente nella mia attività di consulente riguarda l’applicazione del credito per imposte estere.

Mi riferisco al credito concesso ai sensi dell’articolo 165 del TUIR, in caso di imposte estere pagate dal contribuente residente in Italia. In questo caso la tassazione del reddito estero in Italia, avviene con l’applicazione di un credito di imposta. Si tratta di un credito legato ad evitare fenomeni di doppia imposizione economica.

Molto spesso il contribuente tende a formare questo credito in modo matematico. Ma questo non è sicuramente il modo corretto di operare.

Da qui voglio partire per fare insieme qualche riflessione sull’utilizzo del credito per imposte estere.

Che cosa vuol dire che il credito di basa su un’imposta estera definitiva?

Scopriamolo insieme!

Imposta estera definitiva
Imposta estera definitiva

IMPOSTA ESTERA DEFINITIVA PER IL CALCOLO EX ARTICOLO 165 DEL TUIR

L’applicazione del credito per le imposte estere non deriva da una apodittica indicazione delle imposte estere pagate. Allo stesso modo, se non si vuole incorrere in contestazioni il credito non deve esaurirsi in un mero calcolo matematico.

L’applicazione dell’articolo 165 del TUIR, al contrario, richiede una valutazione preliminare sulla correttezza del prelievo fiscale operato all’estero. Questa valutazione risulta essere essenziale per accertare la sussistenza stessa dei requisiti per lo scomputo dall’imposta italiana.

La questione deriva dal fatto che tra i requisiti richiesti dall’articolo 165, al comma 1 vi è quello del “carattere definitivo” dell’imposta estera.

Imposta estera definitiva vuol dire, essenzialmente, “non ripetibile“.

Cosa vuol dire imposta “non ripetibile”?

Occorre rifarsi a quanto disposto dalla Circolare n 9/E/2015 (§ 2.4), dell’Agenzia delle Entrate. Secondo il documento di prassi si considerano ripetibili, quindi non danno diritto al credito, le imposte suscettibili di rimborso nello Stato estero.

QUANDO NASCE IL DIRITTO AL RIMBORSO DELLE IMPOSTE?

Un’imposta estera definitiva è un’imposta non rimborsabile.

Generalmente, il diritto al rimborso nasce nel momento in cui l’imposta è stata prelevata all’estero in misura superiore a quella prevista nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Si tratta di una fattispecie che può essere frequente in caso di dividendi, degli interessi e delle royalties.

Con questi redditi o proventi, talvolta, il soggetto estero preleva l’imposta secondo la propria normativa interna, anziché secondo la Convenzione che lega il proprio Stato all’Italia.

In questi casi, l’imposta accertabile in Italia è quella che corrisponde all’aliquota convenzionale. L’eventuale eccedenza di imposta non può essere detratta a norma dell’articolo 165 del TUIR. Essa, infatti, deve essere chiesta a rimborso nello Stato estero. Il rimborso, solitamente, avviene presentando la relativa dichiarazione dei redditi.

IMPOSTA ESTERA DEFINITIVA QUANDO LA RITENUTA ESTERA NON ERA SPETTANTE

Possono capitare anche situazioni in cui il committente estero applica una ritenuta in uscita ad un prestatore italiano. Ritenuta in uscita non spettante ai sensi di una Convenzione internazionale.

In questo caso, si può parlare di imposta estera definitiva?

Si tratta, sostanzialmente, di situazioni “estreme“. Mi riferisco a situazioni in cui non sussistono i presupposti per il prelievo della ritenuta.

Si tratta, in dettaglio, del caso, esaminato dalla Risoluzione n 277/E/2008 dell’Agenzia delle Entrate. E’ il caso di una società italiana che ha reso prestazioni ad una società del Kazakistan senza avere in loco una stabile organizzazione.

Essendo il reddito non imponibile nello Stato estero, mancando una Stabile Organizzazione, il prelievo operato risulta quindi indebito. Pertanto, l’impresa italiana:

  • Non ha titolo a scomputare dall’IRES l’imposta estera;
  • Deve richiedere a rimborso la ritenuta operata senza che vi fossero i presupposti presso le Autorità fiscali del Kazakistan.

IMPOSTA ESTERA DEFINITIVA: I CONTROLLI DA EFFETTUARE

In questo contesto, quindi, i controlli da effettuare non sono sempre semplici.

Vediamo gli step che portano alla corretta determinazione dell’imposta estera definitiva ed al credito per imposte estere.

ACCERTARE L’ESATTA NATURA DEI COMPENSI PERCEPITI

Va, in primo luogo, accertato quale sia l’esatta natura dei proventi percepiti. L’obiettivo è quello di valutare se il trattamento convenzionale applicato è stato corretto o meno.

Infatti, l’applicazione del credito per imposte estere è subordinato all’esistenza di una convenzione internazionale siglata tra i due Paesi coinvolti.

Nel campo delle royalties, ad esempio, le singole Convenzioni prevedono trattamenti diversi a seconda dell’origine del reddito. Infatti, vi possono essere aliquote differenziate a seconda che questo derivi:

  • Dallo sfruttamento economico di beni immateriali, o
  • Da canoni per l’uso o la concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche.

VALUTAZIONE DELLE CLAUSOLE NON STANDARD DEI TRATTATI

In alcune situazioni occorre poi valutare l’effetto di alcune Convenzioni. Si tratta, in genere, quelle costruite secondo il modello ONU, o con singole clausole che si rifanno a questo modello.

Si tratta di trattati che prevedono regole particolari.

CONVENZIONE ITALIA/CINA: STABILE ORGANIZZAZIONE

Il caso tipico è quello della Convenzione Italia-Cina, il cui articolo 5 considera dotate di stabile organizzazione nell’altro Stato le società che forniscono servizi. Sono compresi i servizi di consulenza, per mezzo di impiegati o di altro personale nell’altro Stato. Questo, purché tali attività si protraggano per lo stesso progetto, o per un progetto collegato, per un periodo o per periodi che oltrepassano in totale i sei mesi nell’arco di dodici mesi.

Se questa condizione sussiste, lo Stato cinese ha titolo a tassare l’impresa italiana, la quale si considererebbe operante sul suo territorio per il solo fatto di prestare servizi, compresi quelli di consulenza, in modo “continuativo”. L’imposta non sarebbe rimborsabile ai sensi della Convenzione Italia-Cina e, quindi, risulterebbe scomputabile a norma dell’articolo 165 del TUIR.

Dal testo della Convenzione emerge invece che, se il servizio non è prestato secondo modalità che presuppongono la sussistenza di una stabile organizzazione in Cina (ad esempio, in quanto prestato direttamente dall’Italia e/o perché di durata inferiore ai sei mesi), le imposte cinesi potrebbero essere chieste a rimborso nello Stato estero.

Questo anche se la normativa nazionale prevedesse la tassazione in Cina dei proventi in questione, data la prevalenza della Convenzione sulle norme interne.

Dalla possibilità di richiedere a rimborso tali imposte conseguirebbe l’impossibilità di scomputare le stesse dall’imposta italiana a norma dell’articolo 165 del TUIR.

IMPOSTA ESTERA DEFINITIVA: CONCLUSIONI

L’applicazione del credito per imposte estere non appare sempre di agevole calcolo. La determinazione dell’importo di imposta estera definitiva è l’aspetto che maggiormente può indurre in errore.

La procedura corretta per l’applicazione del credito non può passare che da due fasi consecutive:

  • La verifica della natura del provento percepito. Si deve prima di tutto verificare la categoria reddituale del provento e verificare la sua presenza nella Convenzione internazionale;
  • La verifica nella Convenzione internazionale della territorialità dell’imposizione. Soltanto attraverso la territorialità è possibile determinare se spetta nell’altro Stato la formazione del credito.

Tutto questo deve essere posto a corollario dell’identificazione della quota di imposta lorda che non può essere chiesta a rimborso.

Una volta conclusa la procedura è possibile calcolare il credito per imposte estere da inserire nella dichiarazione dei redditi italiana.

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