Lavoro in Svizzera: devo pagare le imposte in Italia?

14
5028

Ti sei trasferito a Berna? Hai un lavoro in Svizzera e vuoi sapere se devi pagare le imposte in Italia? Voglio rispondere definitivamente a questa domanda, dandoti gli strumenti giusti per capire quando, in caso di redditi esteri, sei tenuto a pagare le imposte anche in Italia. Tutte le informazioni per i soggetti che percepiscono redditi da lavoro in Norvegia.

Lavori a Berna o a Lugano e vuoi sapere se devi dichiarare anche in Italia i tuoi redditi?

Hai passato un periodo di lavoro in Svizzera, e adesso ti chiedi se devi presentare la dichiarazione dei redditi in Italia?

In questo articolo troverai le risposte a queste domande e se tutto questo non basta potrai chiedere la mia consulenza.

Negli ultimi anni trasferirsi in cerca di fortuna all’estero è stata la strada praticata da molti. Sia studenti che lavoratori hanno scelto per motivi diversi la Svizzera come Paese nel quale raggiungere i propri obiettivi: studio, oppure lavoro e carriera.

Sono sicuro che se stai leggendo questo articolo molto probabilmente è perché stai effettuando un’attività di lavoro in Svizzera. Oppure ci hai lavorato nel corso dell’ultimo anno e vuoi sapere se sei tenuto a dichiarare in Italia i redditi esteri che hai percepito.

Come avrai avuto modo di constatare personalmente, la tassazione dei redditi percepiti all’estero è sempre un aspetto che genera molta confusione. Questo in quanto vi sono vari aspetti da tenere in considerazione per capire dove devono essere tassati i redditi percepiti all’estero.

Vi sono poi differenze a seconda della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo Stato estero ove il reddito è stato percepito. Per questo motivo, dare una risposta generale non è mai possibile, ma è sempre opportuno andare ad analizzare in dettaglio ogni situazione.

Cominciamo!


LAVORO IN SVIZZERA: LA FATTISPECIE DI PARTENZA DI QUESTA ANALISI

Il primo aspetto da chiarire è che questo articolo non riguarda genericamente tutte le situazioni di lavoro in Svizzera.

Voglio occuparmi di una fattispecie in particolare, lasciando poi per tutte le altre la possibilità di contattarmi direttamente.

La fattispecie di partenza è quella che riguarda i redditi da lavoro in Svizzera percepiti da un soggetto che rimane fiscalmente residente in Italia, che si chiede se e come sia tenuto a dichiarare nel nostro Paese questi redditi.

Voglio farti un esempio concreto prendendo spunto da un caso reale che mi è capitato qualche tempo fa.

Prendiamo il caso di Lucia che ha trascorso 18 mesi a Zugo nel corso dello scorso anno per lavorare dipendente in una multinazionale.

FATTISPECIE ANALIZZATA NELL’ARTICOLO

Lucia, dopo vari lavori saltuari ha deciso di trasferirsi dall’Italia proprio per sfruttare questa prestigiosa opportunità. L’obiettivo è quello di pensare ad un rinnovo e ad un contratto stabile. Contratto che permetterebbe anche al resto della sua famiglia di spostarsi in Svizzera. Lucia, infatti, si è sposata da poco, e suo marito in questo periodo è rimasto in Italia, ove lavora come professionista nel settore sanitario. Lucia, una volta ricevuta la proposta di lavoro, non ci ha pensato due volte, e nel giro di 10 giorni si è trasferita a Zugo. Incosciente della corretta procedura da adottare per il trasferimento all’estero Lucia non si è iscritta all’AIRE. Questo aspetto, assieme alla sua situazione familiare non le ha permesso di effettuare un corretto trasferimento di residenza fiscale all’estero.

Lucia mi ha contattato perché è dubbiosa circa il da farsi per quanto riguarda la sua dichiarazione dei redditi in Italia.

Deve presentarla? Che tassazione riceverà sui redditi esteri che ha percepito?

Prendendo spunto da questa situazione e prendendola come base per la risposta voglio fornirti alcuni consigli utili se ti trovi anche tu in questa situazione. Sono sicuro che sono molti gli italiani, soprattutto studenti, ad avere un lavoro in Svizzera, magari temporaneo, per qualche mese o anno (manager, ingegneri, architetti, consulenti, ma anche persone in cerca di fortuna), e si chiedono se sono tenuti a pagare le imposte sui redditi anche in Italia.

Non è raro il caso in cui  questi lavoratori italiani domiciliati all’estero, ignorino di dover pagare le imposte sul reddito anche in Italia. Vediamo, quindi, di dare una risposta chiara a questo argomento.

Sei pronto? Si parte!


LAVORO IN SVIZZERA DA DIPENDENTE CON RESIDENZA FISCALE ITALIANA: LE IMPOSTE DA PAGARE

Sempre più italiani sognano di trasferirsi e andare a vivere in Svizzera, un paese poco distante dai confini italiani ma che non conosce crisi. Una qualità della vita più alta, stipendi adeguati e bassa disoccupazione fanno di questa nazione una possibile alternativa per chi vuole veramente cambiare vita. E decidere di trasferirsi in Svizzera e trovare lavoro non è nemmeno difficile come sembra.

Il concetto fondamentale per stabilire ove un soggetto sia tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti è quello di “residenza fiscale“.

Nel nostro ordinamento tale definizione è indicata dall’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86.

E’ in base al concetto di residenza fiscale, infatti, che trova applicazione la potestà impositiva, a livello fiscale, di ogni Nazione.

Secondo l’articolo 2 del DPR n. 917/86 un soggetto si considera fiscalmente residente in Italia se:

  • È iscritto all’anagrafe della popolazione residente, o alternativamente se ha:
  • Il proprio domicilio o
  • La propria residenza (ai sensi dell’articolo 43 del codice civile)

in Italia, per la maggior parte del periodo di imposta (almeno per 183 giorni all’anno).

Il mantenimento della residenza fiscale in Italia, come nel caso affrontato, comporta necessariamente l’obbligo di pagare le imposte sui redditi in Italia anche sui redditi prodotti all’estero.

WORLDWIDE TAXATION PRINCIPLE

Questo, infatti, è quanto prevede il principio della World Wide Taxation, previsto dall’articolo 3 del DPR n. 917/86.

Questo principio è uno dei pilastri fondamentali su cui si basa il nostro sistema tributario. Ed anche quello di molti dei sistemi fiscali dei Paesi europei.

Il concetto è molto semplice.

Un soggetto è tenuto a pagare le imposte (ovunque esse siano prodotte e/o percepite), in un unico Stato, quello di residenza. Salvo poi ottenere un credito di imposta per le eventuali altre imposte già pagate nei Paesi ove i redditi sono stati percepiti (tassazione nello Stato della fonte).

Riassumendo, quindi, un lavoratore Italiano che svolge la sua attività lavorativa e ha la sua vita all’estero, ha ugualmente l’obbligo del versamento delle imposte sul reddito anche in Italia in concomitanza di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Essere residente in Italia, per almeno 183 giorni all’anno (la maggior parte dell’anno solare).
  • Essere iscritto nelle anagrafi comunali della popolazione residente in Italia (quindi, non essere iscritto all’AIRE).
  • Avere eletto nel territorio dello Stato italiano il proprio domicilio o la propria residenza , ai sensi dell’articolo 43 del codice civile.

Per approfondire:

AIRE: Anagrafe degli Italiani residenti all’estero


RESIDENZA FISCALE DEL SOGGETTO E TASSAZIONE DEL REDDITO

I criteri sopra indicati utili per verificare la residenza fiscale sono alternativi tra loro.

In pratica, è sufficiente realizzare anche soltanto una di quelle fattispecie per essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

Tra queste fattispecie vi è una presunzione assoluta.

Un soggetto iscritto all’anagrafe di un comune italiano per almeno 183 giorni (anche non consecutivi), in un anno, è considerato fiscalmente residente in Italia, indipendentemente dalla prova della sua presenza nel territorio del nostro Paese.

Nella fattispecie analizzata nell’articolo, Lucia non essendosi mai cancellata dall’anagrafe della popolazione residente, per questa presunzione assoluta, è considerata comunque residente fiscalmente in Italia. Questo anche se dovesse fornire prove certe e non confutabili della sua residenza estera. Tale aspetto è fondamentale e dovrebbe essere chiaro a tutti quelli stanno per andare a lavorare all’estero o progettano di andarci.

In base a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 del DPR n. 917/86, i soggetti residenti in Italia che producono redditi all’estero sono tenuti al pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche non soltanto sui redditi prodotti in Italia. Ma anche sui redditi prodotti all’estero, anche se questi ultimi hanno già scontato le imposte nel Paese estero in cui il reddito è stato prodotto.

Per questo motivo Lucia è tenuta ogni anno a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia e dichiarare i redditi esteri.

LAVORO DIPENDENTE ESTERO

Il caso preso in esame riguarda una persona fisica che si è trovata a svolgere un’attività di lavoro in Svizzera, con la forma che conosciamo come “lavoro dipendente” per conto di un datore di lavoro residente in Svizzera.

Sul punto, l’articolo 51, comma 8, del DPR n. 917/86 prevede quanto segue:

il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del ministro del Lavoro e della previdenza sociale”

Si tratta di una prima agevolazione che consente di vedersi tassare non il reddito estero da lavoro dipendente effettivamente percepito, ma quello più favorevole previsto dalle retribuzioni convenzionali.

Tuttavia, per poter applicare concretamente questa normativa, è necessario che il settore economico in cui viene svolta l’attività da parte del lavoratore dipendente sia previsto nel Decreto ministeriale che determina le retribuzioni convenzionali. Si tratta di un Decreto che viene puntualmente pubblicato e aggiornato ogni anno.

In concreto, per poter applicare le retribuzioni convenzionali per la tassazione del reddito in Italia è necessario che il lavoratore abbia un contratto di lavoro nel quale è indicato il ruolo e la retribuzione che avrebbe avuto in Italia per quella stessa mansione.

E’ facile ritenere, quindi, che questa possibilità sia di più facile attuazione per i dipendenti di multinazionali, inviati a lavorare in un Paese diverso dall’Italia. In tutti gli altri casi chiedere l’applicazione di questa norma è sicuramente più difficile. Come, nel nostro esempio nel caso di Marco.

Per approfondire:

Residenza fiscale delle persone fisiche

È POSSIBILE EVITARE LA DOPPIA TASSAZIONE DEL REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE PERCEPITO DA UN SOGGETTO RESIDENTE IN ITALIA?

Come abbiamo visto, il lavoro in Svizzera da parte di un soggetto residente in Italia, può comportare il pagamento delle imposte sui redditi nel nostro Paese.

Questo è quanto è dovuto, almeno per il nostro caso preso in esame, in quanto Lucia si trova a dover pagare le imposte sia in Svizzera(se dovute) che in Italia, a fronte di uno stesso reddito percepito.

LAVORO IN SVIZZERA: DOPPIA IMPOSIZIONE

Al fine di evitare questa doppia imposizione,conseguente al pagamento delle imposte sui redditi nel Paese di residenza del dichiarante oltre che nel Paese di produzione del reddito, sia la convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Svizzera (Gazzetta ufficiale n 49 del 1979), sia il DPR n. 917/86 (Tuir), prevedono un principio generale di divieto della doppia imposizione, per cui la stessa imposta non può essere applicata più volte su uno stesso reddito.

Per potere applicare concretamente questo principio ci viene in aiuto l’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Tale articolo prevede che le imposte pagate a titolo definitivo sui redditi prodotti all’estero siano ammesse in detrazione dall’imposta netta, scaturente dal conguaglio di fine anno o dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le imposte estere sono state pagate a titolo definitivo, fino alla concorrenza della quota di imposta italiana corrispondente al rapporto tra redditi prodotti all’estero e reddito complessivo.

IMPOSTE A TITOLO DEFINITIVO

A prima vista può sembrare complicato, ma in pratica l’articolo 165 del DPR n. 917/86 prevede che il nostro lettore, cittadino Italiano, che sostanzialmente svolge la sua vita all’estero ma continua ad essere iscritto all’anagrafe comunale della popolazione residente abbia l’obbligo di contribuire alle imposte sul reddito in Italia.

Nella sua dichiarazione dei redditi italiana, avrà diritto ad un abbattimento dell’Irpef (l’imposta sui redditi) pari all’ammontare delle imposte pagate in Svizzera a titolo definitivo (non devono essere presi in considerazione gli acconti). Questo credito, comunque, non potrà mai superare la quota di IRPEF relativa al reddito estero.

Ad esempio se per un reddito pari a  €. 1.000 la tassazione in Svizzera è pari a 22% ed in Italia pari al 23% il nostro lettore verserà all’Amministrazione finanziaria Italiana tutta la tassazione dovuta del 1%. Infatti, l’imposta da pagare in Italia è quella differenziale rispetto a quella dovuta nel Paese ove si è percepito il reddito.

In questo modo viene correttamente applicato il principio di divieto di doppia imposizione di uno stesso reddito, previsto dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.


LAVORO IN SVIZZERA COME SOGGETTO RESIDENTE IN ITALIA: INDICAZIONI UTILI

Cosa possiamo imparare dall’esame di questo caso?

Prima di tutto è bene ribadire che in questi casi è fondamentale consultare un Commercialista esperto in fiscalità internazionale.

Quando si intende trasferirsi all’estero per periodi maggiori di 6 mesi, sia per studio che per lavoro, in modo da pianificare correttamente gli adempimenti fiscali conseguenti.

Non potendo tuttavia generalizzare in quanto ogni situazione personale ha le sue peculiarità.

Quello che posso dirti è che se un cittadino Italiano svolge la sua vita (personale e/o lavorativa) all’estero, per evitare il pagamento delle imposte sul reddito anche in Italia dovrebbe trasferire la propria residenza fiscale all’estero, iscrivendosi all’AIRE.

La questione però non si risolve così semplicemente.

E’ necessario che il contribuente che intende trasferirsi all’estero sposti con se il c.d. “centro degli interessi vitali“. Con questo termine si fa riferimento sia i suoi principali interessi familiari e lavorativi.

Un soggetto che vuole trasferirsi all’estero lasciando la sua famiglia in Italia o i suoi principali interessi economici in Italia sarà sicuramente soggetto a controlli ed accertamenti. Per questo è bene pianificare con cura ed in anticipo questi aspetti legati alla normativa fiscale.

Questo, anche se potrà sembrarvi poco conveniente, vi consentirà di risparmiarvi in futuro un possibile lungo e costoso contenzioso fiscale con l’Amministrazione finanziaria.


LA MIA CONSULENZA FISCALE IN AMBITO INTERNAZIONALE

Anche tu ti sei trasferito all’estero e vuoi saperne di più sulla tua posizione fiscale? Lavori in Svizzera e vuoi sapere dove pagare le imposte?

Hai letto l’articolo ma vuoi avere una consulenza personalizzata riguardante la tua situazione personale? Vuoi parlare con un esperto?

Utilizza il nostro servizio di consulenza fiscale online dedicato alle modalità di tassazione dei redditi esteri.

Sarai ricontattato nel più breve tempo e potrai interagire ed ottenere la consulenza di un professionista preparato ed esperto in fiscalità internazionale.

Di seguito il link per accedere al servizio.


LAVORO IN SVIZZERA: DOMANDE E RISPOSTE

Lingue Parlate in Svizzera

Le lingue parlate in Svizzera sono 4: italiano, francese, tedesco e romancio.
Se non conosci francese o tedesco, puoi concentrare la tua ricerca di lavoro in Canton Ticino, la regione della Svizzera dove si parla l’italiano.
Se la tua conoscenza delle altre lingue è buona, puoi allargare la tua ricerca anche agli altri cantoni.
La conoscenza dell’inglese è richiesta per aziende che operano in ambito internazionale, ma non necessaria nella maggior parte dei casi.
Tutto dipende da che tipo di lavoro vuoi trovare e dalle tue ambizioni personali e professionali.

Documenti necessari per il lavoro in Svizzera

Tutti gli italiani, in quanto cittadini dell’Unione Europea, possono infatti vivere e lavorare in Svizzera senza dover richiedere complicati permessi o visti particolari.
Bisogna comunque richiedere un permesso di soggiorno all’ufficio di migrazione, entro 14 giorni dal tuo arrivo in Svizzera, semplicemente presentando la tua carta d’identità o un passaporto valido, una copia del tuo contratto di locazione e una fotografia formato passaporto, oltre ad una copia del contratto di lavoro.

Lavoratori frontalieri con la Svizzera

Un soggetto italiano che si reca quotidianamente in Svizzera per svolgere la propria attività lavorativa è considerato un Frontaliere.
La normativa fiscale italiana offre una particolare agevolazione verso questi soggetti.
Infatti, la tassazione del reddito di questi soggetti avviene esclusivamente in Italia, ove possono beneficiare di una franchigia di € 7.500. Il reddito superiore alla franchigia subisce normale tassazione IRPEF.
Per approfondire questo argomento ti lascio a questo contributo dedicato: “Frontalieri italiani: regime fiscale di tassazione

LAVORO IN SVIZZERA: I PERMESSI DI DIMORA PER GLI STRANIERI

PERMESSI DI DIMORA IN SVIZZERA

A seconda delle tue esigenze, ci sono diversi permessi di dimora per poter lavorare e vivere in Svizzera senza problemi:

PERMESSO L

Le persone che hanno intenzione di vivere in Svizzera per un periodo di tempo solitamente inferiore ad un anno, possono richiedere il permesso di tipo L.

Per ottenere questo tipo di permesso è necessario dimostrare un rapporto lavorativo con un datore di lavoro svizzero, presentando una copia di un contratto di lavoro della durata compresa tra tre mesi e un anno.

I rapporti di lavoro inferiori a tre mesi non necessitano di un permesso, ma in questo caso le condizioni di soggiorno sono regolate tramite una procedura di notifica.

PERMESSO B

Permesso adatto per chi è intenzionato a vivere in Svizzera per lunghi periodi.

Il permesso di dimora di tipo B ha una durata di 5 anni e viene rilasciato nel caso si possa dimostrare di avere un contratto di lavoro svizzero di almeno 365 giorni, o meglio ancora a tempo indeterminato.

Ogni 5 anni questo permesso può essere prolungato se esistono le stesse condizioni iniziali. In caso l’interessato è disoccupato da oltre 12 mesi consecutivi, la prima proroga può essere limitata ad un anno.

PERMESSO C

Il permesso di tipo C è un permesso di domicilio che viene rilasciato dopo 5 o 10 anni di dimora in Svizzera.

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) stabilisce la data a partire dalla quale le autorità cantonali possono rilasciare il permesso di domicilio.

Si tratta inoltre di un permesso illimitato e senza particolari condizioni e i cittadini dell’Unione Europea possono ottenere il permesso C dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni secondo gli accordi di domicilio e di considerazioni di reciprocità.

PERMESSO G

Il permesso di tipo G è dedicato ai frontalieri, cioè stranieri che risiedono in zone di confine (Como, Varese etc), ed esercitano un’attività lucrativa in Svizzera (compreso un lavoro da dipendenti).

I frontalieri sono tenuti a rientrare almeno una volta alla settimana presso il proprio domicilio all’estero e beneficiano della mobilità geografica e professionale all’interno dell’intera zona di frontiera della Svizzera.

Il permesso per frontalieri di tipo C è valevole per cinque anni purché sia presente un contratto di lavoro di durata indeterminata o superiore ad un anno.

LAVORO IN SVIZZERA: IL TENORE DI VITA E LA TASSAZIONE DEL REDDITO

Per sapere inoltre quanto potresti guadagnare con un lavoro in Svizzera, puoi usare questo calcolatore messo a disposizione dall’Unione Sindacale Svizzera.

Dovrai inserire alcune informazioni sulla tua professione, l’età, il livello di esperienza per ricevere un riassunto del salario mensile lordo (in CHF, franchi svizzeri) in base alla regione o al cantone che avrai scelto per lavorare in Svizzera.

Una volta inserite tutte le informazioni richieste, riceverai un riassunto dello stipendio mensile lordo svizzero, calcolato in franchi svizzeri, in base ai tuoi parametri e alla regione prescelta.

La legge svizzera prevede inoltre che non vi siano differenze salariali tra uomini e donne che svolgono lo stesso tipo di lavoro.

Purtroppo vivere in Svizzera può presentare dei problemi; ad esempio il costo della vita in alcune città è davvero proibitivo se comparato alle città italiane. Questo aspetto viene in parte compensato dall’elevato salario medio elvetico, ma è anche vero che agli inizi è difficile potersi permettere un contratto di affitto nelle principali città.

A Zugo per esempio, il costo dell’affitto di un piccolo monolocale nel centro può arrivare a costare fino a 1300 CHF al mese (più spese) mentre a Zurigo addirittura a 1800 CHF.

Per ovviare a questo problema, molte persone decidono di fare i pendolari e vivere in città di confine, come ad esempio Varese e Como. Non sempre però è possibile per cui è bene valutare l’aspetto del costo della vita in Svizzera prima di decidere di trasferirsi in qualsiasi città.

14 COMMENTS

  1. Sono un cittadino italo svizzero,pensionato dello stato italiano che dal 16 apr 2018 vivo in svizzera con tutta la mia Familia.avendo solo il reddito di pensione debbo comunicare il mod RW in quanto anche se residente in svizzera e iscritto AIRE risulto comunque residente fiscalmente in Italia in quanto la svizzera è un paese a fiscalità privilegiata? Attendo fiducioso una vostra risposta.
    Nicola

  2. Salve Nicola, se lei ha residenza fiscale Svizzera, e può provarlo, non occorre compilare il quadro RW. Questo a meno che lei e il consulente fiscale che la segue abbiate optato per considerarla comunque residente fiscalmente in Italia, in virtù del fatto che la Svizzera è Paese Black List per il trasferimento di residenza. Si tratta di scelte che devono essere fatte con attenzione, se vuole posso analizzare la sua situazione in dettaglio tramite consulenza.

  3. Salve, sono attualmente un lavoratore frontaliere che si è trasferito a vivere in fascia di confine a fine settembre 2018. Prima ero residente in svizzera con permesso C.
    Per quanto riguarda la dichiarazione dei conti correnti per l’anno 2018 volevo sapere se, nonostante residente da meno di 183 giorni, sono obbligato a presentarla.
    Qualora fossi obbligato a compilare il modulo RW, qual’è il periodo di riferimento da comunicare: Settembre-Dicembre o tutto l’anno nonostante non fossi in italia?

  4. Buongiorno Dottore,
    il mio è un caso particolare, spero possa darmi una mano perchè il mio consulente del lavoro non saprebbe come farlo.

    Ho ricevuto una offerta di lavoro da una azienda svizzera che vorrei prendere in considerazione.
    Molto brevemente:
    – L’azienda svizzera mi ha offerto un contratto a tempo indeterminato come dipendente a € 65.000 lordi annui. La mansione sarebbe quella di sales area manager (referente commerciale in home office e auto aziendale).
    – L’azienda produce e vende dalla Svizzera. NON ha sedi in Italia.

    Le mie domande:
    1: TASSE: so che le pagherò in Italia, essendo qui residente. L’azienda, non avendo una sede qui, non lo farà al posto mio. Quindi come faccio io ad essere in regola con inps, inail, assegni familiari, CUD, etc… Posso semplicemente farlo fare ad un commercialista italiano?

    2: Soprattutto, posso firmare un contratto svizzero lavorando da dipendente dall’Italia? O c’e’ qualcosa che lo impedisce?

  5. Salve Francesco, posso sicuramente aiutarla a risolvere i dubbi della sua situazione, mi scriva riportando tutta la sua situazione a questa email: info#fiscomania.com. Riceverà una email con il preventivo e la spiegazione della consulenza.

  6. SALVE UNA DOMANDA , MA I FRONTALIERI ALLORA SONO TUTTI EVASORI FISCALI COME DICE LEI? MI SCUSI ESISTONO ACCORDI BILATERALI TRA ITALIA E SVIZZERA CHE , ELIMINA LA DOPPIA TASSAZIONE A TUTTI COLORO CHE ABBITANO NELLA FASCIA DI CONFINE NON OLTRE I 20 KM , INOLTRE VORREI CAPIRE UNA COSA CHI À IL PERMESSO G , QUINDI CHI LAVORA IN SVIZZERA PERCHÉ NON HA DIRITTO A DETRARRE DALLE TASSE SPESE MEDICHE , MEDICINE, HO RESTRUTTURAZIONE DELLA CASA OPPURE INTERESSI DEL MUTUO? SE FOSSE COME DICE LEI ALLORA TUTTI I FRONTALIERI SONO STATI TRUFFATI DALLO STATO ITALIANO !!!!! LA RINGRAZIO PER IL TEMPO DEDICATOMI ED EVENTUALE SUA RISPOSTA

  7. Salve Wainer, i frontalieri sono soggetti che si recano quotidianamente dall’Italia alla Svizzera per lavoro. Non è il caso trattato nell’articolo, ma i frontalieri non sono evasori, utilizzano una norma agevolativa italiana che consente loro di tassare in Italia un reddito ridotto di una franchigia. Nell’esempio, la doppia imposizione del reddito è evitata grazie all’accordo contro le doppia imposizioni siglato tra Italia e Svizzera.

  8. Buongiorno Federico,

    per usurfruire delle agevolazioni per chi abita in uno dei comuni entro i 20 km dal confine, è necessario spostare la residenza o è sufficiente avere il domicilio in uno di questi comuni?

    Grazie

  9. Buon giorno
    Per essere in regola col fisco sia italiano che svizzero premesso che
    – a fine gennaio 2019 ho ricevuto il permesso C
    – a marzo 2019 ho presentato la ” determinato/modification des accompt”
    – sono regolarmente iscritta all’Aire
    – in Italia sono proprietaria, nuda proprietà, di un appartamento
    – in Italia percepisco un affitto di 1.200,00 €/mese
    tutto ciò premesso devo dichiarare al fisco svizzero le mie entrate italiane??
    RingraziandoVi ed in attesa di leggervi saluto cordialmente

  10. Per rispondere alla sua domanda occorre capire il Paese di sua residenza fiscale. Solo partendo da questo aspetto è possibile risponderle compiutamente. Per approfondire sono a disposizione per una consulenza.

  11. Buongiorno
    per il seguente caso:
    – cittadina extracomunitaria con residenza a Como (quindi entro 20 km dal confine);
    – iscritta all’anagrafe con carta di soggiorno per familiari UE
    – lavora come dipendente a Lugano Canton Ticino quindi versa l’imposta alla fonte in Svizzera.
    Necessita la dichiarazione dei redditi in Italia oppure è equiparata ad un cittadino italiano e può farlo facoltativamente secondo la legislazione attuale?
    Cordialmente
    Alberto

  12. Salve Alberto, quello che le posso dire è che si deve guardare alla residenza fiscale e non alla cittadinanza per l’applicazione della normativa fiscale in merito alla tassazione alla fonte e nel Paese di residenza fiscale.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here