Quali sono le regole che disciplinano la tassazione dei compensi dei professionisti italiani che svolgono una prestazione all’estero? Quando deve essere tassata anche in Italia la prestazione fornita da un professionista estero? Ecco le regole da rispettare nelle prestazioni estere dei professionisti. 

Quando un professionista residente in Italia svolge una prestazione professionale all’estero (o al contrario, quando un professionista non residente effettua prestazioni professionali in Italia), deve chiedersi quale sia il regime impositivo con quale tassare il suo compenso.

Per farlo è necessario coordinare la disciplina tributaria italiana con quella estera, alla luce delle varie convenzioni contro le doppie imposizioni.

Queste Convenzioni regolano, da un punto di vista fiscale, le modalità di tassazione dei compensi percepiti all’estero da parte dei professionisti.

In particolare, in questo contributo voglio concentrare la mia attenzione sia sulla tassazione delle prestazioni estere dei professionisti italiani. Sia la tassazione delle prestazioni svolte in Italia da parte di professionisti residenti fiscalmente all’estero.

Vediamo quindi, quali sono i principali aspetti che caratterizzano questi aspetti legati alle prestazioni estere dei professionisti.

Sei pronto?! Si comincia!

 

Prestazioni estere dei professionisti: tassazione dei compensi

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir) all’articolo 3, comma 1, afferma che sono soggetti a tassazione in Italia i redditi ovunque prodotti da parte dei soggetti ivi residenti. Si tratta del c.d. “worldwide taxation principle”, che assicura a tassazione nel Paese di residenza fiscale tutti i redditi di un soggetto. Compresi quelli percepiti all’estero.

Questo significa che un professionista fiscalmente residente in Italia che effettua una prestazione lavorativa all’estero, dovrà tassare tale prestazione in Italia. Questo in quanto l’Italia è il suo Paese di residenza fiscale.

Allo stesso modo, ed in forma inversa, in Italia devono essere tassati anche i redditi ivi prodotti da parte di soggetti non residenti.

In questo caso, per stabilire se il compenso percepito da un professionista estero, che ha svolto una prestazione in Italia, debba essere ivi tassato, e necessario osservare l’articolo 23 del DPR n. 917/86.

Articolo secondo il quale i redditi di lavoro autonomo sono soggetti ad imposizione in Italia se l’attività è esercitata nel territorio dello Stato italiano.

Prestazioni estere dei professionisti e convenzioni internazionali

Gli aspetti che hai appena visto, tuttavia, devono essere confrontati anche con quanto previsto dalla normativa sovranazionale.

Faccio riferimento, in particolare, alle diverse Convenzioni contro le doppie imposizioni. Si tratta di accordi aventi valenza sovranazionale stipulati tra due stati contraenti.

Infatti, l’articolo 75 del DPR n. 600/1973, prevede che nell’applicazione delle norme relative alle imposte sui redditi sono fatti salvi gli accordi internazionali resi esecutivi in Italia.

In particolare, vediamo cosa prevede l’articolo 14 del modello di convenzione Ocse contro le doppie imposizioni.

Redditi dei professionistiArticolo 14 modello Ocse

Le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, in conformità all’articolo 14 del Modello Ocse, per quanto concerne l’ambito professionale prevedono solitamente che:

i redditi che un soggetto residente di uno Stato estero ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività di carattere indipendente in Italia sono imponibili soltanto nello Stato di residenza del professionisa. A meno che questi non disponga di una sede fissa stabile in Italia

In pratica i professionisti non residenti possono essere tassati in Italia solamente se dispongono nel nostro Stato di una base fissa.

Base fissa come, ad esempio, un ufficio.

In mancanza della base fissa, anche se la prestazione è stata svolta in Italia, la stessa non sconterà alcuna tassazione.

Tassazione del professionista italiano all’estero

Secondo quanto indicato sino ad ora, quindi, il professionista italiano che effettua una prestazione all’estero è chiamato a verificare se c’è o meno la presenza di una base fissa all’estero.

Senza la presenza di una base fissa all’estero ci sarà l’applicazione di una eventuale ritenuta di imposta estera. Questo soltanto nel caso in cui tra l’Italia e il Paese estero non sia stata siglata una convenzione contro le doppie imposizioni.

Mentre, se la convenzione esiste, e riporta la tassazione nel Paese di percepimento del reddito solo in presenza di base fissa, si dovrà verificare questo aspetto. Senza una base fissa, per il professionista, non ci sarà alcuna tassazione all’estero.

Il compenso, in questo caso, sarà tassato esclusivamente in Italia.

Tassazione del professionista non residente

Vediamo adesso come afforntare la tassazione di un professionsita estero che si trova a lavorare in Italia.

Riepilogando, per comprendere la modalità di tassazione del professionista non residente (può trattarsi anche di un soggetto italiano che ha acquisito la residenza in un Paese straniero, iscrivendosi regolarmente all’Aire), che esercita un’attività professionale in Italia devono risolversi le seguenti problematiche:

  • Effetti dell’articolo 23 del DPR n. 917/86 – Se non vi è una convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra l’Italia e il Paese di residenza del professionista. In questo caso il professionista estero è tassato in Italia, in quanto ivi è svolta la prestazione. La tassazione è una ritenuta fiscale del 30%, ai sensi dell’articolo 25 del DPR n. 600/1973;
  • Configurazione della base fissa – Se espressamente specificato nella convenzione contro le doppie imposizioni, il professionista è tassato in Italia soltanto se ivi ha ubicato una base fissa (ufficio). Anche in questo caso si applica la ritenuta del 30%, ma il professionista dovrà essere in grado di documentare quanti dei suoi redditi derivano dalla base fissa italiana.

Da queste regole possiamo affermare anche che nel caso in cui l’attività professionale di un soggetto estero sia svolta in maniera soltanto occasionale in Italia, la stessa risulterà tassabile soltanto nel Paese di residenza del professionista.

Ovviamente la convenzione trova applicazione anche nei confronti dei professionisti residenti in Italia che svolgono attività professionale all’estero.

In assenza di base fissa nel paese estero, la tassazione avverrà esclusivamente in Italia. Dunque sul piano pratico è sufficiente traslare le considerazioni svolte in precedenza per comprendere come dette prestazioni sono tassate (e se sono tassate) all’estero.

Professionista e tassazione tramite ritenuta

Abbiamo visto che per le prestazioni professionali soggette a tassazione in Italia (ex. articolo 23, o al configurarsi di una base fissa), da parte di professionisti non residenti sono soggette ad una ritenuta a titolo di imposta del 30%.

Ritenuta che il soggetto erogante il compenso deve trattenere e versare allo Stato italiano.

Questa disciplina è stabilita dall’articolo 25, comma 2 del DPR n. 600/1973, secondo il quale

se i compensi […] sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30% [..] ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti”

Prestazioni estere dei professionisti: procedura di tassazione

Riassumendo, è possibile giungere alle seguenti alternative:

  1. Il professionista residente in uno stato estero che ha siglato una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia. Il professionistache effettua una prestazione professionale in Italia senza una base fissa, non è soggetto a tassazione in Italia, quindi la ritenuta del 30% non si applica;
  2. Il professionista residente in uno stato estero che ha siglato una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia. Il professionista che effettua una prestazione professionale in Italia con una base fissa, la ritenuta del 30% deve essere applicata;
  3. Infine, il professionista residente in uno stato estero che non ha siglato una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia. Il professionista che effettua una prestazione professionale in Italia è soggetto a tassazione nel nostro Paese. Questo ai sensi dell’articolo 23 del DPR n. 917/86, ed anche in questo caso la ritenuta del 30% trova applicazione.

In pratica, per i Paesi con cui esiste una Convenzione contro le doppie imposizioni, in assenza di base fissa in Italia è dunque pacifico che la ritenuta del 30%. Qusesto di cui al richiamato articolo 25 del DPR n. 600/73 non deve essere operata.

Adempimenti del committente italiano

Nel caso in cui un soggetto committente italiano si trovi di fronte ad una prestazione professionale estera dovrà comportarsi in maniera tale da evitare contestazioni future da parte dell’Amministrazione finanziaria.

In pratica, il sostituto è chiamato a farsi consegnare un attestato dell’autorità fiscale straniera certificante l’esistenza delle condizioni richieste ai fini dell’applicazione del regime convenzionale.

Overo la residenza fiscale nello Stato estero e l’imponibilità in tale Stato dei redditi a questo imputabili.

In tal modo, il committente italiano è esonerato dall’adempimento e non opera nessuna ritenuta in relazione alle prestazioni professionali ricevute.

Inoltre, appare opportuno farsi rilasciare dal professionista straniero una dichiarazione relativa al periodo di complessiva permanenza in Italia nell’anno solare, nonché la dichiarazione di non possedere in Italia una stabile organizzazione o base fissa, onde escludere in maniera categorica l’attrazione alla tassazione in Italia.

Tale documentazione è indispensabile in quanto il sostituto italiano, in sede di elaborazione degli adempimenti fiscali, è tenuto ad illustrare il comportamento assunto.

Se eventualmente la ritenuta operata dovesse essere operata e comunque in capo al professionista si configurano le condizioni di tassazione soltanto all’estero, è possibile chiedere il rimborso della ritenuta subita entro 48 mesi.

Convensione OCSE contro le doppie imposizioni

In merito al modello Ocse di convenzione contro le doppie imposizioni deve essere evidenziato come, a seguito della soppressione dell’articolo 14 (relativo alle regole per le professioni indipendenti), i redditi derivanti dalla libera professione debbano essere ora disciplinati  dall’articolo 7 (relativo alla stabile organizzazione), quali utili alle imprese.

In pratica, si assiste ad una piena assimilazione del reddito professionale al reddito di impresa, determina un chiaro rinvio alle disposizioni dell’articolo 5 del modello relativo alla stabile organizzazione, e quindi la necessità di attribuire alla stabile organizzazione gli utili che questa avrebbe conseguito se si fosse trattato di un’impresa distinta e separata che svolge attività identiche o analoghe in condizioni identiche o analoghe.

Stabile organizzazione estera o società di diritto locale?

Stanti le considerazioni fatte sinora, viene da chiedersi se ai fini fiscali per un professionista estero che vuole operare in Italia (o al contrario un professionista italiano che voglia operare all’estero), sia più conveniente dotarsi di una stabile organizzazione oppure aprire una società di diritto locale in loco.

Proviamo a chiarirci le idee con un esempio. Poniamo che uno studio di consulenza italiano decida di operare in uno Stato estero attraverso una società di diritto locale per erogare consulenze locali.

Tale scelta consente allo studio italiano di separare la propria attività ed anche la propria responsabilità tributaria nello stato estero. Ove magari, l’imposta da versare per la società è più bassa rispetto a quella che avrebbe in Italia.

Se tale studio avesse, invece, semplicemente aperto un ufficio in loco, lo stesso avrebbe costituito una stabile organizzazione che avrebbe scontato l’imposta locale.

Stabile organizzazione, che però sarebbe stata tassata anche in Italia nell’ambito dell’associazione professionale e quindi per trasparenza in capo ai soci.

In pratica, possiamo dire che l’utilizzo di una società di diritto locale in luogo della stabile organizzazione permette di sterilizzare la tassazione, limitandola al prelievo estero.

Prestazioni estere dei professionisti: contributi previdenziali

Per capire la disciplina previdenziale dei redditi percepiti all’estero da un professionista residente fiscalmente in Italia, occorre andare a verificare cosa prevede la regolamentazione internazionale di sicurezza sociale. Ed in particolare con la Regolamentazione 883/2004 vigente dal primo maggio 2010 nei rapporti tra gli Stati della UE.

Tale normativa è improntata ad alcuni principi ispiratori fondamentali, uno dei quali è il principio dell’Unicità della legislazione applicabile ad un medesimo soggetto.

Disciplina che individua la legislazione applicabile nei casi in cui un lavoratore autonomo sia già soggetto alla legislazione di sicurezza sociale di un altro Paese membro, oppure svolga la propria attività lavorativa contemporaneamente in due o più Stati membri.

A tale proposito, la Regolamentazione comunitaria fissa quale principio generale in materia di legislazione applicabile per i lavoratori autonomi, quello della Territorialità ovvero della “lex loci laboris“, secondo cui:

i lavoratori occupati nel territorio di uno Stato membro sono soggetti alla legislazione di tale Stato, salve le eccezioni disciplinate dagli articoli 12 e 13 del Regolamento CE n. 883/2004 per i casi di  esercizio di attività lavorativa in più Stati

In applicazione dei principi di Unicità e di Territorialità, i richiamati articoli 12 e 13 prevedono che qualora il lavoratore autonomo eserciti la sua attività in più Stati, la legislazione di sicurezza sociale a lui applicabile sarà quella dello Stato di residenza fiscale.

Residenza così come determinata ai sensi dell’articolo 2, comma 2 del DPR n. 917/86. Articolo da leggere in combinato disposto con l’articolo 4, comma 1 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

Diversamente, il lavoratore sarà soggetto alla legislazione previdenziale dello Stato membro in cui si trova il centro dei suoi interessi.

60 COMMENTI

  1. Nel caso di un committente italiano per prestazini svolte in Italia da prestatore d’opera residente all’estero il committente dovrà pagare l’iva?

  2. Salve, se si tratta di prestazioni svolte da un professionista estero a committente soggetto passivo Iva in Italia, la prestazione è soggetta ad Integrazione od autofattura, e l’Iva è imponibile in Italia.

  3. Grazie; nel nostro caso il professionista è un italiano residente all’estero, spero non cambi nulla.

  4. Buongiorno,

    sono un libero professionista con Piva iscritto alla gestione separata. Lavoro molto con clienti maltesi per cui da quest’anno avro’ un ufficio a Malta e, pur restando residente in Italia, aprirò anche una Piva a Malta.
    Il mio reddito sarà perciò in parte percepito in italia e in parte a Malta. Avendo base fissa a Malta, dicharerò la quota parte di reddito a Malta e il resto in Italia. Mi è chiaro come funziona la tassazione e la convenzione con la doppia imposizione e so che dovrò indicare nell’UNICO i redditi già tassati a Malta, ma non mi è chiaro invece come l’INPS calcolerà i contributi sul reddito percepito a Malta: sa darmi qualche informazione? Esiste una circolare INPS in proposito?
    grazie
    Elisabetta

  5. Salve, per i soggetti fiscalmente residenti la contribuzione Inps alla gestione separata è dovuta in base al reddito imponibile dichiarato ai fini Irpef. Questo è quanto vale per i soggetti fiscalmente residenti. L’Inps con la Circolare n. 124/1996, ha precisato che lo stesso criterio vale anche per i redditi percepiti da soggetti non residenti, i quali ai fini previdenziali “non possono che essere quelli valevoli, per gli stessi soggetti, ai fini dell’imposizione dell’ Irpef”. Più precisamente l’Inps ha specificato che l’obbligo di iscrizione e di contribuzione alla Gestione Separata Inps ricorre, per i non residenti, in tutti i casi in cui: l’attività del soggetto non residente sia svolta in Italia oppure, ove l’attività non venga svolta in Italia; il relativo compenso sia corrisposto da un soggetto residente in Italia, oppure da stabili organizzazioni di soggetti non residenti operanti in Italia. Lei essendo residente fiscalmente in Italia assoggetterà a contribuzione il reddito imponibile Irpef.

  6. Sono un libero professionista italiano iscritto ad una cassa professionale ed intendo trasferire la mia residenza all’estero dove mi hanno proposto una collaborazione.
    Continuerò ad operare anche in italia e qui nasce il dubbio circa la possibilità di mantenere o meno la partita iva italiana.
    Mi spiego meglio.
    Secondo il Dpr 600/73 la società Italiana per cui opero, dal momento in cui diventerò residente estero, mi applicherà un ritenuta a titolo di imposta del 30%.
    Mi chiedo pertanto se sia necessario continuare a mantenere una partita iva italiana o se sia il caso di configurare il rapporto secondo altre modalità contrattuali tenuto conto che, se tale ritenuta è da intendersi a titolo di imposta, mi sarà anche preclusa la presentazione del quadro RE in cui trovano collocazione sia i compensi sia i costi correlati ai fini della determinazione del reddito professionale.
    Ringrazio per la risposta.

  7. Salve, se lei intende trasferirsi all’estero in modo stabile la cosa migliore è chiudere la partita Iva italiana e operare come professionista nello Stato estero, ed eventualmente aprire partita Iva nello Stato estero. In questo modo evita il problema della ritenuta a titolo di imposta ed inoltre chiude i rapporti con lo Stato italiano. Naturalmente con la partita Iva estera potrà fatturare anche in Italia.

  8. Salve, ingegnere Italiano, in regime forfettario, che presta consulenza ad una società svizzera, come dovrà emettere fattura? Operazione non soggetta ai sensi dell’art.7-ter? Ai fini del reddito, è tutto tassabile in Italia? Ai fini di Inarcassa è soggetto a contributo soggettivo ed integrativo? Grazie

  9. La risposta giusta è dipende: dipende dal tipo di prestazione ingegneristica effettuata. Il compenso è soggetto a tassazione e contribuzione italiana.

  10. Buongiorno,
    Italiano con doppia cittadinanza USA/Italia. Sono residente USA da 15 anni, iscritto AIRE in Italia e unico socio do una sociea’ INC soggetto USA attraverso la quale offro servizi di consulenza aziendale. I miei clienti sono in USA o UK.
    Aggiungo che le consulenze vengono pagate alla INC e la INC mi versa uno stipendio mensile.

    Se dovessi trasferirmi in Italia, non cambiando nient’altro (e quindi continuare le consulenze tramite la INC americana con clienti americani o inglesi), come si configurerebbero la tassazione e i contributi? Potrei comunque continuare a percepire uno stipendio dalla INC, oppure dovrei aprire PIVA italiana e fatturare alla INC?
    Grazie per le delucidazioni.

    Filippo

  11. Dovrebbe assoggettare a tassazione italiana quei compensi. Per maggiori info utilizzi il servizio di consulenza apposito.

  12. Salve sono un medico italiano, a breve mi trasferirò negli emirati con un contratto di lavoro dipendente di 2 anni, mi iscriverò all’AIRE ma vorrei continuare ad eseguire alcune prestazioni libero-professionali anche in Italia.
    Come verrà inquadrata la tassazione delle prestazioni italiane? Inoltre riguardo all’empam dovrò continuare a versare sia la quota A che la quota B relative alle prestazioni sporadiche che effettuerò in Italia considerato che tra Italia ed Emirati non c’è nessun accordo riguardo alla previdenza.
    Grazie in anticipo della risposta.

  13. Per la risposta a quesiti di carattere personale la invito ad usufruire del servizio di consulenza online dedicato alle attività all’estero. La situazione che mi ha descritto richiede particolare attenzione per evitare la doppia imposizione del reddito che andrà a produrre.

  14. se si tratta di uno sportivo residente all’estero e prestazione di attività di sponsorizzazione all’estero, il committente italiano deve operare ritenuta oltre che ad integrare la ft ai fini IVA?

    Caso: un atleta residente UK per attività di sponsor in UK che ci fa fattura.
    Grazie

  15. L’operazione ai fini Iva è rilevante nel Paese del committente. Il soggetto italiano dovrà operare ritenuta a titolo di imposta, se non riceve documentazione idonea a dimostrare che il professionista è tenuto al pagamento integrale delle imposte su quel reddito nel Paese estero di residenza.

  16. Buongiorno, e complimenti per la chiarezza espositiva
    PREMESSA: rientrando in tutti il limiti richiesti dalla normativa vorrei aprire partita IVA in regime fortettario startup, quindi con imposta sostitutiva IRPEF del 5% per i primi 5 anni, redditività 78% limite € 30,000/anno come mi permette la figura ATECO 702209 : attività di consulenza intellettuale svolta semplicemente dal PC che non implica cessione di beni, rappresentanza commerciale o di agenzia e simili, quindi niente impresa con iscrizione CCIA e contributi INPS commercio scontati del 35% ma semplice iscrizione come professionista che in mancanza di cassa propria confluirà in gestione separata INPS scontando il 25,72% di contributi sul reddito imponibile.
    DOMANDA: dovendo fatturare mensilmente la suddetta prestazione professionale a soggetto extra-UE, azienda manifatturiera senza stabile organizzazione in Italia e resto dell’UE anche se i suoi prodotti vengono venduti quasi esclusivamente in area UE, la mia fattura senza marca di bollo da €2,00 recherà semplicemente la spiegazione analitica della prestazione di consulenza svolta nel mese cui si riferisce con l’ammontare lordo in € oppure in divisa locale con dicitura “operazione non soggetta IVA ex art. 7-ter Dpr 633/72”?
    Penso poi non serva anche indicare sulla stessa “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 – Regime forfettario” visto che al committente extra-UE questo non interessa minimamente.
    Grazie se potrà fugare questi miei dubbi che credo interessino anche ad altri

  17. L’indicazione della dicitura per le operazioni UE è definita chiaramente e dipende dal tipo di attività svolta. Quello che lei indica è il riferimento normativo, della prestazione professionale di un professionista verso un’azienda committente residente in un Paese UE. La nomenclatura da indicare in fattura è “inversione contabile”. Per maggiori info, c’è l’apposito servizio di consulenza fiscale online. Se poi volesse l’assistenza continuativa di un commercialista siamo a disposizione.

  18. grazie della celere risposta, ma non volevo disturbarla di sabato
    l’indicazione del “reverse charge” credevo fosse solo per le operazioni effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell’imposta in un altro Stato membro UE, e invece in caso di operazione rilevante fuori UE pensavo che la dicitura in fattura fosse “operazione non soggetta”

  19. Salve sono un maestro di sci Italiano. Ho ricevuto un’offerta di lavoro in Francia ( 4 mesi) dove mi hanno detto che per la mia professione la tassazione è al 25%.
    quando vado a dichiarare i redditi percepiti a fine anno , sarò nuovamente tassato sul mio reddito percepito all’estero? se si di quanto in ambito percentuale? nel senso che andrò a pagare una differenza oppure c’è un modo per non dover pagare nuovamente ? grazie

  20. Per questi aspetti c’è il nostro servizio di consulenza fiscale online dedicato ai redditi esteri. Le risponderemo nel più breve tempo.

  21. Buongiorno,
    nel caso di soggetto estero (UK) non soggetto a contribuzione VAT (self-employed) e cliente italiano con PARTITA IVA, applicata la convenzione per evitare doppia tassazione (comprovando presso il committente italiano l’effettiva residenza fiscale), è operazione IVA NON SOGGETTA? Se si in base a quale legge?
    Grazie

  22. L’applicazione dell’Iva non è disciplinata dalle convenzioni contro le doppie imposizioni. Sta facendo un po’ di confusione. Le prestazioni tra due soggetti passivi Iva UE sono non soggette ad Iva.

  23. Chiedo scusa per la confusione. Forse non mi è chiaro il concetto di “Soggetti passivi IVA”. C’è qualche pagina che potrebbe consigliare a proposito?
    E nel caso di cui sopra cosa si può dare come riferimento legislativo? Grazie

  24. I soggetti passivi Iva sono i titolari di partita Iva. Il riferimento è l’articolo 7-ter del DPR n. 633/72.

  25. Salve, la normativa sulla branch exemption per le stabili organizzazioni è applicabile per analogia alla base fissa d’affari per un professionista? Se avendo partita Iva italiana e anche una base fissa a Malta, con quest’ultima posso fatturare a clienti italiani?

  26. Certamente, tenga conto che comunque, fatturato italianoe maltese dovrà dichiararlo comunque in Italia. La branch exemption non è applicabile ai professionisti.

  27. Buongiorno. Io ho una partita iva italiana e lavoro in italia(sono soggetto exenpals). Recentemente ho effettuato delle lavorazioni (nel campo dei servizi di speakeraggio) per un cliente con residenza fiscale negli stati uniti. Come ci si comporta con la la previdenza? I redditi sono già assoggettati alla tassazione americana. Qui dove ripagarci sopra l’exenpals, la gestione separata o non devo paare la previdenza (visto che è giá pagata alla fonte)?
    C’è una qualche legge o regolamento per questo?
    Grazie mille per un eventuale risposta

  28. Le consiglio di affidarsi ad un consulente che tratta quotidianamente questi aspetti, per essere seguito a dovere quando avrà operazioni estere. In questo caso la previdenza continua ad essere quella italiana, ma ci sono una serie di variabili da considerare.

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