Il diritto d’autore attribuisce diritti di utilizzazione economica, diritti morali e diritti a compenso a favore di autori di opere creative (quali le opere letterarie, drammatiche, didattiche e religiose) nonché le composizioni musicali, teatrali, le coreografie, le pantomime, i film, le fotografie, i lavori di architettura, i programmi per elaboratore e le banche dati.

La tutela del diritto d’autore prescinde da adempimenti formali. Vige un principio internazionalmente riconosciuto, c.d. “assenza di formalità”, secondo cui i diritti degli autori sussistono dal momento in cui l’opera è creata.

Ciò significa che si ha una tutela “automatica”. Tuttavia, per esser in grado di provare la creazione dell’opera in un dato momento storico, è opportuno attribuire data certa alla creazione dell’opera

Il titolare del diritto d’autore, può decidere di concedere a terzi lo sfruttamento economico della sua opera. Questa concessione ha come contropartita il versamento di una somma di denaro (c.d. royalties).

Attraverso lo sfruttamento economico dell’opera, l’autore ne rimane proprietario, ma concede a terzi lo sfruttamento economico della stessa. In cambio di questa concessione di utilizzo l’autore riceve dei proventi, solitamente in percentuale rispetto al fine commerciale dell’opera.

diritto di autore
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Lo sfruttamento attraverso la cessione o l’utilizzo del Diritto di Autore è disciplinato dalla Legge n 633/1941.

Questa normativa stabilisce che l’autore di un’opera dell’ingegno ha il diritto esclusivo di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo. Questo è quanto stabilito dall’articolo 12 della norma.

Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera come particolare espressione del lavoro intellettuale.

Diritti riconosciuti dal diritto di autore

Il diritto di autore nasce in capo all’autore dell’opera e con il riconoscimento di tale diritto si acquista il:

  • Diritto di pubblicizzare l’opera;
  • Diritto di utilizzare economicamente l’opera;
  • Infine, il diritto di rivendicare la paternità dell’opera.

Il diritto di pubblicizzare l’opera e il diritto di utilizzarla economicamente sono diritti patrimoniali, e come tali possono essere oggetto di cessione. Mentre il diritto di paternità dell’opera ha carattere personale è non può mai essere oggetto di cessione.

Vediamo come viene disciplinato fiscalmente in Italia lo sfruttamento economico del diritto di autore.

Sfruttamento economico del Diritto di autore: aspetti fiscali ai fini delle imposte sui redditi

Un soggetto titolare di un opera sulla quale può vantarne la paternità, può sfruttare economicamente questa opera. Il tutto ottenendo vantaggi fiscali importanti.

La disciplina fiscale legata allo sfruttamento economico del diritto di autore, infatti, presenta dei vantaggi non indifferenti.

Sono previste, infatti, agevolazioni, sotto forma di deduzioni dal reddito che rendono questa tassazione molto conveniente.

Naturalmente, per poter accedere a questi benefici è necessario che sono il profilo civilistico si stia effettuando una cessione del diritto di sfruttamento economico dell’opera.

Di fondamentale importanza è, quindi, il contratto che deve essere sottoscritto tra le parti. Sullo stesso deve essere specificata l’opera e la cessione del diritto al suo sfruttamento dietro un corrispettivo.

Sottolineo nuovamente come l’attenta lettura del contratto sottoscritto sia importante per valutare uno sfruttamento economico del diritto di autore, da un contratto di distribuzione dell’opera (come nel caso di portali come Amazon, etc).

Questo aspetto è, molto spesso, fonte di errore. Se si pubblica la propria opera con portali come Amazon, non si sta effettuando sfruttamento del diritto di autore. Infatti, il contratto sottoscritto ha le caratteristiche del contratto di distribuzione.

In questi casi, la disciplina fiscale di riferimento è quella che fa riferimento alle attività commerciali. Questo significa obbligo di apertura della Partita IVA e iscrizione alla gestione previdenziale INPS.

Ti invito, quindi, a leggere sempre con attenzione i contratti che sottoscrivi con terzi in relazione alla vendita della tua opera.

Detto questo, occupiamoci della disciplina fiscale dello sfruttamento del diritto di autore.

Tassazione dei redditi derivanti da diritto di autore

Detto questo, vediamo qual’è la disciplina fiscale legata alla tassazione dei redditi da cessione del diritto di autore.

I compensi percepiti dall’autore dell’opera (sia essa legata alle scienze, alla letteratura, alla musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia, ecc), a titolo di corrispettivo per la cessione o la concessione in uso di un’opera dell’ingegno tutelata dalle norme sul diritto d’autore, se non sono conseguiti nell’esercizio d’impresa commerciale, ai fini delle imposte sui redditi, sono classificati come redditi di lavoro autonomo. 

Articolo 53, comma 2, lettera b) del DPR n 917/86.

Questo è quanto prevede l’articolo 53, comma 2, lettera b) del DPR n 917/86.

Diritto d’autore e redditi di lavoro autonomo

Il trattamento fiscale di questi compensi, ha un carattere del tutto peculiare rispetto alle regole generali che disciplinano i redditi di lavoro autonomo.

Ai fini delle imposte dirette, infatti, tali compensi sono tassati “per cassa“, ovvero nell’anno in cui vengono percepiti. L’articolo 54, comma 8, del DPR n 917/86 prevede una tassazione al netto di alcune deduzioni forfettarie.

Nel caso in cui, invece, i compensi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno percepiti da persone fisiche diversi dagli autori sono sono considerati, invece, redditi diversi. Questo ai sensi dell’articolo 67, lettera g) del DPR n. 917/86.

Il legislatore fiscale, per questa particolare categoria di redditi ha previsto che il soggetto percettore possa rilasciare una semplice Ricevuta, al posto della Fattura.

Non vi è alcun obbligo per chi percepisce redditi da diritto di autore di aprire Partita IVA. Questo a condizione che, non si percepiscano anche compensi legati ad attività di lavoro autonomo esercitata professionalmente.

Pensa al classico caso del giornalista che percepisce redditi da diritto di autore, ma anche compensi legati all’attività professionale. In questo caso il giornalista è tenuto ad aprire Partita IVA per gestire la sua attività professionale. Il giornalista emette fattura per i compensi legati alla sua attività professionale, ed emette fatture anche per i compensi legati al diritto di autore.

Questo perché tali compensi sono comunque percepiti nello stesso ambito della sua attività professionale.

Se, invece, l’attività di lavoro autonomo esercitata con partita IVA fosse totalmente slegata ai compensi percepiti con diritto di autore, il soggetto percettore potrebbe continuare ad emettere:

  • Ricevute (per il diritto di autore), e
  • Fatture per l’attività di lavoro autonomo.

Fatture di diritto di autore e regime forfettario

Un aspetto su cui spesso si commettono errori riguarda la fatturazione del compensi legati al diritto di autore in Regime Forfettario.

Il Regime Forfettario è un regime fiscale semplificato che non prevede l’applicazione di IVA e ritenute di acconto.

Se vuoi approfondire i requisiti di accesso ti lascio a questo contributo dedicato: “Regime Forfettario: requisiti e vantaggi“.

Spesso ci si chiede se un soggetto in Regime Forfettario che riceva compensi (royalty) legate al diritto di autore le debba fatturare.

Ebbene, la risposta dipende dal tipo di attività esercitata.

Pensa al caso del giornalista, sopra affrontato. Se questi riceve royalty e compensi da lavoro autonomo, le royalty devono essere fatturate. Questo anche se si adotta il regime forfettario. La fatturazione è legata al fatto che le royalty sono attinenti alla sua attività professionale.

In questo caso il giornalista emette fattura, ma attenzione all’interno non si seguirà la normativa sul regime forfettario, ma piuttosto, quella sul diritto di autore, quindi:

  • Applicazione delle deduzioni forfettarie in base all’età;
  • Applicazione della ritenute di acconto del 20% da parte del soggetto committente.

La Circolare n. 9/E/2019, sul tema del Regime forfettario, ha definitivamente chiarito che i compensi riconducibili al diritto d’autore:

  • Devono essere tassati fuori dal regime di lavoro autonomo in applicazione della deduzione forfettaria del 25% o 40%
  • Ai fini IVA, sono esclusi dall’applicazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 3 del DPR n. 633/72.

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare 9/E/2019 ha precisato che, qualora il contribuente consegua proventi a titolo di diritti d’autore, ai sensi dell’art. 53, co. 2, lett. b), del TUIR, anche se effettivamente correlati con l’attività di lavoro autonomo svolta, rimangono ferme le modalità di tassazione degli stessi previste dal co. 8 del successivo art. 54.

A prescindere dal collegamento all’attività professionalmente e abitualmente svolta, il compenso riconducibile al diritto di autore deve sempre essere tassato ai fini fiscali a tassazione ordinaria su un importo pari al totale del compenso riscosso ridotto del 25% a titolo di deduzione forfetaria delle spese, ovvero del 40% se il compenso è percepito da soggetti di età inferiore a 35 anni.

Ai fini della verifica del requisito dell’accesso al regime forfettario (compensi non superiori ad euro 65.000,00), i compensi da diritto d’autore (per il loro valore intero) devono essere sommati ai compensi dell’attività di lavoro autonomo professionale soltanto nel nel caso in cui il diritto d’autore è correlato all’attività professionale.

La correlazione si integra quando l’attività professionale è il presupposto necessario per la realizzazione del diritto d’autore.

Disciplina fiscale del diritto di autore: imposta sul valore aggiunto (IVA)

Oltre alla disciplina fiscale legata alle imposte sui redditi deve essere tenuta in considerazione anche la disciplina legata all’Imposta sul Valore Aggiunto.

Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, le cessioni effettuate dagli autori o dai loro eredi o legatari sono considerate fuori dal campo di applicazione dell’IVA.

Ai sensi del articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n 633/72, in base al quale:

non sono considerate prestazioni di servizi le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti di autore effettuate dagli autori”

Articolo 3, comma 4, lettera a) DPR n 633/72

Nella ricevuta per diritto di autore, dovrà quindi essere riportata l’indicazione:

Operazione fuori campo IVA ai sensi del articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 63/1972

Sfruttamento economico del diritto di autore: la ritenuta di acconto

Sul reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore, il committente è è tenuto a trattenere una ritenuta di acconto IRPEF del 20%.

Affinché possa esserci l’applicazione della ritenuta deve trattarsi di operazione effettuata da parte di soggetti residenti (sia committente che prestatore).

L’applicazione della ritenuta di acconto viene fatta sulla parte imponibile delle royalty. Quindi, sull’importo al netto della deduzione forfettaria spettante.

Oppure, nel caso di reddito assimilato, con la ritenuta di acconto avrà aliquota IRPEF variabile secondo lo scaglione di reddito.

Vediamo adesso chi sono i soggetti tenuti ad operare la ritenuta d’acconto sulle royalty.

Mi riferisco alle società e agli enti residenti indicati nell’articolo 73, comma 1, del DPR n 917/86. Ovvero, i seguenti:

  • Le società e le associazioni indicate nell’articolo 5 del DPR n 917/86;
  • Le persone fisiche che esercitano imprese agricole o imprese commerciali ai sensi dell’articolo 55 del DPR n 917/86;
  • Infine, le persone fisiche che esercitano arti e professioni e il condominio quale sostituto d’imposta.

Sfruttamento economico del diritto di autore con soggetti esteri

Quanto l’attività legata allo sfruttamento del diritto di autore viene svolta per conto di un soggetto committente residente in un Paese estero il prestatore italiano non deve essere assoggettato a ritenuta. Questo in quanto il committente non può qualificarsi come “sostituto di imposta” italiano.

Il prestatore è tenuto a rilasciare ricevuta, senza l’applicazione della ritenuta d’acconto.

Nel caso in cui i compensi siano corrisposti a soggetti non residenti (ad esempio committente italiano e prestatore estero) deve essere effettuata una ritenuta a titolo d’imposta pari al 30%.

Questo anche per le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese (la ritenuta verrà applicata al 100% dei compensi) ad eccezione dei compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.

Sul punto è importante sottolineare che è necessario, se ti trovi in questa fattispecie, consultare un dottore commercialista esperto in fiscalità internazionale. In questo modo potrai verificare se vi sono convenzioni internazionali esistenti tra l’Italia e il Paese estero in questione.

Convenzioni ove è possibile che possano esserci accordi diversi, con l’applicazione di una ritenuta ridotta. Oppure al contrario la ritenuta potrebbe non essere proprio prevista.

Affinché però, la convenzione possa trovare applicazione concreta è necessario analizzare la situazione in dettaglio e chiederne l’applicazione.

Diritto di autore: come compilare la ricevuta

I compensi legati allo sfruttamento del diritto di autore, da un punto di vista fiscale sono trattati alla stregua di compensi percepiti per attività di lavoro autonomo.

Il legislatore fiscale, per questa particolare categoria di redditi ha previsto che il soggetto percettore possa rilasciare una semplice ricevuta, al posto della fattura.

Questo è possibile quando non vi è attività abituale di lavoro autonomo, e quindi non vi è obbligo di operare con Partita IVA.

Il fatto che per percepire royalties derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore non sia necessaria l’apertura di una Partita IVA semplifica le cose.

Tuttavia, è necessario prestare la dovuta attenzione alle modalità di compilazione di questa ricevuta.

Se hai bisogno di maggiori info, ho realizzato per te questo articolo dedicato: “Compilazione della ricevuta per royalties derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore“.

Sfruttamento economico del diritto di autore e indicazione dei compensi in dichiarazione dei redditi

L’autore che abbia percepito, nel corso del periodo d’imposta, dei compensi per la cessione o concessione in uso di un’opera dell’ingegno tutelata dalle norme sul diritto d’autore è tenuto a dichiarare tali compensi.

In particolare, l’indicazione deve essere effettuata nella sezione III del Quadro RL del modello Redditi P.F., al rigo RL25.

Su tali proventi spettano deduzioni forfettarie nella seguente misura:

  • Del 25% dei proventi stessi se il beneficiario ha un’età pari o superiore ai 35 anni, alla data di percezione dei redditi dichiarati;
  • Del 40% dei proventi stessi se il beneficiario ha un’età inferiore ai 35 anni.

L’importo della deduzione spettante deve essere indicato al rigo RL29.

Le persone fisiche diverse dagli autori, compresi i soggetti che abbiano acquistato i diritti d’autore per successione o donazione, indicheranno i compensi percepiti al rigo RL13, della sezione II A del Quadro RL. In questo caso il compenso deve essere riportato già al netto della deduzione forfettaria (sopra indicata) spettante.

E’ bene ricordare che nessuna deduzione spetta per gli acquirenti a titolo gratuito.

Dichiarazione dei redditi per i soggetti titolari di partita IVA

I soggetti che percepiscono royalty derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore con Partita IVA, sono tenuti allo stesso comportamento visto sopra.

In questo caso il contribuente è tenuto a separare il reddito derivante dalla propria attività di lavoro autonomo, da quello derivante dal diritto di autore.

Il reddito da lavoro autonomo deve essere tassato secondo il regime fiscale applicabile a tale reddito. Allo stesso modo, le royalty devono essere gestite separatamente ed indicate nel quadro RL della dichiarazione.

In questo modo tali redditi vengono ricondotti al loro “normale” tassazione. Questo indipendentemente dall’emissione della fattura al posto della ricevuta.

Sfruttamento economico del diritto di autore: le sanzioni

Quando si parla di sfruttamento economico del diritto di autore è necessario prestare attenzione anche al sistema sanzionatorio.

L’aspetto su cui riflettere è il seguente. E’ prevista una sanzione per dichiarazione infedele, che varia dal 100% al 200% della maggiore imposta dovuta e/o de minor credito spettante, quando vi è:

  • Una omessa indicazione del reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore;
  • Quando vi è una minore od errata indicazione del reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore

Nel caso in cui si ometta la presentazione della dichiarazione dei redditi o si presenti la dichiarazione con un ritardo superiore a 90 giorni è prevista una sanzione per dichiarazione omessa.

Sanzione amministrativa che varia dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute e non versate. Con un minimo di € 250,00.

In assenza di debito d’imposta ovvero nei casi in cui il contribuente presenti la dichiarazione con ritardo non superiore a 90 giorni la sanzione amministrativa varia da € 250,00 a € 1.000,00. E’ comunque possibile utilizzare il ravvedimento operoso.

Sfruttamento economico del diritto di autore: i contributi previdenziali

I soggetti che effettuano attività legate allo sfruttamento del diritto di autore, in generale, non sono soggetti a contribuzione legata alla Gestione separata dell’INPS.

Lo stesso ente, con il messaggio 19435 del 28 novembre 2013 ha chiarito che non è dovuta contribuzione alla Gestione separata per tutti quei soggetti che effettuano sfruttamento del diritto di autore.

L’obbligo di Iscrizione alla Gestione separata INPS, oltre a chi produce redditi di lavoro autonomo, infatti sussiste (articolo 50, comma 1, lett. c)-bis del DPR n. 917/86) in capo a chi ha redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.

Si tratta di contratti con retribuzione definita su base periodica, non in base alla cessione del diritto di autore.

Lo sfruttamento economico del diritto di autore (regolato dalla lettera b) dell’articolo 53, comma 2 del DPR n. 917/86), al contrario, non ricade sotto le tipologie di redditi che definiscono gli autori come lavoratori autonomi obbligati a iscriversi alla Gestione Separata (ex articolo 2, comma 26, della Legge n. 335/1995).

Gli unici soggetti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata dell’INPS sono tutti quei lavoratori iscritti al Fondo Pensioni dei Lavoratori dello Spettacolo (Fpls), oggi confluito nella Gestione Separata INPS.

All’importo del compenso annuo percepito deve essere applicata la franchigia del 40% (per prestazione lavorativa + redditi con diritto di autore). Questo per determinare il contributo annuo da versare alla Gestione separata, entro i massimali previdenziali.

Esempio di Royalty per diritto di autore

L’autore di un articolo giornalistico ha percepito nel corso dell’anno € 10.000 per la cessione di diritti di autore.

L’autore ha 32 anni, quindi può sfruttare la deduzione forfettaria del 40%. Questo soggetto, quindi, è tenuto alla compilazione della sezione III del Quadro RL del modello Redditi PF nel modo seguente:

  • Rigo RL25 compenso lordo per l’importo di € 10.000. Importo loro pattuito nel contratto.
  • Rigo RL29 deduzione di € 4.000. La deduzione è rapportata all’età;
  • Rigo RL30 compenso netto per l’importo di € 6.000;
  • Rigo RL31 ritenuta d’acconto (20%) su € 6.000, pari a € 1.200.

Sfruttamento economico del diritto di autore: consulenza

Se questo articolo ti ha incuriosito e vuoi capire meglio se e come puoi sfruttare questa disciplina hai sicuramente bisogno di un esperto.

Applicare correttamente la disciplina sullo sfruttamento economico del diritto di autore non è semplice. Evita di commettere errori ed affidati sempre a professionisti esperti.

Per questo se vuoi posso mettere la mia esperienza al tuo servizio.

A questo link troverai l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

Diritto di autore: consiglio di lettura

Nel caso in cui la mia guida fiscale non ti sia stata sufficiente a sciogliere i tuoi dubbi e vuoi ancora leggere qualcosa ti consiglio questo libro.

Il nuovo diritto d’autore. La tutela della proprietà intellettuale nella società dell’informazione

E’ un testo che può aiutarti ad analizzare con formulari e giurisprudenza se il tuo caso è inquadrabile o meno da un punto di vista legale come diritto di autore.

Questo, infatti, è il primo passo utile per poter correttamente applicare la disciplina fiscale sul diritto di autore.

Per questo motivo ti consiglio la lettura di questo testo, anche prima di confrontarti con un legale per la parte giuridica, ed un Commercialista, per la parte economica e fiscale del tema.

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328 COMMENTI

  1. Buonasera, ho una questione. In disoccupazione, percependo regolarmente Naspi, la cessione di diritti d’autore, è considerata come lavoro autonomo, e quindi rientra nel campo dei 4800€ annui da non superare per non perdere la disoccupazione? O viaggia su binario differente? Se si, ci sono dei limiti?

  2. La cessione del diritto di autore fa perdere la Naspi al superamento dei 4.800 euro lordi annui.

  3. Buongiorno,

    Visti gli stravolgimenti in materia della normativa sul lavoro degli ultimi anni volevo sapere se le leggi inerenti alla proprietà intellettuale, ed in particolare l’articolo 53, comma 2, lettera b) del DPR n. 917/86 e art. 54, c. 8, DPR
    917/1986, sono tuttora validi ed invariati.

    Grazie
    Cordiali Saluti

  4. Grazie per la celere risposta.
    Quindi, giusto per conferma, se percepisco delle royalties derivanti dallo sfruttamento di una mia proprietà intellettuale, in un ambito lavorativo differente da quello del mio settore lavorativo principale, non ho limiti su quanto posso percepire durante l’anno (a differenza di un rapporto occasionale) e neanche l’onere di avere una partita IVA.

    Grazie ancora

  5. buongiorno, mi scusi ma l’iscritto all’ex enpals, sui diritti d’autore paga sia enpals che l’inps gestione separata?

  6. Come indicato nell’articolo i compensi per royalties da diritto di autore non scontano obbligatoriamente versamenti previdenziali.

  7. Buongiorno,
    sono un programmatore che ha sviluppato un software gestionale. Tale software (registrato alla siae) sarà concesso tramite un contratto di sfruttamento dell’opera dell’ingegno a una società srl.
    La domanda è:
    Essendo titolare dell’opera dell’ingegno e socio al 90% della Srl, le due posizioni sono compatibili?
    Essendo socio posso percepire dalla srl royalty dall’opera dell’ingegno?
    Se la risposta è affermativa, in futuro potrei diventare anche legale rappresentante della stessa società e percepire un compenso ulteriore per il ruolo di legale rappresentante?
    Grazie

  8. Salve,

    Prima di tutto complimenti per il vostro articolo e per la vostra grande preparazione.
    Avrei una domanda riguardante la mia situazione personale:

    Fruisco di una borsa annua da dottorato di ricerca e, dal prossimo anno, dovrei cominciare a percepire anche 20.000 euro lordi di compensi per cessioni di diritto d’autore.
    Per continuare a usufruire della borsa, la mia università prevede che il dottorando non abbia un reddito complessivo lordo annuo superiore a 12.900 euro (ovviamente non contando la borsa stessa). Non ho alcuna altra entrata e non sono intestatario di alcun bene immobile.

    Volevo chiedere: il mio reddito complessivo lordo annuo sarebbe di 20.000 euro (semplice somma dei compensi ricevuti) o di 12.000 (compensi meno 40%, ho 24 anni)?
    Cioè nel determinare il reddito lordo dovrei sottrarre quel 40%?

    Grazie tantissimo in anticipo
    Saluti

  9. Salve Andrea, la situazione che mi descrive è sicuramente particolare e deve essere analizzata in dettaglio, anche perché il rischio di effettuare un’operazione contestabile c’è. Se vuole mi contatti in privato e ne parliamo meglio.

  10. Il reddito da considerare prende in considerazione il compenso lordo di 20.000 euro. Il fatto che poi sia soggetto a tassazione solo parte di questo reddito non influisce sul fatto che lei ha percepito il lordo.

  11. Grazie, ma forse non mi sono spiegato bene.
    All’università interessa il reddito complessivo annuo lordo: questo sarebbe la cifra riportata nel Rigo RN1 dell’unico?
    Se sì, a me nella casella RN1 c’è un valore di 12.000 (quindi inferiore al limite di 12.900).
    20.000 euro sono i compensi lordi, non il reddito lordo.
    Oppure per reddito complessivo annuo lordo si intende la casella dei compensi lordi?
    Grazie

  12. Solitamente si fa riferimento al rigo RN1 ma bisogna vedere cosa prevede l’università nel bando.

  13. salve approfitto della vostra preparazione in materia.
    Sono lavoratrice dipendente part time con ral 20.000
    oltre a questo effettuo delle prestazioni di lavoro autonomo occasionale in ritenuta d’acconto entro i 3000 euro l’anno e delle cessioni diritti di autore tramite il modulo di cessione diritto di autore.
    La mia commercialista sostiene che le prestazioni di lavoro autonomo occasionale e le cessioni diritti di autore si sommino e che on totale non dovrei superare i 5000 ma mi pare di aver capito che invece non si debbano sommare. Corretto?
    Seconda domanda : le cessioni diritto d’autore possono superare l’importo annuale di 2500 su singolo committente?
    Grazie per le risposte

  14. Buongiorno,
    innanzitutto complimenti per la preparazione e la cura nella presentazione dei contenuti.
    Sono titolare di una partita IVA (regime forfettario) con cui svolgo attività di consulenza entro il limite di 30.000 euro / anno.
    A breve inizierò a vendere direttamente su un sito internet di mia proprietà (e forse attraverso qualche piattaforma specializzata nella formazione online) due video-corsi da me scritti, condotti e prodotti. A cui, per altro, potrebbero aggiungersi degli e-book in self-publishing.
    Vorrei sapere: quest’ultima attività (creazione e vendita diretta di miei corsi ed e-book) rientra nella disciplina dei redditi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno? E pertanto possono non rientrare nel fatturato della partita IVA?
    Grazie

  15. La cessione tramite mezzi propri di un e-book è attività commerciale, non sfruttamento del diritto di autore. Se vuole possiamo approfondire il tutto e posso spiegarle come poter attuale questo tipo di disciplina attraverso una consulenza personalizzata. Se interessato mi faccia sapere che la contatto in privato.

  16. Vedo molta confusione in quello che dice, tutti i redditi imponibili Irpef si sommano, ma si tratta di discipline diverse con regole di tassazione diverse. Bisogna fare attenzione. Se vuole le spiego tutto in dettaglio in consulenza.

  17. Complimenti per il suo ottimo lavoro e i preziosi consigli.
    Lavoro nel campo della traduzione di sottotitoli (film, serie tv ecc), sia in Italia che all’estero (ma risiedo in Italia) e rientro nel regime diritti d’autore.
    Ora sto cominciando a lavorare prevalentemente con l’estero. Non potendo applicare la ritenuta d’acconto (sul 75% dell’imponibile) con società estere, come funziona?
    A fine anno dovrò versare quella stessa somma (il 20% del 75%) o mi dovrò muovere in maniera diversa? La mia speranza naturalmente, è quella di non dover pagare cifre più alte rispetto a quelle che pago lavorando con le società italiane.
    Grazie mille.
    PS dove si trovano i vostri uffici?

  18. Grazie prima di tutto per i complimenti, mi fanno molto piacere. Il nostro studio professionale è a Firenze, può passarci a trovare se vuole, oppure possiamo fissare una call, come preferisce, così se vuole possiamo spiegarle la nostra assistenza per i soggetti che operano con il diritto di autore. Per la sua domanda, la prerogativa è sempre il contratto scritto e firmato dalle parti. Se il committente è estero, non c’è ritenuta, ma la tassazione non cambia, sarà tutta in dichiarazione dei redditi.

  19. Grazie per l’articolo che chiarisce bene ma Non ho capito questo
    Nella notula da produrre al committente il calcolo di ritenuta d’acconto è del 20% meno il 25% di riduzione forfettaria cosi come sarà riportato nel 740 (quindi il 15% dell’imponibile)?

  20. Il calcolo da fare è: royalty al netto del 25% di deduzione = imponibile della ritenuta. Sull’imponibile applico la ritenuta di acconto del 20%.

  21. nel 2018 ho effettuato solamente cessioni di diritti di autore per un totale di 32,000 euro.
    sotto l aspetto fiscale è stata applicata la ritenuta del 20% sul 75% dell imponibile lordo e andro a dichiararli nel quadro RL. Sono titolare di partita iva dal 2014 col scelta regime dei minimi e aliquota 5% irpef ma non ho esercitato dal 2015 al 2016 in quanto ero prima in maternita e poi ho richiesto la naspi per cessazione rapporto di lavoro.
    Vorrei sapere se posso accedere al regime della flat tax nel 2019 perchè ho firmato un contratto con una società per circa 40.000 eu lordi e avro anche altre cessioni di diritti d autore per almeno altri 18.000 lordi per un totale di 58.000. due domande:
    . DICHIARO 40.000 NEL REGIME LAVORATORI AUTONOMI CON FLAT TAX E DIRITTI AUTORE NEL SOLITO QUADRO RL OPPURE DEVO SOMMARE IL TOTALE DEI REDDITI E ASSOGGETTARE ALLA FLAT TAX LA SOMMA DEGLI STESSI AL LORDO, PENSO DI NO E CHE IO DEBBA PAGARE IL 15% SUL TOTALE DI 40.000 X78% CHE E LA PERCENTUALE DI ABBATTIMENTO RELATIVA I COTI FORFAIT FLAT TAX
    . SUI REDDITI DEL 2018 CON SOLA CESSIONE DIRITTI AUTORE DEVO PAGARE INPS GESTIONE SEPARATA CON ALIQUOTA PIENA O NO…LA COSA NON MI È PER NIENTE CHIARA….LEGGO CHE LE CESSIONI DIRITTI AUTORE NON DOVREBBERO ESSERE ASSOGGETTATE A INPS MA IO HO SEMPRE PAGATO IN PRECEDENZA …HO FATTO MALE MAGARI NON DOVEVO.
    INSOMMA MI PIACEREBBE AVERE QUESTO CHIARIMENTO CHE NON TROVO DA ALCUNA PARTE…
    GRAZIE
    CINZIA

  22. Salve Cinzia, per avere un quadro completo della sua situazione mi contatti in privato per una consulenza personalizzata. Servono comunque maggiori informazioni per poter analizzare la situazione ed indicarle il modo migliore di operare, con la partita IVA e con il diritto di autore.

  23. Grazie, signor Migliorini, per la descrizione molto dettagliato. Sono un tedesco con la residenza in Italia e vorrei pubblicare libri come un selfpublisher. I testi ci sono come eBook e anche come un vero libro. Ho trovato diversi sito nel web dove posso pubblicare. Così non vendo io però quelli distributori che hanno il suo sede in Germania – è una vendita in commissione (simile Amazon). Io personalmente non ho un website dove offro i miei libri.
    In questo caso non mi serve l´IVA? Se ho la residenza qua in Italia ma il venditore è in Germania comè trattato la ritenuta di acconto: Sono 30 % o 20 %? Deve pagare il distributore la tasse direttamente all´agenzia entrate italiana o è ridotto la percentuale al fine anno nel modello redditi?
    Grazie mille.

    tanti saluti

    Edgardo

  24. Salve Edgardo, la prima cosa da fare è verificare se i suoi distributori la fanno operare tramite contratto per la cessione del diritto di autore. In questo caso può operare secondo la disciplina indicata nell’articolo. Il distributore tedesco applicherà una ritenuta in uscita del 30%, che però può essere eliminata, in alcuni casi. Poi lei pagherà le imposte dovute in Italia tramite dichiarazione dei redditi. Se interessato ad approfondire ed andare in dettaglio della situazione mi contatti in privato.

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