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Bonus smart working: cos’è e come funziona

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In questi giorni si parla molto di bonus smart working, ad indicare la possibilità per le aziende di fornire ai propri dipendenti beni e servizi con l’obiettivo di facilitare e supportare il lavoro da casa, lo smart working. Secondo le recenti disposizioni che riguardano i fringe benefit, ovvero le misure di welfare aziendale adottate in questo periodo per il lavoro in remoto, si può dire che ci sono interessanti novità per chi lavora da casa.

Con l’arrivo della pandemia e la necessità di riorganizzare il lavoro, moltissime aziende hanno scelto di adottare lo smart working ampliandolo ai propri dipendenti, per poi scoprire che per alcuni ruoli questa modalità di lavoro è vantaggiosa anche per il dopo pandemia.

La novità riguarda l’allargamento delle agevolazioni per le aziende che forniscono benefit ai propri dipendenti, in particolare relativi allo smart working. Si parla di soglia di agevolazione aumentata fino a 516,46 euro. Questa è la soglia per l’agevolazione fiscale a cui le aziende possono attingere. La cifra è stata raddoppiata a partire dal 2020, e anche per quest’anno viene confermato l’aumento. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.


Smart working: scelta obbligata o possibilità?

Lo smart working è stata per molte aziende la scelta obbligata per poter continuare a lavorare, date le limitazioni agli spostamenti e alle misure per la sicurezza prese per limitare la diffusione del virus. Per tantissimi lavoratori italiani questo ha significato rimanere a casa a lavorare tramite un computer, tablet o smartphone.

Si sono moltiplicate le videochiamate, a sostituzione delle riunioni aziendali, si sono utilizzati con maggiore frequenza i programmi e le applicazioni tecnologiche per l’organizzazione del lavoro, e anche la didattica per molti mesi è stata applicata a distanza.

Quella che per molti è stata una scelta obbligata, ad oggi può diventare una possibilità aziendale, perché moltissime imprese anno valutato positivamente il risparmio sui costi di gestione delle strutture fisiche per il lavoro. Basta pensare al risparmio sui canoni di affitto che i datori di lavoro possono ricavare utilizzando anche in una situazione di post pandemia il metodo di lavoro agile.

Il bonus smart working altro non è che un’estensione dei fringe benefit aziendali alle necessità che derivano dal lavoro da remoto. I lavoratori che svolgono un’attività da casa per molti mesi hanno spesso la necessità di acquistare poltrone, sedie, scrivanie, sistemi di illuminazione volti a migliorare la postura e facilitare il lavoro anche da casa. Ma non solo, perché anche l’utilizzo allagato di tecnologia favorisce l’aumento di richiesta in questo senso.

Strumenti tecnologici in aumento con lo smart working

Già dai primi mesi della pandemia, con l’applicazione su larga scala del lavoro in smart working, sono aumentate le richieste di prodotti tecnologici, come i computer, i tablet e gli smartphone. Prodotti volti ad essere utilizzati per poter lavorare da casa, collegarsi a riunioni virtuali e organizzare il lavoro online e le comunicazioni in modo efficace.

Nel 2020 c’è stato un boom nelle vendite di questi strumenti, anche a causa dell’applicazione massiccia della didattica a distanza per i sistemi scolastici di diversi gradi. Ma come si relaziona questo fenomeno al bonus smart working?

Il bonus smart working ruota intorno ai fringe benefit, ovvero quei beni o servizi che le aziende mettono a disposizione dei propri dipendenti per lavorare. I fringe benefit possono essere messi a disposizione dei singoli lavoratori, per operazioni strettamente connesse al lavoro, o in linea generale possono essere accessibili anche alla famiglia del lavoratore.

Portiamo ad esempio l’auto aziendale, o la casa in affitto, che se erogati al lavoratore come fringe benefit, possono essere utilizzati anche dalla famiglia stessa. Se con il lavoro tradizionale i fringe benefit potevano essere l’auto aziendale, i buoni pasto, lo smartphone, o altri tipi di strumenti, con la diffusione dello smart working, anche scrivanie, computer, sedie, lampade, strumenti tecnologici possono prendere parte ai fringe benefit offerti dall’azienda.

Bonus smart working: come chiederlo

Il bonus smart working, prevede l’acquisto da parte dell’azienda di strumentazione tecnologica o complementi di arredo volti a svolgere il lavoro da casa, ma la sua erogazione rimane una scelta prettamente aziendale.

Il datore di lavoro può scegliere se erogare questi beni o servizi al dipendente come accadeva precedentemente all’applicazione massiccia dello smart working. Si tratta di un bonus che prevede un’agevolazione fiscale per i beni che rientrano nella cifra di 516,46 euro. Ciò non toglie che le imprese possano decidere di aumentare la soglia erogabile al dipendente, ma oltre quella cifra interviene la tassazione.

Il dipendente non può richiedere direttamente questo tipo di bonus, ma fa parte del welfare aziendale. Un’azienda che decide di stabilire ad esempio che un intero comparto tra i dipendenti lavorerà da casa, può decidere di erogare i fringe benefit per migliorare il benessere lavorativo dei dipendenti anche da casa.

Indubbiamente l’applicazione dei fringe benefit da parte dell’azienda possono migliorare notevolmente le condizioni di lavoro in smart working, favorendo per esempio il mantenimento di una corretta postura nel caso si decida di acquistare sedute ergonomiche per i dipendenti.

Lavoro agile o in presenza?

Lo smart working è stato applicato in misura emergenziale, per tutelare il posto di lavoro di molti dipendenti, e per le aziende è stata una soluzione utile a continuare a lavorare nonostante le chiusure. Dal momento che siamo di fronte a riaperture scaglionate delle attività, è possibile che molti dipendenti che hanno lavorato per mesi in smart working possano tornare in presenza.

Ma questo è davvero conveniente? Sono moltissime le attività che già da prima dell’arrivo della pandemia hanno affiancato il lavoro in presenza a quello da casa, per favorire l’incontro con collaboratori lontani, aumentare il numero di dipendenti, gestire i turni alternando il lavoro in presenza a quello da remoto.

La possibilità per molte aziende che si presenta è quella di poter scegliere di continuare a lavorare in smart working. Ma non solo le aziende, anche alcuni liberi professionisti hanno scelto di utilizzare il web e il computer come mezzi di comunicazione, utili per continuare la propria professione online.

Molto probabilmente l’arrivo della pandemia ha accelerato una digitalizzazione che era già in atto, portando moltissime persone a confrontarsi per la prima volta con gli strumenti forniti dalla tecnologia e da internet. La scelta di poter continuare con il lavoro agile potrebbe essere vantaggiosa per le aziende per velocizzare da un lato le procedure, e dall’altro per ottenere un risparmio decisivo sui costi.

Bisogna anche tenere conto che un bonus smart working come quello di cui abbiamo parlato, è anche un mezzo utile per favorire gli acquisti di complementi d’arredo per il lavoro a casa, dando una spinta ad un settore che quest’anno, come molti, ha visto un crollo delle vendite inaspettato.

Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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