Impatriati remote working
Impatriati remote working

L’Agenzia delle Entrate torna ad affrontare l’importante tema dei lavoratori impatriati in Italia (ex art. 16 del D.Lgs. n. 147/15) con la risposta ad interpello n. 3 del 7 gennaio 2022. L’oggetto di questo interpello è sicuramente tra quelli su cui si attendevano chiarimenti importanti, ovvero il remote working in Italia da parte di un lavoratore inviato dalla propria azienda a proseguire l’attività lavorativa in Italia. Sul punto, l’Agenzia conferma la possibilità di trasferire la residenza fiscale in Italia operando in remote working con datore di lavoro estero. Ebbene, ancorché questa casistica fosse già stata chiarita prima con la Circolare n. 33/E/2020 e poi con la risposta ad interpello n. 596/E/2021, e che quindi fosse pacifica la possibilità di ottenere l’agevolazione anche rientrando in Italia alle dipendenze di datore di lavoro non residente, l’Agenzia si sofferma sul rischio insito in questa casistica, ovvero, la possibilità di configurare una fattispecie di stabile organizzazionepersonale” in Italia del datore di lavoro non residente. Verificare questa fattispecie potrebbe essere problematico sia per il datore di lavoro non residente, che verrebbe chiamato a determinare la propria tassazione in Italia, con applicazione di sanzioni amministrative, ma anche per il lavoratore che potrebbe subire indirettamente conseguenze (come la possibilità di essere trasferito nuovamente all’estero). E’ attorno a questo tipo di ragionamenti che è opportuno andare ad approfondire andiamo ad analizzare il quesito posto all’Agenzia delle Entrate ed i chiarimenti da questa forniti sulla casistica.

Impatriati in remote working alla prova della stabile organizzazione: il quesito

L’istante è un cittadina italiana, rientrata in Italia dopo un periodo di sei anni trascorsi in Svizzera con iscrizione AIRE. Dal momento dell’impatrio in Italia questa sta lavorando in telelavoro dalla sua abitazione per conto del datore di lavoro svizzero, recandosi in Svizzera solo per cinque giorni al mese. Sul punto l’istante afferma che la scelta di tornare a vivere in Italia è stata determinata dalle esigenze del datore di lavoro svizzero, che ha assegnato come nuova mansione quella di coordinarsi con alcune strutture ubicate sul territorio italiano. La domanda posta all’Agenzia delle Entrate riguarda la possibilità di verificare le condizioni richieste dall’agevolazione in questa casistica.

Impatriati in remote working alla prova della stabile organizzazione: risposta dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia risponde ripercorrendo l’excursus normativo dell’agevolazione impatriati fino ad oggi. In relazione a questo l’Agenzia ribadisce che non è attraverso l’interpello ordinario (unico applicabile per questa agevolazione) che si può chiedere la verifica dei propri requisiti e che gli stessi requisiti saranno (eventualmente) oggetto di accertamento sul contribuente richiedente l’agevolazione. Inoltre, l’Agenzia ribadisce che, in sede di interpello, non può essere oggetto di richiesta nemmeno della verifica della propria residenza fiscale. Anche questo elemento può essere verificato solo in sede di accertamento. Sul punto, tuttavia, l’Agenzia indica un chiarimento importante, ovvero che, per l’agevolazione in commento si deve prendere a riferimento la sola normativa nazionale, di cui all’art. 2 del TUIR, per determinare la residenza fiscale di un contribuente (non prendendo in considerazione la normativa Convenzionale, in questo caso con la Svizzera).

Impatriati con datore di lavoro non residente

L’Agenzia delle Entrate afferma che con la Circolare n. 33/E del 28 dicembre 2020, al paragrafo 7.5 viene confermato che l’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 (così come modificato dall’art. 55, co. 1 del D.L. n. 34/19) non richiede che l’attività sia svolta per conto di un’impresa operate sul territorio dello Stato. Pertanto, possono accedere all’agevolazione i soggetti che vengono a svolgere in Italia attività di lavoro dipendente alle dipendenze di un datore di lavoro con sede all’estero, o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano stranieri (non residenti). Inoltre, prosegue l’Agenzia, l’applicazione del regime agevolato presuppone che, tra l’altro, l’attività lavorativa venga prestata “prevalentemente” sul territorio italiano. Proprio con riferimento a questo requisito l’art. 1, co. 1, lett. c) del Decreto Ministeriale del 26 maggio 2016 precisa che tale condizione deve essere verificata in relazione a ciascun periodo di imposta e risulta soddisfatta se l’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco dell’anno.

Il computo dei giorni per la prevalenza dell’attività lavorativa in Italia

Per il calcolo dei 183 giorni in Italia, come precisato dalla Circolare n. 17/E/2017 (paragrafo 3.3.) rientrano non solo i giorni lavorativi ma anche le ferie, le festività, i riposi settimanali e altri giorni non lavorativi. Non possono, invece, essere computati i giorni di trasferta di durata superiore a 183 giorni, o il distacco all’estero, essendo l’attività lavorativa prestata fuori dal territorio dello Stato.

Impatriati in remote working alla prova della stabile organizzazione: conclusioni e consulenza fiscale

La risposta ad interpello in commento, sostanzialmente, conferma altri chiarimenti precedenti già forniti in precedenti documenti di prassi pubblicati. L’aspetto sicuramente più rilevante riguarda le considerazione fornite nella risposta 7.5 della Circolare n. 33/E/2020 dove l’Agenzia delle Entrate, per la prima volta, ammette la possibilità di rientrare in Italia al lavoratore che opera in remote working per conto di datore di lavoro non residente. Ebbene, l’Agenzia in quella sede precisa che occorre prestare attenzione a non verificare ipotesi di stabile organizzazione in Italia del datore di lavoro non residente, in Italia. Ancora non ci è dato sapere quali sono gli elementi con cui l’Agenzia delle Entrate, in sede di controllo dell’agevolazione, andrà a verificare la fattispecie di stabile organizzazione del datore di lavoro estero. Tuttavia, possiamo provare a fare insieme qualche considerazione. La prima riguarda un punto interessante dell’istanza di interpello in commento. Mi riferisco al passaggio ove l’istante afferma che la scelta di tornare in Italia è dispesa (non tanto dalla propria volontà) dalle scelte e dalle esigenze del datore di lavoro estero. Questo elemento, ad avviso dello scrivente può essere rilevante se guardiamo a quanto affermano i paragrafi 18 e 19 dell’art. 5 del Commentario OCSE relativo al modello di Convenzione contro le doppie imposizioni. In merito alla fattispecie di stabile organizzazione personale, il commentario riporta quanto segue:

“however, a home office is used on a continuous basis for carrying on business activities for an enterprise and it is clear from the facts and circumstances that the enterprise has required the individual to use that location to carry on the enterprise’s business (e.g., by not providing an office to an employee in circumstances where the nature of the employment clearly requires an office), the home office may be considered to be at the disposal of the enterprise”

Appare, quindi, importante individuare bene la fattispecie legata al rientro per esigenze personali del contribuente, rispetto al rientro per esigenze del datore di lavoro. Questo in quanto in questo caso, ai sensi del Commentario al modello OCSE si realizza una fattispecie di stabile organizzazione in Italia del datore di lavoro non residente (aspetto che l’Agenzia ha affermato di voler accertare in sede di accertamento). Occorre evidenziare, quindi, che questo tipo di accertamento non impatta direttamente sull’agevolazione richiesta dal lavoratore ma, sicuramente, impatta sulla situazione del datore di lavoro (e quindi, di riflesso, anche sullo stesso lavoratore). Il consiglio, quindi, è quello di prestare particolare attenzione se ti trovi nella fattispecie di rientrare in Italia per conto di datore di lavoro non residente.

Se desideri approfondire la tua posizione personale in relazione all’agevolazione impatriati compila il modulo di contatto seguente per ricevere il preventivo per una consulenza personalizzata in grado di aiutarti ad avere un quadro della tua situazione (in relazione ai chiarimenti già forniti dall’Agenzia delle Entrate). Solo in questo modo potrai prendere le tue decisioni in modo più sicuro e consapevole, considerato che questa agevolazione è molto importante, ma anche molto rischiosa per il contribuente richiedente (mancando ancora molti chiarimenti utili).

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    Dottore Commercialista, Tax Advisor, Revisore Legale. Aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale. La Fiscalità internazionale le convenzioni internazionali e l'internazionalizzazione di impresa sono la mia quotidianità. Continuo a studiare perché nella vita non si finisce mai di imparare. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

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