Lavoratori Marittimi: la tassazione dei redditi

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Quali sono le modalità di tassazione dei lavoratori dipendenti italiani che lavorano su navi battenti bandiera estera? I Lavoratori Marittimi nel sistema tributario nazionale e internazionale (modello OCSE). Tutte le informazioni per capire l’imponibilità dei redditi derivanti dal lavoro su navi estere.

In questa guida voglio concentrarmi su una particolarità legata ai redditi da lavoro dipendente estero. Tra questi redditi è interessante analizzare la disciplina applicabile ai redditi percepiti da residenti italiani imbarcati su navi battenti bandiera estera.

Si tratta della disciplina legata alla tassazione dei redditi da lavoro dipendente dei Lavoratori Marittimi.

Il nostro regime tributario ha introdotto soltanto di recente una normativa specifica su questo argomento. Le Convenzioni contro le doppie imposizioni, invece, hanno sempre contenuto un esplicito riferimento alla disciplina del Lavoratori Marittimi.

Si tratta dei criteri di tassazione da applicare ai redditi percepiti per lo svolgimento di attività di lavoro subordinato svolto a bordo di navi in traffico internazionale.

Se sei un lavoratore dipendente di navi che operano in acque internazionali in questa guida troverai tutte le informazioni sulla tua situazione. Individueremo il criterio di tassazione delle retribuzioni dei lavoratori del mare che operano su navi battenti bandiera estera

In particolare si tratta di uno dei casi che derogano al criterio generale di attrazione in Italia del reddito da lavoro dipendente prodotto all’estero.

Cominciamo!


LAVORATORI MARITTIMI DIPENDENTI DI NAVI ESTERE

Il reddito da lavoro dipendente prestato all’estero da parte di un soggetto fiscalmente residente in Italia è sottoposto ad una duplice disciplina.

Prima di tutto occorre analizzare la disciplina generale interna di cui all’articolo 3 del DPR n 917/86 (TUIR). Disciplina che prevede la tassazione in Italia dei redditi “mondiali“.

Accanto a questa disciplina vi è la norma convenzionale. L’articolo di riferimento è il numero 15 che disciplina la tassazione dei redditi da lavoro dipendente prestati all’estero.

Secondo questa norma se il reddito da lavoro dipendente è prestato all’estero per oltre 183 giorni si assiste ad una tassazione concorrente tra lo Stato della Fonte del reddito e lo Stato di Residenza Fiscale del lavoratore.

Se desideri approfondire:

Redditi esteri: guida alla tassazione

E’ in quest’ottica che deve essere analizzata la disciplina legata alla tassazione dei redditi da lavoro dipendente dei Lavoratori Marittimi.

In particolare, mi riferisco ai redditi derivanti da attività marittima di soggetti fiscalmente residenti in Italia su navi battenti bandiera estera.

Questa disciplina, infatti, assume un carattere di “specialità” rispetto alla normativa generale dei redditi da lavoro dipendente.

Si tratta, in particolare, di una disciplina specifica di tassazione che si pone in deroga ad una norma generale in virtù della specificità di questa tipologia di lavoro dipendente.


TASSAZIONE DEI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE DEI LAVORATORI MARITTIMI

Come detto l’obiettivo di questa guida è analizzare la tassazione dei redditi da lavoro dipendente prodotti da residenti imbarcati su navi con bandiera estera.

In base alle disposizioni normative interne, il reddito di lavoro dipendente è tassabile in Italia se:

  • Il percipiente è residente fiscalmente in Italia;
  • Il reddito deriva da una attività svolta sul territorio italiano.

Pertanto, come regola generale, anche se l’attività lavorativa è svolta all’estero, il lavoratore dipendente residente in Italia è soggetto ad imposizione in Italia.

Questo in applicazione della tassazione su base mondiale (c.d. “Worldwide taxation principle” definito dall’articolo 3 del TUIR.

Stante questo principio generale, deve essere verificato come le norme in materia di tassazione dei redditi di lavoro dipendente sono applicate al settore del lavoro marittimo.

LUOGO DI SVOLGIMENTO DELL’ATTIVITA’ DEI LAVORATORI MARITTIMI

La verifica deve partire dalla determinazione del luogo nel quale i Lavoratori Marittimi (residenti) su navi battenti bandiera estera, esercitano la propria attività.

Il criterio generale è che lo Stato esercita la propria sovranità sul proprio territorio nazionale. E’ considerato territorio nazionale anche quello delle zone marine prospicienti le coste nazionali.

Le zone marine successive, quindi più esterne, non fanno parte delle acque territoriali di alcuno Stato. In questo caso si parla di acque internazionali.

Detto questo, occorre chiedersi come avviene la tassazione dei lavoratori dipendenti imbarcati su imbarcazioni in alto mare.

Su questo argomento dottrina, prassi e giurisprudenza si sono spesso dibattute. Questo soprattutto nella vigenza della precedente normativa in materia di esonero dalla tassazione dei redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero da dipendenti residenti in Italia.

La situazione si è modificata sino a giungere ad una quasi univoca conclusione in merito all’applicazione della regola di diritto internazionale, secondo cui:


le navi in traffico internazionale sono considerate assoggettate alla legge dello Stato della bandiera

Articolo 4 Codice della Navigazione

Questa soluzione interpretativa non può che condurre alla conclusione che:

deve intendersi come svolta in territorio estero l’attività lavorativa dei marittimi italiani operanti in alto mare a bordo di navi battenti bandiera estera

LA BASE IMPONIBILE DEL REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE

Il reddito da lavoro dipendente del lavoratore marittimo italiano su nave battente bandiera estera in acque internazionali è imponibile nello Stato ove la nave batte bandiera.

Pertanto la tassazione del Lavoratore Marittimo italiano su nave battente bandiera estera non è soggetto a tassazione in Italia. Questo avviene qualora sia possibile identificare un “lavoratore estero“.

E’ considerato “lavoratore estero” il soggetto che:

Svolge attività lavorativa all’estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto.

Pertanto il lavoratore marittimo italiano che lavora su nave battente bandiera estera non può essere assoggettato ad imposizione in Italia.

In questo quadro deve essere preso in considerazione anche quanto disposto dall’articolo 51, comma 8-bis, del DPR n. 917/86, in base al quale:

il reddito di lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano all’estero per più di 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali

Tuttavia, l’applicazione di questa particolare disposizione normativa è esplicitamente esclusa dall’articolo 5, comma 5, della Legge n. 88/2001 (contenente nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime).

Secondo questa norma, i Lavoratori Marittimi imbarcati su navi battenti bandiera estera, per i quali, il reddito derivante dall’attività prestata su tali navi, deve essere escluso da imposizione in Italia.

Esclusione del reddito da imposizione in Italia

Pertanto, la norma citata esclude da tassazione in Italia i redditi di lavoro dipendente prodotti dai Lavoratori Marittimi:

  • Residenti fiscalmente in Italia;
  • Che svolgono la loro attività su navi battenti bandiera estera per un periodo superiore ai 183 giorni nell’arco di dodici mesi.

Il tutto, continuando, di fatto, ad applicarsi, solamente per questa categoria di lavoratori, l’esclusione da tassazione in Italia precedentemente accordata, a tutti i redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero da lavoratori residenti.

Di converso, l’esenzione da tassazione italiana non può trovare accoglimento per i Lavoratori Marittimi che svolgono la loro attività su navi straniere per un periodo inferiore a 183 giorni.

In tal caso saranno applicabili le ordinarie regole per la determinazione del reddito di lavoro dipendente. Questo con l’eventuale possibilità di avvalersi della normativa internazionale qualora, ai sensi del combinato disposto degli articoli 169 del DPR n. 917/86 e 75 del DPR n. 600/73, risulti più favorevole di quella interna.

TASSAZIONE DEI LAVORATORI MARITTIMI ITALIANI SU NAVE ITALIANA

Secondo la normativa sopra esposta possiamo riassumere che le navi (italiane) in alto mare e in luogo non soggetto a sovranità di altro Stato sono considerate territorio italiano.

Questo comporta che i redditi dei lavoratori nel settore marittimo imbarcati su navi battenti bandiera italiana in acque internazionali non sono considerati redditi prodotti all’estero.

Tali redditi, quindi, sono assoggettabili ad imposizione diretta in Italia. In questo specifico caso non vi è distinzione in relazione ai 183 giorni trascorsi in acque internazionali.

Infatti, sia nel caso di:

  • Presenza lavorativa per oltre 183 giorni in acque internazionali
  • Presenza lavorativa per meno di 183 giorni in acque internazionali

Il lavoratore marittimo italiano rimane sempre legato alla tassazione italiana del reddito.

Nel caso in cui, invece, il lavoratore marittimo italiano lavori per nave battente bandiera estera vi sarà tassazione italiana del reddito solo nel caso in cui vi sia:

  • Presenza lavorativa per meno di 183 giorni in acque internazionali.

In caso di presenza lavorativa superiore ai 183 giorni in acque internazionali il reddito è esente da tassazione in Italia.


TASSAZIONE DEI LAVORATORI MARITTIMI: NORMATIVA INTERNAZIONALE

Come detto, il lavoro marittimo trova esplicita disciplina nell’ambito dei trattati contro le doppie imposizioni stipulati secondo il modello definito dall’OCSE.

Il 3° comma dell’articolo 15 delle Convenzioni OCSE, infatti, dopo aver disciplinato genericamente i metodi per evitare la doppia imposizione per i redditi di lavoro dipendente prodotti in ambito transnazionale, prevede una norma ad hoc per i lavoratori marittimi che operano in acque internazionali.

La norma dispone che:

nonostante le disposizioni del presente articolo, le remunerazioni relative ad attività svolte a bordo di navi…in traffico internazionale…sono imponibili nello Stato contraente in cui è situata la sede effettiva dell’impresa

Per i lavoratori marittimi se l’attività si svolge prevalentemente internazionali la determinazione dello Stato di tassazione non avviene secondo il secondo comma dell’articolo 15.

In questo caso, infatti, è necessario individuare, per la tassazione, lo Stato ove è situata la Direzione dell’Impresa (“place of effective managemet“). Si tratta del Paese ove risulta essere residente l’organo amministrativo della società che gestisce la nave. Questo Paese, nella pratica, può anche non coincidere con la nazione della bandiera della nave.

In altre parole, il tenore letterale del terzo comma fa intendere che, per i lavoratori marittimi, non è necessario il verificarsi di un criterio temporale al fine di garantire la potestà impositiva esclusivamente al paese dove ha sede la direzione d’impresa.

MARITTIMI ITALIANI SU NAVE ESTERA: ELIMINAZIONE DOPPIA IMPOSIZIONE

Per i lavoratori marittimi la normativa convenzionale non applica il consueto criterio di eliminazione della doppia imposizione economica del reddito.

Tale criterio è costituito dall’applicazione del credito per imposte pagate all’estero.

Nel caso dei lavoratori marittimi, invece, la doppia tassazione è eliminata attraverso il sistema dell’esenzione.

Tali redditi, infatti:

  • Sono tassati esclusivamente nel Paese in cui ha sede la direzione dell’impresa, in caso di presenza in acque internazionali per oltre 183 giorni
  • Sono tassati esclusivamente nel Paese di residenza fiscale, in caso di presenza in acque internazionali per meno di 183 giorni.

DOPPIA NON IMPOSIZIONE DEI REDDITI DEI LAVORATORI MARITTIMI

Stante quanto detto sinora, è possibile immaginare, per i Lavoratori Marittimi, fenomeni di doppia non imposizione del reddito. Si tratta di un fenomeno perfettamente integrato nel tessuto normativo statale e da esso legittimato.

Per capire meglio di che cosa sto parlando prendiamo a riferimento la figura dei Lavoratori Marittimi residenti in Italia ed imbarcati su navi battenti bandiera di Paesi inseriti nella black list.

Questi lavoratori, concorrendo alcune circostanze, non sono tenuti a dichiarare il quantum percepito nell’esecuzione di tale attività prestata all’estero, risultando così percettori di nessun tipo di reddito.

Questa fattispecie appare del tutto incostituzionale.

Quello che voglio dire è che il centro di affari ed interessi del marittimo rimane ancorato allo Stato Italiano ed è nello Stato italiano. Infatti, in questo Stato possono trovarsi:

  • Il centro dei suoi interessi familiari principali;
  • Il centro principale dei suoi interessi economici.

Tuttavia, il marittimo, gode di una legislazione speciale, per cui esso non è tenuto a contribuire alle spese pubbliche in virtù di una esenzione, peraltro foriera di profili di incostituzionalità.

Risparmio d’imposta

L’ articolo 5 , comma 5, della Legge n 88/01, nell’interpretare il comma 8-bis dell’ articolo 51 del DPR n 917/86, ha sancito che per i marittimi imbarcati su navi battenti bandiera estera:

… continua ad essere escluso dalla base imponibile fiscale il reddito derivante dall’attività … per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi …

Come si calcolano i 183 giorni?

Per il computo dei 183 giorni e per quanto riguarda la situazione di continuità della prestazione occorre fare rifermento alla Circolare n. 207/E/00.

Questo documento di prassi ha chiarito che relativamente all’effettiva presenza all’estero del lavoratore, il periodo da considerare “non necessariamente deve risultare continuativo“. Essendo sufficiente che lo stesso lavoratore presti la propria opera all’estero per un minimo di 183 giorni nell’arco di dodici mesi.

Il tutto ancorando, quindi, il soddisfarsi della condizione escludente alla permanenza del lavoratore all’estero stabilita nello specifico contratto, che può anche prevedere un periodo a cavallo di due anni solari, e non al periodo d’imposta.

DOPPIO RISPARMIO DI IMPOSTA DEI DIPENDENTI

In definitiva, per effetto dell’esenzione fiscale, si assiste ad un duplice risparmio d’imposta.

Questo fenomeno si ritrova in tutti quei casi in cui i Lavoratori Marittimi italiani lavorino per conto di società che hanno la propria Direzione effettiva in uno Stato che non ha firmato una convenzione contro le doppie imposizioni con il nostro Paese. Il duplice risparmio porta il lavoratore italiano a non essere tassato per tale reddito in nessuno Stato.

In conclusione, solamente una mirata azione normativa consentirebbe il recupero a tassazione di redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero su navi battenti bandiera di Paesi con i quali non esistono Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Esigenza, questa, necessaria una volta conosciuta la misura del danno che la normativa fiscale plasmata ad hoc sul lavoratore marittimo ingenera nella collettività tutta, ed il ritardo nella applicazione del principio di capacità contributiva.

La tematica ivi affrontata, pertanto, appare meritevole di approfondimento se si considera che una eventuale tassazione dei redditi conseguiti all’estero non esaurirebbe la propria efficacia nell’immediato.

Questa avrebbe un riverbero positivo soprattutto in proiezione, a medio-lungo termine, garantendo all’Amministrazione finanziaria entrate tanto sicure, quanto tangibili, provenienti da una intera categoria di lavoratori che sino ad oggi non ha contribuito al carico pubblico in maniera conforme a quanto previsto ex articolo 53  della Costituzione.


TASSAZIONE DEI REDDITI DELLE IMPRESE DI NAVIGAZIONE

La tassazione dei lavoratori dipendenti di navi battenti bandiera estera in acque internazionali è coerente con la disciplina fiscale legata alla tassazione delle imprese marittime.

Questo tipo di tassazione è indicata all’articolo 15, comma 3, del modello 917/86.

La questione della tassazione del reddito delle imprese di navigazione che esercitano il trasporto internazionale di merci e passeggeri, rappresenta un caso di doppia imposizione.

La tassazione delle imprese marittime, invece, è disciplinata dall’articolo 8 della Convenzione legata al modello OCSE.

La necessità di localizzare il reddito realizzato nell’esercizio dell’impresa armatoriale in un solo Stato trova risposta, nei paragrafi 1 e 2 dell’art. 8 del Modello.

Questo articolo fa riferimento all’esercizio del trasporto nel traffico internazionale ed in acque interne, così dispongono:

“1. Gli utili derivanti dall’esercizio di navi o di aeromobili in traffico internazionale saranno imponibili soltanto nello Stato Contraente in cui è situata la sede di direzione effettiva dell’impresa.

2. Gli utili derivanti dall’esercizio di battelli addetti al trasporto in acque interne saranno imponibili soltanto nello Stato Contraente in cui è situata la sede di direzione effettiva dell’impresa”

Articolo 8 Modello OCSE commi 1 e 2

In generale, l’articolo 8 del modello OCSE prevede la tassazione delle imprese di navigazione nello Stato contraente nel quale è situato luogo di effettiva direzione dell’impresa interessata.

ESEMPIO DI APPLICAZIONE DELL’ARTICOLO 8 ALLE IMPRESE DI NAVIGAZIONE

Ad esempio ipotizza una nave che ha generato utili navigando da Atene ad Amsterdam.

Tale nave ha potuto compiere un trasporto del genere in virtù di un lavoro direttivo svolto in territorio nazionale. Luogo dove sono state assunte le decisioni in merito alla combinazione di capitale e lavoro, dove si sono corsi i rischi, dove sono state prese le decisioni direttive. Per questo si è effettivamente originato il reddito in questo Stato. Per questo tale stato ha diritto di imposizione.

Tutto questo a nulla rilevando il luogo di cui batte bandiera la nave.

Secondo questa regola il reddito di una impresa di navigazione avviene nel Paese ove sono prese le decisioni strategiche per l’impresa.

Si tratta del c.d. “place of effective management“. In questi casi il Paese di identificazione della bandiera dell’imbarcazione non conta.

Non tutte le Convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dall’Italia, tuttavia, si confanno a questo principio generale.

TASSAZIONE DELLE REDDITI DELLE IMPRESE MARITTIME NEL PAESE DI IDENTIFICAZIONE DELLA BANDIERA DELLA NAVE

Accanto a questa disciplina generale vi sono alcune eccezioni. Infatti, l’Italia ha siglato alcune convenzioni che prevedono la tassazione dei redditi prodotti in acque internazionali nello Stato di identificazione della bandiera della nave.

Può essere il caso, ad esempio, delle Convenzioni siglate con Paesi come i seguenti:

  • Grecia;
  • Hong Kong.

Stati, ove la tassazione delle imprese di navigazione, per il traffico internazionale, avviene nel Paese ove è situata la bandiera dell’imbarcazione.


TASSAZIONE DEI LAVORATORI MARITTIMI: CONSULENZA FISCALE

In questo articolo ho cercato di fornirti tutte le informazioni utili per andare a determinare le imposte sui redditi dei lavoratori marittimi.

Se rientri in questa categoria di lavoratori il consiglio che posso darti è quello di verificare in dettaglio la tua situazione.

Le variabili a disposizione sono:

  • La presenza o meno di 183 giorni di lavoro in acque internazionali
  • Lo Stato ove batte bandiera l’imbarcazione ove lavori.

L’esenzione da tassazione del reddito in Italia si ha soltanto qualora si lavori in imbarco per oltre 183 giorni in acque internazionali e con navi battono bandiera straniera.

In tutti gli altri casi il lavoratore deve scontare tassazione italiana.

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Non aspettare! Risolvi i tuoi dubbi in modo chiaro.

43 COMMENTS

  1. Buongiorno a tutti, per essere considerato marittimo tax free in Italia, oltre a essere residente italiano, lavorare su nave battente bandiera estera, sempre al di fuori delle 12 miglia italiane e per almeno 183 giorni totali l’anno, bisogna anche svolgere una mansione compresa tra quelle possibili che l’ordinamento italiano contempla per i marittimi, nonche’ avere libretto di navigazione italiano.
    Io lavoro come idrografo su navi posa cavi di societa’ Olandese, battente bandiera di Cipro, sempre in acque non italiane, a volte per meno di 183 giorni l’anno e sono residente in Italia. Ma ho libretto di navigazione di Cipro e Olandese e il mio titolo non e’ tra quelli considerati marittimi per il fisco italiano (per esempio ufficiale, macchinista, comandante…). Per cui, oltre a non avere sempre i 183 giorni, pur non avendo mai lavorato per societa’ italiane, ne in acque italiane, ne su navi battenti bandiera Italiana, non ho ne posso ottenere il libretto di navigazione italiano, ne potrei mai averlo svolgendo una funzione quale ingegnere, geologo, geofisico, idrografo ecc che figurano come personale tecnico, ma non marittimo. Per cui, percependo uno stipendio lordo estero, dovro’ sempre e comunque pagare irpef e addizionali italiane. Sono solo esente da INPS e verso infatti una pensione privata. E’ un caso particolare, che l’ordinamento non contempla, ma che interessa diversa gente in Nord Europa dove oil&gas e eolico sono sviluppatissimi e crea un’area grigia nella legge. Molti cercano di sfruttarla, ma esistono gia’ sentenze contro questi casi. Saluti Vittorio Zanobbi

  2. Ciao a Federico, volevo chiederti se per i lavoratori che svolgono le prestazioni di servizi interni come stuwardness sono assente delle imposte?

  3. Buongiorno, lavoro su uno yacht battente bandiera estera, acque internazionali, ho le idee chiare per quAnto riguarda che non ho obbligo di dichiarare in Italia.
    Ho paura che Versando sul conto italiano il salario un bel giorno arrivi agenzie entrare a bussarmi la porta e chiedermi da che provenienza arrivino i soldi, e che mi venga fatta una sanzione e/o impormi una tassazione retroattiva.Come posso tutelarmi?

  4. Salve Marco, se ha ragionevole sicurezza di ritenere che non ha tassazione in Italia quello che deve fare è dimostrare la sua non presenza in Italia, e la dimostrazione che non è tenuto a dichiarare i suoi redditi in Italia. Se vuole approfondire sono a disposizione per una consulenza.

  5. Buongiorno,
    Io sono residente in Italia ma lavoro come idrografo per un’azienda estera e sono imbarcato su navi battenti bandiera estera per piu’ di 183 giorni all’anno.
    Sono iscritto e immatricolato a gente di mare come mozzo ma non sono in possesso di un vero libretto di navigazione.
    Nel mio caso come mi dovrei comportare?
    Sono esente dalla tassazione italiana?
    Nel caso di esenzione in Italia, dovrei comunque pagare le tasse nello stato della societa’ per cui lavoro (Germania) oppure negli stati di bandiera delle navi su cui lavoro (Malta, Gibilterra)?
    Grazie

  6. Salve Mattia, per essere considerato marittimo tax free in Italia, oltre a essere residente italiano, lavorare su nave battente bandiera estera, sempre al di fuori delle 12 miglia italiane e per almeno 183 giorni totali l’anno, bisogna anche svolgere una mansione compresa tra quelle possibili che l’ordinamento italiano contempla per i marittimi, nonché avere libretto di navigazione italiano. Senza questi requisiti c’è tassazione concorrente del reddito. Per analizzare la sua situazione mi contatti in privato per una consulenza.

  7. Buonasera, a breve inizio a fare il comandante su barca privata da regata di 16 metri battente bandiera inglese ma di base in Italia. Ipotizzando un contratto a passaporto della durata di 1 anno, tra il sottoscritto e la società inglese (con stipendio versato sul mio conto italiano) va dichiarato qualcosa in Italia ? devono essere pagate delle tasse in Inghilterra da parte mia o dalla società? (Faccio la dichiarazione dei redditi da anni essendo amministratore di una struttura ricettiva)
    Leggendo tutte le informazioni sopra mi chiedo se anche per yacht privati così piccoli persistono i requisiti del libretto di navigazione, 183 giorni etc..
    inoltre in caso di un futuro controllo, basta mostrare il contratto ??
    Grazie in anticipo

  8. Salve Enrico, quello che le posso dire è che il punto di partenza è capire se avrà o meno un libretto marittimo o meno. Per analizzare in dettaglio la sua situazione ed indicarle i suoi obblighi fiscali mi scriva in privato per una consulenza.

  9. Salve ,l’anno scorso ho lavorato 4 mesi su navi battenti bandiera italiana e 3 mesi circa su navi battenti bandiera maltese ,il mio commercialista dice che i 3 mesi su bandiera maltese vanno dichiarati ma da quello che leggo qui non vanno dichiarati potrei sapere se ho capito bene e se non vanno dichiarati cosa devo dire al mio commercialista per fargli capire che non è come dice lui grazie

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