proprietà intellettuale software

Un software può essere protetto attraverso la registrazione di un brevetto oppure attraverso il diritto d’autore, la differenza tra i due tipi di tutela sta nel fatto che mentre quest’ ultimo protegge il codice sorgente come testo scritto il brevetto protegge invece la funzionalità del software stesso, prescindendo quindi dal codice con il quale il software è stato sviluppato. 

Nell’ articolo che segue partiremo dall’ analisi del significato del termine “software” per poi procedere con l’ esame delle tutele atte a proteggerlo e i limiti previsti dalla legge in materia di proprietà intellettuale. 


Cos’è un software?

Di fatto non esiste una definizione legale di software ma possiamo ricavarne il concetto da quanto previsto in materia dalla legge sulla protezione del diritto d’autore n. 633 del 1941, così come modificata dal d. lgs. 518/92, dove il software viene essenzialmente definito come 

“ un programma per elaboratore in qualsiasi forma espresso purché originale, quale risultato di creazione intellettuale dell’ autore ”,laddovesi ricomprendono nel termine software anche concetti differenti come codice sorgente, interfaccia e algoritmo.

Perché proteggere la proprietà intellettuale del software?

La necessità di tutelare un software è nata verso la fine del secolo scorso, approssimativamente intorno agli anni ‘80. Con la differenziazione del mercato del software da quello degli hardware e la nascita di aziende che si occupavano esclusivamente di realizzare programmi per elaboratori, è nata anche la necessità di garantire al software stesso una protezione giuridica che potesse essere fatta valere nei confronti di qualsiasi soggetto. 

Il primo intervento legislativo che ha inteso disciplinare il software, come opera protetta dal diritto d’autore, si è avuto negli Stati Uniti d’America con il Computer Software Amendment Act. A tale soluzione si è conformata poi anche la Comunità Europea con la Direttiva 1991/250/CE, a cui l’Italia ha dato attuazione nel 1992, con il d.lgs. n. 518/ del 29/12/1992. Ad oggi la tutela della proprietà intellettuale dei software si avvale in realtà di più strumenti, ognuno dei quali protegge un aspetto peculiare del programma informatico stesso.  Oltre al diritto d’autore che può proteggere il software con riferimento ai codici sorgente nella loro forma espressiva, e che è riconosciuta anche a livello internazionale dalla convenzione World Trade Organization (WTO) e dal WIPO Copyright Treaty (WCT), vi sono infatti altre forme di tutela della proprietà intellettuale del software, tra questi: i brevetti di invenzione per gli algoritmi, la registrazione del marchio per il nome del programma informatico, i disegni e modelli per le interfacce grafiche. 

Come proteggere la proprietà intellettuale di un software: tra diritto d’autore e tutela brevettuale

Con particolare riferimento alle tutele concernenti le principali componenti del software (quindi gli algoritmi e i codici sorgente) esistono due diverse modalità di tutela:

  • la protezione del software come opera dell’ingegno (che in questo caso avrà ad oggetto il codice, tutelato dal diritto d’autore)
  • come invenzione industriale (che in questo caso interesserà invece l’algoritmo del software attraverso il deposito di un brevetto). 

E’ bene sapere però che l’unica tutela prevista espressamente dalla legge è quella relativa al diritto d’autore: il software viene infatti considerato alla stregua di un’opera letteraria. Questo però non impedisce di poter brevettare il proprio software e godere così di una protezione più stringente, qualora questo soddisfi determinati requisiti.  In ogni caso è bene sapere che il software è protetto in base alla legge nazionale dello stato in cui viene prodotto o distribuito.

La protezione del software attraverso il diritto d’autore

Il diritto d’autore non protegge la funzione del codice del software (ovvero del linguaggio di programmazione) ma solo l’espressione del codice stesso.

Questo implica che attraverso la sola realizzazione del software sorge in modo automatico il diritto d’autore in capo al realizzatore dello stesso che può poi essere tutelato come opera dell’ingegno se ha il requisito dell’originalità e della novità ma, in ogni caso, limitatamente al codice sorgente del software come testo scritto. 

Tale tipo di tutela riconosce all’autore:

  • il diritto di paternità sul software (ovvero il diritto ad essere riconosciuto come l’autore dello stesso)
  • il diritto di riproduzione dello stesso,
  • diritto di sfruttamento economico, di modifica e distribuzione del software.

Per dimostrare di essere l’effettivo autore del software e quindi avere la prova della data certa di creazione dell’opera e una dichiarazione di paternità certa della stessa, sarebbe sicuramente utile procedere alla registrazione del software, che deve essere effettuata presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore della SIAE.

Circa la durata di detta tutela occorre specificare che il diritto d’autore protegge la proprietà intellettuale del software a partire dalla data di creazione dell’opera. I diritti economici dell’opera hanno una durata pari alla vita dell’autore e oltre i 70 anni successivi alla sua morte.

La protezione del software attraverso il brevetto 

Attraverso il deposito del brevetto si protegge la soluzione tecnica (il software di fatto può essere brevettato se risolve un problema tecnico) e la funzionalità del codice.

All’art. 45 delcodice della proprietà industriale italiano viene stabilito però che

“Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le (invenzioni, di ogni settore della tecnica, che sono nuove e) che implicano un’ attività inventiva e sono atte ad avere un’applicazione industriale. Non sono considerate come invenzioni ai sensi del comma 1 in particolare: le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici; i piani, i principi ed i metodi per attivita’ intellettuali, per gioco o per attivita’ commerciale ed i programmi di elaboratore; le presentazioni di informazioni. Le disposizioni del comma 2 escludono la brevettabilita’ di cio’ che in esse e’ nominato solo nella misura in cui la domanda di brevetto o il brevetto ((concerne)) scoperte, teorie, piani, principi, metodi, programmi e presentazioni di informazioni considerati in quanto tali…”

Parimenti l’articolo 52 (Invenzioni brevettabili), paragrafo 2, punto c, della Convenzione sul brevetto europeo (al quale l’Italia ha aderito e per mezzo della quale negli anni Settanta è stata istituita l’Organizzazione europea dei brevetti) nega espressamente la brevettabilità del software stabilendo che: 

“I brevetti europei sono concessi per le invenzioni in ogni campo tecnologico, a condizione che siano nuove, implichino un’attività inventiva e siano atte ad avere un’applicazione industriale. Non sono considerate invenzioni ai sensi del paragrafo 1 in particolare: a) le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici; b)  le creazioni estetiche; c)  i piani, principi e metodi per attività intellettuali, per giochi o per attività commerciali, come pure i programmi informatici; le presentazioni di informazioni…”.

Il successivo paragrafo 3 dell’art. 52 appena richiamato specifica però che

“Il paragrafo 2 esclude la brevettabilità degli oggetti o delle attività che vi sono enumerati soltanto nella misura in cui la domanda di brevetto europeo o il brevetto europeo concerna uno solo di tali oggetti o attività, considerati come tali.” 

Se ad una lettura iniziale le disposizioni sopra richiamate sembrerebbero quindi impedire una forma di tutela della proprietà intellettuale del software mediante brevetto l’inciso “come tale” fa sì che possano essere ammesse alcune eccezioni, in questo caso il problema maggiore riguardo alla brevettabilità del software sarà legato alla distinzione tra “software come tale” e “invenzione di software”.

A norma di quanto appena richiamato potranno essere considerate brevettabili le c.d. computer implemented inventions, ovvero i software capaci di produrre un effetto tecnico ulteriore (es. come un robot aspirapolvere, una macchina da cucire). Non sono brevettabili invece software gestionali, un motore di ricerca ecc.

Una volta stabilito quindi cosa, secondo le normative in materia, può essere brevettato è necessario entrare più nel dettaglio, esaminando il tipo di protezione che un software può ottenere attraverso il brevetto. 

Questo tipo di tutela – che consente di proteggere l’invenzione in qualsiasi forma essa venga riprodotta: sia letteralmente che per equivalenti – è sicuramente più completa rispetto a quella offerta dal diritto d’autore – ma richiede rispetto a quest’ultimo determinati e stringenti requisiti.

Per ottenere la protezione del software attraverso un brevetto quest’ultimo deve infatti rispettare i criteri stabiliti dalla stessa legge sul diritto d’autore, ovvero: il carattere dell’autonomia dell’opera, della non contraffazione e il software non deve poi essere un’opera derivata. 

In particolare, si ritiene che il software possa essere ritenuto contraffatto quando rispetto all’originale le modifiche sono veramente minime, si ritiene poi che il software sia un’opera derivata nei casi in cui lo stesso abbia le caratteristiche di un altro (e quindi ne sia di fatto ne sia la sua copia) o comunque sia “adattato” rispetto ad altro software.

Circa il requisito relativo al carattere di opera non derivata invece occorrerà procedere di volta in volta con un’attenta analisi tecnica sul software da brevettare. Il brevetto può essere depositato, proprio come il marchio, a livello nazionale, europeo ed internazionale e per effettuare la registrazione del brevetto è possibile rivolgersi agli uffici competenti a livello territoriale. 

Anche sulla durata della protezione del software attraverso il brevetto ci si discosta completamente da quanto previsto per la tutela sul diritto d’autore, la stessa è infatti pari a 20 anni a decorrere dalla data di registrazione del brevetto.

Laurea in diritto internazionale penale “I gender crimes nel diritto penale internazionale“ Iscritta all'Ordine degli Avvocati di Pistoia. Nel 2021 partecipa al Corso di Alta Formazione in Fashion Law presso l'Università Cattolica di Milano. Mi occupo di aspetti legali su proprietà intellettuale, marchi, brevetti, fashionlaw e diritto informatico.

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