Diventare giornalista freelance 2026: requisiti, INPGI e guida fiscale

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Guida civilistica e fiscale con gli aspetti legati all'avvio di attività di giornalista in Italia.

Requisiti Albo, Partita IVA (Codice ATECO 90.03.01), calcolo tasse in Regime Forfettario e contributi INPGI: la roadmap fiscale completa per il 2025.

Il giornalismo non è più sinonimo esclusivo di “posto fisso” in redazione. Oggi, il giornalista freelance è un vero e proprio imprenditore dell’informazione: un professionista che deve saper scrivere, ma anche gestire la propria fiscalità, negoziare tariffe e costruire un personal brand.

Questa guida analizza il percorso per regolarizzare l’attività nel 2026, unendo i requisiti ordinistici alle novità fiscali e previdenziali (INPGI Gestione Separata).

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Chi è il giornalista freelance?

Il giornalista freelance è un professionista autonomo che produce contenuti (articoli, reportage, servizi) per diverse testate senza vincoli di subordinazione. A differenza del redattore dipendente, il freelance gestisce in autonomia i propri aspetti fiscali e previdenziali, operando spesso con partita IVA.

A differenza di chi lavora in redazione, il freelance deve essere anche un imprenditore di sé stesso, capace di negoziare tariffe, creare un proprio brand personale e gestire la comunicazione con i clienti.

Professionista vs pubblicista: quali differenze?

La legge italiana (L. 69/1963) distingue nettamente due figure, entrambe iscritte all’Albo (ordine dei giornalisti) ma con percorsi di accesso diversi:

  • Giornalista professionista: Esercita la professione in modo esclusivo e continuativo. Per accedere a questo elenco è obbligatorio un praticantato (o scuola di giornalismo) e il superamento dell’esame di Stato.
  • Giornalista pubblicista: Svolge attività giornalistica retribuita e non occasionale, ma può esercitare contemporaneamente altre professioni o impieghi (es. un medico che scrive per riviste scientifiche).

L’Albo dei giornalisti è tenuto presso ogni ordine regionale o interregionale d’Italia. Questo ai sensi dell’articolo 1 DPR n. 115/65.

Per diventare giornalista la prima considerazione da fare è proprio questa. Capire se l’attività giornalistica è quella principale, oppure se è soltanto occasionale. Si pensi, ad esempio, al caso di un medico che esercita la sua attività e che occasionalmente scrive per riviste scientifiche. In questo caso, avendone i requisiti, il medico potrà iscriversi all’Albo nella sezione dei giornalisti pubblicisti.

Attenzione all’esclusiva

Se sei iscritto come giornalista professionista, ricorda che l’attività deve essere esclusiva. Se inizi un altro lavoro dipendente (es. nella comunicazione aziendale), potresti dover passare all’elenco Pubblicisti o rischiare sanzioni disciplinari. Verifica sempre con il tuo Ordine regionale.

La formazione continua (CFP)

L’iscrizione all’Albo non è un traguardo statico. Per legge, tutti i giornalisti (professionisti e pubblicisti) in attività sono tenuti all’aggiornamento professionale continuo.

  • L’obbligo: Bisogna conseguire 60 crediti formativi (CFP) ogni triennio (di cui almeno 20 in deontologia).
  • Come fare: I corsi sono erogati tramite la piattaforma formazionegiornalisti.it, sia in presenza che online.
  • Il rischio: Il mancato raggiungimento dei crediti può comportare sanzioni disciplinari fino alla sospensione dall’Albo, impedendoti di fatturare o lavorare regolarmente.

Confronto: giornalista professionista vs pubblicista

CaratteristicaGiornalista professionistaGiornalista pubblicista
Definizione e attivitàEsercita la professione in modo esclusivo e continuativo. Non può svolgere altre professioni.Svolge attività giornalistica non occasionale e retribuita, pur esercitando altre professioni o impieghi.
Requisiti di baseEtà min. 21 anni. Cittadinanza UE, godimento diritti civili. Condotta morale specchiata.Diploma di scuola media superiore (minimo di legge). Condotta morale specchiata.
Iter di accesso18 mesi di praticantato (registro praticanti) o scuola di giornalismo riconosciuta (biennale). Superamento Esame di Stato.2 anni di attività retribuita continuativa comprovata da articoli e certificazione dei compensi.

Requisiti e percorso formativo

L’accesso alla professione è regolato dall’Ordine dei Giornalisti (ODG). Non basta “saper scrivere”: occorre dimostrare requisiti specifici di onorabilità e professionalità.

I requisiti di onorabilità

Per l’iscrizione in qualsiasi elenco dell’Albo, è necessario:

  1. Cittadinanza: Italiana o di uno Stato UE (o condizione di reciprocità).
  2. Condotta: Specchiata condotta morale e assenza di precedenti penali.
  3. Diritti Civili: Pieno godimento dei diritti civili.
  4. Età: Minimo 21 anni per i professionisti.

Il percorso di accesso (come diventare giornalista)

Esistono due strade principali, a seconda dell’elenco di destinazione.

A. Per diventare pubblicista

È il percorso più comune per chi inizia come freelance o ha un altro lavoro.

  • Titolo di studio: Attualmente la legge richiede la licenza di scuola media superiore, anche se una laurea è fortemente consigliata per acquisire competenze culturali solide.
  • Pratica: Bisogna dimostrare di aver svolto attività giornalistica retribuita per almeno 2 anni.
  • Documentazione: È necessario presentare gli articoli firmati e i certificati dei direttori che attestino la regolarità della retribuzione negli ultimi 24 mesi. I compensi devono essere in regola con le norme fiscali (ritenute d’acconto o P.IVA).

B. Per diventare professionista

È il percorso per chi vuole fare del giornalismo la sua unica professione.

  • Praticantato: 18 mesi di pratica giornalistica continuativa (“gavetta”) presso una redazione, previa iscrizione nel registro dei praticanti.
  • Scuole di giornalismo: In alternativa al praticantato in redazione, è possibile frequentare una scuola biennale riconosciuta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine (es. a Milano, Roma, Urbino, Perugia).
  • Esame di Stato: Al termine dei 18 mesi o del biennio di scuola, si deve superare la prova di idoneità professionale (scritta e orale) su tecnica giornalistica e norme giuridiche.

Riforma in corso: Sebbene la normativa attuale (L. 69/63) citi ancora il diploma come requisito minimo, è in discussione una riforma dell’Ordine che potrebbe introdurre l’obbligo di Laurea Triennale anche per i pubblicisti. Ti consiglio di verificare sempre il regolamento aggiornato presso il tuo Ordine regionale di riferimento.

Inquadramento fiscale: partita IVA o prestazione occasionale?

Una volta ottenuta l’iscrizione all’Albo, il freelance deve regolarizzare la propria posizione fiscale. Non esiste l’obbligo immediato di partita IVA solo se l’attività è sporadica, ma attenzione ai limiti.

Quando serve la partita IVA?

L’apertura della partita IVA è obbligatoria per i professionisti iscritti all’Albo che esercitano l’attività con abitualità e continuità.

  • Esempio di continuità: Scrivere un articolo a settimana per una o più testate è considerata attività abituale -> Serve partita IVA.
  • Esempio di occasionalità: Scrivere un solo articolo una tantum senza ripetersi nel tempo -> prestazione occasionale (possibile, ma con limiti stretti per gli iscritti all’Albo).

Nota bene: L’iscrizione all’Albo presuppone di per sé una “professionalità“, rendendo l’uso della prestazione occasionale molto rischioso e limitato a casi eccezionali.

L’apertura della partita Iva è un adempimento molto semplice e gratuito, se si procede in proprio. In questo caso è necessario presentare il modulo in autonomia ad uno degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate. Altrimenti, è possibile delegare (dietro compenso) il proprio Commercialista di fiducia, per effettuare una pratica telematica all’Agenzia delle Entrate.

Il documento da utilizzare è il modello AA9/12 relativo all’apertura della partita Iva per le persone fisiche. All’interno del modello devono essere fornite alcune informazioni obbligatorie.

Il codice ATECO corretto

Per aprire la partita IVA, devi comunicare all’Agenzia delle Entrate il tipo di attività svolta tramite il modello AA9/12. Per i giornalisti, il codice specifico è:

ATECO 90.03.01 – “Attività dei giornalisti indipendenti”. Include: attività di fotoreporter e giornalisti freelance.

Il regime forfettario: quanto si paga?

Per la maggior parte dei freelance, il regime forfettario è la scelta naturale (e più conveniente). Ecco le regole del gioco per il 2025/2026:

  • Limite ricavi: Fino a 85.000 euro annui.
  • Tassazione (Flat Tax):
    • 5% per i primi 5 anni (Start-up).
    • 15% dal 6° anno in poi.
  • Vantaggi: Niente IVA in fattura (sei più competitivo), niente ritenuta d’acconto, esonero dalla fatturazione elettronica solo per specifici casi (ma ormai quasi obbligatoria per tutti), contabilità ridotta all’osso.

Il calcolo delle imposte (coefficiente di redditività)

Nel forfettario non scarichi le spese reali (benzina, pc, affitto). Lo Stato riconosce una spesa “forfettaria” in base al tuo codice attività. Per i professionisti (inclusi i giornalisti), il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente – che il testo di riferimento indica al 78% – al fatturato totale.

Esempio pratico: Su € 10.000 incassati, paghi le tasse solo su € 7.800. I restanti € 2.200 sono considerati “costi forfettari” non tassabili.

L’aspetto importante del regime forfettario è che non ha scadenza. Rispettano i requisiti di ingresso e permanenza nel regime si può utilizzare questo regime all’infinito.

La previdenza: INPGI gestione separata

A differenza di altre professioni che confluiscono nell’INPS, i giornalisti freelance devono iscriversi alla Gestione Separata dell’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani).

La contribuzione si divide in tre quote:

  1. Contributo soggettivo: Calcolato in percentuale sul reddito netto (solitamente tra il 12% e il 14% a seconda delle fasce di reddito).
  2. Contributo integrativo: Il 4% che devi addebitare in fattura al cliente (sul fatturato lordo). Non è un costo per te, ma una partita di giro.
  3. Contributo di maternità: Una quota fissa annuale (es. circa € 25-30) per finanziare le indennità di maternità.

Leggi anche: Come funziona la cassa dei giornalisti?

Caso pratico: simulazione imposte

Ipotesi: Giornalista “Start-up” (tassa al 5%), Codice ATECO 90.03.01, Fatturato annuo € 20.000.

VoceImporto / CalcoloNote
Fatturato totale€ 20.000Incasso lordo dai clienti
Coefficiente redditività78%
Reddito lordo€ 15.600Base di calcolo (20.000 x 78%)
(-) Contributi INPGI (stima 12%)€ 1.872Deducibili dal reddito
Reddito imponibile netto€ 13.728€ 15.600 – € 1.872
Imposta sostitutiva (5%)€ 686Tasse totali da pagare
Netto in tasca€ 17.442Fatturato – Tasse – Contributi

(Nota: La simulazione è indicativa; i contributi previdenziali esatti variano annualmente in base alle circolari INPGI).

L’Assicurazione RC Professionale

Il giornalista freelance è personalmente responsabile di ciò che scrive. In caso di querele per diffamazione o richieste di risarcimento danni, non avere un editore alle spalle che copre le spese legali può essere disastroso. Anche se l’obbligo di assicurazione per i giornalisti è materia dibattuta (a differenza di avvocati o medici), stipulare una Polizza RC Professionale (con tutela legale inclusa) è fortemente consigliato. Con poche centinaia di euro l’anno, ti metti al riparo da cause civili che potrebbero compromettere il tuo patrimonio personale.

La contabilità semplificata

Se il tuo business cresce oltre il limite del forfettario, o se hai spese di gestione molto alte (ufficio, dipendenti, attrezzatura costosa), dovrai passare al Regime Semplificato.

Come funziona: A differenza del forfettario, qui paghi l’IRPEF (a scaglioni dal 23% al 43%) sul reddito reale, ovvero Ricavi meno Costi deducibili.

Gli svantaggi: Diventa obbligatorio applicare l’IVA e la Ritenuta d’Acconto in fattura, e la gestione contabile è più complessa (registri IVA, liquidazioni periodiche.

A chi conviene: È consigliabile solo se sostieni costi professionali molto elevati che abbatterebbero l’imponibile più del coefficiente forfettario.

Cessione del diritto d’autore

Non tutto il lavoro giornalistico richiede P.IVA. L’art. 53 del TUIR permette la cessione del diritto d’autore per opere dell’ingegno (es. saggi, guide, recensioni approfondite, non semplici news di cronaca).

  • Il vantaggio: Non serve partita IVA (fino a certe soglie di abitualità), non c’è rivalsa INPS/INPGI (generalmente) e c’è una deduzione forfettaria del 25% (o 40% se under 35) sulla base imponibile.
  • Quando usarla: Se scrivi approfondimenti monografici o libri, valuta questa opzione con il tuo commercialista prima di aprire la P.IVA.

Consulenza fiscale online

Diventare giornalista freelance è un percorso affascinante ma burocraticamente denso. Se vuoi evitare errori nel setup iniziale (scelta ATECO, iscrizione INPGI) o nella gestione delle fatture, non improvvisare.

Evita di commettere errori ed inizia a pianificare la tua attività anche da un punto di vista fiscale. Se vuoi davvero avviare la tua attività, contattaci per una consulenza personalizzata.

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    Domande frequenti

    Quali sono le principali imposte da pagare per un giornalista freelance?

    Le principali imposte da pagare per un giornalista freelance sono:
    Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF): imposta sul reddito derivante dall’attività professionale.
    Imposta sul valore aggiunto (IVA): imposta sui beni e servizi acquistati e venduti.
    Contributi previdenziali: versati all’INPS per la copertura pensionistica e assistenziale.

    Posso scrivere articoli senza essere iscritto all’Ordine?

    La professione di giornalista è regolamentata e l’uso del titolo è riservato agli iscritti. Tuttavia, chiunque può scrivere liberamente (art. 21 Costituzione). Il confine sta nella continuità e nella retribuzione: se l’attività diventa un lavoro abituale e retribuito, l’iscrizione all’Albo (elenco Pubblicisti) diventa necessaria per regolarizzare la posizione.

    E’ consigliabile rivolgersi ad un commercialista?

    Sì, è consigliabile rivolgersi ad un commercialista per ricevere una consulenza personalizzata sugli aspetti fiscali legati all’attività di giornalista freelance.

    Come funziona la fatturazione per i giornali esteri?

    Se collabori con testate straniere, la fattura (o invoice) non avrà l’IVA (operazione non soggetta/fuori campo), ma dovrai comunque dichiarare il reddito in Italia e versare i contributi INPGI, poiché sei residente fiscalmente qui.

    Riferimenti normativi

    • Legge n. 69/1963: Ordinamento della professione di giornalista (istituzione dell’Ordine).
    • DPR n. 115/1965: Regolamento di esecuzione della legge professionale.
    • Legge n. 190/2014 (e succ. mod.): Disciplina del Regime Forfettario.
    • Statuto INPGI: Regolamento della Gestione Separata per il versamento dei contributi previdenziali.
    • TUIR (DPR 917/86): Testo Unico delle Imposte sui Redditi (per il principio di cassa e deduzioni).
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