La pianificazione fiscale aggressiva (Aggressive tax planning, ATP) consiste nella riduzione, da parte dei contribuenti, del loro debito d’imposta mediante operazioni che, sebbene possano essere lecite, sono in contrasto con lo scopo della norma.

La pianificazione fiscale aggressiva prevede lo sfruttamento delle lacune esistenti in un sistema fiscale e dei disallineamenti tra sistemi fiscali. Può inoltre dare luogo alla doppia non imposizione o a doppie deduzioni.

Combattere la pianificazione fiscale aggressiva è fondamentale per garantire entrate fiscali a favore degli investimenti pubblici, dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e della protezione sociale, per assicurare un’equa ripartizione degli oneri e preservare la fiducia dei contribuenti e, infine, per evitare la distorsione della concorrenza tra imprese.

L’UE ha adottato varie misure per combattere la pianificazione fiscale aggressiva, tra cui la direttiva antielusione (Anti-Tax Avoidance Directive, ATAD) e l’ATAD 2, che enuncia misure volte a contrastare i disallineamenti da ibridi1 in relazione ai paesi extra UE.

L’Italia ha recepito (lo scorso 30 luglio 2020) all’interno del suo ornamento la direttiva europea DAC 6 (direttiva UE n. 2018/822) che ha l’obiettivo di cercare di contrastare la pianificazione fiscale aggressiva.

Lotta alla pianificazione fisacle aggressiva

Obblighi informativi a carico dei professionisti

Tutti gli Stati membri UE sono tenuti a recepire nella legislazione nazionale le disposizioni della direttiva DAC 6 che, con pieno effetto a partire dal 1° luglio 2020, richiedono a intermediari e professionisti di informare le autorità fiscali in merito a schemi o meccanismi transfrontalieri fiscalmente aggressivi di cui vengano a conoscenza.

Si tratta di una sorta di scambio obbligatorio di informazioni in campo fiscale in relazione agli accordi transfrontalieri soggetti a comunicazione. DAC 6 è il meccanismo definitivo di divulgazione di informazioni fiscali progettato a livello dell’UE per avere un impatto sostanziale sulle relazioni tra promotori e consulenti di accordi transfrontalieri qualificati con i loro clienti.

Le nuove regole italiane entreranno in vigore dal 26 agosto 2020 e promotori, consulenti e contribuenti sono tenuti a rivedere tempestivamente la propria attività e i propri investimenti nell’ambito della lente DAC6.

Che cos’è la direttiva UE “DAC6”?

Il DAC6 è un meccanismo che rafforza l’attuale quadro giuridico dell’UE per lo scambio di informazioni per contrastare le strutture di pianificazione fiscale aggressiva volte a spostare i profitti verso giurisdizioni a bassa tassazione.

Più specificamente, la direttiva UE DAC6 affronta le disposizioni progettate per eludere le segnalazioni ai sensi dello standard di segnalazione comune dell’OCSE per lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari (CRS) o volte a fornire ai titolari effettivi il riparo di strutture non trasparenti a fini antiriciclaggio (AML).

In buona sostanza, la direttiva DAC6 si basa sulla capacità delle autorità fiscali degli Stati membri di ottenere informazioni complete e pertinenti da intermediari e contribuenti sui regimi fiscali potenzialmente aggressivi.

Quali i vantaggi del DAC6?

La direttiva n. 822/2018 ha introdotto nel nostro ordinamento uno strumento con il quale l’Italia ha la possibilità di scambiare i dati fiscali comunicategli dagli intermediari e dai contribuenti con altri stati UE. Naturalmente, questo scambio di informazioni fiscali è reciproco, quindi, anche l’Italia riceverà informazioni provenienti da altri paesi Ue.

Questo flusso di informazioni fiscali ha l’obiettivo di rendere più difficoltoso sfruttare le operazioni transfrontaliere per poter eludere le disposizioni fiscali nazionali, soprattutto in caso di disallineamenti da ibridi.

L’obiettivo è dunque quello di creare e dare il via ad un dialogo con l’Amministrazione finanziaria che possa prevenire i comportamenti illecite, grazie ad una comunicazione preventiva da parte dei soggetti interessati.

Come funziona il meccanismo di segnalazione?

Il DAC6, così come implementato in Italia, consiste in un meccanismo a due fasi in base al quale:

  • Gli intermediari qualificati (in primo luogo) e i contribuenti (residualmente) sono tenuti a informare le autorità fiscali italiane di accordi transfrontalieri qualificati che potrebbero essere utilizzati per la pianificazione fiscale aggressiva. Si applicano regole speciali in caso di pluralità di intermediari e contribuenti e si applicano esenzioni qualificate selezionate (ad esempio in caso di auto-incriminazione);
  • A seguito della segnalazione, le autorità fiscali italiane condividono le stesse informazioni con i loro colleghi di altri Stati membri su base trimestrale. Il primo scambio di informazioni avrà luogo il 30 aprile 2021. Si applicano esenzioni in particolari casistiche (ad esempio in caso di segreto commerciale, industriale o professionale o di un processo commerciale, o di informazioni la cui divulgazione sarebbe contraria all’ordine pubblico).

Chi sono gli intermediari?

Gli intermediari sono definiti in generale come qualsiasi persona, residente / costituita / / registrata in un’associazione professionale (per servizi legali, fiscali o di consulenza) in Italia che agisca come:

  • Promotori di un accordo transfrontaliero o
  • Accordo transfrontaliero soggetto al cosiddettoreasonably be expected to know test“. 

Tale definizione include non solo le entità finanziarie già soggette a obblighi di segnalazione ai fini del CRS (es. Banche, compagnie di assicurazione, gestori di fondi, ecc.), ma anche intermediari e consulenti già soggetti agli obblighi standard AML (es. avvocati, notai, commercialisti, etc.).

Chi sono i contribuenti?

Per contribuenti si intende in senso lato qualsiasi persona, residente o stabilita in Italia o che proviene da redditi originati in Italia o che svolge un’attività in Italia per la quale viene messo a disposizione per l’attuazione un accordo transfrontaliero, o che è pronto a implementare un preparativi.

Che cos’è un accordo trasfrontaliero oggetto di segnalazione?

Sono oggetto di segnalazione accordi, schemi o progetti. Sono considerati transfrontalieri se coinvolgono l’Italia e almeno un’altra giurisdizione (UE o extra UE) in relazione a:

  • Residenza dei partecipanti (inclusa doppia residenza);
  • L’attività svolta dai partecipanti (anche tramite stabile organizzazione);
  • Possibile impatto sulla segnalazione CRS o sull’identificazione della titolarità effettiva ai fini dell’AML.

Tuttavia, un accordo transfrontaliero è oggetto di comunicazione solo se contiene uno o più “segni distintivi” come individuati dalla legge (che è in linea con la Direttiva).

La direttiva in commento ha definito i tratti distintivi per identificare accordi di pianificazione fiscale transfrontaliera potenzialmente aggressivi. Questi segni distintivi in ​​molti casi non sono chiari e lasciano spazio all’interpretazione. Una delle sfide principali per gli operatori del mercato sarà quella di definire interpretazioni coerenti per ogni tipo di disposizione ed evitare analisi sistematiche su misura.

I primi segni distintivi vengono sottoposti al “Test del vantaggio principale” (“reasonably be expected to know test“). Tale test può essere schematizzato come di seguito.

Cosa deve essere segnalato?

Le segnalazioni alle autorità fiscali italiane devono includere:

  • Estremi degli intermediari, contribuenti, imprese associate (identificate da influenza notevole o partecipazione qualificata) e altre persone coinvolte nell’accordo transfrontaliero;
  • Una descrizione dell’accordo transfrontaliero e dei suoi tratti distintivi;
  • Data di inizio, valore e giurisdizioni interessate.

Tali obblighi di rendicontazione non impediscono o limitano il controllo da parte delle autorità fiscali italiane del regime transfrontaliero in questione.

Le scadenze ordinarie ed eccezionali di presentazione delle comunicazioni

Le segnalazioni alle autorità fiscali italiane devono avvenire nelle seguenti scadenze:

  • Intermediari e contribuenti sono soggetti a un termine generale di 30 giorni;
  • Gli intermediari sono tenuti a segnalare trimestralmente gli accordi negoziabili (ossia quelli disponibili per l’attuazione per più di un contribuente senza personalizzazione).

Tuttavia, si applicano i seguenti termini eccezionali:

  • Fine febbraio 2021 per accordi transfrontalieri iniziati tra il 25 giugno 2018 e il 30 giugno 2020.
  • Dal 1 ° al 31 gennaio 2021 per gli accordi transfrontalieri creati tra il 1 ° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020.

Gli intermediari e i contribuenti sono tenuti a conservare le informazioni e i documenti relativi all’accordo transfrontaliero per cinque anni (aumentati a sette se la segnalazione è omessa).

Le sanzioni legate a mancata o parziale comunicazione delle operazioni potenzialmente sospette

L’articolo 12 del Decreto attuativo prevede che, in caso di omessa comunicazione sia applicabile la sanzione amministrativa prevista dall’art. 10, comma 1, del D.Lgs. n. 471/1997 aumentata della metà. Si tratta, quindi, di una sanzione variabile tra un minimo di €. 3.000 e ad un massimo di €. 31.500.

Nel caso di comunicazione incompleta o inesatta si applica la medesima sanzione amministrativa di cui al richiamato art. 10, ridotta della metà (e quindi variabile tra €. 1.000 ed €. 10.500).

Quadri internazionali sullo scambio di informazioni e sulla trasparenza fiscale

È degno di nota menzionare che DAC6 si aggiunge a un quadro giuridico internazionale avanzato di cooperazione amministrativa nel campo fiscale come segue:

  • Il CRS prevede lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari detenuti da residenti non fiscali e stabilisce un quadro per tale scambio a livello mondiale;
  • Scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali transfrontalieri anticipati;
  • Scambio automatico obbligatorio di informazioni sulla rendicontazione paese per paese delle imprese multinazionali tra le autorità fiscali;
  • Obbligo per gli Stati membri di concedere alle autorità fiscali l’accesso alle procedure di adeguata verifica della clientela applicate dagli istituti finanziari a fini antiriciclaggio.

Inoltre, diversi Stati membri dell’UE hanno implementato nelle loro giurisdizioni (o stanno per implementare, come l’Italia) il registro dei titolari effettivi finali ai fini AML relativi a società e trust accessibili ad autorità pubbliche e privati ​​selezionati (con alcune limitazioni).

Sei passaggi principali per conformarsi a DAC6

Abbiamo identificato i passaggi chiave per conformarsi alla direttiva DAC6. Si tratta di un progetto strategico con importanti impatti sui modelli di business delle imprese. La capacità di semplificare l’attività di reporting sarà fondamentale qui per proteggere la trasmissione dei dati e limitare i costi.

Ecco i passaggi principali per conformarsi alla direttiva DAC6 che abbiamo individuato:

  1. Identificare gli accordi riportabili per ogni singolo stato: determinare in quali stati un accordo è riportabile: (i) cross border? (ii) al least one hallmark? (iii) main benefit test applicable?;
  2. Consolidare gli accordi e coinvolgere gli intermediari: centralizzare gli accordi durante il periodo transitorio e identificare gli intermediari e i consulenti fiscali interessati;
  3. Determinare chi deve segnalare ogni accordo in modo conforme alle indicazioni: chi deve segnalare l’accordo? Ci sono profili di segreto professionale? etc;
  4. Raccogliere i dati da segnalare (internamente ed esternamente): raccogliere le informazioni dagli intermediari e da tutte le entità interessate dall’accordo; condividere ed accettare le informazioni inserite nel report;
  5. Identificare un sistema di allerta per individuare gli accordi soggetti a comunicazione: identificare i tipi di accordi da segnalare mettendo in atto una procedura idonea ad identificare gli accordi riportabili prima della loro sottoscrizione;
  6. Mettere in atto il processo di comunicazione dei dati: implementare un sistema di comunicazione dei dati efficiente e tempestivo in grado di rispettare i tempi previsti dalla direttiva per le comunicazioni.

Lotta alla pianificazione fiscale aggressiva: cosa possiamo fare per te

L’espansione in corso del quadro giuridico sullo scambio di informazioni e la trasparenza fiscale all’interno dell’UE e nel mondo richiede sempre più una revisione tecnica ed esperta dei sistemi di business e di investimento da una prospettiva congiunta fiscale internazionale e antiriciclaggio.

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Soltanto in questo modo, infatti, potrai essere sicuro di evitare di commettere errori, che in futuro possono esserti contestati e quindi sanzionati.

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Note

1 Le regolazioni ibride da disallineamento fiscale sfruttano le differenze di trattamento fiscale di un’entità o di uno strumento a norma delle leggi di due o più giurisdizioni per
ottenere una doppia non imposizione.

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