Bonus Impatriati al lavoratore distaccato: requisiti

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Bonus impatriati concesso anche al lavoratore distaccato all’estero che rientra in Italia. Questo a condizione che: 1) vi sia stato un affievolimento del legami con il territorio italiano (distacco più volte prorogato); 2) il rientro non sia in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia dello stesso.

Il regime fiscale di vantaggio concesso ai “Lavoratori Impatriati” in Italia può essere concesso a seguito di un distacco all’estero?

Questa domanda mi viene posta con molta frequenza da molti soggetti a cui faccio consulenza per la verifica dei requisiti legati all’agevolazione del Lavoratori Impatriati. Mi riferisco al regime di cui all’articolo 16 del Dlgs n 147/15, che ho approfondito a questo articolo: “Lavoratori Impatriati in Italia: guida“.

In questo contributo vorrei chiarire un aspetto delicato. Mi riferisco alla possibilità di applicare il bonus impatriati anche per il lavoratore che rientra dal periodo di distacco all’estero.

Sul punto devono essere presi in considerazione due documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate, che analizzerò in seguito. La conclusione che se ne può trarre è che il bonus impatriati è applicabile al lavoratore che rientra in Italia dopo il distacco solo a determinate condizioni.

Quello che vedremo è che nel rispetto dei requisiti dei commi 1 e 2 del Dlgs n 147/15, vi sono ulteriori requisiti da rispettare per i lavoratori che rientrano da un distacco all’estero. Si tratta, possiamo dire di verificare due ambiti di requisiti: prima quelli dell’articolo 16 e successivamente quelli posti dall’Agenzia in caso di rientro dal distacco estero.

Vediamo, quindi, le condizioni che deve rispettare il lavorare che rientra dal periodo di distacco estero per il bonus impatriati.

Cominciamo!

Bonus impatriati dopo il distacco all'estero
Bonus impatriati dopo il distacco all’estero

LA PRECEDENTE POSIZIONE DELLE ENTRATE SUI LAVORATORI IN DISTACCO

Per quanto riguarda la posizione dell’Agenzia delle Entrate sui lavoratori in distacco all’estero non vi è stata unitarietà nel tempo.

Una prima posizione dell’Agenzia è quella che si può ricavare dalla Circolare n 17/E/2017 (parte II, paragrafo 3.1). Con questo documento di prassi l’Agenzia sostiene una posizione non favorevole all’applicazione dell’agevolazione per i lavoratori in distacco.

In particolare, viene escluso l’accesso all’agevolazione per i lavoratori che rientrano in Italia da posizioni di distacco all’estero:

in quanto il loro rientro, avvenendo in esecuzione delle clausole del preesistente contratto di lavoro si pone in sostanziale continuità con la precedente posizione di lavoratori residenti in Italia e, pertanto, non soddisfa la finalità attrattiva della norma

Circolare n 17/E del 23 maggio 2017

L’Agenzia delle Entrate, sostanzialmente non ammette la possibilità di applicare il bonus impatriati in quanto il distacco all’estero non soddisfa la ratio della norma.

Infatti, per l’Amministrazione finanziaria l’agevolazione si applica quando vi è una separazione tra lavoro svolto all’estero e lavoro avviato in Italia.

Nel distacco questa separazione non trova riscontro, in quanto sostanzialmente siamo di fronte ad una ricollocazione del lavoratore da parte di uno stesso datore di lavoro.

LAVORATORI IN DISTACCO ALL’ESTERO AMMESSI AL BONUS IMPATRIATI A DETERMINATE CONDIZIONI

Successivamente a questo documento di prassi l’Agenzia delle Entrate è tornata fornire chiarimenti in merito al bonus impatriati per i lavoratori in distacco.

In particolare si segnala la Risoluzione n 76/E/2018 (pubblicata il 5 ottobre 2018). In questo caso l’Agenzia modifica parzialmente la sua posizione. Essa, infatti, ammette la possibilità per il lavoratore in distacco di godere dell’agevolazione, ma ad alcune condizioni.

IL CASO ANALIZZATO DALL’AGENZIA

L’Agenzia risponde all’interpello posto da una società che chiedeva di poter applicare il regime fiscale di favore per gli impatriati ad un loro dipendente. Si trattava di un lavoratore italiano, con titolo di laurea, iscritto AIRE, che aveva lavorato all’estero anche in posizione di distacco da parte di imprese italiane.

Il lavoratore è stato fiscalmente non residente in Italia dal 2005 al 2015 e dal 2016 è rientrato in Italia spostandovi la propria residenza fiscale.

E’ importante precisa che il lavoratore al momento ha assunto una funzione direttiva in azienda. Inoltre, l’attività lavorativa dello stesso è svolta prevalentemente in Italia in virtù di un contratto di lavoro dipendente.

POSIZIONE DELLE ENTRATE SU BONUS IMPATRIATI E DISTACCO ALL’ESTERO

L’Agenzia delle Entrate fonda le sue considerazioni partendo alla posizione restrittiva adottata nella Circolare n 17/E del 2017.

In questo caso la posizione negativa dell’Agenzia era finalizzata ad evitare un uso strumentale dell’agevolazione in esame. In quanto, non prevista dalla ratio della norma.

Nella Risoluzione 76/E l’Agenzia non preclude la possibilità di valutare specifiche ipotesi in cui il rientro in Italia del lavoratore distaccato non sia conseguenza naturale del distacco. Infatti, se vi sono altri elementi funzionali alla ratio della norma, la posizione del soggetto deve essere valutata.

Per chiarire meglio, l’Agenzia chiarisce le casistiche che possono portare ad agevolare il soggetto che rientra dopo un distacco estero. Il Bonus impatriati può essere applicato quando:

  • A causa del distacco più volte prorogato e la sua lunga durata, si determini un affievolimento dei legami con il territorio italiano. Deve esserci, quindi, un effettivo radicamento del dipendente nel territorio estero;
  • Il rientro in Italia del dipendente non sia in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia. Il lavoratore deve assumere un ruolo aziendale differente rispetto a quello originario. Il nuovo ruolo deve essere attribuito a seguito delle maggiori competenze acquisite durante la permanenza lavorativa all’estero.

La Risoluzione n 76/2018 ravvisa che, in tali ipotesi, sono presenti tutti gli elementi richiesti dall’articolo 16 del Dlgs 147/2015. Elementi idonei a considerare il lavoratore rientrato dall’estero dopo vari distacchi nella posizione di poter fruire del Bonus impatriati.

CHE COSA SI INTENDE PER AFFIEVOLIMENTO DEI LEGAMI CON IL TERRITORIO ITALIANO?

L’Agenzia delle Entrate non è entrata nel merito di cosa si intenda per “affievolimento dei legami con il territorio italiano“.

Quello che è possibile desumere dalla Risoluzione n 76/E è che:

  • Deve esserci per il lavoratore in distacco una proroga prolungata dello stesso nel tempo. Nel caso in esame il lavoratore aveva avuto più periodi di distacco all’estero in Paesi differenti;
  • Tra un periodo e l’altro di distacco il lavoratore può avere periodi di assunzione da aziende estere.

Questi due elementi, per l’Agenzia, contribuiscono a determinare un affievolimento dei legami con il territorio italiano.

Attenzione ad un aspetto. Tutto questo deve avere come corollario il fatto di aver trasferito la propria residenza all’estero nel periodo estero. Questo significa che devono essere rispettati i requisiti dell’articolo 2 del TUIR oppure della convenzione internazionale stipulata dall’Italia con il Paese ospitante.

Quello che voglio dire è che per il lavoratore non devono esserci nel periodo di presenza all’estero legami familiari o economici con l’Italia.

COSA SI INTENDE PER RIENTRO IN ITALIA NON IN CONTINUITA’ CON LA PRECEDENTE POSIZIONE LAVORATIVA?

Anche per questo secondo requisito richiesto l’Agenzia delle Entrate non offre particolari approfondimenti.

Quello che è possibile desumere dalla Risoluzione n 76/E è che la non continuità della posizione lavorativa deve essere verificata dal contratto di lavoro.

In buona sostanza, un lavoratore che rientra da un distacco all’estero senza modificare il ruolo presente nel contratto di lavoro non può godere del bonus impatriati.

La risoluzione fa espresso riferimento al fatto che il lavoratore è rientrato in Italia assumendo un ruolo apicale nell’impresa. Questo ruolo gli è stato assegnato in virtù dell’esperienza maturata nel periodo estero.

Sono proprio questi elementi a determinare il rispetto dei requisiti per l’ottenimento dell’agevolazione.

Questo significa che se al lavoratore non viene modificato il proprio ruolo in azienda, non può godere del bonus impatriati. Non è sufficiente un cambiamento di mansioni, ma è necessario un ruolo diverso nell’azienda. Ad esempio, come nel caso proposto da “quadro” a “dirigente“.

E’ consigliabile, per permettere all’Agenzia un migliore controllo di queste condizioni che vi sia specificato nel contratto di lavoro il nuovo ruolo e la motivazione dell’attribuzione dello stesso.

BONUS IMPATRIATI PER LAVORATORI IN RIENTRO DAL DISTACCO ESTERO: CONCLUSIONI

L’applicazione del bonus impatriati ai lavoratori in rientro da periodi di distacco estero appare non semplice.

La posizione espressa dall’Agenzia, anche se di maggiore apertura rispetto al passato pone il contribuente in una posizione non sicura.

L’Amministrazione finanziaria afferma che si tratta di posizioni che devono essere di volta in volta valutate per verificare i due requisiti sopra descritti.

Sostanzialmente il lavoratore che rientra in Italia dopo un distacco se non vede verificati chiaramente i requisiti richiesti dalla Risoluzione n 76/E si trova in una posizione “insicura“.

Il rischio è quello del disconoscimento del bonus, con sanzioni sicuramente importanti (minimo il 90% della maggiore imposta dovuta).

Per questo motivo è necessario valutare con attenzione la tua posizione se ti trovi in questa fattispecie.

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Non aspettare!

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