Il limite di prelievo contante, anche per importi frazionati, nell’arco di un mese è di 10 mila euro. Superata la soglia è prevista la segnalazione alla UIF da parte dell’istituto bancario.

Lo sappiamo, il denaro contante è ancora oggi il mezzo principale e preferito per il pagamento di beni e servizi. Questo aspetto inevitabilmente è collegato a due aspetti:

  • Il limite di pagamento con contanti, che rimane di 2.000 euro,
  • Il limite legato ai prelevamenti di denaro contante dagli istituti bancari.

Mentre sul primo aspetto legato ai pagamenti con denaro contante ci siamo già soffermati con questo contributo: “Limite utilizzo denaro contante“, vediamo gli aspetti legati ai prelevamenti di denaro contante.

Mi riferisco ai limiti esistenti all’effettuazione di operazioni sul conto corrente legati al prelievo di contante. Si tratta di operazioni effettuate con l’obiettivo di prelevare contanti per effettuare pagamenti. Il classico caso è quello legato ai pagamenti di beni o servizi a privati, (es. idraulico, muratore, etc). Se il pagamento che devi effettuare è in contanti devi necessariamente porti il problema il prelievo contanti possa portarti conseguenze da un punto di vista fiscale.

Pensa al caso di un lavoratore autonomo, magari una ditta che ha operato per tuo conto che ti propone uno sconto a fronte di un pagamento immediato in contanti. In questi casi, oltre al vantaggio che puoi ottenere come “sconto” devi chiederti i rischi fiscali che potresti correre.

Vediamo, quindi, di capire di questi aspetti.

Prelevamento di denaro contante

Esiste un limite massimo per il prelievo contanti dal conto corrente?

Il prelievo di denaro contante dal proprio conto corrente è, sicuramente, un’operazione del tutto lecita. Infatti, in condizioni ordinarie, il prelievo di contanti non desta alcuna conseguenza, giuridica o fiscale. Tuttavia, è opportuno individuare quali sono i limiti previsti dalla normativa antiriciclaggio per il prelievo di contanti dal conto corrente.

Sul punto è recentemente intervenuto un provvedimento della Unità di informazione finanziaria (UIF) del 28 marzo 2019. Si tratta di un documento che va ad analizzare la disciplina dettata per contrastare le attività illecite di riciclaggio del denaro sporco“, che in alcuni casi può consentire anche la verifica di eventuali ipotesi di evasione fiscale.

Il limite a cui fare riferimento per il prelievo contanti è di 10 mila euro nell’arco di un mese.

Questa è la soglia limite dei prelievi da parte di soggetti privati, da tenere a mente. Su questa soglia possiamo identificare un doppio regime di controllo legato alla verifica dei contanti provenienti da un conto corrente:

  • Il controllo della UIF, che riguarda tutte le movimentazioni, sia in entrata che in uscita dal conto corrente del contribuente;
  • Il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, che ha la possibilità di eseguire verifiche sui versamenti o sui bonifici ricevuti (e non anche sui prelievi eseguiti, per i quali riceve segnalazione dalle UIF).

Come avviene il contro sui prelievi di contante da parte della UIF?

L’UIF è l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia. Questo ente viene allertato dall’istituto bancario che, in virtù di una operazione sospetta, fa partire una segnalazione. A sua volta la UIF, che non dispone di strumenti propri di verifica, per questo, la sua attività di controllo dipende dalle banche.

E’ in questi termini, infatti, che lo sportellista bancario, quando verifica l’effettuazione di operazioni sospette da parte di privati, fa partire segnalazioni. Naturalmente, le operazioni di prelievo contanti che rientrano nel limite mensile di 10 mila euro non sono soggette a segnalazione.

Le comunicazioni di operazioni sospette devono essere effettuate alla UIF entro il quindicesimo giorno del secondo mese successivo a quello in cui è avvenuta l’operazione.

Le comunicazioni sul contante che le banche e le Poste Italiane per i servizi di banco posta dovranno inviare all’UIF sono utilizzate soprattutto per l’approfondimento di operazioni sospette e per effettuare analisi di fenomeni o tipologie di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. La normativa in generale prevede che gli obbligati debbano trasmettere alla UIF, con cadenza periodica, dati e informazioni individuati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Tali dati e le informazioni devono essere utilizzati per l’approfondimento di operazioni sospette e per effettuare analisi di fenomeni o tipologie di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Come avviene il controllo sui prelievo di contante da parte dell’Agenzia delle Entrate?

La stessa segnalazione di operazione sospetta che parte dall’istituto bancario e che finisce alla UIF, effettua un ulteriore passaggio anche all’Agenzia delle Entrate. Questa segnalazione di anomalia, infatti, è destinata ad alimentare la banca dati dei conti correnti italiani.

Infatti, l’anagrafe dei conti correnti detenuta dall’Agenzia delle Entrate consente una panoramica di tutti i rapporti tra le banche ed i rispettivi clienti, essendovi indicati i conti correnti posseduti dai cittadini, le movimentazioni, il saldo, gli altri contratti (deposito titoli, cassette di sicurezza, ecc.).

A quel punto, l’Agenzia delle Entrate, incrociando i dati presenti sulle sue banche dati può valutare quali contribuenti assoggettare ad un accertamento fiscale.

A differenza di quanto attiene ai controlli sul riciclaggio del denaro sporco, l’Agenzia delle Entrate non può effettuare controlli sui prelievi eseguiti dal privato sul proprio conti correnti. Quest’ultimo è, quindi, libero di incassare allo sportello una somma anche elevata o, addirittura, chiudere il conto, senza che l’ufficio delle imposte possa contestargli nulla sotto il profilo dell’evasione alle imposte. I controlli fiscali si concentrano, almeno per quanto riguarda i contribuenti che non sono imprenditori, solo sui versamenti che, se non giustificati, si considerano “reddito” e, quindi, vengono tassati.

La verifica del limite di prelievo dal conto corrente

Come anticipato, il limite di prelievo di denaro contante dal conto corrente, per la segnalazione alla UIF è di 10mila euro nell’arco di un mese solare. Al superamento di questa soglia nel periodo di riferimento, l’istituto bancario che ha eseguito l’operazione deve intervenire.

Lo sportellista è chiamato ad effettuare una “registrazione” che viene archiviata dalla banca e, da lì, nei tempi sopra indicati, viene inviata una segnalazione alla UIF.

Detta segnalazione scatta anche se il superamento della soglia avviene attraverso più operazioni che, singolarmente prese, sono inferiori a 10mila euro ma che, tra loro sommate, superano il tetto. Ciò, però, vale solo se le operazioni sono pari o superiori a 1.000 euro l’una.

La trasmissione della segnalazione alla UIF delle comunicazioni sopra soglia deve essere effettuata dal responsabile della funzione antiriciclaggio.

Esempi di operazioni sospette di prelievo di denaro contante

Vediamo adesso alcuni esempi pratici per capire quando siamo di fronte ad operazioni di prelievo contante che devono essere segnalate.

Esempio A:
Mario nell’arco di un mese effettua 10 prelievi da 1.200 euro l’uno. Le sue operazioni vengono ritenute rilevanti dall’istituto bancario ai fini del superamento della soglia. Pertanto, in questo caso, scatta al segnalazione alla UIF.

Esempio B:
Luigi nell’arco di 60 giorni effettua prelievi dal conto corrente di 990 euro l’uno. In questo caso il limite soglia di 10mila euro viene superato. Tuttavia, siccome il periodo è di 60 giorni e gli importi prelevati sono inferiori alle mille euro, queste operazioni non vengono segnalate alla UIF.

Esempio C:
Carla nell’arco di 40 giorni effettua quattro prelievi dal conto corrente per 3.000 euro l’uno. In questo caso sia la soglia annua che quella di singolo prelievo sono superate. In questo caso scatta la segnalazione alla UIF.

Dunque i controlli sul conto corrente operano su due scenari:

  • Accertamento sul riciclaggio di denaro e altri reati: segnalazioni di prelievi e versamenti fatte dalla banca alla UIF solo se superano i tetti indicati sopra;
  • Accertamenti di evasione fiscale: controllo diretto dell’Agenzia delle Entrate solo sui versamenti di contanti sul conto o sui bonifici ricevuti.

Pertanto nel caso delle comunicazioni oggettive delle Banche all’UIF l’utilizzabilità diretta ai fini fiscali non è una conseguenza immediata e automatica se non a seguito dell’approfondimento richiesto dalla stessa UIF alla Guardia di finanza ovvero a seguito dell’approfondimento di una segnalazione di operazione sospetta.

Quali sono gli enti tenuti ad effettuare le comunicazioni per i prelevamenti sopra soglia?

In sintesi, Banche, Poste italiane, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica (incluse le succursali e i punti di contatto comunitari) devono comunicare le operazioni in contante (prelievi e versamenti) pari o superiori a 10mila euro effettuate nel corso del mese solare.

Questo tipo di movimentazioni devono essere censite anche se si tratta di operazioni occasionali, anche se frazionate pari o superiori a mille euro.

Si tratta, inevitabilmente, di una quantità di dati da analizzare estremamente rilevante. Per questo motivo solo quei rapporti che presentano delle anomalie significative vengono, con molta probabilità, suscettibili di approfondimento dall’UIF che oltre al passaggio dall’Agenzia delle Entrate potrà proseguire con la segnalazione alla Guardia di Finanza.

Quali sono le operazioni sospette sul prelievo del contante?

La difficoltà nell’individuare condotte inerenti l’uso del contante realmente sintomatiche di operazioni di riciclaggio ha portato ad optare per segnalazioni standardizzate, la cui anomalia verrà valutata dalla UIF stessa.

Tali comunicazioni escludono l’inoltro della segnalazione dell’operazione come sospetta ma a condizione che l’operazione non presenti collegamenti con altre operazioni che facciano desumere una complessiva operatività sospetta e che non siano effettuate da clienti che non siano ad elevato rischio riciclaggio e finanziamento al terrorismo.

Si tratta, pertanto, di semplici “controlli” e non di “divieti” che non è detto comportino l’apertura di una indagine penale o fiscale. Siamo, quindi, fuori dal perimetro delle segnalazioni per operazioni sospette (Sos). Tuttavia, secondo la Guardia di Finanza e la Direzione investigativa antimafia, è sempre necessario monitorare, anche tramite controlli incrociati, chi è “appassionato al contante” in quanto considerato “strumento anonimo e non tracciabile“.

Prelievo di denaro contante da parte di privati: consulenza fiscale

Se hai letto questo articolo e ti stai rendendo conto che necessiti dell’analisi della tua situazione personale, ti invito a contattarci attraverso il form di cui al link seguente. Riceverai il preventivo per una consulenza personalizzata in grado di risolvere i tuoi dubbi sull’argomento.

Soltanto in questo modo, infatti, potrai essere sicuro di evitare di commettere errori, che in futuro possono esserti contestati e quindi sanzionati.

Commenti:
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4 COMMENTI

  1. Buongiorno,
    tutto ciò avviene anche in una banca estera di un paese europeo ? Al superamento della soglia la banca estera a chi fa la comunicazione ?
    Grazie e cordiali saluti

  2. Mi sono espresso male.
    Se ho un conto in un paese UE e prelevo localmente più di 10.000 € in un mese, la banca estera fa qualche segnalazione ? E a chi farebbe questa segnalazione ?
    Grazie e cordiali saluti

  3. Ci sono segnalazioni legate allo scambio automatico di informazioni (CRS), ma non tanto sul prelievo ma sui saldi del conto corrente estero detenuto. Conto che deve rispettare gli obblighi legati al monitoraggio fiscale in Italia. Se desidera approfondire la sua situazione ci scriva in privato per una consulenza.

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