Coefficiente di redditività regime forfettario
Coefficiente di redditività regime forfettario

Anche per quest’anno i titolari di partita IVA possono beneficiare di un sistema di tassazione agevolato, definito come regime forfettario. Con ciò si intende un regime fiscale agevolato, destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Previsto per la prima volta nel 2014, la Legge di Bilancio 2020 ha confermato tale normativa, sebbene è intervenuta suoi requisiti di accesso, rimasti invariati invece dopo la normativa 2021. Per quest’anno, dunque, non sono molte le novità da tenere sotto occhio, in specie per quanto riguarda i redditi fino a 65 mila euro.

L’aspetto che caratterizza maggiormente il regime forfettario è la determinazione del reddito, basato sull’applicazione dei coefficienti di redditività al fatturato prodotto. In questo articolo andiamo ad analizzare il funzionamento dei coefficienti di redditività nel regime forfettario.

Coefficiente di redditività regime forfettario
Coefficiente di redditività regime forfettario

Regime forfettario e requisiti

Come anticipato, il sistema del Regime forfettario per l’anno 2021 è rimasto sostanzialmente inalterato. Differentemente dai precedenti interventi del legislatore, infatti, la legge di Bilancia non è intervenuta sulla disciplina dei requisiti, che restano quindi i seguenti:

  • I soggetti titolari di un’attività d’impresa, arte o professione, devono aver conseguito  ricavi o compensi che non superino i 65.000 euro all’anno. Laddove svolgano più lavori corrispondenti a diversi codici ATECO, bisogna prendere in considerazione la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate;
  • Devono aver sostenuto delle spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto. Dovranno esser considerate nel computo anche le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari;
  • Infine, non devono aver percepito oltre 30.000 euro di redditi da lavoro dipendente o da pensione. Suddetto limite relativo ai redditi da dipendente non si applica ai lavoratori dimessi o licenziati: in tal caso, sarà libero l’accesso al regime forfettario.

Il regime forfettario costituisce l’unico regime fiscale agevolato, sostitutivo dell’IRPEF, utilizzabile per le partite IVA che vogliono intraprendere una nuova attività o per i professionisti e gli imprenditori individuali che ne rispettano i requisiti di permanenza. Il regime, in questione, prevede la possibilità di ottenere un’agevolazione nell’applicazione dell’aliquota al reddito imponibile, la quale è equivalente al 15%, che può ridursi fino al 5% per quanto riguarda le start up.

I coefficienti di redditività nel Regime forfettario

Il regime forfettario si caratterizza per un peculiare sistema di calcolo tramite il c.d. coefficienti di reddittività. Questi ultimi sono i coefficienti da applicare sul proprio fatturato annuale che determinano in modo ipotetico i possibili costi aziendali effettuati dai titolari di partita IVA, che si avvalgono del regime in questione.

La peculiarità del regime forfettario è quella di non poter “scaricare” direttamente dal proprio fatturato i costi inerenti la propria attività. Con il regime forfettario, infatti, il reddito viene determinato attraverso l’applicazione dei coefficienti di redditività al fatturato prodotto dal lavoratore autonomo. Volendo schematizzare possiamo dire che la tassazione nel regime forfettario avviene applicando i seguenti passaggi:

  • Si calcola il fatturato lordo attraverso la somma di tutte le fatture emesse le quali sono state incassate nell’anno (si segue il criterio di cassa);
  • Si applica al proprio fatturato il coefficiente di redditività relativo alla propria specifica attività. Effettuato tale calcolo otterrai il reddito imponibile sul quale calcolare l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali.

Ogni categoria di lavoratori autonomi ha un proprio coefficiente di redditività. A secondo dello stesso potrai poi individuare la percentuale di reddito non oggetto a tassazione, che funge quindi da costi di impresa stimati dal legislatore.

Ad esempio, per quanto riguarda la categoria riservata al commercio nell’ambito della ristorazione, il coefficiente di redditività è del 40%. Ciò significa che il 60% quantifica i costi non oggetto di tassazione. Per quanto possa sembrare un sistema particolarmente favorevole, non potrai dedurre spese effettivamente sostenute, ma solo quanto in tal modo stimato.

Deduzione dei contributi previdenziali nel regime forfettario

E’ importante sottolineare che i contributi previdenziali versati all’Inps o alle casse previdenziali private dei professionisti possono essere direttamente dedotti dal reddito imponibile in regime forfettario. Quindi, questo significa che una volta applicato il coefficiente di redditività al fatturato è possibile dedurre i contributi previdenziali versati dal lavoratore autonomo nel periodo di imposta di riferimento.

Tabella dei coefficienti di redditività nel regime forfettario

GRUPPO DI SETTOREATTIVITA’ ATECO 2007SOGLIA RICAVI COMPENSICOEFFICIENTI DI REDDITIVITA’
Industrie alimentari e delle bevande(10 – 11)€ 65.00040%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a
47.7) – 47.9
€ 65.00040%
Commercio ambulante di prodotti
alimentari e bevande
47.81€ 65.00040%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82 – 47.89€ 65.00054%
Costruzioni e attività
immobiliari
(41 – 42 – 43) – (68)€ 65.00086%
Intermediari del commercio46.1€ 65.00062%
Attività dei servizi di alloggio
e di ristorazione
(55 – 56)€ 65.00040%
Attività professionali,
scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi
(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73
– 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)
€ 65.00078%
Altre attività economiche(01 – 02 – 03) –(05 – 06 –07 – 08 – 09)
– (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19
– 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27
– 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) –
(36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52
– 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63)
– (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84)
– (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) –
(97 – 98) – (99)
€ 65.00067%

L’impatto dei costi effettivi nel regime forfettario

Da quanto appena detto appare evidente che se sei un lavoratore autonomo che opera in regime forfettario, per te è irrilevante il sostenimento dei costi legati alla tua attività. Questo significa che i costi che sostieni con il regime forfettario non contribuiscono alla riduzione del tuo reddito imponibile fiscale e previdenziale. Tuttavia, è sempre opportuno analizzare l’impatto dei costi nel regime forfettario. Voglio farti capire di che cosa sto parlando con un esempio numerico. Immagina questa situazione:

  • Fatturato annuo 10.000 euro;
  • Attività esercitata con codice ATECO 69 e coefficiente di redditività 78%;
  • Sostenimento di costi effettivi dell’attività per 3.500 euro.

Facendo un rapido calcolo il reddito imponibile su cui applicare tassazione e contribuzione è pari a 7.800 euro (10.000 *78%). Indirettamente, quindi, il contribuente in regime forfettario si è dedotto (attraverso il coefficiente di redditività) 2.200 euro di costi. Tuttavia, il contribuente ne ha sostenuti effettivamente per 3.500 euro. La differenza di 1.300 euro rappresenta una quota di reddito su cui il contribuente in regime forfettario paga imposte. Ipotizzando un’aliquota fiscale del 5% (applicabile alle nuove attività che aprono in regime forfettario per i primi cinque anni), il contribuente si troverebbe a versare imposte per 65 euro su un reddito che effettivamente non ha prodotto (in quanto i costi effettivi hanno superato quelli “forfettari“).

Questa casistica che, teoricamente potrebbe essere considerata come residuale o scarsamente rilevante diventa maggiormente rilevante ad esempio per gli e-commerce che operano in regime forfettario (specialmente quelli che operano con il meccanismo del dropshipping). In tutti i casi in cui il fatturato è collegato ai costi diretti da sostenere per acquisire il prodotto da vendere il regime forfettario presenta delle limitazioni che si accentuano nel momento in cui si importano beni dall’estero superando la soglia di 10.000 euro. In questo caso, infatti, il soggetto in regime forfettario è tenuto al versamento dell’Iva (che diventa un costo, non essendo detraibile in questo regime fiscale).

Per approfondire: “Operazioni con l’estero con il regime forfettario“.

Per questo motivo, il consiglio che possiamo darti è quello di valutare sempre attentamente la convenienza del regime forfettario in relazione alla tua attività ed al coefficiente di redditività che puoi applicare.

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