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Trasferimento di residenza in stati con regimi agevolati

Le conseguenze derivanti dal trasferimento di residenza all'estero in paesi a fiscalità privilegiata (Paesi black list).

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Le conseguenze fiscali derivanti dal trasferimento di residenza fiscale in Stati black list. Il trasferimento di residenza in Paesi con regimi fiscali agevolati.

Quando una persona fisica decide di effettuare un trasferimento di residenza all’estero deve, inevitabilmente, porsi degli interrogativi anche da un punto di vista fiscale. Si tratta, essenzialmente, di problematiche che riguardano la tassazione sui redditi e gli aspetti legati a fenomeni di doppia imposizione.

Ho già affrontato in questo articolo, “Trasferimento di residenza all’estero: guida“, tutti gli aspetti legati ad un trasferimento all’estero. Adesso, invece, voglio concentrarmi in particolar modo sugli effetti legati ad un trasferimento di residenza effettuato in un Paese con regime fiscale agevolato. Si tratta dei c.d. “Paesi black list“.

Trasferirsi in questi Paesi, infatti, comporta delle conseguenze importanti per quanto riguarda la tassazione dei redditi percepiti, e di verifica della residenza fiscale del soggetto espatriato. Proprio per evitare di commettere questi errori ho deciso di dedicare questo articolo nell’approfondire questi aspetti. Naturalmente, se tutto questo non ti sarà sufficiente al termine dell’articolo troverai il link per contattarmi direttamente per una consulenza personalizzata.

Disciplina fiscale legata al trasferimento di residenza in stati black list

Ai sensi dell’art. 2 comma 2-bi del TUIR (DPR n. 917/86) in vigore:

Si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministero delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale

art. 2 comma 2-bis del tuir

Gli stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato sono stati individuati con il D.M. del 4 maggio 1999 e sono evidenziati nel seguente elenco:

Tabella: Trasferimento di residenza in stati black list per le persone fisiche – elenco

Di seguito l’elenco degli stati black list per il trasferimento di residenza delle persone fisiche. Si tratta degli stati individuati dal D.M. 4 maggio 1999 (e ss.mm.).

AlderneyAndorraAnguillaAntigua e Barbuda
Antille olandesiArubaBahamasBahrein
BarbadosBelizeBermudaBrunei
Costa RicaDominicaEmirati Arabi UnitiEcuador
FilippineGibilterraGibutiGrenada
GuernseyHong kongIsola di ManIsole Cayman
Isole CookIsole MarshallIsole Vergini BritannicheJersey
LibanoLiberiaLiechtensteinMacao
MalaysiaMaldiveMaurizioMonserrat
NauruOmanPanamaPolinesia Francese
MonacoSarkSeicelleSingapore
Saint Kitts e NevisSaint LuciaSaint Vincent e GrenadineSvizzera
TaiwanTongaTurks e CaicosTuvalu
UruguayVanuatuSamoa

Situazioni particolari di alcuni stati per il trasferimento di residenza in stati black list

Si segnala che sono stati eliminati dalla lista:

Cipro e Malta (D.M. 27/07/2010);
San Marino (D.M. 12/02/2014).

Nonostante gli accordi con la Svizzera, Montecarlo e Liechtenstein in materia di voluntary discosure, questi paesi rimangono paradisiaci, ai fini del D.M. 4/5/99 in materia di residenza delle persone fisiche.

Le conseguenze per il trasferimento in paesi black list

Il trasferimento di residenza in stati black list ha delle conseguenze per quanto riguarda le persone fisiche. Sostanzialmente, attraverso la disposizione sopra riportata si introduce il principio in base al quale un soggetto, anche se ha provveduto a cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente, deve continuare a dichiarare i propri redditi in Italia.

Questo, in forza della presunzione legale relativa, contenuta nella norma in esame, che il trasferimento, anche quando sia avvenuto transitando anagraficamente per uno stato terzo non incluso tra quelli dell’elenco sopra riportato, sia strumentale unicamente all’ottenimento di un indebito beneficio fiscale.

Con tale disposizione si pone a carico del contribuente l’onere di fornire, con qualsiasi mezzo, escludendo la testimonianza ed il giuramento, una priva valida per vincere la presunzione di residenza fiscale in Italia. Tale prova può consistere in fatti o atti che confermino l’effettività della situazione concretizzatasi attraverso la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente. Questo, in coerenza con l’assunzione di un reale e duraturo rapporto con lo Stato di immigrazione e con l’interruzione di significativi rapporti con lo Stato italiano.

Il contenuto della prova del contribuente

Come abbiamo visto nel trasferimento di residenza in stati black list è fondamentale la prova del contribuente. Per quanto riguarda il contenuto della prova si può far ricorso, in negativo, alle medesime circostanze utili al fine di suffragare la formalità della cancellazione dell’anagrafe della popolazione residente. Il fine è la dimostrazione della insussistenza nel nostro Paese della dimora abituale (residenza) ovvero del complesso dei rapporti afferenti gli affari e gli interessi, allargati oltre che agli aspetti economici, anche a quelli familiari, sociali e morali (domicilio).

La lista dei paesi white list ancora non applicabile

La finanziaria 2008 ha modificato i criteri di individuazione dei cosiddetti paradisi fiscali sostituendo l’art. 2, comma 2-bis, del TUIR, che recita quanto segue:

Si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare in Gazzetta Ufficiale”

Tale norma entrerà in vigore quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze procederà all’individuazione degli Stati e territori che comporranno la cosiddetta “white list“. Pertanto, quando sarà pubblicata la white list non si farà più riferimento alle black list come quella sopra riportata.

Fino all’eventuale emanazione di questa nuova white list trovi applicazione il vecchio elenco contenuto nel D.M. 4 settembre 1996.

L’onere della prova in caso di trasferimento di residenza all’estero

Vediamo, adesso con un semplice esempio l’effetto in termini di trasferimento di residenza in stati black list da parte del contribuente.

Esempio:
Una persona ha trasferito per lavoro la propria residenza in Germania, ma i figli sono rimasti a studiare in Italia. La moglie vive e lavora in Germania. L’Amministrazione finanziaria deve provare che il trasferimento della residenza è fittizio ex art. 2, comma 2 TUIR.
Si ipotizzi che con le stesse modalità la residenza sia stata trasferita in Svizzera. Il contribuente in sede di accertamento deve provare l’effettivo trasferimento della residenza ex art. 2, comma 2-bis del TUIR. La prova potrebbe essere fornita anche mediante la presentazione dei biglietti aerei con i quali i figli si recano in Svizzera durante i periodi di pausa dagli studi.

Su questo aspetto si devono segnalare problemi applicativi che non hanno ancora avuto riscontro a livello di prassi. Mi riferisco a situazioni in cui l’esercizio sociale di una persona fisica non coincide con l’anno solare. E’ il caso, ad esempio, del Regno Unito, dove il periodo di imposta va da aprile ad aprile.

Trasferimento di residenza in stati black list e accertamento

In particolare, gli elementi da monitorare che potrebbero portare all’identificazione di situazioni sospette circa l’effettività della residenza fiscale estera dei soggetti iscritti all’AIRE possono essere diverse.

In particolare, in base alle informazioni ed all’esperienza in questo ambito possiamo individuare una serie di elementi che possono portare l’Amministrazione finanziaria a valutare la residenza fiscale in Italia di un contribuente. Tali elementi possono essere schematizzati come segue:

  • Residenza dichiarata in uno degli Stati e territori a fiscalità privilegiata, individuati dal Decreto del Ministero delle Finanze 4 maggio 1999; (rilevante ai fini dell’articolo 2, comma 2-bis DPR n. 917/86);
  • Movimenti di capitale da e verso l’estero, trasmessi dagli operatori finanziari nell’ambito del monitoraggio fiscale di cui al D.L. n. 167/1990;
  • Informazioni relative a patrimoni immobiliari e finanziari detenuti all’estero, trasmesse dalle Amministrazioni fiscali estere nell’ambito di Direttive europee e di accordi di scambio automatico di informazioni;
  • Residenza in Italia del nucleo familiare del contribuente (“centro degli interessi vitali”);
  • Atti del registro segnaletici dell’effettiva presenza in Italia del contribuente;
  • Utenze elettriche, idriche, del gas e telefoniche attive;
  • Disponibilità di autoveicoli, motoveicoli e unità da diporto;
  • Titolarità di partita IVA attiva;
  • Rilevanti partecipazioni in società residenti di persone o a ristretta base azionaria;
  • Titolarità di cariche sociali;
  • Versamento di contributi per collaboratori domestici;
  • Informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta con la Certificazione unica e con il modello dichiarativo 770;
  • Informazioni relative a operazioni rilevanti ai fini IVA, comunicate ai sensi dell’art. 21, D.L. n. 78/2010 nonché ai sensi del D.Lgs. n. 127/2015.

Espatriati e accertamento di residenza fiscale: consigli e consulenza

Se stai pensando di trasferirti all’estero e hai letto questo articolo sicuramente avrai dei dubbi sulla procedura di trasferimento che stai attuando. Finire in una lista selettiva di soggetti da controllare non è piacevole.

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Se, invece, ti sei già trasferito all’estero e credi di non aver adottato la giusta procedura, contattami per capire meglio la tua situazione. Ed per eventualmente avere tutti gli strumenti che ti indicherò a disposizione per un eventuale controllo. Farsi trovare preparati all’arrivo di di un invito o questionario è fondamentale per la riuscita positiva del controllo.

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