Conferimenti in natura nelle società di capitali: di cosa si tratta e tutti i dettagli in merito

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Conferimenti in denaro o in natura nella società di capitali. Procedura e tipologie di conferimento possibili. Tutte le informazioni sul conferimento nelle SRL ed SPA.

Il termine conferimento è normalmente utilizzato dal legislatore del Codice civile per indicare le prestazioni patrimoniali dei soci che concorrono alla formazione del capitale sociale.

La causa del conferimento risiede nella sottoscrizione del contratto sociale, che attribuisce la qualità di socio, e il suo contenuto consiste in un’attribuzione patrimoniale avente ad oggetto la prestazione di una somma di denaro o, laddove consentito, la prestazione di un bene in natura o di opera.

Oltre all’esecuzione dei conferimenti, espressamente disciplinati dal legislatore, si ritiene
che i soci possano inoltre effettuare ulteriori attribuzioni patrimoniali nei confronti della società. Attribuzioni che possono consistere tanto in apporti in denaro, quanto in apporti in natura, i quali tuttavia non concorrono alla formazione del capitale sociale, ma entrano a far parte del patrimonio della società.

I conferimenti in natura nelle società di capitali possono essere diversi e si deve distinguere tra le normative presenti per le società per azioni e quelle previste per le società a responsabilità limitata.

Vediamoli insieme.

Conferimenti in natura in società
Conferimenti in natura in società

Conferimenti in natura nelle società: cosa sono e le varie definizioni


Per capire bene cosa siano i conferimenti in natura nelle società di capitali, occorre prima di tutto capire la definizione generale di “conferimenti” e di “conferimenti in natura”.

Nelle società di capitali, se nell’atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro (art. 2342 comma 1 c.c., in materia di società per azioni, e art. 2464 comma 3 c.c., in materia di società a responsabilità limitata).

Le partecipazioni corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione (artt. 2342 comma 3 c.c., per le SPA e art. 2464 comma 5 c.c. per le SRL).

I conferimenti in natura sono, tuttavia, preclusi nelle:

  • Società a responsabilità limitata con capitale inferiore a 10.000 euro (art. 2463 comma 4 c.c.) e
  • Società a responsabilità limitata semplificate (art. 2463-bis comma 2 n. 3) c.c.).

Conferimenti e relazione giurata di stima

Ciò posto, chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata
di un esperto
designato dal tribunale, in caso di SPA, o di un revisore legale o di una
società di revisione legale iscritti nell’apposito registro, in caso di SRL.

La relazione deve contenere la descrizione dei beni o dei crediti conferiti, l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo e l’indicazione dei criteri di valutazione seguiti (artt. 2343 comma 1 e 2465 comma 1 c.c.).

Un ruolo importante viene assunto anche dagli amministratori della società, nel momento in cui devono essere effettuate le valutazioni da indicare nella relazione. Come è scritto infatti nel comma 3 dell’articolo 2343 del Codice Civile, gli amministratori devono controllare tali valutazioni, ma non solo. È anche loro compito verificarle entro un periodo di tempo limitato, che equivale a 180 giorni al massimo, dalla data di iscrizione della società.

La ratio del conferimento in natura

Sebbene la ratio delle disposizioni che ammettono il conferimento in natura se ciò è
previsto nell’atto costitutivo sia stata di volta in volta individuata:

  • Nella totale fungibilità del denaro. Questi, infatti, consente lo svolgimento di qualsiasi attività di natura economica;
  • Nella maggiore idoneità a garantire l’effettività del capitale sociale, o,
  • Nella non indifferenza, per i soci, della composizione qualitativa del capitale sociale.

Appare evidente come la regola sia diretta a tutelare interessi endosocietari, e non di terzi (creditori). Per i creditori sociali, infatti, una volta assicurata l’effettività del valore del conferimento, la scelta dell’entità conferita diviene neutra.

Ciò, quindi, permette di affermare, ad esempio, che in sede di aumento di capitale sia
possibile procedere al conferimento in natura, anche in assenza di apposita previsione
statutaria. Questo, purché vi sia il consenso unanime dei soci (assemblea totalitaria,
unanimità dei consensi) che così rinunciano – una tantum, non per gli eventuali
conferimenti futuri – alla regola della conferibilità del solo denaro.

Conferimenti in natura nelle società: le entità conferibili

Tema assai dibattuto è quello dell’individuazione delle entità conferibili nelle società di
capitali.

Peraltro, rispetto alle società per azioni, dove le prestazioni di opera o di servizi non
possono formare oggetto di conferimento (art. 2342 comma 5 c.c.), la riforma del diritto societario ha introdotto la possibilità di conferire nel capitale sociale delle società a responsabilità limitata le prestazioni lavorative o di servizi da parte dei soci. Questo, prevedendo, all’art. 2464 comma 2 c.c., che “possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica”.

Il legislatore utilizza, quindi, una formula generica per individuare le entità suscettibili di conferimento in SRL. Il tutto, limitandosi ad individuare il requisito che deve caratterizzare
i conferimenti, ossia l’idoneità a costituire “elementi dell’attivo suscettibili di valutazione
economica
”.

Ciò posto, tanto per le società per azioni, nelle quali non sono conferibili le prestazioni d’opera e di servizi, quanto per le società a responsabilità limitata, nelle quali è invece
conferibile ogni entità purché suscettibile di valutazione economica, la prassi ha dato luogo
ad una numerosa casistica riguardante singole fattispecie di conferimento che presentano le caratteristiche più varie e rispetto alle quali può risultare utile, senza pretesa di esaustività, una rassegna ragionata.

Conferimenti d’azienda e conferibilità dell’avviamento

Il conferimento di azienda può avvenire solo nel caso in cui l’azienda sia suscettibile di valutazione economica. Qui si deve fare una distinzione: esistono conferimenti di beni che si possono fare separatamente dall’azienda, come ad esempio le invenzioni brevettate, le opere di ingegno, il marchio, e quelli che invece vengono effettuati direttamente in una soluzione unica con l’azienda.

In questo secondo caso di parla del cosiddetto “Avviamento”. Con tale termine si intende indicare come valore suscettibile, direttamente il valore attivo dell’azienda, che viene stimato dopo la fase delle valutazioni, nel momento in cui si richiede atto costitutivo ed anche relazione giuridica.

Si afferma che l’avviamento è suscettibile di valutazione economica in quanto rappresentativo di tutte le componenti del complesso aziendale che ne esprimono la redditività. Questo, con il risultato che l’intero valore dell’azienda quale emerge dalla relazione di stima è utilizzabile per la copertura del valore nominale e del soprapprezzo delle azioni emesse.

Proprio l’avviamento ha fatto largamente discutere, perché molti ritengono che non possa essere oggetto di conferimento, ma in realtà la legge prevede che lo sia. Se non si ammettesse la sua natura di conferibilità, allora si negherebbe la possibilità di valutare come suscettibile di valutazione economica, l’azienda stessa quando ha i valori attivi.

Per approfondire: “Conferimento di azienda e cessione di partecipazioni

Il conferimento di studio professionale

Quanto alla possibilità di conferire uno studio professionale, quantomeno con riferimento alle società a responsabilità limitata la risposta pare essere affermativa.

Seguendo il comma 2 dell’Art 2464 del Codice Civile, si potrebbe affermare che almeno per quanto riguarda le società a responsabilità limitata, lo studio professionale è suscettibile di valutazione economica, e quindi rientra nelle entità dotate di conferibilità. Per chiarire i dubbi, ci si deve appellare al fatto che la legge italiana ha stabilito come lecito il contratto di trasferimento a titolo oneroso di uno studio professionale.

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In poche parole tutto questo discorso, conferisce allo studio professionale l’aspetto e le caratteristiche di un’azienda, e come tale, si può parlare di conferimento. Le discussioni in merito sono nate proprio perché molti sostengono che sia impossibile identificare lo studio di un professionista con un’attività aziendale, in quanto il primo è basato sul lavoro di un singolo professionista. In realtà tali argomentazioni possono essere facilmente scartate avvalendosi proprio delle norme giuridiche.

Sostanzialmente, lo studio professionale, inteso come complesso dei beni finalisticamente
organizzati per l’esercizio di un’attività, può costituire, al pari dell’azienda, una entità suscettibile di conferimento in società.

Per dirla in termini più corretti dal punto di vista del linguaggio giuridico, si può affermare che l’attività di uno studio professionale vale della possibilità di essere giudicato come suscettibile economicamente. Proprio per questo, può essere oggetto di conferimento, come l’azienda.

Il conferimento di contratti in società

La conferibilità di contratti è ammessa nelle società a responsabilità limitata.

La legge prevede che il socio ha la possibilità di conferire un diritto personale di godimento che ha come oggetto un bene materiale o immateriale, oppure anche la titolarità di un diritto che insiste su un bene immateriale. A questi va aggiunta anche la possibilità di conferire la titolarità di una concessione amministrativa non trasferibile.

Deve, pertanto, ritenersi ammissibile un conferimento di contratto, qualora la società
conferitaria – con l’acquisto della posizione contrattuale – assuma una posizione creditoria
nei confronti del contraente ceduto. Laddove, poi, la posizione contrattuale conferita dovesse comprendere anche profili debitori, di essi se ne dovrà tener conto in sede di determinazione del valore dei conferimenti.

Ai fini, poi, del rispetto della regola dell’integrale liberazione del conferimento in natura,
sarà necessario il consenso, preventivo o contestuale, del contraente ceduto.

Conferimenti di opere di ingegno in società

Con l’espressione “opere di ingegno” si indicano le invenzioni non brevettate oppure i segreti industriali o anche il Know-how. Tutti questi sono suscettibili di valutazione economica e come tali possono essere oggetto di conferimento.


Rientra in questa categoria anche il marchio, che gode del principio di trasferibilità e per questo, anche in tale caso si parla di un possibile oggetto di conferimento.

Risultano, peraltro, conferibili tanto il marchio registrato, quanto quello non registrato, con la precisazione che, nella seconda ipotesi, la mancata registrazione inciderà sulla valutazione del valore del marchio, che in questo caso risulta privo del diritto di esclusiva derivante dalla registrazione e di un regime di pubblicità relativo alle vicende circolatorie.

Pertanto, se il know-how, l’invenzione non brevettata o il segreto industriale hanno un
valore che può essere determinato sulla base di criteri noti, tanto basta perché oggi queste
entità siano conferibili nel capitale sociale. Questo, laddove l’incertezza sulla determinazione del valore del conferimento non dovrebbe incidere sulla conferibilità dell’entità. Bensì, invece, sul valore della stessa, così come stimato dall’esperto alla luce dei parametri individuati dalla scienza aziendalistica.

Conferimenti in natura di beni esteri e beni culturali

Un particolare discorso meritano i conferimenti dei beni esteri e dei beni culturali. Vediamo entrambe le casistiche.

Conferimento in società di beni esteri

Per quanto riguarda i primi, si parla della possibilità di conferimento in natura se tali beni hanno sede all’estero, o sono azioni oppure obbligazioni emesse da società straniere, che comunque debbano conferire in una società italiana. Questa può essere ancora da costituire oppure il conferimento avviene in sede di aumento di capitale di una società già costituita.

Ad esempio, in caso di conferimento di immobile sito all’estero, la valutazione dell’esperto
dovrà tener conto della situazione del mercato immobiliare straniero. In questi casi, la valutazione da parte dell’esperto assume importanza ancora maggiore.

Inoltre, trattandosi di conferimento di diritti reali immobiliari, la disciplina specifica riguardante tali diritti e concernente, ad esempio, il regime di pubblicità, le menzioni previste dalla normativa urbanistica, la conformità catastale, il rendimento energetico e se del caso la natura culturale del bene, deve essere individuata, in base all’art. 51 della L. 218/95, nella legge dello Stato in cui i beni si trovano.

Analogamente, in caso di conferimento di quote di società estera, verrà in rilievo la legge
regolatrice degli effetti negoziali che incidono sull’organizzazione interna della società
le cui partecipazioni vengono conferite, e che riguardano le formalità necessarie per rendere il conferimento opponibile alla società, nonché la conseguente legittimazione all’esercizio dei diritti sociali.

Conferimento di beni culturali

Il conferimento di bene soggetto al vincolo artistico impone l’applicazione del DLgs.
42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), e, conseguentemente, il conferimento
dovrà ritenersi soggetto alla prelazione in favore dello Stato.

Ciò che rileva, ai fini della prelazione, è il trasferimento a titolo oneroso della titolarità del
bene, circostanza che ricorre anche nell’ipotesi in cui quest’ultimo faccia parte di un complesso aziendale.

Le soluzioni rispetto alle quali la dottrina mostra di convergere sono quella del conferimento
alternativo in denaro e quella del conferimento del bene vincolato garantito da polizza o da fideiussione.

Conferimenti in natura nelle società di capitali: conclusioni

A fronte di una disciplina dei conferimenti in natura rigorosa nelle società di capitali, la prassi fornisce una molteplicità di fattispecie concrete variamente inquadrabili nell’ambito
dei conferimenti in natura o dei conferimenti d’opera, ove ammissibili.

Quanto ai conferimenti in natura, elementi comuni alle diverse fattispecie sono il principio
dell’integrale liberazione del conferimento (che porta ad escludere la conferibilità dei
diritti che non possono essere definitivamente acquisiti nella titolarità della società, come
nel caso dei beni vincolati) e la regola dell’individuazione di un valore certo da imputare a
capitale (con conseguente conferibilità di ogni entità suscettibile di valutazione patrimoniale).

A seguito, quindi, dell’apertura derivante dalla formulazione dell’art. 2464 comma 2 c.c., per cui possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica, restano fermi i principi cardine per cui il conferimento in natura è ammesso se voluto dalla collettività dei soci e a condizione che siano rispettate le regole a garanzia della corretta formazione del capitale sociale in funzione di tutela degli interessi dei creditori della società.

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