Acquisti da non residenti con Partita IVA italiana in Reverse Charge

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Il soggetto italiano che acquista beni (presenti in Italia) da parte di soggetto UE dotato di Rappresentante Fiscale italiano deve ricevere Fattura in Reverse Charge. Non rileva la sola fattura con IVA italiana del Rappresentante Fiscale italiano. Risoluzione n 21/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate per acquisti da non residenti.

Qual’è la corretta procedura di fatturazione in caso di acquisto di beni da soggetto UE con rappresentante fiscale in Italia?

In questo articolo voglio dare una risposta a questa domanda basandomi sulle indicazioni fornite dalla Risoluzione n 21/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate.

Prendiamo il caso di un soggetto passivo IVA italiano che sta acquistando beni (presenti in Italia). I beni sono di proprietà di un soggetto UE dotato di Rappresentante Fiscale italiano.

Questo è il caso affrontato dall’Amministrazione finanziaria nell’istanza di interpello sopra indicata. L’Agenzia ha chiarito che in questo caso il soggetto UE deve emettere fattura con applicazione del Reverse Charge, di cui all’articolo 17, comma 2, del DPR n 633/72.

Non rileva, la fattura emessa con Partita IVA italiana dal Rappresentante Fiscale italiano di soggetto passivo UE, per una cessione effettuata nei confronti di un soggetto passivo italiano.

Vediamo tutti i dettagli e le indicazioni per la corretta fatturazione ai fini IVA per gli acquisti da non residenti.

Cominciamo!


ACQUISTI DA NON RESIDENTI CON BENI IN ITALIA IN REVERSE

L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n 21/E/2015 ha fornito un chiarimento importante sull’applicazione dell’IVA sugli acquisti da non residenti.

Un contribuente ha presentato istanza di interpello presentando questa fattispecie.

Soggetto passivo IVA, residente in Italia, che acquista beni che si trovano già sul territorio italiano. In particolare, tali beni si trovano presso il Rappresentante Fiscale del fornitore non residente in Italia.

In questa casistica l’istante vuole capire se la fattura per la cessione deve essere emessa:

  • Dal Rappresentante Fiscale italiano del soggetto estero. Nel caso la fattura deve esporre IVA italiana;
  • Dal soggetto estero identificato in Italia. In questo caso l’applicazione dell’IVA deve avvenire attraverso il Reverse Charge. Vedi l’articolo 17, comma 2, del DPR n 633/72.

Vediamo, di seguito cosa ha risposto l’Agenzia delle Entrate, ma soprattutto la modalità corretta di contabilizzare la Fattura ai fini IVA.

REVERSE CHARGE: LA FATTURA ITALIANA DEL NON RESIDENTE E’ IRRILEVANTE

In caso di acquisti da non residenti di beni presenti in Italia la fattura emessa dal Rappresentante Fiscale con partita IVA italiana è irrilevante. Tale fattura deve considerarsi come non emessa.

Il soggetto cessionario italiano che acquista beni presenti in Italia da soggetto estero (UE o Extra UE) con rappresentante fiscale italiano deve chiedere l’emissione di una fattura al cedente.

Il soggetto cedente comunitario deve emettere fattura con l’indicazione della sua partita IVA comunitaria e della partita IVA italiana. In caso do soggetto cedente non comunitario in fattura trova spazio solo la partita IVA italiana del suo Rappresentante Fiscale.

Il documento deve essere emesso senza applicazione dell’IVA, ex articolo 17, comma 2 del DPR n 633/72. In questo modo il cessionario italiano deve assolvere l’IVA con l’applicazione del Reverse Charge.

Nel caso in cui non sia possibile venire in possesso del documento recante i dati del fornitore comunitario, il soggetto IVA italiano è legittimato ad emettere autofattura per regolarizzare l’operazione.

REVERSE CHARGE OBBLIGATORIO

Il fatto di dover applicare il reverse charge nella fatturazione dipende dalle disposizioni della Legge n 228/12. Norma che attuato la Direttiva n 2010/45/UE in materia di fatturazione.

In particolare è stato modificato l’articolo 17 del DPR n 633/72, in relazione al reverse charge obbligatorio. Tra le operazioni oggetto di reverse vi sono quelle effettuate da soggetti non residenti non stabiliti nei confronti di soggetti stabiliti nel territorio dello Stato.

In questo caso l’applicazione dell’imposta da parte del cessionario/committente nazionale deve avvenire:

  • Mediante integrazione della fattura emessa dal fornitore/prestatore UE (dalla posizione IVA estera), secondo le disposizioni degli artt. 46 e 47 del DL n 331/93, per tutti gli acquisti di beni/servizi territorialmente rilevanti in Italia, effettuate da soggetti passivi comunitari;
  • Mediante emissione dell’autofattura per l’acquisto di beni o servizi territorialmente rilevanti in Italia da fornitori stabiliti in Paesi extra-Ue.

Sostanzialmente, a prevede questo è l’articolo 219-bis della Direttiva n 2006/112/CE.

Tale articolo prevede che la fattura debba essere emessa in base alle norme dello Stato membro in cui la cessione si considera effettuata.

Tuttavia, ove il fornitore non sia stabilito nello Stato membro in cui l’operazione è territorialmente rilevante, la fattura può essere emessa in base alle norme dello Stato membro di stabilimento del fornitore. Questo nel caso in cui il cessionario/committente sia il debitore d’imposta, per le corrispondenti operazioni effettuate da soggetti nazionali nei confronti di soggetti passivi debitori d’imposta in altro Stato UE). Trattasi di acquisti da non residenti.

FATTURA EMESSA CON SOLA PARTITA IVA ITALIANA

Per gli acquisti da non residenti nel caso di fattura emessa dal rappresentante fiscale, con la sola Partita IVA italiana la stessa è considerata non rilevante ai fini IVA.

Tuttavia, è concesso, che in relazione ad una cessione interna, il rappresentante fiscale italiano di un soggetto estero possa, per proprie esigenze, emettere nei confronti di un cliente residente un documento rilevante ai fini IVA. In questo documento deve essere indicato che il debitore d’imposta è il cessionario/committente residente.

ACQUISTI DA NON RESIDENTI: ADEMPIMENTI DEL CESSIONARIO ITALIANO DEBITORE D’IMPOSTA

In pratica, l’IVA relativa a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia, rese da soggetti stabiliti in altro Stato UE, deve sempre essere assolta dal soggetto committente.

Questo quando questi sia un soggetto passivo stabilito in Italia, mediante l’applicazione del meccanismo del reverse charge. Il tutto, ancorché il cedente o prestatore sia identificato ai fini IVA in Italia, tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale.

Relativamente alle prestazioni rese dal fornitore/prestatore UE, in merito agli adempimenti da compiere il soggetto committente soggetto passivo IVA italiano deve:

  1. Numerare la fattura del fornitore comunitario e integrarla con l’indicazione del valore in Euro del corrispettivo e degli elementi che concorrono a formare la base imponibile, nonché dell’IVA;
  2. Annotare la fattura, entro il giorno 15 del mese successivo a quello ricezione della fattura, e con riferimento al mese precedente, distintamente nel registro IVA vendite e in quello degli acquisti;
  3. Emettere autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Questo nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. L’autofattura deve essere annotata entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente.

ACQUISTI DA NON RESIDENTI IN REVERSE CHARGE: CONCLUSIONI

Gli acquirenti soggetti passivi stabiliti in Italia, in caso di acquisti, da fornitori non residenti ma ivi registrati, di beni presenti nel territorio nazionale, dovranno pretendere da questi ultimi l’emissione di una fattura dalla partita IVA estera.

Questo per poter correttamente adempiere agli obblighi di integrazione e registrazione previsti dal secondo comma dell’articolo 17 del DPR n 633/72 e dall’articolo 46 del DL n 331/93.

L’eventuale “documento” che venga comunque emesso dal suo rappresentante fiscale in Italia (in applicazione della Risoluzione n 89/2010), non rileva (più) ai fini IVA e non potrà, dunque, essere integrato e registrato dall’acquirente nazionale.

E, a questo punto, se la fattura “estera”, nonostante le richieste, non arriva entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, l’acquirente nazionale dovrà procedere (ex artt. 46, comma 5, e 47, comma 1, del DL n. 331/93) con l’emissione di un’autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione ed annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente.

Ancorché non precisato, si ritengono peraltro pienamente legittimi i comportamenti ad oggi adottati in conformità della ris. 89/2010 (con applicazione del regime dell’inversione contabile utilizzando il documento emesso dalla posizione IVA italiana) e si evidenzia, altresì, che si dovrà comunque tenere debitamente conto delle difficoltà operative e pratiche che i contribuenti (sia i fornitori esteri che i committenti/cessionari nazionali) dovranno affrontare per potersi adeguare alla procedura descritta.

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