Amministratore Senza Compenso: le condizioni

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L’Amministratore di una società può svolgere il suo incarico senza compenso? La giurisprudenza ammette la possibilità che vi sia l’amministratore senza compenso. Tuttavia, occorre una apposita delibera assembleare o del CDA, con accettazione da parte dell’Amminsitratore.

L’attività di Amministratore di società può essere esercitata anche gratuitamente. Allo stesso può, pertanto, spettare un mero rimborso delle spese qualora riconosciuto da una delibera assembleare.

L’Amministrazione finanziaria non può pretendere che la carica di amministratore di società sia sempre e comunque remunerata. Quindi, soggetta a tassazione.

L’amministratore è legato alla società da un rapporto di tipo societario, che esula dall’ambito di applicazione dell’articolo 409, C.p.c. essendo lo stesso, secondo quanto evidenziato anche dalla Corte di Cassazione nella sentenza a Sezioni Unite 20.1.2017, n. 1545, “il vero egemone dell’ente sociale”.

Alla stessa conclusione arriva anche la Sentenza della Corte di Cassazione n 18643 del 13 luglio 2018.

La giurisprudenza, quindi, ammette che vi sia possibilità per l’Amministratore di SRL di operare in modo gratuito. Tuttavia, occorre prestare attenzione alla procedura necessaria ad evitare contestazioni fiscali.

Vediamo, quindi, le considerazioni che si possono fare sull’Amministratore senza compenso di SRL.


LA NATURA DELLA CARICA DI AMMINISTRATORE

Il rapporto che lega l’Amministratore alla società è un rapporto di tipo societario.

Di conseguenza, è da escludersi che detto rapporto possa rientrare in una diversa qualificazione. Ossia di lavoro subordinato o parasubordinato ovvero di prestazione d’opera o mandato.

Ciò in considerazione del fatto che i compiti che la società affida all’Amministratore riguardano la gestione dell’impresa. Gestione, costituita da un insieme variegato di atti materiali, negozi giuridici ed operazioni complesse.

Infatti, come precisato dalla Corte di Cassazione:

  • Ancorché alcuni dei predetti atti ed operazioni possano compararsi all’attività di un prestatore d’opera, il rapporto intercorrente tra l’amministratore e la società non può essere equiparato, in ragione del rapporto di immedesimazione organica tra essi esistente, a quello derivante da un contratto d’opera, intellettuale o meno (Sentenza 17.10.2014, n. 22046);
  • Per la specialità del rapporto, risulta inapplicabile l’articolo 36 della Costituzione. Norma che riconosce al lavoratore il diritto alla retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del lavoro prestato (Sentenza 13.11.2012, n. 19714);
  • E’ legittima la previsione statutaria di gratuità delle funzioni di amministratore di società (Sentenze 1.4.2009, n. 7961 e 21.6.2018, n. 15382).

Sulla base di queste considerazioni si possono ricondurre le due sentenze in commento.

SENTENZA CASSAZIONE SEZIONI UNITE N 1545 DEL 20.01.2017 – AMMINISTRATORE SENZA COMPENSO

Nel caso di specie i Giudici hanno respinto il ricorso dell’amministratore di una SRL diretto ad ottenere il riconoscimento del compenso per aver ricoperto gratuitamente la carica per 26 anni, sostenendo la la sussistenza di un rapporto di para-subordinazione con la società.

Questo è quanto avvenuto sentenza a Sezioni Unite 20.1.2017, n. 1545.

Il diritto al compenso degli amministratori è un diritto disponibile e può anche essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso al conseguimento di utili, ovvero sancisca la gratuità dell’incarico.

Questa pronuncia si pone quindi a sfavore dell’amministratore che non abbia definito, con la società per cui presta la sua attività, il compenso ad egli spettante, in deroga alla tutela offerta al lavoratore dipendente dall’articolo 36 Costituzione, in merito al diritto al compenso.

SENTENZA CASSAZIONE N 18643 DEL 13.07.2018 – AMMINISTRATORE SENZA COMPENSO

Il caso in commento riguarda, invece, un avviso di accertamento.

L’Agenzia delle Entrate aveva rettificato la dichiarazione di un contribuente imputando maggiori redditi di lavoro. Questo sulla base della presunzione secondo la quale, viste le varie cariche sociali ricoperte in alcune società di capitali, non ci potessero essere incarichi senza alcun compenso.

Il contribuente decideva di impugnare l’atto di accertamento. Nei tre gradi di giudizio, i giudici della quinta Sezione della Suprema Corte hanno ritenuto che le motivazioni che supportavano l’accertamento in ordine alla presunzione di onerosità della carica di amministratore, non fossero assolutamente convincenti.

Secondo le tesi dell’Amministrazione finanziaria, in parte avallate anche dalla sentenza della Commissione tributaria centrale, tale onerosità doveva essere presunta dalla natura di società a ristretta base azionaria delle società in cui il contribuente rivestiva all’epoca la carica di amministratore.

Per la Suprema Corte, invece, nemmeno il semplice riferimento alla ristretta base azionaria delle società può essere sufficiente per sorreggere la presunzione che il contribuente dovesse comunque percepire dei compensi per le cariche di amministratore.

Per i giudici della Cassazione, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’Amministrazione Finanziaria non può pretendere di assoggettare a tassazione il compenso dell’amministratore di una società, presumendone l’onerosità in mancanza di prova contraria del contribuente.

L’ufficio, recita testualmente la sentenza, non può fondare la pretesa di un maggior reddito di lavoro autonomo soltanto sulla base di una presunzione, inconferente in presenza di un diritto disponibile, quale quello dell’amministratore al compenso.


AMMINISTRATORE SENZA COMPENSO: COME TUTELARSI DA ACCERTAMENTI?

Arrivati a questo punto vediamo come è possibile rimanere in regola come amministratore senza compenso.

Quello che è necessario ribadire è che la mancanza di una delibera assembleare, o del CDA per gli amministratori delegati, in materia di compensi, non implica la gratuità dell’incarico gestorio.

La regola generale è che è sempre necessaria una esplicita delibera accettata dall’amministratore sulla gratuità dell’operato. In alternativa è necessaria la presenza di un articolo dello Statuto societario che ammetta la gratuità della carica amministrativa.

In caso contrario è preservato il diritto dell’Amministratore di chiedere al Giudice la determinazione del compenso.

DETERMINAZIONE DEL COMPENSO DA PARTE DEL GIUDICE

Questo aspetto è stato chiarito dalla Sentenza n 14848 del Tribunale di Milano.

Quello della sentenza è il caso dell’Amministratore Delegato di una SPA con azioni possedute da due società di diritto lussemburghese. L’Amministratore è rimasto in carica tre anni, ed è agito in giudizio per ottenere il pagamento del compenso non percepito.

L’azione è promossa nei confronti sia della società che della persona fisica cui devono reputarsi riconducibili le azioni della società medesima. Persona con la quale l’Amministratore dichiara di aver raggiunto un accordo verbale sul compenso.

Lo statuto della SPA affida la determinazione dei compensi dei consiglieri di amministrazione all’assemblea. Mentre quella degli amministratori delegati è rimessa al CDA nei limiti determinati dall’assemblea.

Tali delibere mancavano, ma l’attore forniva in giudizio la prova del pagamento di due mensilità di pari importo. In un caso, mediante versamento dalla SPA sul proprio conto e, in altro caso, mediante assegno sottoscritto dal convenuto persona fisica.

Secondo i giudici la gratuità della prestazione, se non prevista dallo statuto, deve emergere da una delibera dell’assemblea o del CDA, con espressa accettazione da parte dell’amministratore. Ciò in quanto l’amministratore svolge un’attività professionale nell’interesse della società e, secondo le norme del mandato (art. 1709 c.c.), egli deve percepire un compenso.

DIRITTO AL COMPENSO COME DIRITTO SOGGETTIVO PERFETTO

Il diritto al compenso è considerato un diritto soggettivo perfetto.

Tale diritto nasce con l’accettazione della carica (che può essere anche tacita e ricavarsi da un comportamento concludente).

Ne consegue che, ove la misura del compenso non sia stabilita nell’atto costitutivo o deliberata dall’assemblea dei soci, l’amministratore ha la fondata pretesa di chiedere al giudice la relativa Determinazione non realizzandosi alcuna rinuncia ad esso.

AMMINISTRATORE SENZA COMPENSO: OBBLIGAZIONE DI MEZZO E NON DI RISULTATO

La società, inoltre, non può giustificare il mancato pagamento per gli scarsi risultati ottenuti.

Questo, in considerazione che l’obbligazione inerente all’Amministrazione di un ente giuridico rientra nella categoria delle obbligazioni di mezzi e non di risultato.

Il riconoscimento del compenso amministratore, quindi, deve avvenire a prescindere dagli esiti della sua attività gestoria.

Tale eccezione sarebbe ammissibile solo qualora la società avesse deliberato la determinazione del compenso dell’amministratore parametrandolo agli utili perseguiti o al fatturato realizzato. Inoltre, l’amministratore dovrebbe aver espressamente accettato tale modalità, partecipando al rischio di impresa.


AMMINISTRATORE SENZA COMPENSO: CONCLUSIONI

La possibilità offerta all’Amministratore di operare senza compenso per essere valida ai fini fiscali ha bisogno di alcuni passaggi formali.

Come ho avuto modo di spiegarti, la carica di amministratore è un’obbligazione di mezzi alla gestione societaria. Come tale, questo tipo di attività, è legata all’erogazione di un compenso.

Questo significa che se non accetti espressamente di rinunciare al compenso per una carica di amministratore avresti la possibilità di chiedere il pagamento al giudice.

Questo significa, ragionando al contrario, che per avere certezza della gratuità della tua carica, devi avere un verbale assembleare assembleare o del CDA che invoca la gratuità dell’incarico ricevuto.

Solo in questo modo puoi rimanere al riparo da possibili contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Altro aspetto che devi tenere presente riguarda i contributi INPS. Infatti, senza compenso percepito non vi saranno contributo dovuti alla Gestione Separata INPS.

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