Quali sono i redditi esclusi da imposizione IRPEF? Quali redditi possono essere esenti dalla dichiarazione nel modello Redditi Persone Fisiche o nel modello 730? Vediamo quali sono le tipologie di reddito che non devono essere indicate in dichiarazione dei redditi. 

La dichiarazione dei redditi, attraverso il modello 730 o il modello Redditi Persone Fisiche, è lo strumento che permette al contribuente di indicare all’Amministrazione finanziaria quali sono stati i suoi redditi.

Si tratta dei redditi imponibili” (ex articolo 3, comma 3 del TUIR) percepiti durante il periodo di imposta. Attraverso la dichiarazione di questi redditi si arriva a determinare le relative imposte da pagare.

Questa regola generale, ovvero quella di dichiarare tutti i redditi percepiti, disciplinata dall’articolo 3 del DPR n. 917/86, ha delle particolari eccezioni.

Nella nostra disciplina fiscale, infatti, vi sono particolari tipologie di reddito che per vari motivi (tassazione alla fonte, o esenzione da imposta), non devono essere indicate dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi.

In questo contributo intendo analizzare con maggiore dettaglio quali sono queste particolari tipologie di redditi esclusi dalla dichiarazione dei redditi. Ovvero, redditi che non devono essere indicate nel modello 730 o nel modello Redditi PF da parte del contribuente.

Cominciamo!

Redditi Esclusi dalla dichiarazione dei redditi
Redditi Esclusi dalla dichiarazione dei redditi

REDDITI ESCLUSI DA TASSAZIONE: LE CASISTICHE

Di seguito, in ottica soprattutto schematica e pratica vado a riepilogare le principali casistiche di redditi esenti da tassazione. Vedremo tutte le categorie di redditi esclusi da tassazione.

Se nel corso del periodo di imposta hai percepito uno di questi redditi non devi inserirli nella tua dichiarazione dei redditi.

VOUCHER INPS LEGATI AL LAVORO OCCASIONALE ACCESSORIO

I voucher INPS sono lo strumento con il quale viene regolata l’attività di lavoro occasionale di tipo accessorio

Il lavoro occasionale accessorio può essere sfruttato ogni volta che si esegue un’attività occasionale alle dipendenze altrui. Classico caso è quello di attività di baby sitter, oppure di commessa in un negozio.

Il vantaggio dei voucher è rappresentato dal fatto che il compenso percepito dal prestatore di lavoro è esente da qualsiasi imposizione fiscale. Sostanzialmente, tale compenso rientra tra i redditi esclusi. Quindi, esso non deve concorrere alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF del contribuente percettore.

Di conseguenza, trattasi di redditi esclusi dal calcolo da fare per essere considerati “familiari a carico” (reddito complessivo annuo non superiore a €. 2.840,51). Questo è quanto stabilito dal comma 4, dell’articolo 49 del DLgs n. 81/2015.

LIMITI DI UTILIZZO DEI VOUCHER INPS

L’utilizzo dei voucher prevede dei limiti quantitativi annui.

Attualmente i compensi netti percepibili annualmente dal contribuente attraverso i voucher sono pari a €. 7.000 netti (pari a €. 9.333 lordi).

Per ciascun singolo committente nell’anno non può essere superata la soglia di €. 2.020 nette, pari ai €. 2.693 lorde (vedasi circolare Inps n. 149/15).

L’importo dei voucher, come abbiamo visto, è costituito da redditi esclusi da imposizione IRPEF. Da questo ne possiamo ricavare che l’importo nominale del voucher (solitamente €. 10 o €. 50) è al lordo dei contributi INP e INAIL.

Per un voucher INPS del valore nominale di €. 10, il concessionario del servizio era l’importo del compenso netto, pari a €. 7,50.

La differenza è data dai

  • Contributi previdenziali (13% del valore nominale del buono) e
  • Contributi assistenziali (7% del valore nominale del buono),
  • Rimborso spese per il servizio (5% del valore).

Riassumendo, quindi, il contribuente percettore non è tenuto in alcun modo a tassare questi compensi. Gli stessi non devono essere indicati nel proprio modello 730 o nel proprio modello Redditi PF.

Se nel corso del periodo di imposta si sono percepiti altri redditi, soltanto questi, se imponibili IRPEF, finiscono in dichiarazione dei redditi.

Per approfondire: Voucher Inps lavoro accessorio: la guida

ATTIVITA’ DI LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE

La disciplina del lavoro autonomo occasionale è stata oggetto di rivisitazione dal parte del jobs act, che ha modellato alcune caratteristiche di particolare disciplina.

Attualmente è ancora possibile effettuare prestazioni di lavoro autonomo occasionale, relativamente a prestazioni di servizi.

Il lavoro autonomo occasionale è disciplinato dall’articolo 2222 del Codice civile. Tali compensi percepiti, devono essere soggetti a tassazione IRPEF, nella categoria dei redditi diversi (articolo 67, lettera l, del DPR n. 917/86).

Possiamo definire lavoratore autonomo occasionale il soggetto che si obbliga a compiere un’opera o un servizio, in maniera del tutto occasionale, senza i requisiti della professionalità e della prevalenza. L’attività deve essere svolta con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione e senza alcun coordinamento con il committente (Circolare Inps n. 103/2004, paragrafo 4).

Questi redditi devono essere dichiarati nel quadro RL di Redditi P.F. o nel quadro D del modello 730. In entrambi i casi deve essere recuperata la ritenuta d’acconto del 20% applicata dal sostituto d’imposta (codice tributo 1040).

PRESTAZIONI OCCASIONALI: REDDITI ESCLUSI SINO A € 4.800 LORDI ANNUI

Per questa particolare tipologia di reddito vi è un caso in cui non è soggetta a tassazione.

Si tratta del caso in cui il contribuente ha percepito durante l’anno compensi per lavoro autonomo occasionale inferiori alla soglia di €. 4.800.

In questo caso, soltanto qualora non si siano percepiti nell’anno altri redditi, il contribuente non è tenuto a dichiarare nel modello Redditi PF o nel modello 730 tali importi ricevuti.

Qualora, invece, si siano percepiti anche altri redditi nell’anno anche i compensi derivanti dal lavoro autonomo occasionale, per qualsiasi importo, devono essere inseriti in dichiarazione dei redditi.

CONVENIENZA A PRESENTARE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Se rientri nella casistica di redditi da lavoro autonomo percepiti al di sotto di € 4.800 annui in assenza di altri redditi, devi riflettere.

Infatti, nel caso in cui il tuo committente sia un soggetto che ti ha applicato le ritenute fiscali, devi valutare se può essere opportuno presentare la dichiarazione.

Presentando la tua dichiarazione dei redditi, infatti, hai la possibilità di recuperare la ritenuta d’acconto del 20% subita.

ASPETTI PREVIDENZIALI

Per quanto riguarda poi la gestione previdenziale, l’iscrizione alla gestione separata INPS è obbligatoria se il reddito annuo derivante da dette attività è superiore a €. 5.000. Questo è quanto prevede il D.L. n. 269/2003, articolo 44, comma 2.

In questo caso, superata la soglia annua, l’obbligo contributivo riguarda esclusivamente la quota di reddito eccedente.

Per le prestazioni occasionali, non vi sono limiti che fanno scattare l’obbligo di apertura della partita IVA.

Ricordo che la partita IVA diventa obbligatoria se l’attività ha i caratteri di sistematicità e continuità che concretizzano i requisiti dell’abitualità, ancorché non esclusiva (Risoluzione n. 18/E/2006).

Per approfondire: Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale

REDDITI ESCLUSI: RETRIBUZIONI DA LAVORO DIPENDENTE NON PERCEPITE

Non devono essere dichiarate nel modello Redditi o nel modello 730 le retribuzioni non percepite. Questo, anche nel caso in cui tali redditi siano presenti nel modello di Certificazione unica.

La stessa casistica riguarda anche il TFR, le indennità di preavviso e le somme relative al patto di non concorrenza. Queste tipologie di reddito, infatti, sono redditi esclusi dalla dichiarazione dei redditi, in quanto non percepiti.

Anche se il dipendente o l’amministratore di società hanno ricevuto nel periodo di imposta una certificazione unica con indicato l’importo della retribuzione annuale contrattualmente pattuita o del compenso deliberato, questi non devono essere dichiarati nel modello Redditi o nel modello 730. Questo nel caso in cui i compensi non siano stati percepiti entro il 12 gennaio dell’anno successivo a quello oggetto di dichiarazione.

Questo è quanto precisato dagli articoli 50, comma 1, lettera c-bis, e 51, comma 1, Tuir, e dalla Circolare n. 23/E/1997).

Questo principio di cassa vale anche nel caso in cui siano già state pagate erroneamente le ritenute d’acconto (Cassazione 12 febbraio 2010, n. 15).

Successivamente, quando le retribuzioni verranno pagate, saranno assoggettate:

  • A tassazione ordinaria IRPEF. Questo se il mancato pagamento iniziale era dipeso dalla volontà del datore di lavoro. L’importo deve essere indicato in dichiarazione dei redditi del percettore;
  • A tassazione separata. Questo se il mancato pagamento riguarda casi di grave dissesto finanziario dell’azienda. Vedi la circolare n 23/E/1997. In questo caso il reddito non deve essere riportato in dichiarazione dei redditi.

TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO (TFR)

Il trattamento di fine rapporto è una delle fattispecie di redditi esclusi da tassazione IRPEF.

Il TFR è soggetto alla tassazione separata e non a quella ordinaria dell’IRPEF progressiva.

Lo stesso trattamento vale per tutte le altre indennità e somme percepite una tantum a seguito della cessazione dei rapporti di lavoro dipendente.

Ne sono esempi le indennità di preavviso, le somme attribuite per un patto di non concorrenza, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro (articolo 17, comma 1, lettera a, del DPR n. 917/86).

Tutti questi importi, quindi, non devono essere indicati nel modello Redditi o nel modello 730. Questo, in quanto la tassazione separata viene già comunicata all’Agenzia da parte del datore di lavoro, tramite il modello Certificazione unica.

PROCEDURA DI TASSAZIONE DEL TFR

Il datore deve applicare nel cedolino la ritenuta IRPEF con le regole dell’articolo 23, comma 2, DPR n. 600/1973. Successivamente, l’Agenzia delle Entrate provvederà a riliquidare questi redditi, chiedendo all’Agente della Riscossione di inviare una vera e propria cartella esattoriale per la riscossione.

Prima della cartella, però, l’Agenzia dovrebbe inviare al contribuente, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, i calcoli del conguaglio e l’omissione di questa comunicazione determina la “nullità del provvedimento di iscrizione a ruolo, indipendentemente dalla ricorrenza o meno di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione” (Cassazione n. 12927/2016 e n. 11000/2014).

L’esclusione dalla tassazione IRPEF non vale nei casi in cui il dipendente del settore privato, con un rapporto di lavoro in essere da almeno 6 mesi, abbia chiesto al datore di lavoro l’erogazione mensile, dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, della quota di TFR maturato, direttamente nelle buste paga, come parte integrante della retribuzione.

Nei due casi descritti, infatti, la tassazione è ordinaria e non separata. Quindi, l’importo maturato e pagato viene tassato a Irpef assieme allo stipendio dal datore di lavoro. Per le anticipazioni del TFR già accantonato, invece, si ritorna alla regola classica del TFR che è la tassazione separata.

Per approfondire: Trattamento di fine rapporto: disciplina giuridica

REDDITI DERIVANTI DA BORSE DI STUDIO

Altra tipologia di redditi esclusi da imposizione IRPEF è quella legata a particolari borse di studio percepite dal contribuente.

Le somme incassate a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, in generale, devono essere tassate come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

Quindi, questi redditi devono essere indicate nella certificazione unica ricevuta dal contribuente e devono essere indicati nel quadro C del modello 730 o nel quadro RC del modello Redditi PF.

Tuttavia, ai sensi dell’articolo 4, Legge n. 476/1984, vi sono alcune borse di studio esenti da IRPEF, come ad esempio:

  • Quelle corrisposte dalle università e dagli istituti d’istruzione universitaria, in base alla Legge n. 398/1989;
  • Dalle Regioni o Province autonome di Trento e Bolzano, in base alla Legge n. 390/1991.

REDDITI ESCLUSI DA TASSAZIONE: CONSULENZA FISCALE

In questo articolo ho voluto riepilogare quali sono i principali redditi esclusi da tassazione IRPEF.

Si tratta di redditi che se percepiti dal contribuente non devono essere indicati in dichiarazione dei redditi.

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32 COMMENTI

  1. Volevo sapere se il reddito di mia figlia cumula con il mio quindi per il calcolo dell’ IRPEF i 3000 € eccedenti 30000 € di reddito che percepisco aumenta l’ imposta del 38% da pagare se lei non fa il 730 potrebbe arrivare una cartella dell’Agenzia delle Entrate?…

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