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Sportivi italiani all’estero: il regime di tassazione

Le implicazioni fiscali per gli sportivi italiani che effettuano prestazioni all'estero. Tassazione nel Paese di residenza fiscale ed applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni per evitare fenomeni di doppia tassazione.

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Qual’è il regime fiscale di tassazione per gli sportivi italiani che effettuano prestazioni o eventi sportivi all’estero?

Voglio partire da questa domanda per dare una risposta quanto più possibile completa ai tanti sportivi italiani che oggi, per vari motivi, effettuano prestazioni all’estero.

In questo articolo ti parlerò di residenza fiscale di doppia imposizione e di Convenzioni Internazionali. Il mio obiettivo è quello di fornirti tutte le indicazioni di carattere pratico per capire se e dove devi tassare il reddito che hai percepito all’estero da attività sportiva.

Sono tantissimi i casi di sportivi che effettuano eventi sportivi all’estero: dai calciatori, ai tennisti, passando da golfisti fino ai ciclisti. In tutti questi casi occorre individuare il corretto criterio di collegamento per la tassazione di questi redditi percepiti all’estero.

Oltre a questo aspetto, poi, farò cenno alla grande attenzione che ormai portano tutti i Paesi del mondo nei confronti della tassazione del reddito degli sportivi. In particolare, penso a quelli italiani, che spesso decidono di trasferire la loro residenza all’estero.

Sul punto vedremo degli effetti, comunque limitati, che può avere per uno sportivo il trasferimento della propria residenza fiscale in un Paese con fiscalità privilegiata: mi viene in mente subito il Principato di Monaco o la Svizzera. Ebbene, come avremo modo di vedere in dettaglio, a parità di aliquota di imposta, si deve considerare la tassazione del reddito dovuta nel Paese della Fonte.

Dico questo perché, spesso, lo sportivo che si trasferisce all’estero si “dimentica” che la parte dei compensi legati a prestazioni sportive svolte all’estero, è comunque ivi tassato.

Vediamo, quindi, la tassazione del reddito estero degli sportivi italiani per le prestazioni sportive svolte all’estero.

Criteri generali di tassazione del reddito

Prima di entrare nel dettaglio, legato alla tassazione dei compensi esteri degli sportivi, occorre partire da qualche definizione utile allo scopo.

In base a quanto disposto dall’articolo 3 del DPR n. 917/86, le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato italiano sono assoggettate a tassazione sui redditi ovunque prodotti (c.d. “worldwide income taxation).

A loro volta, i redditi che le stesse possono produrre, sono classificati (articolo 6) secondo le seguenti categorie:

  • Redditi fondiari;
  • Redditi di capitale;
  • I redditi di lavoro dipendente;
  • Redditi di lavoro autonomo;
  • Redditi d’impresa;
  • Infine, redditi diversi.

Diversamente, ai soggetti non residenti, l’imposta si applica esclusivamente sui redditi dagli stessi prodotti nel territorio dello Stato. Si tratta dei redditi individuati tramite i criteri di collegamento definiti dall’art. 23 del DPR n 917/86.

Naturalmente, questi criteri di tassazione sono, generalmente, adottati nella maggior parte degli Stati del mondo. L’effetto che si ottiene è quello di generare sovrapposizioni di potestà impositiva che danno luogo a fenomeni di doppia imposizione.

Come vedremo, questo tipo di sovrapposizione di potestà impositiva si manifesta anche nel caso dei redditi percepiti da manifestazioni svolte all’estero da parte degli sportivi.

Criteri di collegamento per redditi da lavoro dipendente e autonomo

Con riferimento specifico alle categorie dei redditi da lavoro dipendente e reddito da lavoro autonomo, occorre stabilire quando tali redditi, se percepiti da non residenti, sono da considerarsi come prodotti nel territorio dello Stato. Nel qual caso, tali redditi, devono essere ivi assoggettati ad imposizione.

Il comma 1, lett. c) dell’articolo articolo 23 del DPR n. 917/86 stabilisce che si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi da lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato. Mentre, la successiva lett. d) prevede che si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato.

Una volta constatato che un determinato reddito è assoggettabile a tassazione per norma interna occorre verificare quanto disposto dall’eventuale convenzione contro le doppie imposizioni. Convenzione che potrebbe essere stata stipulata ed essere quindi in vigore fra l’Italia e lo Stato di residenza del soggetto percettore del reddito.

Per le medesime categorie reddituali il Modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni permette la tassazione alla fonte in base a criteri differenti rispetto a quelli previsti dall’articolo 23 del DPR n. 917/86.

Redditi da lavoro dipendente nel modello OCSE

In base alle disposizioni contenute nell’articolo 15 del Modello OCSE i redditi da lavoro dipendente sono imponibili esclusivamente nello stato di residenza del lavoratore. Questo a meno che la prestazione di lavoro non sia eseguita nell’altro Stato contraente (art. 15.1).

In tale ultimo caso, il reddito è imponibile anche nello Stato in cui la prestazione di lavoro (Stato della Fonte) viene eseguita qualora, alternativamente:

  • Il lavoratore abbia accumulato una presenza nello Stato della fonte per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di un periodo temporale di 12 mesi che inizi o termini nel periodo d’imposta;
  • Le remunerazioni siano corrisposte da o per conto di un soggetto residente nello Stato della fonte;
  • Le remunerazioni siano sostenute da una stabile organizzazione che il datore di lavoro ha nello Stato della fonte.

Redditi da lavoro autonomo nel modello OCSE

Diversamente, il reddito da lavoro autonomo è imponibile esclusivamente nello Stato di residenza. Questo a meno che il lavoratore non disponga nel territorio dell’altro Stato (Stato della fonte) di una sede fissa/stabile organizzazione secondo quanto disposto dall’articolo 7 del Modello OCSE.

In tale ultima circostanza, – al verificarsi di una delle tre condizioni indicate in alternativa – per il reddito da lavoro dipendente, Stato della fonte e Stato di residenza avranno potestà impositiva concorrente. Con la conseguenza che si genererà una doppia imposizione giuridica (parzialmente o interamente), mitigata dall’applicazione di un trattato ove esistente.

Ciò premesso è di tutta evidenza come i criteri per i quali tali categorie di reddito possano essere assoggettate a tassazione nello Stato della fonte, richiedano una presenza “rilevante” in detto Stato. Tale da creare un collegamento che possa giustificare un prelievo fiscale.

Attività di lavoro svolte sia in forma dipendente che indipendente

Sulla base di quanto evidenziato sino a questo momento occorre evidenziare che talune attività di lavoro possono essere svolte:

  • Sia in forma indipendente;
  • Sia mediante rapporto di lavoro dipendente,

Operativamente, per queste attività può essere spesso difficile raggiungere le rispettive “soglie” oltre le quali il reddito possa considerarsi prodotto e dunque tassabile nello Stato della fonte: vedi la presenza di una base fissa o permanenza per più di 183 giorni.

Nella maggior parte dei casi ciò non dovrebbe rappresentare alcuna anomalia dal punto di vista tributario. Questo in quanto non viene raggiunta una presenza significativa nello stato della fonte tale da giustificare un prelievo. Diverso, però, è il caso per le attività ad esempio svolte dagli sportivi.

La tassazione dei compensi percepiti all’estero da parte di sportivi italiani

Le attività lavorative degli sportivi presentano delle peculiarità derivanti dalla loro natura:

  • Sono esercitate per brevi periodi in più Stati;
  • Prevedono generalmente remunerazioni piuttosto elevate;
  • La tassazione nello stato di residenza potrebbe essere ridotta in maniera significativa.

In questo scenario complessivo si devono tenere in considerazione alcuni particolari aspetti. In particolare:

  • Gli Stati in cui l’attività viene prestata possono non prevedere l’assoggettamento a tassazione parte dei compensi percepiti (in virtù della propria legislazione interna);
  • La tassazione nello Stato di residenza potrebbe, nel medesimo modo, essere ridotta, qualora la stessa venga spostata in un altro Stato.

ESEMPIO:
Pensa al caso di uno sportivo, un tennista, che è fiscalmente residente nel Principato di Monaco. Tale soggetto si trova ad effettuare una prestazione sportiva remunerata, magari per la partecipazione ad un torneo di tennis in Svizzera.

E’ in questo contesto complessivo che bisogna analizzare il regime fiscale degli sportivi italiani.

Redditi degli sportivi professionisti fuori dal Tuir

I redditi degli sportivi non rappresentano una categoria reddituale distinta all’interno del TUIR (DPR n 917/86).

Pertanto, al fine di individuare se detti redditi, quando percepiti da un non residente, siano o meno da assoggettare a tassazione in Italia occorre fare riferimento alle lettere c) e d) comma 1 dell’art. 23 del DPR n. 917/86.

Pertanto, in base alla normativa domestica, è sufficiente che l’attività “sportiva” sia “prestata” o “esercitata” in Italia per poter essere considerata come assoggettabile a tassazione. Questo a prescindere dalla presenza effettiva nel territorio dello Stato.

Redditi degli sportivi nel modello OCSE

Anche l’OCSE per ovviare, almeno parzialmente, a tale potenziale criticità ha introdotto una normativa specifica. Si tratta dell’articolo 17 (Entertainers and Sportspersons) del Modello OCSE.

Tale articolo deroga alle previsioni generali sopra ricordate relative ai redditi da lavoro autonomo e dipendente e stabilisce quanto segue:

Nonostante le disposizioni dell’articolo 15, i redditi che un residente di uno Stato contraente, in qualità di professionista dello spettacolo quale artista di teatro. del cinema, della radio o della televisione, o musicista o sportivo. ritrae dalle sue attività personali esercitate nell’altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato.

Qualora i redditi relativi a prestazioni personali effettuate da un artista o sportivo siano corrisposti non all’artista o sportivo direttamente, ma ad altra persona, detta remunerazione è, nonostante le disposizioni dell’art. 15, imponibili nello Stato contraente nel quale le prestazioni dell’artista o dello sportivo sono esercitate.

Art. 17 del Modello di Convenzione OCSE

Il comma 1, introduce una deroga alla regola relativa alla tassazione dei redditi da lavoro dipendente. Tale deroga prevede che lo Stato della fonte possa tassare i redditi qualificanti, indipendentemente dalla permanenza in detto Stato e da chi vengano effettivamente corrisposti tali redditi.

L’articolo 17 trova applicazione anche con riferimento ai redditi da lavoro autonomo (disciplinati dall’art. 7 del Modello OCSE). Infatti l’articolo 7, comma 4 del Modello OCSE, prevede una precisa deroga, specificando che qualora i redditi di impresa (o da lavoro autonomo) siano separatamente trattati in articoli diversi della Convenzione, allora troveranno applicazione le disposizioni di tali articoli.

Regime di tassazione per le Star Company

L’articolo 17, paragrafo 2 del Modello OCSE introduce, invece, una specifica disciplina che permette di contrastare talune pratiche elusive.

Si tratta di fattispecie in cui il corrispettivo per la prestazione svolta dallo sportivo non viene a lui corrisposto, ma ad una società. Si tratta di enti conosciuti come “star company“, generalmente localizzata in stati a fiscalità privilegiata al fine di eludere (in linea teorica) la disposizione di cui al comma 1.

Questa interposizione societaria è volta, a fini elusivi, a trasformare un reddito professionale in reddito di impresa, che prevede diversi criteri di collegamento per la tassazione.

Attraverso la disposizione di cui al paragrafo 2 dell’art. 17, nel caso in cui il corrispettivo della prestazione venga pagato ad una società (nel qual caso non si renderebbe applicabile il disposto del comma 1), lo Stato della fonte è comunque autorizzato ad assoggettare ad imposizione il reddito relativo alla performance avvenuta all’interno del proprio Paese.

In Italia l’articolo 37, comma 3, del DPR n. 600/73, prevede una norma volta a contrastare la c.d. interposizione.

La norma consente all’Amministrazione finanziaria di imputare ad un contribuente un reddito il cui titolare risulterebbe essere un soggetto differente. Questo qualora sia dimostrato (anche mediante presunzioni gravi, precise e concordanti) che detto contribuente ne sia l’effettivo possessore. E che ciò sia a riguardo del caso di interposizione fittizia sia a quello di interposizione reale.

Art. 17 del modello OCSE: ambito soggettivo di applicazione

Con riferimento alla tassazione alla tassazione alla fonte dei redditi prodotti dagli sportivi è pertanto immediato osservare come sia di primaria importanza l’identificazione dell’ambito soggettivo di applicazione dell’articolo 17 del Modello OCSE.

Appurato infatti che:

  1. In base alla normativa domestica l’articolo 23 non introduce alcuna specificazione ulteriore alle regole generali applicabili ai redditi di lavoro autonomo e dipendente;
  2. Il Modello OCSE, derogando alle previsioni contenute negli art. 7 (e 14) e 15, consente la tassazione la tassazione nel Paese della fonte ai redditi generati dai professionisti,

è dirimente comprendere l’esatta applicazione del citato art. 17 del Modello OCSE.

Tale articolo si applica ai redditi derivanti dall’esercizio delle attività di sportivo e che pertanto, ad esempio, il compenso ottenuto da un ex sportivo in qualità di commentatore di un evento sportivo non dovrebbe ricadere nell’ambito di applicazione di detta normativa. L’obbligazione sottostante da cui origina il compenso non è infatti l’esibizione sportiva bensì l’obbligo di commentare un evento.

L’applicazione dell’art. 17 del Modello OCSE va dunque valutata attentamente caso per caso partendo dall’analisi della natura sottostante della performance e dell’obbligazione da cui scaturisce il reddito senza, per un momento, avere riguardo al percettore di detto reddito. Nell’esempio sopra a nulla rileva il fatto che il commentatore sia un ex sportivo o uno sportivo momentaneamente infortunato.

Tassazione degli sportivi: prassi dell’Agenzia delle Entrate

Per la tassazione dei compensi degli sportivi esiste un chiarimento prassi nazionale nella Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 79 del 16 giugno 2006.

Ai sensi di questa disposizione i compensi erogati da una squadra italiana a ciclisti professionisti tedeschi non sono imponibili in Italia, se relativi a corse ciclistiche effettuate all’estero.

Nella fattispecie, in presenza di compensi unitariamente determinati, è stato ritenuto corretto assoggettare alla ritenuta prevista dall’art. 24 comma 1-ter del DPR n 600/73 (trattavasi, nella fattispecie, di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa) la sola quota parte relativa alle giornate di gara svolte in Italia (è quanto la dottrina internazionale definisce quale duty days formula).

Tali redditi sono stati considerati assimilati ai redditi da lavoro dipendente, pertanto, considerando che per tali sportivi non vi è stato svolgimento dell’attività lavorativa in Italia (i compensi erano relativi a corse svolte all’estero), l’Agenzia delle Entrate non ha ravvisato la tassazione italiana dei compensi. Tuttavia, è stata prevista l’applicazione di una ritenuta in uscita in relazione alla quota parte di compensi relativi alle giornate di gara svolte in Italia.

Tassazione degli sportivi e applicazione del credito per imposte estere

Con riferimento specifico agli sportivi residenti in Italia, gli stessi, per il fatto di essere residenti in Italia, devono essere assoggettati ad imposizione in base al principio worldwide.

Essi dunque sono soggetti all’IRPEF ovunque abbiano prodotto il loro reddito, e potranno godere di un eventuale credito per le imposte eventualmente prelevate nello Stato della fonte.

Così come consentito dall’articolo 17 del Modello OCSE (e nella supposizione che tale prelievo sia comunque previsto dalla normativa domestica del Paese estero).

Tale credito d’imposta è garantito dall’applicazione dei trattati contro le doppie imposizioni stipulati dall’Italia oppure dall’applicazione dell’articolo 165 del DPR n. 917/86.

In altri Stati contraenti, invece, i redditi degli sportivi ivi residenti ed assoggettati ad imposizione nello Stato della fonte, sono resi esenti da tassazione nello Stato di residenza. E’ questo il caso, ad esempio, del Regno Unito, Paese scelto per questo come residenza da moltissimi sportivi.

Come detto, al fine di limitare la doppia imposizione, il nostro Paese, in assenza di convenzioni, ha previsto il meccanismo del credito di imposta disciplinato dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Applicazione del credito per imposte estere per gli sportivi italiani

In base alle disposizioni di tale articolo gli sportivi italiani residenti in Italia, ai quali derivino dei redditi che si considerano, in base al principio della c.d. lettura a specchio dell’art. 23, prodotti all’estero, hanno diritto ad un credito per le imposte ivi pagate a titolo definitivo.

L’applicazione del credito per imposte estere spetta fino a concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra:

  • I redditi prodotti all’estero, ed
  • Il reddito complessivo, calcolato al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione.

Il pagamento a titolo definitivo deve essere inteso come un pagamento irripetibile e che non può più essere suscettibile di modificazione in favore del contribuente.

Problematiche di attuazione del credito per imposte estere

Il sistema adottato dall’Italia, ovvero l’applicazione del credito per imposte estere, operativamente, trova difficoltà pratiche di attuazione. Le riflessioni che si possono fare su questo argomento sono le seguenti:

  • L’ottenimento della certificazione del pagamento delle imposte estere. Certificazione fiscale che deve essere rilasciata dall’autorità fiscale del Paese estero in cui avviene la prestazione. Questo al fine di dimostrare l’avvenuto pagamento a titolo definitivo, in quanto il documento deve puntualmente corrispondere ai dettami della legge italiana;
  • La determinazione dell’importo del credito spettante. Tale importo non può superare la corrispondente quota di imposta italiana riferita al reddito estero (per questo occorre effettuare alcuni calcoli matematici);
  • Il momento temporale del recupero (detrazione). Il recupero del credito deve avvenire nella dichiarazione relativa al periodo di imposta cui appartiene il reddito di fonte estera cui si riferisce l’imposta. Questo, a condizione che il pagamento dell’imposta estera sia effettuato a titolo definitivo entro la presentazione della dichiarazione.

Anche i lavoratori autonomi possono usufruire del credito d’imposta nel periodo in cui il reddito estero concorre alla formazione del reddito complessivo. Anche qualora, in tale periodo, non si sia ancora verificato il pagamento a titolo definitivo delle imposte estere. Purché tale pagamento avvenga entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al primo periodo d’imposta successivo.

Può invece accadere che la definitività del pagamento dell’imposta (o l’ottenimento dell’idonea documentazione) intervenga in periodi d’imposta successivi. Per cui la detrazione sarà rinviata alla data di presentazione delle relative dichiarazioni. Con l’effetto proprio di pieno recupero, qualora sia capiente l’imposta dovuta per tali successivi periodi.

Problematiche legate alla ritenuta di imposta estera in uscita (withholding tax)

Non rari sono i casi in cui il committente non residente (ad esempio una scuderia di autovetture da corsa) si accorga, successivamente (anche anni dopo) all’erogazione del compenso al pilota che abbia sotto contratto, di non aver operato la ritenuta d’imposta (withholding tax).

Si tratta della ritenuta di imposta in uscita prevista nello stato in cui è avvenuta la competizione. In questi casi, solitamente, il soggetto erogante estero è solito pretendere il rimborso della ritenuta da parte del pilota che vi ha partecipato. Questo nel momento in cui l’autorità fiscale di quel Paese la reclama.

Ciò può avvenire anche dopo diversi anni, e, se il pilota è residente in Italia, egli potrebbe dunque ritrovarsi per svariati motivi nella posizione di non recuperare più il relativo credito nella dichiarazione italiana. Ad esempio per via di minori introiti da sottoporre a tassazione in Italia negli anni successivi rispetto a quello per il quale è stata presentata la dichiarazione, senza la richiesta del credito d’imposta.

Accertamenti da parte delle autorità fiscali estere

Tale situazione è diventata molto più frequente negli ultimi tempi. Negli ultimi anni stiamo seguendo ad una sempre maggiore attenzione che gli Uffici fiscali di ogni Stato portano sulla tassazione di questi imponibili.

Questi organismi contestano direttamente agli sportivi italiani la mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi per tali compensi o reclamino dalle società sportive estere che li hanno ingaggiati la withholding tax.

La tassazione dei compensi in caso di cancellazione di eventi sportivi

Sulla base di quanto affermato sino ad ora possiamo dire che uno sportivo non residente può essere assoggettato a tassazione in Italia, sulla parte dei compensi proporzionale alla prestazioni svolte in Italia. Questa tassazione avviene anche se lo sportivo non dispone in Italia di una base fissa (se lavoratore autonomo) o non permane in Italia per almeno 183 giorni (se lavoratore dipendente).

Sostanzialmente, anche una prestazione minima, pensa alla durata dei 100 metri in atletica (o nel nuoto), oppure alla durata (di pochi minuti) di una discesa libera di sci, ricade in questa fattispecie. In questo modo, vengono tutelati gli interessi dello Stato in cui viene svolta l’attività sportiva (evento) per compensi generalmente di elevato livello.

Ma che cosa accade ai fini fiscali alle prestazioni erogate agli sportivi in caso di cancellazione di un evento?

Come abbiamo visto, l’art. 17 del modello OCSE, come rilevato dal paragrafo 9 del relativo Commentario, ha come principio quello di tassare i compensi sportivi relativi alle prestazioni rese in un determinato territorio. La tassazione è legata alla stretta connessione tra:

  • I compensi percepiti, e
  • La prestazione erogata nella manifestazione sportiva.

Sulla base di questo principio possiamo affermare che nessun reddito potrebbe essere tassato nello Stato della Fonte in assenza di un evento svolto su quel territorio.

Da ciò deriva, quindi, l’inciso contenuto nel commentario OCSE:

payments received in the event of the cancellation of a performance are also outside the scope of Article 17, and fall under Article 7 or 15, as the case may be

Nel momento in cui lo sportivo italiano percepisce pagamenti a fronte della cancellazione di eventi sportivi, non esistendo alcun collegamento diretto con la prestazione resa sul territorio di un determinato Stato tale da assicurare l’applicazione dell’art. 17. Le regole sono, quindi, quelle tipiche degli artt. 7 e 15.

Criteri di collegamento per lo sportivo dipendente in caso di cancellazione di evento sportivo

Facendo riferimento, ad esempio, agli sportivi dipendenti, nel momento in cui la Convenzione sia conforme al modello OCSE la tassazione avviene nel solo Stato di residenza della persona se questa soggiorna nell’altro Stato per un periodo che non oltrepassa i 183 giorni nel corso di un periodo di 12 mesi e, contemporaneamente, le retribuzioni sono pagate da (o per conto di) un datore di lavoro non residente nello Stato dove viene svolta l’attività (e non sono pagate da una stabile organizzazione di cui il datore di lavoro dispone nello Stato in cui viene svolta l’attività).

Criteri di collegamento per i compensi di ex sportivi o sportivi inattivi

Lo stesso commentario chiarisce che non ricadono nell’ambito applicativo dell’art. 17 i compensi che un ex sportivo, o uno sportivo infortunato (ma lo stesso vale per gli sportivi temporaneamente inattivi) percepiscono in qualità di commentatori televisivi ad eventi ai quali essi non partecipano in prima persona. In questo caso si applica no i principi di cui agli art. 7 o 15 del modello OCSE.

Sportivi italiani con residenza all’estero: le problematiche

Ciò colpisce ancora di più la categoria degli sportivi italiani che abbiano spostato la loro residenza altrove. Trascurando di valutare l’onere fiscale per le imposte da versare comunque nei Paesi ove avviene la prestazione.

Imposta che – una volta versata – può diventare così irrecuperabile, non avendo presentato alcuna dichiarazione in Italia, vanificando così lo (erroneamente) stimato vantaggio fiscale connesso al trasferimento della propria residenza in altro Paese. Sempre se il trasferimento di residenza all’estero si renda valido rispetto al Fisco italiano.

All’inverso, lo stesso principio è da applicare alle società spotive italiane e alle stabili organizzazioni in Italia di quelle estere, che corrispondono compensi e/o premi a piloti non residenti per le gare disputate in Italia.

Nel qual caso, ove quest’ultima remunerazione non sia individuata specificatamente nel contratto, per determinare l’imponibile da assoggettare a tassazione nel nostro stato, occorrerà adottare il principio per cui il reddito imponibile in Italia degli sportivi non residenti viene determinato pro quota. 

In pratica, dividendo il compenso generale o i premi non specifici, per il numero delle gare e il risultato dovrà essere moltiplicato per quelle disputate in Italia. Così come normalmente avviene per gli sportivi italiani rispetto alle gare disputate all’estero.

Questo criterio è stato quello di sovente seguito dall’Agenzia delle entrate per il caso di alcuni accertamenti effettuati nei confronti di qualcuno degli sportivi italiani ritenuti residenti in Italia. Questo al fine di individuare il loro reddito prodotto nei vari Paesi esteri ove avvengono le competizioni, per verificare anche l’eventuale credito d’imposta loro spettante.

Sportivi italiani criteri di tassazione dei compensi percepiti all’estero: consulenza fiscale

In questo articolo ho cercato di fornirti, con dettaglio, tutte le disposizioni a cui devi fare riferimento per la tassazione dei compensi esteri di sportivi italiani. Naturalmente, la tematica è molto complessa in quanto ci sono vari aspetti da valutare quando si percepisce un compenso estero.

Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a professionisti esperti in questo ambito. Il mio studio tributario può assisterti in modo continuativo per verificare la corretta tassazione dei tuoi redditi, garantendoti la compliance alla normativa nazionale e convenzionale.

Solo in questo modo potrai avere la sicurezza di non incorrere in errori in caso di accertamenti fiscali.

La tassazione dei redditi esteri per gli sportivi italiani è un aspetto da non sottovalutare. Considerato anche l’impegno sempre più costante che l’Agenzia delle Entrate sta mettendo nei controlli nei confronti di questi redditi.

Se ti serve aiuto nella determinazione della tassazione relativa agli sportivi italiani che percepiscono redditi all’estero, contattami!

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