Partita IVA compatibile con la prestazione occasionale

Una partita IVA individuale (professionista) può effettuare prestazioni  di lavoro autonomo occasionale? Ogni volta che un professionista effettua una prestazione professionale in ambito diverso rispetto a quello della sua attività principale deve operare attraverso la prestazione occasionale.

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Deve ritenersi pacifico il fatto che un lavoratore dipendete possa esercitare un’attività di lavoro autonomo occasionale. Tuttavia, appare sicuramente meno chiaro se anche un soggetto dotato di partita IVA possa farlo.

Pensa al caso di un avvocato che organizza un matrimonio, oppure un medico che effettua una consulenza di marketing, oppure ancora un commercialista che fa una consulenza informatica o realizza un articolo giornalistico. In questi casi l’aspetto peculiare da considerare è che si tratta di attività svolte occasionalmente che esulano completamente rispetto all’attività svolta in modo professionale (con partita IVA) da parte degli stessi soggetti. Infatti, l’effettuazione di una prestazione professionale avente ad oggetto una prestazione che esula dall’attività principale svolta con partita Iva il professionista deve operare emettendo una ricevuta per prestazione occasionale.

Questo significa, sostanzialmente, che anche un soggetto dotato di partita IVA, a determinate condizioni, può emettere ricevute per prestazione occasionale. Andiamo ad approfondire questi aspetti per individuare la corretta modalità di operare quando si deve svolgere una prestazione professionale di ambito diverso rispetto all’attività svolta professionalmente con partita IVA.

Chi ha partita Iva può svolgere prestazioni occasionali?

L’attività professionale (svolta con partita IVA) si distingue dal lavoro autonomo occasionale in base a due variabili:

  • La presenza di una organizzazione professionale dell’attività svolta;
  • L’abitualità nell’esercizio dell’attività.

Sostanzialmente, parliamo di lavoro autonomo occasionale quando l’attività professionale viene effettuata in modo non abituale e senza una organizzazione. Sicuramente il concetto di abitualità e organizzazione da luogo a moltissime discussioni. Questo, in quanto l’Agenzia delle Entrate non ha mai definito un criterio generale ed oggettivo per determinare o meno l’abitualità o l’organizzazione di una prestazione professionale. Da un punto di vista metodologico, quindi, non è possibile che rifarsi all’esperienza (per questo è importante rivolgersi sempre ad un esperto del settore, un Commercialista).

Ad esempio, una consulenza informatica se effettuata “una tantum” non costituisce attività professionale, anche se svolta da un soggetto che opera come dipendente in un’azienda informatica. Tuttavia, se questo soggetto apre uno studio professionale ecco che l’elemento dell’organizzazione diventa prevalente e quindi, anche se la prestazione è saltuaria si entra nell’ambito dell’attività professionale da svolgere con partita IVA.

Partita IVA e soglia di 5.000 euro

Anche in questo caso mi pare opportuno soffermarmi su un aspetto su cui ho già dibattuto. Mi riferisco al fatto che non è vero che al superamento dei 5.000 euro di prestazione occasionale di debba operare con partita IVA. Questo limite ha valenza soltanto previdenziale, e non anche fiscale. Infatti, superare la soglia di 5.000 lorde annue di prestazioni occasionali obbliga soltanto all’iscrizione alla gestione separata INPS. Si tratta della gestione previdenziale alla quale sono obbligati all’iscrizione i professionisti privi di una propria cassa di previdenza.

Si può parlare di lavoro autonomo occasionale, ad esempio, se si fatturano 6 mila euro per una sola prestazione saltuaria nei confronti di un solo committente. Al contrario, se si ha un rapporto continuativo con un committente, anche se per pochi giorni e con una retribuzione scarsa, ad esempio 200 euro ogni mese per una prestazione di 2 giorni mensili, il requisito dell’occasionalità viene a cadere.

Allo stesso modo non si può parlare di lavoro autonomo occasionale se emerge il fattore organizzazione nell’esercizio dell’attività. Generalmente, si può parlare di attività organizzata se siamo in presenza di uno studio professionale proprio o se vi sono collaboratori o dipendenti. Oppure se operi con un sito internet per promuovere l’attività professionale esercitata.

La partita IVA è compatibile con il lavoro occasionale

Il punto di partenza di questa analisi non può prescindere dalla regola generale in ambito IVA. Questa disposizione prevede che un soggetto che opera professionalmente (professionista o impresa), in forma individuale, sia tenuto a fatturare i compensi percepiti. Quindi, un professionista (avvocato, notaio, medico, ingegnere, etc) è tenuto sempre a fatturare tutti i compensi che derivano dallo svolgimento della sua attività. A questo punto quello che dobbiamo chiederci è che cosa accade se questo professionista si trova a dover svolgere un attività di lavoro autonomo in un ambito completamente diverso da quello della sua attività principale.

Ipotizza un medico che si trova a svolgere un’attività legata alla realizzazione di un sito web per conto di un amico. Si tratta di attività che non rientra nell’ambito dell’attività professionale svolta. Come comportarsi fiscalmente in questo caso?!

Allo stesso modo pensa al caso di un’attività svolta occasionalmente da un avvocato per la partecipazione come relatore ad un ciclo di conferenze in materie giuridiche. Anche in questo caso la prestazione occasionale può essere emessa, attraverso il rilascio di una ricevuta?

Sebbene questi due casi posano sembrare assai simili, per l’Amministrazione finanziaria, per usufruire delle prestazioni occasionali, piuttosto che della stessa partita IVA, è necessario effettuare una distinzione. Si tratta, appunto, di verificare l’ambito di applicazione dell’attività occasionale rispetto all’attività professionale.

Vediamo le differenze.

Attività occasionale in ambito diverso dall’attività professionale

La prima casistica che prendo in considerazione è quella che riguarda lo svolgimento di attività occasionale in ambito diverso rispetto all’attività professionale abituale. Pensa al caso del medico che ti ho indicato in precedenza, che oltre alla sua attività professionale abituale ha effettuato una consulenza informatica.

Per l’Amministrazione finanziaria in situazioni come questa, ovvero quando non vi è estrinsecazione dell’attività occasionale rispetto all’attività economica abituale, si rimane fuori dal campo di applicazione dell’IVA e dal requisito del lavoro autonomo.

Quindi, possiamo dire che quando un’attività professionale occasionale è svolta in ambito diverso dall’attività professionale abituale, non si rientra nel campo di applicazione dell’IVA. Questo significa, che non vi sono obblighi di fatturare questa operazione. Da un punto di vista operativo è sufficiente per il soggetto che ha svolto l’operazione rilasciare una “semplice” ricevuta per lavoro autonomo occasionale.

Questo in quanto l’attività professionale di medico e quella occasionale di consulente informatico appartengono ad ambiti completamente diversi tra loro. Per questo motivo è possibile, per un professionista con partita IVA, emettere una ricevuta per prestazione di lavoro autonomo occasionale. Naturalmente, tutto questo è possibile se l’attività svolta è davvero “occasionale“, quindi non ripetitiva nel tempo (anche a distanza di mesi).

Attività occasionale svolta nello stesso ambito dell’attività professionale

Adesso, invece, torniamo sul secondo esempio proposto. Mi riferisco alla situazione dell’avvocato che, saltuariamente, effettua attività di relatore in convegni di settore. In questo caso, l’attività esercitata occasionalmente può essere considerata come una estensione della sua attività principale (quella legale). Infatti, è plausibile pensare che l’attività di relatore in ambito giuridico sia una estensione della sua normale attività. Di esempi come questo nella pratica quotidiana ne possiamo trovare molti. Pensa al caso delle prestazioni didattiche occasionali rese nelle materia rientranti nell’attività professionale esercitata.

Insomma, bisogna capire se l’attività abituale esercitata rappresenti comunque l’occasione o la condizione per lo svolgimento dell’occasionale attività, questo anche se non vi sono dubbi che il soggetto non stia svolgendo la propria attività economica. Sul punto pensa anche alla prestazione artistica resa da un animatore turistico. In questi casi, da un punto di vista fiscale, si rientra nel campo di applicazione dell’IVA. Quindi, in questi casi, infatti, più che di prestazione autonoma occasionale, è più corretto parlare di esercizio della stessa ordinaria attività economica.

Il lavoratore, quindi, può esercitare questa seconda attività “occasionale” utilizzando la stessa partita IVA e lo stesso codice attività previsto per l’attività professionale “abituale“. Naturalmente ti consiglio di parlare con il tuo Commercialista di fiducia al fine di evitare di commettere spiacevoli errori (se vuoi siamo a tua disposizione per questo).

Partita IVA compatibile con la prestazione occasionale: conseguenze reddituali

L’esercizio in contemporanea di un’attività professionale con partita IVA e di un’attività occasionale con ritenuta di acconto, ha delle conseguenze da un punto di vista reddituale. Nel caso in cui il professionista sia nel regime fiscale ordinario (c.d. “contabilità semplificata“), i redditi derivanti dal quadro RE del modello Redditi PF andranno a sommarsi ai redditi derivanti dal quadro RL, relativi all’attività occasionale.

Il reddito imponibile così determinato sconta la tassazione IRPEF, determinando l’imposta lorda, dalla quale saranno detratte tutte le ritenute di acconto prodotte:

  • Sia quelle derivanti dall’attività professionale;
  • Sia quelle derivanti dalle ricevute per prestazioni occasionali.

Attraverso questa procedura si arriva alla determinazione del reddito imponibile. Qualora, invece, il professionista eserciti la propria attività in regime forfettario, è necessario evidenziare che il reddito derivante dall’utilizzo di questo regime è tassato separatamente. Tale reddito, infatti, rimane separato rispetto a quello soggetto ad IRPEF, relativo alle prestazioni occasionali. Potrebbe quindi accadere che il professionista si trovi in una situazione di credito/debito, per la tassazione dovuta sul reddito professionale, e una situazione di diverso credito/debito per l’attività occasionale tassata ad IRPEF. Proprio per gestire al meglio queste situazioni è opportuno farsi affiancare da un professionista.

Partita IVA compatibile con il lavoro autonomo: consulenza fiscale

Se sei un professionista ed operi con partita IVA, quando svolgi attività differenti dalla tua devi sempre chiederti se l’attività che stai svolgendo è affine o complementare all’attività principale. Soltanto in questo modo, infatti, puoi capire se l’attività deve essere ricompresa nella tua attività professionale abituale (e quindi soggetta a fattura). Oppure se si tratta di attività fuori dal campo di applicazione dell’IVA (attività non professionale, occasionale), da certificare solo con rilascio di ricevuta (che funge da quietanza di pagamento).

Riuscire ad effettuare questa distinzione non è sempre agevole, soprattutto se non si è degli esperti del settore. Per questo motivo il consiglio che posso darti è sempre quello di consultarti con il tuo Commercialista di fiducia. Soltanto analizzando la tua situazione in dettaglio sarà possibile capire quale sia la soluzione migliore da applicare, ma anche quale sia la soluzione che ti permetterà il maggiore risparmio di imposta.

Se stai cercando un Commercialista che possa supportarti nella tua attività offrendoti le soluzioni migliori per la tua gestione fiscale, contattami!

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Commenti:
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87 COMMENTI

  1. La prestazione occasionale quando si ha una partita Iva dovrebbe essere usata soltanto per attività estranee all’attività principale e che non durano nel tempo. Nel suo caso l’attività anche se estranea all’attività principale, non è qualcosa che si chiude in poco tempo, ma è un’attività continuativa di consulenza, per questo è tenuta a fatturarla.

  2. ok gentilissimo ora mi è più chiaro. se ad esempio questa consulenza dovesse essere fatta in una farmacia un paio di volte all anno quindi in modo molto saltuario, potrebbe essere considerata non continuativa?

  3. un fisioterapista ad ottobre 2017 ha aperto la P.IVA in regime forfettario ed anche la posizione nella gestione separata dell’Inps. A distanza di un mese un laboratorio di radiologia medica e medicina dello sport gli propone un” contratto di prestazione d’opera professionale occasionale in regime di lavoro autonomo art. 2222 c.c.”, per l’attività di fisioterapia.
    ” La collaborazione avrà inizio il ../11/2017 per concludersi il 31/12/18″. Ancora, fa riferimento all’art.4 lettera c) n.2, legge 14/02/03 n.30 ….. 30gg nel corso dell’anno massimo € 5.000,00 annui, il tutto in piena autonomia e per un corrispettivo di €.10,00 lorde a prestazione.
    Che ve ne pare? E’ possibile la coesistenza di P.IVA individuale e questo tipo di contratto?

  4. Chi ha partita Iva non può svolgere prestazioni occasionali per svolgere la propria attività principale. E’ necessario fatturare la prestazione. In ogni caso, il contratto proposto, non può essere svolto con prestazione occasionale. Quella normativa è abrogata.

  5. Ho letto con attenzione l’articolo e letto i commenti. Lei afferma con risolutezza che chi ha la partita IVA aperta deve per forza emettere fattura seguendo le numerazioni delle fatture precedenti, anche quando si tratta di una prestazione occasionale che nulla ha a che vedere con l’attività principale per cui si è aperta la partita IVA. Tuttavia, secondo la mia commercialista, questo non è vero. Potrebbe gentilmente fornire i riferimenti normativi in merito, così da poter dirimere la questione? Grazie per la disponibilità.

  6. E’ lo stesso principio di attrazione ai fini Iva che obbliga ad emettere la fattura, anche in caso di attività diversa da quella esercitata. Da un punto di vista reddituale, quel reddito sarà considerato come “reddito diverso”, come nel caso di prestazione occasionale. Non possono esserci dubbio su questo.

  7. sono un architetto dipendente pubblico, nel corso dell’anno 2017 mi è capitato di svolgere CTU per il tribunale in misura di tre o quattro perizie che non importano complessivamente € 5000 lorde. Per tali prestazioni, non potendo avere la P.IVA, emetto ricevute con ritenuta d’acconto per soggetti sostituti d’imposta. E’ corretto il comportamento dal punto di vista fiscale ? Dal 2018 sarò pensionato e quindi aprirei la partita IVA come consulente. Anche quest’ultima ipotesi è corretta ?

  8. Lei da dipendente pubblico non potrebbe svolgere quegli incarici, il problema è questo, non tanto per gli aspetti fiscali. In ogni caso ora può solo emettere ricevute, che comunque non la renderebbero in regola. Da quando sarà pensionato potrà operare in regola con partita Iva.

  9. Buonasera,
    mi chiamo Ivano e sono un 51enne disoccupato (da parecchi anni). Un amministratore di condomini, mi ha incaricato nell’effettuare dei lavori occasionali elettrici, di opere murarie, fabbrili, idraulici, di giardinaggio.
    Facendomi scrivere sulla quietanza numerata, di ricevere per la seguente PRESTAZIONE COMMERCIALE OCCASIONALE il compenso con ritenuta d’acconto del 4%.
    Facendomi aggiungere alla fine questa dicitura:
    – I suddetti compensi non sono soggetti ad IVA ai sensi dell’art.5 del D.P.R. 26/10/72 n.633 e successive modificazioni ed integrazioni. Si rilascia la presente certificazione, agli effetti dell’art.67 comma 1 lettera I, del T.U.I.R.-
    Fino a l’anno scorso (2017) venivo pagato con bonifico, ed ero esonerano dalla presentazione della dichiarazione dei redditi per il non superamento di €4.800, e dichiaravo i redditi percepiti nel corso dell’anno da tali attività compilando il del modello Unico Persone fisiche.
    Ora con il 2018 mi ha detto che sono cambiate delle cose con l’INPS, e mi deve pagare con dei voucer/buoni, riscuotibili agli sportelli abilitati e/o all’ufficio postale.
    Chiedevo a Voi chiarimenti in merito.
    Grazie anticipate.

  10. Salve,
    mi chiamo Monica e ho 26 anni, mi sono licenziata dallo studio in cui lavoravo a gennaio, adesso sono alla ricerca di un nuovo studio, qualche giorno fa un vecchio cliente del precedente studio (nel frattempo il cliente ha fatto rifare l’immagine aziendale da zero) mi chiede se fossi disponibile per seguire dei suoi siti, io gli rispondo che non ho partita iva, lui mi risponde che se rimango entro i 5 mila lordi posso rimanere dentro le prestazioni occasionali.
    Vorrei capire come comportarmi e come tutelarmi.

    Grazie molte,
    Monica

  11. Salve Monica, ovviamente il committente ha tutto l’interesse a farle fare prestazioni occasionali, perché per lui sono più convenienti. Lei, invece, non sarebbe in regola, perché le prestazioni continuative vanno gestite con partita Iva. In questo modo avrebbe titolo anche per inserire in fattura parte dei contributi previdenziali che dovrà versare con la partita Iva. Operare con partita Iva tutela lei, la fa operare correttametne, senza incorrere in sanzioni, e le permette anche di addebitare parte dei contributi al committente. Dovrà operare in questo modo. Se ha bisogno di un commercialista che la assista, mi faccia sapere. La ricontatto così possiamo simulare il reddito che avrebbe con partita Iva e verificare la fattibilità dell’operazione. Mi faccia sapere.

  12. Salve, sono un geometra libero professionista, ho ricevuto l’incarico da un’agenzia per un’attività di rilevamento prezzi in vari negozi (quindi prestazione occasionale) come devo comportarmi in questo caso ? Purtroppo ho già accettato l’attività da due mesi e non mi è stato chiesto se avessi la partita iva o meno, ma mi è capitato di leggere uno dei vecchi contratti della stessa agenzia e riportava la dicitura “Ai fini IVA il Collaboratore dichiara di non essere titolare di Partita IVA”, mentre nel contratto che ho firmato questa volta non c’è questa dicitura. In quale tipo di problema posso incorrere ?
    Grazie

  13. Certamente lei deve fatturare anche questa attività. Dovrà farlo in modo diverso, ed eventualmente con un secondo codice attività. Per approfondire, se vuole la contatto in privato.

  14. Salve ho un’attivita’ non continuativa ed ho collaborato con azienda esente iva non soggetta a I.V.A. ai sensi dell’art. 7 lett. d) del D.P.R. 633/72. Nella mia ricevuta di prestazione occasionale devo comunque indicare anche la ritenuta d’acconto? Grazie

  15. Buongiorno,
    sono un giovane medico abilitato da marzo 2017. In attesa di frequentare una scuola di specializzazione, ho fatto 3 ricevute con ritenuta di acconto a una associazione sportiva come medico di gara per un totatale di circa € 600, ad agosto ho aperto la partita iva in regime forfettario e o fatturato circa € 10000. Ora come devo regolarmi con le 3 ricevute? Devo dichiararle? Posso recuperare la ritenuta di acconto?
    Grazie in anticipo per la risposta.

  16. Sicuramente deve presentare la dichiarazione dei redditi, per capire se può recuperare la ritenuta d’acconto bisogna vedere se ha altri redditi imponibili Irpef. Se ha bisogno di un Commercialista per la dichiarazione dei redditi e per la consulenza legata alla partita Iva mi faccia sapere.

  17. Salve,
    sono un giovane tecnico della prevenzione che si approccia al mondo della consulenza per la sicurezza sul lavoro. Sono già in possesso di Partita IVA in quanto sono titolare di un’azienda agricola. Adesso mi chiedo se sia possibile svolgere l’attività di consulenza in regime di prestazioni occasionali dato che essendo solo all’inizio non ho ancora molti sbocchi lavorativi e non credo di superare i 5000 euro lordi di prestazioni. Vorrei separare le due attività dal punto di vista fiscale. E’ possibile?
    Vi ringrazio anticipatamente per la risposta

  18. Buongiorno,
    sono titolare di partita IVA come commercio auto e moto usate attività prevalente.
    Saltuariamente assisto a gare automobilistiche dando supporto tecnico e fatturo con IVA e applico la ritenuta d’acconto è giusto?
    Grazie per una risposta
    Valerio

  19. Salve, io ho una Farmacia e sono socia amministratice di una società Snc. Ho da poco preso l’abilitazione per poter esercitare nell’ambito della Micropigmentazione ( tricopigmentazione). Visto che Quest’abilitazione Non è nè in contrasto Nè inerente con la mia professione di farmacista; potrei fatturare con la partita iva Della società come prestazioni occasionali al di fuori ovviamente dal mio ambiente lavorativo qualora mi capitassero dei clienti che vogliono fare il trattamento? Ovviamente Lavorerei in locali a norma di legge!
    O comunque come potrei muovermi?
    Grazie per la vostra risposta

  20. Se vuole posso aiutarla ad avviare questo tipo di attività, ma quello che posso dirle con certezza è che non può fare prestazioni occasionali, dovrà operare con partita Iva.

  21. Operare con partita iva in che senso mi scusi? Io ho la partita iva della società. Anche perché so che non posso aprirmi un’altra partita iva. Se cortesemente può delucidarmi nella sua risposta le sarei molto grata.

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