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Il coefficiente di redditività nel regime forfettario

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Quali sono i coefficienti di redditività nel regime forfettario? Qual'è il meccanismo di funzionamento per determinare il reddito del professionista o del lavoratore autonomo.

La determinazione del reddito per i contribuenti che applicano il regime forfettario avviene applicando al fatturato generato il coefficiente di redditività associato al codice Ateco o ai codici attività utilizzati per lo svolgimento dell’attività.

Che cos’è il coefficiente di redditività

Il coefficiente di redditività riguarda i contribuenti che applicano il regime forfettario. Si tratta di una percentuale che, applicata ai ricavi o compensi generati dall’attività professionale o di impresa, determina il reddito imponibile ai fini fiscali.

Nel regime forfettario, il reddito imponibile non viene calcolato sulla base della differenza tra ricavi e spese (come nel regime ordinario o semplificato), ma applicando un coefficiente prestabilito (legato al codice attività) sui ricavi o ai compensi annui. Questo coefficiente varia a seconda del tipo di attività svolta.

Esempio di applicazione
Ad esempio, per alcune attività commerciali il coefficiente può essere del 40%, il che significa che solo il 40% dei ricavi totali viene considerato come reddito imponibile. Per altre categorie professionali, il coefficiente può essere diverso (ad esempio, 78% per alcune categorie di liberi professionisti).

Il vantaggio principale di questo sistema è la sua semplicità: non è necessario tenere un conto dettagliato delle spese. Tuttavia, è importante ricordare che il regime forfettario è soggetto a determinati limiti di reddito e altre condizioni, e non tutte le attività possono beneficiarne.

La determinazione del reddito nel regime forfettario

Il regime forfettario si caratterizza per un peculiare sistema di calcolo tramite il c.d. coefficienti di reddittività. Questi ultimi sono i coefficienti da applicare sul proprio fatturato annuale che determinano in modo ipotetico i possibili costi aziendali effettuati dai titolari di partita Iva, che si avvalgono del regime in questione.

La peculiarità del regime è quella di non poter “scaricare” direttamente dal proprio fatturato i costi inerenti la propria attività. Volendo schematizzare possiamo dire che la tassazione nel regime forfettario avviene applicando i seguenti passaggi:

  • Si calcola il fatturato lordo attraverso la somma di tutte le fatture emesse le quali sono state incassate nell’anno (si segue il criterio di cassa);
  • Si applica al proprio fatturato il coefficiente di redditività relativo alla propria specifica attività. Effettuato tale calcolo otterrai il reddito imponibile sul quale calcolare l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali.

Ogni categoria di lavoratori autonomi ha un proprio coefficiente da applicare. A seconda dello stesso è possibile individuare la percentuale di reddito non oggetto a tassazione, che funge quindi da costi di impresa stimati dal legislatore.

Ad esempio, per quanto riguarda la categoria riservata al commercio nell’ambito della ristorazione, il coefficiente di redditività è del 40%. Ciò significa che il 60% quantifica i costi non oggetto di tassazione. Per quanto possa sembrare un sistema particolarmente favorevole, non è possibile dedurre spese effettivamente sostenute, ma solo quanto in tal modo stimato.

Deduzione dei contributi previdenziali

È importante sottolineare che i contributi previdenziali versati all’Inps o alle casse previdenziali private dei professionisti possono essere direttamente dedotti dal reddito imponibile in regime forfettario. Quindi, questo significa che una volta applicato il coefficiente di redditività al fatturato è possibile dedurre i contributi previdenziali versati dal lavoratore autonomo nel periodo di imposta di riferimento.

Tabella dei coefficienti di redditività nel regime forfettario

Gruppo di settoreCodici ATECO 2007Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande(10 – 11)40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.940%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82 – 47.8954%
Costruzioni e attività immobiliari(41 – 42 – 43) – (68)86%
Intermediari del commercio46.162%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione(55 – 56)40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)78%
Altre attività economiche(01 – 02 – 03) –(05 – 06 –07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) –
(36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) –
(97 – 98) – (99)
67%

L’impatto dei costi effettivi nel regime forfettario

Da quanto appena detto appare evidente che se sei un lavoratore autonomo che opera in regime forfettario, per te è irrilevante il sostenimento dei costi legati alla tua attività. Questo significa che i costi che sostieni con il regime forfettario non contribuiscono alla riduzione del tuo reddito imponibile fiscale e previdenziale. Tuttavia, è sempre opportuno analizzare l’impatto dei costi nel regime forfettario. Voglio farti capire di che cosa sto parlando con un esempio numerico. Immagina questa situazione:

  • Fatturato annuo 10.000 euro;
  • Attività esercitata con codice ATECO 69 e coefficiente di redditività 78%;
  • Sostenimento di costi effettivi dell’attività per 3.500 euro.

Facendo un rapido calcolo il reddito imponibile su cui applicare tassazione e contribuzione è pari a 7.800 euro (10.000 *78%). Indirettamente, quindi, il contribuente in regime forfettario si è dedotto (attraverso il coefficiente di redditività) 2.200 euro di costi. Tuttavia, il contribuente ne ha sostenuti effettivamente per 3.500 euro. La differenza di 1.300 euro rappresenta una quota di reddito su cui il contribuente in regime forfettario paga imposte. Ipotizzando un’aliquota fiscale del 5% (applicabile alle nuove attività che aprono in regime forfettario per i primi cinque anni), il contribuente si troverebbe a versare imposte per 65 euro su un reddito che effettivamente non ha prodotto (in quanto i costi effettivi hanno superato quelli “forfettari“).

Questa casistica che, teoricamente potrebbe essere considerata come residuale o scarsamente rilevante diventa maggiormente rilevante ad esempio per gli e-commerce che operano in regime forfettario (specialmente quelli che operano con il meccanismo del dropshipping). In tutti i casi in cui il fatturato è collegato ai costi diretti da sostenere per acquisire il prodotto da vendere il regime forfettario presenta delle limitazioni che si accentuano nel momento in cui si importano beni dall’estero superando la soglia di 10.000 euro. In questo caso, infatti, il soggetto in regime forfettario è tenuto al versamento dell’Iva (che diventa un costo, non essendo detraibile in questo regime fiscale).

Per approfondire: Operazioni con l’estero con il regime forfettario.

Conclusioni e consulenza fiscale online

Per questo motivo, il consiglio che possiamo darti è quello di valutare sempre attentamente la convenienza del regime forfettario in relazione alla tua attività ed al coefficiente di redditività che puoi applicare.

Se hai letto questo articolo e ti stai rendendo conto che necessiti dell’analisi della tua situazione personale, ti invito a contattarci attraverso il form di cui al link seguente. Riceverai il preventivo per una consulenza personalizzata in grado di risolvere i tuoi dubbi sull’argomento. Soltanto in questo modo, infatti, potrai essere sicuro di evitare di commettere errori, che in futuro possono esserti contestati e quindi sanzionati.

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