Domande e risposte sul lavoro autonomo occasionale

805
4067

Si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente in via del tutto occasionale.

Il Lavoro Autonomo Occasionale ha rappresentato per anni una valida possibilità offerta a tutti coloro che volevo arrotondare.

Tuttavia, con l’abrogazione della Legge Biagi prima (2015) e con l’introduzione dei Voucher, la portata applicativa del lavoro autonomo occasionale è cambiata.

Attualmente non esiste più un limite di giorni per i quali è possibile svolgere un’attività occasionalmente.

Questo determina il fatto che chiunque voglia effettuare un’attività di lavoro autonomo debba operare professionalmente (con Partita IVA), ogni volta in cui la prestazione lavorativa, ha più committenti oppure prosegue nel tempo.

L’unica alternativa ad oggi possibile, per evitare la partita IVA, è quindi costituita dall’utilizzo dei buoni lavoro Prestò, oppure dai buoni famiglia.

Considerato il grandissimo numero di domande che mi arrivano sull’utilizzo del Lavoro Autonomo Occasionale ho deciso di riproporre i principali dubbi, con le relative risposte.

L’obiettivo di questo contributo è quelli di riepilogare brevemente le principali informazioni utili da ricordare quando vogliamo utilizzare le ricevute per Prestazioni di Lavoro Autonomo Occasionale, sia da un punto di vista fiscale che previdenziale.

Vorrei far diventare questo articolo una guida aggiornata costantemente con le principali domande che mi arrivano sul tema. Per questo ho bisogno anche della tua collaborazione. Se hai domande su questo argomento, lasciale al termine dell’articolo. Contribuirai anche tu a far crescere e migliorare sempre le informazioni di questo articolo.

Sei pronto?! Ecco le principali domande sul Lavoro Occasionale!


Cosa si intende per Lavoro Autonomo Occasionale?

Dopo le ripetute modifiche sulla disciplina del Lavoro Occasionale, ad oggi la normativa è retta esclusivamente dal codice civile.

L’articolo 2222 del codice civile afferma che:

si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente in via del tutto occasionale

Articolo 2222 del codice cibile

Si tratta, quindi di un’attività lavorativa caratterizzata dall’assenza di requisiti quali:

  • Abitualità;
  • Professionalità;
  • Continuità e coordinazione.

Quindi, se si svolge un’attività ripetuta, anche due o tre volte all’anno, non si può applicare il Lavoro Autonomo Occasionale.

La stessa cosa vale se svolgo una stessa attività per più committenti.

In sostanza il Lavoro Autonomo Occasionale si può applicare quando si compie una attività lavorativa in modo autonomo per periodi non prolungati e senza “professionalità“.


Esercizio di una attività commerciale, è possibile?

Il Lavoro Autonomo Occasionale, per definizione, riguarda esclusivamente l’esercizio di arti o professioni, svolte in modo non abituale e non “professionale“.

Questo significa che ogni tipologia di attività commerciale è esclusa dall’utilizzo di questa disciplina.

Allo stesso modo sono escluse anche tutte quelle attività di arti o professioni per le quali si rende obbligatoria l’iscrizione ad un ordine professionale.

I soggetti iscritti ad un ordine professionale, infatti, devono ordinariamente operare con Partita IVA. Soltanto in rari casi gli ordini permettono ai loro iscritti di operare con le Prestazioni Occasionali.

Ad esempio, l’ordine dei giornalisti permette ai propri iscritti l’esercizio anche con Lavoro Autonomo Occasionale, rispettandone i requisiti. Attenzione però! Non tutti gli ordini professionali consentono questo tipo di attività. Verificalo chiedendo direttamente al tuo ordine professionale.


Quali i soggetti esclusi dal Lavoro Autonomo Occasionale?

Come anticipato, sono esclusi dalla disciplina sul Lavoro Autonomo Occasionale, i seguenti soggetti:

  • Gli esercenti attività di impresa;
  • Chi vuole effettuare attività alle dipendenze di altri soggetti (es. camerieri, baristi, commessi, etc);
  • I professionisti iscritti ad albi professionali (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, dentisti, psicologi ecc).

Per tutte le altre attività professionali non vi sono preclusioni all’utilizzo delle ricevute per prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Fermo restando quanto detto in precedenza, ovvero attività con unico committente che non si ripeteranno (anche solo per una seconda volta) in futuro.


Quali condizioni da rispettare nel lavoro autonomo occasionale?

Le prestazioni di Lavoro Autonomo Occasionale possono essere utilizzate esclusivamente per rapporti di lavoro che non hanno carattere di continuità (ovvero non ripetuti o ripetibili).

In particolare, questa disciplina può essere utilizzata soltanto rispettando in ogni caso i seguenti limiti:

  • Mancanza di continuità e abitualità della prestazione di lavoro autonomo. La definizione di abitualità, non essendo stata chiaramente definita dal Ministero, può essere identificata come un’attività duratura nel tempo, che possa fare presumere non ad una attività sporadica, ma prolungata nel tempo. In ogni caso, occorre fare una valutazione ad hoc caso per caso;
  • Mancanza di coordinamento della prestazione. Affinché vi sia coordinamento occorre che l’attività sia svolta all’interno dell’azienda o nell’ambito del ciclo produttivo del committente;
  • Contribuzione Inps. Se il compenso annuo lordo percepito per attività di lavoro autonomo occasionale svolta supera i €. 5.000 annui è necessaria l’iscrizione alla gestione separata INPS, ed il versamento dei relativi contributi.

Lavoro Autonomo Occasionale e collaborazioni occasionali?

Accanto alla disciplina del lavoro autonomo occasionale, la Legge n 30/2003 (legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro) sfociata in quella che  poi in è stata denominata “Legge Biagi” ossia il DLgs n 276/2003 (così come modificato dall’articolo 24 del DL n 201/2011 c.d. “Legge Fornero“), aveva introdotto le collaborazioni occasionali.

Le collaborazioni occasionali si caratterizzavano essenzialmente per: 

  • Durata non superiore a 30 giorni con lo stesso committente in un anno;
  • Compenso non superiore a € 5.000 da ogni committente.

Tale normativa è stata abrogata a partire dal 25 giugno 2015, giorno di entrata in vigore del DLgs n 81/2015.

Il Dlgs n 81/15 è il quarto dei decreti applicativi che fanno parte del cosiddetto “Jobs Act“, la legge delega per la riforma del lavoro.

Tra le molte novità di questa riforma si segnale l’abrogazione delle collaborazioni occasionali, con le caratteristiche di durata e prestazione sopra indicati.

Sulla base di questa novità legislativa, quello che possiamo affermare con certezza è che l’unica disciplina che da un punto di vista civilistico disciplina le attività svolte in maniera occasionale è quella di cui all’articolo 2222 del codice civile riguardante le attività di lavoro autonomo occasionale.

Si tratta della normativa che ho analizzato in precedenza, e caratterizzata dalla mancanza di continuità e abitualità e coordinamento della prestazione di lavoro autonomo svolta.


E’ necessario il contratto di lavoro autonomo occasionale?

La legge non prevede espressamente che l’attività di lavoro autonomo occasionale venga formalizzato attraverso un contratto scritto.

Tuttavia per poter dimostrare la fonte del reddito percepito è raccomandabile formalizzare il rapporto, in modo da tutelare entrambe le parti, il lavoratore autonomo e il datore di lavoro.

La tutela del lavoratore attraverso la stipula di un contratto scritto è fondamentale.

Senza un contratto diventa veramente difficoltoso dimostrare l’attività svolta, nel caso in cui il committente, malauguratamente si dovesse rifiutare di effettuare il pagamento del compenso al lavoratore.


Quali sono gli aspetti fiscali da conoscere?

Il reddito del lavoratore autonomo occasionale è determinato dalla differenza tra i proventi percepiti nel periodo d’imposta (criterio di cassa) e le spese inerenti, sostenute e documentate, che non possono mai essere superiori ai proventi.

Tra i proventi si comprendono anche i rimborsi spese per viaggio, vitto e alloggio sostenute e documentate dal lavoratore (Risoluzione n 69/E/2003).

Tuttavia, se per la prestazione è previsto solamente il rimborso delle spese strettamente necessarie per la sua esecuzione o l’anticipo delle stesse da parte del committente, il reddito che si genera è pari a zero (Risoluzione n. 49/E/2013 Agenzia delle Entrate).

Da un punto di vista delle trattenute Irpef, il lavoratore occasionale è soggetto a ritenuta d’acconto per l’ammontare del 20% del compenso lordo pattuito.

Come detto precedentemente ove il soggetto sia obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi (compensi annui superiori a €. 4.800), il reddito deve essere indicato nel:

  • Quadro RL del modello Redditi P.F. o
  • Quadro D del modello 730.

Quali documenti deve emettere il prestatore di lavoro?

Il soggetto che svolge l’attività di Lavoro Autonomo Occasionale è tenuto a rilasciare una ricevutanon fiscale” al proprio datore di lavoro.

La ricevuta è soggetta ad imposta di bollo (di € 2,00) se la prestazione supera i € 77,45.

Inoltre, il compenso è soggetto a ritenuta a titolo d’acconto con aliquota del 20% e concorre a formare il reddito complessivo del percettore, soggetto a tassazione ai fini IRPEF.

La ritenuta di acconto deve essere applicata soltanto nel caso in cui il committente sia un sostituto di imposta, di cui all’articolo 23 del DPR n 600/73. In particolare, sono sostituti di imposta tutte le imprese (soggetti dotati di partita IVA) e le associazioni.


Come si compila la ricevuta per Lavoro Autonomo Occasionale?

La ricevuta per prestazione di Lavoro Autonomo Occasionale deve essere predisposta dal lavoratore.

Questa deve essere emessa al momento del pagamento del corrispettivo pattuito con il committente. La ricevuta ha la funzione di attestare l’avvenuto pagamento del compenso.

Questo significa che se il committente ha a disposizione la ricevuta prima del pagamento del tuo compenso, questi potrebbe anche non pagarti, ed avrebbe in mano il “titolo” per non farlo. Quindi, attenzione!

Se il committente ti chiede la ricevuta prima del pagamento, meglio chiedere spiegazioni.

Sulla ricevuta devono essere riportati i seguenti dati:

  • Dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore;
  • Dati anagrafici e codice fiscale  del datore di lavoro;
  • Luogo e data di emissione;
  • Numero progressivo della ricevuta;
  • Descrizione dell’attività svolta e dei giorni per i quali è stata prestata;
  • Corrispettivo lordo;
  • Ritenuta d’acconto applicata.

Casi di non applicazione della ritenuta?

La ritenuta d’acconto deve essere applicata solo se il soggetto committente l’attività è un sostituto d’imposta di cui all’articolo 23 del DPR n 600/73.

In particolare, sono sostituti d’imposta:

  1. Le società di capitali;
  2. Le associazioni senza personalità giuridica per l’esercizio in forma associata di arti e professioni;
  3. Gli enti pubblici e privati diversi dalle società;
  4. Le persone fisiche titolari di partita Iva;
  5. Il curatore fallimentare e il commissario liquidatore.

Nel caso in cui il committente la prestazione sia un soggetto estero questi non è un sostituto di imposta. Questo significa che la ricevuta, in questo caso, non deve prevedere la ritenuta di acconto.


Cosa succede nel caso in cui si superano i € 5.000?

Nel caso in cui nell’anno il soggetto superi i € 5.000 di compensi lordi nell’anno è tenuto all’iscrizione alla gestione separata INPS.

L’iscrizione alla gestione separata comporta l’applicazione dei contributi previsti dal regime previdenziale.

I contributi previdenziali alla gestione separata sono dovuti in percentuale sul compenso percepito al netto delle spese sostenute.

Il contributo dovuto alla gestione separata INPS è suddiviso in questo modo:

  • Per 2/3 a carico del datore di lavoro e
  • Per 1/3 a carico del lavoratore.

Il lavoratore, quindi, nella ricevuta troverà anche la trattenuta previdenziale per i contributi di sua competenza.

Devi prestare attenzione al fatto che è compito del prestatore avvertire il committente del superamento della soglia annua di € 5.000. Senza questa comunicazione il committente non potrà applicare correttamente la ritenuta previdenziale.

Inoltre, il superamento dei € 5.000 di compensi lordi comporta, da un punto di vista fiscale, dovrà essere obbligatoriamente presentata la dichiarazione dei redditi.


Lavoro Autonomo Occasionale ed esonero dalla dichiarazione dei redditi?

Un lavoratore che percepisce compensi inferiori ai € 4.800 annui non è obbligato, in assenza di altri redditi, a presentare la dichiarazione dei redditi.

Tuttavia, nel caso in cui il lavoratore abbia subito delle ritenute d’acconto, in quanto la prestazione lavorativa è stata svolta per conto di un soggetto che ha veste di sostituto d’imposta (come visto sopra), può essere comunque conveniente presentare la dichiarazione dei redditi.

In questo caso presentare la dichiarazione è utile per scomputare queste ritenute. Questa operazione comporta il vedersi riconoscere un credito IRPEF. Tale credito può essere utilizzato in compensazione oppure può essere chiesto a rimborso.


Cosa fare se non rientro nella disciplina del lavoro occasionale?

Quando ci si rende conto che l’attività che si vuole svolgere ha più committenti o più prestazioni lavorative è necessario pensare alle alternative possibili.

La maggior parte di voi mi parla di attività che si svolgono per qualche giorno al mese, per due o più mesi nell’anno. Ebbene, in questi casi, ad oggi, non è possibile operare con prestazione occasionale.

Cosa fare quindi?!

Mi rendo conto che la possibilità legata all’apertura della partita IVA spaventi molti. Tuttavia, consiglio sempre di valutare la vostra posizione con il vostro Commercialista di fiducia.

In ogni caso, se la prestazione lavorativa, non vi permette di poter aprire partita Iva, per evitare di perdere il lavoro, l’unica opzione possibile è quella dei buoni lavoro Presto’ oppure dai buoni famiglia.

Queste sono le alternative possibili che vi permetteranno di operare nella più completa legalità.

Per approfondire vi rimando a questo articolo sul tema: “Buoni lavoro PrestO’ e Buoni famiglia“.


Cosa rischio se applico il lavoro occasionale in violazione della norma?

Altra domanda che mi viene spesso chiesta, riguarda le possibili sanzioni legate al fatto di utilizzare il lavoro occasionale fuori regola.

Mi riferisco a tutti i casi in cui si decide comunque di operare con lavoro occasionale, anche quando la normativa prescrive di operare in modo diverso.

In questo caso la normativa prevede sia una sanzione per il prestatore di lavoro che per il suo committente.

L’Agenzia delle Entrate qualora riscontri anomalie nell’attività di un soggetto, magari perché riscontra che la sua attività professionale è continuativa, può chiedere il versamento dell’IVA su quelle prestazioni. In pratica, ti chiederà di versare l’IVA su tutti gli importi incassati nell’anno.

Questo oltre alla sanzione per la mancata fatturazione dell’operazione. Operazione che prevede una sanzione del 90% dell’IVA dovuta e non applicata.

Oltre a questo, vi sono anche delle sanzioni per il datore di lavoro.

Il caso più frequente riguarda tutti quei datori di lavoro che utilizzano il Lavoro Autonomo Occasionale per fare lavorare personale che dovrebbe essere assunto con contratti di lavoro dipendente.

In questo caso la sanzione prevista, nel caso in cui si riscontri l’abuso nell’utilizzo della prestazione occasionale è l’obbligo di assunzione del lavoratore con un contratto di lavoro dipendente.


Cosa fare se hai ricevuto una richiesta di lavoro?

Un ultimo aspetto riguarda la valutazione su come comportarsi quando si riceve una proposta di lavoro, simile a quella di lavoro dipendente, regolata attraverso il lavoro autonomo occasionale.

Se puoi, non accettare questo tipo di contratti!

Questo è il consiglio che mi sento di darti. In questi casi siamo di fronte a contratti di lavoro dipendentesimulati“.

Il datore di lavoro in questo modo, evita il pagamento dei tuoi contributi previdenziali, e ti fa lavorare con le stesse modalità di un lavoratore dipendente.

In questo modo tu sei soggetto ad alcuna forma di tutela, come ad esempio, sugli infortuni sul lavoro, oppure i permessi o le malattie.

Chiedi, piuttosto, al datore di lavoro di regolare la prestazione coi buoni lavoro, oppure con un diverso tipo di contratto da lavoro dipendente.

Ricorda sempre di fare valere i tuoi diritti! Sempre!


Opportunità di aprire partita IVA

Se stai valutando se nel tuo caso possa essere conveniente aprire una partita IVA e operare in modo professionale, contattami!

Fisseremo un appuntamento e valuteremo insieme la tua situazione, individuando la migliore soluzione, anche attraverso la possibilità di operare con il Regime Forfettario.

Esso, infatti, permette di operare con una tassazione più bassa anche rispetto a quella che avresti con la normale IRPEF. Inoltre, avrai diritto, in alcuni casi che ti spiegherò, alla riduzione dei contributi INPS.

Non perdere la possibilità di migliorare la tua posizione lavorativa da un punto di vista fiscale. Parla con un esperto, in grado di aiutarti a prendere la migliore decisione migliore.

Contattami attraverso il form di contatto! Oppure attraverso il servizio di consulenza online. Sarò a tua disposizione!

805 COMMENTS

  1. Salve, sono un tipster sportivo con un certo numero di persone che mi seguono e mi pagano mensilmente anche se qualcuno non è continuativo mese per mese, ma comunque riesco a raccimolare ogni mese un compenso medio tra i vari clienti di circa 1500,00 euro che ricevo attraverso ricariche on-line, quindi supero di poco anche i 5000,00 euro annui ma non tanto da potermi forse permettere di aprirmi una partita iva dove dovrei fare i pagamenti di imposta in modo fisso. Chiedo a voi esperti in materia, come dovrei comportarmi per regolarizzarmi e non incorrere in sanzioni. Premetto che spesso faccio recapitare i pagamenti anche ad altre persone per evitare di giungere nel mirino dell’Agenzia, che problemi posso creare a queste persone che mi fanno la cortesia. Vi ringrazio per la vostra disponibilità, purtroppo non riesco a trovare un lavoro dove non venga sfruttato per 12 ore al giorno con 100 euro di paga a settimana che devo pure ricordarlo di essere pagato. Grazie

  2. Non c’è altra strada se non quella legata all’avvio di un’attività commerciale. Se vuole ne parliamo meglio in consulenza in privato.

  3. Buongiorno e grazie per il fantastico riepilogo.

    Posso legare una prestazione occasionale (che soddisfi tutti i requisiti richiesti dalla normativa) a due distinte tranche di pagamento distanziate di qualche mese l’una dall’altra?

    Grazie
    Giuseppe

  4. Buon giorno, intanto grazie per il presente articolo ricco di informazioni.
    Volevo avere una delucidazione.

    Ho trovato lavoro presso uno studio di architettura (sono un architetto) che mi ha proposto la prestazione occasionale con pagamento tramite ritenuta d’acconto 20%.

    Prima di prendere una decisione positiva in merito, volevo capire se tale forma retributiva fosse possibile applicarla nel caso di prestazione occasionale che però comporta la mia collaborazione con la stessa società non per una singola commessa.

    Se emettessi ritenute d’acconto per più mesi consecutivi alla stessa società a cosa andrei incontro?

    Grazie mille!!!

  5. Se lei è iscritto all’ordine non può lavorare con prestazioni occasionali, o le offrono un contratto da lavoro dipendente oppure deve operare con partita Iva.

  6. Non avendo ancora sostenuto l’esame di stato non sono iscritto all’ordine.
    Quindi comunque in ritenuta d’acconto non posso farmi pagar da una stessa persona/società più volte?

  7. Buongiorno, sto svolgendo delle prestazioni occasionali con relativa ritenuta d’acconto. La domanda era: rispetto a un lavoratore dipendente a cui vengono versati i contributi, per lo stesso lavoro, la mia paga oraria deve essere uguale o maggiore, visto che sono a ritenuta d’acconto? Grazie per la risposta

  8. La prestazione occasionale non può essere utilizzata per attività di lavoro dipendente o simili. La prestazione deve essere non continuativa e professionale, quindi deve paragonarsi ad un professionista, non ad un dipendente per determinare la sua paga.

  9. Grazie per la risposta. Quindi non avendo tfr, malattia, ferie, è giusto che venga a prendere di più… o no?

  10. Certo che dovrebbe prendere di più, ma se la prestazione è continuativa nel tempo dovrà aprire partita Iva, oppure farsi assumere con un contratto da lavoro dipendente.

  11. Buonasera,
    mi scusi ma volevo chiedere se il contratto di prestazione d’opera di natura autonoma e occasionale, ai sensi dell art. 2222 del Codice Civile, facesse perdere lo stato di disoccupazione.
    Grazie mille
    Laura

  12. Buongiorno,

    avrei una domanda…nel 2017 ho percepito soltanto redditi da prestazione occasionale per un totale pari ad € 5.000 lordi annui. In una delle due Certificazioni, ho notato che alla voce “altre somme non soggette a ritenuta” sono inseriti anche € 2 come rimborso per la marca da bollo da me anticipata.
    L’ammontare complessivo lordo a me corrisposto nel 2017 risulterebe essere pertanto € 5002.
    Desideravo sapere se in questo caso sono dovute addizionali (regionali e comunali) oppure no.
    Grazie in anticipo.

  13. Buonasera, sono una pensionata INPS. Posso svolgere piccoli lavori con i buoni famiglia senza fare cumulo dei redditi? Per evitare il cumulo esiste un limite? Grazie mille Donatella

  14. I buoni lavoro non fanno cumulo con la pensione, ma bisogna rispettare i limiti previsti.

  15. Una studentessa di Liceo di 17 anni può avere una prestazione occasionale. Se sì, potete dirmi cosa bisogna fare. Iscriversi all’Ufficio del Lavoro (ex-collocamento)?

  16. E’ possibile, si deve soltanto firmare il contratto e rilasciare la ricevuta. Il problema è capire se la prestazione che deve svolgere rientra tra quelle per cui è possibile operare con prestazione occasionale. Molto spesso dietro la prestazione occasionale ci sono attività di lavoro dipendente “mascherate”.

  17. Buonasera, il mio reddito per lavoro occasionale quest’anno supererà di poco – prevedo non più di 1.000 euro – i 5.000 euro. E’ più conveniente per me aprire una partita iva a regime forfettario con imposta sostitutiva al 5% (ho 25 anni) o continuare con la e ritenuta d’acconto al 20% iscrivendomi alla Gestione Separata dell’INPS? In questo caso, cosa devo comunicare ai miei committenti? Grazie mille in anticipo.

  18. Buonasera uno studio tecnico mi ha richiesto una collaborazione consistente nella trasposizione in formato cad di alcuni elaborati grafici presenti in archivio da svolgere a casa in totale autonomia che mi richiederà un paio di mesi. mi hanno detto che la posso far rientrare come prestazione occasionale rilasciando poi fattura. E’ corretto? L’importo pattuito sarà inferiore ai 2500,00€ netti. Volevo chiedere: al momento sono disoccupata e percepisco la NASPI devo fare comunicazione all’INPS tramite il modello naspi.com?
    La ringrazio per l’attenzione.

  19. Attenzione le due ipotesi che mi indica non sono alternative tra loro. Se l’attività che svolge è continuativa deve obbligatoriamente aprire partita IVA. Non ci sono alternative. Se l’attività resta occasionale dovrà obbligatoriamente proseguire con prestazione occasionale. Se vuole analizziamo la sua situazione in privato per individuare la migliore soluzione per lei.

  20. La prestazione occasionale riguarda solo attività occasionali, quindi non abituali e presuppone che lei non sia iscritta ad albi professionali. Con questi requisiti può operare con prestazione occasionale. In ogni caso dovrà comunicare all’INPS l’importo percepito per l’eventuale variazione della NASPI.

  21. Buongiorno, con un contratto in corso per attività di lavoro autonomo occasionale ( ex art. 2222 c.c.) nel caso ricevessi nel medesimo periodo la possibilità un altro contratto di lavoro (contratto di somministrazione lavoro per un periodo di tempo più lungo), ho io la possibilità di recidere il contratto di lavoro autonomo occasionale privilegiando l’altra offerta che ho ricevuto?

  22. Il contratto di lavoro autonomo occasionale, per sua natura può essere sempre sciolto dalle parti. Naturalmente bisogna vedere cosa è indicato nel contratto per questa fattispecie.

  23. Salve sono Alessandro, sono un programmatore disoccupato e mi trovo nella possibilità di fornire consulenza informatica occasionale per la realizzazione di un sito web di un’Associazione. Ho fissato il costo di tale consulenza occasionale in 4000€ al lordo di ritenuta. Devo attenermi al limite dei 2500€ annui al lordo di ritenuta per singolo committente? Grazie per la risposta

  24. L’attività di realizzazione di siti web non è attività professionale, ma commerciale ai fini fiscali. Questo vuol dire che la prestazione occasionale non può essere utilizzare. La stessa riguarda solo attività professionali.

  25. Quindi un programmatore (disoccupato dal 2013) che ha la possibilità di aiutare dietro compenso un’Associazione ad impostare un template già fatto ed acquistato da internet dall’azienda stessa, non può fornire consulenza informatica occasionale con ritenuta d’acconto? Se invece è possibile farlo deve rimanere nei 2500€ lordi? Vi ringrazio anticipatamente per la risposta perché state dipanando una matassa per me molto ingarbugliata.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here