Reddito da lavoro estero al netto dei contributi volontari

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Reddito da lavoro estero da dipendente. L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n 134/E/2018 chiarisce che i contributi previdenziali volontari esteri sono deducibili in Italia. Incentivo all’esodo e TFR, invece, sono redditi imponibili nel solo stato della Fonte.

L’Agenzia delle Entrate torna a parlare di Fiscalità Internazionale. Lo fa con la pubblicazione di due risposte ad interpello. Mi riferisco al numero 132 e 134 del 2018.

Si tratta di due risposte interessanti che vanno a fornire chiarimenti su aspetti che fino a questo momento potevano essere oggetto di interpretazione. Mi riferisco alla tassazione di redditi una tantum percepiti dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro con il datore estero. Ed inoltre, alla possibilità di dedursi contributi previdenziali volontari versati all’estero.

In questo contributo, quindi, voglio andare a riepilogare schematicamente le risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate in relazione a queste due particolari fattispecie di concreto riscontro pratico.

Reddito da lavoro estero: contributo all’esodo parificato al TFR

Il primo aspetto da sottolineare riguarda la tassazione del contributo all’esodo percepito da datore di lavoro estero.

Sul punto la risposta ad interpello n 132/2018 dell’Agenzia delle Entrate offre una risposta importante. In pratica viene equiparata la tassazione del contributo all’esodo a quella del Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

L’Agenzia affronta il caso di un contribuente assunto come lavoratore dipendente da una società italiana. Tale lavoratore viene distaccato dalla stessa in Argentina. Stato in cui ha trasferito lavoro e famiglia, divenendo il luogo di sua Residenza Fiscale.

Azienda italiana e lavoratore sono arrivati a raggiungere un accordo transattivo in forza del quale è stata corrisposta una somma a titolo di una tantum come incentivo all’esodo al lavoratore. Allo stesso è stata corrisposta anche una seconda somma per la rinuncia dello stesso a qualsiasi pretesa nei confronti dell’ex datore di lavoro italiano.

La problematica oggetto di indagine è se e come questi redditi sotto forma di una tantum debbano essere dichiarati in Italia.

Reddito da lavoro estero: TFR e incentivo all’esodo tassati nel solo Stato della Fonte

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate nella sua risposta afferma che tali somme non sono imponibili in Italia. Questo secondo quanto disposto dall’articolo 23 del DPR n 917/86, ed anche secondo quanto disposto dalla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Argentina.

Tale interpretazione deriva dal fatto che queste somme una tantum sono corrisposte in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro, secondo l’articolo 17, comma 1, lettera a) del DPR n 917/86.

Queste somme sono tra quelle che si considerano presunzione assoluta di imponibilità nello Stato della Fonte, esattamente come accade per il TFR.

Tali redditi, infatti, se fossero stati corrisposti da parte di un datore di lavoro residente in Italia, sarebbero stati imponibili in Italia. Questo indipendentemente dalla circostanza per cui la prestazione lavorativa sia resa in Italia o in un Paese estero.

Contributo all’esodo e normativa convenzionale

Sul punto, anche la normativa Convenzionale è sulla stessa linea. Tali somme, infatti, al pari del TFR rientrano nell’ambito applicativo dell’articolo 15 del modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni.

Tale articolo riguarda la tassazione dei redditi da lavoro dipendente, e disciplina la tassazione nel solo Stato della Fonte dei redditi equiparabili al TFR. Naturalmente, la convenzione Italia Argentina ricalca fedelmente il modello OCSE per quanto riguarda l’articolo 15.

Ciò che rileva ai fini dell’articolo 23, comma 2, lettera a), del DPR n 917/86 è la residenza fiscale del soggetto che corrisponde gli emolumenti. Questo indipendentemente dal fatto che la prestazione lavorativa venga eseguita in Italia o all’estero.


Contributi previdenziali volontari deducibili dal reddito da lavoro estero

Altro aspetto interessante chiarito dall’Agenzia delle Entrate è quello che riguarda la deducibilità dei contributi previdenziali volontari.

Sul punto è intervenuta la risposta n 134/2018 ad una istanza di interpello avente ad oggetto il reddito di una ricercatrice.

Si tratta di un soggetto che da marzo 2017 ha percepito redditi da lavoro dipendente presso un istituto di biologia molecolare nel Regno Unito, e successivamente a Trieste. La ricercatrice ha acquisto per il 2017 residenza fiscale italiana.

Per questo motivo si è posta il problema di valutare in modo corretto la base imponibile degli emolumenti percepiti all’estero. I problemi da analizzare sono stati i seguenti:

  • L’esenzione dalle imposte nel Regno Unito del reddito percepito come ricercatrice. Questo in virtù di una apposita convenzione tra l’istituto e l’Amministrazione Finanziaria inglese;
  • L’assoggettamento del reddito a una “tassa interna” prelevata sugli stipendi per il finanziamento dell’istituto di ricerca;
  • La presenza di ulteriori trattenute a titolo di contributo pensionistico, contributo sanitario, contributo assicurazione sulla vita e contributo assicurazione sulla vita del coniuge.

Reddito da ricerca esente nel Paese di erogazione

La prima questione è di facile risoluzione. L’esenzione, infatti, è frutto di una norma generale interna al Regno Unito. Per questo motivo, tale esenzione non può trovare medesimo riscontro in Italia.

Questo a meno che non vi sia una previsione espressa nelle norme nazionali o nella Convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra i due Stati coinvolti.

L’Agenzia delle Entrate ritiene che tale reddito debba essere dichiarato al lordo della “tassa interna“. Questo non essendovi nella normativa nazionale o nella Convenzione Italia Regno Unito disposizioni che consentano di assumere il reddito da lavoro dipendente al netto di oneri di questo tipo. Trattasi di oneri finalizzati al finanziamento interno dell’istituto di ricerca.

Inoltre, la tassa interna non è fruibile ai sensi dell’articolo 165 del DPR n 917/86. Questo in quanto non è menzionata all’interno della Convenzione Italia Regno Unito, in quanto presumibilmente non è considerata imposta sul reddito.

Reddito da lavoro estero e contribuzioni previdenziali volontarie

L’aspetto più importante della Risoluzione è che l’Agenzia delle Entrate ha ammesso la deducibilità delle contribuzioni estere volontarie.

Di norma l’Agenzia ammette che il reddito di fonte estera sia assunto al netto delle contribuzioni obbligatorie. Questo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e) del DPR n 917/86.

Laddove, tuttavia, le trattenute non si configurino come contribuzioni obbligatorie viene ammessa la deduzione del contributo pensionistico e del contributo sanitario.

Per la deduzione dal reddito dei contributi volontari deve trattarsi di contribuzioni versate facoltativamente dal lavoratore alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza.

L’Agenzia delle Entrate, quindi, conferma la precedente impostazione assunta dalla Circolare n 17/E/2015 § 4.7. Norma con la quale ha ritenuto corretto scomputare i contributi direttamente nel quadro RC della dichiarazione (che vede, quindi, il reddito di fonte estera già decurtato dei contributi), e non nel quadro RP.

Allo stesso modo, possono essere detratte a norma dell’articolo 15 comma 1 lettera f) del DPR n 917/86 le somme trattenute a titolo di assicurazione vita. Mentre nel caso specifico le somme trattenute per l’assicurazione vita del coniuge non sono state riconosciute quale onere detraibile in quanto quest’ultimo non è a carico del contribuente istante.


Reddito da lavoro estero: conclusioni

Quello che di importante hanno dato queste due interpretazioni dell’Agenzia sono due aspetti. Il primo riguarda l’equiparazione del contributo all’esodo alla tassazione del TFR.

Tassazione che viene effettuata nello Stato ove il reddito è percepito. Questo indipendentemente dalla residenza fiscale del lavoratore.

Il secondo aspetto è quello che riguarda la possibilità di dedursi dal reddito i contributi previdenziali volontari versati all’estero. Tali contributi per essere deducibili devono essere versati all’ente pensionistico obbligatorio di appartenenza del lavoratore.

Altrimenti, la deduzione è preclusa, se non nei limiti di quanto previsto in Italia per la deducibilità dei contributi a forme pensionistiche complementari.

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