Aprire una LTD nel Regno Unito (UK): costi, tasse e vantaggi

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Aprire una LTD nel Regno Unito permette di operare con una struttura flessibile, costituibile in via telematica e senza notaio. Il sistema fiscale inglese prevede la Corporation Tax (imposta sulle società) e l’esenzione IVA fino a 90.000 sterline di fatturato. Tuttavia, non basta la registrazione formale: senza una struttura operativa reale in UK, la società rischia di essere tassata in Italia secondo l’Art. 73 del TUIR.

Aprire una società all’estero è una scelta che attrae molti imprenditori italiani, sedotti dalle promesse di semplicità, velocità e bassi costi. Tuttavia, aprire una LTD nel Regno Unito (Limited Company) richiede attenzione: è essenziale essere consapevoli dei rischi fiscali associati all’apertura di una società estera mantenendo la residenza fiscale in Italia. In questo articolo analizzeremo costi, tassazione e vantaggi, spiegando come costituire una società a Londra o nel resto dell’UK evitando contestazioni fiscali.

Vantaggi di aprire una LTD in UK

L’imprenditore che decide di aprire una LTD in UK gode di vantaggi amministrativi inesistenti in Italia. Oltre al carico fiscale ridotto, i punti di forza sono la burocrazia leggera e l’efficienza amministrativa, che lasciano più tempo per il proprio business.

E’ vero che aprire una LTD mi permette di pagare meno tasse?

Questa è la domanda che maggiormente mi viene posta sull’argomento, ovvero quello che si crede in apparenza. Posso rivelarti, invece, che un imprenditore italiano che vuole aprire una LTD nel Regno Unito non è attratto solo dal profilo fiscale. Bensì, soprattutto da altri aspetti.

Il fatto che nel Regno Unito le imposte sul reddito delle società siano ridotte rispetto all’Italia è cosa nota. Tuttavia, i punti forti del sistema anglosassone sono altri. La burocrazia più leggera e l’efficienza del sistema amministrativo su tutte. Andiamo ad analizzare, quindi i vantaggi che può offrire una Limited company nel Regno Unito.

Come aprire una LTD (Limited Company): la procedura passo dopo passo

Le procedure di incorporazione sono semplici ma richiedono l’assistenza di professionisti specializzati. Per la nostra esperienza, le principali informazioni da conoscere sono le seguenti.

Costituzione telematica e tempi

La società LTD può essere aperta anche in un solo giorno in modo telematico, senza notaio. Riceverai via email il Memorandum of Association e lo statuto. Il tutto assieme alla copia delle azioni detenute “certificates of shares. Il director (amministratore) della società può essere un soggetto residente o non residente nel Regno Unito.

Cosa serve per iniziare (checklist)

  • Registrazione alla Company House e HMRC.
  • Sede legale nel Regno Unito (Registered Office).
  • Nomina di un Director (amministratore).
  • Apertura di un conto corrente bancario in UK o su fintech (es. Wise).

Certezza normativa

Nel Regno Unito vi è un regime di certezza normativa. La norma è basata sul precedente giurisprudenziale (“common law“). Ovvero sulle sentenze che i giudici hanno emesso in relazione ad un caso trattato precedentemente. Questo significa minori possibilità di essere sanzionati per aver applicato una normativa tributaria. Meno sanzioni significa avere maggior tempo a disposizione da dedicare al business. Se pensi al tempo che ogni impresa italiana dedica ad adempiere oneri amministrativi ed accertamenti fiscali, puoi comprendere il vantaggio.

Quanto costa aprire una LTD nel Regno Unito?

Molti si chiedono quali siano i reali costi per l’apertura. Sebbene la costituzione “fai da te” possa sembrare economica, per operare professionalmente è necessario budgettizzare:

  1. Costi di costituzione: poche sterline per la registrazione base.
  2. Sede legale: L’acquisto di un ufficio virtuale a Londra ha un costo medio di 100 sterline all’anno, ma attenzione: per evitare contestazioni serve una struttura reale (vedi paragrafo sull’esterovestizione). Tuttavia, la sola disponibilità di un ufficio virtuale potrebbe non è sufficiente. È infatti proprio questo uno degli errori che devi evitare nella costituzione di una LTD.
  3. Consulenza fiscale: Il costo per un accountant locale e per la gestione della compliance fiscale.

L’imprenditore deve essere in grado di dimostrare alle autorità fiscali di aver la disponibilità di un ufficio. Un luogo in cui tutta o parte dell’attività aziendale viene gestita e svolta. Per questo motivo è opportuno prendere in affitto anche un ufficio vero e proprio. Oppure, un spazio di co-working al fine di dimostrare al Fisco italiano di avere anche una minima struttura organizzativa in Inghilterra. Considera che il prezzo di un ufficio in un spazio condiviso varia dalle 50 £ alle 100 £ al mese.

Tassazione societaria in UK per una Limited company

Una volta visto perché può essere conveniente aprire una LTD in Inghilterra vediamo il sistema di tassazione societario. Le società residenti in UK sono soggette ad un’imposta societaria (Corporation tax) sui redditi ovunque prodotti.

Le società non residenti sono soggetti a Corporation tax se esercitano un’attività d’impresa per il tramite di una stabile organizzazione. Ovvero una struttura caratterizzata dalla presenza di un luogo fisso dove viene svolta l’attività o da un agente che ha pieni poteri di rappresentare la società estera.

Una società è residente se è costituita in UK o se la direzione effettiva è ivi esercitata. Peraltro, conformemente ai parametri internazionali, se una società inglese non ha la direzione effettiva in UK, la stessa non sarà considerata residente, anche ai fini domestici. Questo significa che è possibile che vi sia una società inglese, formalmente costituita in UK, che non è ivi fiscalmente residente (derivandone quindi che gli eventuali utili realizzati non sono ad essa fiscalmente attribuibili e quindi tassabili). Questo concetto assume una particolare rilevanza in alcune tipiche forme contrattuali di commercio internazionale (quali ad esempio i contratti di agenzia, particolarmente diffusi in UK).

Corporation Tax e aliquote

Le società residenti pagano la Corporation Tax. L’aliquota principale è al 25% (aprile 2023), ma esiste un’aliquota ridotta al 19% per profitti inferiori a 50.000 sterline.

Tieni conto che, a differenza di quanto avviene in Italia, nel Regno Unito non si pagano acconti di imposta!

Partita IVA (VAT) e limite delle 90.000 sterline

Le LTD con volume d’affari sotto le 90.000 sterline non sono obbligate ad aprire la Partita IVA (VAT Number). Questo regime è simile al forfettario italiano: non applichi l’IVA sulle fatture, ma non puoi scaricare i costi. Tuttavia, anche nel caso in cui si preveda di superare questa cifra nei successivi 30 giorni, la registrazione deve essere effettuata anticipatamente. Allo stesso modo, se una società inglese acquista beni per un valore superiore a 90.000 sterline da altri paesi europei, è necessario registrarsi al VAT. La procedura di registrazione può essere completata online attraverso il portale ufficiale dell’HMRC (Her Majesty’s Revenue and Customs). Una volta completata la registrazione, la società riceverà un numero di registrazione che dovrà essere incluso in tutte le fatture emesse.

A quel punto la società ha il diritto di detrarsi la VAT pagata sugli acquisti connessi all’attività di impresa. La prima dichiarazione VAT deve essere presentata entro 12 mesi dalla costituzione della società, a meno che non sia stata richiesta la registrazione immediata. Successivamente, le dichiarazioni devono essere inviate su base trimestrale, con i relativi pagamenti effettuati entro le date stabilite dall’HMRC.

Agevolazione per le “small private limited company”

Tieni conto anche che esiste una particolarità che rende appetibile fiscalmente aprire una Limited company. Le società LTD che hanno un volume d’affari non superiore a 90.000 sterline (circa 96.000 Euro) l’anno, non sono obbligate a richiedere una partita IVA (VAT Number).

La costituzione di una Limited inglese senza partita IVA è una particolare agevolazione che consente all’attività di non dover addebitare IVA sulla propria attività. Possiamo fare un paragone (anche se non è totalmente corretto) con il Regime Forfettario (italiano). Tutte le fatture, in questo caso, vengono emesse senza addebitare l’IVA (VAT) del 20%. Così come un’impresa in regime forfettario, l’imprenditore, che avvia una “small Private Limited Company, non può scaricare costi ai fini IVA.

E se nel corso dell’anno dovessi superare la soglia di 90.000 sterline?

È necessario registrarsi se, entro la fine di ogni mese, il fatturato totale imponibile IVA degli ultimi 12 mesi è stato superiore a 90.000 sterline. In questo caso è necessario effettuare la registrazione entro 30 giorni dalla fine del mese in cui è stata superata la soglia. La data effettiva di registrazione è il primo giorno del secondo mese successivo al superamento della soglia.

Imposte sui redditi e brexit

L’apertura di una LTD nel Regno Unito, a seguito della brexit determina alcuni effetti nei rapporti con l’Italia. Questo, in quanto non risultano più applicabili:

  • Il regime di esenzione sui dividendi previsto dalla Direttiva 2011/96/UE (c.d. “Direttiva madre-figlia”);
  • La ritenuta sui dividendi che sono distribuiti alle società residenti in Stati dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo;
  • Del regime di esenzione degli interessi e royalties prevista dalla Direttiva n. 2003/49/CE (c.d. “Direttiva interessi-canoni”).

Resta, viceversa, confermata la possibilità di applicare le minori aliquote di tassazione previste dalla Convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta tra l’Italia e il Regno Unito.

Limited company come holding

L’ubicazione di una holding è una considerazione importante in qualsiasi struttura internazionale in cui si desideri ridurre al minimo l’imposta addebitata sul flusso di reddito. Idealmente la società dovrebbe essere residente in una giurisdizione che:

  • Ha una buona rete di convenzioni contro la doppia imposizione, riducendo così al minimo le ritenute alla fonte sui dividendi ricevuti;
  • Esenta dalla tassazione il reddito da dividendi;
  • Non applica l’imposta sulle plusvalenze sulla cessione di società controllate;
  • Non impone ritenute alla fonte sulle distribuzioni dalla holding alla sua controllante o agli azionisti;
  • Non impone l’imposta sulle plusvalenze sugli utili derivanti dalla vendita di azioni della holding da parte di azionisti non residenti
  • Non impone imposte sui conferimenti sul capitale sociale
  • Non ha un capitale sociale minimo versato

Una holding britannica può beneficiare di tutti i requisiti di cui sopra. Il Regno Unito ha la più grande rete di convenzioni contro le doppie imposizioni al mondo. Nella maggior parte delle situazioni in cui una società del Regno Unito possiede più del 10% del capitale azionario emesso di una controllata estera, l’aliquota della ritenuta alla fonte sui dividendi è ridotta al 5%.

Devi considerare, inoltre, che nel Regno Unito sono considerate piccole imprese le società con meno di 50 dipendenti che soddisfano uno o entrambi i criteri finanziari seguenti:

  • Fatturato inferiore a 10 milioni di euro di bilancio;
  • Totale inferiore a 10 milioni di euro.

Le piccole imprese possono godere di un’esenzione totale dalla tassazione dei dividendi provenienti da controllate estere se questi sono ricevuti da un territorio che ha un accordo sulla doppia imposizione con il Regno Unito che contiene un articolo di non discriminazione. Un’esenzione totale dalla tassazione dei dividendi esteri si applica se il dividendo rientra in una delle diverse classi di dividendi esenti. Le classe più rilevante è quella dei dividendi pagati da una società controllata dalla società beneficiaria del Regno Unito.


Rischi fiscali: esterovestizione e residenza fiscale

l rischio di gestire la LTD dall’Italia (esterovestizione)

Molti imprenditori commettono l’errore di credere che basti costituire la società a Londra per non pagare tasse in Italia. Se una LTD (Limited Company) è formalmente costituita nel Regno Unito ma viene amministrata e gestita concretamente dall’Italia, si configura il reato di esterovestizione societaria.

Secondo l’art. 73 del TUIR, una società si considera fiscalmente residente in Italia se qui detiene la sua sede amministrativa o l’attività ordinaria in via principale. Se l’Agenzia delle Entrate dimostra che le decisioni direttive partono dall’Italia (es. un amministratore che vive e opera da Roma o Milano), la società verrà “riportata” fiscalmente in Italia. Le conseguenze sono pesanti: sanzioni amministrative, pagamento delle imposte evase e possibili risvolti penali.

Di fatto, quindi, una società Inglese che viene gestita dall’Italia, che ha l’oggetto sociale in Italia, si può considerare soltanto formalmente Inglese. Questa ha cioè soltanto la sede legale in Inghilterra, ma non ha amministratori, dipendenti, operai in Inghilterra, non ha uffici operativi e nessuna attività in Inghilterra.

La stabile organizzazione in Italia

Se il tuo business prevede una presenza fisica sul territorio italiano, non puoi operare solo come società inglese. Nello specifico, se hai:

  • Un ufficio o un negozio in Italia;
  • Dipendenti che lavorano stabilmente in Italia;
  • Un’organizzazione di beni e persone autonoma;

Sei obbligato ad aprire una stabile organizzazione (Branch) o una sede secondaria. In questo caso, la società inglese dovrà dotarsi di Partita IVA italiana, tenere la contabilità secondo le norme locali e, soprattutto, pagare le imposte in Italia sui redditi prodotti dalla filiale. Ignorare questo obbligo espone al rischio di un doppio accertamento fiscale: sia dal fisco inglese (HMRC) che da quello italiano.

Gli obblighi burocratici che una stabile organizzazione di società estera richiede nel territorio italiano sono:

  • Iscrizione al Registro delle Imprese, tenuto presso la Camera di Commercio competente;
  • Ottenimento del codice fiscale e della partita IVA italiana;
  • Deposito del fondo di dotazione che dovrà versare la casa madre;
  • Assoggettamento alla normativa civilistica e fiscale italiana in materia di: fatturazione, contabilità e pratiche amministrative.

Questo significa che se la stabile organizzazione italiana deve assumere un lavoratore dipendente dovrà farlo secondo la normativa civilistica, fiscale e previdenziale italiana. Questo, ad esempio, potrebbe permettere al lavoratore estero che acquisirà residenza fiscale italiana di poter beneficiare (nel rispetto degli altri requisiti richiesti) dell’agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia.

Quando NON conviene aprire una società in Inghilterra

Una volta individuati gli elementi che possono darti un valore aggiunto nell’aprire una LTD nel Regno Unito vediamo adesso i casi in cui non devi aprire Limited Company.

Operare in Italia con una società inglese, avendo un business locale

Come detto, gestire un business fisico in Italia determina la necessità di operare con una filiale italiana della LTD (una stabile organizzazione o una società controllata). Prendiamo in considerazione il caso di un negozio, un’attività artigianale o un ufficio. In questi casi è necessario operare attraverso una filiale italiana della società estera. La Limited Company in questi casi deve operare con una stabile organizzazione. La necessità di dare questa struttura comporta la rinuncia ad una significativa quota dei vantaggi fiscali legati alla tassazione UK. La stabile organizzazione comporta il pagamento delle imposte sul reddito generato dalla stessa all’Amministrazione finanziaria italiana. Infatti, in questo caso, l’attività e l’oggetto sociale dell’impresa, sono situate indiscutibilmente in Italia. Per questo non è possibile evitare la tassazione italiana.

Per quanto possiamo riassumere che trovarsi nella casistiche di avere un business fisico in Italia ed una società inglese non è una soluzione vantaggiosa. I costi da affrontare, se pur minimi, non giustificano poi la tassazione italiana. La situazione cambia radicalmente in tutti quei casi in cui la società rappresenta il presupposto per ampliare la propria attività in più mercati diversa e diventa anche lo Stato di residenza fiscale dell’imprenditore (per evitare quanto diremo di seguito). In questo caso la Limited Company inglese può rivelarsi una scelta vantaggiosa.

Rimango 6 mesi nel Regno Unito per non essere residente in Italia

Il discorso della residenza fiscale è molto complesso. I non addetti ai lavori spesso credono che sia sufficiente passare 6 mesi all’estero per perdere “automaticamente” la residenza fiscale italiana. Non è così semplice.

Sul punto ti invito a leggere il mio articolo sulla residenza fiscale delle persone fisiche (“Residenza fiscale delle persone fisiche: la guida“). Quello che voglio dirti in questa sede è che devi prestare molta attenzione, passare del tempo all’estero, non è sufficiente a spostare li la tua residenza fiscale. La residenza fiscale di un soggetto, infatti, è legata al c.d. “centro degli interessi vitali“, ovvero ai principali interessi di natura familiare, economica, patrimoniale e sociale di un soggetto. Inoltre, è importante effettuare anche il principale requisito formale del trasferimento di residenza, ovvero l’iscrizione AIRE (la quale rappresenta una condizione necessaria ma da sola non sufficiente allo spostamento della propria residenza fiscale all’estero).

Tanto per fare qualche esempio banale, trasferirsi all’estero e lasciare parte della famiglia in Italia può essere problematico, così come lasciare parte dei propri interessi economici in Italia. Lo spostamento della residenza è una procedura da valutare con attenzione, anche per evitare possibili accertamenti. In caso di fattispecie ritenute fraudolente, l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di disconoscere il trasferimento e lo considera fittizio, applicando sanzioni amministrative pecuniarie importanti (in alcuni casi, quando viene ravvisato il dolo è ed il superamento di soglie di imposta evasa è possibile anche il riconoscimento di fattispecie penalmente rilevanti). Per questi motivi è importante valutare attentamente la propria situazione personale prima del trasferimento.

Alti costi della manodopera

Come avrai compreso una società inglese non è sempre e comunque la soluzione perfetta a tutti i problemi degli imprenditori italiani. Se la tua azienda è caratterizzata da una forte preponderanza di costi di manodopera, perché la produzione richiede necessariamente la presenza di molto personale, probabilmente la soluzione ideale non sarà rappresentata dalla LTD inglese. 

Ci sono molte altre giurisdizioni che potrebbero essere prese in considerazione. Tanto per fare alcuni esempi è possibile citare l’Albania, la Romania o la Slovenia. Punto dolente potrebbe essere rappresentato dalla difficoltà di reperire in loco manodopera specializzata, per questo motivo è una scelta da valutare con molta cautela e dopo un accurato studio del paese di destinazione prescelto. 


Aprire società a basso costo: attenzione alle truffe!

Molti potenziali imprenditori, per aprire una LTD in UK, sono attratti dai prezzi ridicoli offerti dal molti consulenti. Quello che molto spesso non viene detto è che dietro a queste offerte c’è soltanto la consegna del Certificato di Incorporazione della società presso la Company House. Il tutto, con la promessa che il potenziale imprenditore potrà continuare a lavorare dall’Italia non pagando le tasse in nessuno Stato

Se pensi che affidarti a chi ti offre il semplice Certificato di Incorporazione possa aiutarti, ti stai sbagliando. Solo con questo certificato, molto probabilmente, non riuscirai nemmeno ad aprire un conto corrente in UK. Avere soltanto questo certificato ti porterà a problemi fiscali, sia in UK che in Italia. Quello che ancora sento da tantissimi lettori è che se ho un’attività online e ho una LTD inglese non pago le tasse da nessuna parte. Magari perché la società è gestita da un “amministratore segreto“.

Le “società anonime” non esistono in UK, questo devi saperlo!

Ricevo tantissime richieste come queste ogni settimana. Vedo imprenditori che una volta aperta la LTD sono stati abbandonati da chi ha proposto loro di aprire la società, e con questa non sono al riparo dal Fisco italiano (la società non è mai anonima), e soprattutto si deve fare attenzione al rischio esterovestizione!

Acquistare un immobile attraverso la società inglese

Molti si chiedono se sia possibile evitare di pagare l’IMU sugli immobili in Italia se si fanno acquistare da una LTD inglese. Questa affermazione non può considerarsi corretta. Infatti, l’immobile è soggetto ad IMU per il solo fatto di trovarsi sul solo italiano, con conta la proprietà. Questo significa che un immobile posto su suolo italiano, a prescindere dalla sua proprietà, è soggetto al pagamento di tutte le imposte patrimoniali dovute. Stessa cosa vale per le imposte indirette (registro, IVA, etc).

I vantaggi legati ad acquistare immobili con una LTD inglese sono altri. Ad esempio l’acquisto di immobili in Italia con società estere lo si fa per riconfigurare assets societari, oppure per diversificare o migliorare gli investimenti. Tuttavia, la scelta principale per cui una società estera acquista immobili in Italia è per scopi di protezione del patrimonio. Sostanzialmente, la tutela del proprio patrimonio è la prima motivazione che spinge all’acquisto di immobili attraverso società poste all’estero. Tuttavia, si tratta di un argomento molto delicato, che non tratterò in questo articolo.

Gli errori da non commettere

Molto spesso intervenire a cose fatte è molto difficile, non si può fare praticamente niente, se non invitare l’imprenditore a chiudere il prima possibile quella società, che magari non ha nemmeno mai operato, perché senza un conto corrente.

Il consiglio migliore che posso darti è quello di affidarti sempre a consulenti preparati. Prima di acquistare qualsiasi cosa, chiedimi una consulenza personalizzata ed insieme verificheremo la bontà dell’idea di business che hai avuto e di come poterla concretamente realizzare.

Il rischio che corri è che per recuperare una situazione già avviata in modo sbagliato tu debba spendere molto più tempo e denaro di quanto avresti speso facendo tutto in regola fin dall’inizio. Altro gravissimo errore che commette chi apre una LTD negli UK è quello di creare la società solo come schermo per non pagare imposte in Italia.

Molte persone credono che gestire un business online nel mercato italiano, gestendolo da casa propria con una società inglese sia il modo migliore per non pagare le imposte. In realtà non è così, ma posso assicurarti che ci sono consulenti, o presunti tali, che fanno affermazioni di questo tipo.

Il rischio, in questi casi è quello di ricevere un doppio accertamento fiscale. Uno dagli UK perché magari l’autorità fiscale inglese verifica la non residenza UK dell’imprenditore, con la conseguenza che si incorre in sanzione sia personalmente sia a livello societario. Inoltre, le autorità UK informano quelle italiane. A questo punto parte il secondo controllo dall’Italia, e questa volta ci sono conseguenze peggiori, come l’esterovestizione societaria. Non è mia intenzione spaventarti, ma soltanto farti capire che aprire una società all’estero è molto vantaggioso ma il tutto deve essere gestito nel modo giusto.

Scheda di sintesi: fiscalità e requisiti LTD in UK

Aspetto Fiscale/AmministrativoDescrizioneAliquote o soglieRequisiti e condizioniRischi o vincoli fiscali
Corporation Tax (Imposta sulle società)Imposta sui redditi societari ovunque prodotti per le società residenti o sui redditi della stabile organizzazione per le non residenti.25% (aliquota principale); 19% per profitti inferiori a £ 50.000.Società costituita in UK o con direzione effettiva esercitata nel Regno Unito.Assenza di acconti d’imposta in UK, ma rischio tassazione in Italia se la direzione effettiva è in Italia.
Partita IVA (VAT)Imposta sul valore aggiunto per le società operanti nel Regno Unito.Soglia di registrazione obbligatoria a £ 90.000 di fatturato imponibile.Registrazione obbligatoria al superamento della soglia o per acquisti di beni UE oltre £ 90.000.Se sotto soglia, non si addebita IVA ma non è possibile detrarre l’imposta sugli acquisti.
Costituzione e gestioneProcedura di creazione della Limited Company (LTD) e mantenimento dei requisiti operativi minimi.Costi di mantenimento annuo stimati tra £ 1.000 e £ 2.000.Registrazione alla Companies House, sede legale in UK, nomina di un Director e apertura conto corrente.La sola disponibilità di un ufficio virtuale è spesso insufficiente per dimostrare l’operatività reale.
EsterovestizioneConfigurazione di residenza fiscale fittizia all’estero per una società di fatto amministrata dal territorio italiano.Riferimento normativo: Art. 73 del TUIR.Sede amministrativa o oggetto principale dell’attività situati stabilmente in Italia.Sanzioni amministrative pesanti, recupero delle imposte evase in Italia e possibili risvolti penali.
Stabile organizzazionePresenza fisica o organizzazione autonoma di beni e persone in Italia riconducibile a una LTD inglese.Obbligo di Partita IVA italiana e tenuta della contabilità locale.Presenza di ufficio, negozio o dipendenti che operano stabilmente sul territorio italiano.Rischio di doppio accertamento fiscale (HMRC e Agenzia delle Entrate) e perdita dei vantaggi fiscali UK.
Residenza fiscale persona fisicaTrasferimento della residenza dell’imprenditore per prevenire la tassazione dei redditi personali in Italia.Permanenza nel Paese estero per un periodo superiore a 183 giorni (6 mesi).Iscrizione all’AIRE e spostamento del “centro degli interessi vitali” (familiari, economici, sociali).L’Agenzia delle Entrate può disconoscere il trasferimento se ritenuto fittizio o privo di sostanza.

Consulenza fiscale online

Quello che ho cercato di farti capire in questo articolo è di come sia necessario affidarti a professionisti per aprire la tua società in UK. Il mio Studio professionale è in grado di aiutarti sia a capire le potenzialità della tua idea di business, ma soprattutto è in grado di affiancarti uno Studio commerciale che opera in UK, a Londra, per gestire assieme ad esso tutte le pratiche legate alla costituzione della tua società nel Regno Unito.

L’obiettivo dell’apertura di una società all’estero deve essere legato a delle vere esigenze di business e sono queste che andremo a valutare e verificare insieme. Solo successivamente parleremo di quale tipo societario è per te il migliore. Infine, collaboreremo con il nostro partner a Londra per tutte le pratiche di apertura, ma soprattutto potrai affidare a loro tutti gli adempimenti fiscali societari in UK.

Il mio Studio, invece, si occuperà della tua fiscalità in Italia, se deciderai di rimanervi, perché vi sono obblighi legati alla disciplina sul monitoraggio fiscale da rispettare. Il nostro obiettivo è quello di lavorare in team per permetterti di sviluppare al meglio il tuo business in UK. Tieni presente che non accettiamo tutte le richieste che ci arrivano. Soltanto ove riscontriamo i requisiti legati al superamento delle ipotesi esterovestizioni e simili, prenderemo in carico la richiesta. Per questo motivo è di fondamentale importanza capire bene gli obiettivi che vuoi raggiungere e quali strumenti intendi utilizzare per raggiungerli.

Approfittane! Contattami al link seguente e mettiti in contatto con me per ricevere una consulenza personalizzata.

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    Domande frequenti

    Cosa significa LTD?

    LTD è l’acronimo di Private Limited Company (società a responsabilità limitata). Nel sistema giuridico anglosassone, corrisponde sostanzialmente alla S.r.l. italiana. È la forma societaria più diffusa nel Regno Unito per le piccole e medie imprese perché limita la responsabilità personale degli azionisti.

    Posso aprire una LTD se vivo in Italia?

    Sì, un cittadino residente in Italia può liberamente costituire una società nel Regno Unito. Tuttavia, bisogna prestare massima attenzione alla gestione: se la società viene amministrata di fatto dall’Italia (decisioni prese in Italia, operatività locale), si configura l’esterovestizione e la società potrebbe essere considerata fiscalmente residente in Italia dall’Agenzia delle Entrate.

    Quanto costa il mantenimento annuo di una LTD?

    Molti pensano che costi poche decine di sterline, ma per una gestione conforme e professionale i costi sono superiori. Tra sede legale (o ufficio virtuale), contabilità (accountant), dichiarazioni fiscali e adempimenti annuali alla Company House, il costo di mantenimento per una struttura semplice parte indicativamente da 1.000 – 2.000 sterline annue. Diffida dalle offerte “tutto incluso” a prezzi stracciati, che spesso nascondono carenze documentali rischiose

    Fonti e normativa di riferimento

    Questo articolo è stato redatto sulla base della normativa fiscale vigente in Italia e nel Regno Unito. Di seguito le principali fonti normative citate:

    • Art. 73 del TUIR (D.P.R. 917/1986)
    • Art. 162 del TUIR
    • HM Revenue & Customs (HMRC): Linee guida su Corporation Tax, registrazione VAT e scadenze fiscali.
    • Companies House: Normativa sulla costituzione societaria, Memorandum of Association e Articles of Association.
    • Corporation Tax: Aliquote vigenti
    • Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Regno Unito: Trattato bilaterale per evitare la doppia tassazione sui redditi.
    • Direttiva 2011/96/UE (Madre-Figlia) e Direttiva 2003/49/CE (Interessi-Canoni): Citati in riferimento alla loro inapplicabilità a seguito della Brexit.
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