Oggi analizziamo un tema che sta a cuore a tutti i lavoratori che operano come freelance, con Partita Iva. In particolare parliamo nel dettaglio dello stato di malattia eventuale, per i freelance o per i lavoratori dipendenti.

Il lavoro di un autonomo è nettamente differente rispetto a quello di un lavoratore dipendente subordinato. Nel caso in cui il lavoratore presti il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, e di un’azienda, molte operazioni di natura fiscale e burocratica non sono applicate.

Questo perché è l’azienda stessa a prendersi a caso gli adempimenti per conto del dipendente, inclusa la contribuzione destinata alla pensione INPS e le tasse. Il dipendente riceve in busta paga tutti i dettagli relativi alla propria posizione nei confronti del fisco e dei contributi previdenziali, una volta al mese.

Inoltre la stabilità del lavoro è maggiore nel caso di lavori svolti come dipendente piuttosto di chi opera come freelance, anche se si può parlare di eccezioni. Chi ha Partita Iva corre rischi maggiori rispetto ad un lavoratore dipendente. E i rischi sono principalmente dovuti alle variazioni del mercato del lavoro, ai cambiamenti che avvengono a livello di tassazione e ai doveri contributivi previsti. Anche lo stato di malattia cambia notevolmente nelle due tipologie di lavoro.


Differenze generali tra lavoratore autonomo e dipendente

Per quanto riguarda le differenze più marcate tra il lavoro autonomo e quello dipendente, sicuramente siamo di fronte ad una maggiore flessibilità e libertà di azione in un lavoro da freelance rispetto a quello subordinato.

Un lavoratore dipendente risponde direttamente al proprio datore di lavoro. In genere è inserito in una strategia e in un’organizzazione complessiva che ne gestisce le mansioni rispetto alla realtà aziendale.

Le imprese seguono specifiche strategie di azione verso i propri clienti, stabiliscono regole comunicative e procedure standard da rispettare.

Il lavoratore autonomo invece, agendo come soggetto libero dagli schemi aziendali, può procedere come meglio crede, pur nel rispetto delle norme del proprio settore e del proprio ordinamento. Non è tuttavia soggetto a regole standard per lavorare, e può stabilire i propri prezzi, nel rispetto del settore in cui sta operando.

Abbiamo visto che, per quanto riguarda il rischio, un lavoratore che sceglie di agire con Partita Iva è più soggetto alle variazioni esterne del mercato del lavoro, ed è più sottoposto alle pressioni dell’andamento economico.

Sicuramente scegliere tra un tipo di lavoro autonomo e uno dipendente è una scelta assolutamente personale. E bisogna valutare pregi e difetti di entrambe le tipologie di lavoro.

Lo stato di malattia per il lavoratore autonomo

Una delle differenze sostanziali tra il lavoro dipendente e quello autonomo è la gestione dello stato di malattia. Per i lavoratori dipendenti, esiste l’indennità per malattia, gestita interamente dall’INPS. Si tratta di una retribuzione spettante al lavoratore dipendente che non può lavorare a causa della malattia.

L’indennità viene pagata al lavoratore direttamente dall’INPS, di una cifra corrispondente all’80% del normale salario mensile. L’indennità per malattia spetta a tutti gli operai, ai lavoratori dell’agricoltura, ai lavoratori del settore dei servizi, dello spettacolo, agli apprendisti.

Come spiega l’ente previdenziale, non spetta invece ai lavoratori famigliari, come colf e badanti, ai quadri e ai dirigenti, ai portieri e ai lavoratori autonomi.

Chi lavora con Partita Iva come freelance non può avvalersi di alcun sostegno economico nei periodi di malattia. E il più delle volte questo comporta uno stop ai lavori seguito da una perdita economica. Per questo motivo sono molte le polemiche su questo tipo di indennità, negata a chi lavora come autonomo.

Anche se chi lavora come autonomo può comunque stabilire dei contratti di collaborazione con i propri clienti, questo non garantisce l’accesso alle tutele per i giorni di malattia. Lo stato di malattia retribuito è prerogativa dei lavoratori subordinati.

Stato di malattia e pandemia: proposte per gli autonomi

Una delle proposte che molto probabilmente verrà introdotta in aggiunta al Decreto Sostegno riguarda una maggior tutela per i lavoratori autonomi che si trovano in stato di malattia, in particolare a causa del virus Covid-19.

Viene previsto un congelamento di 45 giorni di tutte le scadenze previste per i liberi professionisti. Nonostante non esista un’indennità per chi lavora con Partita Iva, con questa misura il lavoro può venire momentaneamente sospeso senza ripercussione alcuna, da parte di collaboratori o clienti.

Si tratta in questo caso di un piccolo passo verso questo tipo di lavoratori, molto diffusi nel nostro paese. Chi lavora come autonomo si trova ad affrontare problemi diversi da quelli dei lavoratori dipendenti, e molto spesso si trova svantaggiato a livello di indennità.

I professionisti che lavorano come autonomi avranno con questa misura, più tempo per terminare i lavori. E tutte le scadenze potranno essere prorogate di 45 giorni. Ricordiamo che chi è colpito dal Covid-19 e lavora come dipendente, può avvalersi delle indennità previste dall’INPS, mentre non si può dire lo stesso dei freelance.

Autonomi e partite Iva: quante sono in Italia

Il lavoro autonomo è prediletto da molti italiani, perché permette comunque una maggiore flessibilità, sia oraria che di mansione, rispetto al lavoro dipendente. L’Italia, insieme alla Grecia, è uno dei paesi in Europa con un numero maggiore di Partite Iva, costituite da professionisti, freelance e autonomi.

Il lavoro in autonomia è applicato nel settore sanitario, nel digitale, nel commercio. E aprire una Partita Iva spesso significa rivolgersi a particolari nicchie di mercato.
L’Italia è spesso definita come la “Repubblica delle Partite Iva”: sono 26 milioni le persone che lavorano in autonomia, circa il 17,5% dei cittadini. L’Italia tiene il primato in Europa per numero di lavoratori autonomi, seguita dalla Grecia.

Le professioni autonome attirano molto anche i giovani, nel caso delle professioni digitali.

Lavori che si svolgono prettamente online o tramite computer sono i privilegiati dai giovani, e lavorare come freelance può risultare una buona scelta.

I rischi da affrontare per chi apre Partita Iva tuttavia non sono pochi, e l’andamento del mercato è uno di questi. Data la forte crisi economica seguita dallo scoppio della pandemia, gli autonomi chiedono maggior tutela. Al momento è destinata, a livello di indennità, per la maggior parte ai lavoratori subordinati.

La nota positiva riguarda invece i ristori stabiliti dal Decreto Sostegno, che hanno voluto dare un contributo a tutti i lavoratori autonomi, inclusi i proprietari di ristoranti e negozi. Queste attività hanno visto un calo di fatturato notevole rispetto al 2019, che molto spesso ha decretato delle chiusure delle attività stesse.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura e ne ho fatto un lavoro. Autrice indipendente. Ho collaborato con agenzie web e svolto diverse attività di volontariato: durante gli anni di studio rappresentavo un’associazione studentesca impegnata ad organizzare eventi culturali nel mondo della comunicazione. Nel 2019 ho viaggiato all’estero, partecipando come volontaria ai lavori per il Global Platform for Disaster Risk Reduction presso l’ONU di Ginevra (Svizzera)."

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