Cedolare secca e affitti

Andiamo ad analizzare gli sgravi fiscali a cui proprietari di immobili e imprese potranno accedere se verrà confermata la proposta di legge. In particolare su cedolare secca e affitti. Tra le novità previste dal Recovery Plan e dal prossimo Decreto Sostegni, rientrano tutte le misure volte ad un alleggerimento della pressione fiscale e dei costi fissi per le imprese. L’obiettivo della ripresa economica non può prescindere da un’agevolazione dei costi e da una riduzione di tasse, come la Tari e l’IMU per le imprese commerciali.

I negozi, le attività ristorative e i centri di commercio, hanno visto ridotta notevolmente la portata delle entrate economiche, a causa della limitazione dei lavori per via della pandemia. Per rimediare al problema dei costi fissi, lo stato ha introdotto ingenti misure, e presto arriverà la conferma del Decreto Sostegni bis.

Lo stato è intervenuto anche per quanto riguarda affitti e mutui. In particolare, ha proposto nuove garanzie ai giovani che aprono un mutuo su un’immobile da adibire a prima casa. E in più è intervenuto anche sugli affitti, e il governo sta lavorando per la possibile proroga del blocco degli sfratti.

Ma quali sono le novità per chi paga l’affitto di un immobile per uso di impresa? Vediamo come viene applicata la cedolare secca e come si può ottenere uno sgravio dell’affitto pari o superiore al 30%.

Cedolare secca e affitti
Cedolare secca e affitti

Cedolare secca e affitti: cos’è e come funziona

In linea generale, la cedolare secca è un valido strumento alla lotta all’evasione fiscale. Perché incentiva alla presentazione e alla registrazione dei contratti di affitto, e dei canoni percepiti da chi mette in affitto un immobile di proprietà.

Cedolare secca e affitti: la cedolare secca è un sistema di tassazione alternativo all’IRPEF, e viene applicato in ambito immobiliare. Incentiva i proprietari che effettuano una dichiarazione dei redditi a presentare i redditi derivati dalla messa in affitto di uno o più immobili. La cedolare secca è utilizzabile solamente da chi detiene immobili e da cui riceve un reddito, sono escluse le imprese, le associazioni e le fondazioni.

Chi utilizza la cedolare secca non deve pagare imposte di registro o di bollo. E accede ad un’agevolazione che prevede imposta fissa al 21% o al 10% in caso di canone concordato.

Cedolare secca e affitti: la cedolare secca è conveniente per diverse ragioni:

  • • Non si paga l’imposta di registro e di bollo;
  • • Non si pagano le addizionali IRPEF comunali o regionali;
  • • Non si paga l’imposta per le garanzie di terzi;
  • • Non si pagano le imposte di registro per le proroghe, le annualità successive o le risoluzioni;
  • • L’aliquota è fissa;
  • • Non si accumula con altri redditi ai fini IRPEF;
  • • IMU e TASI ridotte nel caso di canone concordato.

Canone concordato: di cosa si tratta

Cedolare secca e affitti: il canone concordato per l’affitto è un tipo di contratto di locazione stipulato in base agli accordi di associazioni di categoria di locatori e inquilini. Questo significa che avere un canone concordato offre accesso ad agevolazioni fiscali e può portare ad importanti diminuzioni del prezzo dell’affitto.

Il contratto di affitto con canone concordato, allo stesso modo dei tradizionali contratti, può essere applicato per più anni. O per una serie di mesi stabiliti in accordo, come accade per esempio a studenti universitari e lavoratori fuori sede.

Il canone concordato viene stabilito da criteri specifici relativi alla regione e al comune di riferimento, in accordo con le associazioni di categoria. In base alla zona di riferimento, ogni comune mette a disposizione delle tabelle per stabilire il prezzo dell’affitto degli immobili, in base alle caratteristiche dello stesso.

Con l’arrivo del virus, è stato istituito il blocco degli sfratti, per permettere agli inquilini insolventi di non essere sfrattati dai proprietari in caso di mancato pagamento del canone o di ritardo in questo senso. Ed è proprio il blocco degli sfratti ad essere al centro dei dibattiti.

Blocco sfratti e canone concordato: le prospettive

Tra le misure volte a tutelare le famiglie e gli italiani, è stato introdotto con l’arrivo della pandemia anche il blocco sfratti. Il blocco sfratti ha coinvolto sia le morosità derivate dai mesi dello scoppio della pandemia, sia a quelli antecedenti. Sollevando non poche polemiche da parte delle associazioni che difendono i proprietari di immobili.

Valutando anche che dallo scoppio della pandemia, il settore immobiliare è entrato in una profonda crisi, sono sempre di più i proprietari che nel tempo hanno visto scendere di molto i propri redditi derivati dai contratti di locazione degli immobili posti in affitto.

Nell’ultimo periodo si sta valutando se sbloccare questa misura almeno in parte. Escludendo dai beneficiari del blocco sfratti tutte le persone che si trovano in stato di morosità antecedente all’arrivo della pandemia. Sia gli inquilini che i proprietari di immobili nel tempo hanno chiesto un aiuto al governo, proprio per affrontare la situazione di crisi legata allo scoppio della pandemia e alla diffusione del virus.

Le richieste di modificare il blocco sfratti attuale arrivano da molte direzioni, e ci si aspetta che il governo nei prossimi mesi presenterà nuove proposte o correzioni alla misura già presente.

Cedolare secca e affitti: canoni per le imprese

La nuova proposta che arriva dal governo riguarda proprio la cedolare secca e i contratti di affitto.

Nel caso in cui i proprietari di affitto, come già accaduto negli scorsi mesi, decidessero di ricontrattare il prezzo del canone di locazione, potrebbero beneficiare della cedolare secca come sgravio fiscale.

Ma questa novità viene applicata non sugli inquilini di immobili ad uso abitativo, ma alle attività di impresa.
Questo significa che i proprietari di attività ristorative, i negozi, e le attività ricettive potranno più facilmente ricevere alleggerimenti del prezzo del canone di affitto in accordo con i proprietari. Che a loro volta potranno beneficiare dei vantaggi della cedolare secca.

La misura ipotizzata potrebbe essere accessibile a:

Attività commerciali e artigianali, negozi e botteghe, che non superino 200 metri quadrati di superficie;
Attività alberghiere e pensioni che non superino i 2.000 metri quadrati di superficie.

Il proprietario potrà accedere alle agevolazioni fiscali della cedolare secca solo nel momento in cui decide di diminuire il costo mensile del canone di affitto almeno del 30% rispetto al canone abituale. Sicuramente se viene approvata, una simile misura potrà portare beneficio sia alle imprese sia ai proprietari di immobili messi in affitto alle attività.

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